sabato 4 luglio 2020

modern family




Solitamente guardo Modern family a pranzo, prima di andare al lavoro, quando il mio turno è pomeridiano.
Questa famiglia allargata, improbabile, solare, progressista, esilarante, antirazzista, ha la capacità di donarmi il buon umore.
A differenza del cinismo del dottor House con il quale mi identifico maggiormente, da questa serie ricevo solo buone vibrazioni.
So che è una favola e che la realtà è altrove, ma chi se ne frega.
Ottimi interpreti, ottima regia e sceneggiatura.
La trovate ovunque, su Sky, ma anche su Netflix e Prime, ma guardatela dalla prima stagione, merita seguire la cronologia.

domenica 21 giugno 2020

l'ospite




Il cinema italiano ...
L'ospite è un film italiano di Duccio Chiarini regista toscano, classe 77.
Finalmente un film leggero che riesce a realizzare l'obiettivo di un film, intrattenere, divertire, stimolare la riflessione.
Personalmente mi sono ritrovato a osservare dal mio scranno privilegiato di sessantenne relativamente appagato, l'universo evanescente, confuso, precario, di tanti quarantenni italiani, incastrati fra lavori effimeri, scarse prospettive esistenziali, un quotidiano rarefatto e nel complesso le dinamiche che io vivevo quando avevo fra i venti e i trent'anni.
La sensazione è che con l'allungamento della vita si siano spostati in avanti i processi di maturazione, ma come qualsiasi sociologo potrebbe spiegare la realtà è più banale.
In un paese arretrato come il nostro non esistono reali certezze quindi non si fanno figli, non si costruiscono rapporti significativi e spesso ci si ritrova a vagare da una situazione all'altra senza rendersi conto che il tempo scorre veloce e non concede deroghe.
Il nostro personaggio passa da un divano all'altro alla ricerca di qualcosa che non tenta di definire, divenendo a sua volta testimone delle miserie altrui.
Leggero, pregevole, bene interpretato, mi ha ricordato in alcuni passaggi le mie serate di ventenne incompiuto quando frequentavo luoghi e vedevo gente.
Nessuna nostalgia per quel tempo.
Su Sky

domenica 14 giugno 2020

diamanti grezzi




Ho fatto fatica ad arrivare fino alla fine di questo film e non perché brutto, anzi, ma se siete sensibili e ansiosi non guardatelo.
Il protagonista è Adam Sandler.
Istrionico attore americano buono per tutte le stagioni, nato da quella fucina che fu il Saturday Night live.
Ma non aspettatevi nulla di comico nella vicenda al cardiopalma di questo gioielliere ebreo senza scrupoli e inibizioni che rincorre vorticosamente, per tutta la vicenda, denaro e forse il prestigio mai davvero riconosciutogli nella sua comunità.
Un variegato carosello di personaggi fa da corollario al suo ruolo da protagonista e non vi svelo la trama perché il film va visto tutto di un fiato come un'immersione in apnea e se siete, come me, suggestionabili, non potrete rimanere indifferenti alle disavventure di questo sfortunato commerciante di diamanti grezzi.
Su Sky

sabato 6 giugno 2020

better call saul




La quinta stagione è finita e rimane l'ansia di sapere cosa accadrà dopo, questa è vera magia.
Parte della mia vita scorre attraverso le immagini e le parole di tanta fiction e tanta narrativa.
Better Call Saul non fa eccezione, rinnova il fascino di Breaking  Bad esaltando alcuni personaggi davvero notevoli, primo fra tutti l'avvocato Jimmi Mc Gill, poi Jonathan Banks, un incredibile Mike, che nonostante l'evidente incedere degli anni acquista in questo prequel il ruolo carismatico che merita, sia per la bravura dell'interpretazione che per la sceneggiatura impeccabile.
Perché diciamolo, ciò che rende questa produzione una delle più interessanti in circolazione è la sceneggiatura, unita a una regia magistrale e infine l'atmosfera drammatica, senza sperazanza, a tratti grottesca che ti coinvolge trascinandoti nell'inferno in terra che pervade le vite dei diversi protagonisti.
Attendiamo l'ultima stagione trepidanti, o come me desiderosi sia di vederla che di porre fine alle angoscianti vicende dell'avvocato più simpatico in circolazione.
Su Netflix

giovedì 4 giugno 2020

il bibliotecario ... nuova recensione





Torna l'amico della porta accanto, quello strano, poi neanche tanto, bibliotecario di via Gorki, l'uomo senza qualità che si trova, suo malgrado, ad attraversare il confine oltre il quale le scelte non sono più modificabili e si è costretti ad affrontare le conseguenze delle nostre decisioni.
Trovate una nuova recensione del romanzo qui.
Il romanzo, invece, in versione caratcea o digitale lo trovate qui.


sabato 23 maggio 2020

La confraternita ... recensione di Milano Nera









L'amico Mirko Giacchetti ha, come al solito, centrato l'obiettivo, regalandomi una recensione della Confraternita dei Sikuri, come al solito approfondita e unica, come lui riesce a fare.
Grazie Mirko, grazie Milano Nera.
Se volete leggerla la trovate qui

martedì 19 maggio 2020

C'era una volta a Hollywood





Credo che Tarantino sia persona fortunata perché nella vita ha realizzato alcuni dei suoi sogni, come fare il cinema che gli piace e celebrare quello più amato, dagli spaghetti western ai film di Bruce Lee.
Credo anche che il suo unico vero capolavoro rimanga Pulp Fiction anche se a me sono piaciuti, per altri motivi, Kill Bill 1 e 2.
C'era una volta Hollywood non mi è piaciuto, l'ho trovato monco, una sorta di storia nella storia, la vicenda di un attore alcolizzato e della sua controfigura/autista abbastanza inconsistente.
Bravini i due protagonisti, niente di più, niente di mitico o memorabile, un omaggio in stile Tarantino a un'Hollywood remota, affascinante, immaginaria e favolesca ma tracciata per sommi capi in pochi giorni di una famosa estate del 69.
Unica perla nel film è la vicenda che coinvolse la sensuale Sahron Tate, l'eccidio di Cielo Drive,  e la rivisitazione di Tarantino. In quella parte del film si percepisce il consueto guizzo di genio, la sua interpretazione salvifica di una brutta storia che sicuramente scosse le coscienze di mezzo mondo.
Forse quei pochi minuti di film lo salvano, sicuramente riconciliano quelli che come me hanno sempre fatto il tifo per la bellezza di Sharon Tate contro l' insensatezza dei proseliti di Manson.
Su Sky

martedì 12 maggio 2020

parasite





Vi confesso che non guardo il cinema orientale, i cinesi mi spiazzano, gli ultimi film che si avvicinano, come idea, e che ho amato, sono giapponesi, del grande Kurosawa, quando li ho visti avevo vent'anni, la testa piena di arti marziali, morti eroiche, cinema d'autore.
Parasite è un film coreano e la Corea già l'avevo sbirciata guardando Pekino express, un mondo remoto e affascinante, proprio perché alieno e lontano da qualsiasi mio riferimento culturale.
Parasite mi è stato suggerito dall'ala giovane della famiglia, che avesse vinto un oscar non era importante, non mi fido di giurie e premi.
Il film mi è piaciuto, una black comedy, grottesca e graffiante, comica e angosciante, contro corrente e deflagrante.
Bella l'idea di inserire la canzone del giovane Morandi, tanto fuori contesto da diventare unificante.
Il mondo è piccolissimo in realtà e siamo tutti o parassiti, o creatori di parassiti, o vittime di parassiti.
E alla fine solo quelli sopravviveranno, loro il covid se lo bevono a colazione.
Su sky.

sabato 9 maggio 2020

Figli





Mattia  Torre brillante sceneggiatore romano prematuramente scomparso e autore di alcune perle della produzione televisiva italiana, fra tutti Boris che potrete vedere, se non l'avete mai fatto, su Netflix, ci ha lasciati in eredità una commedia agrodolce dedicata a uno dei nostri motivi di essere in questo mondo, i figli.
Mattia Torre con intelligenza e ironia, affronta il tema dell'essere genitori oggi, in un'Italia che ha perso le proprie radici, e  la naturale propensione a procreare.
Perché mettere al mondo figli  in un paese che poco o nulla fa per favorire le famiglie?
Quale ragione esistenziale o filosofica sta alla base dell'insano gesto di generare figli?
Mattia, che sicuramente ha molto amato i suoi figli, affronta il tema raccontando nevrosi, angosce, paradossi, contraddizioni del nostro vivere.
Emerge un paese che ha perso, insieme alla voglia di procreare, qualsiasi bussola morale, etica, un paese composto da milioni di individualisti, da milioni di precari, che cercano in qualche modo di rimanere a galla fra rapporti di coppia fragilissmi, lavori male pagati e misteriosi.
Mattia Torre aveva l'indubbio talento di scavare nella società italiana facendo emergere con feroce lucidità le nostre debolezze.
Perdere talenti come il suo non è solo un lutto ma una sconfitta intellettuale.
Figli potete vederlo su Sky

giovedì 7 maggio 2020

On writing







Mi piacciono le biografie dei grandi, di quelli che ce l'hanno fatta, hanno realizzato un sogno, quello di vivere e bene con il loro talento, conquistando fama, denaro e immortalità.
In Sicilia, a Punta Secca, una giovane barista conosceva tutta la produzione letteraria di Stephen King, compreso l'ultimo romanzo che ho letto durante la vacanza, e che mi ha sostanzialmente deluso. l'istituto partito con slancio ha perso mordente nella seconda parte.
On writing invece, pubblicato nel 2000, nonostante sia datato mostra alcuni aspetti fondamentali dello scrivere è interessante per un qualsiasi scrittore e come tutti gli scritti sull'argomento è soggettivo, con l'aggiunta della sua creatività e simpatia.
Racconta della sua infanzia/adolescenza, non so quanto sia vero ciò che scrive ma almeno divertente.
A differenza di altri scritti sul tema King lascia aperti diversi scenari, non celebra i corsi di formazione, anzi li trova inutili e in questo non posso che essere d'accordo.
Alcune sue dritte sono illuminanti nella loro semplice pragmaticità.
Poi alla fine,  amici scrittori, sappiamo che non esistono ricette, solo il lavoro, per ognuno soggettivo, la fatica, il talento, che esiste, è tangibile e non acquistabile, nemmeno su amazon,   la fortuna, e la miseria bastarda che affligge la maggiore parte di noi.
Senza un vero lavoro, diciamolo, saremmo in molti sotto un ponte,  bravi e non.

On wrting lo portate a casa con meno di 10 euro su amazon, cartaceo.
On writing


mercoledì 22 aprile 2020

Preacher




E così sono arrivato a Preacher e chi mi conosce sa che io le serie le divoravo prima del virus e continuerò a guardarle dopo, ho iniziato con Rin tin tin, e Padre Tobia, finirò di guardarle solo quando sarò costretto e non stupitevi quindi se oggi vi accenno a questa fiction giunta alla quarta stagione e ultima, della quale avevo sentito parlare rimandando sempre la visione, preso da mille cose, quasi tutte piacevolmente impegnative.
Preacher è tratto da un fumetto, lo scrittore Garth Ennis, il disegnatore Steve Dillon, purtroppo scomparso quattro anni fa.


Nella mia vita, prima sono arrivati i fumetti, insieme a Salgari e Verne e subito dopo la televisione.
Se fossi nato negli anni 90, forse adesso farei l'analista programmatore, l'inventore di video games, o ancora una volta lo sbirro metropolitano che alla fine è il lavoro che prediligo, però la feroce creatività di certi prodotti mi attira, fiction irriverenti, al limite della blasfemia, contro tutto ciò che c'è di sacro ma nonostante ciò colme di un sacro e furibondo entusiasmo, dove i personaggi sono davvero contro corrente, non super eroi, non buoni, non corretti.
Ma divertenti quanto deve essere la creatività, e allora divertitevi con le avventure del predicatore più cattivo del mondo, su Amazon Prime.

martedì 21 aprile 2020

the widow







 

Sull'onda dell'entusiasmo per le due stagioni di The missing 
Ho deciso di guardare The Widow che trovate sempre su Amazon Prime e devo ammettere che questa serie è stata deludente, comunque non all'altezza delle prime due.
La bella protagonista che parte per il Congo alla ricerca del marito morto presunto in un incidente aereo non convince.
La storia è troppo inverosimile, salgariana direi e il prodotto seppur piacevole non decolla.
Pregevole l'interpretazione di Charles Dance.
 

giovedì 16 aprile 2020

the missing





In questo periodo di arresti domiciliari gli atteggiamenti sono diversificati, ci sono quelli che rimagono incollati ai tanti organi di informazione in attesa del libera tutti, quelli che si angosciano provandosi la febbre più volte al giorno, poi ci sono quelli che cercano programmi per distrarsi.
The missing è uno dei prodotti più distraente in commercio perché ti libera per qualche ora dall'angoscia del virus per catapultarti nel peggiore incubo, quello della scomparsa di una persona cara e chi è più caro di un figlio di 5 anni?
La prima vicenda composta da 8 puntate narra la disavventura di una coppia di inglesi in vacanza in Francia alla quale viene rapito il figlioletto.
Se avete bimbi piccoli sconsiglio la visione.
Trama serrata, senza speranze, interpretazione di alto livello, il poliziotto che indaga sulla vicenda è un noto attore francese Tchéky Karyo (Nikita), la storia si svolge su due livelli temporali 2006 e 2014.
Farete fatica a non distrarvi dai vostri crucci e forse vi dimenticherete di provarvi la febbre, però precipiterete nel loro incubo, quello purtroppo troppo spesso vissuto nella vita reale.
Su Prime Amazon

sabato 4 aprile 2020

It




Ho letto il romanzo, ho guardato tutte le realizzazioni cinematografiche precedenti, compresa una mini serie realizzata per la televisione.

Trasporre un romanzo come It in immagini è davvero un lavoro difficile e devo ammettere che questo ultimo lavoro del 2017, è quello che preferisco.

Meglio gli effetti speciali,  ben calibrati, più interessante la trama che si discosta dall'opera originale introducendo alcuni aspetti sociali e tratti caratteriali dei diversi personaggi molto riusciti.

It, per certi aspetti, si trasforma da icona dell'Horror targato King, con tutti i vari corollari che derivano dal suo innato talento di affabulatore, in una sorta di parabola densa di metafore e richiami al nostro vivere, alle difficoltà della crescita, alla miseria morale di tanti luoghi, alla possibilità sempre presente nella storia di ognuno di noi di risorgere anche quando tutto sembra perduto.

Dovrò guardarmi anche la seconda puntata, ma temo non sarà all'altezza del primo capitolo.

Su Netflix

venerdì 20 marzo 2020

domenica 15 marzo 2020

Le priorità




No, non vi parlerò della bestia che sta divorando i nostri giorni.
Vi parlerò di priorità e se ci pensate esse mutano seguendo i tempi.
Quali saranno state le priorità dei nostri nonni quelli che non avevano da mangiare e si riparavano nei rifugi in attesa della fine del bombardamento?
Impossibile saperlo, noi non c'eravamo e sbadigliamo a tratti quando uno degli ultimi sopravvissuti con gli occhi lucidi ci racconta un frammento di ricordo.
Noi oggi abbiamo diverse opportunità, lo so sembra consolatorio, ma in realtà l'essere umano ha alcune virtù,  imparare dall'esperienza e  adattarsi alle situazioni.
In questo periodo ho iniziato un nuovo romanzo, semplicemente perché ho terminato quello al quale lavoravo da un anno e non lascio passare mai troppo tempo fra un romanzo e l'altro.
Sarà un indagine di Trebbi e si svolgerà in questo infausto periodo, perché la Terra continua a girare intorno al Sole e la gente continua a commettere crimini in qualsiasi condizione, quindi gli scrittori continuano a inventare storie, l'attuale situazione sarà solo lo sfondo di una nuova vicenda nera e umana, come tutti i miei romanzi.
Le mie priorità? Uscirne vivo, proteggere le persone che amo e fare il mio dovere tutti i giorni, non possono essere diverse e immagino siano le vostre.
Infine sperare.
Sperare di potere tornare a Punta Secca e riabbracciare gli amici siciliani, passeggiare sulla spiaggia che potete vedere in fotografia, nuotare e mangiare pesce da Enzo.
Sperare che tutto ricominci a funzionare, magari in maniera migliore.
Questa è l'opportunità di cui parlavo prima.
Impariamo dall'esperienza, non indulgo mai nella retorica o nel buonismo, lungi da me, però in questi giorni, isteria a parte, sta emergendo l'Italia migliore, quella che si rimbocca le maniche e non si piange addosso, cerchiamo di ricordarci di cosa siamo in grado di mettere in campo e facciamone tesoro per quando tutto sarà finito.
In questo modo sarà più facile fare fronte ai danni inevitabili che questa vicenda sta provocando.
Un saluto da Trebbi, molto seccato, non può andare in piscina e non può mangiare tortellini in brodo dalla Gigina, ma sa che passerà e intanto si legge un buon libro.

sabato 7 marzo 2020

giovedì 5 marzo 2020

Hunters



Si parla di cacciatori di nazisti alla fine degli anni 70.
Il tema sarebbe davvero difficile da affrontare in maniera non tragica, ma gli autori ci riescono alla grande, questi cacciatori con a capo un appesantito Al Pacino, sono una via di mezzo fra super eroi e giustizieri, sono imperfetti, eterogenei, simpatici, sempre sull'orlo del fallimento e sempre in caccia.
La ricostruzione e del periodo storico nel quale si svolge è brillante e coloratissima.
Il cast notevole, pregevole il giovane protagonista al centro della vicenda, drammatiche talune ricostruzioni.
Hunters educa senza diventare retorico, diverte senza diventare grottesco, è un action duro e a tratti davvero irresistibile, ricorda lo stile di Tarantino per certi versi almeno al sottoscritto.
Su Prime

mercoledì 19 febbraio 2020

generation kill






Cosa può spingere un giovane americano a fare di tutto per entrare nel Marines degli Stati Uniti e partire volontario per una guerra qualsiasi?
Impossibile saperlo, ricordo però un giorno di quasi 40 anni fa quando all'uscita di un esame universitario  andato male, diritto del lavoro, decisi che era ora di farla finita con le sciocchezze e andai diretto al distretto militare a fare domanda per entrare negli auc (allievi ufficiali di complemento) e la mia scelta segnò parte del mio carattere futuro, parte della mia vita, e forse determinò anche l'inizio di qualche artrosi, in Friuli era molto freddo quell'inverno.
I personaggi di questa fiction guerresca sono realistici, come realistico è lo stile della regia, la sceneggiatura, l'ambientazione.
La guerra è brutta, puzza, fa schifo, uccide innocenti, è una follia, ma continua ad essere di grande moda fra gli esseri umani, quindi tanto vale raccontarla per bene, dalla parte di questi giovani marines matti come erano matti i protagonisti di Apocalypse Now, quando si mostra il lato più oscuro e stravagante dell'essere umano con in mano una qualsiasi arma da fuoco.
Questi ragazzi la guerra ce l'hanno dentro le loro teste, se la portano da casa, è una generazione di killer, frutto di un'educazione o una diseducazione al vivere civile che ormai ha contagiato tutti gli ambiti dei paesi civilizzati.
La serie mi piace, mi piacciono i personaggi, consigliata, cruda, reale per quanto può essere, sconsigliata a pacifisti irriducibili, non ci sono buoni sentimenti dove si vive con un fucile di fianco alla branda.

lunedì 17 febbraio 2020

the stranger e l'amica geniale stili a confronto








Ascolto sempre i consigli di Matteo Bordone su Radio 2 il sabato sera soprattutto, lui è uno dei due, l'altra è Melissa Greta ed è anche bella, anche se non c'entra nulla con il tema di oggi.
Bordone mi ha consigliato la visione di The stranger crime inglese su Netflix in 8 puntate, ma io avevo tutte le intenzioni di iniziare la visione della seconda parte dell'amica geniale, polpettone nazionale, tratto dai romanzi di Elena Ferrante pseudonimo e non chiedetemi il perché di una misteriosa scrittrice italiana.
Premetto, non ho letto i romanzi e non ho intenzione di leggerli, mi era piaciuta la prima stagione e ho inizato a vedere la seconda fermandomi alla prima notte di nozze sulla costiera amalfitana, e lì sono arrivato alla conclusione definitiva che mi stava ammorbando la storia delle due amiche sociopatiche in un italietta anni 60 in crisi di identità.
Lo so vado controcorrente ma chi se ne frega, è il bello di avere un blog.
Quindi ho iniziato a vedere The stranger e mi sono sorbito l'intera stagione in una sola domenica.
The stranger è ciò che cerco oggi  dalla fiction, ritmo, personaggi efficaci, introspezione, analisi, idee nuove, buona sceneggiatura, bravura degli attori.
Non vi svelo nulla perché sarei un criminale a farlo, ma se avete Netflix dovete perderci qualche ora e risultato finale The stranger batte il colossal nazional popolare esportato in tutto il mondo, almeno a casa mia.

giovedì 13 febbraio 2020

Si muore tutti democristiani



Li conoscevo per i numerosi video, spesso irresistibili, di critica politica, loro sono quelli del terzo segreto di Satira e sono usciti allo scoperto con questo film che pure con i limiti dettati dalla difficoltà di affrontare in maniera definitiva un tema tanto delicato esprime con precisione e consonanza gli stessi sentimenti che nutro da anni nei confronti del fare politica nel nostro paesuncolo.
Noi orfani della sinistra, almeno parlo per me, e per quelli come me in crisi definitiva, ci siamo smarriti in un paese dove non è possibile schierarsi senza mal di stomaco e incredulità.
I tre quarantenni in crisi di identità che cercano in maniera creativa di vivere coerentemente in una società alla deriva sono costretti loro malgrado ad arrendersi anche perché non trovano una qualsiasi sponda solida a sinistra che permetta loro di vivere dignitosamente e la proposta del sindacato di turno che li assolda per uno spot irrealizzabile se non infarcendolo di banalità e ambiguità esprime in pieno l'incapacità della sinistra attuale di proporsi come reale alternativa alla cosiddetta onda sovranista che almeno è individuabile dalle masse, mentre la sinistra avanza come un elefante ubriaco in un negozio di cristalli rompendo continuamente equilibri senza nessuna speranza, senza nessun progetto davvero sposabile dalla gente comune che è stufa di tirare la carretta fra corruzione, evasione fiscale e delinquenza.
Il film fotografa esattamente questo sentire, non buca lo schermo, non fa nemmeno ridere, ma almeno regala allo spettatore buoni spunti di riflessione.
Su raiplay credo ancora per pochi giorni.

martedì 11 febbraio 2020

La confraternita ... nuova recensione







Nuova recensione dagli amici di MANGIALIBRI.

la trovate qui, per chi non conosce i miei romanzi o per chi non ha ancora letto l'ultimo Trebbi è una recensione utile e ben fatta, grazie a Mangialibri

lunedì 10 febbraio 2020

Fiorello ... ultimo showman


Sempre a proposito di Sanremo e di raiplay ho visto qualche pillola dello spettacolo e una in particolare mi ha davvero messo di buon umore, un intervento di Fiorello a proposito dei suoi imminenti 60 anni, oltre a trovare una sintonia di acciacchi, direi, ho trovato irresistibile il suo modo di affrontare ogni fase della sua carriera con eleganza, grande ironia e spettacolare capacità di calcare qualsiasi scena con una disinvoltura da grande showman, come chicca finale mi è piaciuto il suo tributo al grande Fred Bongusto.
Fiorello canta, balla, imita, intrattiene, è convincente, sembra il tuo amico che non hai mai avuto ma sempre desiderato, ha una parola giusta per tutti, riconosce il valore e la professionalità degli orchestrali, prende in giro usi e costumi, riesce a sdrammatizzare anche sull'avanzare spietato della vecchiaia.
Se vi capita potete trovare gli spezzoni su raiplay.
Fiorello è l'ultimo showman puro in Italia, credo che dopo di lui ci sia solo vuoto pneumatico, forse non interessa più avere una tale grandezza nel palinsesto di una qualsiasi piattaforma, forse certi talenti sono tanto grandi quanto irripetibili e difficilmente clonabili.
Comunque complimenti Fiore, non so quanti soldi ti hanno dato per questo sanremo, ma per me sono meritati.

sabato 8 febbraio 2020

sanremo-raiplay -cover





Con un buon cellulare e l'app di Raiplay puoi guardare pillole di Sanremo, perché non è tutta da buttare la musica italiana, ci sono le cover dei grandi successi e saltando a piedi pari Benigni che non sopporto, le presentazioni di Amadeus, lo show di Morgan, le pubblicità, mi sono visto e ascoltato alcune pillole emozionanti,  la nevicata del 56, o cuore matto cantato da Pelù, o 24000 baci, e una bellissima "Vacanze romane" cantata da Masini e Arisa.
Qui vi mostro quella originale perché gli "amici" della Rai non mi permettono di condividere le cover.
La tecnologia ti permette di selezionare, saltare, guardare quando ti va, da solo o in compagnia, perché la musica leggera fa parte della nostra vita, può essere arte, emoziona e ci accompagna, e chi vi racconta che la cultura è Benigni vi inganna, quella è la cultura imposta da chi decide per voi, la cultura è ciò che vi emoziona davvero senza ammorbarvi, è quella che vi commuove e vi ricorda chi siete e da dove venite, la cultura è soggettiva e riguarda la vostra carne, la vostra storia, il resto è roba imposta da chi con la cosiddetta cultura ci campa alla grande.

giovedì 6 febbraio 2020

i morti non muoiono



L'ho visto ieri sera sul cellulare, incredibile il progresso, mentre a San remo andava in onda il festival nazionale, espressione alla fine del nostro reale livello culturale e sociale, io mi guardavo questa chicca firmata dal grande Jarmush.
Cast leggendario con Bill Murray, Steve Buscemi, Danny Glover, e altri grandi.
Il film andrebbe visto e rivisto per le molteplici citazioni, i riferimenti circolari, la sottile ironia che spinge al sorriso amaro e ti porta con leggerezza in una sorta di fiaba grottesca americana dove gli zombie continuano a fare da non morti ciò che facevano in vita. Eccezionale la barbona che tornata in vita dice chardonnay.
La trama è semplice, forse perché semplice deve essere il messaggio per arrivare alla gente, l'asse terrestre si è spostato e questo fatto determina alcuni effetti collaterali fra i quali l'uscita dalle tombe dei morti.
I morti che rimangono tenacemente attaccati al loro modello di vita e come racconta il regista, i morti che vogliono continuare a consumare, ad accumulare oggetti, così legati al modello sociale attuale, materialista, senza speranze.
Il messaggio è fin troppo chiaro, chiaro anche il riferimento ai grandi della terra che continuano a negare la vicina catastrofe anche quando ce l'hanno in casa,  il tutto è raccontato con la classica sottile e malinconica ironia di Jarmush supportato da un cast stellare.
Su Sky e ... w San Remo.

mercoledì 5 febbraio 2020

Comma 22




Ho portato a termine, faticando, la lettura di Comma 22 capolavoro di Joseph Heller, giornalista, scrittore che racconta la sua guerra ricollocando l'azione a Pianosa, e raccontando una storia che ho trovato modernissima e a tratti fin troppo rivoluzionaria.
Il linguaggio è originale, l'utilizzo del grottesco, della sdrammatizzazione a tutti i costi e la continua ironia sicuramente da una parte aiutano il lettore a una visione disincantata della terribile guerra mondiale, permettendogli di concentrarsi sul non senso che risiede nelle gerarchie di taluni poteri dove la logica vine soppiantata dalla ragione di stato.
Io però in un romanzo di guerra cerco altro, lo so che la guerra è un'atroce fardello dell'umanità, ma so anche che non siamo ancora riusciti a farne a meno, come del cancro del resto.
Quindi quando leggo un romanzo cerco l'emozione, la tensione dell'azione, la profondità dei personaggi e in questo romanzo devo dire che i personaggi escono spesso penalizzati come macchiette poco credibili vittime tutte del non senso del comma 22.
Questo è uno dei rari casi nei quali mi trovo più a mio agio con la realizzazione televisiva che sto guardando su sky rispetto al testo.

Rimane una riflessione sui controsensi del potere, io che ho fatto il militare come ufficiale di complemento ho sperimentato l'arroganza di ordini insensati ai quali era impossibile opporsi, e tutt'ora mi capita di scontrarmi con l'arroganza dei poteri politici attuali quelli che continuano a dirci che noi popolo che lavora e paga le tasse, dobbiamo rassegnarci a soffrire, a pagare per chi non lo ha mai fatto, ad andare in pensione a 67 anni, a morire in silenzio e mi sembra che il famoso comma 22 valga ancora soprattutto nel nostro ridicolo paese.

sabato 1 febbraio 2020

Polizia Locale ... i dimenticati





- Si è appena spenta l'eco delle elezioni regionali in Emilia Romagna ed ogni schieramento ha
proclamato, come consuetudine, il proprio successo: noi vorremmo che chiunque governi la Regione riconoscesse l'insostituibile ruolo della Polizia Locale nel garantire quotidianamente la sicurezza e il bene delle nostre comunità (ruolo troppe volte misconosciuto). Noi continueremo, negli uffici e sulle strade, a ''servire e proteggere'' e a produrre ''sicurezza''. Ciò che per noi è importante è essere tutelati per poter poi tutelare adeguatamente e senza timore le nostre comunità, ma il lungo ed inattuato percorso della riforma della legge quadro sulla Polizia Locale è la prova che governi e parlamento non hanno a cuore la sicurezza degli agenti di Polizia Locale e, conseguentemente, dei cittadini. Nella nostra Regione, che annovera tante città nei primi posti della triste classifica di reati perpetrati in danno a persone e proprietà, non esiste un assessorato alla sicurezza, mentre la Polizia Locale (su input delle locali amministrazioni civiche) già da tempo si occupa con successo del contrasto alla criminalità, pagandone però le conseguenze con un sempre più alto numero di feriti per violenze ed aggressioni subite (nel solo 2019, almeno 30 agenti feriti):
 nonostante questo, la nostra Regione non prevede (come ad esempio la Lombardia, che ha stanziato una consistente somma per indennizzare i caduti ed i feriti della Polizia Locale) alcuna forma di tutela, così come richiesto insistentemente dal nostro sindacato. Anche nella nostra città dobbiamo purtroppo registrare disinteresse da parte dell' Amministrazione (ad esempio, con un parco auto vecchio e – cosa ancor più grave - con l' assenza già da alcuni mesi dell' autovettura modificata per il trasporto in sicurezza dei fermati che talvolta sono aggressivi e violenti, pregiudicando la sicurezza degli agenti e dei fermati stessi). Tutti i giorni la Polizia Locale di Bologna è in prima linea per garantire la sicurezza della sua comunità (nel 2019 sono stati una decina i feriti per aggressione, e quest'anno sono già 2 i colleghi feriti, uno dei quali con ben 20 giorni di prognosi), pur facendo fronte ad un forte calo numerico del Corpo dovuto non solo a quota 100 ma anche al fisiologico e naturale pensionamento (e l'assunzione prevista dei 70 agenti sarà soltanto una piccola toppa). Ovviamente apprezziamo le Amministrazioni Virtuose, ma chiediamo che siano ''virtuose'' non solo dal punto di vista economico, ma anche per le tutele che devono garantire a chi è in prima linea nel contrasto all'illegalità e al degrado. A tutt'oggi da Governo, Parlamento, Regione Emilia-Romagna non sono pervenuti gesti concreti nei confronti delle donne e degli uomini della Polizia Locale: nei nostri confronti continuano a mostrare l'atteggiamento peggiore da riservare a chicchessia, l'indifferenza. In tutta la penisola continuiamo a fare un lavoro, rischioso, usurante, complesso ma senza le adeguate tutele ed è giunto il tempo di decidere se la sicurezza dei cittadini è prioritaria o meno e se si vuole impiegare la Polizia Locale anche a questo fine. Gli inganni hanno le gambe corte e se i cittadini se ne stanno accorgendo, noi lo sappiamo da sempre.

Bologna, 01 febbraio 2020 La Segreteria SULPL di Bologna

giovedì 30 gennaio 2020

Sekiro: Shadows die twice




Ci sono giochi che forse non tutti possono fare, o meglio io non credo di essere all'altezza, ma nonostante la mia imperizia li amo da impazzire, anzi forse di più, perché hanno dei meccanismi interni semplici e micidiali, hanno i boss, creature quasi invincibili che ti portano via il tempo delle cose importanti, lasciandoti sudato, frustrato, con la pressione a rischio e nello stesso tempo ti riempiono di gioia nel momento della vittoria.
Solo chi ha giocato Sekiro e Dark Souls può capire, il guaio è che qualsiasi altro gioco, anche di ruolo, svanisce sullo sfondo diventando una passeggiata.
In Sekiro non avanzi se non superi l'ostacolo e  il gioco sta mettendo alla prova la mia ostinata pazienza.

A cosa serve il gioco?
Personalmente mi distrae dalla vita, quella fatta di impegni che non mi sono scelto, dal lavoro che dopo 38 anni comincia a starmi stretto, dalle commissioni, dalle fatiche, mi mantiene giovane, quasi in un'altra dimensione, come la scrittura mi fa sperimentare una sorta di invulnerabilità, devo finire il mio gioco, devo terminare il mio romanzo, con una tensione che mi spinge a trovare nuove energie, un entusiasmo che non mi abbandona.

Se qualcuno vuole venire a fare secco il maledetto toro infuocato al mio posto, me lo dica, io sono morto già decine di volte senza riuscirci, lo so sono vecchio, ma non mi arrendo.
Quando cominci a mollare, quando non hai più voglia di giocare, allora cominciano i guai, quelli veri.

sabato 18 gennaio 2020

lo strano mondo dello scrittore



Ieri sera dopo cena sono salito sulla mia up a metano ecologica e risparmiosa e sono partito verso Trebbo di Reno, un paese che dista circa mezz'ora da casa mia.
Era una serata decisamente serena e non troppo fredda considerando che siamo al 18 di gennaio, e non c'era nebbia o altro in agguato.
Sinceramente non credevo di incontrare gente,come spesso mi è capitato mi aspettavo la brava bibliotecaria pronta ad accogliermi due o tre eroi precettati per l'occasione, due chiacchiere sul mio ultimo romanzo e buonanotte.
Sono stato piacevolmente spiazzato da vari aspetti della serata, molta gente,  molti libri venduti, una conduttrice Raffaella Tamba, preparata e intelligente, e alcune lettrici che già mi conoscevano, conoscevano bene alcuni miei vecchi romanzi tanto da ricordare passaggi, citare brani, sottolineare aspetti.
Insomma ho incontrato alcuni miei "fan", che mi hanno davvero emozionato, ho scoperto che c'è gente che mi segue da tempo, mi legge nelle biblioteche, mi compra in libreria, in maniera entusiasta e davvero inaspettata.
Conclusione
La vita e il mondo di uno scrittore della bassa, come me, è come un ottovolante nel quale è bene abituarsi alle picchiate, alle forti emozioni e ai momenti di vuoto.
Ma una cosa me la sono portata a casa ieri sera, la consapevolezza che nel mondo, in giro, ci sono alcuni lettori, soprattutto lettrici, che davvero mi apprezzano, mi leggono, sottolineano passaggi di miei scritti, e certe consapevolezze sono oro per noi scrittori, servono a cercare di fare sempre meglio, per loro e per i lettori che verranno.

mercoledì 15 gennaio 2020

Cormoran Strike




Mi piace Cormoran Strike.
Prodotto dalla prolifica mente della mamma di Harry Potter arriva su sky questo giovane investigatore britannico senza un bel pezzo di gamba esplosa durante il conflitto in Iraq.
Lui è un investigatore spiantato, buon bevitore, tabagista, labbro leporino e anima candida e dura.
Ricco di famiglia ma diseredato, affiancato da una bella e giovane apprendista investigatrice.
Sono storie che si concludono in un paio di puntate e si svolgono fra Londra e campagna inglese, bella fotografia, buona caratterizzazione dei personaggi, molta birra, molti pubs e un nuovo investigatore da amare.
Se è vero che è difficile se non impossibile inventare qualcosa di davvero inedito, è anche vero che si può lavorare sull'esistente migliorandolo, complimenti all'autrice che non ha certo bisogno di pubblicità.
Su Sky

watchmen




Finita adesso la prima stagione di Watchmen e non so se ci sarà un'altra stagione, in realtà non so nemmeno se sia possibile scrivere una qualsiasi recensione, l'unica cosa che so è che ho trovato le nove puntate appassionanti in un crescendo di scoperte che solo nei grandi video giochi o nelle grandi saghe ho incontrato.
Qualcuno potrebbe dire che alla base di Watchmen ci sia una decisa presa di posizione nei confronti del razzismo dei bianchi americani nei confronti degli afroamericani, in un universo parallelo dove un oscuro gruppo di crociati mascherati si batte contro poliziotti a loro volta mascherati per nascondere la propria identità.
Ma sarebbe una banalizzazione della trama, che è più complessa sciogliendosi poi verso la fine con risvolti tipici delle trame di tanti fumetti incentrati sulle vicende di super eroi.
Io vi dirò solo che in questa vicenda c'è un dio che è poi alla fine al centro della trama e la muove creando spettacolari giochi spazio temporali fra i vari protagonisti.
Solo chi ama come me fumetti, super eroi, e scontri titanici, si potrà ritrovare in una vicenda che alla fine non è altro che una tenera storia d'amore impossibile.

lunedì 13 gennaio 2020

una classifica vincente



Bella la mia posizione in classifica nella biblioteca di Bentivoglio, vicino a nomi illustri del romanzo di genere, vale molto per me sia perché arriva dal mio paese sia perché è dimostrazione oggettiva della popolarità del buon Trebbi.
Grazie gente

giovedì 9 gennaio 2020

anno nuovo nuove presentazioni




Ci siamo lasciati alle spalle il 2019, ma non i miei romanzi spero, quindi eccomi di nuovo in pista con due appuntamenti:

17 gennaio 2020.
ore 21
L'isola del tesoro, a Trebbo di Reno

23 gennaio ore 19
Biblioteca Corticella
via Gorki
Presenta lo scrittore Luca Occhi, 
letture di Marco Piovella

lunedì 6 gennaio 2020

Notte blu




Ci sono alcuni brani che rimangono incollati al cervello, come alcune immagini, ricordi, frammenti di vita. Non sono necessariamente i più importanti, non sono sempre belli, sono pezzi di qualcosa che hai conosciuto e che rimangono, non vogliono saperne di essere eliminati.

Notte blu è un brano del 1979, avevo 20 anni e l'ascoltai allora, non ho mai dimenticato il ritornello e ogni tanto mi è capitato di cercare il brano senza trovarlo, per un solo motivo, non ricordavo il nome dell'autore.

Oggi, 41 anni dopo, apprendo che il suo autore, Franco Ciani, è venuto a mancare e udendo il suo nome i collegamenti cerebrali hanno compiuto il miracolo, hanno collegato un nome a un brano e adesso posso riascoltare quel brano che come anticipavo, non è un capolavoro, ma mi ha accompagnato per quarant'anni.

Mi piaceva il ritornello, forse perché si parla di notte, una notte blu, si parla di stelle di sogni e di desideri, quando hai vent'anni i desideri sono cose strane, probabilmente io volevo davvero volare via, ma rimasi ancora per tanto tempo incollato alla terra.

Mi dispiace avere ritrovato questo autore nel momento più nero della sua esistenza, ma di lui mi porterò dentro sempre il ricordo di una notte blu.

Notte lunga e senza stelle, domani la vita come ieri come oggi come sempre

giovedì 2 gennaio 2020

Pinocchio 2019



Lo so che queste quattro righe non piaceranno ai tanti amanti di Pinocchio.
Ho letto Pinocchio quando ero "cinno", e mi è rimasta questa sensazione di angosciata attesa della tragedia incombente che in Pinocchio spesso arriva a sconvolgere la vita del pezzo di legno fatto uomo.
Ho visto a suo tempo il Pinocchio televisivo con la fata turchina Gina Lollobrigida che aveva poco di fatato e molto di sensuale per il periodo nel quale fu trasmesso lo sceneggiato di Comencini che rimane un capolavoro assoluto.

Pinocchio è stato rivisitato, analizzato, americanizzato, santificato.
Era proprio necessario fare l'ennesimo film?
Con Benigni trasformato in Geppetto?

Non vedrò il film nemmeno per sbaglio, nemmeno se pagato per vederlo.
Sarà sicuramente bellissimo, ma a me personalmente esce dagli occhi e dai sentimenti.

Sa di vecchio, sa di legno consumato e vecchio, buono per il camino.
Poi come sempre è solo una opinione di un vecchio televisionomane ma meglio molto meglio il nuovo io preferisco fare voli diversi con la fantasia, verso mondi mai immaginati prima, come in The Witcher.
Il futuro è qui, il passato lasciamolo al passato

mercoledì 1 gennaio 2020

L'anno è arrivato




Siamo nel 2020
vi regalo questo video che celebra il vecchio anno e saluta il nuovo con le parole di Lucio Dalla, buone per tutte le stagioni.
Sono arrivato alla conclusione che il passaggio fatidico a un nuovo anno sancisce semplicemente la velocità del nostro tempo mortale e mi torna in mente 2001 Odissea nello spazio dove verso la fine del film il personaggio diventa vecchissimo  per poi tornare in una fase prenatale e il tutto nell'arco di tre minuti di film, La nascita della nuova era.

Mi sento spesso come il personaggio del film, avvolto da una solitudine luminosa corredata  dagli avvenimenti del quotidiano, dalla comunicazione con il mondo, dai libri letti, da quelli scritti in un'avventura velocissima con un'unica incognita, la fine del viaggio.

La scrittura in tutto ciò mi conforta e mi accompagna.

Scrivere significa determinare il tempo, scolpire i momenti, fermare le riflessioni e trasformarle spesso in romanzi, una sorta di diario immaginario dove ogni storia è legata a un momento della mia vita.

Scrivere come amare è un buon antidoto agli effetti collaterali del invecchiamento, aiuta a non dimenticare chi siamo.

Buon 2020