martedì 19 giugno 2018

13 seconda stagione



Tredici seconda stagione.
La prima cosa che colpisce sono le avvertenze per l'uso.
I produttori, il cast e Netflix a dire che bisogna guardare la serie con attenzione perché tratta temi scabrosi e forti: bullismo scolastico, violenza sessuale, disagio giovanile, dipendenza dalle sostanze.
In realtà io che sono fuori dall'età a rischio per un pelo, guardo 13 perché mi interessano gli aspetti narrativi ma intanto rifletto sul pianeta adolescenza.
Per fortuna le figlie sono grandi ormai e spero fuori da quel puzzolente insieme di pulsioni che compone l'universo adolescenziale odierno un pullulare di esseri incompleti che hanno da una parte lo smartphone come prolungamento del corpo dall'altra lo spessore culturale di un ologramma giapponese.
I giovani non sono tutti uguali e alcuni meravigliosi cerco di raccontarli nei miei scritti, gente che si rimbocca le maniche e lavora, studia, cercando di costruirsi un futuro e un senso in un Italia che, passano gli anni, ma rimane ai confini di qualsiasi impero o possibilità rubando le speranze di godersi il meritato riposo a noi vecchi e la speranza di costruire un futuro ai giovani.
L'universo giovanile è complesso, confuso e intossicato da tanta cattiva informazione, dall'utilizzo schizofrenico dei social e spesso dalle stesse famiglie che hanno perso il senso della comunità vivendo i figli come prolungamento delle proprie misere individualità e quindi intoccabili e non sanzionabili, una bocciatura diventa un' onta lavabile solo con il sangue di qualche professore reo di avere fatto il proprio lavoro.
Cari polli d'allevamento, cantava Gaber.
Tra un'allegria così forte e un bel senso di morte ci siete voi.

venerdì 15 giugno 2018

Polizia Locale ... eppur si muove




Non sono nessuno, solo un ragazzo del 59, agente della Municipale bolognese e delegato SULPL.
In questi giorni della nuova legislatura nei quali tutti si sentono in dovere di esprimere giudizi e fare pronostici sul nuovo governo, soprattutto nei social, ne approfitto per scrivere due cose sulla nostra situazione alla luce delle diverse proposte di legge.
Abbiamo un nuovo contratto dopo quasi un decennio di attesa, non voluto dal mio sindacato, sottoscritto dai sindacati confederali in tutta fretta poco prima delle elezioni che hanno sancito il crollo del Partito Democratico e della sua idea di paese.
Il contratto privatistico in questione coinvolge noi insieme ai tanti dipendenti degli enti locali e ci permetterà questo mese di giugno 2018 di avere in busta paga un aumento talmente risibile da muovere più pena che ilarità e un gruzzoletto di arretrati che trovo offensivo e umiliante.
La parte inerente la Polizia Locale invece l’ho trovata poco chiara e in linea di massima irrilevante se non per ciò che riguarda le indennità che forse troveranno una loro nuova identità, inoltre emerge tutta la parte riguardante il famoso fondo Perseo Sirio che ha suscitato dubbi e preoccupazione, soprattutto fra le nostre fila, non spiegando chiaramente che ne sarà del cosiddetto 208.
Insomma nel complesso un contratto avvilente e degradante in sintonia con gli ultimi governi che avevano come parola d’ordine sacrifici da una parte e fannulloni dall’altra riferita ai dipendenti pubblici.
Ieri ho letto la proposta di legge quadro sull’ordinamento della polizia locale n. 318 a firma di molti deputati penta stellati che ha visto il nostro contributo sindacale di idee, e finalmente ho intravisto un reale cambio di direzione.
Alla pagina 4 leggo “l’accesso al comparto sicurezza con contestuale integrazione delle norme della legge n.121 del 1981 concernenti l’individuazione dei corpi di polizia che sono sottoposti alla disciplina unitaria della medesima legge”.
all’art 19 (trattamento economico etc) leggo:
1. Al personale della polizia locale compete il trattamento economico spettante agli appartenenti alla Polizia di Stato e organi equiparati.
2. Al personale della polizia locale è altresì corrisposta l’indennità di pubblica sicurezza etc.
6. In materia previdenziale e assicurativa, al personale della polizia locale si applica la legislazione statale vigente per i corpi di polizia ad ordinamento civile etc”.
La legge è chiara, comprensibile.
Parallelamente è stata presentata un’altra proposta di legge leghista diversa ma sempre nella direzione di un reale cambiamento del nostro ruolo che fu inquadrato nell' ultima legge quadro del  1986.
Non so se una di queste proposte diventerà legge, non so nemmeno quanto questo governo riuscirà a lavorare, però una cosa la so, i precedenti governi di centro destra prima e centro sinistra poi hanno continuato a ignorarci con un’arroganza e una determinazione inossidabile, quasi non esistessimo, il governo Monti addirittura decise di toglierci uno dei pochi diritti che avevamo inerenti la causa di servizio e all’ equo indennizzo nell’ottica di non so quale risparmio.
Finalmente oggi qualcuno si è accorto di noi, riconosce il nostro ruolo sancito quotidianamente da un duro lavoro nelle strade delle nostre città, da risultati concreti verificabili nelle statistiche, finalmente qualcuno ha sottolineato nero su bianco cosa davvero facciamo.
Forse i poteri forti ancora una volta impediranno il cambiamento, ma almeno questi signori ci stanno provando....
Fra governi che ci hanno umiliato e offeso, non riconoscendo il nostro valore, ed un governo che almeno prova a darci una speranza di cambiamento, la scelta è obbligata, a mio avviso!
Sulla strada ci siamo noi, se dobbiamo rischiare la salute e la pelle credo sia meglio farlo con tutte le tutele del caso.
Rimane un dubbio: in Regione Emilia Romagna la maggioranza vota contro un invito a stipulare una polizza infortuni per la Polizia Locale (101 sono i poliziotti locali emilianoromagnoli feriti dal 2015 ad oggi, e solo per aggressioni)... perché la sinistra continua a snobbarci? 
Cosa davvero ha fatto in questi anni per fare crescere le tutele del nostro lavoro? Attendo risposte da chi non ha neanche una volta preso in considerazione le nostre domande.

Massimo Fagnoni delegato SULPL Bologna

giovedì 14 giugno 2018

La consistenza del sangue a Cento







Per gli amici che abitano come me nella Bassa vi aspetto il 20 giugno 2018 alla libreria Albatros di Cento.
Corso Guercino 59/a
 firmacopie e intervista dalle 17 e 30 in poi.

mercoledì 13 giugno 2018

La consistenza del sangue ... frammenti 6


Sorride Castaldi nello specchio crepato del bagnetto privato, si spruzza il viso con il dopobarba preferito, Floid After Shave dal tipico colore giallo e quella freschezza alcolica così preziosa per iniziare la giornata.
Guarda la faccia sorridente in etichetta e sorride a sua volta. 
È una vita che si rade con il rasoio di sicurezza. il suo l'ha comprato in un mercatino dell'usato in Toscana. Gli piace il rituale, svitare l'apposita ghiera, inserire la lametta di acciaio nuova, richiudere dopo avere insaponato la faccia con il pennello e la schiuma Proraso.
Abitudini, consuetudini, un modo tutto suo di coccolarsi, guadagnando tempo. Deve avere a che fare con tanto cinema e letteratura, un tempo e un'estetica che da giovane lo suggestionavano, tutto un universo maschile nel quale si è sempre riconosciuto e la convinzione che farsi la barba tutti i giorni prevenga l'infarto, lo ha letto una volta sulla settimana enigmistica, è uno studio americano, non ha mai approfondito le ragioni scientifiche ma crede dipenda dalla sollecitazione quotidiana dei vasi sanguigni del viso. È una convinzione tutta sua, come il santo Graal o Babbo Natale, ma che importa, magari funziona davvero".


sabato 9 giugno 2018

i dubbi dello scrittore



Mi rivolgo agli scrittori amati, odiati, invidiati, sfiorati, ogni giorno in rete, talvolta nei luoghi delle presentazioni, i cosiddetti eventi.
Ascolto Miles Davis e mi chiedo se anche lui avesse i miei stessi dubbi.
Il primo dubbio è il senso, sapete quello della canzone di Vasco.
Che senso ha scrivere narrativa creativa, per chi, per che cosa?
Sapete che in 8 anni di pubblicazioni ho avuto pochissimi detrattori? Ho sempre pensato a un solo motivo, perché io non conto nulla, quindi chi potrebbe perdere tempo a demolirmi?
Può avere senso prendersela con Fabio Volo, ce l'ha fatta e alla grande quindi ha migliaia di tifosi e tanti invidiosi come me che ne parlano male.

Perché si scrive?
Non importa cosa si scrive, io scrivo narrativa di genere ma chi mi conosce sa che dentro i miei libercoli ci sono storie buone per tutte le stagioni, ebbene adesso sto ricominciando a scrivere una storia e sono stanco, fiaccato dalla vita vera, quella che se ne frega del mio scrivere.

La vita delle bollette, degli alimenti, delle tasse, delle rate del mutuo.

La vita di chi mi odia e mi considera solo uno stronzo e la parte creativa non sa neppure che abbia un ruolo.

La vita lavorativa che mi impone ritmi, orari, e non fa sconti.

Insomma la vita vera, quella dalla quale fuggo quando scrivo.

Eccomi al bivio.
Perché scrivo?
Forse perché la vita vera è abbastanza sudata e tanto fastidiosa da essere quasi insopportabile.
Quindi ascolto Miles Davis in cuffia, per non disturbare chi non ama il genere, scrivo storie nere, e spero che semplicemente si dimentichino di me almeno quelli che sembrano nati per rompermi i coglioni.

lunedì 4 giugno 2018

Blade Runner 2049



Non ricordo esattamente se ero con gli amici dell'epoca quando vidi per la prima volta Blade Runner.
Probabilmente ero nei militari, corso ufficiali, artiglieria da montagna, Bracciano, forse lo vidi da solo a Roma.
Rimasi folgorato e mi innamorai di Rachael come tanti coetanei dell' epoca, Harrison Ford divenne uno dei miei attori culto, e il famoso monologo sul tetto, raccontano improvvisato sul momento, di Rutger Hauer divenne una delle poesie della nostra generazione.
Ero giovane, innamorato dell'amore, romantico e pieno di buone intenzioni, il cinema era parte della mia quotidianità, Blade Runner divenne uno dei film della mia vita.
Da allora l'ho rivisto spesso e un giovane oggi lo troverebbe lento e cupo.
Blade Runner 2049 l'ho visto sul 55 pollici di casa mia, non vado più al cinema, l'ho visto a pezzi, è troppo lungo per una visione unica con i miei tempi di vita e mi è piaciuto ... molto.
Chi l'ha diretto seppur giovane, ha amato la prima versione e gli ha reso onore e omaggio.
Le atmosfere sono simili.
Bravi i protagonisti.
Credibile la trama.
Il regista e lo sceneggiatore hanno dato voce a una domanda che era rimasta in sospeso alla fine del primo film, hanno accontentato il me stesso ventenne che si chiedeva come sarebbe finita la loro storia d'amore.
Non racconterò altro perché il film ha una sua storia e una sua giusta conclusione.
Blade Runner appartiene agli anni 80 ed è diventato patrimonio di quella umanità che negli anni 80 ha visto la propria versione della luce, parafrasando John Belushi.
Il romanticismo del film, che nel romanzo non emerge è diventato un manifesto, una profonda e malinconica ansia di vita, un sogno a occhi aperti e forse una possibile proiezione del nostro incerto futuro.
Un solo consiglio.
Se non avete visto il primo è necessario guardare quello prima di affrontare il secondo capitolo.
Grande il mitico Harrison Ford, ha trovato in questo secondo capitolo una dignitosa collocazione, a differenza della sua comparsata in guerre stellari.
Su Sky

sabato 2 giugno 2018

venerdì 1 giugno 2018

firmacopie ... torno alla Feltrinelli del Carrefour



Torno a Casalecchio dagli amici della Feltrinelli del Carrefour dalle 15.30 alle 18.30 di domenica 10 giugno 2018. In un evento analogo ho conosciuto una mia futura lettrice, perché nella giungla dell'editoria italiana non puoi pensare che i lettori vengano a te in una sorta di illuminazione divina, sei solo, quindi devi essere caparbio, risoluto, credere nelle tue storie a avere tanta voglia di condividerle.
Il gioco è tutto qui.
Poi trovarne un senso è un'altra storia, ma penso che valga per qualsiasi passione, dalla pesca al biliardo, dalla corsa all'alpinismo.
Il senso lo trovi quando ti ritrovi in alto, in vetta a una qualsiasi montagna, e puoi finalmente tirare un respiro di sollievo, non sei morto e il panorama è bellissimo.

domenica 27 maggio 2018

il miracolo ...fine prima stagione




Il miracolo.
Vi lascio con la colonna sonora della prima stagione.
Una canzone in perfetta sintonia con le immagini evocate da un Ammaniti in stato di grazia.
Dentro Il miracolo, l'Italia smarrita di questi anni convulsi fra miracoli veri o presunti, idee di indipendenza dall'Europa, nostra nuova padrona che ci tiene per il collo attraverso un debito pubblico irrisolvibile e le solite mafie e regie, solo più raffinate, meno sanguinarie, più pervasive di un tempo, come cancri sottopelle che annientano lo slancio vitale di ogni cittadino onesto.
Il miracolo rappresentato da Ammaniti non è tanto diverso da quello quasi implorato da milioni di italiani che pur di sperare in una pensione dignitosa e possibile sono pronti a votare chiunque, non  per un vero credo politico o per una scelta morale ma per pura disperazione.
Non c'è scampo nella prima stagione di questa fiction e pochissime speranze per il futuro.
Vi lascio solo affermando che la prima stagione è il preludio di  un inevitabile seguito e spero che così sarà perché la prima stagione mi è piaciuta.
Ottimo il cast:
Guido Caprino un premier anche più realistico dei nostri premier, cinico, disincantato, spietato e disperato.
Elena Lietti la first lady, alcolizzata, ninfomane, annichilita nel suo ruolo di moglie del premier, credibile, efficace
Tommaso Ragno, il prete, malato, ludodipendemte, un uomo che ha smarrito qualsiasi tipo di fede e si trascina in una vita senza vie d'uscita.
Sergio Albelli, il generale, forse uno dei personaggi più interessanti.
Alba Rohrwacher la chimica, con il suo rapporto simbiotico con la madre in stato vegetale.

Tutti bravissimi, efficaci, credibili, dirompenti.
Complimenti, finalmente un prodotto italiano davvero interessante e chi se ne frega degli indici d'ascolto.




giovedì 24 maggio 2018

La consistenza del sangue ...frammenti 5









"Un giovane bipede con occhiali Armani ultimo modello e un sobrio completo primaverile scende da una monovolume a metano e Provenzano si chiede quale mestiere potrà mai fare quell’uomo che intanto sorride a un cucciolo appena corrucciato, gli mormora parole affettuose, lo prende in braccio, poi lo adagia a terra e lo guarda partire verso la scuola come uno di quei giochini a pile. Lo sguardo del giovane padre è tutto zucchero e nostalgia, già soffre per la separazione che gli impedirà di condividere il suo tempo con la creatura partorita dalla sua compagna. Provenzano sbuffa fumo verso il cielo che sta diventando luminoso e nitido come in una fotografia e muove piano la testa. 

Quel piccolo mostro ti succhierà il sangue, dilapiderà il tuo piccolo tesoretto, a quindici anni si farà la prima canna e a diciotto ti ruberà le chiavi dell’auto, probabilmente non ci sarà il giorno del tuo funerale e non verrà al tuo capezzale ad assisterti e prima di terminare gli studi ti sarà costato come il prodotto interno lordo di una nazione africana, nonostante tu ne sia consapevole lo guardi con amore non corrisposto e ne senti già la mancanza… sei proprio un coglione.

Dopo il papà nostalgico ecco fermarsi davanti alla scuola un suv rav4 nero, classico automezzo cittadino, inutile, dispendioso e aggressivo nelle sue cromature luccicanti. Scende la conducente, una bella mamma biondo cenere, polpacci abbronzati magri e scolpiti da frequentatrice di una qualsiasi attività sportiva, dallo spinning al pilates, passando magari da una bella attività in acqua ad alzare polpacci e muovere glutei sotto la supervisione di qualche istruttore giovane e muscoloso. Sono mamme bolognesi, casalinghe non troppo disperate, sposate con uomini indaffarati e veloci che guidano auto grintose e si muovono nel mondo come palline di flipper fra speculazioni azionarie e commerci poco trasparenti. Provenzano immagina il mondo patinato della bella mammina di turno che solleva un fagotto biondo con treccine per poi depositarlo con attenzione, ma poca tenerezza, al suolo, piegando le belle cosce muscolose, come da indicazioni ricevute in palestra. Lo spettacolo piace a Provenzano, la mamma deve essere una di quelle che urla nei momenti giusti trasformandosi da asettica mammina ad amante disinibita senza preoccuparsi molto della metamorfosi. La bionda si volta verso di lui, come se l’avesse intuito con un radar interiore e lo guarda per un lungo istante, valutandolo, l’espressione del volto è fredda e imperscrutabile, gli occhi nascosti da un paio di lenti fotocromatiche. Provenzano sorride rilassato e la donna afferra la mano della figlia trascinandola quasi verso la scuola"
.

domenica 20 maggio 2018

scrittori ... sono solo canzonette



Mi piace la riflessione di Di Giovanni e ve la regalo.
L'ho  trovata in un libercolo davvero troppo costoso, 13 euro per tre interviste a tre che ce l'hanno fatta, bravi, come racconta Di Giovanni, ma poco simpatici.
Bravi perché chi riesce a bucare lo specchio ... tanto di cappello.
Poco simpatici perché egocentrici, autoreferenziali, pieni, come penso debba essere la sensazione del successo.
Non l'ho mai provata, non la proverò mai.
Per me il successo è, dopo otto ore in piedi, in una qualsiasi libreria di catena, trovarmi di fronte una persona che mi dice, allegra: io la conosco, ho letto due dei suoi romanzi, in biblioteca, a Molinella, e mi sono piaciuti.
La persona in questione non ci pensa neanche un secondo ad acquistare il mio ultimo romanzo, mi saluta e si complimenta, e mi lascia esterrefatto.
Conto talmente poco nel suo patrimonio esistenziale da essere utilizzato come icona.
Ciò che scrivi mi piace, ma non sprecherei mai un euro per leggerti, visto che posso farlo gratis in biblioteca.

Ecco ciò che io conto ... nulla.
Ed è una lezione di vita.
Come recita Di Giovanni, noi siamo cantori, cantastorie, tanfol, guitti, inventori di illusioni.

Io sono uno che ti racconta una storia e tu che mi stai leggendo puoi farne ciò che vuoi, leggerla sotto l'ombrellone dentro il tuo kobo, su un treno in ritardo sul tuo Kindle, fra le pagine sporche di Nutella in un qualsiasi cartaceo.
Sono solo uno scribacchino, e mia cura, mia diletto è solo entrare nella tua vita e cambiarla per un attimo, per una vacanza, per un sussulto,  il senso del mio esistere può esaurirsi nel tuo piacere.
Bravo Di Giovanni.


Tre manifesti a ebbing missouri


Tre oscar meritati per questo esempio di cinema americano, un vero nero che non risparmia niente e nessuno raccontato come le storie più efficaci attraverso le voci dei protagonisti.
La stessa storia nasce da un esperienza diretta del regista che si trovò per caso sulla sua strada alcuni manifesti che parlavano di una ragazza uccisa e da quella situazione nacque l'idea.
A volte le idee arrivano per caso come se fossero sempre esistite dentro di noi aspettando solo il modo di manifestarsi.
Oltre alle idee ci vogliono le facce dei protagonisti e le loro voci.
Frances McDorman è la madre di una ragazza stuprata e uccisa che bene incarna un'America per noi europei solo vissuta e immaginata attraverso tanto cinema e letteratura.
Affiora un'America nebbiosa e depressa periferica e disperata, dura e spietata, dove uomini e donne sembrano condannati a una vita compressa in cittadine sperdute fra notti piene di birra e vuote di vita, un America violenta e cupa, con la sua componente nera tanto diversa da quella europea e con un unico denominatore comune l'ansia di addivenire a una conclusione consolatoria o salvifica o giustizialista.
Ma come racconta bene Carlotto (mi pare) in una intervista in tre passi nel buio, il nero non è consolatorio, non deve esserlo, non nasce con quell'intento.
Su Sky


venerdì 18 maggio 2018

giovedì 17 maggio 2018

la consistenza del sangue in classifica





Vicino a un mese con Montalbano un piccolo brivido mi coglie in questo quotidiano zeppo di problemi, crucci e bollette.
La consistenza del sangue scala la classifica dei più venduti ebook Mondadori (kobo) a 4,99 euro in posizione 73 fra i più venduti.

Piccole soddisfazioni scaldano il cuore

mercoledì 16 maggio 2018

La consistenza del sangue prossimi appuntamenti




Prossimi appuntamenti ravvicinati a Ferrara il 19 maggio Bookstore Mondadori e a Bologna il 22 maggio nella biblioteca Scandellara

martedì 15 maggio 2018

secret and lies prima stagione




Dieci puntate serrate per la prima stagione di una fiction del 2015 davvero interessante.
La trama è semplice, un runner trova sul suo percorso mattutino il cadavere di un bambino, un suo vicino di casa e diventa quasi immediatamente il principale sospettato.
Buon ritmo, bravi i protagonisti, alcune forzature ma in generale la trama regge e così la sceneggiatura.
Un bel nero americano in una tipica cittadina dove tutti i personaggi hanno qualcosa da nascondere e nulla è come appare.
Ma del resto quanti segreti si celano nelle nostre vite e in quelle paciose e patinate di tante famiglie?

venerdì 11 maggio 2018

La consistenza del sangue sbarca a Corticella




Torno nel mio quartiere preferito con un amico scrittore siciliano di origini e bolognese di adozione, Davide Pappalardo, presentazione a due senza relatori ma con un lettore talentuoso, l'amico Marco Piovella.

Il luogo della presentazione è il piazzale dell'ex dazio di fronte al mitico Blues Cafe di Valerio Gardosi e il suo aperitivo allieterà i convenuti alla fine della presentazione.

Parte dei proventi andranno all'Associazione Goccia a Goccia che da anni lavora nell'ambito del volontariato.

Vi aspettiamo numerosi e assetati.


martedì 8 maggio 2018

Il Miracolo ... Ammaniti

In un Italia non molto dissimile da quella reale inizia Il miracolo nuovo esperimento narrativo di Ammaniti, che non amo pur riconoscendo la sua grandezza come scrittore e la bellezza di Come dio comanda.
Il suo stile cinematografico mi ricorda Sorrentino e non me ne voglia nessuno, l'associazione è immediata nelle immagini, nei toni e soprattutto nella decadenza.
I personaggi sono come al solito efficaci, disturbanti, aggressivi, imbarazzanti.

La storia è di quelle paradossali, ma del resto nel paese di Padre Pio e il sangue di San Gennaro non mi pare nemmeno troppo fantascientifico.

In un Italia che vuole uscire dall'Europa un presidente del consiglio cinico e disincantato deve fare i conti con un miracolo tanto ingombrante quanto incomprensibile.

La prima puntata vista in anteprima mi è piaciuta, ma per qualsiasi giudizio definitivo devo continuare la visione.

Intanto nell'Italia vera  il governo sta naufragando, la fantascienza è nei notiziari non certo nella fiction

su Sky

lunedì 7 maggio 2018

TRA LE DITA - La consistenza del sangue, per Massimo Fagnoni





Grazie all'amico Stefano Zanerini per la consueta professionalità.
In poche battute riesce a dare un'idea del mio scrivere.
Vi lascio alla breve ma efficace intervista



domenica 6 maggio 2018

La consistenza del sangue ... frammenti 4









"La collega guarda Oliviero che sta valutando i rischi.

«Se fossi in te aspetterei i vigili del fuoco».

Oliviero la guarda. «È festa, magari hanno altre chiamate, come minimo arriveranno fra mezz’ora, se è vero che il capo famiglia è tornato deve essere accaduto qualcosa in quell’appartamento, ci sono dei minori, credo sia una situazione che non ammette ulteriori attese».

Ciro annuisce veloce, Vilma lo imita, sono in quattro sul terrazzino, si intravedono le due torri da quella posizione, la città è luminosa di sole.

Oliviero sa che sta per fare una stronzata, una di quelle cose che possono costare il posto di lavoro, un’azione che poi dovrà spiegare, comporta dei rischi, sa anche che potrebbe essere di vitale importanza intervenire tempestivamente.

Guarda l’ora, le nove.

Scavalca, non guarda la collega che scuote la testa arcigna e contrariata, non guarda sotto, pensa che in fin dei conti è solo mezzo metro, un gioco da ragazzi.

Si ritrova sul terrazzo di casa Tamarri, la porta a vetri è chiusa, la tapparella è abbassata solo in parte, oltre il vetro c’è la sala, Oliviero si avvicina al vetro, toglie il berretto che infila fra le gambe e scherma gli occhi con le mani appoggiandole alla porta a vetri.

Stringe gli occhi e poi li spalanca, li stringe di nuovo, non è sicuro di ciò che sta guardando, poi si volta bianco in volto e guarda la collega, Ciro, la signora Vilma.

«Chiama la centrale, fai venire i pompieri, un’ambulanza, la polizia».

Poi si china in un angolo del terrazzo e vomita la colazione del mattino, toast e succo d’arancia."



venerdì 4 maggio 2018

L'alienista




Non ho letto il romanzo di Caleb Carr, ma ho immerso testa e cuore in questa fiction che si svolge a fine 800 a New York.
La ricostruzione di luoghi, usi, costumi, è sicuramente convincente, anche se non ho le conoscenze per dire quanto sia affidabile, ma l'atmosfera è intensa e pregna di umori e carnalità.
Quel periodo doveva essere davvero difficile soprattutto per gli immigrati dei diversi paesi fra i quali spiccano anche famiglie di italiani.
La trama è tragicamente semplice, vengono uccisi barbaramente alcuni minori dediti alla prostituzione maschile, quasi tutti provenienti da famiglie non abbienti di origini straniere.

L'alienista,  all'epoca era definito tale l'attuale psichiatra, investiga in maniera rivoluzionaria per arrivare a definire il profilo del serial killer.
La vicenda sembra essere il preludio delle moderne investigazioni modello profiler che saranno alla base dell'analisi comportamentale FBI.

La squadra che segue lo stile dell'alienista è quanto mai originale, una donna intraprendente, due giovani ebrei, un facoltoso disegnatore e il loro coordinatore, un coraggioso Theodore Roosevelt che effettivamente nel 1895 fu capo della Polizia di New York.

La serie è avvincente, inquietante, sanguinosa, emozionante.
Dentro c'è tutto, la diversità di sesso e razza, il coraggio della sperimentazione, carne e sangue e i primi revolver, insomma c'è da divertirsi.
Su Netflix

giovedì 3 maggio 2018

the punisher



Ho iniziato a vedere The Punisher, benedetto Netflix e la sua anima Marvel.
Al di là del rimando al mondo dei fumetti Marvel la serie televisiva è convincente, l'interprete Jon Bernthal fu uno dei protagonisti delle prime puntate di Walking Dead, viso e fisico da duro, perfetto nel ruolo.
La serie mi piace perché la vendetta e il suo ruolo di giudice e giustiziere bene si lega alle mie corde.
Alla base di tale vicenda ci sono i consueti temi della tragedia classica, strage familiare del protagonista e conseguente vendetta e ira funesta.
In fin dei conti il tema ripreso anche nel Gladiatore è analogo e cosa più importante e vincente è la potenza del protagonista, il meccanismo di solidarietà e complicità che si crea fra pubblico e personaggio, l'estetica della violenza purificatrice.
Temi sempre avvincenti buoni per un qualsiasi romanzo d'azione.
su Netflix

mercoledì 2 maggio 2018

the judge




Il rapporto padre figlio.
A volte nei film viene sottolineato questo aspetto dei rapporti familiari, purtroppo, e parlo per esperienza personale, spesso la realtà è molto più banale e avvilente, decenni di convivenza all'interno del nucleo familiare di origine si esauriscono senza una naturale evoluzione, si spengono senza una lieta conclusione e i genitori scompaiono dall'orizzonte vita senza un reale chiarimento uno straccio di armonia.

In questo caso il padre è il grande Robert Duvall, giudice a fine carriera, appena rimasto vedovo.
Il figlio è Robert Downey Jr. un vero squalo da tribunale costretto a tornare nell'Indiana per il funerale della madre.

Un conflitto irrisolto fra padre e figlio è alla base del film, e nonostante ciò il figlio sarà chiamato in causa per difendere l'anziano genitore in una causa per omicidio stradale.

I due mostri sacri sono all'altezza del compito non deludono convincono e commuovono.
La conclusione stessa è aperta e leggera come un tramonto in barca a pesca in un lago.

A volte conflitti insanabili durati una vita possono trovare una giusta definizione.
film del 2014
Piccolo capolavoro ... su sky

domenica 29 aprile 2018

Lo scrittore e il lettore



Ci sono le presentazioni che presuppongono un'organizzazione e il coinvolgimento di diverse persone che nella maggior parte dei casi lavorano per te in amicizia.
Una brutta presentazione è sempre un tuo fallimento, il tuo nome non è riuscito a richiamare abbastanza persone.
Ma l'ho già detto le presentazioni sono cosa vecchia, neanche Lucarelli è una garanzia di folle oceaniche, ve lo dico per esperienza diretta.

Poi ci sono gli incontri con i lettori.
Se siete poco inclini alla comunicazione verbale, depressi, timidi allora vi consiglio di restare a casa a scrivere.
Se invece siete disponibili, pronti a tutto, abbastanza umili da accettare di essere ignorati dalla maggior parte dei frequentatori di una qualsiasi libreria, allora potete osare un firma copie.

Il firma copie non è esattamente ciò che descrive la sua denominazine.
Ieri alla Mondadori della Meridiana di Casalecchio ho incontrato una ventina di persone in una domenica di modesta affluenza.
Ho parlato con alcuni lettori anche per mezz'ora ed è stato esaltante.
Io sono un ragazzo (del 59) fortunato perché ieri pomeriggio ho potuto investire 6 ore del mio tempo in un'attività più vicina al lato ludico della vita che a quello doloroso, chiacchierare di libri, i miei soprattutto, ma anche di cinema, fiction americana, narrativa, con perfetti sconosciuti è quanto si avvicina di più al mo ideale di comunicazione.

Ho conosciuto alcuni studenti e con loro ho parlato di alcune delle serie che amo di più in televisione da Breaking Bad a Viking, è vero  sbagliavo le pronunce dei titoli, ma eravamo in sintonia, e per la prima volta da tanto tempo ero in armonia con persone appena maggiorenni che forse, dico forse, mi leggeranno.

Ho incontrato una recente e appassionata lettrice che mi ha scoperto in un altro firma copie quello fatto al Carrefour (Feltrinelli) qualche mese fa, ha letto quasi tutto di me, gli manca solo la trilogia Eclissi e conosce alcuni passi dei miei scritti meglio di me.

Sono tornato a casa con una sensazione di leggerezza, stanco ma quasi felice.
E anche Di Giovanni, che ieri sera raccontava il suo ultimo successo editoriale nella vetrina dorata di Rai 3, non mi sembrava così lontano, così irraggiungibile.
Ognuno ha la vetrina che si merita o che può permettersi, ieri mi sono sentito uno scrittore, tanto basta per questo fine settimana di fine maggio 2018.

venerdì 27 aprile 2018

La consistenza del sangue ...frammenti 3






"Dietro il banco del bar ci sono due giovani addetti alla ristorazione della Camst, lui avrà vent'anni, appena sovrappeso, occhi grandi, chiari, luminosi, un tatuaggio rosso a forma di cuore sul lato destro del collo, lei forse più giovane, capelli ricci raccolti sotto il cappellino bianco di cotone, zigomi alti, pelle scura, forse di lampade, occhi neri e sguardo imbronciato.Lui serve al banco e lei prepara i caffè, con la schiena rivolta ai clienti che si avvicinano al banco per consumare, poi veloci se ne vanno, un’onda in continuo movimento, con i picchi dovuti ai diversi orari. Ora l’onda comincia a ingrossarsi, camici bianchi arrivano per consumare pasti veloci brandendo buoni pasto, tutti parlano animatamente, alcuni ridono, il rumore comincia ad aumentare, è un chiacchiericcio allegro, ma Castaldi pensa che in mezzo a quella confusione dopo un’ora a seguire ordini schizofrenici dei diversi avventori potrebbe uscire matto.




Invece il ragazzo, che si chiama Ciro, o almeno così lo ha 

chiamato una collega alla cassa, sembra divertirsi, sorride a 

tutti, risponde a tono, buongiorno, grazie, prego, e poi si volta

 veloce verso la bella mora nervosa e le ripete gli ordini, 

preciso, quasi musicale.


Due caffè, uno basso, uno macchiato, una nuvola, un cappuccino, un ginseng, un deca, e così di seguito. La ragazza neanche si volta, le sue mani si muovono nel vapore della grande macchina e inseriscono, versano, miscelano, spostano, riempiono, così all'infinito, perché così Castaldi lo percepisce quel tempo, un lavoro massacrante ed eterno fra il vapore della macchina, il trambusto incessante della gente, gli ordini scanditi a ripetizione, un lavoro duro.


Poi Ciro fa una cosa, banale, leggera, non c’entra nulla con

 quel girone dantesco che la Fornero, ministro tecnico di un

 paese in caduta libera, chiamerebbe un lavoro da prendere al

 volo.


Ciro, fra un sorriso e un grazie, solleva una tazza pulita e vuota da cappuccino e muovendosi veloce l’avvicina all'orecchio della ragazza impegnata a sfornare bevande calde e le sussurra all'orecchio in maniera comunque percepibile: «E sorridi una buona volta… ascolta… qui dentro c’è il mare» e lei rivolge il viso verso di lui a pochi centimetri dalle sue labbra e gli sorride, spezzando in un solo istante quella seria incazzatura che sembrava inossidabile."

giovedì 26 aprile 2018

Prisoners



Finalmente un nero americano come non ne vedevo da tempo, del 2013, mi era sfuggito.
Il regista è Denis Villeneuve, autore del nuovo e controverso Blade Runner.
Il film ha un cast stellare all'interno del quale spiccano Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal.
La storia è banale, due piccole amiche, una bianca e una nera di due famiglie di amici, scompaiono il giorno del ringraziamento.
Inizia una frenetica ricerca, da una parte un padre disperato dall'altra un testardo e capace poliziotto.
Il film dura 153 minuti e non si sentono, è incalzante, con un'ottima sceneggiatura e un grande livello di tensione fino alla fine.
Un amico ieri mi ha detto, basta scrivere neri siete in tanti, ormai è una moda anche scrivere narrativa di genere.
Forse ha ragione, sicuramente ciò che scrivo io è superfluo e risibile, ma il nero fa parte del nostro animo, possiamo non scriverne lui comunque ci accompagna,  per me scrivere narrativa di genere è un ottimo modo per esorcizzare i mostri che ogni tanto turbano il mio sonno.
Buona visione
su sky

martedì 24 aprile 2018

Come un gatto in tangenziale




Non pensavo mi sarebbe piaciuto, colpa di Albanese che negli ultimi anni mi ha abituato ad alcuni dei più brutti film italiani che mi sia capitato di vedere, colpa del cinema italiano che continua a sfornare commedie che non fanno ridere, anzi fanno spesso piangere.

Invece mi è piaciuto, coppia perfetta,  Albanese (dimagrito?) e una Cortellesi in stato di grazia, insieme in un film intelligente.

Fuori dalla solita retorica del volemose bene, siamo tutti clandestini, siamo tutti uguali. La periferia descritta nel film è sicuramente fittizia e ridondante, ma dà l'idea.
Ci sono luoghi brutti oltre ogni possibile capacità di integrazione e la contaminazione è una parola buona per politici con la faccia di bronzo, buonisti della domenica, e aspiranti rivoluzionari della porta accanto.

Ci sono luoghi nelle nostre periferie che fanno paura, anfratti bui dove regna degrado, ignoranza, odori sgradevoli e molta disperazione.

Ci sono altri luoghi sempre nelle nostre città, per pochi eletti, da noi li puoi trovare in collina, dietro muri di cinta invalicabili, con sistemi di allarme e cani ringhianti, ci sono persone che mai e poi mai potranno incontrarsi e mai cambieranno, il destino ha già scelto la loro strada e non ci sono progetti o 
chiacchiere che serviranno a cambiare le cose.

Il film racconta più o meno questa verità e come un uomo e una donna distanti anni luce possano incontrarsi comunque a dispetto delle loro origini per una storia che magari avrà vita breve, come un gatto in tangenziale.





domenica 22 aprile 2018

bolognesi per sempre




E' già nelle librerie bolognesi, ieri l'ho visto alla libreria Coop del Centro Nova,  Bolognesi per sempre, raccolta di racconti a firma di un nutrito gruppo di scrittori bolognesi per nascita o adozione fra i quali anche il sottoscritto.

Mi piacciono i racconti di questa antologia perché non sono i soliti aneddoti tipici e celebrativi di una città, ma una vera esperienza in soggettiva del proprio senso di appartenenza a una storia o a una città.

Nello specifico il mio racconto, L'11 marzo di un giovane (comunista) è la vera storia di un Massimo Fagnoni diciassettenne e del suo 11 marzo 77, una giornata che per la mia generazione, e non solo per la mia, ha rappresentato lo spartiacque fra le due anime di Bologna e tante altre cose, la fine dell'idea di città ideale, la fine di un sogno, la presa di coscienza della realtà.

Solo chi c'era può capire e condividere.

Il mio racconto non ha nessuna pretesa storiografica o sociologica, è solo la giornata di quel giovane che non sono più, un bolognese a tratti pentito, a tratti nostalgico, che deve tanto alla sua città e che nello stesso tempo non ha mai vissuto Bologna come il centro del mondo, ma come  luogo eletto per passarci la maggiore parte della propria esistenza.

Leggendo i racconti la sorpresa è stata ritrovare altre soggettività a confronto, altri sguardi disincantati, racconti intelligenti, taglienti, attuali.

Vi lascio alla lettura di  Bolognesi per sempre, perché chi nasce o vive a Bologna può amarla, odiarla, rimpiangerla, denigrarla, ma non può rinunciare a lei e alla sua anima, è come l'amore della tua vita, difficile duri in eterno, ma ti accompagnerà per sempre ovunque deciderai di andare. 

sabato 21 aprile 2018

walking dead 8 fine stagione



Si è conclusa l'ottava stagione ... finalmente.
Ci sono serie che vorresti non finissero mai e quando terminano hai la morte nel cuore, a me è capitato con Dexter, con una mamma per amico, Breaking bad, Medium e potrei indicarne altre ma mi fermo qui.
Però quando una serie termina c'è una ragione. La migliore in assoluto è che era ora che finisse, come tutte le cose belle.
Quando una cosa continua per sempre o è una brutta soap opera o è una forzatura.
Ero convinto che Walking Dead fosse alla fine, c'erano tutti i presupposti e senza volere fare spoiler, credevo che la serie sarebbe finita con un epico scontro fra Rick e Negan.
Mi sbagliavo.
Confesso che Walking Dead ha cominciato a puzzare, a casa mia, dal famoso episodio sanguinolento con mazza e crani spaccati, il primo della settima stagione, direi a occhio.
Da allora gli sceneggiatori hanno cominciato a collezionare puntate spesso mediocri e credo che l'ottava stagione sia la più brutta in assoluto toccando vette di retorica e buonismo insensato per una serie come questa.
Continuerò a vedere la serie per due motivi, non ho perso una puntata e sono curioso di vedere quanto in basso scenderanno gli sceneggiatori per tenere in vita una creatura che assomiglia sempre più a un non morto che a un essere vivente.

giovedì 19 aprile 2018

La solitudine dello scrittore




l'amicizia è nei visi dei miei compagni d'avventura, grande Marco alle letture, e puntuali tutti a sopportare le mie due uscite annuali. L'amicizia è nei loro sorrisi, nel nostro non prenderci troppo sul serio e nell'occhio magico di chi sa cogliere volti e momenti come Claudio Guerra

La prima presentazione è andata, molti amici, lettori affezionati e il pubblico che preferisco.
Si può decidere di essere scrittori senza compromessi se non quelli di incontrare a metà strada il popolo dei lettori, e i veri lettori mica scherzano, guai a deluderli.

Mi sono presentato con gli amici di sempre  a raccontare del mio scrivere e forse a fine percorso saprò la vera motivazione, cosa mi spinge a cercare, a inseguire, a creare, non può essere solo narcisismo.

Grazie a chi c'era, a chi mi ha pensato e soprattutto a chi ha deciso di leggermi.
Leggere un autore è sempre una sfida, spero di non deludervi
alla prossima

martedì 17 aprile 2018

Il bibliotecario a 2,99 euro saldi primaverili




Per  i lettori digitali, per chi come me è costretto a leggere Kobo perché non ha più spazio in libreria, per chi preferisce il digitale perché spende meno e legge di più, ecco il mio ultimo Trebbi in super offerta a 2,99 euro (un caffè con salata vuota costa di più a Bologna), lo trovate ai link sotto:

amazon  Kindle

Mondadori  Kobo

Feltrinelli kobo

domenica 15 aprile 2018

Il relatore






Non voglio mentirvi, non sono uno dei buoni, non sono neanche particolarmente generoso, però posso affermare, alla luce della mia piccola carriera in progress, di essere uno scrittore, magari non eccelso, sicuramente autodidatta, probabilmente dimenticabile, però pur sempre uno scribacchino e credo nel famoso proverbio, una mano lava l'altra. Credo nella collaborazione, molto più proficua della spietata competizione e credo anche nelle affinità, elettive a volte a volte solo anagrafiche, geografiche, di genere.
Morale da qualche tempo ho iniziato a presentare autori e quest'anno sono a quota due, un' esperienza faticosa, ma gratificante, bisogna leggere il testo, preparare le domande e soprattutto sapere mettersi da parte, castrando il proprio ego, per un giorno, un'ora, uno spazio da dedicare a un collega scrittore.
Luca Occhi, che mi ha presentato a San Lazzaro, ha detto parole illuminanti sull'argomento:
"ci sono gli scrittori che preferiscono competere e snobbare i colleghi, ci sono quelli che invece credono sia più vantaggiosa la collaborazione", mi perdoni Luca per la parafrasi ma il senso era quello.
Noi che siamo addetti ai lavori sappiamo quanto sia difficile una presentazione, ipotetica la partecipazione, dubbio il risultato.
Portare in giro romanzi, belli o brutti che siano (lo giudicheranno i lettori) è diventata una sfida al nulla dilagante,  le librerie indipendenti, le biblioteche stanno diventando le roccaforti di una schiera di lettori e scrittori che a dispetto della imperante malinconia culturale, dei social e delle trasmissioni spazzatura, scelgono di uscire di casa per dialogare, per acquistare libri.
Siamo in un nuovo medioevo e il rinascimento probabilmente noi nemmeno lo vedremo.

giovedì 12 aprile 2018

La consistenza del sangue ... frammenti 2






"L’agente scelto Oliviero Billi è fermo in via Indipendenza, il berretto bianco sporco calato sugli occhi marroni, le mani grandi piantate sui fianchi, le gambe appena divaricate nei pantaloni blu della divisa estiva, si gode il lento procedere di decine di lavoratori, un fiume pigro e colorato che va gonfiandosi con il trascorrere dei minuti confluendo festoso verso il centro della città, piazza Maggiore.

La collega, Cristina Atti, sta masticando un ghiacciolo all'interno dell’auto bianca e blu della municipale, è a dieta ufficialmente da oggi e fa una fatica boia a rinunciare alla colazione classica – brioche salata vuota e cappuccino.

Sorride impercettibilmente Oliviero, lui non fa colazione al bar, non mangia le porcherie che masticano i colleghi, detesta bar e baristi di questa città cara, sazia e bugiarda.
Oliviero è un nostalgico, però non ricorda di chi o di cosa. 

Guarda il lento sciamare della folla e invidia quei sorrisi inconsapevoli, uno slancio vitale che lui non prova da anni. Laureato in storia contemporanea, concorso in polizia municipale e a seguire dieci anni per strada a osservare il mondo e la sua storia passargli davanti. Quarant'anni, un appartamento in un piccolo palazzo del centro di San Pietro in Casale, due genitori anziani, una fidanzata occasionale, impiegata nell'ufficio postale di San Pietro, e il suo lavoro. 

Un lavoro a targhe alterne, a flusso variabile, un giorno a regolare il traffico, un altro a fare il poliziotto per caso in ausilio alle altre forze dell’ordine, un altro a difendere il palazzo comunale dagli attacchi degli anarchici informali, un altro a liberare un appartamento occupato, un campo zingari, una scuola abbandonata, così senza tregua, un po’ vigile, un po’ poliziotto, un po’ coglione, pensa Oliviero, le mani sempre sui fianchi e un sorriso congelato sul bel viso abbronzato di corse in campagna e gli occhiali scuri che gli conferiscono un aspetto truce. Il suo ispettore lo ha pregato di indossarli solo quando è davvero necessario, spaventano il cittadino. Ma Oliviero pensa che ci vuole ben altro per spaventare il bolognese medio. Ben altro."

mercoledì 4 aprile 2018

La consistenza del sangue ... si va in scena

Prima presentazione come da tradizione presso la Libreria Il secondo Rinascimento a Bologna con la consueta squadra:
Andrea Piselli si confronterà con Sergio Dalla Val sul romanzo e Marco Piovella si occuperà delle letture.
L'amicizia passa attraverso i miei romanzi, si concretizza in questi eventi che nel tempo diventano pietre miliari della mia esistenza e non è retorica. Dal 2010, dalla prima presentazione, i miei anni sono contraddistinti dal cadenzato susseguirsi di eventi, presentazioni, momenti collettivi, gli unici in realtà dove esco dalla mia tana per socializzare.
Se siete di Bologna, se passate dal centro, se avete voglia di condividere una delle mie storie e un bicchiere di Pignoletto con il sottoscritto dovete solo appuntarvi luogo e ora.
Vi aspetto.

lunedì 2 aprile 2018

Assassinio sull'Orient Express




Se non era per Sky forse avrei perso questo piccolo capolavoro che donava nei giorni pasquali ai clienti affezionati, ne avevo sentito parlare in giro quando uscì nel natale 2017 e i commenti non erano lusinghieri, noioso, troppo esistenziale, troppo parlato, ripetitivo.

E' una delle versioni della famosa trasposizione di un romanzo di Agatha Christie scrittrice che non amo sopratutto per lo stile, come non amo il giallo classico.
La realizzazione portata in scena da Kenneth Branagh è sublime.
Vendetta, complotto, giustizia, redenzione, espiazione, nella migliore tradizione teatrale come in una tragedia del grande Shakespeare. Kenneth Branagh mette lo spettatore di fronte ai grandi quesiti: Il senso della giustizia, l'esigenza riparatrice, l'armonia della natura.
Poirot inaspettatamente etero, magro, è elegante, compulsivo ossessivo, grande conoscitore dell'animo umano, con un senso morale superiore e un gran bisogno di vacanza che nel film si concretizza nel suo divertito modo di leggere Dickens.
Narrativa si mescola a finzione cinematografica in uno scenario innevato imponente.
Dimenticavo, il cast è stellare, tantissimi attori tutti bravissimi, 90 minuti di grande cinema.

sabato 31 marzo 2018

La consistenza del sangue ... articolo del Corriere







Primo articolo, Corriere di Bologna a firma di Massimo Marino, bella sorpresa nell'uovo pasquale.
Un bravo giornalista riesce a sintetizzare e nello stesso tempo a sottolineare gli elementi essenziali.
Marino è davvero bravo in questo.
Grazie

domenica 25 marzo 2018

Buio relativo



Quando Antonio Bagnoli editore Pendragon mi ha scritto chiedendomi in amicizia di presentare il primo romanzo di Daniele Guidetti, ho accettato, perché Antonio mi piace, è un editore bolognese, uno che coraggiosamente tiene la posizione in un mercato editoriale dominato dai soliti noti.
Non conoscevo Daniele e sono andato a documentarmi in rete mentre cominciavo a leggere il romanzo, e ho scoperto con una certa emozione che questo signore è uno dei primi fotografi di fashion italiani che tradotto significa moda, sfilate, luoghi luccicanti dove donne bellissime indossano abiti di famosi stilisti, un professionista dell'immagine, una persona lontana da me e dal mio mondo, tanto concreto quanto localizzato.
Abbiamo fatto conoscenza a cena dalle mie parti e al di là della sua simpatia ci siamo incontrati su un  punto fondamentale e decisivo, la scrittura creativa.
Tutto il resto, la nostra storia, i diversi ambiti lavorativi, la differenza generazionale, sono finiti sullo sfondo.
Il suo romanzo mi è piaciuto perché risponde a una regola tanto semplice quanto indispensabile per piacere, intrattenere il lettore spingendolo a continuare nella lettura pagina dopo pagina per capire come andrà a finire.
La storia è dinamica, un romanzo d'azione, e visto che sto guardando Narcos e sono un appassionato di Breaking Bad non poteva non piacermi. Si parla di narco traffico, di sud America, c'è molta violenza ma è la stessa violenza che puoi leggere in una qualsiasi adventure di Don Wislow, o Faletti, perché questo romanzo ha una caratteristica che lo distingue dai miei, è un prodotto che potrebbe essere esportato e trasposto cinematograficamente. Daniele Guidetti è uomo che vive di immagini e si vede da come riesce a renderle vive sulla carta.
Permettere al lettore di vedere un luogo o una situazione attraverso parole scritte al computer non è da tutti e Guidetti ci riesce con facilità probabilmente grazie alla sua esperienza professionale, chi lavora con le immagini deve per forza capire quale inquadratura, sfumatura, colore sarà più efficace per sedurre il pubblico e il suo Perù vero o ricostruito che sia diventa luogo magico attraverso le pagine di Buio Relativo.

Se fossi uno che azzarda punterei sul suo primo romanzo.
Ma sono troppo vecchio per scommettere, mi limito a consigliarvelo, dentro troverete un mondo, molti personaggi interessanti, molta azione e anche l'amore, come nella migliore tradizione letteraria, 350 pagine di puro intrattenimento con alcuni spunti di riflessione sulla vita e sulle dinamiche che ci portano a volte, quasi casualmente, sull'orlo del precipizio.

Una scommessa tutta italiana che parte da Bologna con la speranza di conquistare il mondo.


mercoledì 21 marzo 2018

#taxiwriter ... un nuovo modo di leggere la città



 Le presentazioni sono una cosa vecchia, le facciamo perché è una piacevole consuetudine incontrare i lettori, perché sono un modo per sancire la propria presenza in città, come fanno i cani quando marchiano il territorio.
Sono passato da lì, in quella libreria, in quella biblioteca, in quel locale, quindi sono, esisto, qualcuno mi ha dato spazio e credito per raccontare l'ultimo romanzo, l'ultimo libro, ma lo sappiamo tutti che è già cosa superata, a meno che tu non sia un youtuber brufoloso o un rapper scatenato.
Oggi tutto passa dalla rete, anche io in questo momento che scrivo, e tutti acquistano in rete, libri, telefoni, abbigliamento, videogiochi.
Dopo una presentazione la cosa importante è postare le immagini e devono essere credibili, una presentazione disertata meglio non farla vedere, allora si mostrano solo i protagonisti, lo scrittore, il relatore, il locale.
Un gioco di specchi, uno sbattimento senza pari.
Sabato 24 marzo 2018 invece parteciperò a un nuovo esperimento tutto bolognese, probabilmente già tentato altrove, ma non ne ho trovato traccia.
Nell'ambito di rosaenero festival sarà possibile trascorrere trenta minuti con uno scrittore a bordo di un taxi Cotabo sui luoghi del romanzo e della narrazione.
Trovate tutte le indicazioni cliccando il link in rilievo.
Una nuova idea.
O ci reinventiamo ogni giorno o rischiamo di scomparire.
Leggere sta diventando una nuova forma di resistenza e non aggiungo a cosa, lo sapete già.