giovedì 18 luglio 2019

lo scrittore e l'impegno sociale



Leggo in questi giorni tristi per la morte di Camilleri gli interventi di altri che come me scrivono e in qualche modo, come me, pubblicano, quindi per definizione scrittori.
Molti di questi parlano, come già avevano fatto in passato, dell'impegno politico e sociale che deve essere patrimonio dello scrittore che proprio in virtù del suo essere ha un dovere morale, civico, politico, di esprimere una posizione, di schierarsi.

Utilizzo il mio blog che ogni anno registro e nel quale sono davvero libero di esprimermi, visto che nessuno vi obbliga a leggermi, per dire che secondo me, il fatto di essere uno che scrive non mi obbliga necessariamente a prendere una posizione e non lo faccio, non  perché rischierei di perdere il 50 per cento dei miei sparuti lettori, ma semplicemente perché non credo che lo scrittore abbia questo dovere morale.

Il fatto di scrivere romanzi, racconti, non mi colloca su un piano diverso dal mio vicino di casa che è molto bravo a riparare impianti idraulici, o al mio medico che è molto bravo a curarmi, io sono uno che ha la presunzione, la faccia tosta e anche l'arroganza di scrivere storie con la pretesa addirittura di venderle,  se fossi un grande scrittore, come Camilleri, forse potrei anche pensare di usare la mia autorevolezza culturale per dire la mia, ma nel mio caso rischierei solo di coprirmi di ridicolo.
Credo che chi vuole capire come la penso dovrà fare lo sforzo di leggere una mia storia e forse qualche indizio utile lo troverà in quei luoghi.

In conclusione:

Ognuno si senta libero di fare le proprie battaglie come meglio crede, scrivendo proclami in un qualsiasi network, esprimendo imdignazione, piuttosto che solidarietà e sacro furore per la causa che crede di dovere perorare, ma lasci gli altri liberi di rimanere nei propri stracci.

Come dichiarò Eco smuovendo l'ira di tanti non concordi con lui:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.

Io la penso nello stesso modo, cerco di usare i socialmedia per pubblicizzare i miei libri, per raccontare storie, mostrando, al massimo, tramonti siciliani e condividendo la recensione di un film o un libro. A volte racconto la mia battaglia sindacale nell'unico ambito che conosco abbastanza bene, il mio lavoro, il resto, l'impegno politico, la sana passione sociale, la lascio a chi ancora ci crede, ai professionisti della politica e a chi non ha mai nessun dubbio, nessuna incertezza, beati loro.

giovedì 4 luglio 2019

Liga ... non è tempo per noi




 La prima tappa dello Start Tour 2019, in programma a Bari, non è andata benissimo: sembrerebbe che dei 50 mila posti disponibili, i biglietti venduti siano stati soltanto 30 mila, poco più della metà

Rubo dal Giornale di Sicilia.

Una breve riflessione.
Io seguo Ligabue dagli esordi, ho quasi tutti i suoi cd, tranne gli ultimi.

Ho amato il suo stile ruvido emiliano, mi piaceva il suo approccio rock e romantico, da Non è tempo per noi, a Ho messo via, Ballando sul mondo fino a Una vita da mediano, Tutti vogliono viaggiare in prima e potrei citarne tante altre.

Ma devo ammettere che, a differenza del meno affine Vasco Rossi, Ligabue ha sempre avuto il problema della ripetitività di toni, ritmi, e in molti casi contenuti.

Adesso siamo davvero al capolinea, non lo ascolto più e come nel caso di Jovanotti alcuni brani mi muovono un discreto fastidio, come l'ultimo Certe donne brillano, con il suo consueto ammiccamento al pubblico femminile fatto spesso di retorica e banalità.

Ero convinto che nel nostro paese il pubblico bue seguisse pedissequamente le mode e le abitudini senza scartare mai di lato  e che Ligabue avrebbe continuato a incassare lodi fino alla fine del suo tempo lavorativo, forse mi sbagliavo e questa potrebbe essere l'unica nota positiva nella constatazione della fine di uno degli ultimi mostri sacri del rock italiano.

Tutto ha una fine, a volte basta ammettere di non avere più nulla di interessante da proporre, e cercare magari nuovi interessi nella vita.

domenica 30 giugno 2019

Compagno di scuola



Ieri sera ho festeggiato con una ventina di amici il nostro diploma 1979, quinta G, Liceo Scientifico Augusto Righi, 40 anni e sentirli tutti, vi assicuro.
La serata è stata, a dispetto di qualsiasi aspettativa personale, piacevole, nessuno struggimento fuori luogo, nessuna nostalgia mal riposta, un semplice ritrovarsi fra sopravvissuti.
Perché diciamocelo, arrivare a 59 anni, 60 nel mio caso, integri e lucidi, in questo modello sociale, è davvero un miracolo.
Noi c'eravamo, quasi tutti, purtroppo qualcuno non ce l'ha fatta, ma l'abbiamo ricordato in maniera degna.
Cosa rimane davvero per me?
Rimane questa canzone.
Io già allora sentivo la nostalgia per quel magico periodo che mai si sarebbe riprodotto.
Erano gli anni 70, avevo 18 anni, una incredibile esigenza di fare sesso, e nessuna femmina realmente disponibile.
Parlavamo molto, ci ubriacavamo molto e le canne, le manifestazioni e tutto quell'insieme di scemenze che molti miei coetanei hanno vissuto.
Fra le botte e le ubriacature è un miracolo che si sia arrivati integri fino a qui.
Era in quel preciso momento, in quell'attimo, che si sviluppava il mito, non oggi, non alle cene piacevoli ma distanti.
Quindi ragazzi, che non stimo e non amo, protagonisti del vostro presente, non sperate un giorno di ritrovarvi e cantando in una qualsiasi serata rivivere quella magia, perché la magia è solo di quel momento, il momento esatto nel quale la vivete.
Il Righi era magico perché c'era una mitica sezione G che faceva magie e vi amo tutti voi superstiti di quegli anni e di voi canterò le gesta nei miei scritti, mimetizzandoli fra morti ammazzati e noir bolognesi, perché io Fabrizio e Adriana me li ricordo bene perché ditemi chi non si è mai innamorato di quella del primo banco.

Vi lascio con Venditti, una buona estate e coccolate il vostro passato, alla fine sarà l'unica cosa a farvi compagnia.

sabato 29 giugno 2019

the rookie




Un collega mi ferma per le scale e mi dice guarda The Rookie sulla Rai, merita, sai c'è quello che faceva Castle.
La serie del famoso scrittore con poliziotta al seguito l'ho vista tutta e mi ha deluso solo alla fine, quindi mi sono armato di santa pazienza e sono andato a cercare in rete la serie che mamma Rai ha già trasmesso ma della quale non ho trovato nulla su Rai Play.
Parentesi, ma quanto sono scadenti e poco fruibili sia Rai Play che Mediaset play?
Destinate a essere soppiantate da sky, netflix e forse anche Prime.

Detto ciò, ho visto la prima puntata e mi è piaciuta molto.
La storia di tre reclute della polizia di Los Angeles con un anziano poliziotto (40 anni) che mi ha fatto pensare alla mia esperienza diretta, anch'io sono entrato in PL a quarant'anni.

Per dovere di cronaca, non c'è confronto fra il nostro lavoro e quello della polizia americana.
Sono convinto che in Italia Polizia Locale, Polizia di Stato e Cc svolgano compiti molto simili, con la differenza che noi abbiamo molte più mansioni da espletare in capo a un giorno, dalla commerciale all'edilizia passando per la polizia giudiziaria etc ma sono cose già dette quindi noiose.

La giornata di lavoro di un poliziotto americano è molto diversa, regole d'ingaggio diverse, molti conflitti a fuoco, molti morti anche fra le forze dell'ordine.

Però alcuni elementi in comune ci sono fra noi e loro, lo spirito di corpo, l'entusiasmo di fare un lavoro al servizio della collettività, l'adrenalina dell'azione, i traumi e i lutti da rielaborare, lo stress di un lavoro che si svolge sulle 24 ore 365 giorni l'anno.

Insomma ho sentito una vicinanza con quei poliziotti televisivi, con tutte le licenze artistiche del caso.

Serie ben orchestrata, bravo Nathan Fillion e bravi tutti, sulla Rai o in rete.

mercoledì 26 giugno 2019

Red Dead redemption due



Ci sono i Souls, poi ci sono giochi come questo che non c'entra nulla con Dark Souls e forse era la pausa video ludica di cui avevo bisogno.
Le dinamiche di gioco sono completamente diverse bisogna entrarci gradualmente e alla fine è come trovarsi dentro un film interattivo del quale tu decidi la trama in parte, ma che in realtà segue binari preordinati,  basta seguire i binari e fare le scelte opportune.
Il gioco è molto bello, l'ambientazione favolosa a chi piace il genere, i dialoghi spesso intriganti, è un gioco ricco di personaggi, situazioni, estremamente longevo fino al limite della noia, perché se vuoi completare tutte le missioni e situazioni immagino siano necessarie centinaia di ore.
C'è anche una parte online che credo sia praticamente un altro gioco.
Insomma è un gioco da provare con un solo problema, non c'è l'ansia, la frenesia, l'eccitazione di un qualsiasi souls, le dinamiche nevrotiche, gli scontri definitivi, la cooperazione online per sconfiggere i boss, insomma tutte quelle caratteristiche che mi hanno cambiato la vita di video giocatore.
Attendo con trepidazione Elder Ring sperando di ritrovare quelle atmosfere  e cavalco flemmatico nelle immense praterie di Red Dead cercando un senso in tutto ciò

martedì 25 giugno 2019

Big little lies 2

CONTIENE SPOILER


Era così scontato che Meryl Streep sarebbe stato l'elemento disturbante della seconda stagione, avrei potuto scommetterci dei soldi, non sapevo che avrebbe rivestito il ruolo della madre psicotica del maschio violento della prima stagione, ma sapevo che sarebbe stato elemento di spicco e negativo di questa seconda.

Devo essere sincero, ottimo cast, brave tutte queste leonesse hollywoodiane, muovono però in me un fastidio di tipo ideologico, nell'epoca della morte della sinistra ecco che queste stucchevoli borghesi annoiate mettendo in scena un dramma inconsistente smuovono in me la parte antiborghese sepolta sotto anni di ignavia.
Dai … il protagonista negativo della prima serie che muore cadendo dalle scale, dopo avere massacrato una Nicole Kidman che in questa fiction interpreta la parte della minchiona passiva pervasa dai sensi di colpa e dalla nostalgia per quel rapporto malato con lo stupratore di turno.

La crisi esistenziale della bella  Zoe Kravitz che non riesce a superare il trauma per avere spinto lo stronzo mentre massacrava la moglie e le sue amiche..

La figura della madre/suocera/ nonna insopportabile, perfida, infida e scommetto destinata a fine iniqua, insomma un drammone poco credibile, come poco credibili le situazioni e le protagoniste, compresa la ritrovata famiglia dei due gemelli perfidi e nevrotici con il fratellino acquisito tramite stupro.

Insomma, che strazio, certe sceneggiature americane buone davvero per un pubblico anestetizzato, no realismo, no costruzione, trama scontata, peccato, un'occasione perduta e un cast stellare sprecato.



domenica 23 giugno 2019

grandine




Ieri è caduta la grandine su Bologna.
Non solo su Bologna ma io vi racconto di Bologna perché c'ero.
Guardavo quella specie di tifone a 120 km orari abbattersi sulla mia piccola up e non potevo fare nulla, se fossi uscito a proteggerla con il mio corpo, e forse meglio avrei fatto, adesso sarei morto o ferito gravemente e non dovrei pagare 1200 euro di danni, visto che da inguaribile coglione non ho assicurazione cristalli ed eventi atmosferici.
Starei meglio se fossi morto? Chissà almeno non dovrei dare uno stipendio a carglass e varie ed eventuali.
Morale?
Forse ha ragione la piccola svedese che ha solo un difetto, non è simpatica, non buca lo schermo, almeno il mio e non mi convince, non mi fido di lei, troppo mediatica, già in classifica di vendite con la sua casa in fiamme.
Però una cosa ve la posso dire.
Ieri a Bologna c'era l'apocalisse, senza se  senza ma.
Mi dispiace per chi verrà dopo di noi, a loro decidere il senso di fare figli in questa terra di nessuno.

venerdì 21 giugno 2019

l'italia s'è desta



Premetto non amo il calcio.
In passato mi è capitato di tifare rossoblu, avevo 14 anni.
Qualche volta ho seguito i mondiali, sono stato uno dei primi a guardare le partite con i commenti della gialappa's.
Mi fa schifo tutto il business che gira intorno al calcio, il calcio mercato, le varie collusioni etc.
Non mi piacciono i calciatori, tatuati, milionari, padroni del mondo, padroni delle vite di chi ha solo un interesse nella vita il campionato di calcio.

E' per questo motivo che scrivo due parole di gratitudine nei confronti della Nazionale femminile, controcorrente, davvero alternativa, coraggiosa, caparbia, tenace, queste splendide fanciulle da tempo giocano a questo buffo sport, ma solo ora emergono, perché in assenza del calcio di serie a, quello maschile che da tempo mostra lacune e criticità a livello nazionale, ecco che il calcio femminile diventa momento da guardare, record d'ascolto, motivo d'orgoglio.

Le azzurre stanno dimostrando al paese che non hanno bisogno del paesuncolo per giocare bene, per tirare fuori la grinta e il talento, loro sono  vere sportive comunque vada a finire, lo erano prima di questo mondiale, lo saranno dopo.

Ma il pubblico italico se ne accorge solo ora, per caso, per astinenza, si commuove dell'addio di Totti, di un ambiente tanto maschile quanto ridicolo, con la sua ostentazione, la sua arroganza.

Spero che queste ragazze vadano avanti, spero che mantengano la loro forza e che non vengano fagocitate dal solito universo fatto di calcio mercato e interessi milionari.

In un' italia che non ce la fa a ripartire fra crisi di governo e promesse mai mantenute, un italia tutto calcio niente cultura io tifo per loro, per le azzurre, dimostrazione di vero spirito sportivo.

giovedì 20 giugno 2019

Philip Roth perché scrivere?



Non poteva mancare nella mia libreria un saggio dedicato al grande Philip Roth e lo sto leggendo, quasi centellinando, anche se vi confesso che speravo, senza nessuna anticipazione,  che fosse maggiormente dedicato alle motivazioni che spingono un individuo alla scrittura, invece la prima parte è diffusamente dedicata al suo ruolo di scrittore ebreo nei confronti della comunità ebraica americana, un po' noioso l'argomento per un "gentile" come me, però ci sono alcune chicche che valgono la spesa, come un racconto su un Kafka redivivo che diventa maestro di un Philip Roth bambino e muore anziano e un'intervista al grande Primo Levi con il quale aveva un rapporto di amicizia come si addice a due grandi della letteratura moderna, pochi incontri ma fondamentali.
L'intervista del 1986 o giù di lì è fantastica, sembra di avere Levi nel salotto di casa propria che racconta la sua carriera parallela come dirigente di una fabbrica di vernici, la difficoltà di conciliare le due vite, quella di dirigente di una piccola azienda e quella di scrittore, il sollievo quando finalmente in pensione si ritrovò a coltivare solo la passione creativa, l'importanza che ebbe nella sua vita l'esperienza lavorativa come aggancio alla realtà, e alcuni accenni al suo capolavoro, Se questo è un uomo, con la leggerezza che può emergere solo in un dialogo fra amici.
Sapevo di avere fatto un grande acquisto.
In due incomparabili testimoni del nostro tempo riesco a ritrovare rinnovato il senso di essere qui ora magari coltivando la solitaria passione della scrittura rincorrendo la realtà come se fosse sempre un passo innanzi a me.

lunedì 17 giugno 2019

the wife



Dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna.
Cosa significa vivere nell'ombra di un grande romanziere che viene convocato a Stoccolma per ritirare il Nobel per la letteratura?
The wife in realtà è un film sui tormenti della scrittura, sullo struggente tema del talento, della creatività, è un film sull'amore per la scrittura creativa e sulla relatività dei ruoli nella vita di ognuno di noi.
Ci sono persone che nascono con un talento, altre che diventano brave in una qualsiasi arte o attività con spirito di sacrificio e dedizione.
Ci sono persone che per quanto impegnate o risolute non diventeranno mai bravi scrittori o autori di successo perché non hanno il sacro fuoco dentro e non creano strutture degne di emozionare i lettori.
Ci sono anche tanti talenti nascosti che per una serie di motivi difficili da decifrare non diventeranno mai autori di successo.
The wife scava a fondo e in un' ora e mezza di buon cinema racconta una favola, che potrebbe essere un brutto incubo o l'inizio di un sogno.
Guardandolo era inevitabile chiedersi dove mi colloco io nel vasto esercito di scrittori?
Preferisco lasciare a voi miei intrepidi lettori l'ardua sentenza.

sabato 15 giugno 2019

Chernobyl



Ho iniziato a vedere Chernobyl, un pugno allo stomaco.
Una riflessione sulla nostra storia, nostra di stupidi esseri umani votati all'autodistruzione, dedicata alla incapacità di prevenire i disastri, all'arroganza del potere in qualsiasi forma venga esercitato, alla capacità tutta politica e totalitaria di controllare le informazioni, nascondendo, occultando, omettendo e chi se ne frega della verità, chi se ne frega di salvare vite, l'importante è il controllo delle informazioni ... potere assoluto.
La ricostruzione è realisticamente agghiacciante, i protagonisti autentici, sembra quasi un documentario, non lascia spazio alla fantasia, rimane solo la speranza che errori simili non si ripetano.
Su Sky

venerdì 14 giugno 2019

fallout 76



Ho giocato a Fallout da quando uscì per la prima volta, casa seria la Bethesda non a caso ho amato Oblivion, Skyrim Fallout 3, ero quasi convinto che Bethesda facesse davvero la differenza perseguendo non solo la qualità ma anche e soprattutto i contenuti.
Ma gli amori spesso finiscono e quando ho deciso, nonostante i dubbi, di acquistare Fallout 76 ero ancora in lutto per la conclusione della saga Dark Souls e cercavo un gdr che potesse almeno avere un senso, ma mi rendo conto di avere riposto troppe speranze in un gioco nato vecchio.
mi sono ritrovato nel consueto vastissimo universo di fallout ma con qualche giocatore online in linea di massima spaesato come me, con una macchina grafica lenta e molte frustrazioni ludiche.
Quindi per farla breve oggi ho venduto il gioco e ho comprato Red Read Redemption 2.
Gioco nuovo, aria nuova e sicuramente alta qualità a al diavolo i gdr ne riparliamo nel 2020 con Elden Ring, spero

giovedì 13 giugno 2019

Happy



Non so se avete presente Christopher Meloni uno dei più carismatici interpreti di Law & Order, vestitelo come un barbone, trasformatelo in un ex poliziotto alcolista e tossico dipendente e avrete uno dei due principali protagonisti di Happy, l'altro non lo conoscete di sicuro perché è un piccolo unicorno blu.

Ho impiegato un po' di tempo per decidermi a vedere questa serie poi senza informarmi ho cominciato e so già che me la gusterò fino alla fine.
Tratta da un fumetto di Grant Morrison del 2012, è una delle serie più liberatorie assaggiate dal sottoscritto in rete, non aspettatevi buoni sentimenti ma ultra violenza e sangue e linguaggio esplicito inframmezzati da svolazzi disneyani dell'unicorno Happy.

In Happy il mondo è brutto, maleodorante e cattivo quasi come nella realtà ma per fortuna esiste un anti eroe come Nick Sax che non ha rispetto per nessuno ... o quasi, irresistibile carogna provato dalla vita ma alla fine con un cuore d'oro.

L'idea dell'anti eroe liberatorio appartiene anche a uno dei personaggi dei miei romanzi quel Massimiliano Re di Lupi neri su Bologna, un personaggio che potrei anche un giorno fare tornare perché cosa c'è di più bello che liberare gli istinti almeno sulla carta?

Su Netflix

martedì 11 giugno 2019

the sinner


The Sinner/ Il peccatore

Al di là della bellezza della protagonista che contrasta, probabilmente in maniera voluta, con la bruttezza di tutte o quasi le altre figure femminili della serie, è indiscutibile anche la sua bravura, insieme alla bravura di uno stropicciato Bill Pulman nei panni di un tormentato detective con una vita sentimentale/matrimoniale al capolinea e alcune brutte frequentazioni extra matrimoniali.

Alla fine la trama si gioca tutta sul rapporto fra il detective tenace e la giovane madre accusata di un efferato e inspiegabile omicidio e come al solito, come nei neri eccellenti, la storia non sarà né scontata né intuibile, perché la buona fiction come la cronaca nera si muovono sui binari delle consuetudini umane composte da orrori familiari, storie pregresse, fantasmi irrisolti e drammi interiori.

Una serie da servire fredda accompagnata magari da uno spritz Campari per facilitarne la visione in quella che si preannuncia un'estate umida e soffocante.

Su Netflix che continua a proporre prodotti davvero interessanti

lunedì 10 giugno 2019

il bibliotecario di via Gorki ... recensione



Ci sono recensioni casuali, alcune tirate via, altre per obbligo, per piacere, per amicizia, per sdebitarsi.
Poi ci sono recensioni come quella che segue fatta dall'associazione L'isola del tesoro e nemmeno firmata, ma tanto puntuale e analitica da non potere passare inosservata.
Quindi vi passo il link e chi non ha letto il romanzo forse troverà un buon invito ala lettura.
Recensione

domenica 9 giugno 2019

la nostra storia ...L' EREDITÀ DI CARLO CONTI







Scopro per caso questo video che vi passo con i commenti del caso.

Premetto, non conosco la persona che ha commentato il video  esternando alcune considerazioni che condivido.

Le persone, i concorrenti che vedrete, sembrano persone normali, ma non appartengono alla mia parte di universo, non conoscono  pezzi fondamentali della nostra storia, come alieni atterrati ieri sul pianeta

Non hanno idea del passato, sono talmente sprovveduti da non sapere del secondo conflitto mondiale, non conoscono neanche approssimativamente le date, non sanno che iniziò nel 39 e terminò nel 45, e davanti ad alcune ipotetiche date, impossibili da sbagliare per un qualsiasi essere umano non solo italiano ma di qualsiasi nazionalità, riescono in 3 a dire la cosa sbagliata e la quarta non sbaglia per pura esclusione.

Il video che suppongo autentico, vista la presenza del Conti nazionale, non ha bisogno di altre considerazioni, merita di essere guardato e assimilato come certe medicine amare ma necessarie alla nostra consapevolezza.



Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo.

Primo Levi



Aggiungo io tutti coloro che non conoscono il proprio passato sono destinati a non avere un futuro, condannati per il loro pezzetto di esistenza a un presente pieno solo di like e di selfie conditi da sorrisi idioti e smorfie ridicole.

giovedì 6 giugno 2019

BURNOUT frammenti 3





Ciao ragazzi 

un nuovo brano dal mio ultimo romanzo.

Vi ricordo che domani 7 giugno sarò alle librerie Coop di Borgo Panigale per il mio secondo firmacopie dalle 14 alle 18, vi aspetto

mercoledì 5 giugno 2019

Highwaymen l'ultima imboscata



Leggendo solo il titolo di una recensione di MYmovies  mi scopro reazionario, solo perché il film viene considerato reazionario da Andrea Fornasiero che sicuramente è un giovane e valente esperto di cinema.
Sono vecchio e perché no mi piace comunque stare dalla parte della legge per quanto spietata e reazionaria in questo film d'azione.
Non conosco la vicenda di Bonnie e Clyde e mi andrò a documentare, ma non è importante ai fini della realizzazione di una fiction, l'importante è la tenuta della storia narrata imperniata soprattutto sui due cacciatori, due vecchi e malandati ranger interpretati magistralmente da Kevin Costner e Woody Harrelson ingaggiati ufficiosamente per catturare i due criminali.

Bello il rapporto fra i due, intenso lo scambio verbale fra Kevin Costner e il padre di Clyde, intensa anche l'America della depressione dove due criminali da strapazzo diventano due eroi leggendari e la vicenda ricorda per certi versi quella più vicina a noi anche geograficamente di Igor, dove un qualsiasi delinquente può diventare famoso solo con il passaparola e qualche efferato omicidio sulle spalle.
Il film mi è piaciuto perché non è retorico, non indulge a inutili sentimentalismi, è uno spaccato di storia di un periodo feroce e drammatico per l'America ha anche una atmosfera western e crepuscolare che lo rende sapientemente malinconico e struggente.

Quindi mi perdoni Andrea Fornasiero se fra tutte queste caratteristiche non riesco a trovarlo reazionario, ma come scrivevo all'inizio la causa è forse la mia stessa natura lontana da inutili considerazioni garantiste anche quando si tratta di raccontare una storia per il grande pubblico.

lunedì 3 giugno 2019

ciao Luca



Mi chiama questa mattina un amico e mi comunica che uno dei miei lettori abitante a Corticella non è più fra noi.
Una riflessione è d'obbligo per alcuni motivi.
Questa persona partecipava regolarmente alle presentazioni dei miei romanzi da alcuni anni, le ricordo quasi tutte, la prima volta mi avvicinò a una presentazione alla biblioteca di Casa khaoula in via Di Corticella.

Gli piaceva Greco, amava il fatto che Trebbi fumasse il sigaro e anche Greco in alcune situazioni, era persona colta e gentile e mi ricordo alcune chiacchierate in coda alle presentazioni fino all'ultima il 24 maggio scorso al Blues Cafè dove mi aggiornava sui suoi scritti, un romanzo storico che aveva spedito ad alcune case editrici locali che gli avevo precedentemente suggerito.

Giunto a questo punto del mio percorso non parlo tanto di amici che sono pochissimi, selezionati e spesso dispersi nei loro guai, parlo di incontri e nel mio peregrinare fra presentazioni e firma copie mi sono costruito una rete di contatti e consuetudini che ormai compongono il mio percorso di scrittore.

Alla fine le persone che mi seguono, mi leggono, mi raccontano loro esperienze e condividono un'analoga passione sono parte del mio attuale modo di vivere il presente.

In buona sostanza mi mancherà Luca anche se lo conoscevo appena.

Spero solo che il suo romanzo possa piacere a uno degli editori ai quali è stato inviato, sarebbe bello potere vedere un suo scritto in una qualsiasi libreria, un bel modo di perpetuare la sua essenza nel mondo,  sicuramente lui ne sarebbe felice.

Come mi disse un tempo un collega poliziotto con un grande senso pratico, io ho già raggiunto la mia fetta di immortalità perché i miei romanzi, belli o brutti, continueranno a vivere negli occhi di chi vorrà leggerli anche dopo di me.
Invecchiando questa considerazione mi dà sollievo.

Buon viaggio Luca ovunque tu sia diretto.

sabato 1 giugno 2019

after life



C'è questa sensazione di liberazione guardando After Life, dopo la vita.
L'attore inglese, bravissimo, affronta un tema tanto tragico quanto senza tempo, come quello della morte di una persona cara, la morte della propria compagna.
La morte in realtà è il tema dominante della serie ed è trattata con una tale leggerezza da diventare quasi innocua.
Il protagonista che vedete in foto, non rinuncia alla vita a suo dire soprattutto per non lasciare il cane della coppia, ma in questo modo affronta il quotidiano con  totale libertà d'azione, non ha remore, né preoccupazioni legate all'apparire, non ha scrupoli, neanche la necessità di mentire, non ha desideri, non ha cupidigia, non deve mentire, e le situazioni che scaturiscono dalla sua totale disperazione e disinteresse per gli affari umani è di una comicità irresistibile, con alcuni inevitabili momenti di struggente malinconia.
Su netflix

giovedì 30 maggio 2019

firmacopie BURNOUT giugno 19





giugno 2019 firmacopie del mio nuovo romanzo, un modo incredibilmente coinvolgente per conoscere lettori, parlare di narrativa, e farsi nuovi amici, nel video date e luoghi


mercoledì 29 maggio 2019

BURNOUT frammenti







All'interno di #burnout si parla dei diversi aspetti della psicosi, e dello stress lavorativo, è un romanzo nero, è un romanzo di intrattenimento, ma c'è anche spazio per la riflessione.

Vi lascio con un brano che parla di un accertamento sanitario obbligatorio visto dalla parte di chi deve in qualche modo portarlo a termine, gli agenti della Polizia Locale.

martedì 28 maggio 2019

Here and now

 

Chissà perché noi italiani non riusciamo a eguagliare gli americani nelle fiction, non è solo questione di soldi, si tratta anche di sceneggiatori che fanno davvero la differenza.
Tralasciando Coliandro che ha sceneggiature debolissime compensate dal carisma del personaggio, dalle situazioni paradossali e dalla bellezza della città, tralasciando Montalbano che ha alle spalle i romanzi del maestro Camilleri, non trovo in Italia pacchetti interessanti dal punto di vista della regia e della sceneggiatura, se si esclude in treatment che però si ispirava a un format addirittura israeliano e aveva una sua potenza legata alla terapia, all'analista.
Here and now (Sky) è una serie americana, 10 puntate che raccontano le vicende di una famiglia borghese americana ricca e illuminata, lui, Tim Robbins docente di filosofia, lei Holly Hunter analista ex terapeuta, e alcuni figli tutti adottati tranne la diciassettenne Kristen, tutti con traumi ereditati dalle vite precedenti, una famiglia multirazziale e progressista.
Ma anche nelle migliori famiglie possono implodere le contraddizioni e Alan Ball (six feet under) è un maestro nell'analisi dei comportamenti umani, riesce a sezionare le situazioni mettendo a nudo i piccoli errori/orrori nei quali anche un illuminato filosofo americano può incorrere.
Sono a metà della serie quindi non mi sbilancio definitivamente se non per dire che tale profondità e analisi dei personaggi li trovo solo in questi prodotti.
Sembra che noi italiani abbiamo deciso ormai da anni di farci surclassare da qualunque creativo riuscendo a produrre fiction di qualità davvero mediocre, e anche il nostro cinema non mi pare stare meglio, come se non fossimo più capaci di analizzare la realtà, come se scavare nelle vite dei personaggi sia diventata impresa quasi impossibile, condannati a vedere prodotti dove la personalità dei protagonisti è quasi sempre sottile ed evanescente.
Unica eccezione che mi viene in mente è Rocco Schiavone, ma siamo ancora a parlare di narrativa che diventa fiction, quindi  bravo lo scrittore, bravo l'attore.
Povera Italietta, condannata alla mediocrità di un medioevo senza fine.

domenica 26 maggio 2019

Francesco Gabbani - E' Un'Altra Cosa (Official Video)





e in questa notte pre elettorale ci voleva il nuovo video di Gabbani tutto estivo con alcune citazioni cinematografiche interessanti, lui che lavora sulle tavole da surf ricorda molto un mercoledì da leoni e forse è solo casuale, ma anche le parole della canzone sono scanzonatamente riflessive.

La marijuana puritana non funziona, promette ma non fa, io per partito preso non son più partito.



Io invece per partito preso voto Gabbani domani, voto l'estate che tarda ad annunciarsi alla fine di un maggio da arca di Noé, voto i due giovani che si innamorano cavalcando le onde, non voto i partiti della attuale politica italiana così sconsolatamente deludenti, una sinistra che non sa più dire cose di sinistra, una destra muscolare e chiacchierona che promette ma non fa come la maria del video.



Insomma domani li manderei tutti al mare, ma hanno messo pioggia perciò mi sa che rimarrò in casa a contemplare il popolo che se la racconta e crede ancora alle false promesse.

io per partito preso non ci credo più.




mercoledì 22 maggio 2019

Il trono di spade ... che delusione







ATTENZIONE CONTIENE SPOILER

Poi non lamentatevi vi ho avvisato.

Ragazzi io sono uno che scrive storie, belle, brutte, poco importa, ma per scrivere storie devi avere una caratteristica, la capacità di inventare.
Dopo tanti romanzi e racconti acquisisci ciò che io definisco il disincanto dello scrittore che mi costringe involontariamente a scomporre la trama riconducendola al fine ultimo della scrittura creativa che è intrattenere.
Il trono di spade aveva una ricetta nata per piacere al grande pubblico, riuscendo a toccare i punti sensibili del lettore prima e dello spettatore dopo.
Gli sceneggiatori che hanno lavorato intorno all'ultima stagione hanno lavorato male, cavalcando un successo di proporzioni mondiali hanno fatto il più imperdonabile degli errori credendo, forse, che il pubblico avrebbe di buon  grado digerito qualsiasi soluzione.
Si sbagliavano.
La battaglia che sancisce la sconfitta dei non morti è ancora indovinata, ma nella quarta puntata avviene uno scivolone incomprensibile.
Non puoi muovere le armate dal nord separatamente, non puoi uccidere uno dei due draghi come se fosse scontato e facile abbatterlo, catturare uno dei personaggi femminili importanti senza spiegare come. 
La quarta puntata termina in maniera inaccettabile a mio parere, manca una regia sensata, manca un'idea.
La necessità di terminare in 6 puntate ha forse comportato scelte approssimative?
Mancava un' idea per cercare una conclusione epica? 
Anche i capolavori possono finire in polvere se non sono perfetti fino alla fine e Il trono di spade rischia fortemente di deludere i suoi seguaci, uno di sicuro, il sottoscritto. 

sabato 18 maggio 2019

Burnout a San Lazzaro con i grandi

Domani pioggia o non pioggia mi trovate a San Lazzaro nel pomeriggio alle 16.15 sopra le coordinate

venerdì 17 maggio 2019

Doppia presentazione a Corticella Burnout e Che fine ha fatto Sandra Poggi




Si torna a Corticella doppia presentazione primaverile con Burnout e Che fine ha fatto Sandra Poggi dell'amico Pappalardo, vi lascio alla clip e vi aspetto il 24 maggio 2019 alle 19

lunedì 13 maggio 2019

Massimo Fagnoni ci parla del suo libro 'Burnout' di Minerva Edizioni







Un piccolo assaggio del nuovo romanzo.
vi ricordo la prima presentazione giovedì 16 maggio 2019 a Bologna.
Libreria Il secondo rinascimento
ore 18

domenica 12 maggio 2019

Un biglietto per il naufragio



Barcellona … Genova, non le conosco, io di Genova conosco Frilli, Lauzi, De André, e alcune canzoni, tipo Genova per noi di Conte, io Genova la immagino attraverso le canzoni, Genova per me è Guido Rossa, e il porto, il pesto, il mare, e da quando leggo Piras, la focaccia.
Un biglietto per il naufragio alla fine è una storia di amore, triste e immortale come la storia d'amore in Casablanca e forse Piras capirà.
In questo romanzo che è jazz e forse anche blues c'è una storia nera, si parla di sfruttamento della prostituzione, ma al di là del tema sociale ci sono le atmosfere, e sono quelle che costituiscono il senso di una storia, ci sono i personaggi, il poliziotto Pagani e la sua insofferenza esistenziale e il suo collaboratore per caso Marino, inseguono fantasmi, ognuno con le sue motivazioni.
Perché sia chiaro, ognuno di noi si muove nel mondo per un motivo, salvare innocenti, togliere prostitute dalla strada, può essere nobile e encomiabile, ma dietro a ogni azione dei nostri eroi c'è un altra molla, imperscrutabile, soggettiva.
Alla fine gli anti eroi di Piras sono reali, perché sono umani.
Non ci sono ideologie nell'azione, ma solo coraggio e sprezzo del pericolo.
Il romanzo funziona, è credibile, smuove sentimenti e ci lega ai protagonisti e a un certo punto compare anche il Burnout, che non è solo una sindrome, ma anche il titolo del mio nuovo romanzo.
Coincidenze?
Forse.
Un biglietto per il naufragio. Fratelli Frilli Editori.

mercoledì 8 maggio 2019

BURNOUT









Alcuni miei lettori degli ultimi cinque anni non conoscono il mio primo personaggio seriale, il maresciallo Greco, responsabile del nucleo operativo dei carabinieri di Bologna.

Ho molto amato questo personaggio perché compare già in Bologna all'inferno, il mio primo romanzo e in realtà fa la sua prima apparizione in un racconto che poi fu di ispirazione futura, Pioggia sulla città.

Le avventure di Greco riprendono da qui, 2019, grazie a Minerva e a Roberto Mugavero che ha accettato la sfida di riportare in vita una serie dedicata ai carabinieri che lui conosce bene.

Dal 10 maggio lo troverete in tutte le librerie, prima presentazione ufficiale 16 maggio 2019 a Bologna

martedì 7 maggio 2019

Il ritorno del maresciallo Greco



Prima presentazione le coordinate sopra vi aspetto e attendo che il libro cominci a circolare nelle librerie, a giorni.

domenica 5 maggio 2019

i ragazzi della via Guardi





Via Guardi è un breve tratto di strada nel quale io e altri cinni come me trascorrevamo ore e intere giornate a giocare in un periodo della mia vita nel quale il tempo non aveva ancora un significato preciso, dal punto di vista esistenziale, andava riempito fra il pranzo e la cena, e spesso il gioco era l'unico scopo dello stare insieme, giocare a calcio, a tennis in strada a ping pong.
L'infanzia è una stagione strana a pensarci bene, dicono sia fondamentale per la vita successiva, peccato non poterla vivere compiutamente, troppo impegnati a crescere, sopravvivendo alle dinamiche di strada.

sabato 4 maggio 2019

moschettieri del Re




Ho visto Moschettieri del Re di Veronesi e l'ho fatto solo per un motivo, anzi due, ho letto tutti i libri dedicati ai moschettieri e li ho amati alla follia, mi sono commosso, ho riso, mi sono emozionato, in un periodo della mia vita, l'infanzia, nel quale l'avventura passava solo e unicamente nei romanzi per ragazzi e nei fumetti.
Ho visto anche diversi film ispirati ai romanzi.

Secondo motivo.
Pensavo che i 4 attori fossero garanzia di un sicuro divertimento.

Mi sbagliavo.
Il film è brutto, nonostante il cast di livello.
La sceneggiatura è scadente e in un certo senso è svilente nei confronti dei 4 attori italiani che sono fra i migliori nel nostro pur misero panorama.

Unico che si distingue per originalità e grinta è Favino, ma questo l'hanno già detto altri.

Avrei dovuto intuirlo perché i film diretti da Veronesi non mi piacciono, appartengono a un filone della cinematografia italiana che copre cronologicamente gli ultimi trent'anni e che pure uscendo da una banale generalizzazione potrei classificare come commedia brillante a un livello superiore rispetto ai classici film commerciali della più bieca commedia italica (cine panettoni per intenderci), ma che comunque non mi piacciono.

In conclusione, un'occasione perduta? Mi è venuto anche un dubbio, forse noi italiani non siamo in grado attualmente di produrre film brillanti e dinamici, penso con malinconia alle scene di azione del film.

Comunque se siete curiosi lo potete vedere su sky.

Se siete come me dei nostalgici dei 4 moschettieri vi consiglio di riguardarvi La maschera di ferro  del 98 che a distanza di 22 anni rimane un capolavoro



giovedì 2 maggio 2019

Bolognesi per caso





Quando mi chiedono quali dei miei scritti io prediliga subito penso ai racconti che sono davvero dei frammenti di vita, riflessioni spesso estemporanee, sogni allucinati, giochi pirotecnici, metafore in corsa.
Dentro i racconti c'è davvero la massima espressione del mio sentire e se faccio fatica a scriverne altri è solo perché sono, a dispetto del mio sentire, quelli meno venduti.
Vi regalo un frammento da Bolognesi per caso.
Tutto artigianale, perdonate il lettore.

mercoledì 1 maggio 2019

1 maggio



La festa dei lavoratori nel paese del lavoro nero.
Retorica? Chi se ne frega, leggo di quei laureati siciliani costretti a lavorare in un call center per 600 euro al mese.
Non è cambiato nulla, nulla potrà mai cambiare.
Penso ai contratti di apprendistato a 5 anni per permettere alle aziende di sfruttare manodopera a prezzi minimi retribuendo una miseria per apprendistati di lavori che si potrebbero imparare in 5 mesi.
Penso ai tanti che fanno lavori indispensabili come gli educatori professionali, gli operatori socio sanitari,  che però sono pagati con stipendi che non permettono loro di comprarsi una casa di costruirsi un futuro.
Il nostro è un paese arretrato e per certi versi sottosviluppato in un contesto europeo dove il lavoro ha un valore non solo quando produce beni di consumo ma anche e soprattutto quando è al servizio della società.
Ma chi se ne frega, l'importante è super pagare i calciatori e il loro mondo fittizio e non perdersi una puntata di Grande Fratello, questo è il nostro modello culturale vincente.
In questa giornata della retorica obbligatoria e delle piazze piene di niente io dedico un pensiero commosso e riconoscente ai tanti colleghi che sono in giro a metterci la faccia e la pelle per permettere a tutti gli altri di festeggiare.
Buon primo maggio colleghi e fratelli e attenzione là fuori è pieno di imbecilli.



martedì 30 aprile 2019

Si ricomincia da Burnout



Io ci sarò domenica alle 15,30 le coordinate le trovate sopra e probabilmente parlerò del mio nuovo romanzo. 
Vi aspetto

lunedì 29 aprile 2019

Tony Esposito - Kalimba De Luna 1984





Notte ore 24,30 mi sposto da un punto all'altro per recarmi al lavoro e come consuetudine ascolto radio due, in onda una replica della trasmisisone serale, i brani ballabili italiani anni ottanta e parte Kalimba de Luna, 1984, Tony Esposito ed esplode fra Ferrara e Bologna dentro la mia macchinetta la stessa atmosfera di un'estate di 35 anni prima.
Appena tornato dal servizio militare, un'estate perfetta come può essere solo nel ricordo, avevo 25 anni e dovevo recuperare 15 mesi buttati a servire la patria e ancora oggi ne porto addosso le conseguenze di quel servizio di prima nomina.
Indossavo giacche troppo grandi sopra t-shirt colorate come vedevo nei telefilm americani come Miami Vice e ballare sotto il cielo di Parco Cavaioni o a Villa Serena era la cosa più vicina alla realizzazione della mia idea di liberazione.
Ero giovane e le ragazze quell'estate non erano più remote e inaccessibili, in un Italia in guerra fra terrorismo e attentati noi giovani italiani riuscivamo comunque a ballare, amare, muovendoci in vespa per le colline bolognesi, cuba libre, notti in bianco e una sensazione ineguagliabile di forza, entusiasmo, voglia di muoversi, ballare, vivere, amare.
Fu un'estate indimenticabile della quale rimane solo un fievole ricordo, e questa canzone con la quale inizio una nuova settimana, ha risvegliato in un attimo quelle sensazioni.
La giovinezza è talmente fugace, ma a volte è possibile ritrovarla nelle pieghe del tempo.
Forse la musica è in grado di fare la differenza, come una magia buona o un profumo familiare, non può restituire il tempo perduto ma forse aiutare a trovarne un senso.
Magari ci scrivo un racconto.
Magari no.

sabato 27 aprile 2019

the game





Ho quasi terminato The game di Baricco, quasi nel senso che mancano circa 5 pagine alla fine e voglio scrivere due cose prima che il cervello resetti la prima impressione che rimane sempre la più importante.
Cercavo una condivisione in questo libro come la trovai nei suoi saggi precedenti "I barbari" e anche se non mi sono entusiasmato come speravo The game mi ha parzialmente convinto.
Cosa mi sconvolge nel presente?
Soprattutto l'accelerazione degli strumenti a nostra disposizione nei riguardi dell'analisi della realtà e l'esplorazione dei contenuti e la possibilità di comunicare.
Se fossi vissuto ai tempi di Hemingway non so quanto sarei riuscito a produrre in termini di scritti, oggi sono quasi a 16 romanzi pubblicati, posso scrivere, correggere, cambiare, eliminare, integrare, consultare, apprendere, scoprire, contattare e tutto nello stesso lasso di tempo.
Ho bisogno di un'informazione? Una qualsiasi? La trovo in rete, In quello che Baricco chiama l'oltremondo.
Lo specchio deformabile della realtà è talmente alla portata da indurmi in confusione.
Significativo l'aneddoto del figlio di Baricco che cerca di allargare un'immagine del giornale appoggiato sul tavolo.
Noi che stiamo diventando vecchi, in un'epoca nella quale anche la vecchiaia sta cambiando i parametri di riferimento, siamo cresciuti con i fumetti, Salgari, Topo gigio, la televisione in bianco e nero e tutte quelle melenserie tanto amate dai nostalgici di un periodo che io ricordo spesso noioso, pieno dei giochi che un bambino solitario e introverso si inventava.
Avevo già allora una nostalgia per le meraviglie del possibile che trovavo nei romanzi di fantascienza o nei racconti di un'antologia curata dai formidabili Fruttero e Lucentini made in Einaudi.
Sognavo quel futuro che ritrovavo nei racconti allucinati di alcuni maestri americani e non sapevo che il nostro futuro sarebbe stato superiore in alcuni aspetti tecnologici e immobile in altri, come l'esplorazione dei mondi che mi sembra molto rallentata dalle emergenze attuali.
Baricco analizza la realtà e l'evoluzione tecnologica con una lucida concretezza, non racconta nulla di nuovo ma mette in fila i dati, li rende leggibili.
E' una sua qualità l'appassionarsi al gioco del riordino della realtà.
Mi fa compagnia, ha solo un anno più di me e per certi versi lo considero un amico anche se non ci incontreremo mai, uno di quei letterati, intellettuali, studiosi che rendono la mia esistenza più sopportabile, permettendomi di capirne alcuni meccanismi.
E adesso inizierò Philip Roth con il suo Perché scrivere.
Ci rivediamo alla fine, leggere può essere un'esperienza entusiasmante, a volte.

martedì 23 aprile 2019

stanno tutti bene



Stanno tutti bene è il remake del 2009 di un film di Tornatore del 1990.
Entrambi capolavori e interpretati il primo del 90 da Mastroianni e il secondo americano del 2009 da De Niro.
Perché ve ne parlo?
Film della mia pasquetta 2019 mi ha commosso riportandomi a una dimensione riflessiva che bene si addice al periodo festivo.
Il tema del padre vedovo, anziano, malato, che parte in treno e pullman alla ricerca dei suoi 4 figli e di un focolare dissolto è uno di quei filoni che permette a un buon sceneggiatore di sfoggiare la capacità di entrare nelle dinamiche dei diversi personaggi donandoci una cosa che si sta sempre più perdendo, la profondità.

De Niro è un maestro nel riuscire a compenetrarsi, con quella faccia da italo americano buono, una fisicità autentica e quell'espressività tanto autentica da sembrare vera riesce a comunicare come pochi attori ormai sono in grado di fare.

Il messaggio del film?
Sono molteplici, la dissoluzione della famiglia tradizionale, il suo funerale ma anche la gioia per nuovi modelli familiari meritevoli di essere vissuti nonostante la diversità, la sottolineatura dell'importanza dei sentimenti, della comunicazione fra esseri umani anche e soprattutto nel dolore.

La speranza, infine, che non deve e non può mai mancare, perché senza di essa nulla ha più davvero importanza.

Su Sky premium cinema

sabato 13 aprile 2019

Ombre cinesi ... frammenti








"Santo sta tornando dal mare e il tramonto è talmente perfetto da sembrare dipinto, a volte capita nella bassa, non ci sono ostacoli fra cielo e terra, solo chilometri di terra e cielo, campi coltivati a mais e girasoli protesi verso il sole a bruciarsi riempiendo il giorno di colori e questi colori entrano senza filtri, gli sembra di sentirne il profumo intenso a mescolarsi con l’aroma dell’aria calda e con quello della crema idratante spalmata generosamente sulla pelle arrossata dal sole. Sul sedile della piccola Porsche dorme Lara, la pelle chiara della ragazza è arrossata, lei non ha la pellaccia dura e meridionale di Santo, ed è bellissima, con le gambe nude allungate sul cruscotto del suo ultimo acquisto. Santo ha comprato la Porsche 997 Carrera cabrio da due commercianti slavi che conosce da anni, sono uomini veloci, affidabili, in continuo movimento lungo la penisola e da un confine all’altro dei diversi paesi dell’Est. Li ha difesi in tribunale per un’accusa di traffico di auto rubate fra Croazia e Italia, e poi esportate nei paesi dell’Est. Lui sa come contattare Anatoliy quando gli serve, sono affidabili i criminali della parte più estrema dell’Europa, soprattutto quando li hai strappati dai guai. La Porsche che gli ha procurato è regolare, l’ha pagata solo trentamila euro, ha centomila chilometri e mentre l’aria calda gli scompiglia i capelli Santo sente la vita, quella vera, scorrere dentro come energia elettrica, sa che questa sensazione non durerà per sempre, si sente come Richard Gere nel film All’ultimo respiro, senza speranza, senza futuro, senza un domani certo e osserva di nuovo Lara accanto a lui. Lei lo dimenticherà, troverà qualcuno meglio di lui. Se lo arresteranno, se lo ammazzeranno, lei troverà un altro studio legale, un altro avvocato, magari un giudice, poi si sposerà, farà dei figli, si troverà un amante più giovane e si abbruttirà in qualche circolo tennis fra gare di burraco, serate alcoliche con altre madri frustrate, mogli di avvocati. La sua bellezza sfiorirà senza di lui, e forse un giorno, per caso, durante una bella crisi depressiva, lei si ricorderà di questa giornata al Lido di Spina, spiaggia enorme della riviera ferrarese. Lara rammenterà la frittura mista, il pignoletto ghiacciato, il sesso sudato nella pensioncina sopra la trattoria e il pomeriggio in spiaggia a sparlare delle famigliole locali, così ordinarie, così tristi, con mamme indaffarate a pulire culetti di mocciosi smoccolanti, a leggere riviste patinate sotto gli ombrelloni con i mariti intenti a sbirciare di sottecchi le sue tette perfette contenute a stento dal costume Perla regalatole per l’occasione, chiedendosi magari chi fosse il ricco terrone con lei, un mafioso, forse, sicuramente un poco di buono, con quei capelli corti e neri e la carnagione da muratore. Hanno riso, fatti di coca, pieni di pesce, sazi di sesso, hanno fatto il bagno nell’acqua torbida dell’Adriatico e adesso Santo potrebbe anche morire, perché non è la morte che lo spaventa ma la possibilità di perdere il denaro, la ricchezza fittizia, l’euforia di potere fare quasi tutto, alla faccia di chi lo ha sempre evitato, schifato, umiliato. Santo accarezza la pistola che nasconde sotto il sedile dell’auto, dovranno stanarlo per sottrargli questa sensazione perfetta, e adesso non ha più paura, almeno fino a quando la coca rimarrà in circolo in totale sintonia con il rumore quasi musicale della piccola Porsche."

lunedì 8 aprile 2019

Ombre cinesi a Bentivoglio




Il mio paese da quasi 15 anni e il tempo diventa relativo, non trovate?
Anche il senso di appartenenza lo è.
Cosa significa risiedere in un luogo?
Basta avere casa in un posto per essere di quel posto?
Non credo.
Credo di non appartenere a niente in realtà.
Ero bolognese solo per essere nato a Bologna e per avervi vissuto fino al 2005?
Non è un caso se uno dei miei libri più significativi per me si intitola :Bolognesi per caso.
Sono racconti bolognesi per caso, soprattutto perché vivo e mi muovo fra Bologna e la bassa, ma non mi sento necessariamente un bolognese doc.
Non faccio il tifo.
Non sono campanilista.
Mi piace molto vivere in campagna, l'atmosfera è diversa, i ritmi, le luci e probabilmente le persone.
Sarò quindi a presentare il mio ultimo romanzo venerdì 12 aprile alle 21 presso la bella biblioteca del paese dove fra parentesi mi sono sposato per la seconda volta.
Vi aspetto ci saranno due giovani lettrici, un amico, Claudio Balboni, a conversare con me e i miei libri.

mercoledì 3 aprile 2019

Ombre cinesi a Pieve di Cento






Una serata da Filizon è un immersione nel passato, quello delle immagini di attori americani disseminate sulle pareti del locale, insieme a scritte, fotografie di motociclette e pezzi di storia locale.
Un luogo diventa magico per l'atmosfera e per ciò che può offrire.
La cucina della Locanda della Tramvia non si può definire sicuramente salutista o vegetariana, è concreta e saporita come il suo titolare Remo Toselli che accoglie i clienti mettendoli subito a loro agio.
Se passate dalle parti di Pieve di Cento, se vivete nella bassa, se avete voglia di trascorrere una serata di puro svago e buona cucina in mia compagnia segnatevi data e indirizzo.
Io ci sarò di sicuro insieme all'amico Trebbi e ai soliti compagni di avventura.

domenica 31 marzo 2019

il mestiere dello scrittore ... vagabondando per l'appennino



Questo post lo leggeranno in pochi, ma chi se ne frega, è il bello di avere un blog, è tuo e puoi scrivere ciò che ti fa stare bene, il tuo messaggio nella bottiglia.
Del resto scrivere è soprattutto questo, un messaggio, un modo di comunicare, il migliore che conosco.
Molti di coloro che mi leggono e gradiscono i miei scritti conoscendomi mi troverebbero faticoso, proprio perché la scrittura ti pone su un piano diverso, alieno, e invecchiando, sempre più congeniale alla mia idea di interazione con il mondo.
Ho ricominciato con molta flemma il mio giro di presentazioni in giro, senza un ordine preciso, come sempre, vado dove mi chiamano, più o meno, come un guitto randagio che non cerca fama o ricchezza ma si muove nei luoghi dove si annida la cultura, soprattutto le biblioteche che stanno diventando i nuovi monasteri in questo secondo medioevo nel quale la gente malvolentieri si sposta da casa per una presentazione e li capisco, perché anch'io sono così.

Sono capitato a San Benedetto Val di Sambro insieme a Guido Mugavero che mi ha gentilmente accompagnato per parlare di nuovo del mio romanzo più sincero Il ghiaccio e la memoria.


A San Benedetto ero atteso alla biblioteca  Gastone Stefanini in una piacevole serata di fine marzo,e ho ritrovato davvero un pezzo di memoria, Marco Tamarri, Responsabile del Settore Cultura e Turismo dell'Unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese,  per me soprattutto compagno di classe al Righi fra il 75 e il 77 circa.

Laureato in filosofia, come me,  alpinista e molte altre cose.
Abbiamo parlato del romanzo e di quei due amici che lui conosceva bene, morti sul Bianco, che hanno ispirato l'incipit del romanzo, poi abbiamo mangiato ciccioli e mortadella, bevuto buon vino rosso e chiacchierato, di libri, di cultura, di montagna.

Alla fine il gioco dello scrittore è tutto qui, mi muovo come un guitto fra luoghi e situazioni raccontando storie e rubandone altre, mi commuovo ritrovando pezzi della mia storia e conosco persone nuove quasi sempre interessanti.
Frequento le ultime roccaforti del pensiero dove la gente ha ancora voglia di comunicare verbalmente spegnendo per un attimo i cellulari.

Solo per questi motivi varrebbe la pena il mio viaggio sconclusionato che mi porterà la prossima estate in giro per l'Appennino, incontrare altre menti pensanti che resistono alla deriva dilagante, al nulla che come nella Storia infinta incombe per spazzare via il tutto o ciò che ne rimane.

sabato 23 marzo 2019

the punisher 2




Alla fine se devo scegliere fra Daredevil e the Punisher scelgo il secondo.
Quarant'anni fa avrei detto altre cose forse, andavo ancora in chiesa e credevo nel perdono, nel porgere l'altra guancia e amenità simili.
Oggi credo in pochissime cose e sicuramente il mio concetto di giustizia è più simile a quello dell'amico Trebbi, ma come scribacchino in divisa, si fa per dire, devo rispettarla.
Ma lui, the Punisher, può permettersi di fare diverso, forse perché non ha nulla da perdere, gli hanno portato via tutto, la famiglia, l'onore, la speranza e hanno fatto malissimo.
Anche la seconda stagione inizia all'insegna dei buoni sentimenti e dopo una sequenza iniziale dove il protagonista incontra l'amore fugace e disperato di una notte, si ricomincia con la solita benedetta ultra violenza.
L'attore Jon Bernthal è perfetto nella parte, la sua umanità così intensamente pregna di una nostalgia irriducibile, la sua ruvida concretezza e un'onesta imprescindibile, creano un personaggio più interessante del cieco Daredevil, sempre troppo preoccupato di risparmiare  vite di esseri decisamente sacrificabili.
Se la narrativa di genere deve essere liberatoria  rendiamola liberatoria, nei miei romanzi non troverete necessariamente un lieto fine, ma vi assicuro che almeno nella finzione i miei buoni sanno diventare cattivissimi e che la giustizia, quella vera, soggettiva e definitiva, possa liberarsi almeno nella finzione, altrimenti che scrivo a fare se non posso liberarmi nemmeno quando sogno?
Dimenticavo, su Netflix, seconda e credo ultima stagione, per ora

ps. nei link io non uso più Wikipedia per i riferimenti perché non li sopporto, loro e le loro continue richieste di donazioni.

lunedì 18 marzo 2019

la verità sul caso Harry Quebert





Sky mi costa come un'iscrizione in palestra, una buona di quelle con sauna e piscina, ma talvolta ne vale la pena, mi ha permesso di vedermi nel giro di un paio di giorni tutta la stagione, 10 puntate, della fiction tratta dal romanzo La verità sul caso Harry Quebert.

Il romanzo è del giovane scrittore svizzero Joel Dicher che con questo giallo ha svoltato diventando uno scrittore di best sellers.

La storia è davvero interessante per due aspetti, la trama nera è ricca di colpi di scena e tiene lo spettatore sulle spine fino alla fine.
L'altro aspetto è il ruolo dello scrittore nella vicenda poiché i protagonisti sono scrittori, scrittore è il giovane protagonista che indaga per scagionare il suo mentore dall'infamante accusa di avere ucciso una giovane fanciulla trenta anni prima.

La fiction è pregevole, bravi tutti, perfetta l'atmosfera, una totale immersione in un giallo di successo.
Consigliato
su sky

venerdì 15 marzo 2019

Daredevil terza stagione




E così sembra che Daredevil chiuda i battenti al termine della terza stagione.
Devo dire la verità, Daredevil o Devil come lo chiamavo io da ragazzo, è uno dei super eroi che amavo di più della Marvel, uno dei più sfigati e improbabili, certo, ma non per questo meno affascinante, l'avvocato cieco del cause perse che di notte diventa giustiziere indomito e pietoso.

Mi è piaciuta anche la serie televisiva, bravi gli attori, credibile il protagonista, eccezionale la partecipazione del cattivo di turno Wilson Fisk, un grande Vincent D'Onofrio, imponente e potente.

Credo però fermamente, che pur risultando una delle serie Marvel meglio riuscita possa anche per questo chiudersi qui.

Anche in questa stagione ho avvertito la stanchezza della serie, pur nella velocità e nella originalità della sceneggiatura, un passo avanti ai dimenticabili Iron Fist e Luke Cage.

leggo di tutto e il suo contrario, che non si farà più e che invece stanno già preparando le prossime tre stagioni.

Staremo a vedere, spero solo che nel caso Daredevil possa nuovamente utilizzare il suo costume, perché senza mi faceva abbastanza ridere.

Su Netflix ... per ora

mercoledì 13 marzo 2019

il ghiaccio e la memoria a San Benedetto Val di Sambro





Ero indeciso su questa presentazione perché vi confesso che invecchiando esco mal volentieri dalla mia tana/rifugio, preferisco evitare viaggi anche brevi e il mondo, come racconta Baricco nel suo ultimo libro The game (di cui scriverò presto), dicevo il mondo entra più o meno dolcemente fra le mura del mio castello e tanto mi basta.
Poi Guido Mugavero mi ha detto che alla presentazione ci sarebbe stato Marco Tamarri, che adesso è Responsabile del servizio cultura e turismo dell' unione dei comuni, ma in un tempo remoto e non rimpianto era mio compagno di classe al Righi prima che mi bocciassero in terza all'esame di riparazione.
Marco mi è sempre stato simpatico e a suo tempo era davvero istrionico, quindi ho deciso di salire in auto all'ora nella quale solitamente mi appresto a dormire, o a guardare qualcosa in televisione, o leggere e quindi per gli amici di San Benedetto, spero di incontrarvi numerosi e agguerriti giovedì 28 marzo 2019.