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sabato 13 marzo 2021

l'11 marzo di un giovane comunista


Dalla raccolta del 2018 "Bolognesi per sempre" vi regalo un brano del mio racconto:
 L'11 marzo di un giovane comunista.
Leggendo una chat di compagni di classe del liceo di allora ho pensato di postare quel racconto, un pezzo di vita, un ricordo indelebile, niente nostalgia, niente ipocrisia, solo vita vissuta.

venerdì 6 gennaio 2017

Bolognesi per caso in ebook


#bolognesipercaso finalmente in formato digitale a 3,99 euro, chi non conosce i miei racconti una buona occasione per fare amicizia.
 I racconti per ora pubblicati da Giraldi Editore, sono uno dei lavori dei quali vado più orgoglioso, perché sono brevi,  catturano istanti in stile quasi fotografico e anche dopo una rilettura li trovo sempre efficaci.
Sono davvero l'esplicitazione di pensieri, stati d'animo, idee sulla vita, un esercizio completo di analisi delle nostre idiosincrasie, nevrosi, pulsioni.
I romanzi devono per forza avere una struttura che colpisca il lettore inducendolo a raggiungere la pagina successiva per capire come finirà il gioco.
Il racconto invece è breve e folgorante, facilmente assimilabile e più concreto.
Se dovessi scegliere scriverei solo racconti.
Perché mi costano meno fatica e mi divertono di più.
Ma quasi mai è possibile scegliere, lo sapevate?

per ora lo trovate a 3,99 euro su:

IBS cliccando qui

In Mondori Store (KOBO) qui

In Feltrinelli online qui


martedì 1 novembre 2016

primavera ... racconti scontati






Il racconto Primavera dalla raccolta Bolognesi per caso, pubblicato dall'amica Elisabetta Miari nel suo seguitissimo Blog Racconti scontati

venerdì 21 ottobre 2016

giovedì 29 settembre 2016

Bolognesi per caso ... Chissà i ragazzi





Vi regalo un racconto della raccolta Bolognesi per caso, su gentile concessione della Giraldi che ringrazio. Questo racconto, prologo in un certo senso di un romanzo noir e non solo che uscirà nella primavera del 2017, è dedicato a due amici scomparsi sul Bianco nell'inverno del 1985.
Non è vero che si dimentica, certe persone, certi affetti, rimangono nel tempo e ci accompagnano, cambiando al massimo di consistenza e intensità.
Invecchiando mi trovo sempre più spesso a fare i conti con i miei fantasmi,  mi fanno compagnia, mi consolano talvolta, mi consigliano, coloro che non ci sono più rimangono dentro di noi e assumono i tratti, le sembianze, che noi decidiamo di dare loro.
Alla fine sono i nostri fantasmi le persone che ci conoscono meglio, che osservano senza giudicare, che accompagnano senza recriminare.
Regalo questo breve racconto ai miei ex compagni del Righi che sicuramente non avranno comprato il libro, e a tutti quelli che come me nel 1985 non immaginavano ancora un mondo con telefoni cellulari e tutte le minchiate che ogni giorno siamo costretti a subire dalla rete.



Chissà i ragazzi

Chissà i ragazzi come se la sarebbero cavata qui e adesso.
Erano in gamba avrebbero trovato una loro sistemazione, ne sono certo. Uno era rosso di capelli e aveva un bel fisico, magro e muscoloso, vero alpinista, aveva coraggio da vendere, sarebbe diventato un medico e lo immagino adesso con i capelli rossi appena ingrigiti, ma i capelli rossi diventano grigi? Chissà. Lo immagino in un qualsiasi reparto del Maggiore di Bologna, chirurgo, perché lui aveva quella grinta un po’ bastarda che tanto mi faceva ridere, mi piaceva, era  vitale, vitale da morire. Gli piacevano le donne e le faceva soffrire, come può capitare a vent'anni, quando il corpo ha bisogno di sperimentare, ha bisogno di esplorare. Ricordo che mi convinse a fare domanda in un’agenzia pubblicitaria che cercava modelli per i giornali, e di quel pomeriggio conservo ancora le fotografie, grandi, sgranate, in bianco e nero che non ci rendevano merito. Aveva una voce leggermente afona e io la ricordo così, ma chissà se è vero, la voce degli amici bisognerebbe registrarla e conservarla in qualche file protetto, e nasconderla in cantina insieme al buon vino, perché è la prima cosa che dimentichi di chi hai amato e quella non la ritrovi.
Il cervello ti frega, si deteriora e imputridisce, come tutto il resto, non ce la fa a conservare le informazioni, i visi, le espressioni, tutti i piccoli particolari che riempiono le giornate, colmando gli spazi, componendo amicizie, amori, affetti e nello stesso tempo anche noia, abitudine, rancore.
L’altro era un vero capo, ma chissà se lo sapeva, era più piccolo del rosso, spalle larghe e braccia da boscaiolo, peloso e barbuto, era un filosofo, non aveva ancora capito cosa fare del suo futuro, lo persi di vista nell'ultimo periodo, ma era un pezzo della mia vita, uno di quelli difficili da digerire e dimenticare, aveva una fisicità contagiosa, e una capacità innata di consumarsi dietro le passioni, la musica, la letteratura, la montagna, i viaggi, le donne.
Ricordo i suoi amori fulminanti e visionari, spietati e senza speranza, si innamorava, soffriva e ti contagiava con la sua angoscia, ti riempiva le giornate che diventavano confuse come fossimo sempre ubriachi, e spesso lo eravamo. In quel tempo non c’erano i cellulari, non c’era internet, neanche la rete, potete immaginarlo? C’eravamo solo noi, negli epici anni ottanta, i primissimi anni ottanta, ci telefonavamo dalle cabine per strada o dai duplex dei genitori. Ci incontravamo in luoghi prestabiliti sotto casa, o davanti al Righi, più o meno alla stessa ora, se uno arrivava prima aspettava, non poteva chiamare al cellulare per sapere per quale motivo non eri puntuale, ma alla fine ci si trovava sempre. Ci scrivevamo lettere, piene di scarabocchi a volte disegni magnifici, a volte bestemmie urlate sulla carta, e le lettere inseguivano i mesi e gli anni, e si andava al cinema con due lattine di birra e un pacchetto di sigarette, non si scaricavano i film dalla rete, non si vedevano su Sky perché non esisteva ancora, e tutto era  essenziale, non meno bello, semplicemente diverso, perché ancora non conoscevamo le meraviglie del possibile.
Uno dei due, il rosso, era fisico, indistruttibile, simpatico, travolgente, lavorava come maschera nelle fiere della città, studiava e aveva degli obiettivi.
L’altro era un sognatore, un karateka, un guerriero e un filosofo allucinato, sempre in viaggio per il mondo, sempre in sfida con se stesso.
E adesso cosa direbbero trovandosi di fronte il futuro?
Se lo avessero vissuto in diretta come è capitato a noi, il rosso lo vedrei con un tablet collegato perennemente alla rete, un occhio al piano degli interventi chirurgici della settimana e un occhio alla hostess conosciuta sull'ultimo volo Cuba Bologna, una carina, alta, gambe lunghe e molta fantasia.
L’altro avrebbe creato un blog, come Grillo, ma più simpatico, non per inventarsi un movimento di opinione, ma per movimentare le idee, i sogni, avrebbe postato poesie, avrebbe iniziato dibattiti filosofici e litigato e incantato come sempre, gli sarebbe piaciuto Facebook e Twitter, perché era nato per la comunicazione, per interagire con il mondo.
Se tornassero oggi mi prenderei una settimana di ferie e ci chiuderemmo in un qualsiasi appartamento e lì potremmo divertirci a scoprire tutta la tecnologia che hanno perso, inizierei dai cellulari, e me li vedo i ragazzi increduli, stupiti, subito reattivi, il rosso si sarebbe procurato un iPhone ultima generazione, con navigatore e tutte le applicazioni possibili.
Il filosofo si sarebbe accontentato di un BlackBerry e avrebbe trascorso ore al telefono come faceva abitualmente con il fisso di casa sua.
Con il rosso mi sarei divertito mostrandogli l’alta definizione del mio xbox, anche a lui sarebbero piaciuti i giochi. L’altro si sarebbe buttato subito nella rete facendola sua, un nuovo universo con il quale giocare.

Torno alla realtà, sono solo, come sempre circondato da persone che velocissime si scambiano messaggi, si inviano immagini, musica, video porno, giochini buoni per un qualsiasi telefonino ultima generazione, in linea di massima perdono tempo, si alienano, il guaio è che lo fanno a ritmo continuo, come se tutta la matematica applicata al futuro sia stata elaborata solo per fotterci la fantasia.
Controllo gli ultimi messaggi di whatsapp, e penso che sia una grande invenzione, posso mandare messaggi e fotografie e musica praticamente gratis, ma in realtà lo uso poco, utilizzo una percentuale piccolissima della tecnologia a disposizione perché sono abbastanza vecchio da non necessitare di tanti contatti virtuali, mi interessano di più quelli ravvicinati, magari davanti a una buona bottiglia di lambrusco e un piatto di tigelle e affettato, però ci vado in rete, Facebook, twitter, ho persino un blog e come tutti gli uomini d’esperienza non compromessi  scrivo ciò che mi piace, ormai solo  cinema e letteratura e il pensiero dei  ragazzi scaraventati per un sortilegio in questo tempo, è solo un gioco, lo so, ma serve a fermare la testa, serve a riflettere sull'accelerazione dei nostri giorni dove diamo tutto per scontato, tocchi uno schermo qualsiasi e viaggi dall'altra parte del mondo, ma quando ripenso a loro lo so che non potrò incontrarli in rete, perché se ne sono andati prima di potere lasciare un’immagine, un suono, un segnale.
Sapete quei segnali nella notte più buia che  indicano il cammino verso la salvezza?
Un razzo nel buio della notte lanciato da una qualsiasi riva.
Loro non hanno avuto modo di lanciarlo né per salvare me né per salvare loro stessi.
Chissà se quella maledetta notte avessero avuto i cellulari sul Bianco come sarebbe finita? Ci avete mai pensato? Forse almeno uno si sarebbe salvato, il più tarchiato, il più generoso, non si sarebbe scapicollato nel buio di un percorso pieno di crepacci in cerca di soccorsi tanto lontani quanto inutili. Avrebbe telefonato al rifugio Torino e in pochi minuti sarebbero arrivati con le corde e almeno lui non sarebbe caduto in corsa in un altro crepaccio.
In quel caso il progresso avrebbe salvato una vita e io ora non sarei qui come un cretino a chiedermi come si sarebbe sviluppato il loro futuro.
O addirittura avrebbero utilizzato una nuovissima applicazione del cellulare del rosso, una di quelle apparentemente inutili che però ti analizza la montagna e ti mostra i sentieri meno pericolosi, mostrandoti i crepacci, rammentandoti di marciare legato al compagno verso la parete, un’applicazione tanto specialistica quanto costosa che lui avrebbe avuto, perché gli piacevano molto le cose superflue, e in quel caso gli avrebbero salvato la vita, sarebbero rimasti al caldo del rifugio o avrebbero scelto un’altra strada per la parete del bianco in quella notte di trent'anni fa.
In quell'anno il cellulare forse era solo un’idea in testa a qualche giovane americano brufoloso, o forse era solo un’idea per un romanzo di fantascienza.
Allora saltavano ancora i treni e il terrorismo andava per la maggiore nel nostro paese.
Il futuro mi è venuto incontro e rimango qui nella mia navicella tecnologica mentre tutti mi scivolano intorno, e mi attraversano, senza una reale interazione, senza una effettiva coscienza.
Loro invece, i ragazzi, rimangono là nel buio di quella notte, senza avere potuto contaminarsi del nostro nulla e mi rendo conto solo ora che sono molto più vivi di noi.

Chi fosse interessato agli altri racconti li può trovare in libreria, o qui



venerdì 2 settembre 2016

Bolognesi per caso, recensione di Rino Tripodi








Personaggi e paesaggi cupi e straniati nella raccolta di racconti “Bolognesi per caso”(Giraldi Editore) di Massimo Fagnoni
«Il cielo era talmente chiuso nel suo colore acciaio che sembrava dovesse cadere a terra e schiacciare tutte le auto in fila verso casa». È una Bologna noir dai colori spenti, dai personaggi infelici e problematici, quella che fa da sfondo alla raccolta di racconti Bolognesi per caso (Giraldi Editore, pp. 208, € 12,00) di Massimo Fagnoni, uno scrittore che abbiamo già più volte recensito (vedi L’assassino? La tv spazzatura!; Una Bologna borghese e sottoproletaria nel nuovo giallo di Massimo Fagnoni; Il noir ai tempi della crisi).

Questo è l'inizio della bella recensione di Rino Tripodi che se volete potete leggere per intero sul sito di Lucidamente
Tripodi ha la capacità di cogliere le sfumature del mio scrivere.
Lo so i miei racconti a volte generano inquietudine, non sono facili e neppure scontati, ma è la regola del mio scrivere, scrivo ciò che sento, che mi attraversa, che mi rappresenta.
Se fossi uno scrittore a contratto forse scriverei altre cose, ma grazie al cielo non sono costretto a farlo.
Dentro questi 21 racconti troverete molto di me e forse qualcosa di voi stessi.
Buona lettura




mercoledì 20 luglio 2016

Bolognesi per caso ... commenti di un lettore sincero, terza e ultima parte





Cosa significa scrivere narrativa? Per chi si scrive? Per se stessi, per la consorte, per un amore finito, per i soldi che non ci sono, per la fama e la gloria, per il narcisismo?
Questa volta ho scritto sicuramente per Luca che ringrazio dei suoi commenti, e delle sue riflessioni, anche se fosse l'unico ad avere letto i miei bolognesi per caso, sarebbe valsa la pena scrivere. L'editore non credo la pensi come me, ma sappiamo entrambi che questi brevi pezzi di vite bolognesi, per caso, stanno andando bene, quindi, grazie a tutti i lettori, grazie a Luca.


"Lo spirito del Natale": secondo una storia di Lupo Alberto, materialmente parlando è fare e ricevere i regali, mangiare il panettone. Spiritualmente parlando è mostrare ciò che si è, non ciò che si ha. Anche se in Lupo Alberto si imbastisce una gara di alberi finti. Non di plastica, ma fatti con le cose che si hanno in casa: fiammiferi attaccati col Vinavil, fucili e tagliole, scope e fiocchi, ritagli di carta, scatole di biscotti, il papero Glicerina con uno sturalavandini in testa. Alberi che sono un vero schifo 
Finora io un tagliatore di teste non l'ho ancora incontrato, e non riesco a immaginarmelo facilmente nella sua mansione. Però la storia del racconto ha un che di double face: può sembrare un inizio di redenzione, di addolcimento, poiché il protagonista si rende conto di avere a che fare con uno che ha il figlio diventato (ritardato va bene come termine?) per un incidente, e tenta di fare un atto di generosità... e poi si scopre che forse non va a trovare questo figlio. Forse sì, ci va per lui, ma chi mi dice che più che per vedere lui va nella sua casa per incontrare quella 35enne? E chi mi dice che con quella 35enne vuole solo divertirsi, o vuole ricominciare dopo la separazione dalla moglie? Non ti sto contestando, sia chiaro, vorrei solo prendermi la libertà di vederla in tutte le versioni. O nella versione che preferisco. Se qualcosa non è specificato, tanto meglio, stuzzica la fantasia del lettore. 

Ho appena finito di leggere "Colpo di Fulmine". Vedere com'è andata a finire e cos'ha fatto il cavallo a Rudy è stato fantastico. Davvero un colpo di Fulmine nel vero senso della parola. Temevo che Andrea venisse di nuovo costretto a fare qualcosa... qualcosa che credevo essere le scommesse, invece i soldi dati a Rudy. Che è l'unico malato di gioco del racconto, o c'è anche Andrea? Nelle tue intenzioni erano tutti e due? 

Semmai mi hanno colpito "Pronto soccorso" e "Piazza Verdi". Sono entrambi presi da episodi veri, presumo. Il primo piacerebbe a Stephen King, tra un dialogo e l'altro ci sono tanti di quei pensieri interiori dei personaggi, e come sempre, sono tutti pensieri negativi, pieni di insulti, è normale. Ognuno dentro di sè, per un qualsiasi motivo, si ritrova sempre sinceramente a pensar male del prossimo che gli capita, notandone i difetti, concentrandosi sui problemi personali. E purtroppo quel che si pensa male della gente è sempre la verità, quando si pensa bene, o si dice bene, non è quasi mai così, io stesso mi colpevolizzo parecchio

venerdì 15 luglio 2016

bolognesi per caso ... commenti di un lettore sincero: seconda parte




















Ho appena letto il racconto di Flaminio Verzocchi. Che dire? Mi è piaciuto anche questo. Se costui si ritrova presso il CSM di via Tiarini. Non vorrei fare paragoni azzardati, però capisco bene Flaminio e ciò che ha fatto, per quanto possa essere crudele, o crudo. Semmai trovo grottesco, surreale, quel che si fa nel mondo moderno alle persone che fanno qualcosa di orribile, di inaccettabile nella società, come un atto di violenza. Per evitare che il colpevole finisca in carcere, o subisca una pena durissima, si imbastisce una serie di azioni che portano la persona a essere incapace di intendere e di volere. Forse può essere così nella frazione di secondo in cui si fa l'atto di violenza (che non si riesce a spiegare perché non è permesso nemmeno provarci), però a volte può essere atto premeditato. Come nel caso di Flaminio. Di mio preferirei venir punito ma potermi spiegare piuttosto che avere una punizione e una correzione blanda corroborata con una cura psichiatra e farmacologica. Comprensibile anche il modo in cui si sente Flaminio alla fine del racconto. Sente di aver fatto bene. Moglie e genero erano proprio antipatici. Tanto che mi viene da pensare a un personaggio cattivo dei "Pilastri della Terra", che sposa una per fare un dispetto a un altro, la intrappola in un matrimonio infelice, un giorno l'aggredisce, il cognato lo uccide ed è poi costretto all'esilio per evitare l'arresto (e visto che la storia è ambientata nel Medioevo, va a combattere in Terrasanta). Nel tuo racconto egli si chiama Walter, nei "Pilastri della Terra" si chiama Alfred.




"Chissà i ragazzi" e "Primavera" trovo che siano molto poetici. Oggi pomeriggio ero sicuro quale dei due lo fosse di più, ora ho il dubbio. Di sicuro "Primavera" parte da qualcosa di reale, ma è anche sognante. Più di quello di "Chissà i ragazzi". Ebbene sì, confermo: l'aria di una città è impregnata di chi l'ha abitata e costruita. E lo sarà anche se come in "Io sono leggenda" dovesse essere disabitata. Con le edere che spuntano sulle mura coprendole. Mi incuriosisce sapere quanto c'è di vero in "Chissà i ragazzi" e "Uccello del malaugurio". C'è stata ispirazione per qualcuno di reale? Il primo racconto non mi dava subito l'impressione che si parlasse di due ragazzi di ieri, invece che di oggi... e "Uccello del malaugurio" non pensavo fosse ambientato a Milano. Almeno così pare.

mercoledì 6 luglio 2016

Primavera bolognese a Lucidamente


L'amico Rino Tripodi ha pubblicato uno dei 21 racconti che compongono la mia ultima raccolta Bolognesi per caso e se volete leggerlo (sono tre paginette) lo trovate qui

sabato 2 luglio 2016

bolognesi per caso ... commenti di un lettore sincero: prima parte




Il miracolo dello scrivere avviene quando arrivi a toccare un'altra sensibilità e questa reagisce con un cenno. In questo caso il giovane amico Luca mi ha inviato alcuni commenti sui miei racconti e io ve li passo nella loro genuinità. Chi li ha letti capirà, chi non li ha letti magari proverà curiosità.
Rimane un fatto Luca e non è il solo, li ha graditi e questo per me equivale a un successo di vendite.
Grazie giovane amico.
Chiaramente Luca è stato prima informato della mia volontà di divulgare i commenti e mi perdonerà se in alcuni passaggi mi sono permesso di omettere dati sensibili che riguardano la sua identità.

Ciao Massimo, oggi ho letto i primi due racconti. Niente male! Preferisco più "Nessun dolore" a "Ero comunista", però. Ammetto di essere ignorante in merito a Warcraft, e di non aver trovato su Google la principessa Lorenz di cui parli. Però il modo in cui la storia è narrata, il commesso protagonista che va a comprare il pupazzetto che desidera tanto, poi viene tallonato da due che vogliono Lorenz, e il modo in cui lui finisce il lavoretto è coinvolgente. Non ho capito subito che il bloccasterzo è stato usato per finire uno dei due aggressori, ma è stato bello leggere di uno che fino a quel momento non aveva emozioni di nessun tipo. 
"Ero comunista" non è meno bello, comunque. Non è facile spiegare a un giovane d'oggi cos'è il comunismo vissuto sulla propria pelle, sentito dire dai media, esperito... e voglio provarci io parodiando in chiave animalesca la Guerra Fredda vista dai russi come ha fatto Orwell a suo tempo negli anni '40? Io, che sono pure ignorante in fatto di agraria? A quanto pare, il vero comunismo non è solo manifesti, giornali, lotta e ideali, ma anche modo di essere, di pensare. Che puntualmente vengono traditi quando la rivoluzione viene tradita anche essa, come è successo in molti Paesi comunisti. Io inseguo il sogno della parodia già citata da 5 anni, e credo di poterne dire qualche cosa. Anche se è chiaro che di alcune pagine di storia sono ignorante. Come le peripezie di Lorusso, anche se ne comprendo le conseguenze (cioè abbandonare la FGCI). Capisco un po' di più Impastato, avendo visto "I cento passi" ed essendomi fatto dire che a lui hanno dedicato un misero trafiletto a fondo pagina. Quando "L'Unità" è temporaneamente scomparso per mancanza di fondi, io ci sono rimasto un po' male, ma mi hanno detto che era destino, come poteva continuare a esistere un giornale che è la testata di qualcosa che non c'è più? Ma trovo bello, anzi pieno di speranza, dire che nel 2016 le persone sole nonostante le comunità, l'informatica e cose simili, possono essere padroni del loro destino se vogliono, e che questa è davvero una potenziale rivoluzione. Del resto siamo in un mondo senza speranza, ma piena di persone che sperano (parole che non sono mie, ma di Xavier Dolan, regista canadese).



sabato 18 giugno 2016

un bolognese per caso a San Marino ... di Bentivoglio



Torno dopo un anno dagli amici del circolo Arci di San Marino di Bentivoglio, in occasione della loro festa dedicata al solstizio d'estate con la speranza che l'estate inizi anche qui.
La presentazione sarà solo una delle iniziative messe in campo dai volontari del centro e a breve spero di potervi illustrare il loro calendario.
Che dire ancora?
Presentazione ore 18.30 in tempo per l'aperitivo.
L'indirizzo?

Circolo Arci San Marino di Bentivoglio
Via Saletto 9/3
Bologna

20 minuti scarsi da Bologna

venerdì 10 giugno 2016

doppia presentazione a Bologna il 14 giugno 16

 

Nella locandina ci sono i dati utili per chi fosse interessato.
Aggiungo solo che i due libri sono paralleli come binari di un ideale percorso narrativo.
Cristina Orlandi racconta Bologna attraverso la sua storia culturale e sociale, racconta i bolognesi e le caratteristiche peculiari del petroniano doc, racconta la Bologna meravigliosa.
Io racconto altri aspetti, mostro scorci diversi, invento situazioni in alcuni casi nere, come da mia tradizione e costringo il lettore a fare i conti con alcuni aspetti del nostro vivere  sicuramente esportabili  e solo il lettore deciderà se stare al mio gioco.
Due modi diversi di raccontare a confronto in una delle biblioteche in prima linea nel fare cultura a Bologna.
Presenta l'amica Lorena Lusetti.
Vi aspettiamo.

venerdì 3 giugno 2016

9 giugno ... libreschi ... 300 scalini




Si torna nella cornice spettacolare dei 300 scalini a due passi da San Luca, nella foto presentavo Vuoti a perdere, il 9 invece presenterò Bolognesi per caso, per caso come me.


Ospitati dal magnifico spazio dei 300 scalini, Canto 31 presenta una serata dove potrete divertirvi a degustare quattro diversi abbinamenti tra i vini della cantina Bruscia e le incursioni letterarie di vari autori contemporanei italiani, ascoltando brevi letture dai libri proposti.

Per questo primo LIBRESCHI ”sui colli” abbiamo abbinato ai quattro vini dei colli pesaresi i romanzi di Francesca Bonafini, Massimo Fagnoni, Cristina Orlandi e Patrick Fogli.

- COSTO DELLA SERATA CON 4 DEGUSTAZIONI: 18€ -


ABBINAMENTI DELLA SERATA



STAPPA LA VITA

“Brù Rosè” spumante Brut & La cattiva reputazione di Francesca Bonafini (Avagliano Editore)



INCROCI

“I.B. Cinquantaquattro” Marche bianco IGT & Bolognesi per caso di Massimo Fagnoni (Giraldi Editore)



TRADIZIONI

“Spicél” Bianchello del Metauro DOC & Bologna meravigliosa di Cristina Orlandi (Edizioni della Sera)



DOLCE & AMARO

“C’rasa” vino e visciole & Io sono Alfa di Patrick Fogli (Frassinelli)



Degustazioni letterarie a cura di Francesca Bonafini, Massimo Fagnoni, Cristina Orlandi e Patrick Fogli.




sabato 14 maggio 2016

18 maggio 16 doppia presentazione al centro Lame



18 MAGGIO 16
CENTRO LAME BOLOGNA 
ORE 18
CON L'AMICO NICOLA ARCANGELI
DUE LIBRI DIVERSI FRA LORO
STESSO EDITORE
SOPRA I DETTAGLI
VI ASPETTIAMO

venerdì 13 maggio 2016

Libreria Il secondo Rinascimento ... le librerie indipendenti



Ieri 12 maggio 2016 ho presentato #bolognesipercaso alla Libreria Il secondo Rinascimento, una piccola libreria indipendente  che a Bologna rappresenta un punto di riferimento per una ricca schiera di persone interessate soprattutto alla cultura intesa nel più largo senso possibile, una cultura controcorrente fuori dai circuiti delle librerie legate alla grande distribuzione dove gli eventi sono sempre di più legati ai personaggi che appaiono in televisione, in rete, nel mondo dei like.
Non è un caso che alla Feltrinelli spesso ci siano personaggi dello spettacolo a presentare l'ultimo album, nomi che attirano folle, mentre i piccoli scrittori locali come me fanno sempre più fatica a presentare proprio perché pur avendo un pubblico di lettori non richiamano come il rapper di turno.
Questa constatazione  fino a qualche tempo fa mi provocava un certo disagio.
Frustrazioni da andropausa.
Poi ieri sera sono tornato alla Libreria Il Secondo Rinascimento, che insieme ad altre piccole librerie indipendenti dona lustro vero alla città, librerie come Trame di via Goito o Ulisse di Via degli Orti, e ieri sera mi sono ritrovato, lo spazio dove ho presentato il mio secondo libro di racconti era pieno, Sergio Dalla Val psicoanalista e anima dell'Associazione ha condotto l'evento con la consueta professionalità, l'amico Andrea Piselli ha letto dei brani e le persone hanno realmente partecipato, e c'è stato anche un piccolo rinfresco finale.
Come ho detto ieri sera, io scrivo per diletto, per passione, per condanna forse, per diversi altri motivi, ma non scrivo per costrizione, non scrivo per denaro, non devo rispettare  tempi stabiliti da altri, e non ho padroni, quindi penso che la  collocazione più salutare per il mio equilibrio sia nelle librerie indipendenti come Il secondo rinascimento, senza escludere le altre (la prossima settimana sarò alla Libreria Coop del Centro Lame), ma privilegiando i luoghi (sempre meno) dove la cultura e la passione per la parola scritta sono i primi interessi, fuori da ogni regola di mercato.

domenica 1 maggio 2016

bolognesi per caso ... libreria Il secondo rinascimento



Scrivere racconti mi risulta relativamente facile.
Vendere racconti è impresa già più ardua.
Sperare che la gente li legga è una chimera.
Ma nonostante tutto sono convinto che i racconti nascondano la realtà in maniera determinante svelandola a chi sa  ascoltare e guardare al di là della superficialità delle parole.
I miei racconti entrano nella realtà dei personaggi e la fanno esplodere per permettere al lettore di compararla con la propria o semplicemente con i propri pensieri e considerazioni relativi al quotidiano, perché non c'è nulla di più incalzante del quotidiano, è lì nella tua maledetta o benedetta giornata in divenire che avvengono i miracoli, le tragedie, le violenze, i soprusi, le vittorie e le sconfitte.
Il quotidiano è quella porzione di tempo che un giorno diverrà storia, la tua storia, che qualcuno si divertirà per un attimo o per tutta la vita ad analizzare, sezionare, giudicare.
I racconti, almeno i miei, hanno la presunzione di entrare nel quotidiano come testimoni invisibili del nostro vivere raccontando le cose che ho vissuto, che mi hanno raccontato, che ho visto e immaginato,  è un gioco davvero divertente, a volte angosciante, a volte tenero, e rimangono sospesi, come i giudizi che non esprimiamo per non comprometterci, come gli amici che dimentichiamo di chiamare al telefono, come gli amori svaniti nel tempo.
I miei racconti sono frammenti sospesi di bolognesi per caso.
Se ti piacciono i racconti e se hai letto e gradito Solitario bolognese, vieni a chiacchierare con me il 12 maggio alle 17 e 30 alla libreria Il secondo rinascimento.
Le coordinate nella locandina sopra.

domenica 17 aprile 2016

#bolognesipercaso a Corticella prima presentazione



Finita la bellissima iniziativa dedicata all'editoria genovese made in Frilli inizia una nuova avventura che mi impegnerà nel corso di questa calda primavera 2016 e nel corso dell'estate.
Si comincia partendo dal mio luogo prediletto che mi ha adottato nella mia seconda o terza vita, Corticella.
Si comincia dal Blues Café e deve essere il destino che mi porta sempre nel mio Caffé preferito quello con le foto dei miei eroi giovanili i Blues Brothers.
Il 29 aprile di nuovo per strada in un quartiere al quale ho dedicato più di un racconto, più di un romanzo.
Vi aspetto numerosi come lo scorso anno e dopo o durante, o prima  della presentazione ci sarà il consueto rinfresco

Vi lascio con un frammento tratto da Primavera, uno dei 21 racconti:


Parco delle Caserme Rosse, stessa mattina, stessa primavera, da una tenda igloo recuperata chissà dove spuntano due ipotesi di esseri umani, non si capisce da quale paese siano arrivati, forse un paese dell’est Europa, hanno addosso l’odore tipico di panni non lavati, si avvicinano per pisciare al muro di cinta del parco che un giorno fu campo di concentramento. Loro non conoscono la storia del parco delle Caserme Rosse e anche se la conoscessero se ne fregherebbero, magari sono scappati da un paese dove i campi di concentramento ci sono ancora, magari no. Più tardi arriveranno i sud americani, nei pomeriggi domenicali del parco, riempiranno gli spazi comuni e giocheranno a calcio, si berrà molta birra venduta abusivamente, molti si ubriacheranno e pisceranno ovunque, perché non ci sono bagni pubblici dentro il parco e se anche ci fossero loro riuscirebbero a sporcarli e distruggerli, in altre giornate il parco diventa campo di cricket per squadre di indiani e sembra di entrare in un film inglese, uno di quelli storici. Quei giovani indiani costretti a vivere in Italia per lavorare e vivere si sono portati dietro un pezzo della loro storia imposta in passato dal dominio inglese e chissà se lo sanno, difficile comunicare con loro, isole di storie individuali e collettive in una Bologna a compartimenti stagni. La primavera è anche questa.


Giraldi Editore
12 euro