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mercoledì 3 agosto 2016

Jesse Stone - delitti irrisolti




Nono episodio per Jesse Stone su Sky, produzione 2015 che vede la partecipazione economica di Tom Selleck che sembra avere trovato la sua dimensione di nicchia, ma dignitosa,  in questa interpretazione del vecchio poliziotto metropolitano sbarcato a Paradise, località nebbiosa e depressa,  il quale, arrivato alla pensione, decide di collaborare con la polizia di Boston su alcuni casi irrisolti.
Come già scritto, nella narrativa di genere e non, fondamentale diventa la descrizione dei personaggi, lo sviluppo dell'intreccio, e in questo caso la sceneggiatura, essenziale e funzionale alla definizione del personaggio principale, il poliziotto duro e puro, alcolista  con moderazione, che ama ed è amato dal genere femminile, ma che si ritrova regolarmente solo con un nuovo cane e con le sue malinconie.
Mi piace il personaggio, il film è piacevole, buoni spunti per la mia narrazione, alla fine un simpatico intermezzo estivo.
su sky.

sabato 30 luglio 2016

Castle ... fine serie



Ho visto oggi, in una calda mattinata di fine luglio 2016, l'ultima, spero, puntata di Castle.
Le ho viste tutte le 8 stagioni di Castle, senza eccezione, magari non sempre concentratissimo, ma sempre affezionato tifoso dello scrittore nerd, e della bella detective con i tacchi vertiginosi.
Castle discende da un genere che definirei commedia gialla brillante e la prima coppia che potrebbe avere delle forti affinità è senz'altro quella dell'Uomo ombra.



Fantastica coppia di investigatori per gioco nata dalla penna di Dashiell Hammet.
da questa coppia brillante e cinematograficamente alcolizzata discendono diversi stereotipi di coppie in giallo, da cuore a batticuore a Mcmillan e signora e probabilmente altre che ora mi sfuggono.

Castle era diventata una simpatica consuetudine, un giallo d'azione ma senza l'angoscia della tragedia incombente, ma devo ammettere che 8 stagioni al ritmo di 22 puntate a stagione ha superato la soglia di vivibilità di qualsiasi serie e finalmente si è conclusa.
Non credo ci sarà una nona serie e me lo auguro, perché continuava a perpetrare se stessa, come sta accadendo con Scandal, in misura qualitativa diversa e con tutte le serie che non vogliono sapere di estinguersi.
Non vi racconto la conclusione, vi anticipo solo (SPOILER) che sarà in sintonia con tutta la serie, senza infamia ma anche senza lode.
E Castle? E Beckett?
Che fine faranno i due attori canadesi che interpretano dal 2009 i due protagonisti?
Sapranno riciclarsi e uscire dai rispettivi ruoli? E noi riusciremo a vederli in ruoli diversi?
Rimane poca da aggiungere, ho voluto bene alla coppia leggiadra e investigatrice come si può volere bene a un vecchio abito che non si vuole dismettere nonostante le troppe toppe.
Le serie devono concludersi e possibilmente lasciare l'amaro in bocca per la nostalgia che proveremo per loro, come mi è accaduto con six feet under o breaking bad.
Altrimenti rischiano davvero di non lasciare quel buon ricordo che ci deve accompagnare per sempre.

giovedì 21 luglio 2016

American Psycho ... riletture estive



Complice la programmazione estiva di sky ho rivisto American Psyco, dignitosa trasposizione del romanzo  di Bret Easton Ellis record di incassi quando uscì nel 1991 e record di polemiche che suscitò in tutti gli ambienti culturali dell'epoca.
Il film del 2000 rende in maniera intelligente l'assoluta freddezza del personaggio, la sua incapacità di provare il minimo sentimento:

Ho tutte le caratteristiche di un essere umano: sangue, carne, pelle, capelli; ma non ho una singola, chiara, identificabile emozione, a parte l’avidità e il disgusto

Emerge il distacco psicotico dal contesto sociale nel quale vive immerso in un'ossessiva ricerca della perfezione estetica in un mondo dove solo la superficiale soddisfazione dei bisogni materiali detta le leggi del vivere comune.
Estremamente indicativa dell' intenzionalità del film è la nevrotica ostentazione dei biglietti da visita, oggi ormai quasi vintage, per affermare attraverso la loro perfezione lo status symbol dei diversi protagonisti, ed è per un biglietto da visita, nel film, che il protagonista decide di uccidere uno dei suoi colleghi.
Il libro e in maniera minore il film suscitarono polemiche a non finire sull'ostentazione della violenza, ma in realtà il romanzo fu come non mai profetico dell'attuale modo di vivere, comunicare, socializzare e interiorizzare la realtà.
Tutto allora passava attraverso l'esplicitazione dell'apparire piuttosto che dell'essere, non era importante avere un'anima, ma un Armani, un Gucci, un Rolex, il taglio di capelli all'ultima moda, l'occhiale di marca, gli addominali scolpiti, l'alimentazione equilibrata.
Oggi se ci pensate, basta avere una buona connessione, un numero decente di mi piace nella pagina di facebook, un numero accettabile di contatti, l'ultimo modello di iphone, e adesso l'app per andare a caccia di pokemon.
La violenza invece è in espansione più che mai, dentro e fuori la famiglia, in qualsiasi contesto sociale, dallo stadio alla scuola, è senza limiti, senza confini, si bruciano ex fidanzate, si ammazzano i figli e si buttano nei cassonetti, si stupra in gruppo o in solitaria e il povero Bateman fa quasi tenerezza nella sua totale indifferenza nei confronti degli altri esseri umani.
Oggi si butta l'acido in faccia a quasi sconosciuti, così per noia, si decide di uccidere un compagno di giochi erotici per sfizio e potrei andare avanti fino a stancarmi nell'elencazione dell'orrore, con la nuova moda, infine, dei kamikaze islamici spesso prodotti anch'essi del nulla che pervade la rete.
American Psyco, rimane un romanzo interessante perché descrive i tempi moderni sempre più pervasi dal male che ci sta portando alla rovina, una totale perdita di passione per la vita, la nostra e quella degli altri.


lunedì 6 aprile 2015

Breva di morte



La brezza che soffia dal centro del lago di Como viene chiamata "breva". È un vento leggero che si alza al pomeriggio e porta il bel tempo. Si leva da sud quando cala il "tivano" e non supera la velocità di 28 chilometri orari. Deve il suo nome, secondo alcuni, alla sua breve durata; altri fanno risalire
l'etimologia al tedesco "brösen", che è una specie di vento, o alla radice sassone "briva", passaggio.

Edgar Faure primo ministro francese nel 1952 in un suo libro sui laghi italiani scrisse " La Breva, il vento del sud che soffia sul lago dopo la calma del mezzodì, è talvolta così tiepido che passando sulla pelle dà l'illusione di tiepide labbra".

E così leggendo il primo romanzo scritto a quattro mani da Cristina Preti ed Emiliano Bezzon ho appreso cosa sia la Breva.

I due autori appartengono alla stessa scuderia per la quale scrivo da anni Eclissi di Milano piccola e coraggiosa casa editrice e in realtà Bezzon ha una cosa ancora più importante in comune con me, indossa la mia divisa, e quindi era grande la curiosità di leggere un romanzo di un altro scrittore e agente della Polizia Locale, in questo caso addirittura Comandante della Polizia Locale di Varese.

Ma al di là della condivisione professionale, ero curioso e questo romanzo non ha deluso le mie aspettative, finalmente un'indagine seria condotta bene, scritta benissimo, precisa senza sbavature o concessioni a retorica e giri di parole.
I personaggi sono  credibili, autentici, nella loro consistenza realistica di uomini e donne in divisa che nel quotidiano della provincia italiana indagano sul ritrovamento di un cadavere sulle rive di un lago nel comune di Valsolda .
Quante volte è accaduto nella realtà della cronaca, quante volte accadrà.
In questo romanzo si racconta un'indagine con una precisione invidiabile e auspicabile in una realtà dove invece purtroppo spesso si sprecano errori, imprecisioni, grossolani inquinamenti di aree investigative, spesso colpa di  scarsa  preparazione e di una cronica insufficienza di risorse messe in campo in un settore, quello dell'indagine investigativa,  non considerato cruciale nel nostro paese.

Ma polemiche a parte la bella tenente dei carabinieri  Daria Mastrangelo sembra destinata a diventare un personaggio seriale in una, auspico, fortunata serie di gialli italiani di ottimo livello.
Non vi svelo nulla del romanzo  a tutti gli effetti  giallo puro, senza digressioni noir, ma con una pulita e precisa analisi delle indagini, e una descrizione accurata dei personaggi, senza concessioni a svolazzi esistenziali.
Piacerà ai puristi del genere, e a chi a un giallo chiede la sua essenza, omicidio, indagine, risoluzione.
Complimenti all'esordio di questa coppia di autori, dove spicca Cristina Preti che ha già pubblicato con successo nella stessa casa editrice.
Breva di morte, Cristina Preti, Emiliano Bezzon, Eclissi editrice
248 pagine.
12 euro.


venerdì 13 marzo 2015

il caso Ragusa ... giustizia è fatta?



Io sono uno dei tanti italiani che guardano la televisione, e mi interessano i gialli per ovvi motivi. la scomparsa di una bella donna di 44 anni in una sera d'inverno di alcuni anni fa è sicuramente uno spunto  per un giallista per caso come me.
Il prossimo romanzo in uscita, fra qualche mese con Eclissi, parte proprio dalla scomparsa di un'adolescente come avvenne nel mio primo romanzo con Frilli, Il silenzio della bassa.
La differenza è che il prossimo romanzo lo scrissi qualche anno fa e parte da uno spunto di cronaca vero, ma non svelerò altro.
Tornando al caso Ragusa adesso mi metto nei panni dell'italiano medio, quello che guarda Chi l'ha visto, Quarto grado, tutti i pomeriggi con la D'Urso, Porta a porta con Mosca (stasera parlavano del delitto di Perugia) e chi più ne ha più ne metta, e in questo gioco di immedesimazione cerco di riflettere lucidamente sulla decisione del giudice per l'udienza preliminare che in un'ora ha liquidato tre anni di indagini, 12000  pagine di indagini, diversi indizi e testimoni dei fatti e alla fine non capisco come un uomo solo, anche se giudice, possa arrivare a decidere il non luogo a procedere in un caso come questo.
Si dice, e parlo sempre da uomo della strada, che no cadavere no processo, e provate un attimo a pensare cosa può provocare nell'immaginario collettivo un dato come questo, basta fare scomparire il corpo e hai buone possibilità di farla franca.
In conclusione, quanto potere questi giudici, non trovate?
Decidono che Berlusconi deve essere perseguito per induzione alla prostituzione minorile, poi altri giudici decidono di assolverlo, in una partita che ha creato non pochi scombussolamenti nel nostro quadro politico, decidono con grande professionalità, zelo e precisione, perché sono giudici, e quando chiedo a qualche amico avvocato il perché di certe decisioni loro rispondono che la legge è materia complicata nel nostro paese e non comprensibile per noi piccoli uomini delle grandi pianure infarciti di false informazioni mediatiche, così si rimane sospesi, ancora una volta in balia di altri uomini che con un potere in mano quasi divino stabiliscono pene, assolvono potenziali criminali, decidono che (notizia di stasera) 12 martellate per uccidere la moglie non sono indizio di crudeltà e non ci rimane che sperare di non essere la prossima vittima, potremmo scomparire nel nulla di un non luogo a procedere.

domenica 1 marzo 2015

backstrom




Guardando il trailer non riuscivo a capire dove avevo già visto il faccione in fotografia poi appena iniziata la prima puntata ho ricordato, era uno dei caratteristi della insuperabile Six feet under anche in quella serie molto divertente e molto psicotico, sto parlando di Rainn Wilson protagonista assoluto di questa nuova irriverente serie televisiva dove un tenente della omicidi esiliato per motivi vari e relegato a occuparsi di crimini stradali torna dopo cinque anni in azione.
Il personaggio può ricordare diversi modelli di poliziotto e anche cinematografici, ha la stessa auto distruttività di John Belushi  e un po' lo ricorda anche, è un antieroe per eccellenza, con una vita sgangherata e fuori da ogni regola e conduce le indagini con un intuito da cater pillar e una sensibilità da alligatore e fa molto ridere.
Anche i personaggi che compongono la sua squadra sono divertenti e originali e tutti cercano di impedire al protagonista Everett Backstrom di suicidarsi fra cattivo cibo, alcol e sigari.
Ha un medico indiano che gli prescrive un amico come terapia e un approccio con il mondo circostante assai poco formale.
E' divertente, un modo di proporre il giallo televisivo simile a serie come Bones ma con una marcia in più, i dialoghi sono veloci e intelligenti, spesso sorprendenti, una vivacità che gli sceneggiatori italiani possono solo invidiare.
La serie è ispirata ai gialli svedesi dello scrittore  Leif G. W. Persson che magari andrò a leggere.
su sky

mercoledì 3 dicembre 2014

new tricks



New tricks nuove tracce per vecchie volpi è una serie televisiva britannica in onda dal 2003 al 2013 e che ho scoperto nel canale on demand di sky.
Per chi conosce la serie cold case americana si ritroverà come genere, anche questi vecchi volponi arzilli pensionati della polizia metropolitana londinese investigano su casi freddi irrisolti e spesso vanno a segno chiarendo aspetti che non erano emersi prima.
Rispetto alla serie americana ci sono alcune differenze che mi fanno propendere per questa, è poco melensa, molto divertente, bene interpretata e anche più realistica, i casi sono spesso banali, ma la tecnica investigativa è quasi sempre sensata e appropriata, lo stile dei poliziotti è originale come la caratterizzazione dei personaggi, mai banali, con una dignità affascinante, sono vecchi, brutti, ma per certi versi irresistibili, mi sono immediatamente affezionato, li guida e coordina un sovrintendente donna, ancora in servizio, una donna attraente che ostenta una cicatrice inquietante nel braccio sinistro (sicuramente vera) con grande eleganza.
Per chi ama il genere giallo/noir/brillante e ha voglia di rilassarsi con un umorismo squisitamente inglese si troverà a casa con questi volponi.
su Sky on demand

venerdì 28 novembre 2014

the killing ... ultima stagione



Ho amato le atmosfere depresse e piovose di una Seattle lontanissima dalla città di Grey's anatomy, mi sono affezionato a questi due investigatori deviati e tormentati, adesso la serie volge al termine dopo la conclusione dirompente della stagione precedente con un colpevole inaspettato e un omicidio purificatore.
In queste ultime sei puntate entriamo in una accademia militare dove alcuni temi vengono riproposti da tanto cinema e letteratura sull'argomento, anche questa serie credo sia giunta a una fisiologica conclusione, Non tutte le fiction nascono per durare, questa è sicuramente una buona realizzazione, bravi i due protagonisti, intriganti le vicende, forse il tono complessivo dell'intero prodotto è sempre un po' troppo flebile, come se non volesse mai davvero spiccare il volo, ma nel panorama globale rimane un nero interessante
su Sky

venerdì 10 ottobre 2014

true detective



True Detective.
Chi mi segue sa che se una fiction mi fa schifo non riesco a nasconderlo, così è stato per The leftovers, per Crisis, per Lost, the following e la lista sarebbe lunga, non cito le fiction italiane perché tranne rare eccezioni (Montalbano) non sono nemmeno classificabili. Le serie che definisco inconcludenti  iniziano da un dato di irrazionalità e proseguono avvincendo i telespettatori con effetti speciali e inutile aspettativa di qualcosa che davvero non decolla mai.
Poi l'altra sera ho visto le prime due puntate di True detective e mi sono sentito come vorrei sempre sentirmi  guardando un film o una fiction nera, dentro la storia, insieme ai personaggi, due poliziotti duri, impuri, dannati eppure potenti, scolpiti nella pietra delle loro vite disgraziate ma dentro il loro sporco lavoro che qualcuno deve pure fare.
La storia è abbastanza solita, come solita è la scarsa fantasia dei serial killer che da sempre uccidono, seviziano, ostentano sicurezza, sfidano la fortuna.
Ma i due veri protagonisti sono i due duri che vedete sopra:
Matthew Mc.Conaughey (Killer Joe) uno dei belli del cinema americano attuale e Woody Harrelson (assassini nati).
Se li associo ai miei sbirri stanziali trovo qualche affinità.
Trebbi ha avuto una storia sfortunata,  ha una figlia dal cervello bruciato ed è un antieroe per eccellenza, anche Rustin Chole ha perso una figlia e rovinato un matrimonio, ma i due poliziotti a differenza dei miei personaggi sono condannati dalle loro scelte, dal loro istinto e in una parola dal destino.
La cosa interessante di True Detective è che ogni stagione nasce e muore per lasciare posto alla successiva con nuovi personaggi.
Per ora sono davvero impressionato dal prodotto, e credo  non mi deluderà.

lunedì 23 giugno 2014

Wallander ... seconda stagione






Ho visto nel canale sky Atlantic la seconda stagione di Wallander  un immaginario commissario svedese che si trova alle prese con alcuni casi di omicidio tanto brutali quanto metaforici, e anche lui sembra quasi galleggiare immerso in una Svezia sconosciuta al sottoscritto ma quasi sempre dominata da paesaggi colorati e concilianti.
La seconda serie è tutta inglese tranne i luoghi che sono svedesi ed è interpretata dal grande Kenneth Branagh attore teatrale (molto Shakespeare) e altra sorpresa è il padre altro mirabile attore inglese che ricordavo per la parte del matto del villaggio in Cane di paglia,  David Warner, poi ci sono altri attori credo inglesi e le storie, su tutto domina la personalità depressa e sensibile del commissario sempre a un passo dal tracollo nervoso, sempre un passo avanti gli altri investigatori.
Come poliziotto è poco credibile, ma le tre puntate della seconda serie sono state per me un'immersione perfetta in un'atmosfera congeniale al mio attuale scrivere, il nero o noir che dir si voglia si sposa benissimo in questa serie anglo svedese, e mi concilia pensieri creativi.
Mi piace Wallander e secondo me chi lo ha inventato è molto poco poliziotto.
Consigliato, su sky Atlantic se si degneranno di riproporlo.


sabato 14 giugno 2014

doppia presentazione alla libreria coop Lame



Si parlerà della Bassa, di noir, di adolescenti scomparse e di incomunicabilità.
Si parlerà di sesso, di rapporto uomo donna ... avete presente? di gastronomia emiliana e ancora di sesso.
Si parlerà di mass media, tv spazzatura, metodi di indagine e Galeazzo Trebbi.
Si parlerà di Aldo, della sua amica bellissima, di sesso in amicizia e di vodka red bull.
Davanti alla libreria Lame, in un bel pomeriggio di giugno, cosa ti costa esserci? Magari dopo puoi andare a fare la spesa e comprare viagra alla para farmacia della coop.
Non è in vendita?
Pazienza consolati con il Pignoletto.

venerdì 31 gennaio 2014

Amanda e Sollecito




Nel mio prossimo imminente romanzo, il settimo per l'esattezza, compaiono anche i due giovani bianchissimi protagonisti di questa strana vicenda giudiziaria, sono citati  soprattutto perché in questa storia ci sarà spazio per i media, mia ossessione e mia fonte di ispirazione.
Perché uno come me, che ama scrivere nero e non solo, deve sguazzarci nella cronaca, è quasi scelta obbligata e quindi mi faccio scorpacciate di Chi l'ha visto, Quarto grado, Linea gialla, fox crime ci.
E' una violenza che a volte mi devo infliggere  guardare certe trasmissioni intrise di curiosità morbose, dove il pubblico è indotto a spiare dal buco della serratura le vite degli altri, di quelli che non ce l'hanno fatta a superare le contraddizioni quotidiane, cadendo sul traguardo della coesistenza con l'orrore di oscure dinamiche familiari, sedotti da rapporti di coppia dominati da sopraffazione e violenza, proiettati verso crisi di aggressività omicida dettate da ignoranza, scarso equilibrio, perdita di punti di riferimento morali.
Chissà.
Fatto sta che la cronaca è piena di episodi simili, il femminicidio in Italia ha costretto il governo a prendere provvedimenti.
Io ho impostato il mio prossimo romanzo soprattutto su questa mia ossessione, repulsione sull'utilizzo della cronaca nei media.
Spero vi piacerà.
Tornando alla cronaca, i due giovani bianchi protagonisti di questa triste vicenda sono stati di nuovo condannati, la vittima non lo saprà, i suoi parenti faranno fatica a gioire, però la bella Amanda è oltre oceano e se ne guarda bene dal tornare in Italia dove a questo punto rimane solo la cassazione fra lei e 28 anni di condanna, Sollecito invece è in Italia, gli toglieranno il passaporto, forse, ma intanto è ancora a piede libero.
Due considerazioni veloci.
Amanda ha visto allungarsi la pena perché condannata  per avere calunniato un uomo di colore che inizialmente era stato arrestato, Patrick Lumumba che ha definito la ragazza un lupo travestito da agnello.
L'altro uomo di colore invece è in carcere, Rudy Guede unico condannato a 16 anni per l'omicidio di Meredith Kercher.

Le chiacchiere in rete sono tante, hanno fatto un film sicuramente brutto sulla vicenda, dicono che Amanda si sia arricchita moltissimo con i derivati dalla cronaca, non so se sia vero, ma se così fosse non trovate tutta la storia immorale?
Questi due giovani bianchi e benestanti sembra quasi impossibile possano essere condannati definitivamente, e sarà dura nel caso di condanna fare tornare nella nostra italietta la bella americana.
Perché sembrano così potenti questi due giovani imputati, perché sembra così naturale invece additare solo il cattivo Rudy, "l'uomo nero" dell'omicidio della povera Meredith?

In questa Italia dove ogni giorno ci si impegna per accusare chiunque di razzismo, non suona strano che nel momento più alto della giustizia i due ricchi ragazzi bianchi siano così strenuamente difesi?

Possibile che ancora una volta il popolo deve sempre essere tollerante, antirazzista, e sottomesso, e solo chi detiene il potere può permettersi di essere ciò che preferisce, innocente suo malgrado, divorziare per poi magari risposarsi in chiesa, andare con le minorenni e fare ancora politica.

E l'America?
Sarà da ridere costringere il democratico popolo americano a rispedirci qui una delle sue perle migliori.
Mentre in India invece, dove bruciano le donne dopo averle violentate, i nostri due marò rischiano la pena di morte e da due anni attendono.
Non è un pò tutto orribilmente unilaterale?



domenica 20 gennaio 2013

jo



La faccia pesta di Jean Reno riempie la prima serata di Sky per l'ennesimo telefilm ambientato a Parigi    
che ha come protagonista il poliziotto rude e duro della omicidi francese, con un passato doloroso, un presente intossicato e un futuro incerto.
Diciamoci la verità la formula è scontata, sfruttata e collaudata, l'associazione immediata è con Luther fiction britannica, con analogo duro inglese molto abbronzato come direbbe Berlusconi e affascinante, con una vita privata disintegrata, un futuro improbabile e un'amica psicotica.

Cambiano gli sfondi, ma Parigi si presta perfettamente alle ambientazioni noir/gialle, con possibili inseguimenti e scene dinamiche.

Un'altra fiction parigina molto incentrata sulla città e sulla protagonista dall'esistenza tormentata è Profiling dove la profiler ha un padre assassino della stessa madre.

Tornando a questo Jo, il bravo Jean Reno è invecchiato e appesantito, con vistose borse sotto gli occhi tipici da ipertiroideo e lo stomaco più dilatato di come lo ricordavo, è perfetto nel ruolo del detective senza paura e senza molto da perdere.

Le storie sono sempre le stesse, omicidi chiaramente, e si comincia con l'omicidio di un professionista dell'organo, nel senso di un musicista chiaramente.

Penso che la trama gialla in queste fiction sia accessoria a tutto ciò che compone la ricetta, quasi secondaria, prima c'è il personaggio, che deve bucare lo schermo con il suo dolore, poi  la città con la sua misteriosa bellezza e dentro quasi a distoglierci dal piatto per me già appetitoso, il solito delitto a volte poco interessante.

Regole del mercato, ma funzionano ancora, intanto mi guarderò Jo, e cercherò di ritrovare angoli di Parigi, una delle metropoli più belle del mondo che amo molto e nella quale spero di tornare un giorno.

Su Sky, e dovrebbero pagarmi, solo per la pubblicità, o almeno farmi uno sconto sull'abbonamento.

domenica 30 settembre 2012

la ricetta montalbano



Chi mi conosce dice che parlo così perché sono invidioso del suo successo.
Come si fa ad essere invidioso di un maestro?
Non posso che inchinarmi come un umile stalliere davanti a lui e al massimo strigliargli il cavallo, se me lo permetterà.
Camilleri non ha età, ha un cervello che funziona e funziona bene.
Ha inventato un genere, ha conosciuto Simenon e ha saputo apprendere ciò che era essenziale, è riuscito a carpire la genialità se mi permettete il termine.
Io da piccolo leggevo Maigret e amavo quello italiano con il grande Cervi, guardavo stupito quelle puntate così dense di professionalità, così umanizzate dall'interpretazione di Cervi con quella colonna sonora finale di Tenco con Maigret che si allontanava camminando lungo la sponda di un fiume (forse).
Io guardavo rapito, ma Camilleri era lo sceneggiatore (credo), due modi diversi di vivere un fenomeno.

Premesso ciò:
In vacanza ho letto in tre giorni tre Montalbano:
L'età del dubbio
La danza del gabbiano
La caccia al tesoro.

Avevo visto le tre riduzioni televisive molto aderenti al testo e questo è stato un errore, ma leggerli è stato un nuovo piacere, soprattutto perché mentre leggevo di arancini ero in Sicilia, proprio nel catanese e vicinissimo a Ibla.

I libri di Montalbano si leggono velocemente, più leggeri di una granita con la panna, ma avete mai analizzato il contenuto? Qualcuno ha mai scritto una tesi sulla ricetta geniale?  Misteriosa come quella della coca cola.

Lasciamo da parte la trama, e il giallo per un momento.
Parliamo dei personaggi, sono sempre uguali, coerenti, inossidabili, ti aspettano al varco come vecchi amici:
Catarella che non azzecca mai un nome, fedele e servizievole, una macchietta nella migliore tradizione italiana.
Augello, in eterno conflitto con Montalbano, sciupa femmine, poco professionale, simpatico.
Fazio, il braccio destro di Montalbano, onesto, intelligente, coraggioso, umano.
Gallo che guida come un pazzo.
il patologo sempre arrabbiato e scontroso, specie quando perde a carte al circolo.
Lattes che  non ha ancora capito la composizione familiare di Montalbano.
Il questore sempre contro il commissario.
etc etc etc

I personaggi si ripetono, cambiano le storie, le battute, i drammi, le femmine ( a proposito Livia, che non si riesce proprio a eliminare dalla serie), ma chi legge Montalbano continua a comprarlo e a leggerlo, come in una compulsione inevitabile.

Tutti i protagonisti e le comparse compongono la vera ricetta dei romanzi di Montalbano così intensamente da rendere la trama stessa quasi un accessorio e quelli come me che amano i protagonisti e i dialoghi e la composizione del cast, possono anche avere già visto la riduzione televisiva ma godranno ugualmente del dialetto italianizzato,  dei pranzi da Enzo, dei frigoriferi colmi delle prelibatezze di Adelina.
Cos'è il genio?

Guardavo il servizio sulla  Rowling e sui due milioni di copie vendute del suo nuovo romanzo, criticato e mortificato da molti, e ho pensato:
il genio è vendere due milioni di copie appena aprono le librerie, è inventare una ricetta come quella di Montalbano e saperla ripetere sempre uguale e sempre diversa, e divertire il pubblico.

Il genio è essere uno su mille, tutto il resto è invidia, come la mia.

mercoledì 4 gennaio 2012

Dexter mette le ali

Torna Dexter su sky nel canale dedicato al crimine fox crime, sesta stagione, credo.
Torna a fine gennaio e nel trailer lo si vede circondato da statue di santi all'interno di una chiesa, alla fine dello spot compaiono due candide ali.
Dexter angelo della morte?
Non lo so, intanto lo aspetto con la stessa eccitazione che si prova prima dell'incontro con un vecchio amico.
Visto che di amici non ne ho o quasi, come cantava la Berté, bentornato Dexter.

giovedì 2 giugno 2011

Dexter fine stagione ... una sottile malinconia mi coglie di sorpresa



















E' terminata da poco la quinta stagione di Dexter con il bravo   Michael C. Hall    a interpretare il ruolo di uno psicotico tecnico della scientifica di Miami con la passione per i serial Killer.
Seguo la serie dal suo esordio su FX piattaforma sky.
E' la mia fiction preferita, perché?
Tanti motivi, il ritmo, l'idea, i personaggi e soprattutto lui, tanto cattivo quanto giusto.
Una sorta di idealizzazione dell'eroe negativo.
Un inno al'individualità, per me  stile di vita, nonostante tutto.
Anch'io spesso mi sento solo, quando scrivo, quando corro e quando rifletto sul mondo con pensieri che difficilmente potrei condividere.
Dexter è  l' esplicitazione dei pensieri oscuri,  un'uscita dallo specchio della nostra coscienza farcita  di luoghi comuni, buonismo, ipocrisia.
Mi piace, è terapeutico,  difficilmente uccide per sbaglio e le sue vittime sono i carnefici che solitamente rimangono impuniti nella realtà.
Nel frattempo l'attore si è ammalato di cancro.
Spero vinca questa battaglia.
A volte la realtà irrompe brutalmente nella nostra vita entra nei nostri passatempi preferiti, scombina le carte in tavola,in questo caso trasforma l'invulnerabile Dexter Morgan in un normale essere umano.
In bocca al lupo Dexter/Michael, stupiscici,  come saprebbe fare il tuo alter ego.
Intanto io rimango in attesa della sesta serie che mi accompagna nei gelidi inverni della bassa.

martedì 8 marzo 2011

Torna Dexter e chi è innocente scagli la prima pietra

Torna Dexter sul canale Fx della piattaforma sky dal 18 marzo 2011. Chi non ha sky non sa neanche di cosa sto parlando e mi rendo conto che il mio livello di contaminazione mediatica è elevato, ma che ci posso fare sono troppo vecchio per privarmi di qualsiasi stimolo audio visivo. Dexter mi piace, intendo il personaggio, uno psicopatico compensato con una sua etica modellata dal padre adottivo che continua a ricordargli in un immaginario blindato le regole per sopravvivere e per condurre una doppia vita, tecnico della scientifica di Miami e serial killer nel tempo libero, un assassino di cattivi, molto cattivo. Qual'è il confine fra bene e male? Fino a dove lo spettacolo può spingersi senza diventare pornografico? C'è un limite all'immaginario? Non credo ... ho amato romanzi difficili da leggere per molti da Un'arancia a orologeria, a American Psicho e inseguo tuttora in ciò che scrivo il cattivo per eccellenza, mi piacerebbe inventarne uno diverso dal Cannibale, italiano e con una sua morale, originale e seducente.
Il bello dello scrivere e inventare è anche proporre modelli nuovi, attingendo dal passato.
I noir non possono essere edificanti diventerebbero un'altra cosa e cambierebbero colore.
Io tifo per Dexter e aspetto con una leggera ansia le prossime puntate, non vi rivelerò nulla, perché immagino che prima o poi lui arriverà anche sulla rete nazionale.
Per chi lo conosce e lo apprezza come me, non può non essere contento del suo ritorno, è come il ritorno di un amico, unico e solitario, solitario come mi sento io spesso in un mondo pieno di assassini a piede libero.

sabato 25 dicembre 2010

Belva di città - Recensione "Giallo e Dintorni"

Massimo Fagnoni è un agente della Polizia Municipale, laureato in filosofia, che da qualche tempo ha deciso di cimentarsi con la scrittura di romanzi gialli.
Belva di Città è la sua ultima fatica, un noir ricco di suspense e di tensione, scritto in un linguaggio tirato, essenziale e senza fronzoli, che si snoda per i luoghi e le vie di una Bologna prevalentemente notturna, dalle atmosfere cupe e angoscianti, dove il tradizionale senso di accoglienza e di ospitalità della popolazione sembra essersi smarrito.
Secondo Fagnoni, pare che solo le forze dell’ordine, qui personificate magnificamente dalla figura del maresciallo dei carabinieri Greco, siano in grado di porre un argine non solo alla criminalità dilagante, ma anche al degrado del tessuto civile e dei rapporti umani. Greco e i suoi collaboratori, infatti, nella loro opera quotidiana, tentano costantemente di riannodare i fili di un senso di appartenenza alla città e al territorio che appaiono compromessi da una crescita economica che ha inaridito le fonti della convivenza civile.
In questo contesto, i soggetti già marginali, appartenenti a generazioni diverse di immigrati, vengono presi di mira da una banda di nazi skin composta da ragazzi fragili e facilmente manipolabili, e per ciò stesso capaci di sviluppare verso le proprie vittime una violenza bestiale e inarrestabile.
Dopo le prime trenta-quaranta pagine di carattere introduttivo, la narrazione spicca il volo con l’entrata in scena del grande manipolatore, il capo branco, e riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’inquietante finale.

Belva di Città è edito da Eclissi Editrice.