mercoledì 13 febbraio 2019

better call saul 4



Ho appena terminato la visione della quarta stagione.
Ieri dopo avere visto l'ultima puntata ero in giro per i fatti miei e sentivo un disagio interiore come quando hai qualcosa da farti perdonare da qualcuno ma non sai bene cosa.
Poi ho capito, il disagio era legato alla serie televisiva, il racconto, la vicenda mi ha ancora una volta coinvolto e credo che alla fine la magia di una buona sceneggiatura o di un romanzo sia tutta nella capacità di colpire lo spettatore/lettore, coinvolgendolo, rendendolo partecipe della vicenda.
Due personaggi principali della quarta stagione, Jimmy McGill che decide a fine stagione per un nuovo nome e Mike il braccio destro dell'oscuro Fring.

Due diverse umanità, parallele per ora ed entrambe inquietanti.
Jimmy McGill è davvero l'incarnazione dell'imperfezione umana portata alle estreme conseguenze, un vero genio della truffa, un uomo che inseguendo un suo ideale di realizzazione personale perde di vista le vere priorità precipitando in una spirale di errori e soprattutto lasciandosi conquistare dal lato oscuro, quello che nasce dalle frustrazioni, dalle ingiustizie subite.

Mike che nella sua indiscussa capacità di coordinare un progetto criminale si trova a fare i conti con la variabile umana fino a doverne accettare le estreme conseguenze, perché lavorando per Fring non sono ammessi errori o sbavature, un personaggio intenso e malinconico.

I personaggi minori in realtà sono tutti essenziali nel coro complessivo, tutti bravissimi interpreti di questa favola moderna dove rimane pochissimo spazio per umana pietà in un dramma dove la vicenda sfuma sullo sfondo dominata dall'intensità dei protagonisti.

Emozionarsi, commuoversi, sentirsi parte.
La magia della narrazione, alla fine non c'è altro.

martedì 12 febbraio 2019

Dark Souls 2




I giochi per me hanno sancito fasi della vita, da Fallout a Skyrim, da Resident Evil a Medal of honor.
Quanti sono i giochi che ho iniziato? Tanti e quasi tutti terminati, sono anche arrivato un giorno a pensare che era tempo di smettere, perché ero grande per giocare, poi ho iniziato a scrivere, un altro gioco non pensate che sia una cosa diversa.
I romanzi e i racconti sono giochi, costruiti spesso come veri giochi, specialmente i noir, dove inventi dinamiche, personaggi, situazioni, ma sto divagando.

Poi sono incappato in Dark Souls e qualcosa è scattato, ho ritrovato la passione, ho riscoperto il gioco online, ho ritrovato il desiderio di giocare.

Finalmente ho terminato Dark Souls due, con un attivo di qualche centinaio di ore e non ho terminato le missioni accessorie, perché ero stanco, un gioco talmente vasto che alla fine alcuni luoghi visitati all'inizio li avevo quasi rimossi.

Più che un gioco una sorta di viaggio delirante, un sogno in un universo vastissimo.
Dark Souls non è perfetto, è vero, ci sono errori e malfunzionamenti, ma rimane per me il gioco più coinvolgente della mia vita di video giocatore.

Ho iniziato Dark Souls 3 ma devo confessare che non credo mi entusiasmerà come i primi due.
Intanto attendo l'uscita di Sekiro Shadows Die Twice anche se l'assenza di gioco online per me è già una brutta notizia.

In Dark Souls ho riscoperto la cooperazione, per singole avventure, per sconfiggere alcuni stramaledetti boss, fugaci incontri con giocatori sconosciuti, sicuramente più giovani di me, una battaglia insieme e poi ancora avanti in perfetta solitudine.

Perché Dark Souls è un gioco da solitari, è senza speranza, senza consolazione, un po' come la vita e forse è per questo che mi diverte tanto


lunedì 11 febbraio 2019

l'ultimo Greco





 Ho terminato da pochi giorni l'ultimo romanzo dedicato alle indagini del maresciallo Greco. le serie iniziano, le serie finiscono, se tutto filerà liscio l'ultimo romanzo della serie Greco uscirà nel 2021.

Greco appare per la prima volta nel romanzo Bologna all'inferno, un romanzo corale dove erano presenti molti personaggi, poliziotti, carabinieri, agenti della municipale.

Da allora nacque il desiderio di creare una storia dedicata solo a lui e ai suoi carabinieri, prima apparve in un racconto e poi nel primo romanzo Belva di città che vinse anche il primo premio a Lomellina in giallo.

Purtroppo le uscite dei romanzi successivi non sono state regolari, per colpa mia soprattutto, distratto da altri romanzi, da altre vicende.
Si imponeva una scelta e trovandomi di fronte a un bivio ho scelto di concentrami su un unico personaggio seriale Galeazzo Trebbi, due storie seriali parallele sono pericolose, c'è il rischio di confondere ambiti e personaggi e sarebbe un disastro.

Chi ama Greco lo potrà leggere negli ultimi tre capitoli che vorrei fare uscire nel 2019, 2020 e 2021 con una chiusura sensata.
Mi piace l'idea di razionalizzare il mio lavoro per dedicarmi poi ad altro conservando solo Trebbi fra i seriali.

prossima uscita aprile 2019, editore locale e per ora non vi dico altro.

venerdì 8 febbraio 2019

Biblioteche bolognesi ultimo baluardo




La gente mi legge, mi legge in biblioteca, prenota i miei romanzi con i mezzi che la tecnologia informatica mette loro a disposizione, esce di casa e si dirige verso una biblioteca per prendere in prestito un mio romanzo, lo porta a casa e per un mese un pezzo di me e del mio scrivere transita nelle loro vite, sui loro comodini, in bagno , in cucina o dovunque decidono di leggermi.

Trovo tutto ciò fantastico, non per denaro, non per amore, ma per condividere un pezzo della mia esistenza o del mio modo di comunicare.

La vera comunicazione per me avviene ormai attraverso gli scritti, raccontare storie, inventare personaggi, entrare in contatto nelle biblioteche, nei luoghi di altri che non conoscerò mai, come una bottiglia lanciata in mare con un messaggio al suo interno.

Io so che quella bottiglia qualcuno l'ha raccolta e ha trovato un messaggio dentro, qualcuno l'avrà gradito qualcuno avrà riciclato la bottiglia nel vetro e il messaggio nella carta, ma se i numeri possono parlare questo è già un successo, il mio piccolo, grande successo bolognese.

Grazie gente, continuate a cercarmi in biblioteca, e io continuerò a scrivere, per voi, per me.

mercoledì 6 febbraio 2019

Distracted mind. Cervelli antichi in un mondo ipertecnologizzato




Prendi due studiosi americani Adam Gazzaley, Larry D. Rosen e leggi le loro conclusioni sul rapporto fra il nostro cervello (antico) e il mondo super tecnologico nel quale ci muoviamo.
Ne scaturisce un'analisi interessante, sia chiaro cose che sappiamo già ma sulle quali non riflettiamo mai abbastanza.
Siamo vecchi, noi esseri umani, abbiamo un cervello antico, siamo stati tanto bravi a costruire un mondo dove la tecnologia ha fatto passi da gigante, ma il nostro cervello rimane sempre quello di un tempo.
L'innata curiosità umana ci porta a seguire le luci seducenti di un qualsiasi richiamo e così siamo sempre, costantemente, distratti, miliardi di cervelli distratti da 3 entità soprattutto:
i telefoni cellulari, la rete, i social media.
Non è un saggio, non ci salva la vita, ti dà qualche consiglio di buon senso su come non perdere del tutto la lucidità, ma alla fine ti racconta una storia in divenire e ti ricorda che il tuo è un cervello antico che ha bisogno di novità, ma con attenzione, con prudenza.
Il rischio alla fine è sempre lo stesso, ricordate le sirene di Ulisse?
La curiosità di Ulisse lo spinse ad ascoltarle, la sua intelligenza gli permise di non soccombere al loro richiamo.
Noi non siamo altrettanto saggi, meglio non dimenticarlo mai.