domenica 23 settembre 2018

l'ambulanza in riva al mare o delle occasioni perdute


Leggo su Repubblica la storia commovente dell'ambulanza che ha fatto una deviazione per permettere a un signore malato di 88 anni, in viaggio dalla sua Toscana verso un ospedale del nord, di salutare il suo mare.

L'articolo racconta di ultimi desideri e occasioni perdute e diventa inevitabile per me riflettere brevemente sull'argomento dalla mia attuale posizione che è appunto in riva al mare di Punta Secca, vacanza agognata ogni anno e diventata per me abitudine esistenziale irrinunciabile.

Sono sempre più convinto che invecchiando l'unico reale sintomo di saggezza sia la mia volontà di allontanarmi dalla mia città natale e  avvicinarmi al mare.

Mi rendo conto della mia condizione privilegiata, potere godere di un mare unico e di una spiaggia quasi deserta in un periodo dell'anno che è autunnale solo per il calendario.

Alla fine i desideri bisogna viverli sempre, bisogna che siano gli ultimi di una giornata e i primi di quella successiva, bisogna riempirsi delle sensazioni, dei panorami, dei sapori, insomma di tutte le cose buone della vita per i momenti nei quali non sarà più possibile.

Unico vantaggio dell'invecchiare? Pensare al lavoro come un obbligo rinunciabile e all'ozio come un dovere da coltivare con amore.

venerdì 21 settembre 2018

Hakan Nesser










"La vita è così terribilmente fragile, pensò Gunnar Barbarotti. E così tremendamente normale fino all'attimo in cui tutto si spezza. è così. Come una passeggiata su un velo di ghiaccio vecchio d'una notte soltanto"
Tratto da Era tutta un'altra storia

Il bello delle vacanze è la riscoperta dei tempi vitali, quelli normalmente sottratti dalla nevrosi del quotidiano lavorativo, delle commissioni obbligatorie etc etc.
In vacanza ho scoperto Hakan Nesser su gentile suggerimento della consorte che legge molto più di me e ama gli autori del nord Europa.
Questo scrittore svedese, ex insegnante di lettere, se ho capito bene, ha uno stile che mi piace, e presuntuosamente affermo che fra il mio stile e il suo ci sono alcune affinità legate soprattutto allo sviluppo dei personaggi a discapito persino della stessa trama.
Lui è bravo in questo genere di scrittura che scava nelle vite dei vari protagonisti partendo proprio da Gunnar Barbarotti ispettore della polizia svedese in un'immaginaria città Kymlinge.
Gunnar mi piace, un poliziotto filosofo e del resto un vero poliziotto dovrebbe davvero essere in grado di analizzare la realtà con spirito critico per cercare di assorbire tutto l'orrore che l'uomo è in grado di creare dal suo quotidiano.
Sto leggendo la seconda indagine di una serie composta da cinque romanzi e credo che non mi fermerò perché quando incontri un autore, dei personaggi e delle storie avvincenti guai a perderli per strada.

Ultima considerazione, lui ha potuto lasciare l'insegnamento per dedicarsi alla sua passione e camparci bene, credo, un sogno in Italia quasi impossibile da realizzare, il paese di poeti, navigatori, santi è diventato il ghetto della cultura europea, come non desiderare di essere nati altrove?


mercoledì 19 settembre 2018

Nero Wolfe




Avevo dieci anni quando Nero Wolfe italiano quasi completamente girato in studio approdò in bianco e nero nelle nostre televisioni, ricordo la colonna sonora iniziale come un difficoltoso brano di jazz, inquietante per un cinno di quel periodo, a me piaceva molto Nero Wolfe e credo che solo successivamente mi dedicai alla lettura dei vari romanzi dedicati al personaggio di Rex Stout.

Ricordi vaghi di grossi tomi dei vari romanzi raccolti insieme che prendevo gratuitamente in biblioteca.

Ho riscoperto un Nero Wolfe a Roma interpretato dal bravo Pannofino con Andy Luotto in cucina e Pietro Sermonti nei panni di Archie Goodwin. scuderia romana, consueta ma efficace, a me piace Pannofino come attore e come doppiatore.

Due Nero Wolfe diversi, sicuramente il primo era un prodotto teatrale di grande qualità, questo ha la qualità della ricostruzione del periodo (1959 grande annata) e la bellezza di Roma dalla sua.

Lo trovate su Rai replay, consigliato

mercoledì 12 settembre 2018

Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta



Sembra un'immagine felice, forse lo era anche.
In realtà dietro a quella semplice immagine di un padre e un figlio in sella a una motocicletta c'è una sofferenza infinita e molta solitudine.
Ho ripreso in mano a distanza di 35 anni uno dei libri che ha dato un senso alla mia giovinezza, Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta.
Non è un testo facile, ma chi ha studiato filosofia forse è incappato in questo saggio non saggio, romanzo non romanzo, racconto di un padre e un figlio in un tormentato viaggio in un frammento di America.
Ve lo consiglio, ma attenzione è faticoso, bisogna fermarsi a pensare.