Premesso che non amo i film di Luca Pasquale Medici, e credo di averli visti tutti in televisione, saltando gli ultimi.
Credo che il suo successo sia legato a un'anomalia tutta italiana che definirei come l'onda lunga dei cinefili della domenica, cioè coloro che vanno al cinema per riflesso condizionato o durante le feste comandate, come la messa natalizia.
I film di Zalone attirano per forza d'inerzia la pancia del paese, quella che cerca ancora la sua comicità travolgente che l'ha portato al successo.
Reputo Luca Medici persona intelligente, probabilmente con un discreto livello culturale persona che scientificamente ha creato un personaggio Checco Zalone con il quale arrivò al successo anche grazie a Zelig.
La sua comicità graffiante, a tratti aggressiva e irriverente mi piaceva sul palco di Zelig e mi ha infastidito il fatto che lui, a differenza di Aldo Giovanni e Giacomo, non si sia presentato sul palco di Zelig nel trentennale della trasmissione che sicuramente lo ha aiutato a raggiungere il successo.
Dopo avere espresso la mia opinione sul personaggio arriviamo al suo ultimo lavoro, ho visto solo i primi 20 minuti su Netflix e ho trovato un film senza l'ingrediente vincente della sua vicenda artistica, il divertimento.
Non si ride guardando Buen Camino, almeno io ho sbadigliato, l'idea del riccone che insegue la figlia ribelle sul famoso sentiero spirituale l'ho trovata sciapa e inefficace, sceneggiatura spenta, messaggio risibile.
Forse la sua sicurezza di sfondare in un mercato triste come quello del cinema italiano gli ha tolto l'aggressività delle prime pellicole.
Penso a Troisi, penso alla grande commedia italiana degli anni 60, penso a Tognazzi, Gassman, alla comicità di Amici Miei e credo che quel cinema rimarrà per sempre.
A Zalone lasciamo il successo al botteghino.
Invidiabile, sicuramente, ma non degno dell'immortalità artistica.




