Sto scrivendo un romanzo ambientato nel 1986, un nero classico, è il secondo di una serie dedicata a un giovane commissario di polizia.
In realtà non ho ancora la certezza di pubblicare il primo, ma scrivere, soprattutto in Italia, è una delle attività più improbabili ed effimere.
Si scrive per se stessi, a volte per gli altri, per lasciare una traccia, per comunicare con il mondo, non certo per certezze o denaro.
Trebbi non l'ho abbandonato, ne ho già pronti tre e quindi ho deciso di fermarmi e dedicarmi ad altro.
Parallelamente ho cominciato a scrivere una cosa che ho intitolato la mia famiglia, quella che non esiste più.
Sono l'ultimo smemorato testimone della mia famiglia, della quale conosco pochissimo e sto cercando di fermare ricordi, immagini, situazioni per non dimenticarli del tutto, perché qualcuno un giorno possa, rileggendo le mie parole, ricordare meglio le tre persone che mi hanno accompagnato per trent'anni buoni della mia vita.
Probabilmente questo scritto nemmeno cercherò di pubblicarlo, rimarrà in un cassetto a futura memoria, per chi un giorno vorrà sapere di più delle proprie origini.







