sabato 13 aprile 2019

Ombre cinesi ... frammenti








"Santo sta tornando dal mare e il tramonto è talmente perfetto da sembrare dipinto, a volte capita nella bassa, non ci sono ostacoli fra cielo e terra, solo chilometri di terra e cielo, campi coltivati a mais e girasoli protesi verso il sole a bruciarsi riempiendo il giorno di colori e questi colori entrano senza filtri, gli sembra di sentirne il profumo intenso a mescolarsi con l’aroma dell’aria calda e con quello della crema idratante spalmata generosamente sulla pelle arrossata dal sole. Sul sedile della piccola Porsche dorme Lara, la pelle chiara della ragazza è arrossata, lei non ha la pellaccia dura e meridionale di Santo, ed è bellissima, con le gambe nude allungate sul cruscotto del suo ultimo acquisto. Santo ha comprato la Porsche 997 Carrera cabrio da due commercianti slavi che conosce da anni, sono uomini veloci, affidabili, in continuo movimento lungo la penisola e da un confine all’altro dei diversi paesi dell’Est. Li ha difesi in tribunale per un’accusa di traffico di auto rubate fra Croazia e Italia, e poi esportate nei paesi dell’Est. Lui sa come contattare Anatoliy quando gli serve, sono affidabili i criminali della parte più estrema dell’Europa, soprattutto quando li hai strappati dai guai. La Porsche che gli ha procurato è regolare, l’ha pagata solo trentamila euro, ha centomila chilometri e mentre l’aria calda gli scompiglia i capelli Santo sente la vita, quella vera, scorrere dentro come energia elettrica, sa che questa sensazione non durerà per sempre, si sente come Richard Gere nel film All’ultimo respiro, senza speranza, senza futuro, senza un domani certo e osserva di nuovo Lara accanto a lui. Lei lo dimenticherà, troverà qualcuno meglio di lui. Se lo arresteranno, se lo ammazzeranno, lei troverà un altro studio legale, un altro avvocato, magari un giudice, poi si sposerà, farà dei figli, si troverà un amante più giovane e si abbruttirà in qualche circolo tennis fra gare di burraco, serate alcoliche con altre madri frustrate, mogli di avvocati. La sua bellezza sfiorirà senza di lui, e forse un giorno, per caso, durante una bella crisi depressiva, lei si ricorderà di questa giornata al Lido di Spina, spiaggia enorme della riviera ferrarese. Lara rammenterà la frittura mista, il pignoletto ghiacciato, il sesso sudato nella pensioncina sopra la trattoria e il pomeriggio in spiaggia a sparlare delle famigliole locali, così ordinarie, così tristi, con mamme indaffarate a pulire culetti di mocciosi smoccolanti, a leggere riviste patinate sotto gli ombrelloni con i mariti intenti a sbirciare di sottecchi le sue tette perfette contenute a stento dal costume Perla regalatole per l’occasione, chiedendosi magari chi fosse il ricco terrone con lei, un mafioso, forse, sicuramente un poco di buono, con quei capelli corti e neri e la carnagione da muratore. Hanno riso, fatti di coca, pieni di pesce, sazi di sesso, hanno fatto il bagno nell’acqua torbida dell’Adriatico e adesso Santo potrebbe anche morire, perché non è la morte che lo spaventa ma la possibilità di perdere il denaro, la ricchezza fittizia, l’euforia di potere fare quasi tutto, alla faccia di chi lo ha sempre evitato, schifato, umiliato. Santo accarezza la pistola che nasconde sotto il sedile dell’auto, dovranno stanarlo per sottrargli questa sensazione perfetta, e adesso non ha più paura, almeno fino a quando la coca rimarrà in circolo in totale sintonia con il rumore quasi musicale della piccola Porsche."

lunedì 8 aprile 2019

Ombre cinesi a Bentivoglio




Il mio paese da quasi 15 anni e il tempo diventa relativo, non trovate?
Anche il senso di appartenenza lo è.
Cosa significa risiedere in un luogo?
Basta avere casa in un posto per essere di quel posto?
Non credo.
Credo di non appartenere a niente in realtà.
Ero bolognese solo per essere nato a Bologna e per avervi vissuto fino al 2005?
Non è un caso se uno dei miei libri più significativi per me si intitola :Bolognesi per caso.
Sono racconti bolognesi per caso, soprattutto perché vivo e mi muovo fra Bologna e la bassa, ma non mi sento necessariamente un bolognese doc.
Non faccio il tifo.
Non sono campanilista.
Mi piace molto vivere in campagna, l'atmosfera è diversa, i ritmi, le luci e probabilmente le persone.
Sarò quindi a presentare il mio ultimo romanzo venerdì 12 aprile alle 21 presso la bella biblioteca del paese dove fra parentesi mi sono sposato per la seconda volta.
Vi aspetto ci saranno due giovani lettrici, un amico, Claudio Balboni, a conversare con me e i miei libri.

mercoledì 3 aprile 2019

Ombre cinesi a Pieve di Cento






Una serata da Filizon è un immersione nel passato, quello delle immagini di attori americani disseminate sulle pareti del locale, insieme a scritte, fotografie di motociclette e pezzi di storia locale.
Un luogo diventa magico per l'atmosfera e per ciò che può offrire.
La cucina della Locanda della Tramvia non si può definire sicuramente salutista o vegetariana, è concreta e saporita come il suo titolare Remo Toselli che accoglie i clienti mettendoli subito a loro agio.
Se passate dalle parti di Pieve di Cento, se vivete nella bassa, se avete voglia di trascorrere una serata di puro svago e buona cucina in mia compagnia segnatevi data e indirizzo.
Io ci sarò di sicuro insieme all'amico Trebbi e ai soliti compagni di avventura.

domenica 31 marzo 2019

il mestiere dello scrittore ... vagabondando per l'appennino



Questo post lo leggeranno in pochi, ma chi se ne frega, è il bello di avere un blog, è tuo e puoi scrivere ciò che ti fa stare bene, il tuo messaggio nella bottiglia.
Del resto scrivere è soprattutto questo, un messaggio, un modo di comunicare, il migliore che conosco.
Molti di coloro che mi leggono e gradiscono i miei scritti conoscendomi mi troverebbero faticoso, proprio perché la scrittura ti pone su un piano diverso, alieno, e invecchiando, sempre più congeniale alla mia idea di interazione con il mondo.
Ho ricominciato con molta flemma il mio giro di presentazioni in giro, senza un ordine preciso, come sempre, vado dove mi chiamano, più o meno, come un guitto randagio che non cerca fama o ricchezza ma si muove nei luoghi dove si annida la cultura, soprattutto le biblioteche che stanno diventando i nuovi monasteri in questo secondo medioevo nel quale la gente malvolentieri si sposta da casa per una presentazione e li capisco, perché anch'io sono così.

Sono capitato a San Benedetto Val di Sambro insieme a Guido Mugavero che mi ha gentilmente accompagnato per parlare di nuovo del mio romanzo più sincero Il ghiaccio e la memoria.


A San Benedetto ero atteso alla biblioteca  Gastone Stefanini in una piacevole serata di fine marzo,e ho ritrovato davvero un pezzo di memoria, Marco Tamarri, Responsabile del Settore Cultura e Turismo dell'Unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese,  per me soprattutto compagno di classe al Righi fra il 75 e il 77 circa.

Laureato in filosofia, come me,  alpinista e molte altre cose.
Abbiamo parlato del romanzo e di quei due amici che lui conosceva bene, morti sul Bianco, che hanno ispirato l'incipit del romanzo, poi abbiamo mangiato ciccioli e mortadella, bevuto buon vino rosso e chiacchierato, di libri, di cultura, di montagna.

Alla fine il gioco dello scrittore è tutto qui, mi muovo come un guitto fra luoghi e situazioni raccontando storie e rubandone altre, mi commuovo ritrovando pezzi della mia storia e conosco persone nuove quasi sempre interessanti.
Frequento le ultime roccaforti del pensiero dove la gente ha ancora voglia di comunicare verbalmente spegnendo per un attimo i cellulari.

Solo per questi motivi varrebbe la pena il mio viaggio sconclusionato che mi porterà la prossima estate in giro per l'Appennino, incontrare altre menti pensanti che resistono alla deriva dilagante, al nulla che come nella Storia infinta incombe per spazzare via il tutto o ciò che ne rimane.