domenica 24 maggio 2026

Rosa elettrica


 

Nello squallido panorama delle fiction italiche ogni tanto si scorge un barlume di vita.

Sarà che mi piace la Giannetta, sarà che mi ha stupito con la sua bravura Francesco Di Napoli, sarà la trama, intrigante, originale, improbabile, dinamica, con una sceneggiatura interessante e un cast dignitoso.

La vicenda parla di protezioni testimoni e ha pochi agganci con una qualsiasi realtà.

Detesto le storie di camorra, non ho letto Gomorra e nessun libro di Saviano, non ho visto la tanto acclamata serie, il film e in generale le storie di mafia mi hanno stufato, eccettuato il Padrino, ma quello rimane un capolavoro.

La vicenda si snoda fra la bassa ferrarese, Napoli e Merano, e alla fine mi ha divertito.

Non so se meriti una seconda stagione, ma so che la Giannetta è una giovane attrice talentuosa, e le auguro il meglio e così anche a Francesco di Napoli.

Trovate le sei puntate su Sky.

venerdì 22 maggio 2026

Archive


 


Poi dicono che Tik Tok non serve a nulla, dipende sempre l'uso che ne fai. Ho seguito un consiglio di visione e ho guardato, in splendida solitudine, mia moglie non ama i film di fantascienza, ARCHIVE, un film del 2020 con Theo James, protagonista assoluto.

Non è un film facilissimo, pochissimi interpreti, dialoghi rarefatti, siamo nel 2038, quindi futuro prossimo, e uno scienziato conduce, in un luogo remoto e selvaggio, studi sull'intelligenza artificiale e lo fa soprattutto per riportare in vita la moglie, prematuramente scomparsa.

Fin qui la trama e non vi racconterò altro, se non che è un bellissimo film sull'amore totale e incondizionato per la propria compagna/o.

Cosa si potrebbe giungere a sfidare pur di non perdere la persona cara, quella con la quale hai costruito parte della vita, magari procreato, condiviso, sofferto, gioito, insomma convissuto.

Perché la vita, alla fine, non è altro che un insieme di punti temporali inanellati uno dietro l'altro fino alla inevitabile conclusione e chi avrà vissuto con te tutto il tempo, o la maggiore parte di esso in maniera qualitativamente rilevante è colei o colui che non vorresti mai perdere.

Bello, commovente, per certi versi sorprendente e straziante.

Potete vederlo su Prime video, pubblicità permettendo.

domenica 17 maggio 2026

Quando il romanzo finisce


 

Non siamo sempre soli alla fine? Lo scrittore è ancora più solo, soprattutto quando termina un romanzo.

A volte mi chiedo se scrivere romanzi di genere sia diventato, nel tempo, davvero nobilitante.

Leggevo, ieri, un articolo sul Fatto che criticava la scelta della Rai di girare una fiction tratta dai romanzi di Veltroni, che da politico è diventato tante cose, fra le quali scrittore di genere.

Ho la presunzione di raccontare nei miei romanzi una visione della realtà, tutta soggettiva, sicuramente faziosa, ma del resto cosa resta di uno scrittore se gli sottrai il piacere di esprimere la propria visione del mondo?

Ho terminato un altro Trebbi e a conti fatti se uscirà capiterà intorno al 2030, e io sarò davvero anziano a quel punto, uno splendido settantunenne, se avrò la fortuna ... fortuna? Di arrivarci.

Intanto ho costruito un nuovo personaggio, un commissario di polizia che indaga negli anni 80, mio periodo amato, non perché felice, ma perché rappresenta la mia giovinezza, e si sa la giovinezza ha quel colore e quel sapore che è impossibile ritrovare alla mia età.

Ero un bel giovane, timido, imbranato, comunista e con pochi soldi in tasca.

Avrei potuto conquistare il mondo.

Mi sono limitato a viverlo come meglio ho potuto.

Il mio commissario forse vedrà la luce, ma niente trionfalismi anzitempo.

Adesso devo correggere la mia ultima fatica, ho speso un anno del mio risicato tempo libero per scriverla, e dopo la lettura di mia moglie entrerà nel mio database, in attesa di una pubblicazione.

Trebbi è ancora in giro e lo sarà almeno per altre tre indagini già confezionate.

Rimanete collegati alla mia solitudine, potete intercettarmi nei miei romanzi  lì mi troverete per sempre.

giovedì 14 maggio 2026

L'uomo delle castagne seconda stagione


 


Confesso che non ricordavo la prima stagione di questo pregevole nero danese.

Sapevo solo che mi era piaciuto.

Anche i danesi sono più bravi di noi nella serialità nera e questa la dice lunga sulle condizioni della fiction italica, in sintonia con il disastroso andazzo del paese.

A questo proposito mi è piaciuta Matilda De Angelis ai David di Donatello, il suo discorso sullo stato dell'arte nel nostro paese mi è sembrato un grido disperato nel nulla collettivo.

Scritto ciò, vi consiglio questa seconda stagione e magari dopo avere recuperato la prima.

Un classico nero, cupo, nordico, spietato, con alcuni colpi di scena e una conclusione che ho intuito solo a due puntate dalla fine.

Se vi piace il genere vi divertirete, si fa per dire.

Su Netflix

sabato 9 maggio 2026

Buen camino


 


Premesso che non amo i film di Luca Pasquale Medici, e credo di averli visti tutti in televisione, saltando gli ultimi.

Credo che il suo successo sia legato a un'anomalia tutta italiana che definirei come l'onda lunga dei cinefili della domenica, cioè coloro che vanno al cinema per riflesso condizionato o durante le feste comandate, come la messa natalizia.

I film di Zalone attirano per forza d'inerzia la pancia del paese, quella che cerca ancora la sua comicità travolgente che l'ha portato al successo.

Reputo Luca Medici persona intelligente, probabilmente con un discreto livello culturale persona che scientificamente ha creato un personaggio Checco Zalone con il quale arrivò al successo anche grazie a Zelig.

La sua comicità graffiante, a tratti aggressiva e irriverente mi piaceva sul palco di Zelig e mi ha infastidito il fatto che lui, a differenza di Aldo Giovanni e Giacomo, non si sia presentato sul palco di Zelig nel trentennale della trasmissione che sicuramente lo ha aiutato a raggiungere il successo.

Dopo avere espresso la mia opinione sul personaggio arriviamo al suo ultimo lavoro, ho visto solo i primi 20 minuti su Netflix e ho trovato un film senza l'ingrediente vincente della sua vicenda artistica, il divertimento.

Non si ride guardando Buen Camino, almeno io ho sbadigliato, l'idea del riccone che insegue la figlia ribelle sul famoso sentiero spirituale l'ho trovata sciapa e inefficace, sceneggiatura spenta, messaggio risibile.

Forse la sua sicurezza di sfondare in un mercato triste come quello del cinema italiano gli ha tolto l'aggressività delle prime pellicole.

Penso a Troisi, penso alla grande commedia italiana degli anni 60, penso a Tognazzi, Gassman, alla comicità di Amici Miei e credo che quel cinema rimarrà per sempre.

A Zalone lasciamo il successo al botteghino.

Invidiabile, sicuramente, ma non degno dell'immortalità artistica.