giovedì 16 aprile 2020

the missing





In questo periodo di arresti domiciliari gli atteggiamenti sono diversificati, ci sono quelli che rimagono incollati ai tanti organi di informazione in attesa del libera tutti, quelli che si angosciano provandosi la febbre più volte al giorno, poi ci sono quelli che cercano programmi per distrarsi.
The missing è uno dei prodotti più distraente in commercio perché ti libera per qualche ora dall'angoscia del virus per catapultarti nel peggiore incubo, quello della scomparsa di una persona cara e chi è più caro di un figlio di 5 anni?
La prima vicenda composta da 8 puntate narra la disavventura di una coppia di inglesi in vacanza in Francia alla quale viene rapito il figlioletto.
Se avete bimbi piccoli sconsiglio la visione.
Trama serrata, senza speranze, interpretazione di alto livello, il poliziotto che indaga sulla vicenda è un noto attore francese Tchéky Karyo (Nikita), la storia si svolge su due livelli temporali 2006 e 2014.
Farete fatica a non distrarvi dai vostri crucci e forse vi dimenticherete di provarvi la febbre, però precipiterete nel loro incubo, quello purtroppo troppo spesso vissuto nella vita reale.
Su Prime Amazon

sabato 4 aprile 2020

It




Ho letto il romanzo, ho guardato tutte le realizzazioni cinematografiche precedenti, compresa una mini serie realizzata per la televisione.

Trasporre un romanzo come It in immagini è davvero un lavoro difficile e devo ammettere che questo ultimo lavoro del 2017, è quello che preferisco.

Meglio gli effetti speciali,  ben calibrati, più interessante la trama che si discosta dall'opera originale introducendo alcuni aspetti sociali e tratti caratteriali dei diversi personaggi molto riusciti.

It, per certi aspetti, si trasforma da icona dell'Horror targato King, con tutti i vari corollari che derivano dal suo innato talento di affabulatore, in una sorta di parabola densa di metafore e richiami al nostro vivere, alle difficoltà della crescita, alla miseria morale di tanti luoghi, alla possibilità sempre presente nella storia di ognuno di noi di risorgere anche quando tutto sembra perduto.

Dovrò guardarmi anche la seconda puntata, ma temo non sarà all'altezza del primo capitolo.

Su Netflix

venerdì 20 marzo 2020

domenica 15 marzo 2020

Le priorità




No, non vi parlerò della bestia che sta divorando i nostri giorni.
Vi parlerò di priorità e se ci pensate esse mutano seguendo i tempi.
Quali saranno state le priorità dei nostri nonni quelli che non avevano da mangiare e si riparavano nei rifugi in attesa della fine del bombardamento?
Impossibile saperlo, noi non c'eravamo e sbadigliamo a tratti quando uno degli ultimi sopravvissuti con gli occhi lucidi ci racconta un frammento di ricordo.
Noi oggi abbiamo diverse opportunità, lo so sembra consolatorio, ma in realtà l'essere umano ha alcune virtù,  imparare dall'esperienza e  adattarsi alle situazioni.
In questo periodo ho iniziato un nuovo romanzo, semplicemente perché ho terminato quello al quale lavoravo da un anno e non lascio passare mai troppo tempo fra un romanzo e l'altro.
Sarà un indagine di Trebbi e si svolgerà in questo infausto periodo, perché la Terra continua a girare intorno al Sole e la gente continua a commettere crimini in qualsiasi condizione, quindi gli scrittori continuano a inventare storie, l'attuale situazione sarà solo lo sfondo di una nuova vicenda nera e umana, come tutti i miei romanzi.
Le mie priorità? Uscirne vivo, proteggere le persone che amo e fare il mio dovere tutti i giorni, non possono essere diverse e immagino siano le vostre.
Infine sperare.
Sperare di potere tornare a Punta Secca e riabbracciare gli amici siciliani, passeggiare sulla spiaggia che potete vedere in fotografia, nuotare e mangiare pesce da Enzo.
Sperare che tutto ricominci a funzionare, magari in maniera migliore.
Questa è l'opportunità di cui parlavo prima.
Impariamo dall'esperienza, non indulgo mai nella retorica o nel buonismo, lungi da me, però in questi giorni, isteria a parte, sta emergendo l'Italia migliore, quella che si rimbocca le maniche e non si piange addosso, cerchiamo di ricordarci di cosa siamo in grado di mettere in campo e facciamone tesoro per quando tutto sarà finito.
In questo modo sarà più facile fare fronte ai danni inevitabili che questa vicenda sta provocando.
Un saluto da Trebbi, molto seccato, non può andare in piscina e non può mangiare tortellini in brodo dalla Gigina, ma sa che passerà e intanto si legge un buon libro.

sabato 7 marzo 2020

giovedì 5 marzo 2020

Hunters



Si parla di cacciatori di nazisti alla fine degli anni 70.
Il tema sarebbe davvero difficile da affrontare in maniera non tragica, ma gli autori ci riescono alla grande, questi cacciatori con a capo un appesantito Al Pacino, sono una via di mezzo fra super eroi e giustizieri, sono imperfetti, eterogenei, simpatici, sempre sull'orlo del fallimento e sempre in caccia.
La ricostruzione e del periodo storico nel quale si svolge è brillante e coloratissima.
Il cast notevole, pregevole il giovane protagonista al centro della vicenda, drammatiche talune ricostruzioni.
Hunters educa senza diventare retorico, diverte senza diventare grottesco, è un action duro e a tratti davvero irresistibile, ricorda lo stile di Tarantino per certi versi almeno al sottoscritto.
Su Prime

mercoledì 19 febbraio 2020

generation kill






Cosa può spingere un giovane americano a fare di tutto per entrare nel Marines degli Stati Uniti e partire volontario per una guerra qualsiasi?
Impossibile saperlo, ricordo però un giorno di quasi 40 anni fa quando all'uscita di un esame universitario  andato male, diritto del lavoro, decisi che era ora di farla finita con le sciocchezze e andai diretto al distretto militare a fare domanda per entrare negli auc (allievi ufficiali di complemento) e la mia scelta segnò parte del mio carattere futuro, parte della mia vita, e forse determinò anche l'inizio di qualche artrosi, in Friuli era molto freddo quell'inverno.
I personaggi di questa fiction guerresca sono realistici, come realistico è lo stile della regia, la sceneggiatura, l'ambientazione.
La guerra è brutta, puzza, fa schifo, uccide innocenti, è una follia, ma continua ad essere di grande moda fra gli esseri umani, quindi tanto vale raccontarla per bene, dalla parte di questi giovani marines matti come erano matti i protagonisti di Apocalypse Now, quando si mostra il lato più oscuro e stravagante dell'essere umano con in mano una qualsiasi arma da fuoco.
Questi ragazzi la guerra ce l'hanno dentro le loro teste, se la portano da casa, è una generazione di killer, frutto di un'educazione o una diseducazione al vivere civile che ormai ha contagiato tutti gli ambiti dei paesi civilizzati.
La serie mi piace, mi piacciono i personaggi, consigliata, cruda, reale per quanto può essere, sconsigliata a pacifisti irriducibili, non ci sono buoni sentimenti dove si vive con un fucile di fianco alla branda.

lunedì 17 febbraio 2020

the stranger e l'amica geniale stili a confronto








Ascolto sempre i consigli di Matteo Bordone su Radio 2 il sabato sera soprattutto, lui è uno dei due, l'altra è Melissa Greta ed è anche bella, anche se non c'entra nulla con il tema di oggi.
Bordone mi ha consigliato la visione di The stranger crime inglese su Netflix in 8 puntate, ma io avevo tutte le intenzioni di iniziare la visione della seconda parte dell'amica geniale, polpettone nazionale, tratto dai romanzi di Elena Ferrante pseudonimo e non chiedetemi il perché di una misteriosa scrittrice italiana.
Premetto, non ho letto i romanzi e non ho intenzione di leggerli, mi era piaciuta la prima stagione e ho inizato a vedere la seconda fermandomi alla prima notte di nozze sulla costiera amalfitana, e lì sono arrivato alla conclusione definitiva che mi stava ammorbando la storia delle due amiche sociopatiche in un italietta anni 60 in crisi di identità.
Lo so vado controcorrente ma chi se ne frega, è il bello di avere un blog.
Quindi ho iniziato a vedere The stranger e mi sono sorbito l'intera stagione in una sola domenica.
The stranger è ciò che cerco oggi  dalla fiction, ritmo, personaggi efficaci, introspezione, analisi, idee nuove, buona sceneggiatura, bravura degli attori.
Non vi svelo nulla perché sarei un criminale a farlo, ma se avete Netflix dovete perderci qualche ora e risultato finale The stranger batte il colossal nazional popolare esportato in tutto il mondo, almeno a casa mia.

giovedì 13 febbraio 2020

Si muore tutti democristiani



Li conoscevo per i numerosi video, spesso irresistibili, di critica politica, loro sono quelli del terzo segreto di Satira e sono usciti allo scoperto con questo film che pure con i limiti dettati dalla difficoltà di affrontare in maniera definitiva un tema tanto delicato esprime con precisione e consonanza gli stessi sentimenti che nutro da anni nei confronti del fare politica nel nostro paesuncolo.
Noi orfani della sinistra, almeno parlo per me, e per quelli come me in crisi definitiva, ci siamo smarriti in un paese dove non è possibile schierarsi senza mal di stomaco e incredulità.
I tre quarantenni in crisi di identità che cercano in maniera creativa di vivere coerentemente in una società alla deriva sono costretti loro malgrado ad arrendersi anche perché non trovano una qualsiasi sponda solida a sinistra che permetta loro di vivere dignitosamente e la proposta del sindacato di turno che li assolda per uno spot irrealizzabile se non infarcendolo di banalità e ambiguità esprime in pieno l'incapacità della sinistra attuale di proporsi come reale alternativa alla cosiddetta onda sovranista che almeno è individuabile dalle masse, mentre la sinistra avanza come un elefante ubriaco in un negozio di cristalli rompendo continuamente equilibri senza nessuna speranza, senza nessun progetto davvero sposabile dalla gente comune che è stufa di tirare la carretta fra corruzione, evasione fiscale e delinquenza.
Il film fotografa esattamente questo sentire, non buca lo schermo, non fa nemmeno ridere, ma almeno regala allo spettatore buoni spunti di riflessione.
Su raiplay credo ancora per pochi giorni.

martedì 11 febbraio 2020

La confraternita ... nuova recensione







Nuova recensione dagli amici di MANGIALIBRI.

la trovate qui, per chi non conosce i miei romanzi o per chi non ha ancora letto l'ultimo Trebbi è una recensione utile e ben fatta, grazie a Mangialibri

lunedì 10 febbraio 2020

Fiorello ... ultimo showman


Sempre a proposito di Sanremo e di raiplay ho visto qualche pillola dello spettacolo e una in particolare mi ha davvero messo di buon umore, un intervento di Fiorello a proposito dei suoi imminenti 60 anni, oltre a trovare una sintonia di acciacchi, direi, ho trovato irresistibile il suo modo di affrontare ogni fase della sua carriera con eleganza, grande ironia e spettacolare capacità di calcare qualsiasi scena con una disinvoltura da grande showman, come chicca finale mi è piaciuto il suo tributo al grande Fred Bongusto.
Fiorello canta, balla, imita, intrattiene, è convincente, sembra il tuo amico che non hai mai avuto ma sempre desiderato, ha una parola giusta per tutti, riconosce il valore e la professionalità degli orchestrali, prende in giro usi e costumi, riesce a sdrammatizzare anche sull'avanzare spietato della vecchiaia.
Se vi capita potete trovare gli spezzoni su raiplay.
Fiorello è l'ultimo showman puro in Italia, credo che dopo di lui ci sia solo vuoto pneumatico, forse non interessa più avere una tale grandezza nel palinsesto di una qualsiasi piattaforma, forse certi talenti sono tanto grandi quanto irripetibili e difficilmente clonabili.
Comunque complimenti Fiore, non so quanti soldi ti hanno dato per questo sanremo, ma per me sono meritati.

sabato 8 febbraio 2020

sanremo-raiplay -cover





Con un buon cellulare e l'app di Raiplay puoi guardare pillole di Sanremo, perché non è tutta da buttare la musica italiana, ci sono le cover dei grandi successi e saltando a piedi pari Benigni che non sopporto, le presentazioni di Amadeus, lo show di Morgan, le pubblicità, mi sono visto e ascoltato alcune pillole emozionanti,  la nevicata del 56, o cuore matto cantato da Pelù, o 24000 baci, e una bellissima "Vacanze romane" cantata da Masini e Arisa.
Qui vi mostro quella originale perché gli "amici" della Rai non mi permettono di condividere le cover.
La tecnologia ti permette di selezionare, saltare, guardare quando ti va, da solo o in compagnia, perché la musica leggera fa parte della nostra vita, può essere arte, emoziona e ci accompagna, e chi vi racconta che la cultura è Benigni vi inganna, quella è la cultura imposta da chi decide per voi, la cultura è ciò che vi emoziona davvero senza ammorbarvi, è quella che vi commuove e vi ricorda chi siete e da dove venite, la cultura è soggettiva e riguarda la vostra carne, la vostra storia, il resto è roba imposta da chi con la cosiddetta cultura ci campa alla grande.

giovedì 6 febbraio 2020

i morti non muoiono



L'ho visto ieri sera sul cellulare, incredibile il progresso, mentre a San remo andava in onda il festival nazionale, espressione alla fine del nostro reale livello culturale e sociale, io mi guardavo questa chicca firmata dal grande Jarmush.
Cast leggendario con Bill Murray, Steve Buscemi, Danny Glover, e altri grandi.
Il film andrebbe visto e rivisto per le molteplici citazioni, i riferimenti circolari, la sottile ironia che spinge al sorriso amaro e ti porta con leggerezza in una sorta di fiaba grottesca americana dove gli zombie continuano a fare da non morti ciò che facevano in vita. Eccezionale la barbona che tornata in vita dice chardonnay.
La trama è semplice, forse perché semplice deve essere il messaggio per arrivare alla gente, l'asse terrestre si è spostato e questo fatto determina alcuni effetti collaterali fra i quali l'uscita dalle tombe dei morti.
I morti che rimangono tenacemente attaccati al loro modello di vita e come racconta il regista, i morti che vogliono continuare a consumare, ad accumulare oggetti, così legati al modello sociale attuale, materialista, senza speranze.
Il messaggio è fin troppo chiaro, chiaro anche il riferimento ai grandi della terra che continuano a negare la vicina catastrofe anche quando ce l'hanno in casa,  il tutto è raccontato con la classica sottile e malinconica ironia di Jarmush supportato da un cast stellare.
Su Sky e ... w San Remo.

mercoledì 5 febbraio 2020

Comma 22




Ho portato a termine, faticando, la lettura di Comma 22 capolavoro di Joseph Heller, giornalista, scrittore che racconta la sua guerra ricollocando l'azione a Pianosa, e raccontando una storia che ho trovato modernissima e a tratti fin troppo rivoluzionaria.
Il linguaggio è originale, l'utilizzo del grottesco, della sdrammatizzazione a tutti i costi e la continua ironia sicuramente da una parte aiutano il lettore a una visione disincantata della terribile guerra mondiale, permettendogli di concentrarsi sul non senso che risiede nelle gerarchie di taluni poteri dove la logica vine soppiantata dalla ragione di stato.
Io però in un romanzo di guerra cerco altro, lo so che la guerra è un'atroce fardello dell'umanità, ma so anche che non siamo ancora riusciti a farne a meno, come del cancro del resto.
Quindi quando leggo un romanzo cerco l'emozione, la tensione dell'azione, la profondità dei personaggi e in questo romanzo devo dire che i personaggi escono spesso penalizzati come macchiette poco credibili vittime tutte del non senso del comma 22.
Questo è uno dei rari casi nei quali mi trovo più a mio agio con la realizzazione televisiva che sto guardando su sky rispetto al testo.

Rimane una riflessione sui controsensi del potere, io che ho fatto il militare come ufficiale di complemento ho sperimentato l'arroganza di ordini insensati ai quali era impossibile opporsi, e tutt'ora mi capita di scontrarmi con l'arroganza dei poteri politici attuali quelli che continuano a dirci che noi popolo che lavora e paga le tasse, dobbiamo rassegnarci a soffrire, a pagare per chi non lo ha mai fatto, ad andare in pensione a 67 anni, a morire in silenzio e mi sembra che il famoso comma 22 valga ancora soprattutto nel nostro ridicolo paese.

sabato 1 febbraio 2020

Polizia Locale ... i dimenticati





- Si è appena spenta l'eco delle elezioni regionali in Emilia Romagna ed ogni schieramento ha
proclamato, come consuetudine, il proprio successo: noi vorremmo che chiunque governi la Regione riconoscesse l'insostituibile ruolo della Polizia Locale nel garantire quotidianamente la sicurezza e il bene delle nostre comunità (ruolo troppe volte misconosciuto). Noi continueremo, negli uffici e sulle strade, a ''servire e proteggere'' e a produrre ''sicurezza''. Ciò che per noi è importante è essere tutelati per poter poi tutelare adeguatamente e senza timore le nostre comunità, ma il lungo ed inattuato percorso della riforma della legge quadro sulla Polizia Locale è la prova che governi e parlamento non hanno a cuore la sicurezza degli agenti di Polizia Locale e, conseguentemente, dei cittadini. Nella nostra Regione, che annovera tante città nei primi posti della triste classifica di reati perpetrati in danno a persone e proprietà, non esiste un assessorato alla sicurezza, mentre la Polizia Locale (su input delle locali amministrazioni civiche) già da tempo si occupa con successo del contrasto alla criminalità, pagandone però le conseguenze con un sempre più alto numero di feriti per violenze ed aggressioni subite (nel solo 2019, almeno 30 agenti feriti):
 nonostante questo, la nostra Regione non prevede (come ad esempio la Lombardia, che ha stanziato una consistente somma per indennizzare i caduti ed i feriti della Polizia Locale) alcuna forma di tutela, così come richiesto insistentemente dal nostro sindacato. Anche nella nostra città dobbiamo purtroppo registrare disinteresse da parte dell' Amministrazione (ad esempio, con un parco auto vecchio e – cosa ancor più grave - con l' assenza già da alcuni mesi dell' autovettura modificata per il trasporto in sicurezza dei fermati che talvolta sono aggressivi e violenti, pregiudicando la sicurezza degli agenti e dei fermati stessi). Tutti i giorni la Polizia Locale di Bologna è in prima linea per garantire la sicurezza della sua comunità (nel 2019 sono stati una decina i feriti per aggressione, e quest'anno sono già 2 i colleghi feriti, uno dei quali con ben 20 giorni di prognosi), pur facendo fronte ad un forte calo numerico del Corpo dovuto non solo a quota 100 ma anche al fisiologico e naturale pensionamento (e l'assunzione prevista dei 70 agenti sarà soltanto una piccola toppa). Ovviamente apprezziamo le Amministrazioni Virtuose, ma chiediamo che siano ''virtuose'' non solo dal punto di vista economico, ma anche per le tutele che devono garantire a chi è in prima linea nel contrasto all'illegalità e al degrado. A tutt'oggi da Governo, Parlamento, Regione Emilia-Romagna non sono pervenuti gesti concreti nei confronti delle donne e degli uomini della Polizia Locale: nei nostri confronti continuano a mostrare l'atteggiamento peggiore da riservare a chicchessia, l'indifferenza. In tutta la penisola continuiamo a fare un lavoro, rischioso, usurante, complesso ma senza le adeguate tutele ed è giunto il tempo di decidere se la sicurezza dei cittadini è prioritaria o meno e se si vuole impiegare la Polizia Locale anche a questo fine. Gli inganni hanno le gambe corte e se i cittadini se ne stanno accorgendo, noi lo sappiamo da sempre.

Bologna, 01 febbraio 2020 La Segreteria SULPL di Bologna

giovedì 30 gennaio 2020

Sekiro: Shadows die twice




Ci sono giochi che forse non tutti possono fare, o meglio io non credo di essere all'altezza, ma nonostante la mia imperizia li amo da impazzire, anzi forse di più, perché hanno dei meccanismi interni semplici e micidiali, hanno i boss, creature quasi invincibili che ti portano via il tempo delle cose importanti, lasciandoti sudato, frustrato, con la pressione a rischio e nello stesso tempo ti riempiono di gioia nel momento della vittoria.
Solo chi ha giocato Sekiro e Dark Souls può capire, il guaio è che qualsiasi altro gioco, anche di ruolo, svanisce sullo sfondo diventando una passeggiata.
In Sekiro non avanzi se non superi l'ostacolo e  il gioco sta mettendo alla prova la mia ostinata pazienza.

A cosa serve il gioco?
Personalmente mi distrae dalla vita, quella fatta di impegni che non mi sono scelto, dal lavoro che dopo 38 anni comincia a starmi stretto, dalle commissioni, dalle fatiche, mi mantiene giovane, quasi in un'altra dimensione, come la scrittura mi fa sperimentare una sorta di invulnerabilità, devo finire il mio gioco, devo terminare il mio romanzo, con una tensione che mi spinge a trovare nuove energie, un entusiasmo che non mi abbandona.

Se qualcuno vuole venire a fare secco il maledetto toro infuocato al mio posto, me lo dica, io sono morto già decine di volte senza riuscirci, lo so sono vecchio, ma non mi arrendo.
Quando cominci a mollare, quando non hai più voglia di giocare, allora cominciano i guai, quelli veri.

sabato 18 gennaio 2020

lo strano mondo dello scrittore



Ieri sera dopo cena sono salito sulla mia up a metano ecologica e risparmiosa e sono partito verso Trebbo di Reno, un paese che dista circa mezz'ora da casa mia.
Era una serata decisamente serena e non troppo fredda considerando che siamo al 18 di gennaio, e non c'era nebbia o altro in agguato.
Sinceramente non credevo di incontrare gente,come spesso mi è capitato mi aspettavo la brava bibliotecaria pronta ad accogliermi due o tre eroi precettati per l'occasione, due chiacchiere sul mio ultimo romanzo e buonanotte.
Sono stato piacevolmente spiazzato da vari aspetti della serata, molta gente,  molti libri venduti, una conduttrice Raffaella Tamba, preparata e intelligente, e alcune lettrici che già mi conoscevano, conoscevano bene alcuni miei vecchi romanzi tanto da ricordare passaggi, citare brani, sottolineare aspetti.
Insomma ho incontrato alcuni miei "fan", che mi hanno davvero emozionato, ho scoperto che c'è gente che mi segue da tempo, mi legge nelle biblioteche, mi compra in libreria, in maniera entusiasta e davvero inaspettata.
Conclusione
La vita e il mondo di uno scrittore della bassa, come me, è come un ottovolante nel quale è bene abituarsi alle picchiate, alle forti emozioni e ai momenti di vuoto.
Ma una cosa me la sono portata a casa ieri sera, la consapevolezza che nel mondo, in giro, ci sono alcuni lettori, soprattutto lettrici, che davvero mi apprezzano, mi leggono, sottolineano passaggi di miei scritti, e certe consapevolezze sono oro per noi scrittori, servono a cercare di fare sempre meglio, per loro e per i lettori che verranno.

venerdì 17 gennaio 2020

mercoledì 15 gennaio 2020

Cormoran Strike




Mi piace Cormoran Strike.
Prodotto dalla prolifica mente della mamma di Harry Potter arriva su sky questo giovane investigatore britannico senza un bel pezzo di gamba esplosa durante il conflitto in Iraq.
Lui è un investigatore spiantato, buon bevitore, tabagista, labbro leporino e anima candida e dura.
Ricco di famiglia ma diseredato, affiancato da una bella e giovane apprendista investigatrice.
Sono storie che si concludono in un paio di puntate e si svolgono fra Londra e campagna inglese, bella fotografia, buona caratterizzazione dei personaggi, molta birra, molti pubs e un nuovo investigatore da amare.
Se è vero che è difficile se non impossibile inventare qualcosa di davvero inedito, è anche vero che si può lavorare sull'esistente migliorandolo, complimenti all'autrice che non ha certo bisogno di pubblicità.
Su Sky

watchmen




Finita adesso la prima stagione di Watchmen e non so se ci sarà un'altra stagione, in realtà non so nemmeno se sia possibile scrivere una qualsiasi recensione, l'unica cosa che so è che ho trovato le nove puntate appassionanti in un crescendo di scoperte che solo nei grandi video giochi o nelle grandi saghe ho incontrato.
Qualcuno potrebbe dire che alla base di Watchmen ci sia una decisa presa di posizione nei confronti del razzismo dei bianchi americani nei confronti degli afroamericani, in un universo parallelo dove un oscuro gruppo di crociati mascherati si batte contro poliziotti a loro volta mascherati per nascondere la propria identità.
Ma sarebbe una banalizzazione della trama, che è più complessa sciogliendosi poi verso la fine con risvolti tipici delle trame di tanti fumetti incentrati sulle vicende di super eroi.
Io vi dirò solo che in questa vicenda c'è un dio che è poi alla fine al centro della trama e la muove creando spettacolari giochi spazio temporali fra i vari protagonisti.
Solo chi ama come me fumetti, super eroi, e scontri titanici, si potrà ritrovare in una vicenda che alla fine non è altro che una tenera storia d'amore impossibile.

lunedì 13 gennaio 2020

una classifica vincente



Bella la mia posizione in classifica nella biblioteca di Bentivoglio, vicino a nomi illustri del romanzo di genere, vale molto per me sia perché arriva dal mio paese sia perché è dimostrazione oggettiva della popolarità del buon Trebbi.
Grazie gente

giovedì 9 gennaio 2020

anno nuovo nuove presentazioni




Ci siamo lasciati alle spalle il 2019, ma non i miei romanzi spero, quindi eccomi di nuovo in pista con due appuntamenti:

17 gennaio 2020.
ore 21
L'isola del tesoro, a Trebbo di Reno

23 gennaio ore 19
Biblioteca Corticella
via Gorki
Presenta lo scrittore Luca Occhi, 
letture di Marco Piovella

lunedì 6 gennaio 2020

Notte blu




Ci sono alcuni brani che rimangono incollati al cervello, come alcune immagini, ricordi, frammenti di vita. Non sono necessariamente i più importanti, non sono sempre belli, sono pezzi di qualcosa che hai conosciuto e che rimangono, non vogliono saperne di essere eliminati.

Notte blu è un brano del 1979, avevo 20 anni e l'ascoltai allora, non ho mai dimenticato il ritornello e ogni tanto mi è capitato di cercare il brano senza trovarlo, per un solo motivo, non ricordavo il nome dell'autore.

Oggi, 41 anni dopo, apprendo che il suo autore, Franco Ciani, è venuto a mancare e udendo il suo nome i collegamenti cerebrali hanno compiuto il miracolo, hanno collegato un nome a un brano e adesso posso riascoltare quel brano che come anticipavo, non è un capolavoro, ma mi ha accompagnato per quarant'anni.

Mi piaceva il ritornello, forse perché si parla di notte, una notte blu, si parla di stelle di sogni e di desideri, quando hai vent'anni i desideri sono cose strane, probabilmente io volevo davvero volare via, ma rimasi ancora per tanto tempo incollato alla terra.

Mi dispiace avere ritrovato questo autore nel momento più nero della sua esistenza, ma di lui mi porterò dentro sempre il ricordo di una notte blu.

Notte lunga e senza stelle, domani la vita come ieri come oggi come sempre

giovedì 2 gennaio 2020

Pinocchio 2019



Lo so che queste quattro righe non piaceranno ai tanti amanti di Pinocchio.
Ho letto Pinocchio quando ero "cinno", e mi è rimasta questa sensazione di angosciata attesa della tragedia incombente che in Pinocchio spesso arriva a sconvolgere la vita del pezzo di legno fatto uomo.
Ho visto a suo tempo il Pinocchio televisivo con la fata turchina Gina Lollobrigida che aveva poco di fatato e molto di sensuale per il periodo nel quale fu trasmesso lo sceneggiato di Comencini che rimane un capolavoro assoluto.

Pinocchio è stato rivisitato, analizzato, americanizzato, santificato.
Era proprio necessario fare l'ennesimo film?
Con Benigni trasformato in Geppetto?

Non vedrò il film nemmeno per sbaglio, nemmeno se pagato per vederlo.
Sarà sicuramente bellissimo, ma a me personalmente esce dagli occhi e dai sentimenti.

Sa di vecchio, sa di legno consumato e vecchio, buono per il camino.
Poi come sempre è solo una opinione di un vecchio televisionomane ma meglio molto meglio il nuovo io preferisco fare voli diversi con la fantasia, verso mondi mai immaginati prima, come in The Witcher.
Il futuro è qui, il passato lasciamolo al passato

mercoledì 1 gennaio 2020

L'anno è arrivato




Siamo nel 2020
vi regalo questo video che celebra il vecchio anno e saluta il nuovo con le parole di Lucio Dalla, buone per tutte le stagioni.
Sono arrivato alla conclusione che il passaggio fatidico a un nuovo anno sancisce semplicemente la velocità del nostro tempo mortale e mi torna in mente 2001 Odissea nello spazio dove verso la fine del film il personaggio diventa vecchissimo  per poi tornare in una fase prenatale e il tutto nell'arco di tre minuti di film, La nascita della nuova era.

Mi sento spesso come il personaggio del film, avvolto da una solitudine luminosa corredata  dagli avvenimenti del quotidiano, dalla comunicazione con il mondo, dai libri letti, da quelli scritti in un'avventura velocissima con un'unica incognita, la fine del viaggio.

La scrittura in tutto ciò mi conforta e mi accompagna.

Scrivere significa determinare il tempo, scolpire i momenti, fermare le riflessioni e trasformarle spesso in romanzi, una sorta di diario immaginario dove ogni storia è legata a un momento della mia vita.

Scrivere come amare è un buon antidoto agli effetti collaterali del invecchiamento, aiuta a non dimenticare chi siamo.

Buon 2020

domenica 29 dicembre 2019

il traditore







Ho visto Il traditore, ennesimo film su Cosa nostra.
Che dire, grande Favino, molto somigliante allo storico Buscetta, molto attendibile la ricostruzione di fatti e avvenimenti, ma qualcosa non funziona.
Nel grande elenco di opere, film, scritti, documentari su mafia e derivati non credo che questo film rimarrà come pietra miliare.
Penso più banalmente a un film meno pretestuoso come La mafia uccide solo d'estate di Diliberto che arriva più profondamente dove deve arrivare, fino a commuovere, fino a smuovere ciò che davvero deve essere sollecitato nello spettatore, che non è solo esigenza di informazione, di quella ne siamo pieni, ma moto della coscienza.
Nel film del grande Bellocchio non c'è pathos e Buscetta viene rappresentato solo nella parte della sua vita dedicata al suo riscatto nei confronti di coloro che gli avevano sterminato la famiglia.

Per arrivare alla critica, per vincere un premio, forse era necessario qualcosa che in questo film non c'è, manca una sorta di coraggio interpretativo, manca una sceneggiatura d'effetto.
Se paragoniamo questo film al Padrino, ad esempio, Il traditore scompare.
Il padrino è tratto da un romanzo ma arriva dove vuole, è sconvolgente, travolge lettore e spettatore, fa paura, suscita i giusti sentimenti che ogni forma di mafia dovrebbe smuovere nell'opinione pubblica, il desiderio risoluto  di dissociarsi da una tale forma di barbarie.

Il traditore invece racconta timidamente la storia di un uomo che decise per sue esigenze personalissime di parlare, film dignitoso ma a mio umile parere dimenticabile.

martedì 24 dicembre 2019

Succession




Ho seguito i consigli di radio Due e non so se è stato Federico Bernocchi o Matteo Bordone a parlare di questa serie televisiva ma credo si tratti del secondo che mi piace molto perché è bravo a parlare di cinema, fiction, videogiochi e tutte le cose che il sottoscritto ama da sempre.
Mi sono fidato e ho fatto bene.
Succession è un prodotto curato, interpretato magistralmente da un vecchio leone come Brian Cox affiancato da un ottimo cast fra i quali spicca Jeremy Strong.
La trama è semplice, un vecchio e potente imprenditore dell'informazione americano deve scegliere un successore  in conseguenza di un grave problema di salute, ma in realtà le due stagioni andate in onda fino ad ora sono improntate su una lotta al vertice dell'azienda dove i figli di Logan Roy, (Brian Cox) si scannano allegramente per succedere al trono che il vecchio leader non sembra intenzionato a lasciare.
La trama sembra semplice ma in realtà la scrittura della sceneggiatura è magistrale.
Gli autori hanno creato un universo parallelo dove lo spettatore si ritrova in un mondo inavvicinabile ai comuni mortali, ville da sogno, elicotteri, grandi imbarcazioni, droga e sesso, ma soprattutto una cupa infelicità di tutti i personaggi che rincorrono potere e denaro senza un momento di reale riflessione o una motivazione condivisibile.
Nel 2020 dovrebbe arrivare la terza stagione.
Da non perdere su sky Atlantic

domenica 22 dicembre 2019

the Irishman







Il cinema è morto?
O è morto un certo modo di concepirlo?
Questo film che Scorsese sconsiglia di guardare sul cellulare o in una piattaforma diversa da quella cinematografica, è davvero molto lungo e a tratti mortalmente noioso, ma io l'ho gradito guardandolo a tratti, mentre correvo sul tapis roulant della palestra, piuttosto che nel piccolo schermo del mio hauwei.
E' un film sulla vecchiaia, sulla percezione che noi anziani abbiamo della realtà, rallentata, condizionata dai ricordi, dai fantasmi, dagli insuccessi e dai lutti.
E' un film sula mafia.
Su come la mafia abbia condizionato la nostra vita.
E' un film sull'amicizia, e sull'amicizia tradita.
E' un film sull'ineluttabilità degli accadimenti umani.
Scorre lento come un grande fiume limaccioso, ma arriva al mare e non è questo forse l'unico obiettivo di un grande fiume?

sabato 21 dicembre 2019

La confraternita dei Sikuri ... firmacopie natalizio



Il firmacopie è un' esperienza articolata.
Sono indispensabili alcuni presupposti:
Umiltà, senso dell'umorismo, un fisico allenato e una buona capacità comunicativa.
Un po' commerciante, un po' istrione.

Nella mia esperienza sono stato scambiato nell'ordine per :
Un commesso, un addetto alla sicurezza, un cliente pigro, una persona sospetta; quasi mai gli avventori leggono la locandina esposta accanto a una ventina di copie del mio ultimo romanzo che spiega il motivo della mia presenza in quel punto della libreria.

Le persone sono distratte, specialmente a Natale, corrono alla ricerca di un pensiero per l'amico, la suocera, il nipote, l'amante occasionale, il marito o la moglie, il collega o il superiore.

Nelle grandi librerie di catena ormai puoi comprare quasi tutto oltre i libri, giocattoli, lettori digitali, calendari, puzzle, etc etc.

Nonostante tutto però impegnandosi si riesce a incuriosire il lettore di passaggio, e in questo modo ho venduto diverse copie anche quest'anno e ho acquisito, spero, nuovi lettori.

Alla fine è un'esperienza vivificante, faticosa, creativa, mi ricorda due cose.
Uno,  non sono nulla nel mondo, uno sconosciuto scrittore in un universo editoriale tanto variegato quanto non imbrigliabile in una qualsiasi definizione.
Due, sono uno scrittore che vive e ha un senso, in quanto scrittore, nel sorriso di un solitario fan che mi aspettava alle 14 davanti alla libreria, lui li ha letti tutti i miei romanzi e continuerà a leggerli, quindi fosse anche l'unico dà un senso a tutto il resto.

Buone feste gente.

martedì 10 dicembre 2019

La confraternita intervista di Radio Budrio





Un'intervista radiofonica dalla bassa intorno al mio ultimo romanzo, dura qualche minuto ma può servire per farsi un'idea, se avete 5 minuti di tempo potete ascoltarla qui

lunedì 9 dicembre 2019

Il silenzio della bassa ... recensione




Vi consiglio l' esaustiva recensione a cura del Centro di lettura L'isola del tesoro.

Per chi non conosce Trebbi è una buona occasione per scoprirlo.

Trovate la recensione qui

sabato 7 dicembre 2019

Pezzi unici




Quanto mi piace Castellitto che come il buon vino invecchiando migliora, in questo caso un buon Chianti, con le fave magari e una Firenze spettacolare, che devo dire trovo davvero bellissima nella fotografia di un prodotto tutto italiano sorretto dalla professioalità del bravo Castellitto, con una simpatica partecipazione di Panariello e corredato da un gruppo di giovani attori dignitosi, che spero cresceranno perché il nostro paese sottosviluppato culturalmente ha bisogno di giovani che ancora ci credano nella possibilità di vivere di un mestiere creativo e immaginifico come quello dell'attore.
Io scrivo,  ma vi confesso che non ho mai ipotizzato di potere campare di scrittura, in altri paesi probabilmente è possibile, qui ci riescono davvero in pochissimi, ma per fortuna un mestiere ce l'ho.
Credo invece che fare l'attore non possa essere professione secondaria, richiede anni di studio, dedizione e ... sto divagando.

Castellitto interpreta Vanni un artigiano vecchia maniera che lavora il legno a Firenze, perde un figlio apparentemente suicida, educatore ex tossico, e perde così la moglie e la pace interiore, si ritrova in negozio 5 giovani squinternati che vivono nella comunità dove lavorava Lorenzo, il figlio di Vanni, e che la sanno lunga sulla sua morte.  Le prime 6 puntate, sono a metà stagione, avvicinano progressivamente lo spettatore allo svelamento della verità.

Con il pretesto del nero metropolitano si parla di mestieri residuali, dell'importanza del lavoro artigianale, della bellezza del lavoro creativo, e quindi si parla anche di scrittura e invenzione.

Lo consiglio, potete trovarlo su Rai play on demand o settimanalmente sulla Rai.

giovedì 5 dicembre 2019

le sardine natalizie



Colleghi e amici prima di andare in piazza in quello che probabilmente è stato il primo raduno sardinesco italiano, a Bologna, sono passati in libreria al Secondo rinascimento  a una mia presentazione e dopo, a duecento metri, hanno raggiunto una folla numerosa e festosa in piazza Maggiore.

Alcune banali considerazioni da uno che le piazze le ha frequentate molto negli anni 70.

Non capisco il movimento, mi piace è festoso, allegro, pacifico, educato, ma a cosa serve?
Ha un valore preventivo come l'anti influenzale? Nasce dalla paura della Lega? Nasce per prevenire il contagio, dissuadere gli elettori dubbiosi, fare crescere la consapevolezza? Fare ragionare i potenziali elettori indecisi? Includere? Escludere?

Non mi ero mai soffermato seriamente sul fenomeno perché pensavo che avrebbe trovato un suo percorso di crescita e di affermazione nel tempo, con calma, poi ieri, in auto, sono incappato in un giorno da pecora dove ho avuto il piacere di ascoltare il loro inventore, Mattia Santori, 32 anni, analista di politiche energetiche e istruttore sportivo.
La faccia pulita di un movimento trasparente come acqua di un torrente alpino, ma alle domande simpatiche dei due conduttori di un giorno da pecora, Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, non ha risposto male, però ha detto le cose che potrebbe dire uno dei miei amici in palestra durante una sessione di ginnastica dolce, banalità, mezze affermazioni, generiche prese di posizione, come del resto mi aspettavo.

E la conclusione è tutta qui, come lui stesso ha intuito, nel vuoto terribile di contenuti della nostra politica che spinge in piazza migliaia di persone e relative sardine per un generico e confuso bisogno di giustizia sociale, solidarietà e tutte le consuete parole d'ordine che trovate nella fotografia che ho incollato.

Ricordo le manifestazioni degli anni 70, eravamo di più, eravamo arrabbiati, ce l'avevamo con il governo, con la democrazia cristiana, con i poteri oscuri, con la violenza di uno Stato che covava nell'ombra e schiacciava la classe operaia.

Nel bene e nel male avevamo ottime ragioni da spendere.

Il movimento delle sardine invece sembra inconsistente nella sua grandezza, come un mare quieto e vasto in un giorno d'estate, bello da guardare come un'immagine statica.
Spero che il movimento delle sardine non diventi un altro 5 stelle, non abbiamo bisogno di dilettanti,
per andare a fondo bastano quelli che già governano.

lunedì 2 dicembre 2019

A proposito di Burnout




Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo).

Vi incollo sopra una delle tante definizioni.
Quando scrissi il romanzo, nel 2009, avevo in testa due cose, raccontare del mio precedente lavoro di educatore professionale nel sociale, e togliermi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di un ambiente lavorativo che avevo lasciato sbattendo la porta e lasciandomi alle spalle un bel pezzo di vita, quasi vent'anni.

Oggi a 17 anni di distanza scopro che un'educatrice ha letto e apprezzato quel romanzo riconoscendosi in situazioni e analisi, una giovane educatrice che ha un marito educatore e che ha apprezzato Burnout a tal punto da scriverlo sul mio profilo facebook.

Sinceramente, non credevo possibile un tale miracolo.
Giovani educatori che si riconoscono e che condividono analisi, vissuto, aneddoti e vita.

Due considerazioni.

1. Il lavoro educativo è bellissimo, crudele, ti prende tutto e ti lascia spesso esausto e svuotato.
Dovrebbe essere pagato di più, supportato psicologicamente, valorizzato dallo Stato in un paese davvero Europeo, ma a distanza di 17 anni nulla è cambiato, il personale è pagato poco, sfruttato molto,  spesso mandato allo sbaraglio.

2: Scrivere mi ha permesso di riconciliarmi con quel passato, con quella esperienza e mi ha permesso di comunicare, per un attimo, con giovani professionisti, forse perché i vecchi come me  hanno rinunciato a crederci e a lottare per il cambiamento o semplicemente non hanno letto Burnout perché gli stavo troppo sulle palle.

Forse ha avuto un senso scrivere quel romanzo, forse scrivere è davvero il modo migliore per riconciliarsi con il passato e dare un senso al presente.
Comunque sia grazie ancora a chi si è riconosciuto nella mia storia, non smettete di lottare come ho fatto io, forse un giorno, in un italia diversa, davvero europea, qualcuno saprà riconoscere il valore del vostro lavoro.


sabato 30 novembre 2019

la musica moderna




L'immagine sopra è di un giovane contante rapper, ho inserito la sua immagine solo per dare un'idea di ciò che voglio raccontarvi, una considerazione che mi frulla in testa da tempo.
Ma attenzione non voglio parlare di rapper o trap, sottogenere dell' hip hop, o di cantautori come Mahmood, o Calcutta, quello della tachipirina, per intenderci, ma del variegato universo musicale giovanile che attualmente ci tocca di subire quando accendiamo la radio.

Ascolto musica da sempre, mi piace qualsiasi genere musicale, tranne forse il rap americano/italiano e la musica neo melodica regionale, riesco ad ascoltare quasi tutto, ascolto musica in auto, quando scrivo, quando corro o mi alleno in palestra, insomma spesso e volentieri.

Devo ammettere che da qualche anno comincio però  a fare fatica di fronte ai nuovi fenomeni musicali, partendo dalla vittoria di Mahmood a Sanremo dove i giornalisti osannarono il giovane cantautore e la sua canzone, soldi.

A me non piace, non mi piace il ritmo, il testo, l'autotune, e i nuovi effetti sonori che compaiono in tanta musica oggi.
Non mi piace il messaggio di tante canzoni di questi giovani protagonisti trap o rapper, non mi piacciono i video, non mi riconosco in nulla di ciò che vedo o ascolto e credo che la musica apprezzata tanto dai giovani italiani oggi sia quanto di più lontano dal mio sentire, non propone esempi edificanti, non affronta tematiche in modo critico o minimamente costruttivo, e soprattutto è tutta musica per me inascoltabile.

Sono vecchio?

Probabilmente e ora capisco come si fa a disaffezionarsi al futuro, basta analizzare la realtà quotidiana e rendersi conto che la musica si è fermata agli anni 80, e in parte anche la mia vita.

mercoledì 20 novembre 2019

la confraternita ... dicembre 19... firmacopie




Iniziamo con i firmacopie dell'avvento.
Mi troverete senza difficoltà nel pomeriggio di domenica 1 dicembre 2019 nella bella libreria Feltrinelli a Casalecchio, Euromercato.
Vi aspetto per due chiacchiere e se poi volete una copia del mio ultimo romanzo ve la firmo volentieri.

domenica 17 novembre 2019

La nera ... sbirri e giornalisti a confronto




In occasione di Giallo Festival ho avuto la fortuna e l'onore di partecipare al seguente incontro:

CRONISTI IN NOIR
Incontro con giornalisti e poliziotti scrittori.
Nicoletta Tempera del Carlino e Luca Ponzi della Rai.
Io ero presente come scrittore e poliziotto locale.
Alessandro Maurizi come scrittore e ispettore di Polizia.

Mi sono divertito perché una volta tanto sono riuscito a conciliare il mio mestiere di poliziotto locale con il mio mestiere di scrittore, e non solo, ho sentito che le persone impegnate insieme a me a parlare di nera, di noir, di lavoro di strada, di quotidianità vera erano realmente vicine, capivano il mio linguaggio e la condivisione è tutto nella vita di uno che scrive e racconta storie.

Anche noi della Locale abbiamo storie vere, crude, dolorose e dinamiche da condividere e per una volta nessuno fra il pubblico ha avuto nulla da eccepire.
Grazie quindi all'amico Maurizi della Polizia di Stato, al giornalista Ponzi, alla giornalista Tempera e soprattutto agli organizzatori della due giorni bolognese:

Edizioni del Loggione-Damster, Katia Brentani, Massimo Casarini, l'amico giornalista Stefano Zanerini, Lorena Lusetti e tutti quelli che hanno reso possibile l'evento.



venerdì 15 novembre 2019

martedì 12 novembre 2019

grantchester



Ogni tanto scopro una serie vecchia ma che non conoscevo e quindi per me inedita.
Molto gradevole Granchester, su prime tv amazon.
Le indagini umanissime e per questo quasi plausibili di un poliziotto burbero e autodidatta e un prete bellissimo e curioso, nell'Inghilterra del dopoguerra, quando anche essere poliziotti era un mestiere quasi da reinventare, niente dna, pochissimi dati sui quali lavorare e molta miseria.
Invecchiando subisco il fascino del passato prossimo, in un'Europa che funzionava a giradischi, jazz, e molto alcool molte sigarette.
I due protagonisti sono sopravvissuti al secondo conflitto e hanno entrambi cicatrici interiori difficilmente sanabili e insieme affrontano la realtà, si sorreggono, sbagliano ma vanno avanti con coraggio e una dose interessante di follia e anticonformismo.
Davvero interessante, divertente e a tratti commovente.
Su Prime

sabato 2 novembre 2019

Sei anni di Trebbi







E così arrivato alla soglia dei 60 inverni non faccio bilanci ma vi mostro alcune delle mie creature più riuscite, le indagini di Galeazzo Trebbi, investigatore.
Vi lascio con una breve clip che vi presenta molto sinteticamente i sei romanzi


lunedì 21 ottobre 2019

Ray Donovan




Sono wolf risolvo problemi.
Ray Donovan viene pagato e molto, da ricchi danarosi e disperati per risolvere le numerose bassezze delle quali si macchiano quotidianamente nella luccicante Hollywood.
Ma Ray è tanto bravo a risolvere i problemi degli altri quanto in difficoltà nell'affrontare la sua vita, una famiglia di fratelli border line, un padre criminale, appena uscito dopo 20 anni di galera e una moglie e due figli da difendere.
Dinamico, nevrotico, a tratti angosciante, sicuramente esplicito, decisamente intrigante, rientra nei miei canoni e lo consiglio agli amanti del nero metropolitano, dove le regole sono tanto sacre quanto piacevolmente   aggirabili pur di raggiungere un qualsiasi obiettivo.
Su netflix

sabato 19 ottobre 2019

quota 100




Diamo qualche numero.
60 anni, 100 donazioni avis, 16 libri pubblicati.
Pensavo sarebbe stato un anno importante, importante per me intendo.

Invece sono qui a riflettere su quota 100 che mi permetterà, forse, di lasciare il lavoro con 62 anni e più di 40 anni di contributi, ma Renzi dice che è un errore e Renzi è un uomo d'onore.
Lui ha parlato con suo zio che si ostina a definire "vigile urbano" che ha solo 64 anni e cosa vuoi che sia un anno in più di lavoro?.

Sono stanco di Renzi, di questo Stato che continua a chiamarci vigili urbani, e ci tratta come gente che può lavorare fino a 67 anni, insieme a tutti gli altri cittadini, quelli che pagano le tasse, sicuramente perché non hanno scelta, magari perché sono gli onesti che reggono il paese.

Dicono, da che ho memoria, che non ci sono soldi, che stiamo rubando il futuro ai giovani, che sarà quota 100 ad affondare la nave, non i miliardi di evasione fiscale, con la quale tutti si riempiono la bocca, ma sulla quale nessuno è in grado di fare davvero qualcosa.

In conclusione, se non la toglieranno questa manovra iniqua per molti, salvifica per me, io la prenderò al volo, rinunciando a un'immediata liquidazione, si dimenticano di dirlo, rinunciando alla pensione piena, perchè io personalmente mi arrendo, non ci credo più e rendo merito al populista Salvini se riuscirò a raggiungere l'unico numero che davvero può cambiare la mia attuale esistenza.

domenica 13 ottobre 2019

El camino



Va dove ti porta l'universo.
Ho iniziato a vedere El camino con scetticismo.
Perché un film per concludere una delle serie più belle degli ultimi anni?
Era necessario?
Alla fine credo di potere dire di sì.
Non vi racconto nulla,ma anche se lo facessi non farebbe differenza.
El camino è probabilmente la giusta conclusione.
Ci sono alcuni dei personaggi iconici della serie, c'è lo stile inconfondibile di Gilligan, poi c'è Jesse Pinkman il personaggio che doveva scomparire quasi subito in Breaking Bad alla fine rappresenta in un  certo senso la speranza, la possibilità di riscattarsi, la prosecuzione dell'avventura, e l'unico punto di convergenza fra la potenza della finzione cinematografica e creativa e la vita vera è  il fatto che ognuno di noi può avere una seconda possibilità, e che il viaggio non finisce mai di stupire fino a quando il cuore batte.
Buona fortuna Jesse Pinkman e buona fortuna a tutti noi

giovedì 10 ottobre 2019

stranger things 3



Probabilmente è vero ciò che ho letto, sicuramente in questa terza stagione manca l'elemento sorpresa che avevamo gustato nelle precedenti stagioni, ma in ogni caso rimane uno dei progetti più intriganti di Netflix. Questi ragazzini straordinari e in generale il piccolo esercito a difesa del mondo, del nostro mondo con le sue consuetudini, in un'America dove andava in scena Ritorno al futuro, insomma tutta la sceneggiatura e la regia sono davvero evocative di un periodo, i mitici anni 80 direi, nei quali tutto sembrava possibile, tutto sembrava a disposizione.
Allora nascevano i primi video musicali, e si producevano film fantastici, come Ritorno al futuro appunto e la vita di noi giovani sembrava mostrare possibilità, il mondo cominciava a rimpicciolirsi, diventando più fruibile, la creatività era alle stelle.
L'atmosfera di Stranger things mi riporta a quel magico periodo, nel quale ero inconsapevolmente giovane e pieno di inutilizzate energie.
Atmosfera, ritmo, suspense, magia, e tutto il meglio dell'adolescenza in questa produzione Netflix.