domenica 21 giugno 2020

l'ospite




Il cinema italiano ...
L'ospite è un film italiano di Duccio Chiarini regista toscano, classe 77.
Finalmente un film leggero che riesce a realizzare l'obiettivo di un film, intrattenere, divertire, stimolare la riflessione.
Personalmente mi sono ritrovato a osservare dal mio scranno privilegiato di sessantenne relativamente appagato, l'universo evanescente, confuso, precario, di tanti quarantenni italiani, incastrati fra lavori effimeri, scarse prospettive esistenziali, un quotidiano rarefatto e nel complesso le dinamiche che io vivevo quando avevo fra i venti e i trent'anni.
La sensazione è che con l'allungamento della vita si siano spostati in avanti i processi di maturazione, ma come qualsiasi sociologo potrebbe spiegare la realtà è più banale.
In un paese arretrato come il nostro non esistono reali certezze quindi non si fanno figli, non si costruiscono rapporti significativi e spesso ci si ritrova a vagare da una situazione all'altra senza rendersi conto che il tempo scorre veloce e non concede deroghe.
Il nostro personaggio passa da un divano all'altro alla ricerca di qualcosa che non tenta di definire, divenendo a sua volta testimone delle miserie altrui.
Leggero, pregevole, bene interpretato, mi ha ricordato in alcuni passaggi le mie serate di ventenne incompiuto quando frequentavo luoghi e vedevo gente.
Nessuna nostalgia per quel tempo.
Su Sky

domenica 14 giugno 2020

diamanti grezzi




Ho fatto fatica ad arrivare fino alla fine di questo film e non perché brutto, anzi, ma se siete sensibili e ansiosi non guardatelo.
Il protagonista è Adam Sandler.
Istrionico attore americano buono per tutte le stagioni, nato da quella fucina che fu il Saturday Night live.
Ma non aspettatevi nulla di comico nella vicenda al cardiopalma di questo gioielliere ebreo senza scrupoli e inibizioni che rincorre vorticosamente, per tutta la vicenda, denaro e forse il prestigio mai davvero riconosciutogli nella sua comunità.
Un variegato carosello di personaggi fa da corollario al suo ruolo da protagonista e non vi svelo la trama perché il film va visto tutto di un fiato come un'immersione in apnea e se siete, come me, suggestionabili, non potrete rimanere indifferenti alle disavventure di questo sfortunato commerciante di diamanti grezzi.
Su Sky

sabato 6 giugno 2020

better call saul




La quinta stagione è finita e rimane l'ansia di sapere cosa accadrà dopo, questa è vera magia.
Parte della mia vita scorre attraverso le immagini e le parole di tanta fiction e tanta narrativa.
Better Call Saul non fa eccezione, rinnova il fascino di Breaking  Bad esaltando alcuni personaggi davvero notevoli, primo fra tutti l'avvocato Jimmi Mc Gill, poi Jonathan Banks, un incredibile Mike, che nonostante l'evidente incedere degli anni acquista in questo prequel il ruolo carismatico che merita, sia per la bravura dell'interpretazione che per la sceneggiatura impeccabile.
Perché diciamolo, ciò che rende questa produzione una delle più interessanti in circolazione è la sceneggiatura, unita a una regia magistrale e infine l'atmosfera drammatica, senza sperazanza, a tratti grottesca che ti coinvolge trascinandoti nell'inferno in terra che pervade le vite dei diversi protagonisti.
Attendiamo l'ultima stagione trepidanti, o come me desiderosi sia di vederla che di porre fine alle angoscianti vicende dell'avvocato più simpatico in circolazione.
Su Netflix

giovedì 4 giugno 2020

il bibliotecario ... nuova recensione





Torna l'amico della porta accanto, quello strano, poi neanche tanto, bibliotecario di via Gorki, l'uomo senza qualità che si trova, suo malgrado, ad attraversare il confine oltre il quale le scelte non sono più modificabili e si è costretti ad affrontare le conseguenze delle nostre decisioni.
Trovate una nuova recensione del romanzo qui.
Il romanzo, invece, in versione caratcea o digitale lo trovate qui.


sabato 23 maggio 2020

La confraternita ... recensione di Milano Nera









L'amico Mirko Giacchetti ha, come al solito, centrato l'obiettivo, regalandomi una recensione della Confraternita dei Sikuri, come al solito approfondita e unica, come lui riesce a fare.
Grazie Mirko, grazie Milano Nera.
Se volete leggerla la trovate qui

martedì 19 maggio 2020

C'era una volta a Hollywood





Credo che Tarantino sia persona fortunata perché nella vita ha realizzato alcuni dei suoi sogni, come fare il cinema che gli piace e celebrare quello più amato, dagli spaghetti western ai film di Bruce Lee.
Credo anche che il suo unico vero capolavoro rimanga Pulp Fiction anche se a me sono piaciuti, per altri motivi, Kill Bill 1 e 2.
C'era una volta Hollywood non mi è piaciuto, l'ho trovato monco, una sorta di storia nella storia, la vicenda di un attore alcolizzato e della sua controfigura/autista abbastanza inconsistente.
Bravini i due protagonisti, niente di più, niente di mitico o memorabile, un omaggio in stile Tarantino a un'Hollywood remota, affascinante, immaginaria e favolesca ma tracciata per sommi capi in pochi giorni di una famosa estate del 69.
Unica perla nel film è la vicenda che coinvolse la sensuale Sahron Tate, l'eccidio di Cielo Drive,  e la rivisitazione di Tarantino. In quella parte del film si percepisce il consueto guizzo di genio, la sua interpretazione salvifica di una brutta storia che sicuramente scosse le coscienze di mezzo mondo.
Forse quei pochi minuti di film lo salvano, sicuramente riconciliano quelli che come me hanno sempre fatto il tifo per la bellezza di Sharon Tate contro l' insensatezza dei proseliti di Manson.
Su Sky

martedì 12 maggio 2020

parasite





Vi confesso che non guardo il cinema orientale, i cinesi mi spiazzano, gli ultimi film che si avvicinano, come idea, e che ho amato, sono giapponesi, del grande Kurosawa, quando li ho visti avevo vent'anni, la testa piena di arti marziali, morti eroiche, cinema d'autore.
Parasite è un film coreano e la Corea già l'avevo sbirciata guardando Pekino express, un mondo remoto e affascinante, proprio perché alieno e lontano da qualsiasi mio riferimento culturale.
Parasite mi è stato suggerito dall'ala giovane della famiglia, che avesse vinto un oscar non era importante, non mi fido di giurie e premi.
Il film mi è piaciuto, una black comedy, grottesca e graffiante, comica e angosciante, contro corrente e deflagrante.
Bella l'idea di inserire la canzone del giovane Morandi, tanto fuori contesto da diventare unificante.
Il mondo è piccolissimo in realtà e siamo tutti o parassiti, o creatori di parassiti, o vittime di parassiti.
E alla fine solo quelli sopravviveranno, loro il covid se lo bevono a colazione.
Su sky.

sabato 9 maggio 2020

Figli





Mattia  Torre brillante sceneggiatore romano prematuramente scomparso e autore di alcune perle della produzione televisiva italiana, fra tutti Boris che potrete vedere, se non l'avete mai fatto, su Netflix, ci ha lasciati in eredità una commedia agrodolce dedicata a uno dei nostri motivi di essere in questo mondo, i figli.
Mattia Torre con intelligenza e ironia, affronta il tema dell'essere genitori oggi, in un'Italia che ha perso le proprie radici, e  la naturale propensione a procreare.
Perché mettere al mondo figli  in un paese che poco o nulla fa per favorire le famiglie?
Quale ragione esistenziale o filosofica sta alla base dell'insano gesto di generare figli?
Mattia, che sicuramente ha molto amato i suoi figli, affronta il tema raccontando nevrosi, angosce, paradossi, contraddizioni del nostro vivere.
Emerge un paese che ha perso, insieme alla voglia di procreare, qualsiasi bussola morale, etica, un paese composto da milioni di individualisti, da milioni di precari, che cercano in qualche modo di rimanere a galla fra rapporti di coppia fragilissmi, lavori male pagati e misteriosi.
Mattia Torre aveva l'indubbio talento di scavare nella società italiana facendo emergere con feroce lucidità le nostre debolezze.
Perdere talenti come il suo non è solo un lutto ma una sconfitta intellettuale.
Figli potete vederlo su Sky

giovedì 7 maggio 2020

On writing







Mi piacciono le biografie dei grandi, di quelli che ce l'hanno fatta, hanno realizzato un sogno, quello di vivere e bene con il loro talento, conquistando fama, denaro e immortalità.
In Sicilia, a Punta Secca, una giovane barista conosceva tutta la produzione letteraria di Stephen King, compreso l'ultimo romanzo che ho letto durante la vacanza, e che mi ha sostanzialmente deluso. l'istituto partito con slancio ha perso mordente nella seconda parte.
On writing invece, pubblicato nel 2000, nonostante sia datato mostra alcuni aspetti fondamentali dello scrivere è interessante per un qualsiasi scrittore e come tutti gli scritti sull'argomento è soggettivo, con l'aggiunta della sua creatività e simpatia.
Racconta della sua infanzia/adolescenza, non so quanto sia vero ciò che scrive ma almeno divertente.
A differenza di altri scritti sul tema King lascia aperti diversi scenari, non celebra i corsi di formazione, anzi li trova inutili e in questo non posso che essere d'accordo.
Alcune sue dritte sono illuminanti nella loro semplice pragmaticità.
Poi alla fine,  amici scrittori, sappiamo che non esistono ricette, solo il lavoro, per ognuno soggettivo, la fatica, il talento, che esiste, è tangibile e non acquistabile, nemmeno su amazon,   la fortuna, e la miseria bastarda che affligge la maggiore parte di noi.
Senza un vero lavoro, diciamolo, saremmo in molti sotto un ponte,  bravi e non.

On wrting lo portate a casa con meno di 10 euro su amazon, cartaceo.
On writing


mercoledì 22 aprile 2020

Preacher




E così sono arrivato a Preacher e chi mi conosce sa che io le serie le divoravo prima del virus e continuerò a guardarle dopo, ho iniziato con Rin tin tin, e Padre Tobia, finirò di guardarle solo quando sarò costretto e non stupitevi quindi se oggi vi accenno a questa fiction giunta alla quarta stagione e ultima, della quale avevo sentito parlare rimandando sempre la visione, preso da mille cose, quasi tutte piacevolmente impegnative.
Preacher è tratto da un fumetto, lo scrittore Garth Ennis, il disegnatore Steve Dillon, purtroppo scomparso quattro anni fa.


Nella mia vita, prima sono arrivati i fumetti, insieme a Salgari e Verne e subito dopo la televisione.
Se fossi nato negli anni 90, forse adesso farei l'analista programmatore, l'inventore di video games, o ancora una volta lo sbirro metropolitano che alla fine è il lavoro che prediligo, però la feroce creatività di certi prodotti mi attira, fiction irriverenti, al limite della blasfemia, contro tutto ciò che c'è di sacro ma nonostante ciò colme di un sacro e furibondo entusiasmo, dove i personaggi sono davvero contro corrente, non super eroi, non buoni, non corretti.
Ma divertenti quanto deve essere la creatività, e allora divertitevi con le avventure del predicatore più cattivo del mondo, su Amazon Prime.

martedì 21 aprile 2020

the widow







 

Sull'onda dell'entusiasmo per le due stagioni di The missing 
Ho deciso di guardare The Widow che trovate sempre su Amazon Prime e devo ammettere che questa serie è stata deludente, comunque non all'altezza delle prime due.
La bella protagonista che parte per il Congo alla ricerca del marito morto presunto in un incidente aereo non convince.
La storia è troppo inverosimile, salgariana direi e il prodotto seppur piacevole non decolla.
Pregevole l'interpretazione di Charles Dance.
 

giovedì 16 aprile 2020

the missing





In questo periodo di arresti domiciliari gli atteggiamenti sono diversificati, ci sono quelli che rimagono incollati ai tanti organi di informazione in attesa del libera tutti, quelli che si angosciano provandosi la febbre più volte al giorno, poi ci sono quelli che cercano programmi per distrarsi.
The missing è uno dei prodotti più distraente in commercio perché ti libera per qualche ora dall'angoscia del virus per catapultarti nel peggiore incubo, quello della scomparsa di una persona cara e chi è più caro di un figlio di 5 anni?
La prima vicenda composta da 8 puntate narra la disavventura di una coppia di inglesi in vacanza in Francia alla quale viene rapito il figlioletto.
Se avete bimbi piccoli sconsiglio la visione.
Trama serrata, senza speranze, interpretazione di alto livello, il poliziotto che indaga sulla vicenda è un noto attore francese Tchéky Karyo (Nikita), la storia si svolge su due livelli temporali 2006 e 2014.
Farete fatica a non distrarvi dai vostri crucci e forse vi dimenticherete di provarvi la febbre, però precipiterete nel loro incubo, quello purtroppo troppo spesso vissuto nella vita reale.
Su Prime Amazon

sabato 4 aprile 2020

It




Ho letto il romanzo, ho guardato tutte le realizzazioni cinematografiche precedenti, compresa una mini serie realizzata per la televisione.

Trasporre un romanzo come It in immagini è davvero un lavoro difficile e devo ammettere che questo ultimo lavoro del 2017, è quello che preferisco.

Meglio gli effetti speciali,  ben calibrati, più interessante la trama che si discosta dall'opera originale introducendo alcuni aspetti sociali e tratti caratteriali dei diversi personaggi molto riusciti.

It, per certi aspetti, si trasforma da icona dell'Horror targato King, con tutti i vari corollari che derivano dal suo innato talento di affabulatore, in una sorta di parabola densa di metafore e richiami al nostro vivere, alle difficoltà della crescita, alla miseria morale di tanti luoghi, alla possibilità sempre presente nella storia di ognuno di noi di risorgere anche quando tutto sembra perduto.

Dovrò guardarmi anche la seconda puntata, ma temo non sarà all'altezza del primo capitolo.

Su Netflix

venerdì 20 marzo 2020

domenica 15 marzo 2020

Le priorità




No, non vi parlerò della bestia che sta divorando i nostri giorni.
Vi parlerò di priorità e se ci pensate esse mutano seguendo i tempi.
Quali saranno state le priorità dei nostri nonni quelli che non avevano da mangiare e si riparavano nei rifugi in attesa della fine del bombardamento?
Impossibile saperlo, noi non c'eravamo e sbadigliamo a tratti quando uno degli ultimi sopravvissuti con gli occhi lucidi ci racconta un frammento di ricordo.
Noi oggi abbiamo diverse opportunità, lo so sembra consolatorio, ma in realtà l'essere umano ha alcune virtù,  imparare dall'esperienza e  adattarsi alle situazioni.
In questo periodo ho iniziato un nuovo romanzo, semplicemente perché ho terminato quello al quale lavoravo da un anno e non lascio passare mai troppo tempo fra un romanzo e l'altro.
Sarà un indagine di Trebbi e si svolgerà in questo infausto periodo, perché la Terra continua a girare intorno al Sole e la gente continua a commettere crimini in qualsiasi condizione, quindi gli scrittori continuano a inventare storie, l'attuale situazione sarà solo lo sfondo di una nuova vicenda nera e umana, come tutti i miei romanzi.
Le mie priorità? Uscirne vivo, proteggere le persone che amo e fare il mio dovere tutti i giorni, non possono essere diverse e immagino siano le vostre.
Infine sperare.
Sperare di potere tornare a Punta Secca e riabbracciare gli amici siciliani, passeggiare sulla spiaggia che potete vedere in fotografia, nuotare e mangiare pesce da Enzo.
Sperare che tutto ricominci a funzionare, magari in maniera migliore.
Questa è l'opportunità di cui parlavo prima.
Impariamo dall'esperienza, non indulgo mai nella retorica o nel buonismo, lungi da me, però in questi giorni, isteria a parte, sta emergendo l'Italia migliore, quella che si rimbocca le maniche e non si piange addosso, cerchiamo di ricordarci di cosa siamo in grado di mettere in campo e facciamone tesoro per quando tutto sarà finito.
In questo modo sarà più facile fare fronte ai danni inevitabili che questa vicenda sta provocando.
Un saluto da Trebbi, molto seccato, non può andare in piscina e non può mangiare tortellini in brodo dalla Gigina, ma sa che passerà e intanto si legge un buon libro.

sabato 7 marzo 2020

giovedì 5 marzo 2020

Hunters



Si parla di cacciatori di nazisti alla fine degli anni 70.
Il tema sarebbe davvero difficile da affrontare in maniera non tragica, ma gli autori ci riescono alla grande, questi cacciatori con a capo un appesantito Al Pacino, sono una via di mezzo fra super eroi e giustizieri, sono imperfetti, eterogenei, simpatici, sempre sull'orlo del fallimento e sempre in caccia.
La ricostruzione e del periodo storico nel quale si svolge è brillante e coloratissima.
Il cast notevole, pregevole il giovane protagonista al centro della vicenda, drammatiche talune ricostruzioni.
Hunters educa senza diventare retorico, diverte senza diventare grottesco, è un action duro e a tratti davvero irresistibile, ricorda lo stile di Tarantino per certi versi almeno al sottoscritto.
Su Prime

mercoledì 19 febbraio 2020

generation kill






Cosa può spingere un giovane americano a fare di tutto per entrare nel Marines degli Stati Uniti e partire volontario per una guerra qualsiasi?
Impossibile saperlo, ricordo però un giorno di quasi 40 anni fa quando all'uscita di un esame universitario  andato male, diritto del lavoro, decisi che era ora di farla finita con le sciocchezze e andai diretto al distretto militare a fare domanda per entrare negli auc (allievi ufficiali di complemento) e la mia scelta segnò parte del mio carattere futuro, parte della mia vita, e forse determinò anche l'inizio di qualche artrosi, in Friuli era molto freddo quell'inverno.
I personaggi di questa fiction guerresca sono realistici, come realistico è lo stile della regia, la sceneggiatura, l'ambientazione.
La guerra è brutta, puzza, fa schifo, uccide innocenti, è una follia, ma continua ad essere di grande moda fra gli esseri umani, quindi tanto vale raccontarla per bene, dalla parte di questi giovani marines matti come erano matti i protagonisti di Apocalypse Now, quando si mostra il lato più oscuro e stravagante dell'essere umano con in mano una qualsiasi arma da fuoco.
Questi ragazzi la guerra ce l'hanno dentro le loro teste, se la portano da casa, è una generazione di killer, frutto di un'educazione o una diseducazione al vivere civile che ormai ha contagiato tutti gli ambiti dei paesi civilizzati.
La serie mi piace, mi piacciono i personaggi, consigliata, cruda, reale per quanto può essere, sconsigliata a pacifisti irriducibili, non ci sono buoni sentimenti dove si vive con un fucile di fianco alla branda.

lunedì 17 febbraio 2020

the stranger e l'amica geniale stili a confronto








Ascolto sempre i consigli di Matteo Bordone su Radio 2 il sabato sera soprattutto, lui è uno dei due, l'altra è Melissa Greta ed è anche bella, anche se non c'entra nulla con il tema di oggi.
Bordone mi ha consigliato la visione di The stranger crime inglese su Netflix in 8 puntate, ma io avevo tutte le intenzioni di iniziare la visione della seconda parte dell'amica geniale, polpettone nazionale, tratto dai romanzi di Elena Ferrante pseudonimo e non chiedetemi il perché di una misteriosa scrittrice italiana.
Premetto, non ho letto i romanzi e non ho intenzione di leggerli, mi era piaciuta la prima stagione e ho inizato a vedere la seconda fermandomi alla prima notte di nozze sulla costiera amalfitana, e lì sono arrivato alla conclusione definitiva che mi stava ammorbando la storia delle due amiche sociopatiche in un italietta anni 60 in crisi di identità.
Lo so vado controcorrente ma chi se ne frega, è il bello di avere un blog.
Quindi ho iniziato a vedere The stranger e mi sono sorbito l'intera stagione in una sola domenica.
The stranger è ciò che cerco oggi  dalla fiction, ritmo, personaggi efficaci, introspezione, analisi, idee nuove, buona sceneggiatura, bravura degli attori.
Non vi svelo nulla perché sarei un criminale a farlo, ma se avete Netflix dovete perderci qualche ora e risultato finale The stranger batte il colossal nazional popolare esportato in tutto il mondo, almeno a casa mia.

giovedì 13 febbraio 2020

Si muore tutti democristiani



Li conoscevo per i numerosi video, spesso irresistibili, di critica politica, loro sono quelli del terzo segreto di Satira e sono usciti allo scoperto con questo film che pure con i limiti dettati dalla difficoltà di affrontare in maniera definitiva un tema tanto delicato esprime con precisione e consonanza gli stessi sentimenti che nutro da anni nei confronti del fare politica nel nostro paesuncolo.
Noi orfani della sinistra, almeno parlo per me, e per quelli come me in crisi definitiva, ci siamo smarriti in un paese dove non è possibile schierarsi senza mal di stomaco e incredulità.
I tre quarantenni in crisi di identità che cercano in maniera creativa di vivere coerentemente in una società alla deriva sono costretti loro malgrado ad arrendersi anche perché non trovano una qualsiasi sponda solida a sinistra che permetta loro di vivere dignitosamente e la proposta del sindacato di turno che li assolda per uno spot irrealizzabile se non infarcendolo di banalità e ambiguità esprime in pieno l'incapacità della sinistra attuale di proporsi come reale alternativa alla cosiddetta onda sovranista che almeno è individuabile dalle masse, mentre la sinistra avanza come un elefante ubriaco in un negozio di cristalli rompendo continuamente equilibri senza nessuna speranza, senza nessun progetto davvero sposabile dalla gente comune che è stufa di tirare la carretta fra corruzione, evasione fiscale e delinquenza.
Il film fotografa esattamente questo sentire, non buca lo schermo, non fa nemmeno ridere, ma almeno regala allo spettatore buoni spunti di riflessione.
Su raiplay credo ancora per pochi giorni.