lunedì 20 ottobre 2014

primo premio letterario ippodromo arcoveggio 2014




il 19 ottobre 2014 ho ricevuto un premio all'ippodromo di Bologna e c'è qualcosa di magico in tutto ciò come quando bambino aspettavo in dormiveglia babbo natale, in questo caso è arrivato e mi ha premiato ed è davvero come tornare cinni molto gratificante

Poi l'ippodromo è davvero un posto magico
non c'ero mai stato
spero sinceramente in un suo rilancio anche perché ci lavora  un sacco di gente

Il mio racconto lo troverete nella prossima raccolta in uscita su questi schermi insieme a molti altri frammenti bolognesi



lunedì 13 ottobre 2014

Diario di un paraorecchi rosso




Un tempo anch'io sono stato giovane,  periodo magico, non tanto per la mia condizione ma per le idee che pervadono la mente dell'adolescente condizionato dal credo politico, dalla situazione socio ambientale di provenienza e dall'istinto.
A diciotto anni l'individuo maschio è naturalmente un animale in cerca di amore.
E non c'è niente come l'amore in grado di interrompere il flusso di qualsiasi processo evolutivo, e nel mio caso  un modo assolutamente patologico per perdere tempo.
Infatti un'altra cosa che i giovani spesso non colgono è il passare del tempo, io ad esempio non mi rendevo conto di come scorresse veloce mentre rimanevo sempre indietro a rincorrere sogni e progetti giovanili dove al centro c'era sempre una donna, e insieme la mia sconclusionata idea di amore.
Tutta questa premessa per dire che Diario di un paraorecchi rosso di Lisa Frassi mi ha catapultato in quell'idea di donna che avevo nel frustrante e nevrotico periodo dell'adolescenza nel quale la mia idea di donna era decisamente romantica, essere perfetto, icona di bellezza e armonia, e tutte le fantastiche congetture che possono riempire la fantasia di un giovane di sinistra, femminista, e in piena esplosione ormonale.
La protagonista del romanzo autobiografico in questione in realtà è proprio quel modello femminile, una avvenente fanciulla nata nella provinciale Cremona, e cresciuta, nonostante i legacci e le inibizioni di una realtà soffocante come può essere quella della piccola città benestante e nordista, con una idea di libertà, con la voglia di esplorare, di creare e non è un caso se Lisa è non solo una scrittirce ma anche e soprattutto una musicista e cantante e infine  psicologa e psicoterapeuta.
Ma nel romanzo in questione è soprattutto una giovane donna che in maniera libera e svincolata da qualsiasi riferimento temporale, racconta  momenti fondamentali della sua vicenda umana, fra amori finiti male, amicizie femminili indimenticabili, rapporti familiari complicati, e finalmente l'amore quello definitivo e appagante come può esserlo in una favola, ma non per questo meno reale, perché è importante credere nel sogno realizzato, anche per un mostro di scetticismo come me.
E Lisa riesce a farmi credere nella possibilità del lieto fine, nella scommessa della vittoria dei buoni sentimenti, in un paese dove anche un artista possa vivere del suo lavoro, e non esista solo la meschinità dei luoghi comuni e dove anche la provincia quella più gretta e ottusa possa essere trampolino per una carriera esistenziale appagante all'inseguimento della felicità.
Lisa ha avuto coraggio, ha raccontato la sua storia, si è messa in piazza, cosa che io in sette libri non ho mai sognato di fare nemmeno lontanamente, perché una volta esplicitata la propria essenza è  difficile nascondersi dal giudizio terribile del popolino.
Quindi complimenti Lara, sei riuscita a farti leggere da uno che evita come dita negli occhi le biografie in genere, ho ritrovato per alcune ore la parte migliore di me, e ho scoperto che forse la ragazza dolce, sognatrice e sensuale che sognavo da ragazzo e che non incontrai in un periodo cupo e difficile, (anni settanta) magari invece esisteva davvero e meritava di essere cercata, poco importa che le mie coetanee fossero ben diverse, Lisa Frassi rimette in gioco i diversi ruoli, maschili e femminile, esaltando le comuni qualità, quelle che conducono a quello strano miraggio che lei si ostina a chiamare felicità. 









sabato 11 ottobre 2014

house of cards





La polis fu un modello di struttura tipicamente greca che prevedeva l'attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica. In contrapposizione alle altre cittàstato   antiche, la peculiarità della polis non era tanto la forma di governo democratica od  oligarchica, ma l'isonomia: il fatto che tutti i cittadini liberi soggiacessero alle stesse norme di diritto, secondo una concezione che identificava l'ordine naturale dell'universo con le leggi della città. Queste erano concepite come un riflesso della Legge universale preposta a governo del mondo. da Wikipedia

La politica, da tempo sono arrivato alla conclusione che l'attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica è giusto una definizione lecita per la Grecia del 776 ac e anche in quel periodo era una definizione di cambiamento ma non necessariamente un obiettivo definitivo, anche perché tutti i cittadini avevano il diritto di governare, ma non tutti gli abitanti erano cittadini, in primis le donne.

E questa breve lezione di storia abbastanza raffazzonata per dirvi che la parola politica arriva da quella polis greca ed è fra le altre cose l'arte o la scienza del governo, e dell'amministrazione dello Stato.

In questa finzione americana nata dalle ceneri di una miniserie inglese c'è a mio avviso la vera essenza della politica attuale, un gioco di equilibri socio economici dove non esiste una morale, non esiste bene o male, esistono solo personaggi politici che lottano strenuamente per affermare la loro supremnazia su altri personaggi politici e non è un caso che piaccia (così dicono) a Renzi o ad Obama.
Ma non è neanche un bel segnale, il protagonista della vicenda è un Kevin Spacey in stato di grazia che interpreta un vero mostro della politica una sorta di psicogenio al lavoro per accontentare il proprio smisurato ego e per crescere diventando sempre più potente.
Alla fine della prima stagione sembrava soccombere vittima dei propri terribili complotti, ma abilmente gli sceneggiatori già all'inizio della seconda stagione si sono mossi in maniera opposta e adesso vedrò come si sviluppa la trama.
La politica è una cosa sporca?
Per me è ormai solo davvero un gioco al massacro e in Italia è solo ciò che rimane dell'implosione socio economica in corso, spero solamente che dalla desolazione attuale nasca una nuova classe di politici, giovani, pagati come impiegati ed efficienti come tedeschi.
La speranza è l'ultima a morire.
Su sky Atlantic 

venerdì 10 ottobre 2014

true detective



True Detective.
Chi mi segue sa che se una fiction mi fa schifo non riesco a nasconderlo, così è stato per The leftovers, per Crisis, per Lost, the following e la lista sarebbe lunga, non cito le fiction italiane perché tranne rare eccezioni (Montalbano) non sono nemmeno classificabili. Le serie che definisco inconcludenti  iniziano da un dato di irrazionalità e proseguono avvincendo i telespettatori con effetti speciali e inutile aspettativa di qualcosa che davvero non decolla mai.
Poi l'altra sera ho visto le prime due puntate di True detective e mi sono sentito come vorrei sempre sentirmi  guardando un film o una fiction nera, dentro la storia, insieme ai personaggi, due poliziotti duri, impuri, dannati eppure potenti, scolpiti nella pietra delle loro vite disgraziate ma dentro il loro sporco lavoro che qualcuno deve pure fare.
La storia è abbastanza solita, come solita è la scarsa fantasia dei serial killer che da sempre uccidono, seviziano, ostentano sicurezza, sfidano la fortuna.
Ma i due veri protagonisti sono i due duri che vedete sopra:
Matthew Mc.Conaughey (Killer Joe) uno dei belli del cinema americano attuale e Woody Harrelson (assassini nati).
Se li associo ai miei sbirri stanziali trovo qualche affinità.
Trebbi ha avuto una storia sfortunata,  ha una figlia dal cervello bruciato ed è un antieroe per eccellenza, anche Rustin Chole ha perso una figlia e rovinato un matrimonio, ma i due poliziotti a differenza dei miei personaggi sono condannati dalle loro scelte, dal loro istinto e in una parola dal destino.
La cosa interessante di True Detective è che ogni stagione nasce e muore per lasciare posto alla successiva con nuovi personaggi.
Per ora sono davvero impressionato dal prodotto, e credo  non mi deluderà.

giovedì 9 ottobre 2014

Appunti di viaggio ... Punta Secca



Terzo anno in Sicilia, sta diventando il luogo della vacanza, ipotesi di pensione, ipotesi di vita,  è bello sognare con i luoghi perfetti e Punta Secca è perfetto come luogo, per fortuna non per tutti, sicuramente per me.
In agosto esplode di persone, mi hanno parlato di 5000 turisti che vivono in un piccolo porto a pochi chilometri da Pozzallo, a pochi chilometri dall'Africa.
5000 persone fra le quali sicuramente ci saranno appassionati di Montalbano e Camilleri, turisti europei, molti inglesi, dicono.
Ma la dimensione giusta del piccolo centro siciliano è settembre per chi vuole ancora fare il bagno in mare e respirare il vuoto che per me è il vero senso della vacanza.
A punta Secca c'è la casa di Montalbano (Marinella) davanti alla quale ogni giorno facevo colazione al bar Charlie Brown con granita e cannolo con ricotta, e la granita è quella catenese, cremosa e gelatosa, ottima per chi ama il genere.
Il giorno del mio ritorno a Bologna iniziavano le riprese delle nuove puntate della serie televisiva e sembrava di essere parte della fiction, mi aspettavo di vedere  regista  e  attori, ma nel piccolo paese l'atmosfera era come sempre rarefatta, fra i due bar, il giornalaio, il piccolo market che serve i pochi paesani rimasti, e alcuni ristoranti fra i quali spicca sicuramente



Enzo a mare che potete ammirare sopra.
Sembra che in quella trattoria siano state girate scene della serie tv con il prode Zingaretti.
Si mangia  bene,  non sono  esperto di ristoranti, mi accontento del mio palato e delle atmosfere, e le serate, gustando antipasti di polipo o sarde o tagliolini ai ricci di mare sono difficili da dimenticare mentre il rumore della risacca fa da sottofondo.
Montalbano per saziarsi in questa trattoria dovrebbe mangiare molto più di me, se ricordo bene i suoi pasti sono abbondanti e variegati,  comunque sia, il posto vale davvero la pena di essere sperimentato.

Vi ho detto tutto.
Punta Secca è già finita, Punta Secca siete voi e il vostro obiettivo di vacanza, se amate come me il silenzio, il rumore del mare, il vuoto e il pieno nelle giuste proporzioni e molto spazio intorno Punta Secca è il vostro posto,  da quel luogo popolato da poche ma strategiche persone, potrete in poco tempo arrivare in luoghi magici, come la Valle dei templi, Ragusa, Scicli, Siracusa, Noto, chiaramente necessita una macchina che consiglio di noleggiare in aeroporto.
E se poi non siete interessati al modello di vacanza non so mica se mi dispiace, non c'è nulla di meglio che un' intera spiaggia a disposizione per riscoprire se stessi.

mercoledì 8 ottobre 2014

Colpo di Fulmine



Non sono mai entrato in un ippodromo, neanche a Bologna, mi piacciono i cavalli, mi piace la competizione, ma mi piacciono talmente tante cose che alla fine sono costretto a fare una selezione, poi non mi piace il gioco d'azzardo e quindi sto lontano dalle tentazioni.
Ma il 19 ottobre 2014 entrerò alle 17 circa all'ippodromo di Bologna perché dovrò ritirare un premio come primo classificato a pari merito in un premio letterario dedicato ai cavalli, e al mondo degli ippodromi, un giallo.
Il racconto incriminato si intitola Colpo di Fulmine e lo troverete nella prossima raccolta di racconti attualmente in fase di lettura presso una Casa Editrice bolognese e non vi dico altro.
Sono soddisfatto, emozionato e anche commosso.
Vincere un premio per me è una conferma di qualità, significa che persone a me sconosciute hanno deciso di premiare un mio lavoro, e tutto gratis, non ho dovuto né pagare, né sedurre, solo scrivere.
Sono un ragazzo fortunato, come cantava Jovanotti.

domenica 5 ottobre 2014

a sangue freddo



Nella splendida cornice siciliana ho letto dal mio Kobo preferito A sangue freddo di Truman Capote scrittore controverso che condusse una vita al limite e morì prematuramente e molto male nel 1984 a sessant'anni.
  Malinconie a parte questo romanzo per me è stato fulminante e doloroso come solo la realtà riesce ad essere quando è descritta con precisione oggettiva unita ad una analisi e ricostruzione dei personaggi magistrale.
La storia del romanzo è la storia di cronaca che colpì l'opinione pubblica americana alla fine degli anni 50, esattamente nel novembre del 1959, mio mese di nascita fra le altre cose.
Due giovani uomini massacrarono una facoltosa famiglia americana nella loro casa, e non svelo nulla perché è dalla vicenda che Capote parte entrandoci dentro con una profondità mai sperimentata prima.
Allora fu accusato di voyeurismo e se penso alla cronaca nera oggi mi scappa da ridere.
Capote in realtà è bravissimo a raccontare i singoli personaggi facendoci entrare in contatto con loro e soprattutto con le vittime avvicinandosi a loro con delicatezza e sensibilità. Ci mostra  i due criminali  da tutte le possibili angolazioni senza intenti colpevolisti o innocentisti, non c'è retorica nel racconto, ma la storia nerissima di un'America contadina e benestante con le sue idee e le sue tradizioni e un'altra America di desperados senza coscienza, morale o umana pietà, e in mezzo i poliziotti che per molto tempo si affannarono con passione per scoprire la verità.
E la verità ancora una volta è una sola.
Ci sono crimini senza  motivo logico, o spiegazione possibile, ci sono crudeltà che solo l'essere umano riesce a mettere in atto, e i criminali psicotici o no sono sempre uguali nel tempo e nello spazio. Poca differenza c'è fra due sconosciuti che decidono di scannarti in casa tua, o un figlio che uccide i genitori a padellate, o una figlia che uccide il fratellino affogandolo nella vasca da bagno.
Alla base c'è l'insensatezza della violenza spesso fine a sé stessa, una esplosione di odio nei confronti del mondo e degli altri e sono convinto che la società si debba difendere da tale odio nell'unico modo possibile, impedendo ai criminali di vivere di nuovo in un contesto sociale.
Uno dei tanti cittadini  ai quali un giornalista chiese quale poteva essere la giusta condanna per i due assassini  rispose che la migliore condanna era costringerli a vivere insieme rinchiusi a vita in una cella.
La condanna deve esistere, deve essere definitiva e risolutiva, e non come spesso capita ridursi a pochi anni di carcere per poi accedere a una riabilitazione, ma questa è e rimane la mia personale e granitica idea di giustizia, almeno in reati efferati come quello del romanzo.
Consigliatissimo a chi ha lo stomaco di fare i conti con la realtà della cronaca più nera.

mercoledì 24 settembre 2014

cafè do mar, vizi e delitti di gente per bene








Cafè do mar, vizi e delitti di gente per bene.

La mia prima recensione scritta con un tablet da uno dei posti  più incantevoli del paese quella Punta Secca dove Montalbano nuota fra un delitto e l'altro.

Cafè do mar di Vincenzo Maria Brizio è un romanzo corale, dove le vicende a tratti terribili, dei diversi personaggi si intrecciano e devo ammettere,  nonostante la complessità della trama, in maniera armoniosa e al contempo violenta.
Chi scrive come il sottoscritto riesce più facilmente forse a individuare i sentieri, ma in questo caso è difficile perdersi perché ci sono sempre forti punti di riferimento a indicare la strada.
Il romanzo inizia in maniera violenta con una storia di vendetta e onore, poi si sviluppa attraverso le vite dei diversi protagonisti riuscendo a dare di ognuno una descrizione puntuale e precisa e il comune denominatore di tutti questi attori è la loro colpevolezza.

Non ci sono innocenti, puri d'animo, agnelli sacrificali, nessuno ne esce pulito nemmeno il commissario Elfio Chiaravalle poliziotto duro e puro da una parte con l'anima nera dall'altra.

Il romanzo si dipana come un film d'azione, un giallo nerissimo, in alcuni momenti mi ricordava il Padrino che lessi a 14 anni tremando in alcuni passaggi troppo forti, ma in realtà in questa storia di violenza, depravazione, e cattivi propositi prevale sempre la magia del narratore che ti conduce per mano attraverso storie, anni, vicende personali, in modo attento, quasi a garantirti che alla fine comunque è sempre e solo fiction e tanto bene potrebbe adattarsi a una sceneggiatura la vicenda tragica a tratti grottesca dei diversi personaggi.

Il mio preferito è sicuramente Cernò, un promoter attraente e coglione che per tutto il romanzo  come Willy il coyote sull'orlo del dirupo sembra spacciato ma alla fine però inconsapevolmente sfugge al destino che è il vero protagonista del romanzo.
Il fato alla fine vince su tutto, sulla mafia, sulle femmine fatali, sulla sfiga, sulla giustizia e la conclusione rimane aperta come nella migliore letteratura.

Cafè do mar, vizi e delitti di gente per bene
Vincenzo Maria Brizio
Giovane Holden Edizioni

giovedì 18 settembre 2014

comic movie

 Io non sono un moralista, perché credo fermamente che per esserlo bisogna essere incolpevoli e io non lo sono, come non lo sono i miei personaggi, chi mi legge lo sa, i miei personaggi sono colpevoli  ma chi è innocente scagli la prima pietra e credo che alla fine le donne siano più incolpevoli degli uomini, ma è solo un'idea.
Premesso ciò, questo è un brutto film, un film insensato lo definirei, senza  capo né coda, con attori di quelli pagati milioni di dollari solo per pisciare o respirare, gli dei li chiamavano una volta e questi sono dei, possono interpretare un film orrendo come questo e uscirne incolpevoli.
Credo non sia giusto.
Credo che il regista, gli attori, gli sceneggiatori, e anche i macchinisti dovrebbero rispondere di qualcosa, ma non al pubblico bue che tutto ingurgita e subito evacua, ma al buon gusto.
L'episodio dei testicoli attaccati al collo potrebbe anche avere un senso se lo sceneggiatore avesse deciso di attribuirgliene uno.
C'è molta America nel mio allucinato vissuto televisivo e cinematografico, questa parte dell'america la manderei a spendere perché fa veramente schifo.

mercoledì 17 settembre 2014

house of cards




E' piacevole ritrovare il grande Kevin Spacey che ho trovato invecchiato e solido in questa nuova serie tratta da serie inglese e che tratta di politica nella odierna accezione del termine, politica/intrigo, politica/affari sporchi/potere/sesso/denaro.
L'immagine mentale di questo mostro hollywoodiano era rimasta ferma a American Beauty film che amo sia come sceneggiatura che come protagonisti.
Kevin è invecchiato adesso è un abile politico membro del congresso americano  in grado di muovere persone, interessi, e con loro emozioni, sentimenti.
L'uomo è un lupo sociale, si muove come fra branchi di pecore quando prevarica o soccombe quando è debole.
la sceneggiatura è di quelle da premio ed infatti la serie è pluripremiata.
Su Sky e con questa breve recensione vi saluto e parto per le sospirate ferie, ci si vede a ottobre ... forse

lunedì 8 settembre 2014

Andrea Camilleri ... il maestro senza regole



Ho visto questa intervista, documentario, documento, dedicato al grande Camilleri condotto con intelligenza e sensibilità dalla brava Mannino su rai uno qualche sera fa, chi ha l'accesso in rete potrà vederlo su replay di Tim Vision. Merita questa sorta di passeggiata virtuale insieme a uno dei più grandi scrittori italiani viventi, o almeno uno di quelli più venduti nel mondo con 30 milioni di copie al suo attivo e tradotto in diverse lingue.
Emerge la figura di un grande vecchio, scrittore, ma prima ancora attore di teatro e sceneggiatore e regista e maestro in una scuola teatrale e soprattutto individuo affascinante, lucidissimo e davvero lontano da polemiche, invidie, gelosie, e bisogni materiali, persona squisita, con un' incredibile capacità di raccontare le cose della sua vita e anche della vita degli altri.
Fra uno scambio di battute con la Mannino, che personalmente ritengo una delle comiche più intelligenti sulla piazza, e i diversi interventi di attori, scrittori e nipoti, ci sono pezzi di Sicilia, quella Sicilia che mi appresto a visitare per la terza volta, terra tanto dolce e accogliente quanto complicata e contraddittoria.
Che dire ancora.
Commovente il racconto delle ultime ore di vita di suo padre.
Camilleri in questo documentario si è rivelato senza particolari reticenze dimostrando ancora una volta che la vera essenza degli uomini emerge sempre dal loro svelarsi nella totale pacatezza e semplicità, tipica dei grandi.

domenica 7 settembre 2014

shadowhunters



Che meraviglia giovinezza ... che si fugge tuttavia e questo film che ho guardato prima di andare a lavorare mi ha allietato la mattinata perché contiene tutti gli elementi del fantasy, categoria dell'astrazione che poco frequento ma che apprezzo. Shadowhunters è, come potrete constatare, tratto da una serie di romanzi fantasy scritti da tale Cassandra Clare scrittrice americana e il film fa riferimento al primo romanzo.
Leggendo in rete scopro che il primo film non ha avuto il successo sperato incassando solo 80 milioni di dollari dei 60 spesi per la produzione, però è divertente e interessante il fenomeno del fantasy in narrativa e  cinema.
In questo caso parliamo di cacciatori di demoni che vivono in una realtà parallela e adiacente a quella degli umani e se ci pensate il fantasy usa spesso gli stessi stereotipi, la realtà di noi poveri mortali di fianco a quella eroica e incredibile di ogni tipo di eroe.
Qui abbiamo l'avvenente sedicenne cacciatrice di demoni che scopre solo in corso d'opera i suoi poteri, ma al di là della trama che è poco rilevante la cosa che mi incuriosisce è il prodotto.
Tira il fantasy? Ha ancora un mercato? Chi legge fantasy? Penso sempre al fenomeno Potter e mi chiedo come sia possibile inventarsi una simile gallina dalle uova d'oro e farla diventare fenomeno mondiale film e gadget inclusi.
Mi piacerebbe avere una tale capacità, lo ammetto, ma non so se in Italia ci sono talenti simili che aspettano di rivelarsi, è difficile  ipotizzare un mondo parallelo, costruirlo, farlo pulsare e crederci a mia volta, fuori dalla realtà così concreta dei miei noir.
Mi piacerebbe un giorno sperimentare la sfrenata fantasia che mi sedusse in gioventù con il ciclo bellissimo  dei principi d'ambra. Fantasia, fantasy, fuga dalla realtà, anzi messa in scacco della realtà, che in questi romanzi diventa leggerissima e superflua, cosa di meglio per dimenticarsi anche solo per due ore dei nostri crucci quotidiani.

venerdì 5 settembre 2014

Blocco stipendi statali anche nel 2015.



Blocco stipendi statali anche nel 2015.

Non sono esperto di economia, non sono nemmeno uno che legge i quotidiani, e non credo di essere un tipo venale, però mi capita di intercettare i telegiornali dove spesso passa Renzi, ho anche votato Pd alle europee credo, non certo per fede, solo per disperazione.
Sono un dipendente pubblico e indosso una divisa, ma attenzione non sono nemmeno un poliziotto, anche se faccio il lavoro dei poliziotti e rischio come loro tutti i santi giorni, perché sono un poliziotto locale, per lo Stato né carne né pesce, dipendente comunale quando chiedo più tutele, agente di polizia quando devo risolvere un problema dall'incidente stradale, alla manifestazione politica.
Il mio stipendio è fermo dal 2009, la legge di riforma che ci permetterebbe di avere qualche tutela in più dal 1986.
Adesso mi dicono che anche per il 2015 non ci saranno aumenti e attenzione non si parla solo di aumento dello stipendio, ma anche di mancati scatti di anzianità fermi anch'essi dal 2009, e ritardi nell'erogazione di straordinari.
I colleghi della polizia di Stato non ci stanno e minacciano lo sciopero e questa è la risposta del governo copiata e incollata dal sito dell' ANSA:

Da Newport, dove partecipa al vertice Nato, non si fa attendere la replica del presidente del Consiglio, che si è mantenuto in continuo contatto telefonico con il ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Riceverò personalmente gli uomini in divisa - assicura Renzi - ma non accetto ricatti". Per il premier, è ingiusto in un momento di crisi fare sciopero per un mancato aumento quando ci sono milioni di disoccupati. E da Palazzo Chigi fanno notare che il blocco degli stipendi degli statali era già previsto nel Def, non c'è niente di nuovo. Il governo, spiegano, è disposto volentieri ad aprire un tavolo di discussione con le forze di sicurezza, che sono fondamentali per la vita del Paese. "Ma siamo l'unico Paese - osservano nel palazzo del Governo - che ha cinque forze di polizia. Se vogliono discutere siamo pronti a farlo su tutto. Non tocchiamo lo stipendio né il posto di lavoro di nessuno, ma è ingiusto scioperare in un momento di crisi per un mancato aumento".

Le due frasi in rosso mi hanno colpito, siamo l'unico paese con 5 forze di polizia.
Esatto ma di chi è la responsabilità? Dei poliziotti, dei carabinieri, che ogni giorno sono per strada rischiando come noi agenti della Polizia Locale la pelle? O di chi avrebbe la responsabilità di cambiare le leggi di rinnovare, di riformare?

Seconda frase. Il premier non accetta ricatti, ma di quali ricatti sta parlando?
Chi indossa una divisa chi riveste un ruolo di agente o ufficiale di polizia giudiziaria, chi si prende la responsabilità di limitare la libertà altrui per tutelare la collettività, chi rischia per 1400 euro al mese la vita, chi è sempre in prima linea per le strade, non può essere costretto  a fare la fame. Io ricordo a Renzi che siamo noi, tutti noi, quei che indossano le divise, chiamati a difendere i luoghi sacri delle istituzioni dai disoccupati, dagli indignati, dai diseredati e spesso lo facciamo pur comprendendo la disperazione di chi non ha nulla.
Ma se lo Stato non riconosce economicamente ai tutori dell'ordine uno stipendio adeguato al loro sacrificio come può pretendere lo stesso livello di efficienza?
Il nostro è sì un mestiere vocazionale, ma se non arrivi alla fine del mese perdi la fede, l'ho già scritto.
Basta guardare in certi paesi dove la polizia è pagata poco e spesso vive di mazzette e corruzione.
Ciò non avviene in Italia, o almeno non in maniera importante.
Alle forze dell'ordine andrebbe riconosciuta l'importanza che da sempre è riconosciuta alla magistratura pagata profumatamente per il suo ruolo istituzionale.
Svilire le divise è un suicidio istituzionale.
Parlare di troppe divise nel paese e ignorare la nostra richiesta di riforma è davvero una  dimostrazione di ignavia imperdonabile.

giovedì 4 settembre 2014

crisis



Ieri sera ho visto la prima puntata di Crisis  e ho ritrovato la bella protagonista di xfile ricordate? Gillian Anderson una sex simbol nella mia classifica personale di allora. La prima puntata è stata abbastanza divertente anche se la trama ha il sapore del solito polpettone action con risvolti terroristici e sa già di vecchio, effettone iniziale, perché si sa la prima puntata deve bucare lo schermo e poi vedremo cosa inventare, la sensazione è quella.
La fiction inizia con un bel pulman carico di figli dell'America bene fra i quali c'è anche il figlio del presidente degli Stati Uniti e il veicolo infatti è scortato dai servizi segreti, un suv davanti e uno dietro.
E già rimango di stucco.
Il figlio dell'uomo più potente del mondo va in giro in corriera con i compagnuzzi del liceo?
Possibile, ma poco probabile, ma forse sopravvaluto il personaggio.
Si capisce dalla prima scena che accadrà qualcosa e si capiva già dal trailer delle ultime settimane.
Vi dico la verità mi guarderò il seguito ma temo che rimarrò come al solito deluso.
L'action deve avere un senso, deve avere una trama convincente, deve avere un obiettivo o rimane solo un fumettone spara spara ammazza ammazza che sinceramente mi ha definitivamente stancato.
Spero di sbagliarmi.
Su Sky

mercoledì 3 settembre 2014

La macchia umana

 Non mi spingerò fino ad una recensione.
Dopo avere scoperto Celine grazie a Baricco, ecco che scopro Philip Roth grazie ad alcuni amici e colleghi. Ho inaugurato la mia conoscenza di questo scrittore, americano, ebreo classe 1933.
Un vero narratore, che ti accompagna nella vicenda descrivendo i personaggi con una minuziosità maniacale e scientifica, alla fine conosci i protagonisti, quasi ti sembra di poterli annusare, e di entrare in rapporto con loro.
In questo caso il protagonista è un docente universitario ebreo accusato di razzismo nei confronti di due studenti di colore per una sua affermazione strumentalmente utilizzata contro di lui.
Questo è solo l'inizio della vicenda, lunga, articolata e molto coinvolgente che vi trascinerà dentro una scatola dove scoprirerete un segreto e da quella scatola entrerete in un'altra scatola con un altro segreto fino a interagire quasi con il protagonista, condividendo le sue scelte esistenziali, la sua razionalità, la sua capacità o incapacità di consumare un'esistenza senza avere il tempo di viverla autenticamente, accorgendosi solo alla fine di avere perso dei passaggi fondamentali.
Poi c'è un personaggio femminile diversissimo e altrettamto affascinante che entra dentro attraverso lo stomaco saltando a piedi pari il cervello, sensuale, disperato, definitivo.
E questi sono due dei numerosi personaggi che incontrerete.
Molto descrittivo, preciso, tecnico, scrupoloso nel linguaggio, distaccato ma nello stesso tempo perfetto narratore.
Lo trovate sia in cartaceo che in ebook, da un maestro come lui non posso che imparare.

lunedì 1 settembre 2014

Il silenzio della bassa ... recensione da Matte da leggere


Copio la bella recensione dal sito Matte per leggere e incollo sotto


Il silenzio della bassa

il-silenzio-della-bassa_massimofagnoni_frilliIl silenzio della bassaMassimo FagnoniFratelli Frilli Editori, per quanto mi riguarda ha un primato: è il primo libro che ho finito durante i miei giorni di vacanza di questa estate 2014.
Ha visto un po’ di spiagge e ha viaggiato daCatania a Marzamemi e ritorno e da Catania a Marsala, dove sono riuscita a leggere la sua ultima pagina.
Del resto ve lo avevamo detto, le vacanze delle Matte avrebbero portato nuova linfa in questo blog e non avete idea di quante cose vi parleremo nelle prossime settimane.
Torniamo però al libro in oggetto.
E’ uno di quelli che Fratelli Frilli Editori ci ha gentilmente fornito e che noi Matte stiamo leggendo pian pianino.
Si tratta di un giallo, anzi di un noir, come lo definisce la stessa casa editrice.
Prima la trama:
La storia si svolge nei pressi di Bologna dove è scomparsa una ragazzina di 17 anni, Celeste Maccaferri. A mettersi sulle sue tracce non è soltanto la sezione persone scomparse della polizia locale, ma anche un investigatore privato assunto dalla spregiudicatissima presentatrice di un programma di una televisione del posto. Mano a mano che le indagini andranno avanti, sia quelle ufficiali che quelle ufficiose, si delineerà un quadro familiare (quello della famiglia Maccaferri) alquanto complicato, dal quale però non emergerà nulla, almeno fino a quando non salterà fuori il diario segreto della ragazza che finalmente determinerà una svolta. Del resto Celeste era la perfetta figlia maggiore, di un’apparente famiglia medio-borghese, che non aveva dato mai problemi di nessun genere e che era considerata da tutti come una ragazza molto più che assennata.
Passando invece a come ho trovato il libro devo fare una premessa, perché ho avuto qualche difficoltà a leggere con grinta la prima parte de Il silenzio della bassa per due ordini di motivi (ormai il numero due è un must dei miei post):
1) alcune frasi in dialetto bolognese le ho trovate assolutamente incomprensibili, quindi forse per una ristampa io suggerirei di prevedere un bell’asterisco in pagina per chi come me non ha origini bolognesi;
2) quanti personaggi ci sono? troppe persone e la cosa mi hareso complicato capire fin dall’inizio chi facesse cosa e come, visto che non tutti i personaggi sono stati caratterizzati perfettamente.
Superate queste difficoltà e superata la prima parte del libro devo ammettere che il ritmo è cresciuto di pagina in pagina e mano mano ho cominciato a distinguere i ruoli di tutti. Con le indagini che andavano in un senso o in un altro, anche a me, lettore, sono state date le chiavi per arrivare fino alla fine del libro e mi sono sentita accompagnata. Un bene che ha fatto sì che alla fine chiudessi il libro dicendo “bella lettura”.
(Il silenzio della bassa/ Massimo Fagnoni/ Fratelli Frilli Editori/ € 9,90/ pp 256)
aggiungo io 0,99 cent in ebook

sabato 30 agosto 2014

Federico Calafati e le sue sceneggiature


Attraverso Facebook scopro ogni tanto nuovi scrittori, mi piacerebbe leggerli tutti ma materialmente è impossibile, nel caso di Federico Calafati è facile, ci scambiamo informazioni sulla reciproca passione per la scrittura creativa e il giovane autore, classe 1990, mi parla delle sue sceneggiature a 89 centesimi su Amazon e visto che il mio prossimo progetto è estrapolare una sceneggiatura da romanzo che sto attualmente scrivendo, vado a leggere una delle sue, breve, 17 pagine, e mi sembra per un attimo di ritrovarmi in una sit-com con la simpatia degli anni settanta ottanta Tre cuori in affitto e la freschezza degli anni attuali, una volta tanto una trama leggera, tre giovani che si ritrovano a condividere un appartamento  e si comportano come tali, fra musica, alcol e sesso, frequentazioni obbligatorie per molti studenti fuori sede.
E' divertente, le battute sono veloci e credibili, i personaggi sono delineati e simpatici, l'evoluzione a puntate è una buona ricetta per incentivare il pubblico ad acquistare le puntate successive per vedere cosa accade.
Idee, di questo abbiamo bisogno, creatività, coraggio e anche talento certo.
Se vogliamo uscire dal tunnel ci vuole una bella dose di ottimismo, un po' di incoscienza, e intelligenza, ed è rigenerante trovare un giovane che sembra possedere alcune di queste caratteristiche.
Federico, spero che le tue sceneggiature arrivino in televisione, farebbero la loro figura in un panorama italiano desolatamente provinciale. 

venerdì 29 agosto 2014

Polizia Locale ... nuovi mestieri pericolosi



L'immagine sopra è quella tristemente nota del luogo, a Milano,  dove nel gennaio 2012 fu barbaramente ucciso il collega Niccolò Savarino trascinato per 300 metri da un suv rubato e guidato da Remi Nikolic un pregiudicato rom che all'epoca dei fatti non aveva ancora 18 anni ed è questo il motivo principale per il quale la condanna per omicidio volontario è stata ridotta da 15 a 9 anni di reclusione. Ciò significa che con altri sconti e facezie simili il criminale potrà uscire di galera in piena evoluzione creativa  rafforzato dall'idea di potere uccidere un agente in maniera tanto efferata e cavarsela davvero con poco.

Questo è l'episodio più eclatante e devo mordermi la lingua per non vomitare la rabbia per tanta ingiustizia, indifferenza, solitudine politica e istituzionale nella quale ad oggi, agosto 2014, la nostra divisa continua a permanere.

Nessun governo di destra o di sinistra ha fatto un passo in avanti nella direzione di una reale legge di riforma della polizia locale ferma al 1986, e noi siamo ancora, nell'immaginario collettivo, un esercito di alberto Sordi e Lino Banfi, o  buoni per due risate in un Posto al sole, o considerati esattori nati  solo per vessare il cittadino con sanzioni e gabelle.

Ma veniamo alla cronaca:

TORINO:
Ferragosto 2014, quattro pattuglie di agenti della polizia locale intervengono in un quartiere con forte presenza di nord africani e non riescono a portare a termine il fermo di un cittadino extracomunitario perché circondati da decine di suoi connazionali e devono ritirarsi dopo essere stati aggrediti fra sputi e ingiurie al grido di Allahu Akbar di seguito il link dove potrete vedere il video

Lido di fermo:
Collega aggredito da venditori abusivi, in questo caso la novità è che questi individui, al termine di una giornata durante la quale era stata effettuata un'operazione di contrasto alla vendita di marchi contraffatti con numerosi sequestri, hanno deciso di circondare l'auto di un agente, Alberto Rogante, che aveva come unica colpa quella di indossare la nostra divisa e armati di pietre prima lo hanno minacciato chiedendo la restituzione della merce sequestrata la mattina e poi hanno cominciato a danneggiare con calci  la stessa vettura arrivando ad aggredire l'agente.
Solo l'intervento di 4 volanti della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza ha permesso di portare in salvo l'agente ferito e la violenza allora è stata indirizzata ai poliziotti e alle auto in sosta.

Sono solo due episodi di un evidente innalzamento del livello di scontro, ed è oggettivo il problema che il nostro paese, messo in ginocchio da una crisi senza precedenti, continua a dare accoglienza a persone che non solo non hanno da lavorare, ma che sicuramente sono sempre più numerose e incattivite dalla precarietà della loro condizione.


Ma ai sociologi analisi e chiacchiere.
A noi agenti le mazzate. Senza riforma, senza tutele, sempre più anziani, usciamo dal comune nel quale operiamo e non siamo più nulla, divise diverse regione per regione, alcuni armati, altri con lo spray al peperoncino altri con il distanziatore, molti disarmati di fronte a un esercito di disperati, con un contratto fermo al 2009 e una rabbia dilagante.



Quando ti azzardi a chiedere novità legislative ti rispondono sarcastici che non è il momento, c'è la crisi internazionale, le fabbriche chiudono e abbiamo il più alto livello di disoccupazione giovanile, e non ricordo un periodo negli ultimi 15 anni dove non ci fossero altre priorità rispetto alla nostra esigenza di cambiamento.

Questo lo stato dell'arte, e a volte mi chiedo davvero dove riusciamo a trovare la forza per continuare a crederci, è proprio vero, il nostro  deve essere un mestiere vocazionale, ma confesso che la fede  la sto davvero perdendo. 

giovedì 28 agosto 2014

Magdi Allam ... lo conoscete?



Magdi Allam lo conoscete? Io confesso che l'ho intravisto a qualche dibattito televisivo su islamismo e affini, e adesso so che ha scritto sul Giornale, e in questo periodo che definirei anestetizzato nel quale in Iraq massacrano i cristiani ma solo il Papa ne parla con coraggio, e infatti dicono sia già nel mirino del terrorismo, dicevo in questo periodo di sbarchi fuori controllo, dove non esiste più l'espulsione e l'italia viene travolta e coinvolta in questo esodo di proporzioni bibliche un giornalista egiziano, naturalizzato in Italia e cattolico viene sanzionato con un provvedimento disciplinare dall'ordine dei giornalisti per alcune dichiarazioni a loro dire islamofobe leggere per credere.
Io non voglio come al solito prendere posizione per vari motivi, il principale è che nel nostro paese e non solo puoi sputare nel piatto dove mangi, parlare male della Chiesa, del vaticano, delle istituzioni, della bandiera, del crocifisso nelle scuole, e passarla liscia, ma se ti azzardi a dire che ti preoccupa la pressione dei migranti, che non credi nell'integrazione delle culture a tutti i costi, che hai paura del terrorismo isalmico e di leggi barbariche che impongono la mutilazione sessuale alle donne, ecco che rischi di essere tacciato di razzista, islamofobo, e rischi due volte la gogna mediatica e l' incolumità fisica. Quindi vi lascio l'articolo sul caso Magdi che potete leggere cliccando sopra e ognuno è libero come al solito di dire ciò che meglio crede fino a quando ce lo permetteranno ... chiaramente.

martedì 26 agosto 2014

milano nera - il silenzio della bassa



Il silenzio della bassa




 Articolo di FRANCESCO RAVIOLI



Celeste è la figlia brava, studiosa, profonda. L’unico gioiello della famiglia Maccaferri, nucleo piccolo borghese da anni residente a pochi chilometri fuori dalla città, che si trova ad attraversare una crisi economica che non lascia tregua. Sua sorella, Angelica, fa propri tutti gli stereotipi dell’adolescente difficoltosa, solitaria, indifferente a ciò che la circonda. Il padre e la madre sono una coppia di ex liceali innamorati, stancamente uniti nel trascorre la giornata con i propri, singoli, problemi. Lei casalinga disperata in cura presso uno psichiatra dell’AUSL, che i privati costano ormai troppo, lui dipendente di una società finanziaria in balia della crisi economica, che si ritaglia piaceri fugaci nelle lunghe assenze di lavoro. Celeste, l’unico raggio di luce, è scomparsa. Al villaggio Airone, agglomerato urbano in cui la gente è di passaggio come l’uccello che gli dà il nome, non la si vede più sfrecciare in bicicletta. La ricerca la Polizia di Stato. Indagine classica. Colloqui con i compagni di classe, con la famiglia. E’ un pool di persone che si occupa del caso della giovane ragazzina. C’è la psicologa, l’esperto della polizia postale, il poliziotto che fa la parte del duro e il commissario. La ricerca anche Galeazzo Trebbi, pensionato ex questurino. Un segugio che, ai suoi tempi, aveva un tartufo che funzionava molto bene. Con gli anni le disgrazie che lo hanno colpito lo hanno imbolsito nel fisico e, ancor più, nell’animo, ma il mestiere e l’intuito non l’hanno abbandonato. Gli serve del denaro, per mantenere le cure della figlia, e lavora per Fiorella Benedetti, primadonna della televisione locale Emilia Futura, che conduce un simil Chi l’ha visto?, eccezionale contenitore delle peggiori piccole cose di pessimo gusto che accadono in provincia. Ognuno ha un obiettivo, nella ricerca. Che sia dare in pasto nuovi dettagli ai viziosi telespettatori o fornire al Pubblico Ministero un nome definitivo sul rapitore, l’indagine è rapida e serrata. Passano i giorni e, si sa, quando una persona scomparsa non riappare, si fa sempre più concreta l’ipotesi peggiore. Si tratta di comprendere il movente, oltre il chi. Sarà un gioco di squadra a fare luce sull’accaduto. Massimo Fagnoni racconta con dovizia di particolari sia il lato professionale che personale dei personaggi che, intrecciandosi, riempie l’universo narrativo; è attento nel dotare di caratteristiche prettamente noir non solo i protagonisti ma anche le comparse della storia e si prodiga nel rappresentare il sobborgo di pianura dove vive la famiglia Maccaferri come un “luogo non luogo” in cui i residenti sembrano fluttuare immersi nella nebbia, reale, che avvolge un sito nato per via artificiale. Se non appare con chiarezza chi sia il vincitore, ben noto è il perdente. La piccola borghesia, non più solo quella pronta a spettegolare in nome del civile rispetto, come cantava Claudio Lolli, ma persino artefice e approfittatrice delle proprie disgrazie.

Il silenzio della bassa- Massimo Fagnoni - Fratelli Frilli