domenica 18 ottobre 2015

Dipendenti pubblici ... la legge di stabilità 2015



Lo so è un argomento noioso e allora vivacizziamolo un poco.
Mi torna alla memoria il film I guerrieri della notte, una delle scene iniziali quando il leader di una delle bande della grande metropoli americana davanti ad una platea di guerrieri metropolitani ricorda loro quanto sarebbero forti se uniti, tralasciamo il passaggio che in seguito lo fanno fuori e tutto il resto del film davvero molto bello per quel periodo, parliamo di dati concreti:

Contiamoci, quanti siamo?
Le stime sempre approssimative parlano di una cifra intorno ai 3 milioni e mezzo, probabilmente una stima al ribasso.
Emerge il dato che in Europa non siamo certo uno dei gruppi lavorativi più numerosi andate a documentarvi.
E dentro ci siamo tutti anche l'amico vigile del fuoco che detesta noi della polizia municipale.
La realtà è che siamo divisi appunto, particolarismi, orgoglio di gruppo, di Corpo, di appartenenza, di categoria, fra poliziotti, vigili del fuoco, carabinieri, insegnanti, impiegati e poi regionali, comunali, statali.
E se smettessimo di sputarci addosso e ci contassimo? Ma davvero.
E cominciassimo a fare cose insieme, perché alla fine qual'è il problema?
Il problema è che dal 2009 ci stanno prendendo per i fondelli, ci stanno affamando e perdonate la grammatica, ci stanno prendendo per sfinimento, ci stanno dividendo, ci stanno mettendo gli uni contro gli altri, e adesso Renzi l'ultimo della serie, propone una legge di stabilità che ci porterà in tasca 8 euro lordi, ma scherziamo?
E io con questa sua miseria come faccio a pagare le tasse universitarie delle figlie? Il mutuo, le spese mediche, perché non sono abbastanza povero da potere almeno portare a casa gli 80 euro mensili, ma intanto come sperano di risollevare i consumi se affamano 4 milioni di persone che se ne tirano dietro sicuramente molti di più.
Cominciamo a fargli capire che noi siamo davvero indispensabili.
Cominciamo a fermare il paese con gli strumenti che abbiamo, lo sciopero ad esempio, scendiamo nelle piazze, riempiamole e non permettiamogli di ammazzare la speranza di un futuro non solo per i nostri figli ma anche per noi, che con gli stipendi di 1200 euro al mese siamo condannati a fare i pezzenti senza neanche sapere quando potremo andare in pensione.
Cominciamo a fare intanto l'unica cosa possibile in una democrazia, togliamogli il voto, mandiamoli a casa.



sabato 17 ottobre 2015

sconosciuti



Mi rendo conto di andare contro corrente ma da bravo tele maniaco lasciatemi esprimere fino a quando me lo permetterà l'attuale democrazia, la mia opinione su questa trasmissione premiata dal Movimento italiano genitori nel giugno 2015 per l'alto valore sociale.

Partiamo dall'orario e dalla collocazione, Sconosciuti va in onda dopo Blob trasmissione che vedo da sempre, dissacrante, realistica come uno spot pubblicitario, divertente quando è possibile tragica quando capita, ma autentica nella sua sistematica frammentazione.

Dopo Blob e prima di Un posto al sole, intorno alle 20 e 10 circa su rai 3 parte la sigla che mi uccide qualsiasi briciola di allegria residua specialmente dopo una giornata di corsa dietro le nostre solite cose. E' una musica triste una sorta di coro a metà fra il canto liturgico e il coro dell'armata rossa senza il consueto brio guerriero però, è una lagna che si insinua fra  stomaco e  cervello e annichilisce ogni energia vitale. Poi solitamente parte una voce fuori campo femminile, sensata, consolatoria e solitamente racconta una storia, una vicenda tutta italiana di una coppia in genere, di una vita di coppia, o simili e c'è tutta la vita raccontata come una carrellata, come me la figuro io negli ultimi istanti prima di una fucilazione o in picchiata nell'aereo dirottato, e in questa personale ricerca della felicità c'è sempre una montagna di disgrazie, quelle che solitamente capitano a tanti, che possono capitare, che a volte sono inevitabili, e un barlume di speranza a fine trasmissione.
A volte le nostre vite, le nostre vite sconosciute, dovrebbero rimanere tali, specialmente a ora di cena, quando meglio sarebbe una bella puntata di happy days o di camera cafè.
Questa splendida trasmissione premiata e socialmente utile perché non la trasmettono in seconda serata così che i milioni di appassionati se la possano gustare nella giusta atmosfera?

venerdì 16 ottobre 2015

finanziamento pubblico ai partiti











L’aula del Senato ha approvato in via definitiva la proposta di legge Boccadutri che sblocca il finanziamento pubblico per gli anni 2013 e 2014 anche ai partiti che non hanno presentato un bilancio certificato. I sì sono stati 148, i no 44 e 17 gli astenuti.

Quasi tutti i gruppi hanno votato a favore; Sel si è astenuta, così anche i senatori del “Misto- L’altra Europa con Tsipras”. Il senatore Ap Andrea Augello si è astenuto in dissenso dal suo gruppo per quello che ha definito un «pasticcio». L’astensione al Senato vale come voto contrario. Il senatore Maurizio Romani (Misto, ex M5S) ha votato a favore.

Il M5S ha votato contro mentre il senatore 5 stelle Vito Crimi non ha partecipato al voto con questa motivazione: «Io a questo banchetto dove vi spartite i soldi, non voglio partecipare. Il mio non voto l’ho deciso dopo aver sentito Del Barba (Pd) che è stato un’offesa ai 19 milioni di poveri»; anche Maria Mussini (Misto, ex M5S) ha votato contro.

Dalla Stampa online.

Io non mi occupo di politica, anche se tutto è politica,  tutti siamo immersi in questo marasma sociale alla fine  sempre legato alla politica, anche se ho smesso da tempo di crederci  alla fine ci devo fare i conti.
Quindi leggo la notizia  e mi chiedo perché?
Non perché hanno votato in 148 a favore.
Non perché l'approvazione della legge ha avuto un iter velocissimo.
(Se penso che noi della Polizia Locale non sappiamo nemmeno che fine ha fatto la nostra proposta di riforma della legge già mi sale la rabbia).
Non perché ancora una volta arriveranno i denari ai partiti.

Mi chiedo perché avevano detto che la stagione dei rimborsi elettorali era finita e non era vero.

Poi parlo con un paio di colleghi, due "compagni", e mi dicono che eliminare i rimborsi elettorali vincolandoli a finanziamenti privati porterebbe l'Italia al livello degli Stati Uniti, dove chi ha i denari può fare campagna elettorale, e  chi riesce a sedurre le varie lobbies vince a mani basse.

E io penso chi se ne frega.

Credo che nel nostro paese dare denaro ai partiti è come buttarlo dalla finestra sperando che cada nelle mani giuste, perché diciamocelo, la corruzione, il ladrocinio, le tangenti, non sono sempre passate dalla politica nel nostro paese?
Non lo dico io lo dicono gli atti giudiziari, gli scandali, i governi crollati sotto il peso di indagini della magistratura e  questo dovrebbe bastare e agli amici che ancora per burla amano chiamarsi compagni dico, nessuna paura, come gli iscritti ai sindacati pagano ogni mese una tessera per avere una tutela, gli iscritti o i simpatizzanti di un partito dovranno mettersi le mani in tasca e pagare la propria scelta politica e così potremo contarci, così potremo sancire definitivamente la fine di un vecchio modo di fare politica e se devono vincere coloro che hanno i soldi, pazienza, del resto non è sempre andata così?

martedì 13 ottobre 2015

The martian



Una coppia vincente, Matt Damon che seguo da quel Genio ribelle del quale se non erro sua era la sceneggiatura e Ridley Scott regista molto amato e molto odiato che a me è sempre piaciuto sia nei film eccessivi e improbabili come Il gladiatore o quelli capolavori per caso come Blade runner.
Non aspettatevi uno Scott delirante e barocco, questo è quasi un documentario fantascientifico, e una favola moderna, dove al centro c'è l'uomo, ciò che è diventato, ciò che è sempre stato, in questo caso il Robinson Crusoe è un botanico che rimasto da solo su Marte deve riorganizzarsi un'esistenza senza nessuna certezza se non quella di volere vivere a tutti i costi.
L'uomo, la sua indomita volontà di sopravvivenza e sicuramente la sua innata fantasia lo hanno portato fino ad oggi, fra mille contraddizioni, migliaia di errori e orrori, ma se nell'universo dovesse esserci una gerarchia per la bellezza credo che l'uomo sarebbe fra i primi, essere tanto imperfetto quanto geniale che compensa le sue debolezze con un'inguaribile curiosità ed è la curiosità che ci ha portato nello spazio, la scienza che ci permette di coltivare patate su Marte concimate con le feci.
E' un film sull'avventura umana, sul coraggio, sulla solitudine obbligatoria e sulla speranza.
Quando parte una missione spaziale non pensiamo sempre e solo che quei soldi potrebbero spenderli meglio, perché forse è nello spazio infinito che continuerà il destino della nostra umanità, e se anche così non fosse quando finisce la curiosità finisce la speranza.
The Martian

domenica 11 ottobre 2015

Vita da sbirro ... il palio del somaro






Leggo sul Carlino questo trafiletto sul Palio del somaro festa di Via del Pratello inneggiante al desiderio di fare comunità, quindi la fagiolata, il mercato del riuso,  e tante altre iniziative dedicate ironicamente a chi ogni anno sanziona i commercianti della zona ostacolando il loro 25 aprile.
Cito il Carlino chiaramente.
Ci saranno gare con i sacchi e le carriole e chi vincerà potrà esporre per un anno il drappello della vittoria: un somaro con alle spalle il Pratello, e cito sempre il Carlino:
“Il somaro è chi ci sanziona e chi ci ostacola e chi ha messo nel mirino il nostro 25 aprile”, e così in mostra come opere d’arte finiranno le sanzioni dell’ultima edizione.
E i commercianti fanno esempi di multe ingiuste come avere sanzionato un locale per avere lasciato un tavolo in strada cinque minuti dopo la mezzanotte e peccati veniali del stesso tipo.
E qui mi scappa da ridere.

Cos’è la legalità?

Questi signori, fanno il Palio del somaro e lo dedicano a chi li sanziona, e non ironizzano solo sull'amministrazione ma anche su chi in prima linea deve fare rispettare le regole.
Mi chiedo cosa significhi per questi signori e più in generale per i cittadini italiani la convivenza civile, il rispetto della libertà degli altri, ma questi signori sono superiori a tali frivolezze, perché ci vogliono imporre il loro personale concetto di libertà.
L’occupazione di spazi collettivi, l’assembramento davanti ai locali, la musica ad alto volume, e tante altre bazzecole per loro sono un modo di vivere compiutamente la socialità e il degrado è attenuato dalla loro riconquista degli spazi, e io penso che sia legittimo portare avanti uno stile di vita, e anche raccontarsela che con loro la città è più viva e sicura, ma non sulla pelle di chi è chiamato per senso di servizio a intervenire sul mancato rispetto di leggi e regolamenti.


Il somaro per certi italiani è chi  impedisce di fare ciò che più gli aggrada alla faccia del rispetto della libertà altrui e credo che questo atteggiamento faccia tendenza nel nostro paese dove chi fa rispettare le regole è un somaro, chi le infrange invece è un eroe, tranne quando tornando a casa da una notte ad alto tasso etilico si schianta contro un palo, ma come si dice, ogni guerra di libertà ha i suoi eroi e i suoi martiri.

Massimo Fagnoni
Delegato SULPL

sabato 10 ottobre 2015

truffatori di gas e luce a domicilio ... nuovi mestieri



Mettiamo l'ipotesi che in un piccolo appartamento della periferia della vostra città ci abiti una vostra anziana parente, la mamma, la nonna, la zia, una persona di altri tempi, abituata ad altri ritmi comunicativi, ad altri stili, magari una persona con qualche problema cognitivo, persone sole a volte, a volte sole per qualche ora, per la giornata lavorativa, con un'autonomia residua sufficiente a stare da soli in casa, farsi da mangiare e occuparsi della propria abitazione, ma con una percezione della realtà esterna rallentata.
Questi anziani sono le tipiche vittime di ladri, malfattori, truffatori e questo lo sappiamo, ma nella lista bisogna anche aggiungere una nuova razza di predatori, subdola e per questo non meno pericolosa, i venditori di utenze a domicilio e qui potete leggere l'articolo che vi spiega come funziona.
Ma se è possibile difendersi da questi mercenari che per pochi euro si insinuano nelle case dei più  deboli e sprovveduti, rimane la rabbia di essere in una società dove i più deboli sono le vittime predestinate e insieme a loro i  parenti, figli, nipoti, amici che sono costretti a costruire muri intorno ai loro vecchi per impedire a gente senza scrupoli di depredarli.
Se la vostra anziana madre o nonna firma un contratto con una nuova società di luce gas solo perché raggirata o troppo confusa per capire che sta facendo, dopo a voi toccherà l'onere del recesso, e questo è sicuramente un problema dovuto ad un buco normativo, spero non frutto di accordi sottobanco.
La nostra società sta diventando sempre di più un mondo di anziani lungodegenti cronici assediati nelle loro stesse abitazioni da branchi di lupi famelici; quale società non tutela i propri vecchi? le categorie più deboli? Leggo oggi di una banda che utilizzava le badanti straniere per infiltrarsi negli appartamenti e rubare.
Sale davvero il desiderio di svernare altrove, in luoghi dove il presidio sociale abbia ancora un valore e gli sciacalli vengano trattati come tali.

martedì 6 ottobre 2015

Solitario bolognese in ebook a 2,99 euro



Dopo Lupi neri su Bologna, Il silenzio della bassa, La ragazza del fiume, arriva in ebook anche il mio unico libro di novelle e racconti.
Solitario bolognese non si riferisce  a un gioco di carte, o a pratiche onanistiche ( cito le battute dei colleghi), ma a una raccolta di racconti, primo di tutti La luna e la neve, una novella di 90 pagine che parla di un uomo, di una divisa e di un incidente, uno di quelli che cambiano la vita.
Gli altri racconti rigorosamente brevi raccontano storie quasi tutte al maschile di uomini che si aggirano per Bologna cercando di sopravvivere nonostante le contraddizioni e gli errori commessi.
In primavera seconda puntata, secondo libro di racconti sempre edito da Giraldi che ringrazio per la fiducia.
L'ebook lo trovate per ora su mediaword a 2 euro e 99

lunedì 5 ottobre 2015

vigili bolognesi ... una vita da mediano



Una vita da mediano

A volte mi chiedo chi ce lo fa fare, perché fino ad oggi, fino a poco tempo fa, almeno ci lasciavano lavorare... soddisfazioni poche, quelle le troviamo con un grazie gentile e commosso di un anziano a cui restituiamo il portafoglio rubato da un ladro preso sull'autobus o di un ragazzo a cui recuperiamo la moto rubata, oppure ad una persona che si rivolge allo sportello ed a cui risolviamo il suo problema...oppure nelle battute da spogliatoio, la sera, per alleggerire lo stress, magari dopo aver fatto ore di straordinario a guardia di un delinquente che ti ha insultato per ore e che il giorno dopo sarà di nuovo fuori (e pazienza se ci mettono pure qualche anno a pagartelo lo straordinario, magari dopo aver dovuto fare un banchetto di protesta).

Ma i commenti dei colleghi, degli amici di sempre, dei fratelli in pattuglia, quelli sono più importanti di un encomio, perché per radio si sente tutto, e in città c’è da correre spesso, dietro un guaio a volte grosso, un incidente stradale, uno di quelli brutti quando non sai quale codice daranno al ferito, un povero cristo caduto in moto magari, e quando c’è l’incidente brutto ci siamo noi. Attraverso le chiamate radio si può capire il nostro lavoro, ma bisogna sapere ascoltare, bisogna avere la mente aperta.

Noi ci abbiamo provato a raccontare alla gente cosa significa avere una divisa, a volte ti capita il tossicodipendente con la siringa ancora nel braccio in overdose, lo aiuti e lo proteggi come puoi, e mentre attendi l'ambulanza e i minuti sono ore, ti chiedi se ha una famiglia e sai che forse ti toccherà avvisare un padre ed una madre che non ha più un figlio.

A volte ce la fai, come il collega che rianimò una persona in piazza Maggiore... altre volte invece, nonostante ti sia lanciato dentro un negozio che sta bruciando per salvare un uomo, questi non sopravvive e allora non t' importa nulla di aver rischiato la tua pelle e la tua salute, arrabbiato come sei per non essere riuscito a tirarlo fuori da lì in tempo!

Già, chi ce lo fa fare?
Ci dicono che siamo dei privilegiati, allora vado a leggere sul dizionario: ''Chi gode di privilegi sociali.''
E mi scappa da ridere.
Lo stipendio e le progressioni ferme al 2009. Gli straordinari ce li pagano sempre in ritardo, a volte di anni. Abbiamo dovuto fare causa al Comune perché ci pagassero le spese legali sostenute per difenderci da accuse ingiuste. Ci accusano di tutto e noi obbligati al silenzio. Siamo al fianco dei colleghi delle forze dell' ordine, ma con il decreto Monti ci hanno tolto l' equo indennizzo e la causa di servizio.  

Quale sarebbe dunque il privilegio e quale la casta?

Noi siamo lavoratori come tutti gli altri, con alcune sostanziali differenze: una pistola, i turni festivi, notturni e serali, a Natale ed a Capodanno, quando gli altri sono in giro a divertirsi, tu sei lì a calmare un ubriaco violento o a schivare una bottiglia che ti viene lanciata contro solo perché hai la divisa e quindi sei socialmente un bersaglio!

Mentre la gente balla e magari si ubriaca nelle discoteche, noi siamo là fuori sperando che la notte finisca nel migliore dei modi.

Noi saremmo i privilegiati?

Poi ascolto chi dovrebbe valorizzarci, tutelarci, difenderci.

Ci hanno detto che non vogliamo fare le notti, quelle che facciamo tutte le notti e basta sollevare un telefono stasera e chiamare la nostra Centrale Radio Operativa connessa 24 ore al giorno per tutto l’anno.
Ci hanno detto che siamo contro la mobilità, mentre in giro ci sono poveri cassaintegrati che non hanno lavoro...
E da queste frasi ti rendi conto perché tutti i (quasi) 600 vigili, sindacalizzati o meno, sono uniti dalla consapevolezza che all'arroganza non si può non rispondere se non con l’unità e che c'è un bisogno di ristabilire la verità!

E allora noi siamo scesi in strada.

Noi, i privilegiati dalle tasche buche, scendiamo in piazza il sabato pomeriggio, fuori servizio, a parlare con la gente, temendo (sotto sotto) anche qualche insulto... ed invece troviamo persone che hanno voglia di comunicare, raccontandoci la loro paura nelle periferie sguarnite.

Hanno deciso di comandare, dimenticandosi che in un paese democratico bisogna imparare a condividere ed ascoltare, non solo imporre!

Ci mandano per strada ad affrontare il degrado e la criminalità, dicendoci che non dobbiamo fare la polizia...già, poi però siamo in piazza Verdi, in autobus a prendere i borseggiatori, a contrastare lo spaccio o a 10 metri dalla manifestazione violenta a fare viabilità... e ti brucia tanto il fatto di essere preso in giro!

Li abbiamo invitati a venire in pattuglia con noi, per capire e vedere che cosa facciamo e se siamo dei privilegiati...non sono venuti!

''E a noi chi ce lo fa fare?'' era la domanda iniziale.

Il senso del dovere, l’amore per la nostra divisa, per la nostra città, perché non sanno che noi saremo ancora qua, con i nostri stipendi fermi al palo, con i nostri feriti... noi saremo ancora qui in questa città, dentro le nostre divise, perché noi siamo lavoratori e abbiamo scelto la nostra professione.

Loro, tra un po', magari siederanno sui un' altra poltrona prestigiosa e più remunerativa e dimenticheranno presto che hanno tentato di umiliare uomini e donne della Polizia Municipale di Bologna...senza riuscirci!

La nostra è una vita da mediano... e non ne esiste una migliore.


Massimo Fagnoni,
scrittore e delegato SULPL di Bologna

sabato 3 ottobre 2015

Delitti RossoBlu



Nuova avventura di 16 (credo) scrittori bolognesi fra i quali compare anche il sottoscritto.
Mi piace l'esperimento e anche la copertina.
Per la prima volta in vita mia ho scritto un racconto parlando di calcio, una novità assoluta per me.
Prima presentazione della corposa antologia a dicembre 2015 e dovrò fare lo slalom fra le presentazioni del nuovo romanzo, in libreria a breve.  Questa nuova esperienza la metto insieme alle cose buone che mi porta la scrittura, per un solitario come me ritrovarsi all'interno di un'antologia è come fare parte di una squadra e chissà magari vinceremo il campionato ... almeno noi.

giovedì 1 ottobre 2015

battle creek ... fine prima stagione



E così si è conclusa la prima stagione di questa serie televisiva, Battle Creek, che si svolge in una piccola cittadina americana nella realtà 50000 persone, e l'elemento che mi ha convinto a seguire le vicissitudini di un gruppo di poliziotti davvero originale è sicuramente uno dei due sceneggiatori Vince Gilligan di Breaking bad.
La serie è molto fantasiosa, ma divertente, il gruppo di poliziotti è tanto eterogeneo quanto improbabile, talmente improbabile da convincere, una vera integrazione razziale con l'obeso di colore, la cinese intraprendente, l'indiano sensibile e i due protagonisti, che potete vedere nella locandina, due attori che non conoscevo Dean Winters e Josh Duhamel, una coppia di poliziotti costretti a lavorare insieme, anzi per essere precisi, uno il bello della situazione è un agente dell'Fbi che piace a tutti ed è bravo e male sopportato dal partner rude e provinciale abituato a lavorare con i classici metodi del poliziotto tradizionale e nello stesso tempo assolutamente incapace di intrattenere rapporti normali con chiunque.
La serie è divertente, dinamica, nel corso delle diverse puntate i personaggi crescono sufficientemente, i rapporti si consolidano e le caratteristiche dei vari protagonisti si delineano.
Pur rimanendo una serie leggera e poco realistica diverte e scivola in maniera armoniosa concludendosi con stile, consigliato.
su sky

lunedì 28 settembre 2015

I terribili segreti di Maxwell Sim



Mi sono ritrovato nel mio kobo questo corposo romanzo inglese davvero per caso, cercavo un altro autore, americano, e per caso ho caricato questo ebook e me lo sono portato in vacanza e l'ho letto in pochi giorni sedotto dallo stile, intanto questo signore è della mia generazione poco più giovane, del 61, e pur essendo inglese, razza a me ignota, l'ho trovato affine in molte considerazioni e riflessioni sul vivere attuale.
Si parla di solitudine nell'era di facebook, si svolge nel 2009 la storia, ed è un viaggio, una sorta di piccola odissea all'interno della vita di un individuo Jonathan Coe, solo, introverso, depresso, quarantottenne che si ritrova a fare i  conti con il suo fallimento come marito, padre, e in generale essere umano, ma anche se sembra terribile e pesante la trama viene sviluppata con leggerezza, i personaggi sono concreti, i dialoghi spesso davvero geniali, e dentro ci sono storie che generano altre storie in un intreccio che alla fine ti trascina fino all'epilogo che tanto mi ha ricordato alcune trovate geniali di Calvino
Sono uscito una volta tanto dal binario nero, e davvero penso che non ci sia niente di meglio per uno che scrive noir di perdersi in altri filoni letterari.
Consigliato

domenica 27 settembre 2015

the whispers




Per uno come me cresciuto nel mito di Spielbergthe whispers  è abbastanza deludente, perché quando le spari grosse devi renderle credibili, in buona sostanza la fantascienza è affascinante quando la riconduci ad un mondo possibile, penso alla Guerra dei mondi,  a Guerre stellari, Dune, Il signore degli anelli. Il gioco è inventare un mondo parallelo e farlo vivere nella testa di chi legge o guarda, oppure raccontare il mondo attuale introducendo elementi destabilizzanti, come in Walking Dead.
Non basta scomodare un grande della fantascienza, Ray Bradbury, che ho molto letto da fanciullo e molto amato, per creare un prodotto convincente.
Poi vi devo anche confessare una certa insofferenza nei confronti di questi bambini decisamente ritardati che si fanno convincere da un' entità misteriosa ed aliena ad entrare in un gioco tanto criminale quanto assassino senza però farci capire come li plagia, facendoli apparire come piccoli mostri senza sentimenti che creano disastri e ammazzano in giro, così perché Drill lo ha ordinato.
Poi tutta questa letteratura e cinematografia che sfrutta il fascino inquietante di bambini deviati per colpire il pubblico non mi ha mai convinto, tranne forse per Il signore delle mosche, vero capolavoro anche cinematografico.
Morale
Dopo alcune puntate davvero improbabili, ho deciso di mollare, un insano desiderio di prendere a sberloni i vari protagonisti della serie, sia i bambini sia gli adulti che non ne fanno una giusta, mi ha fatto capire che non mi stavo divertendo.
Magari a voi andrà meglio
su sky

mercoledì 23 settembre 2015

Vuoti a perdere, la prima recensione siciliana




Dalla terra di Camilleri o almeno da dove hanno ambientato i romanzi del personaggio del commissario piu' amato dagli italiani vi passo l'ultima recensione di Vuoti a perdere  sincera,  da un siciliano doc.

Sullo sfondo di una Bologna autunnale (nebbia, vento gelido, neve, sprazzi fugaci di sole ...) prende vita una narrazione chiara, scorrevole, sicura, sempre profonda espressione della sensibilità umana e dell'ampia visione psicologica dello scrittore.
Una prima considerazione sui personaggi del noir la meritano i giovani che, appartenenti alle diverse categorie sociali e alle piu' varie organizzazioni, in gran parte vivono il denominatore comune della violenza che è espressione di noia e rifiuto della quotidianità e mezzo per il conseguimento di affermazioni non solo materiali. Chiaro esempio è la festa di Cresti in un casolare di campagna.
Profondamente umane le due figure di giovani donne Laura e Romina, che nell'evolversi del romanzo sono da considerare rispettivamente protagoniste della prima e dell'ultima pagina della vicenda.
Fra le altre figure di rilievo, ben rimarcate nel loro essere fisio - psichico, voglio evidenziare quelle:
Del commissario Carta, titolare di "spreco di occhiali" e di capello con riporto".
Di Carlo Albertazzi, prof di ginnastica al liceo Righi:"una schifezza d'uomo"
Di Andrea Tassoni, prof di filosofia e storia nello stesso liceo, uomo camaleonte che, sotto una veste di umana affidabilità e comprensione, nasconde una malvagità delirante come i suoi progetti.
Per non andare per le lunghe, mi soffermo, infine, sul terzetto che, con ruoli diversi, è protagonista del noir:
Il maresciallo Greco
Il tenente Cescon
La preside Antonia
I primi due conducono con attenzione, esperienza e sensibilità professionali il dipananarsi della matassa che a tratti sembra inestricabile.
La terza è il raggio di sole caldo (nonostante l'autunno bolognese) nella vita grigia del maresciallo. E' colei che lo fa sentire idiota perché lo fa indulgere su meditazioni sdolcinate, è colei che, a quarant'anni, gli fa rivivere sentimenti ed emozioni della gioventu'.
Queste mie veloci considerazioni sull'ultima fatica letteraria del Fagnoni, non possono non concludersi se non con il sottolineare l'ulteriore crescita dello scrittore nel campo della letteratura del noir. Piu' personaggi, le vicende narrate, sempre  piu' ricche e incalzanti, i colpi a sorpresa sempre dietro l'angolo, le considerazioni personali sempre opportune e illuminanti, le riflessioni sull'ambiente circostante sempre puntuali e sicure.
Sono convinto che con "Vuoti a perdere", Fagnoni si colloca ai primi posti della colonna sinistra ( mi si perdoni il riferimento calcistico) dell'ideale classifica degli scrittori di noir.

Giorgio Iurato

lunedì 21 settembre 2015

Vuoti a perdere, libreschi, casaglia, ultima presentazione bolognese

 
 Non c'è molto altro da aggiungere alla locandina  sopra, solo che i posti sono contati, bisogna prenotare, costa 15 euro e con questa cifra potrete degustare quattro ottimi vini e quattro scrittori doc.
Per me è un saluto all'autunno appena iniziato, l'ultima presentazione bolognese per il mio ultimo romanzo. La prossima settimana invece, ed esattamente il 5 ottobre 15, sarò a Lomellina in giallo, dall'amico Sedini e lì parlerò per l'ultima volta dei miei vuoti bolognesi anche perché incombe la prossima uscita autunnale con Galeazzo Trebbi della scuderia Frilli e chi mi legge già sa.
Vi aspetto ai 300 scalini in via di Casaglia, Bologna

lunedì 14 settembre 2015

Editing e vacanze


Parto l'11 settembre 2015 per le vacanze, parola che arriva dal latino e ha a che fare con mancanza, vuoto, e per me libertà dalle occupazioni, dai triboli della vita quotidiana, e il tramonto che vi regalo è un'immagine scattata dal mio cellulare in quel di Punta Secca, Sicilia, punto estremo dove da oggi le presenze si diradano e il piccolo anfratto diventa quasi una proprietà privata fra Santa Croce Camerina e Marina di Ragusa, un paradiso in terra, per me.
Mentre ero in aeroporto in attesa di un volo rayaner, mi è arrivata sul telefonino una mail che attendevo, il file in pdf del mio prossimo romanzo in uscita in autunno.
Non è lavoro, ma anche, è soprattutto passione e responsabilità, come dice il mio eroe preferito citando lo zio mi pare (l'uomo ragno) da un grande potere derivano grandi responsabilità.
E quando un editore investe su di te, è necessario rimboccarsi le maniche e ringrazio il tablet Samsung dal quale sto scrivendo ora perché è con quello che ho cominciato a dialogare con il file pdf inviatomi dall'editor della casa editrice del mio prossimo romanzo.
So che è una donna, so che è molto piu giovane di me, e che è in gamba.
Lei mi dice cosa devo correggere, lo fa con educazione e delicatezza, ed io la seguo, perchè rispetto chi crede ancora nell'editoria italiana, chi crede nel noir e soprattutto chi crede in me, e la vacanza da vuota diventa un'altra cosa, un'avventura intellettuale in differita, dove io dialogo con un file, rileggo il mio romanzo che vi consiglio, perché a me è molto piaciuto scriverlo, e dialogo con questa persona, senza vederla, senza comunicare effettivamente, ma entrando in contatto con le sue idee, con la sua professionalità, ed è una vera avventura, io, la Sicilia, la mia compagna e le correzioni del mio ultimo romanzo. Tutto il resto può attendere le due settimane magiche che sto vivendo.

giovedì 10 settembre 2015

expo 2015 ... ma tu ci sei andato?



Che senso ha visitare l'Expo?
Se lo chiede uno storico John Foot.
Io ricordo una canzone recitata da Gaber nella quale raccontava il gusto di perdersi alcuni eventi, il film noiosissimo, la commedia troppo pretestuosa, certi avvenimenti culturali obbligatori, i luoghi che non è possibile disertare se vuoi essere presente al divenire in azione.
Oggi con la piazza virtuale dei social forse la partecipazione si misura dai mi piace, dai commenti su facebook, dai tweet, dai post dei blog eccetera, ma allora come mai tanta gente ha deciso di andare a Milano, pagare un biglietto caro, e annullarsi in file bibliche, sotto il sole, per rimirare riproduzioni plastificate di cibi, pannelli interattivi, e architettura non riutilizzabile?
Questo è un mistero.
Credo che l'Expo abbia creato lavoro e quindi evviva.
Credo che qualcuno ci abbia lucrato e non saremmo in Italia se così non fosse.
Credo che per il paese, critiche a parte, sia alla fine da considerare un fenomeno positivo.
Mai e poi mai ho pensato nemmeno per un istante di andarci perché la folla in  movimento non mi piace e perché quasi tutti quelli che conosco e che ci sono andati non si sono divertiti.
Si conclude l'Expo alla fine di ottobre 2015 e non ha lasciato la minima traccia nella mia vita, è forse l'ultimo Expo al quale potevo assistere da vicino e io me lo sono perso e mi rendo conto che la percezione delle cose che contano è davvero soggettiva, non trovate?

domenica 6 settembre 2015

vite in divisa, l'orrore quotidiano



La barbarie corre sull'asfalto. E non si arresta davanti a nulla. Nemmeno di fronte al corpo di una ragazza distesa sulla strada. Morta. Coperta da un lenzuolo bianco. «Ho assistito a scene incredibili - racconta ancora turbato Marco Bergognini, 45 anni, agente della Polizia locale di Salò, insieme ad altri colleghi domenica sera a Barbarano per rilevare l’incidente in cui ha perso la vita la passeggera di una moto, Angelica Caironi vent’anni di Palazzolo - gente che urlava, automobilisti in coda che volevano passare assolutamente.
Dal Corriere della Sera Brescia.

Da una parte le considerazioni di rito sui sistemi in uso per rilevare gli incidenti in Italia, dall'altra parte considerazioni moralistiche sulla barbarie crescente, in mezzo ancora una volta noi, gli operatori della Polizia Locale a fare da filtro, da parafulmine, il cittadino non vede la situazione nella sua globalità, non si sofferma sulle vite degli altri, non riflette sul corpo disteso in mezzo alla strada, e  non importa nulla chi fosse quella persona, ancora meno le motivazioni che spingono degli uomini in divisa a deviare il traffico, il cittadino si sta spostando da un punto a fino ad un punto b e quella è la sua priorità, tutto il resto del mondo può andare a catafascio per lui, e tante volte mi è capitato di subire le ire e le ingiurie di chi doveva a tutti i costi passare senza chiedersi cosa ci facessi io in mezzo ad un incrocio a deviare il traffico.
Come possiamo sperare di cambiare le cose, di evolvere, di progredire se non siamo in grado di fermarci nemmeno davanti alla morte e rispettare il dolore, il lavoro di uomini che invece tali tragedie devono affrontarle tutti i giorni delimitando il luogo di un incidente, consolando i parenti distrutti, ricostruendo le dinamiche di un sinistro?
C'è la cosiddetta società civile quella composta dai cittadini, ed io ne leggo ogni giorno un bel campionario su facebook, bella gente sensibile e attenta sempre pronta a commuoversi per il dramma personale del diseredato di turno, dell'emarginato, del perseguitato, sempre pronti ad accusare istituzioni e forze dell'ordine di protervia e violenza, ma la realtà è diversa amici miei, la realtà ancora una volta si concretizza sulla strada come cantava Gaber, è lì che si misurano i cittadini e quelle decine, centinaia di automobilisti che hanno offeso, ingiuriato e maledetto i colleghi che con sfrontatezza hanno osato  ostacolare il loro tempo libero solo perché era morta una persona secondo voi non sono le stesse che mostrano tenerezza e umanità cliccando con il loro mouse dal salotto buono di casa? Noi artefici dei nostri stessi mali ci meritiamo i nostri governanti e la nostra condizione se non riusciamo a tollerare nemmeno uno stop doveroso davanti al cadavere di una ventenne che non potrà più andare da nessuna parte costretta ad aspettare qualcuno che la conduca pietosamente verso il suo ultimo viaggio.



venerdì 4 settembre 2015

mia madre







Seguo Nanni Moretti dai tempi di Io sono un autartico e credo di averli visti tutti i suoi film, molto amato, molto odiato, non lascia mai indifferenti, il suo cinema, la sua regia, il suo modo di comunicare la realtà è uno dei valori aggiunti del nostro cinema, esprime un sentire, è manifesto di una generazione senza avere la pretesa di rappresentare qualcuno e penetra nella carne, come forse riusciva solo Gaber, anche se spesso le sue opere cinematografiche sono talmente personali da coniugare biografia e stile, desiderio di socializzare un modo di vivere e intepretare la realtà con il bisogno di esternare sentimenti, stati d'animo, idee.
Questo film non fa eccezione ed è amaro in maniera definitiva, non fa sconti, non regala speranze, è vita o rappresentazione della vita, Margherita Buy è, perdonate l'aggettivo, gigantesca, alter ego di Moretti che interpreta il fratello in crisi ed entrambi schiacciati dalla malattia della madre.
Dentro ci sta tutto, il rapporto con i genitori sempre soggettivo, individuale, non comparabile.
La madre insegnante amata da tutti i suoi studenti ha un rapporto completamente diverso con la figlia regista in crisi che cerca di dirigere un film, fra difficoltà, insicurezze, solitudine, e ancora un'amarezza di fondo che ti si avvinghia stretta e non ti molla per tutto il film.
Pregevole la partecipazione di Turturro, l'attore sul viale del tramonto che diventa il problema nel film della Buy regista.
E' quindi film sul cinema, è film dentro il film come già in passato è avvenuto, è film sulle generazioni, la madre, i figli, la giovane nipote che detesta il latino e odia il classico.
E' un film sull'amore dei figli per i genitori e infine sulla morte che tutto riconduce alla realtà dei nostri rapporti fallimentari, dell'inevitabilità del tempo che passa, sulla difficoltà dei nostri tempi di condurre vite che abbiano un senso, sulla fine della vita, sulla fine delle aspettative, ma infine sulla speranza e sul domani che conclude quasi come un aspirazione esistenziale il film.
Chi ama Moretti deve vederlo, ma scelga un momento positivo, non consigliato ai depressi.
Grande per me come al solito.

mercoledì 2 settembre 2015

Vuoti a perdere ... recensione di Giallo e cucina


Trama

Una giovane studentessa del liceo scientifico Righi di Bologna, scompare. I due più cari amici, compagni di scuola della ragazza, chiedono aiuto al maresciallo Greco e ai carabinieri del suo nucleo operativo, ma l’indagine prende corpo solo al ritrovamento del cadavere della ragazza nella campagna fra Bologna e Ferrara. Questa volta i carabinieri dovranno entrare in uno dei più vecchi licei bolognesi e imparare a interagire con nuovi linguaggi giovanili, coadiuvati nell’indagine da Marco Belli, un agente della Municipale, vecchia conoscenza del maresciallo Greco. La vicenda si muove fra feste di annoiati ricchi bolognesi di nuova generazione e luoghi oscuri e periferici frequentati da una tipologia di giovani completamente diversa: i soli punti in comune sono il vuoto di interessi e motivazioni, e la violenza, che diventa l’unico linguaggio possibile. Greco, ancora una volta, dovrà fare i conti con il variegato mondo del crimine e con la totale assenza di scrupoli di chi ha deciso che in nessun caso la verità deve essere svelata.

Recensione a cura di Elio Freda

Nonostante questo sia il primo libro che leggo della serie che ha come protagonista il maresciallo Greco, i personaggi del romnzo risultano talmente ben caratterizzati da sembrare dei vecchi conoscenti. Altro aspetto che mi ha colpito molto è la capacità, evitando moralismi e retorica di tratteggire una gioventù priva di valori, con ragazzi che sembrano ben più grandi della loro età. La città di Bologna sembra quasi soffrirne, uno scenario dotato di vita propria che assiste impotente a quanto avviene. La trama è ben orchestrata e il romanzo ha un buon ritmo. La scrittura di Fagnoni tratteggia senza calcare, sottolinea senza evidenziare. Anche chi pensa di trovarsi in qualcosa più grande di lui troverà motivazioni per condurre al meglio il compito assegnato dal maresciallo.

Dettagli

  • Copertina flessibile: 280 pagine
  • Editore: Eclissi (15 maggio 2015)
  • Collana: I Dingo
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8895200896
  • ISBN-13: 978-8895200897

martedì 1 settembre 2015

più grande del cielo



Film sul teatro e sulla realizzazione dei sogni e in fin dei conti il teatro non è uno dei più concreti sogni ad occhi aperti? Il film non è un capolavoro, non convince sotto diversi punti di vista, ma ha il pregio delle favole, apre  alla speranza con la leggerezza della commedia e racconta una sacrosanta verità, non importa quanto la vostra vita possa apparirvi noiosa, piatta e senza prospettive, non importa quante delusioni abbiate subito, quante persone vi abbiano tradito e abbandonato, fuori, nel mondo, ci sono diverse opportunità per ritrovare una strada, un motivo per entusiasmarsi e credere nelle proprie capacità, nella propria creatività, a volte basta poco anche interpretare un ruolo in una piccola compagnia teatrale sociale e gli amici che si occupano di teatro per passione lo possono testimoniare. Nel teatro non esistono ruoli meno importanti, quando sei sul palcoscenico anche come ultima comparsa sarai in parte Cyrano, segretamente innamorato della bella Rossana a sua volta innamorata di un bel cavaliere senza nessun talento, perché chi nella vita non si è mai sentito almeno una volta innamorato senza speranza?
Vita e teatro si confondono in questo film del 2005 e ogni tanto un po' di leggerezza davvero non guasta.
su sky