martedì 24 novembre 2015

Bologna non c'è più articolo di Dario Villasanta


51Zpt0F6IaL._SX352_BO1,204,203,200_



Copio e incollo l'articolo dell'amico Dario Villasanta in merito alla bella presentazione organizzata da lui e dalla bravissima Giusy Giulianini, il link dal quale l'ho preso è BABETTE BROWN


Massimo Fagnoni: autore locale, realtà nazionale

Bologna-Eventi: l’anteprima dell’ultimo noir di Massimo Fagnoni al Mondadori Megastore di Bologna.
Prendete un’anteprima nazionale di un libro in una prestigiosa libreria del centro, metteteci che l’autore è un rappresentante di spicco della Polizia Locale, aggiungete partecipanti a grappoli fino a gremire la sala, condite con vivaci rappresentanti del comune della città che non mancano di far sentire le loro voci, ed ecco l’evento perfetto: la presentazione dell’ultimo libro di Massimo Fagnoni, ‘Bologna non c’è più’, titolo quanto mai sintomatico di una città che è terrorizzata dall’idea di perdere la propria identità.
Bolognese, fortemente radicato nel tessuto sociale della città grazie (o per colpa) del suo lavoro, Massimo ha scritto un noir di cui dicono un gran bene, competente com’è in prima persona su certi temi sociali. Intanto, ci ha pensato la sala traboccante di spettatori a dargli soddisfazione, una platea attenta e interessata che si è goduta le letture tratte dal romanzo e ha partecipato attivamente alla discusisone, i cui temi, peraltro serissimi, non hanno impedito ai due relatori di stemperare ogni tanto l’atmosfera con battute e sorrisi.
Personalmente, da spettatore, avrei amato potermela godere di più, ma, dico davvero, non riuscivo sempre a conservare il mio posto in piedi nella sala tanto era gremita. Sono riuscito però a cogliere alcune digressioni sulle realtà del territorio, che ovviamente hanno catturato l’attenzione dei presenti, e a chiedere, da forestiero quale sono ancora a Bologna, come mai questa città ispiri ai suoi artisti soprattutto tematiche noir, invece che romantiche cornici d’amore. Ci ha pensato il consigliere comunale Carella, uno dei due relatori della serata, a rispondermi, facendomi notare come i portici bolognesi siano tanto suggestivi quanto inquietanti, tenendo nascosti molti più angoli di quanti ne appaiano. Considero che ha ragione, e l’autore completa il quadro con la sua competenza sul territorio. Massimo Fagnoni forse non sarà ancora conosciuto ai più, in Italia, ma ritenerlo una realtà locale sarebbe un errore: non solo perché i suoi romanzi sono targati Fratelli Frilli Editori, garanzia di qualità (come chi sa chi ha letto Maria Masella, Roberto Carboni, Simone Togneri, Alessandro Reali e tanti altri) e di reperibilità delle sue opere, ma perché tocca argomenti che solo ultimamente nel noir si stanno sdoganando e che non tutti fino a poco tempo fa hanno avuto la competenza, o il coraggio, di raccontare nella loro vera essenza e crudezza, come le patologie psichiatriche in contesti di disagio sociale e l’intervento delle istituzioni in questi delicati contesti. E dice una cosa importantissima, Massimo: “i cittadini spesso  ci vedono solo come ‘divise’, non considerando che siamo anche e soprattutto degli esseri umani, che devono a loro volta considerare le storie, altrettanto umane, che ci capitano di fronte ogni giorno: le loro”.
Il romanzo su Amazon:

lunedì 23 novembre 2015

Bologna non c'è più, intervista di Camilla Ghedini



Ieri 22 novembre 2015 è uscita sul Carlino Bologna la bella intervista di Camilla Ghedini a proposito del mio ultimo romanzo #bolognanoncepiu.
Non c'è molto altro da dire, ringrazio Camilla professionista della comunicazione, a Bologna la persona più attenta alle novità editoriali, oltre ad essere giornalista e scrittrice di successo.

Ringrazio anche l'Editore Carlo Frilli,  sempre in prima linea nella promozione dei suoi autori.

Ricordo che il mio ultimo romanzo potete acquistarlo a 4,99 euro su Amazon in formato Kindle, oppure su IBS in formato EPUB.

domenica 22 novembre 2015

Real Doll



La verità è che a me non interessa sapere perché faccio sesso con chi capita. Lo faccio e basta perché appena uno trova una buona ragione per farle, le cose perdono il loro fascino
Chuck Palahniuk



Non so cosa direbbe Bukowski dell'ultima fatica di Emanuele Cimatti, in arte Vasco Rialzo.
Io personalmente dentro ho trovato alcuni elementi rabbiosi e spietati di Palahniuk e in parte la poesia di Bukowsi.
Lasciate le speranze a casa insieme alla biancheria pulita prima di addentrarvi in questi racconti del mio amico bolognese, lui mi piace perché difficilmente entrerà in concorrenza con me, il suo genere e il mio sono paralleli come i binari di un treno e l'unico denominatore comune è il caos.
Il nero metropolitano ti porta lontano da ogni possibile finale lieto o scontato.
I racconti di Vasco Rialzo ti lasciano dopo la lettura ma rimangono appiccicati, come i residui organici dopo una festa di quelle davvero movimentate. Il linguaggio è estremo, violento, scurrile, diretto, come nella vita in un certo senso, in quella che scivola rabbiosa nelle città del benessere realizzato, dove i rapporti di coppia spesso sono dominati da incomunicabilità, insofferenza, sopraffazione, e menzogne molte menzogne.
Il sesso invece avvicina gli estremi, il sesso buono non mente, annulla i confini, rende luminosa una serata, colma i vuoti esistenziali e può addirittura dare l'illusione dell'appagamento.
Ma il sesso che trasuda da queste pagine non appaga, non dà serenità, non ha la consistenza patinata e falsa dei vari romanzetti con sfumature più o meno colorate e se dovesse diventare un film sarebbe davvero una pellicola per stomaci forti.
L'ultimo racconto, quello che dà il titolo alla raccolta è il più romantico e il più pessimista:
"Ho ordinato una reall doll, sì così si chiamano bambole reali. Perché non sono delle tristi e dozzinali bambole di gomma, che uno gonfia come un materassino e si tromba piangendosi addosso tanto è brutto e squallido...

... Queste sembrano vere così vere che a volte le usano anche per i sevizi fotografici spacciandole per modelle vive e vegete.  Invece sono bambole". 

E se vogliamo proprio trovare un senso in questi racconti davvero interessanti e faticosi lo possiamo trovare nel personaggio dell'ultimo racconto che decide di scegliere una bambola come compagna, stanco dell'universo femminile, e questo racconto surreale non è in realtà ciò che accade a milioni di esseri umani che continuano a vivere insieme mentendo, tradendo, cercando in rete ciò che il compagno o la compagna non riesce più a dargli? Vasco colpisce allo stomaco e lascia senza fiato, questo libro potrà scandalizzarvi ma non potrà lasciarvi indifferenti, ci vuole coraggio per raccontare certe cose, e Vasco ne ha da vendere.

Real Doll
Epika edizioni
152 pagine
15 euro

sabato 21 novembre 2015

Polizia Locale ... il cavaliere inesistente




C'è stato un momento nel quale a Bologna una persona, un'artista, aveva dipinto immagini di agenti in alcuni punti della città, iniziativa creativa ed estemporanea che creò chiacchiere e portò all'eliminazione delle immagini fuorvianti per gli automobilisti.
Noi  siamo  simili a quelle immagini colorate sui muri.
Siamo icone nell'immaginario collettivo, siamo sacrificabili per lo Stato.
Non c'è emergenza, non c'è livello di pericolo, non c'è precauzione da tenere.
Si parla in questi giorni di alzare il livello di allerta, ogni posto pubblico deve adottare misure di prevenzione e controllo.
Ma noi non ci siamo.
Noi siamo come manichini, siamo come disegni murali, buoni per spaventare i piccioni e dopo un poco nemmeno quelli.
Peccato che noi siamo fatti di carne, ossa, famiglie e sentimenti.
Peccato che siamo sparsi su tutto il territorio nazionale da nord a sud.
Peccato che  mentre sei lì in mezzo ad una strada a controllare i veicoli senza protezioni, senza preparazione, senza tutele, senza una legislazione che  riconosca i tuoi compiti, magari si ferma un'auto, con persone armate a bordo, loro non penseranno questi sono vigili, non contano nulla, uno sbadiglio e possiamo proseguire, loro ci spareranno perché indossiamo una divisa, e per questi  pazzi scatenati una divisa vale l'altra.
E qui scatta il paradosso del natale 2015.
E' più facile che un terrorista sancisca la nostra esistenza magari sparandoci piuttosto che lo Stato.
Per lo Stato noi continuiamo a non esistere.
Anche se un asteroide decidesse di cadere sulla terra ponendo fine ai nostri problemi contrattuali noi saremmo sempre quelli che devono spalettare mentre gli altri, quelli importanti, devono correre a salvare il mondo.
Peccato che noi il mondo contribuiamo a salvarlo  tutti i giorni, in mezzo alla gente, in mille modi diversi e tutti registrati in mille annotazioni, mille schede della centrale, sempre in giro per le città a diminuire il danno di una società in rotta di collisione con se stessa, fra incidenti stradali, minori a rischio, spaccio di stupefacenti, reati predatori, trattamenti sanitari obbligatori, sgomberi, viabilità e potrei continuare fino alla noia.
Ma per lo Stato la nostra immagine ha la stessa forza di quella dei manichini dell'Upim, statue di cera buone per stare in mezzo ad un incrocio.
Svegliamoci colleghi, usciamo dalle vetrine illuminate, dai muri dove siamo stati disegnati, dalla nostra atavica paura di disturbare e andiamo a chiedere che ci restituiscano il diritto di difendere le nostre città, che ci permettano di tutelare la nostra incolumità, che ci permettano di fare al meglio il nostro lavoro e se  non serviamo ci facciano davvero sparire, cancellandoci come i graffiti sopra i muri delle città, dandoci almeno un buon motivo per giustificare la nostra inconsistenza.

venerdì 20 novembre 2015

#bolognanoncepiu in versione digitale a 4,99 euro su amazon





Da oggi lo trovate in versione digitale a 4,99 euro qui

a proposito ieri prima presentazione a Bologna, un successone, adrenalina pura per me.





giovedì 19 novembre 2015

intervista della Bottega del Giallo




Per chi non mi conosce come scrittore e ha cinque minuti da perdere consiglio intervista della Bottega del Giallo qui

mercoledì 18 novembre 2015

#bolognanoncepiu ... prima recensione


 Recensione dell'amica Sandra Morara, direttamente dalla pagina di facebook che chiaramente vi passo e ringrazio, come al solito il pubblico femminile ha un'innata capacità di analisi ed entra subito nelle questioni con capacità di sintesi ed efficacia


Ciao, buona giornata e buona lettura anzi, buonissima - che si sa, i Frillini sono cavalli di razza Emoticon smile .
BOLOGNA NON C’È PIÙ – Massimo Fagnoni – F.lli Frilli Editore
Un romanzo scorrevole, convincente, ben strutturato.
Un romanzo che riflette, ti fa riflettere e ti coinvolge.
La rabbia, lo scontento, la frustrazione…
Quella di Pietro, educatore cinquantenne deluso dalla vita e dal suo lavoro.
Quella di chi frequenta il suo seminario sul terrorismo e le Brigate Rosse.
Marco, che lavora al call center. Quella specie di purgatorio che per quattro soldi si mangia le sue giornate e le sue energie.
Anna, la professoressa precaria di otto anni più grande di lui, ma poco importa.
Cesare, da sovraintendente della polizia di stato a guardia giurata. E non è certo il massimo.
Katia, venticinque anni e la scuola alberghiera sognando le crociere, ma intanto è costretta a tenere a bada quel porco del dentista e a infilare le dita dentro tutte quelle bocche orrende e puzzolenti.
Loredana, laureata in legge e la speranza di diventare un giorno Magistrato, ma per guadagnarsi il denaro per il corso di preparazione al concorso, deve preparare le tisane e aggiustare il predellino sotto i piedi del notaio Letizia Rondelli.
Un test.
Un progetto che per essere realizzato ha bisogno di loro.
Un amore tenero e impossibile.
E Galeazzo Trebbi che deve vegliare su un giovane rampollo dell’alta borghesia, ritrovare la figlia scomparsa di una cara amica e fare i conti con un passato che ha segnato la nostra storia.
Che dire, complimenti Massimo!


martedì 17 novembre 2015

#bolognanoncepiu ... i luoghi del romanzo



C’è Vasco Rossi sullo schermo, lo riempie tutto, è un bello schermo,
piatto, tecnologia led, ma Trebbi non sa mica cosa vuole dire. Nella saletta,
diventata il suo ufficio, se ne sta seduto, le gambe indolenzite accavallate
e il caffè a raffreddarsi velocemente nella tazzina giallognola e
il faccione di un Vasco decisamente invecchiato, appesantito, che canta
“... Eh già… io sono ancora qua...”.



GIOVEDÌ 19 NOVEMBRE 2015

ORE 17,30

MONDADORI STORE

VIA D'AZEGLIO 34

#bolognanoncepiu

lunedì 16 novembre 2015

#bolognanoncepiu 19 novembre 2015 ore 17.30 Mondadori Store Via d'Azeglio 34 Bologna



Ho lasciato trascorrere il fine settimana insanguinato ma adesso devo ricominciare a parlare dei miei libri soprattutto per rispetto di chi lavora dietro all'uscita di un romanzo, chi investe sul mio scrivere e che vuole credere in un un progetto.
Per me è una grande passione, ma per un editore è il carburante per continuare ad esistere e magari crescere, quindi lo spettacolo deve andare in scena.

Alcune brevi comunicazioni di servizio:

GIOVEDI' SONO A BOLOGNA, MONDADORI STORE DI VIA D'AZEGLIO 34

ORE 17.30 PRIMA USCITA UFFICIALE DEL MIO NUOVO ROMANZO.

PRESENTA DANIELE CARELLA
LEGGE MARCO PIOVELLA.

Amazon in occasione dell'uscita del secondo capitolo delle indagini bolognesi di Galeazzo Trebbi ripropone in questi giorni Il silenzio della bassa a 1,99 euro formato kindle, qui
Chi non conosce Trebbi con meno di due euro se lo porta a casa, toscanelli compresi, una bazza.

ci vediamo giovedì?
Lo spero.

sabato 14 novembre 2015

born in the usa





Ma se faccio un bilancio, una cosa superficiale, perché io sono un tipo semplice:

Inizio con Topolino e Paperino, quei fumetti che mi riempivano gli occhi e le giornate e il Manuale delle giovani marmotte che è tornato in libreria in questi giorni (Giunti editore) e poi Salgari, molto Salgari con la sua India allucinata ricostruita con un'immaginazione fervida e un bisogno impellente di produrre romanzi, poi Tex, Zagor, e dopo la Marvel con l'uomo ragno, Devil, i Fantastici 4, e la musica tanta musica da Cat Stevens a Bruce Springsteen, dai Doors ai Beatles, e cinema tanto cinema molto americano da John Wayne a Guerre stellari, da Blade Runner a Apocalypse now, e tanti libri da Chandler a Hemingway, e poi tanta Europa da Truffaut a Hitchcock, da Sartre a Simone de Beauvoir, e movimenti di idee, lotte di piazza, morti, terrorismo, strategie della tensione, echi di guerre lontane, e un immaginario prodigioso fra tanto cinema, tanta musica, tanta letteratura, tanti intellettuali,artisti, pensatori, una ricchezza e una bellezza che mi ha accompagnato fino ad oggi.
E infine l'Italia con la sua bellezza genetica, e la commedia degli anni sessanta, il teatro di De Filippo, l'intelligenza graffiante di Gaber, la poesia di De André, il cinema di Fellini, e ho citato solo le prime cose che mi sono venute in mente omettendo un mondo di persone, opere, scritti, musiche, pensatori che in questo momento sono in una parte del mio cervello che  bloccato dall'orrore non riesce a rievocare, perché io sono nato in questo paradiso degli orchi, dove l'individualismo è una religione, l'egoismo una necessità, l'altruismo una facciata e l'interesse una carriera, ma è il mio mondo e ne sono talmente pieno e talmente orgoglioso, perché è per me l'unico mondo possibile dove ci sono le cose che prediligo, e perché fondamentalmente sono nato qui e qui ho intenzione di finire la mia storia.
E nonostante i detrattori, i critici, i moralisti, i puristi, i buonisti io sto con l'Occidente con tutte le sue contraddizioni, con tutte le sue brutture, perché qui Bruce Spingten può cantare Born in usa e urlare la rabbia, denunciare gli errori, e chiunque può dire e lottare per ciò che crede giusto.
La libertà non è solo una bandiera da difendere con la vita, è anche la bellezza della nostra cultura ed è per questa nostra cultura che vale la pena vivere e se proprio sarà necessario morire

venerdì 13 novembre 2015

these final hours



Dodici ore alla fine.
E voi come vorreste trascorrerle le vostre ultime 12 ore di vita del pianeta?
Nel film c'è uno scorcio d'Australia che ci sta bene in un film apocalittico perché non c'è terra più selvaggia e al contempo ospitale nel pianeta.
Il film è veloce, delirante come una canzone dei Doors, e sufficientemente realistico, ricorda vagamente mad max, dentro c'è l'uomo con la sua innata passione per la vita, la morte, la distruzione e l'incapacità di accettare l'ineluttabile, c'è una natura incombente, nessuna spettacolarizzazione e un discreto lavoro sui personaggi principali.
Un filmetto che definirei accettabile nella serie dei film catastrofici, dove con pochi effetti sapienti si riesce a dare un'idea di una possibile fine collettiva.
La bambina del film è di una bellezza davvero commovente ed è anche una discreta attrice.
su sky

giovedì 12 novembre 2015

Fallout 4



E' arrivato infine e io che ho amato il numero 3 non potevo mancare all'appuntamento.
L'unico problema è il tempo del gioco.
Perché il tempo non si può sprecare in questa nostra vita che ha solo una manciata di ore diurne e un'altra scorta di ore notturne durante le quali crollo solitamente e non bastano per gustarsi la meraviglia di questi giochi, un esplosione di fluidità per gli occhi e un'intelligenza colta dietro la sceneggiatura di questa apocalisse in tempo reale. Del gioco mi piace soprattutto l'ambientazione, lo stile direi anni 50 rischiando di sbagliare, un futuro non molto lontano dal nostro con un'evoluzione parallela dove le apparecchiature tecnologiche hanno conservato uno stile vintage che le impreziosisce e anche i personaggi sono bellissimi esteticamente e senza andare a leggere in rete sembra che gli sviluppatori del gioco siano andati a cercare vecchie immagini di uomini e donne del dopoguerra americano.
Il gioco che parla di fallout nucleare, in realtà è molto pacifista, una riflessione video ludica per chi vuole capire la minaccia nucleare e il prologo è a colori e spettacolare, con questi pochi minuti di vita quotidiana che precedono il momento dell'esplosione.
Sono appena all'inizio e adesso dovrò lottare strenuamente fra tre giochi uno più bello dell'altro, il lavoro che mi permette di acquistarli e lo scrivere che fa di me un cantastorie, poi c'è la famiglia che non bisogna mai trascurare, annoiarsi è impossibile l'importante è non farsi assorbire solo da una passione, una bella gara di volontà
Sono arrivato alla conclusione che i ragazzi della Bethesda Game studios sono i miei eroi, ma non voglio dimenticare gli ideatori di the Witcher 3 i polacchi della CD Projekt Red, perché la Bathesda è la mia preferita è americana è in crescita, ma immagino che sia più difficile inventarsi un gioco bello come The Witcher in Polonia, gioco secondo me per certi versi controcorrente e quasi rivoluzionario.
Nel mondo della creatività c'è spazio per tutti? Non ne ho idea, sicuramente bisogna essere bravi a inventare e la qualità alla fine vince sempre. Ci vediamo alla fine del gioco per qualche considerazione non cetto tecnica ma ludica, come sempre.

mercoledì 11 novembre 2015

Bologna non c'è più ... i luoghi del romanzo







per quelli che hanno letto ‪#‎ilsilenziodellabassa‬ e per quelli che leggeranno‪#‎bolognanoncepiu‬ esiste un luogo nel romanzo che è molto importante per il protagonista Galeazzo Trebbi e questo luogo è il centro sociale di Villa Torchi, uno dei tanti punti di aggregazione per i bolognesi non più giovani e non solo. Non so come lo avete immaginato e mi rivolgo ai lettori del Silenzio della bassa, ma ho voluto fotografarlo oggi in una giornata che di autunnale aveva solo i colori. In questo posto sto cercando di organizzare una presentazione perché cosa c'è di meglio che fare incontrare i personaggi di un romanzo con i luoghi dove questo si sviluppa. Se riesco nel'impresa sarete prontamente invitati.

Oggi si parlava di luoghi della narrazione.
Io scrivo di storie bolognesi, emiliane, fra Bologna e Ferrara, o la Toscana, mi piacerebbe a volte spaziare e inventare altri luoghi narrativi ma ammetto di fare fatica ad ambientare storie in luoghi dove non sono mai stato, e non so nemmeno se ne ho voglia vedremo.

domenica 8 novembre 2015

Il Polo bolognese del servizio bibliotecario




Vado sul catalogo del Polo bolognese per vedere se qualche biblioteca ha già ‪#‎bolognanoncepiu‬ e scopro che i miei libri sono in giro per la provincia, ci sono persone sagge che vanno in biblioteca e prenotano un mio romanzo e attraverso lo scambio fra le varie biblioteche i miei libri girano e i miei concittadini possono leggerli gratis, a Imola addirittura le condizioni della copia di ‪#‎cielodagosto‬ non ne consente il prestito e questa cosa mi riempie davvero di soddisfazione perché se è vero che spendere dei soldi per un libro non è da tutti, è anche vero che perdere del tempo per prenotare un libro in biblioteca richiede impegno e curiosità e dà un senso al mio scrivere, mi fa sentire meglio in questa splendida giornata di sole autunnale, mia stagione prediletta, qui il link del polo delle biblioteche se volete potete leggermi gratis: http://sol.unibo.it/SebinaOpac/SebinaYOU.do#12

Un giorno un collega che non ha mai letto un mio romanzo mi ha confidato di invidiarmi, gli ho chiesto perché, lui mi ha risposto che pubblicare un libro significa conquistare una sorta di immortalità, perché anche dopo di me ci sarà qualcosa che vivrà per sempre, un ricordo, un libro appunto nel quale chiunque potrà ritrovare qualcosa di me e potrà fare i suoi commenti, le sue considerazioni, buone o cattive non importa, perché nei pensieri di quella persona io vivrà ancora il mio ricordo.

Non so se mi interessa sopravvivere a me stesso, quando non ci sarò più punto.
Però è un'idea che senza il suo pensiero non avrei mai realizzato.

sabato 7 novembre 2015

e venne il giorno



E se la natura si ribellasse? Altro che le macchine di Terminator, se la Terra e cominciasse a scrollarsi di dosso l'inutile zavorra dell'umanità?
Perché diciamoci la verità, noi siamo un bellissimo esercizio di stile, se davvero dovesse esistere un dio me lo immagino compiaciuto della sua opera, ha creato delle teste pensanti e creative in grado di fare danni a destra e manca seguendo la più bieca interpretazione del libero arbitrio.
In questo film di un regista che amo a tratti M. Night Shyamalan, c'è la sua visione onirica e apocalittica di un mondo che decide di eliminare il suo primo problema, noi.
La bravura di questo creativo del cinema statunitense è quella di sapere creare atmosfere senza effetti speciali, o trucchi di prestigio e i suoi capolavori, Il sesto senso e Unbreakable, ne sono la dimostrazione.
Anche in questo caso,  in tono minore, riesce ad emozionare e divertire, e magari a fare riflettere.
ma che il mondo sta andando a carte e quarantotto voi lo sapevate già, giusto?
Rimane solo il gioco di indovinare come andrà a finire, uno tsunami? Un meteorite? Un terremoto? scopritelo in questo film del 2008.
Gli interpreti, come al solito in questi film catastrofici, sono quasi accessori.
su sky

venerdì 6 novembre 2015

facebook il grande fratello schizofrenico



Poco tempo fa mi scompare un post che avevo scritto intorno a un tragico trattamento sanitario obbligatorio e come al solito condiviso su Facebook, non mi era ancora accaduto.
Qualcuno si è ingegnato per suggerire ai gestori del famoso social che il mio post non era adeguato e vi assicuro se c'è una persona attenta a ciò che mette in rete quello sono io.
 E' bastato ciò a determinare la scomparsa del mio articolo che ho cancellato in seguito a quell'azione decisamente autoritaria determinata dalla volontà di qualcuno che semplicemente non condivideva la mia opinione.

Da ieri è scomparso il profilo di un mio amico e anche editore Carlo Frilli.
Alcuni affezionati lettori mi hanno chiesto se ne sapevo qualcosa.
Facebook ha messo in dubbio l'identità di Carlo su Facebook e gli ha chiesto delle prove che fosse proprio lui, e per non sbagliare lo hanno sospeso, come a scuola dopo una marachella.

Non hanno pensato prima di verificare poi di decidere il da farsi.
Loro non pensano forse, seguono meccanismi rigidi, magari qualche infame ha deciso che Frilli ha troppi amici in rete, uno dei pochi editori che riesce a dialogare con autori e lettori, magari questa cosa dà fastidio, magari è solo un errore di un sistema schizofrenico.

Magari andrà sempre peggio in una rete che fa passare messaggi inneggianti a pedofilia e violenza ma reprime le persone senza una spiegazione, senza un vero motivo.

Chissà cosa accadrà domani, quando qualcuno deciderà di additare al pubblico disprezzo un qualsiasi profilo e senza ombra di dubbio il sistema seguirà l'onda sbattendo qualche capro espiatorio in prima pagina, o forse sta già accadendo?

mercoledì 4 novembre 2015

e ritrovo Bologna all'interporto



Forse non c'è un obiettivo abbastanza grandangolare per riprendere l'interporto di Bentivoglio.
Oggi pomeriggio per la prima volta sono entrato in questa grande area dove arrivano e partono merci da ogni dove immagino.
L'Italia che si  muove. L'Italia che sposta oggetti, da un punto all'altro del paese e che quindi passa anche da questo enorme interporto.
Io ero lì per ritirare uno scatolone con alcune decine di copie del mio ultimo romanzo.
Solitamente il corriere arriva fino a casa, ma questa volta ho deciso di andare io dal corriere, avevo tempo e mi sono ritrovato in un grande capannone con centinaia di colli di tutte le dimensioni, e fra tutti quegli scatoloni c'era anche il mio, e dentro lo scatolone il mio ultimo romanzo
Bologna non c'è più in libreria da lunedì scorso.
Ho firmato una ricevuta, il magazziniere mi ha ringraziato e mi sono ritrovato con quello scatolone in mano con dentro un prodotto mio, creato con le mie mani, un libro, molte copie di un mio libro.
Era un bel pomeriggio di sole per essere i primi di novembre, quasi caldo.
Mi sono fermato alcuni minuti a osservare camion arrivare e partire da quel posto, la massima espressione di ripresa che il paese possa auspicare e mi sono sentito parte di quel meccanismo anch'io.
La differenza sostanziale è che io invento storie che spero piacciano alla gente.
Come un cantante inventa canzoni che spera andranno in giro per le radio.
Il concetto è simile.
Anche la sostanza.
Il mio romanzo è uscito dal mio computer è arrivato nel computer di un editore che ha deciso di investire su di me, sulla mia idea, e insieme abbiamo costruito un prodotto e quel prodotto adesso sta già viaggiando per il paese come le mozzarelle di bufala.
C'è qualcosa di concreto in questa vicenda, e non è vero che è solo passione, che comunque vada sarà un successo, perché dietro al mio romanzo diverse persone hanno investito, ci hanno lavorato, lo hanno trasportato e con questo nuovo senso di responsabilità me ne sono tornato a casa, protetto dal mio lavoro sicuro e dalla consapevolezza che in questa vicenda devo cominciare a crederci davvero se non altro per rispetto a tutte le persone che da una mia idea hanno costruito un prodotto spostandolo per il paese con i camion fino a un grande interporto.
E voi che mi avete letto fino ad ora adesso compratelo questo libro e scoprirete che meritava l'impegno di tutta la gente che c'è dietro.
Io ne sono sicuro.


martedì 3 novembre 2015

Bologna non c'è più



Vi sarà capitato parlando con un concittadino di una qualsiasi città italiana grande o piccola di ascoltare una frase del genere, solitamente chi la pronuncia è anziano, ma non è la regola, anche fra gli adulti in età lavorativa è frequente sentire commenti del genere.
La città non è più quella di una volta, si stava meglio quando si stava peggio e frasi dello stesso tenore.
Il titolo del mio romanzo non deve trarvi in inganno.
E' un brano tratto da uno scambio verbale fra due personaggi del romanzo, ma dietro si cela un mondo e di questo mondo non vi racconterò nulla, dovrete svelarlo voi pagina dopo pagina in un'avventura che parte da una mia personale rivisitazione di una parte fondamentale della nostra storia collettiva.
E' un' romanzo nero, ma non solo.
E' una riflessione sui nostri tempi rabbiosi, sull'incapacità di avere una coscienza collettiva, quella che negli anni settanta e ottanta portava la gente in piazza con numeri oggi inimmaginabili.
E' una mia personale rilettura di come l'odio possa essere incanalato, giustificato, costruito.
E' soprattutto un romanzo e alla fine io sono soprattutto uno che inventa storie, crea personaggi, li cala in una situazione plausibile e cerca di renderli credibili.
Spero che vi divertirà,  vi farà compagnia e  vi costringerà a leggerlo voracemente per cercare di capire come va a finire.
Alla fine è questo il mio obiettivo principale divertirmi mentre invento una storia e compiacermi del divertimento dei lettori.


PRIMA PRESENTAZIONE
MONDADORI MEDIA STORE
VIA D'AZEGLIO 34/A
BOLOGNA
19 NOVEMBRE 2015
ORE 17.30

CONDUCE 
DANIELE CARELLA

LEGGE 
MARCO PIOVELLA

VI ASPETTO 
SCOPRIREMO INSIEME
DOVE SI NASCONDE 
LA NOSTRA CITTÀ
NEL MIO ULTIMO ROMANZO



lunedì 2 novembre 2015

l'amore bugiardo



Non ho letto il libro dal quale è tratto il film, magari ne vale la pena.
L'amore bugiardo è un bel gioco di ruolo, e non è un caso se all'inizio il protagonista gioca con la sorella nel bar a uno di quei vecchi giochi da tavolo che hanno fatto da contorno alla mia giovinezza, quando il gioco non era virtuale, ma si sviluppava intorno a un tavolo con gli amici di sempre, master mind o Risiko, ricordate?
L'amore bugiardo è un gioco delle parti, e un film sulle ossessioni.
E' un film sull'amore, sulla coppia o sulla fine della coppia, quella che molti di noi hanno scelto per affrontare la vita, perché oltre l'amore, oltre l'innamoramento, oltre il tempo c'è la coppia, e meglio se c'è l'amore, meglio se non è bugiardo, meglio se dura per sempre, ma non è forse più realistico il contrario? Non è forse statisticamente provato che l'amore finisce e subentra la noia, la routine, l'odio addirittura e l'insofferenza nei confronti di colui o colei scelti in base ad un desiderio, ad un'idea di amore eterno e perfetto, perché ciò che noi soggettivamente battezziamo così deve essere.
Ebbene questo film è una storia d'amore, ed è una storia sulla fine dell'amore, è un nero, molto americano, molto in sintonia con Seven per certi versi, a proposito del regista David Fincher, ma anche con Alien, perché cosa c'è di più mostruoso di un amore ... bugiardo?

venerdì 30 ottobre 2015

THE WITCHER 3



Sicuramente la mia dimensione video ludica prediletta è quella del gioco di ruolo, invecchiando le sparatorie mi annoiano e infatti come qualcuno dei miei lettori avrà notato ce ne sono sempre meno nei miei romanzi, perché se è vero che nel mondo si ammazzano allegramente ogni giorno con una fantasmagorica collezioni di armi da fuoco, è anche vero che la realtà occidentale, attentati a parte, segue ritmi più rarefatti e la violenza passa attraverso circuiti diversi spesso celati dai muri di tante famiglie apparentemente normali.
Ma tornando al gioco, ho acquistato The Witcher 3 per xbox one, ed è una meraviglia di gioco perché già come in Dragon Age inquisition ti permette di spaziare in un mondo vastissimo e ricco di personaggi e situazioni.
E' un gioco polacco e secondo me rispetto alla versione precedente è cresciuto molto, sia per la grafica spettacolare che per le diverse possibilità, adesso il mio witcher nuota, va a cavallo, naviga, ed ha mantenuto immutato il fascino dell'eroe rude ma buono, il mostro in un mondo ostile e minaccioso.
E' un gioco davvero diverso perché ha una sua morale e in un certo senso è controcorrente, quasi rivoluzionario.
Se vi piacciono i giochi di ruolo è davvero consigliatissimo.

giovedì 29 ottobre 2015

metal gear solid V. the phantom pain




Se stai cercando una recensione tecnica hai sbagliato blog.
Io non sono un tecnico, e sono troppo vecchio per essere un professionista delle consolle.
Sono solo un giocatore, uno che ama i video giochi da sempre, e questo se tu sei un giovane, dovrebbe infonderti ottimismo, perché se è vero che la vita volte nel suo divenire uccide gli entusiasmi, è anche vero che in alcuni casi certi entusiasmi aiutano a contrastare il passare del tempo.
Adesso so che non potrei più fare la Casaglia San Luca di corsa con la stessa arroganza dei trent'anni, ma quando mi immedesimo nel  Big Boss posso fare quasi tutto, ho anche un arto bionico e soprattutto devo risolvere situazioni, devo entrare in luoghi inaccessibili, recuperare informazioni, salvare ostaggi, uccidere nemici e tornare sano e salvo alla base madre.
La definizione dell'xbox one è, per uno cresciuto a Tex Willer e Uomo Ragno a fumetti, qualcosa di davvero fantascientifico, il gioco è bello, adrenalinico, ma con diverse alternative, tu puoi scegliere la modalità di approccio più divertente o strategica e ponderata, o brutale e sanguinolenta.
I personaggi sono belli, intagliati nella virtualità pura di un video game come un basso rilievo fatto di dialoghi serrati e propositi di vendetta, e in questa avventura fuori da ogni tempo e rotta mi perdo qualche minuto al giorno, ritagliandolo fra i miei tempi che come i tempi di tutti sono condizionati dalle cose obbligatorie da fare e quelle facoltative.
Ritagliati un pezzetto di libertà ogni giorno, per i periodi nei quali non avrai questa possibilità di scelta.

venerdì 23 ottobre 2015

il giovane favoloso




Chissà perché quando si parla di Leopardi, fuori da schemi classici e retorica da salotto letterario, emerge un'insofferenza tutta legata alle fatiche dello studio  che per noi cinquantenni era la scuola del latino obbligatorio, delle poesie a memoria, delle parafrasi, e di quel modello di apprendimento tanto faticoso e stucchevole quanto inutile e dannoso perché infine non ha lasciato niente in noi, a quanto pare, se non il peggio del ricordo legato all'acquisizione della nozione e non alla meraviglia del testo.
Ecco che invece questo film restituisce attraverso la rilettura di un regista non certo facile, la figura di uno dei più grandi poeti italiani, e ce lo restituisce in tutta la sua fragilità di essere umano schiacciato dalla natura di un corpo gracile e della smisurata grandezza del suo intelletto.
Il film si svolge per la prima ora di 141 minuti in quella Recanati tanto amata e odiata dal poeta, e crea davvero un'atmosfera di tempi difficilmente comprensibili per noi uomini contemporanei che con un clic possiamo spostarci di continente, entrare in contatto con altri esseri umani, dialogare con le macchine, guardare siti porno, scrivere minchiate su facebook  o twitter, mostrare il piatto del giorno e disperdere allegramente il nostro tempo e le nostre energie dietro alla futilità della comunicazione moderna.
Leopardi invece, che aveva un cervello continuamente in ebollizione e una mente rivoluzionaria, fu costretto dalla famiglia castrante e nobile a una sorta di reclusione mentre il mondo intellettuale d'allora lo reclamava.
Nel film girato anche all'interno della  biblioteca di famiglia, enorme per il periodo storico e ricca, ci si compenetra con questo giovane davvero favoloso e infelice ed è bravissimo l'attore Elio Germano, a farci apprezzarela sua poesia che alla fine è la incommensurabile eredità artistica lasciata dal poeta, e attraverso le immagini e le parole del film ho davvero gustato alcune delle sue poesie più belle, comprendendo o immaginando insieme al regista cosa doveva provare il giovane Leopardi nel momento creativo.
Alcuni  considerano Leopardi deprimente e malinconico, io credo fosse un vero genio della poesia, riuscendo a incarnare sentimenti e creatività in un connubio quasi perfetto.
Ai giorni nostri sarebbe diventato sicuramente un idolo giovanile, magari uno di quei cantori degli struggimenti dell'animo umano, o semplicemente un rivoluzionario.
Bisognerebbe mostrare il film nelle scuole, e insegnare ai giovani ad amare questo grande italiano e smettere di trattarlo come un gufo della nostra poesia.
Grande Martone e Germano, bravo anche Riondino che conoscevo solo per il giovane Montalbano.

domenica 18 ottobre 2015

Dipendenti pubblici ... la legge di stabilità 2015



Lo so è un argomento noioso e allora vivacizziamolo un poco.
Mi torna alla memoria il film I guerrieri della notte, una delle scene iniziali quando il leader di una delle bande della grande metropoli americana davanti ad una platea di guerrieri metropolitani ricorda loro quanto sarebbero forti se uniti, tralasciamo il passaggio che in seguito lo fanno fuori e tutto il resto del film davvero molto bello per quel periodo, parliamo di dati concreti:

Contiamoci, quanti siamo?
Le stime sempre approssimative parlano di una cifra intorno ai 3 milioni e mezzo, probabilmente una stima al ribasso.
Emerge il dato che in Europa non siamo certo uno dei gruppi lavorativi più numerosi andate a documentarvi.
E dentro ci siamo tutti anche l'amico vigile del fuoco che detesta noi della polizia municipale.
La realtà è che siamo divisi appunto, particolarismi, orgoglio di gruppo, di Corpo, di appartenenza, di categoria, fra poliziotti, vigili del fuoco, carabinieri, insegnanti, impiegati e poi regionali, comunali, statali.
E se smettessimo di sputarci addosso e ci contassimo? Ma davvero.
E cominciassimo a fare cose insieme, perché alla fine qual'è il problema?
Il problema è che dal 2009 ci stanno prendendo per i fondelli, ci stanno affamando e perdonate la grammatica, ci stanno prendendo per sfinimento, ci stanno dividendo, ci stanno mettendo gli uni contro gli altri, e adesso Renzi l'ultimo della serie, propone una legge di stabilità che ci porterà in tasca 8 euro lordi, ma scherziamo?
E io con questa sua miseria come faccio a pagare le tasse universitarie delle figlie? Il mutuo, le spese mediche, perché non sono abbastanza povero da potere almeno portare a casa gli 80 euro mensili, ma intanto come sperano di risollevare i consumi se affamano 4 milioni di persone che se ne tirano dietro sicuramente molti di più.
Cominciamo a fargli capire che noi siamo davvero indispensabili.
Cominciamo a fermare il paese con gli strumenti che abbiamo, lo sciopero ad esempio, scendiamo nelle piazze, riempiamole e non permettiamogli di ammazzare la speranza di un futuro non solo per i nostri figli ma anche per noi, che con gli stipendi di 1200 euro al mese siamo condannati a fare i pezzenti senza neanche sapere quando potremo andare in pensione.
Cominciamo a fare intanto l'unica cosa possibile in una democrazia, togliamogli il voto, mandiamoli a casa.



sabato 17 ottobre 2015

sconosciuti



Mi rendo conto di andare contro corrente ma da bravo tele maniaco lasciatemi esprimere fino a quando me lo permetterà l'attuale democrazia, la mia opinione su questa trasmissione premiata dal Movimento italiano genitori nel giugno 2015 per l'alto valore sociale.

Partiamo dall'orario e dalla collocazione, Sconosciuti va in onda dopo Blob trasmissione che vedo da sempre, dissacrante, realistica come uno spot pubblicitario, divertente quando è possibile tragica quando capita, ma autentica nella sua sistematica frammentazione.

Dopo Blob e prima di Un posto al sole, intorno alle 20 e 10 circa su rai 3 parte la sigla che mi uccide qualsiasi briciola di allegria residua specialmente dopo una giornata di corsa dietro le nostre solite cose. E' una musica triste una sorta di coro a metà fra il canto liturgico e il coro dell'armata rossa senza il consueto brio guerriero però, è una lagna che si insinua fra  stomaco e  cervello e annichilisce ogni energia vitale. Poi solitamente parte una voce fuori campo femminile, sensata, consolatoria e solitamente racconta una storia, una vicenda tutta italiana di una coppia in genere, di una vita di coppia, o simili e c'è tutta la vita raccontata come una carrellata, come me la figuro io negli ultimi istanti prima di una fucilazione o in picchiata nell'aereo dirottato, e in questa personale ricerca della felicità c'è sempre una montagna di disgrazie, quelle che solitamente capitano a tanti, che possono capitare, che a volte sono inevitabili, e un barlume di speranza a fine trasmissione.
A volte le nostre vite, le nostre vite sconosciute, dovrebbero rimanere tali, specialmente a ora di cena, quando meglio sarebbe una bella puntata di happy days o di camera cafè.
Questa splendida trasmissione premiata e socialmente utile perché non la trasmettono in seconda serata così che i milioni di appassionati se la possano gustare nella giusta atmosfera?

venerdì 16 ottobre 2015

finanziamento pubblico ai partiti











L’aula del Senato ha approvato in via definitiva la proposta di legge Boccadutri che sblocca il finanziamento pubblico per gli anni 2013 e 2014 anche ai partiti che non hanno presentato un bilancio certificato. I sì sono stati 148, i no 44 e 17 gli astenuti.

Quasi tutti i gruppi hanno votato a favore; Sel si è astenuta, così anche i senatori del “Misto- L’altra Europa con Tsipras”. Il senatore Ap Andrea Augello si è astenuto in dissenso dal suo gruppo per quello che ha definito un «pasticcio». L’astensione al Senato vale come voto contrario. Il senatore Maurizio Romani (Misto, ex M5S) ha votato a favore.

Il M5S ha votato contro mentre il senatore 5 stelle Vito Crimi non ha partecipato al voto con questa motivazione: «Io a questo banchetto dove vi spartite i soldi, non voglio partecipare. Il mio non voto l’ho deciso dopo aver sentito Del Barba (Pd) che è stato un’offesa ai 19 milioni di poveri»; anche Maria Mussini (Misto, ex M5S) ha votato contro.

Dalla Stampa online.

Io non mi occupo di politica, anche se tutto è politica,  tutti siamo immersi in questo marasma sociale alla fine  sempre legato alla politica, anche se ho smesso da tempo di crederci  alla fine ci devo fare i conti.
Quindi leggo la notizia  e mi chiedo perché?
Non perché hanno votato in 148 a favore.
Non perché l'approvazione della legge ha avuto un iter velocissimo.
(Se penso che noi della Polizia Locale non sappiamo nemmeno che fine ha fatto la nostra proposta di riforma della legge già mi sale la rabbia).
Non perché ancora una volta arriveranno i denari ai partiti.

Mi chiedo perché avevano detto che la stagione dei rimborsi elettorali era finita e non era vero.

Poi parlo con un paio di colleghi, due "compagni", e mi dicono che eliminare i rimborsi elettorali vincolandoli a finanziamenti privati porterebbe l'Italia al livello degli Stati Uniti, dove chi ha i denari può fare campagna elettorale, e  chi riesce a sedurre le varie lobbies vince a mani basse.

E io penso chi se ne frega.

Credo che nel nostro paese dare denaro ai partiti è come buttarlo dalla finestra sperando che cada nelle mani giuste, perché diciamocelo, la corruzione, il ladrocinio, le tangenti, non sono sempre passate dalla politica nel nostro paese?
Non lo dico io lo dicono gli atti giudiziari, gli scandali, i governi crollati sotto il peso di indagini della magistratura e  questo dovrebbe bastare e agli amici che ancora per burla amano chiamarsi compagni dico, nessuna paura, come gli iscritti ai sindacati pagano ogni mese una tessera per avere una tutela, gli iscritti o i simpatizzanti di un partito dovranno mettersi le mani in tasca e pagare la propria scelta politica e così potremo contarci, così potremo sancire definitivamente la fine di un vecchio modo di fare politica e se devono vincere coloro che hanno i soldi, pazienza, del resto non è sempre andata così?

martedì 13 ottobre 2015

The martian



Una coppia vincente, Matt Damon che seguo da quel Genio ribelle del quale se non erro sua era la sceneggiatura e Ridley Scott regista molto amato e molto odiato che a me è sempre piaciuto sia nei film eccessivi e improbabili come Il gladiatore o quelli capolavori per caso come Blade runner.
Non aspettatevi uno Scott delirante e barocco, questo è quasi un documentario fantascientifico, e una favola moderna, dove al centro c'è l'uomo, ciò che è diventato, ciò che è sempre stato, in questo caso il Robinson Crusoe è un botanico che rimasto da solo su Marte deve riorganizzarsi un'esistenza senza nessuna certezza se non quella di volere vivere a tutti i costi.
L'uomo, la sua indomita volontà di sopravvivenza e sicuramente la sua innata fantasia lo hanno portato fino ad oggi, fra mille contraddizioni, migliaia di errori e orrori, ma se nell'universo dovesse esserci una gerarchia per la bellezza credo che l'uomo sarebbe fra i primi, essere tanto imperfetto quanto geniale che compensa le sue debolezze con un'inguaribile curiosità ed è la curiosità che ci ha portato nello spazio, la scienza che ci permette di coltivare patate su Marte concimate con le feci.
E' un film sull'avventura umana, sul coraggio, sulla solitudine obbligatoria e sulla speranza.
Quando parte una missione spaziale non pensiamo sempre e solo che quei soldi potrebbero spenderli meglio, perché forse è nello spazio infinito che continuerà il destino della nostra umanità, e se anche così non fosse quando finisce la curiosità finisce la speranza.
The Martian

domenica 11 ottobre 2015

Vita da sbirro ... il palio del somaro






Leggo sul Carlino questo trafiletto sul Palio del somaro festa di Via del Pratello inneggiante al desiderio di fare comunità, quindi la fagiolata, il mercato del riuso,  e tante altre iniziative dedicate ironicamente a chi ogni anno sanziona i commercianti della zona ostacolando il loro 25 aprile.
Cito il Carlino chiaramente.
Ci saranno gare con i sacchi e le carriole e chi vincerà potrà esporre per un anno il drappello della vittoria: un somaro con alle spalle il Pratello, e cito sempre il Carlino:
“Il somaro è chi ci sanziona e chi ci ostacola e chi ha messo nel mirino il nostro 25 aprile”, e così in mostra come opere d’arte finiranno le sanzioni dell’ultima edizione.
E i commercianti fanno esempi di multe ingiuste come avere sanzionato un locale per avere lasciato un tavolo in strada cinque minuti dopo la mezzanotte e peccati veniali del stesso tipo.
E qui mi scappa da ridere.

Cos’è la legalità?

Questi signori, fanno il Palio del somaro e lo dedicano a chi li sanziona, e non ironizzano solo sull'amministrazione ma anche su chi in prima linea deve fare rispettare le regole.
Mi chiedo cosa significhi per questi signori e più in generale per i cittadini italiani la convivenza civile, il rispetto della libertà degli altri, ma questi signori sono superiori a tali frivolezze, perché ci vogliono imporre il loro personale concetto di libertà.
L’occupazione di spazi collettivi, l’assembramento davanti ai locali, la musica ad alto volume, e tante altre bazzecole per loro sono un modo di vivere compiutamente la socialità e il degrado è attenuato dalla loro riconquista degli spazi, e io penso che sia legittimo portare avanti uno stile di vita, e anche raccontarsela che con loro la città è più viva e sicura, ma non sulla pelle di chi è chiamato per senso di servizio a intervenire sul mancato rispetto di leggi e regolamenti.


Il somaro per certi italiani è chi  impedisce di fare ciò che più gli aggrada alla faccia del rispetto della libertà altrui e credo che questo atteggiamento faccia tendenza nel nostro paese dove chi fa rispettare le regole è un somaro, chi le infrange invece è un eroe, tranne quando tornando a casa da una notte ad alto tasso etilico si schianta contro un palo, ma come si dice, ogni guerra di libertà ha i suoi eroi e i suoi martiri.

Massimo Fagnoni
Delegato SULPL

sabato 10 ottobre 2015

truffatori di gas e luce a domicilio ... nuovi mestieri



Mettiamo l'ipotesi che in un piccolo appartamento della periferia della vostra città ci abiti una vostra anziana parente, la mamma, la nonna, la zia, una persona di altri tempi, abituata ad altri ritmi comunicativi, ad altri stili, magari una persona con qualche problema cognitivo, persone sole a volte, a volte sole per qualche ora, per la giornata lavorativa, con un'autonomia residua sufficiente a stare da soli in casa, farsi da mangiare e occuparsi della propria abitazione, ma con una percezione della realtà esterna rallentata.
Questi anziani sono le tipiche vittime di ladri, malfattori, truffatori e questo lo sappiamo, ma nella lista bisogna anche aggiungere una nuova razza di predatori, subdola e per questo non meno pericolosa, i venditori di utenze a domicilio e qui potete leggere l'articolo che vi spiega come funziona.
Ma se è possibile difendersi da questi mercenari che per pochi euro si insinuano nelle case dei più  deboli e sprovveduti, rimane la rabbia di essere in una società dove i più deboli sono le vittime predestinate e insieme a loro i  parenti, figli, nipoti, amici che sono costretti a costruire muri intorno ai loro vecchi per impedire a gente senza scrupoli di depredarli.
Se la vostra anziana madre o nonna firma un contratto con una nuova società di luce gas solo perché raggirata o troppo confusa per capire che sta facendo, dopo a voi toccherà l'onere del recesso, e questo è sicuramente un problema dovuto ad un buco normativo, spero non frutto di accordi sottobanco.
La nostra società sta diventando sempre di più un mondo di anziani lungodegenti cronici assediati nelle loro stesse abitazioni da branchi di lupi famelici; quale società non tutela i propri vecchi? le categorie più deboli? Leggo oggi di una banda che utilizzava le badanti straniere per infiltrarsi negli appartamenti e rubare.
Sale davvero il desiderio di svernare altrove, in luoghi dove il presidio sociale abbia ancora un valore e gli sciacalli vengano trattati come tali.

martedì 6 ottobre 2015

Solitario bolognese in ebook a 2,99 euro



Dopo Lupi neri su Bologna, Il silenzio della bassa, La ragazza del fiume, arriva in ebook anche il mio unico libro di novelle e racconti.
Solitario bolognese non si riferisce  a un gioco di carte, o a pratiche onanistiche ( cito le battute dei colleghi), ma a una raccolta di racconti, primo di tutti La luna e la neve, una novella di 90 pagine che parla di un uomo, di una divisa e di un incidente, uno di quelli che cambiano la vita.
Gli altri racconti rigorosamente brevi raccontano storie quasi tutte al maschile di uomini che si aggirano per Bologna cercando di sopravvivere nonostante le contraddizioni e gli errori commessi.
In primavera seconda puntata, secondo libro di racconti sempre edito da Giraldi che ringrazio per la fiducia.
L'ebook lo trovate per ora su mediaword a 2 euro e 99

lunedì 5 ottobre 2015

vigili bolognesi ... una vita da mediano



Una vita da mediano

A volte mi chiedo chi ce lo fa fare, perché fino ad oggi, fino a poco tempo fa, almeno ci lasciavano lavorare... soddisfazioni poche, quelle le troviamo con un grazie gentile e commosso di un anziano a cui restituiamo il portafoglio rubato da un ladro preso sull'autobus o di un ragazzo a cui recuperiamo la moto rubata, oppure ad una persona che si rivolge allo sportello ed a cui risolviamo il suo problema...oppure nelle battute da spogliatoio, la sera, per alleggerire lo stress, magari dopo aver fatto ore di straordinario a guardia di un delinquente che ti ha insultato per ore e che il giorno dopo sarà di nuovo fuori (e pazienza se ci mettono pure qualche anno a pagartelo lo straordinario, magari dopo aver dovuto fare un banchetto di protesta).

Ma i commenti dei colleghi, degli amici di sempre, dei fratelli in pattuglia, quelli sono più importanti di un encomio, perché per radio si sente tutto, e in città c’è da correre spesso, dietro un guaio a volte grosso, un incidente stradale, uno di quelli brutti quando non sai quale codice daranno al ferito, un povero cristo caduto in moto magari, e quando c’è l’incidente brutto ci siamo noi. Attraverso le chiamate radio si può capire il nostro lavoro, ma bisogna sapere ascoltare, bisogna avere la mente aperta.

Noi ci abbiamo provato a raccontare alla gente cosa significa avere una divisa, a volte ti capita il tossicodipendente con la siringa ancora nel braccio in overdose, lo aiuti e lo proteggi come puoi, e mentre attendi l'ambulanza e i minuti sono ore, ti chiedi se ha una famiglia e sai che forse ti toccherà avvisare un padre ed una madre che non ha più un figlio.

A volte ce la fai, come il collega che rianimò una persona in piazza Maggiore... altre volte invece, nonostante ti sia lanciato dentro un negozio che sta bruciando per salvare un uomo, questi non sopravvive e allora non t' importa nulla di aver rischiato la tua pelle e la tua salute, arrabbiato come sei per non essere riuscito a tirarlo fuori da lì in tempo!

Già, chi ce lo fa fare?
Ci dicono che siamo dei privilegiati, allora vado a leggere sul dizionario: ''Chi gode di privilegi sociali.''
E mi scappa da ridere.
Lo stipendio e le progressioni ferme al 2009. Gli straordinari ce li pagano sempre in ritardo, a volte di anni. Abbiamo dovuto fare causa al Comune perché ci pagassero le spese legali sostenute per difenderci da accuse ingiuste. Ci accusano di tutto e noi obbligati al silenzio. Siamo al fianco dei colleghi delle forze dell' ordine, ma con il decreto Monti ci hanno tolto l' equo indennizzo e la causa di servizio.  

Quale sarebbe dunque il privilegio e quale la casta?

Noi siamo lavoratori come tutti gli altri, con alcune sostanziali differenze: una pistola, i turni festivi, notturni e serali, a Natale ed a Capodanno, quando gli altri sono in giro a divertirsi, tu sei lì a calmare un ubriaco violento o a schivare una bottiglia che ti viene lanciata contro solo perché hai la divisa e quindi sei socialmente un bersaglio!

Mentre la gente balla e magari si ubriaca nelle discoteche, noi siamo là fuori sperando che la notte finisca nel migliore dei modi.

Noi saremmo i privilegiati?

Poi ascolto chi dovrebbe valorizzarci, tutelarci, difenderci.

Ci hanno detto che non vogliamo fare le notti, quelle che facciamo tutte le notti e basta sollevare un telefono stasera e chiamare la nostra Centrale Radio Operativa connessa 24 ore al giorno per tutto l’anno.
Ci hanno detto che siamo contro la mobilità, mentre in giro ci sono poveri cassaintegrati che non hanno lavoro...
E da queste frasi ti rendi conto perché tutti i (quasi) 600 vigili, sindacalizzati o meno, sono uniti dalla consapevolezza che all'arroganza non si può non rispondere se non con l’unità e che c'è un bisogno di ristabilire la verità!

E allora noi siamo scesi in strada.

Noi, i privilegiati dalle tasche buche, scendiamo in piazza il sabato pomeriggio, fuori servizio, a parlare con la gente, temendo (sotto sotto) anche qualche insulto... ed invece troviamo persone che hanno voglia di comunicare, raccontandoci la loro paura nelle periferie sguarnite.

Hanno deciso di comandare, dimenticandosi che in un paese democratico bisogna imparare a condividere ed ascoltare, non solo imporre!

Ci mandano per strada ad affrontare il degrado e la criminalità, dicendoci che non dobbiamo fare la polizia...già, poi però siamo in piazza Verdi, in autobus a prendere i borseggiatori, a contrastare lo spaccio o a 10 metri dalla manifestazione violenta a fare viabilità... e ti brucia tanto il fatto di essere preso in giro!

Li abbiamo invitati a venire in pattuglia con noi, per capire e vedere che cosa facciamo e se siamo dei privilegiati...non sono venuti!

''E a noi chi ce lo fa fare?'' era la domanda iniziale.

Il senso del dovere, l’amore per la nostra divisa, per la nostra città, perché non sanno che noi saremo ancora qua, con i nostri stipendi fermi al palo, con i nostri feriti... noi saremo ancora qui in questa città, dentro le nostre divise, perché noi siamo lavoratori e abbiamo scelto la nostra professione.

Loro, tra un po', magari siederanno sui un' altra poltrona prestigiosa e più remunerativa e dimenticheranno presto che hanno tentato di umiliare uomini e donne della Polizia Municipale di Bologna...senza riuscirci!

La nostra è una vita da mediano... e non ne esiste una migliore.


Massimo Fagnoni,
scrittore e delegato SULPL di Bologna

sabato 3 ottobre 2015

Delitti RossoBlu



Nuova avventura di 16 (credo) scrittori bolognesi fra i quali compare anche il sottoscritto.
Mi piace l'esperimento e anche la copertina.
Per la prima volta in vita mia ho scritto un racconto parlando di calcio, una novità assoluta per me.
Prima presentazione della corposa antologia a dicembre 2015 e dovrò fare lo slalom fra le presentazioni del nuovo romanzo, in libreria a breve.  Questa nuova esperienza la metto insieme alle cose buone che mi porta la scrittura, per un solitario come me ritrovarsi all'interno di un'antologia è come fare parte di una squadra e chissà magari vinceremo il campionato ... almeno noi.

giovedì 1 ottobre 2015

battle creek ... fine prima stagione



E così si è conclusa la prima stagione di questa serie televisiva, Battle Creek, che si svolge in una piccola cittadina americana nella realtà 50000 persone, e l'elemento che mi ha convinto a seguire le vicissitudini di un gruppo di poliziotti davvero originale è sicuramente uno dei due sceneggiatori Vince Gilligan di Breaking bad.
La serie è molto fantasiosa, ma divertente, il gruppo di poliziotti è tanto eterogeneo quanto improbabile, talmente improbabile da convincere, una vera integrazione razziale con l'obeso di colore, la cinese intraprendente, l'indiano sensibile e i due protagonisti, che potete vedere nella locandina, due attori che non conoscevo Dean Winters e Josh Duhamel, una coppia di poliziotti costretti a lavorare insieme, anzi per essere precisi, uno il bello della situazione è un agente dell'Fbi che piace a tutti ed è bravo e male sopportato dal partner rude e provinciale abituato a lavorare con i classici metodi del poliziotto tradizionale e nello stesso tempo assolutamente incapace di intrattenere rapporti normali con chiunque.
La serie è divertente, dinamica, nel corso delle diverse puntate i personaggi crescono sufficientemente, i rapporti si consolidano e le caratteristiche dei vari protagonisti si delineano.
Pur rimanendo una serie leggera e poco realistica diverte e scivola in maniera armoniosa concludendosi con stile, consigliato.
su sky