sabato 30 agosto 2014

Federico Calafati e le sue sceneggiature


Attraverso Facebook scopro ogni tanto nuovi scrittori, mi piacerebbe leggerli tutti ma materialmente è impossibile, nel caso di Federico Calafati è facile, ci scambiamo informazioni sulla reciproca passione per la scrittura creativa e il giovane autore, classe 1990, mi parla delle sue sceneggiature a 89 centesimi su Amazon e visto che il mio prossimo progetto è estrapolare una sceneggiatura da romanzo che sto attualmente scrivendo, vado a leggere una delle sue, breve, 17 pagine, e mi sembra per un attimo di ritrovarmi in una sit-com con la simpatia degli anni settanta ottanta Tre cuori in affitto e la freschezza degli anni attuali, una volta tanto una trama leggera, tre giovani che si ritrovano a condividere un appartamento  e si comportano come tali, fra musica, alcol e sesso, frequentazioni obbligatorie per molti studenti fuori sede.
E' divertente, le battute sono veloci e credibili, i personaggi sono delineati e simpatici, l'evoluzione a puntate è una buona ricetta per incentivare il pubblico ad acquistare le puntate successive per vedere cosa accade.
Idee, di questo abbiamo bisogno, creatività, coraggio e anche talento certo.
Se vogliamo uscire dal tunnel ci vuole una bella dose di ottimismo, un po' di incoscienza, e intelligenza, ed è rigenerante trovare un giovane che sembra possedere alcune di queste caratteristiche.
Federico, spero che le tue sceneggiature arrivino in televisione, farebbero la loro figura in un panorama italiano desolatamente provinciale. 

venerdì 29 agosto 2014

Polizia Locale ... nuovi mestieri pericolosi



L'immagine sopra è quella tristemente nota del luogo, a Milano,  dove nel gennaio 2012 fu barbaramente ucciso il collega Niccolò Savarino trascinato per 300 metri da un suv rubato e guidato da Remi Nikolic un pregiudicato rom che all'epoca dei fatti non aveva ancora 18 anni ed è questo il motivo principale per il quale la condanna per omicidio volontario è stata ridotta da 15 a 9 anni di reclusione. Ciò significa che con altri sconti e facezie simili il criminale potrà uscire di galera in piena evoluzione creativa  rafforzato dall'idea di potere uccidere un agente in maniera tanto efferata e cavarsela davvero con poco.

Questo è l'episodio più eclatante e devo mordermi la lingua per non vomitare la rabbia per tanta ingiustizia, indifferenza, solitudine politica e istituzionale nella quale ad oggi, agosto 2014, la nostra divisa continua a permanere.

Nessun governo di destra o di sinistra ha fatto un passo in avanti nella direzione di una reale legge di riforma della polizia locale ferma al 1986, e noi siamo ancora, nell'immaginario collettivo, un esercito di alberto Sordi e Lino Banfi, o  buoni per due risate in un Posto al sole, o considerati esattori nati  solo per vessare il cittadino con sanzioni e gabelle.

Ma veniamo alla cronaca:

TORINO:
Ferragosto 2014, quattro pattuglie di agenti della polizia locale intervengono in un quartiere con forte presenza di nord africani e non riescono a portare a termine il fermo di un cittadino extracomunitario perché circondati da decine di suoi connazionali e devono ritirarsi dopo essere stati aggrediti fra sputi e ingiurie al grido di Allahu Akbar di seguito il link dove potrete vedere il video

Lido di fermo:
Collega aggredito da venditori abusivi, in questo caso la novità è che questi individui, al termine di una giornata durante la quale era stata effettuata un'operazione di contrasto alla vendita di marchi contraffatti con numerosi sequestri, hanno deciso di circondare l'auto di un agente, Alberto Rogante, che aveva come unica colpa quella di indossare la nostra divisa e armati di pietre prima lo hanno minacciato chiedendo la restituzione della merce sequestrata la mattina e poi hanno cominciato a danneggiare con calci  la stessa vettura arrivando ad aggredire l'agente.
Solo l'intervento di 4 volanti della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza ha permesso di portare in salvo l'agente ferito e la violenza allora è stata indirizzata ai poliziotti e alle auto in sosta.

Sono solo due episodi di un evidente innalzamento del livello di scontro, ed è oggettivo il problema che il nostro paese, messo in ginocchio da una crisi senza precedenti, continua a dare accoglienza a persone che non solo non hanno da lavorare, ma che sicuramente sono sempre più numerose e incattivite dalla precarietà della loro condizione.


Ma ai sociologi analisi e chiacchiere.
A noi agenti le mazzate. Senza riforma, senza tutele, sempre più anziani, usciamo dal comune nel quale operiamo e non siamo più nulla, divise diverse regione per regione, alcuni armati, altri con lo spray al peperoncino altri con il distanziatore, molti disarmati di fronte a un esercito di disperati, con un contratto fermo al 2009 e una rabbia dilagante.



Quando ti azzardi a chiedere novità legislative ti rispondono sarcastici che non è il momento, c'è la crisi internazionale, le fabbriche chiudono e abbiamo il più alto livello di disoccupazione giovanile, e non ricordo un periodo negli ultimi 15 anni dove non ci fossero altre priorità rispetto alla nostra esigenza di cambiamento.

Questo lo stato dell'arte, e a volte mi chiedo davvero dove riusciamo a trovare la forza per continuare a crederci, è proprio vero, il nostro  deve essere un mestiere vocazionale, ma confesso che la fede  la sto davvero perdendo. 

giovedì 28 agosto 2014

Magdi Allam ... lo conoscete?



Magdi Allam lo conoscete? Io confesso che l'ho intravisto a qualche dibattito televisivo su islamismo e affini, e adesso so che ha scritto sul Giornale, e in questo periodo che definirei anestetizzato nel quale in Iraq massacrano i cristiani ma solo il Papa ne parla con coraggio, e infatti dicono sia già nel mirino del terrorismo, dicevo in questo periodo di sbarchi fuori controllo, dove non esiste più l'espulsione e l'italia viene travolta e coinvolta in questo esodo di proporzioni bibliche un giornalista egiziano, naturalizzato in Italia e cattolico viene sanzionato con un provvedimento disciplinare dall'ordine dei giornalisti per alcune dichiarazioni a loro dire islamofobe leggere per credere.
Io non voglio come al solito prendere posizione per vari motivi, il principale è che nel nostro paese e non solo puoi sputare nel piatto dove mangi, parlare male della Chiesa, del vaticano, delle istituzioni, della bandiera, del crocifisso nelle scuole, e passarla liscia, ma se ti azzardi a dire che ti preoccupa la pressione dei migranti, che non credi nell'integrazione delle culture a tutti i costi, che hai paura del terrorismo isalmico e di leggi barbariche che impongono la mutilazione sessuale alle donne, ecco che rischi di essere tacciato di razzista, islamofobo, e rischi due volte la gogna mediatica e l' incolumità fisica. Quindi vi lascio l'articolo sul caso Magdi che potete leggere cliccando sopra e ognuno è libero come al solito di dire ciò che meglio crede fino a quando ce lo permetteranno ... chiaramente.

martedì 26 agosto 2014

milano nera - il silenzio della bassa



Il silenzio della bassa




 Articolo di FRANCESCO RAVIOLI



Celeste è la figlia brava, studiosa, profonda. L’unico gioiello della famiglia Maccaferri, nucleo piccolo borghese da anni residente a pochi chilometri fuori dalla città, che si trova ad attraversare una crisi economica che non lascia tregua. Sua sorella, Angelica, fa propri tutti gli stereotipi dell’adolescente difficoltosa, solitaria, indifferente a ciò che la circonda. Il padre e la madre sono una coppia di ex liceali innamorati, stancamente uniti nel trascorre la giornata con i propri, singoli, problemi. Lei casalinga disperata in cura presso uno psichiatra dell’AUSL, che i privati costano ormai troppo, lui dipendente di una società finanziaria in balia della crisi economica, che si ritaglia piaceri fugaci nelle lunghe assenze di lavoro. Celeste, l’unico raggio di luce, è scomparsa. Al villaggio Airone, agglomerato urbano in cui la gente è di passaggio come l’uccello che gli dà il nome, non la si vede più sfrecciare in bicicletta. La ricerca la Polizia di Stato. Indagine classica. Colloqui con i compagni di classe, con la famiglia. E’ un pool di persone che si occupa del caso della giovane ragazzina. C’è la psicologa, l’esperto della polizia postale, il poliziotto che fa la parte del duro e il commissario. La ricerca anche Galeazzo Trebbi, pensionato ex questurino. Un segugio che, ai suoi tempi, aveva un tartufo che funzionava molto bene. Con gli anni le disgrazie che lo hanno colpito lo hanno imbolsito nel fisico e, ancor più, nell’animo, ma il mestiere e l’intuito non l’hanno abbandonato. Gli serve del denaro, per mantenere le cure della figlia, e lavora per Fiorella Benedetti, primadonna della televisione locale Emilia Futura, che conduce un simil Chi l’ha visto?, eccezionale contenitore delle peggiori piccole cose di pessimo gusto che accadono in provincia. Ognuno ha un obiettivo, nella ricerca. Che sia dare in pasto nuovi dettagli ai viziosi telespettatori o fornire al Pubblico Ministero un nome definitivo sul rapitore, l’indagine è rapida e serrata. Passano i giorni e, si sa, quando una persona scomparsa non riappare, si fa sempre più concreta l’ipotesi peggiore. Si tratta di comprendere il movente, oltre il chi. Sarà un gioco di squadra a fare luce sull’accaduto. Massimo Fagnoni racconta con dovizia di particolari sia il lato professionale che personale dei personaggi che, intrecciandosi, riempie l’universo narrativo; è attento nel dotare di caratteristiche prettamente noir non solo i protagonisti ma anche le comparse della storia e si prodiga nel rappresentare il sobborgo di pianura dove vive la famiglia Maccaferri come un “luogo non luogo” in cui i residenti sembrano fluttuare immersi nella nebbia, reale, che avvolge un sito nato per via artificiale. Se non appare con chiarezza chi sia il vincitore, ben noto è il perdente. La piccola borghesia, non più solo quella pronta a spettegolare in nome del civile rispetto, come cantava Claudio Lolli, ma persino artefice e approfittatrice delle proprie disgrazie.

Il silenzio della bassa- Massimo Fagnoni - Fratelli Frilli

lunedì 25 agosto 2014

six feet under ... da sotto terra fino in cielo



Ieri sera ho visto l'ultima puntata della serie six feet under creata da Alan Ball le prime tre stagioni le ho viste su sky on demand poi ho scaricato le ultime due dalla rete per vedere tutta la serie e ho centellinato le ultime puntate come si fa con un buon vino che sta per finire.
Come alla fine di un bel romanzo uno di quelli eterni tipo Viaggio al termine della notte o La macchia umana rimane dentro un profondo senso di perdita perché mi sono immerso in poche settimane nella vita di una atipica famiglia americana, una famiglia che è anche un'agenzia di pompe funebri ed è una delle famiglie più vive, strampalate, e coinvolgenti che abbia avuto modo di vedere in una fiction televisiva.
In passato ho parlato di altre serie terminate come Una mamma per amica o Medium che mi avevano per motivi diversi entusiasmato o coinvolto, e l'unica cosa in comune fra medium e six feet under è la scelta degli sceneggiatori di dare alla fine alcune possibili conclusioni delle diverse vite dei protagonisti.
Ma al di là di questo e della conclusione della vicenda familiare della famiglia Fischer rimane l' accuratezza stilistica, la profondità dei contenuti, l'intelligenza della sceneggiatura, la bravura degli attori, fra i quali l'unico che veramente ho ritrovato in seguito è il bravissimo Michael C.Hall che da impresario gay diventerà serial killer in  Dexter.
Potrei scrivere un trattato su questa serie televisiva, su come sia possibile affrontare un tema così delicato e tabù come la morte nella civiltà occidentale, con intelligenza, ironia, sensibilità, leggerezza, aprendo la mente per includere all'interno di questa analisi i nostri modi di vivere, di amare, di comunicare, le diverse forme di pazzia, nevrosi, fobia, e inoltre un approccio al tema della diversità una volta tanto non retorico, demagogico, o buonistico.
Credo che alla fine la superiorità stilistica degli americani di qualsiasi origine siano affiori da questo tipo di produzioni.
Noi italiani non siamo solo indietro a causa della mancanza di mezzi e finanziamenti, scusa sempre buona per descrivere la tristezza della nostra produzione cinetelevisiva, noi siamo indietro anche culturalmente,  afflitti da un buonismo mediterraneo pietistico e piagnone, da una paura di uscire allo scoperto, da una rincorsa continua di miti stranieri, senza vera originalità.
Inoltre credo che le nostre produzioni siano anche malate di superficialità, mancanza di vera concorrenza, povertà di idee, e come è bene descritto in Boris dalla solita malattia tutta italiana del favoritismo.
Quindi mi inchino come al solito davanti alla bravura di chi ha saputo inventare un prodotto come questo rassegnato all'idea che in Italia non esista ancora un simile genio.

giovedì 21 agosto 2014

Il lato positivo












Il lato positivo  Silver Linings Playbook è un film gradevole sulla perdita e sull' innata capacità dell'essere umano ad adattarsi a qualsiasi situazione pur di sopravvivere.
Lui Bradley Cooper ha perso tutto, dopo avere sorpreso la moglie sotto la doccia con un altro, ha sviluppato una bella psicosi ed è stato in ospedale psichiatrico, torna a casa e si ritrova in famiglia con un padre Robert De Niro nevrotico compulsivo che trascorre le sue giornate vivendo sulle scommesse.

Lei Jennifer Lawrence forte di una bellezza fragile e al contempo esplosiva, è una giovane vedova che riempie i vuoti facendo sesso con tutti quelli che incontra.

Entrambi hanno perso tutto ciò che dava un significato fondante alla propria esistenza.
Entrambi sembrano senza speranza.
Ma il loro incontro e un'appassionante sfida di danza rimetteranno le cose al loro posto anche e soprattutto perché il cinema a differenza della realtà a volte è davvero consolatorio e ottimista e va bene così.
Bella la sceneggiatura, intelligente, ironica, grottesca e comunque non scontata, bravi tutti.
Su sky.



 


























































































































 


lunedì 18 agosto 2014

intervista di GIALLOECUCINA





 gialloecucina
Non c'è nulla di più personale che leggere un libro!

 Ospite di Alessandro Noseda oggi è Massimo Fagnoni. Per chi avesse voglia di approfondire la sua conoscenza, ecco l’indirizzo della sua pagina internet: www.massimofagnoni.com

Buongiorno e grazie per l’accoglienza. Ci racconti chi sei e perché leggi e scrivi?
Mi chiamo Massimo Fagnoni, bolognese classe 59, sono un poliziotto locale di professione, o pulismano come dicono a Bologna, laureato in filosofia ex educatore professionale, leggo perché leggere per me è imprescindibile, non dico come mangiare e bere ma quasi. Scrivo perché mi piace, è terapeutico, gratificante, mi piace raccontare storie, inventarle, condividerle e dopo tanti romanzi, ormai sette pubblicati, è una delle cose che amo di più fare.

 I tuoi romanzi, come nasce l’idea?
Spesso per caso, o dalla cronaca o da un bisogno. Scrivo soprattutto storie nere e di spunti ne ho a bizzeffe dalla cronaca italiana, spunti ne trovo molti nel mio mestiere, per strada di giorno e di notte insieme ad altre forze dell’ordine, basta guardarsi intorno, basta respirare certe atmosfere e le idee arrivano, da sole. Poi le lascio crescere dentro e quando mi sento pronto scrivo.

Dove scrivi? Hai un “luogo del cuore” dove trovi ispirazione?
Scrivo ovunque, ma il luogo di origine, come negli incendi, è il mio sgabuzzino, che nasce proprio come sgabuzzino, grande uguale, quando abbiamo comprato casa io e mia moglie lei disse, ecco quello sarà il tuo studiolo, minuscolo, ci sta appena il pc, la mia collezione di Tex e una sedia, ha una finestrella affacciata su un cortile interno e stop, ma lì sono nate molte delle mie storie.

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo?
Musica, sempre e comunque, ho cambiato solo genere, adesso ascolto più musica e meno parole, ascolto, trance, goa, classica, cold play etc etc.

Il silenzio della Bassa è la tua ultima fatica. Dove hai trovato spunto? E’ autobiografico? Quanto prendi in prestito alla realtà e quanto è frutto di mera fantasia? Come delinei i personaggi? Segui una scaletta o ti fai guidare dalla storia
Lo spunto è banale la scomparsa e il ritrovamento della povera Yara Gambirasi, ma è solo uno spunto perché non c’entra nulla né con la storia reale né con gli sviluppi, peraltro fermi da un pezzo, non è autobiografico, il mio secondo obiettivo in questo caso era di parlare dei mass media e della televisione spazzatura, quella che sbatte i mostri in prima serata e campa sulla cronaca nera. I personaggi sono dentro di me, sono quelli che incontro nella vita tutti i giorni, quelli che incontro in tanta letteratura e cinema. seguo una scaletta poi la tradisco continuamente.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del romanzo?
Ho dovuto rifarlo di sana pianta, in questo caso, l’editore che a me piace molto (Frilli di Genova) voleva un personaggio seriale, nuovo e mi ha chiesto di rivoltare la storia fino a metterlo in luce, è stata dura, perché è sempre faticoso prendere un lavoro finito e riscriverlo, ma ce l’ho fatta.

Del rapporto con Editore ed Editor cosa puoi dirci?
Ho pubblicato con 5 diverse case editrici, e non ho mai avuto problemi, il mio è un lavoro creativo, e mi piace lavorare a contatto con chi della narrativa ne ha fatto un mestiere, è gente coraggiosa, specie oggi, ed io sono un privilegiato, perché non scrivo per vivere, ma soprattutto per passione. L’editor è fondamentale, alla Giraldi sono tornato con un libro di racconti soprattutto per l’editor.

Hai altri progetti in fieri?
In inverno uscirà, spero, il mio terzo romanzo con Eclissi di Milano, anche questo è seriale, sono le indagini del maresciallo Greco e dei suoi carabinieri, un’altra avventura.

E se ti proponessero una sceneggiatura per un film? Saresti d’accordo o ritieni che i tuoi romanzi soffrirebbero nella trasposizione cinematografica?
E’ il mio sogno nel cassetto, i miei romanzi sono sempre immaginati per il cinema o la fiction, sono spesso dinamici e d’azione, direi solo dove devo firmare?

Descriviti come lettore. Quali libri compri? Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo? E se devi regalarlo un libro come lo scegli?
Leggo soprattutto noir e ultimamente racconti italiani (Calvino) e stranieri Cheever, però non disdegno anche altri generi, dipende da ciò che mi ispira. Se devo regalare un libro penso alla persona che lo riceverà e mi regolo di conseguenza.

Un consiglio ad un esordiente che ha la sua storia nel cassetto e non ha trovato ancora nessun editore interessato a pubblicarla?
Mai arrendersi se credi in ciò che hai scritto, se è una storia interessante prima o poi qualcuno se ne accorgerà, non pagare mai un editore per pubblicare, piuttosto autoproduci il tuo romanzo adesso costa davvero poco
Un autore (o più) che costituisce per te un benchmark. E perché? Se ti va, ponigli il quesito che da tempo hai in mente! Magari è tra i lettori del Blog!
Mi piace Cormac McCarthy, e mi piace Lansdale Joe R, hanno due modi diversi di proporre la violenza della nostra società, anzi della loro società quella americana, ma dentro c’è un’atmosfera che ritrovo e che a volte cerco di trasporre nei miei scritti, poi mi piace il ritmo, la capacità di descrivere dati oggettivamente reali da una parte, come la crudeltà della natura (McCarthy) o la capacità di scrivere con ironia e leggerezza anche per affrontare storie truci e sanguinolente, Lansdale. Fra gli italiani mi piace Baricco, e alcune cose di Ammaniti, nessun quesito.
 Quale suo libro consiglieresti ai nostri lettori?

Cavalli selvaggi, la strada Cormac McCarthy
Mucho Mojo Lansdale

Donaci una citazione e una ricetta.
La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.
 Louis-Ferdinand Céline
Viaggio al termine della notte
Uno dei libri che bisogna leggere prima di morire
 https://mignonnetwork.com/come-si-fanno-le-tigelle/
Nel link sopra c’è la mia ricetta per le tigelle che donai a un amico per metterla in rete, è vostra.
Grazie mille e a presto

giovedì 14 agosto 2014

uomini di fede




Girovagando per le serie complete di my sky ho trovato questa serie tv francese trasmessa dal canale di Feltrinelli, Laeffe, canale 50 del dtt.
Mi intrigava il discorso di un seminario di capuccini a Parigi e devo dire che le prime 8 puntate mi sono piaciute anche se le ho trovate poco realistiche e abbastanza didascaliche, mi sono divertito con le vicende umane di cinque giovani francesi che per motivi diversi decidono di intraprendere la difficile strada della fede.
I piani del racconto sono diversi e si intersecano per poi nuovamente dividersi.
Ci sono le cinque vicende esistenziali dei seminaristi, ognuno con una storia importante alle spalle e problemi interiori irrisolti, un pregiudicato, due omosessuali, un figlio della ricca e decadente borghesia, un cattolico puro ex boy scout, ( mi è venuto in mente Renzi).
Da una parte le difficoltà dei cinque giovani a inserirsi nel seminario, dall'altra il seminario stesso con un capo molto carismatico con alcuni scheletri nell'armadio e le dinamiche tipiche dei luoghi di fede, giochi di potere, segreti mai svelati.
Infine c'è la chiesa, quella di Roma, la Chiesa dei vescovi, dei cardinali, del vaticano, la chiesa che tutte vede, e tutto vuole controllare.
Le storie sono tutte interessanti, bravi gli attori, però come principale difetto, e torno alla critica iniziale, trovo la necessità di metterci dentro tutto a questa vicenda di fede, la storia omosessuale fra i due gay, il richiamo della carne che coinvolge comunque tutti i protagonisti, il solito Vescovo che vuole comandare e dirigere, e la nota più retorica, il gruppo di africani che occupano il seminario grazie alla complicità di alcuni seminaristi. Questi africani nella realizzazione televisiva sembrano vittime senza speranza schiacciati in una Parigi insensibile e militarizzata. Più che migranti in Europa sembrano profughi in mezzo al deserto, e sono poco credibili, con una caduta retorica dal mio punto di vista ridicola.
Per il resto la fiction mi piace, mi piace tutta la parte riguardante la fede, il rapporto con il  modo di credere di ognuno dei personaggi, mi piacciono i momenti collettivi durante la messa e sono bravi gli attori francesi, secondo me mediamente più convincenti di tanti attori italiani che compongono il nostro triste panorama televisivo.
E' in preparazione la seconda serie e la guarderò senz'altro.
 Laeffe tv e my scky

martedì 12 agosto 2014

Mi chiamo Mork




Credo che Mork e Mindy sia per me e per molti miei coetanei uno dei primi ricordi di Robin Williams,
Era il 1979 un periodo cupo per l'Italia fra terrorismo di destra e di sinistra e servizi deviati, ma per me che avevo vent'anni la televisione era un autentico motivo di svago e questa serie televisiva americana che narrava le vicende di un alieno sbarcato nell'appartamento di un' attraente americana, era uno dei miei appuntamenti fissi televisivi, come prima happy days e serie simili.
Fu doloroso per me scoprire in seguito nel 1983 o giù di lì  leggendo la biografia ( Chi tocca muore) di un altro attore prematuramente scomparso, mitico per me, John Belushi, che anche Robin Williams faceva parte del suo disperato nucleo di amici insieme a De Niro e altri divi hollyvoodiani e già allora 30 anni fa Williams veniva descritto da Bob Woodward il giornalista che scrisse Tutti gli uomini del presidente, come una persona fragile dedita alla cocaina e alle droghe in generale, insicuro e depresso.
Da allora plagiato da quel libro, forse, ho sempre pensato a Williams in quel modo, un grande attore, istrionico e coinvolgente con una vita privata sicuramente complicata.
Torniamo al solito tema, l'attore alla fine è solo un interprete della commedia umana e la sua bravura, la sua comicità, la sua capacità di coinvolgere il pubblico non ha niente a che fare con la realtà della sua vita, perché la vita, parliamoci chiaro può assomigliare a tante cose ma difficilmente si avvicina anche solo per sbaglio a quella dell'insegnante dell'Attimo fuggente, o a quella drammatica dello psicologo Sean McGuire,
in Genio ribelle, perché i film anche quelli a lieto fine durano solo un paio d'ore ma la depressione, e le proprie contraddizioni ti accompagnano spesso tutta la vita.

domenica 10 agosto 2014

Il silenzio della bassa a 0,99 centesimi in ebook


Saldi di ferragosto.

Il mio ultimo romanzo, forse il più amato, proprio perché l'ultimo, è in vendita su Feltrinelli online a 0,99 centesimi, accorrete gente, se non altro per curiosità, aggiungetelo ai vostri Ken Follet, Camilleri,  Erri De Luca, pesa solo pochi file e magari troverete un paio di giorni nella vostra vacanza per immergervi nelle atmosfere della bassa emiliana costa meno di un quotidiano.

sabato 9 agosto 2014

leftovers? Bocciato




L'unica scena divertente della quinta puntata di questo scherzo televisivo è la lapidazione di una delle donne vestite di bianco del gruppo di fanatici che si autodefinisce sopravvissuti colpevoli o giù di lì.
Questi simpatici buontemponi che potete vedere nell'immagine sopra vestono di bianco, fumano una sigaretta dietro l'altra( molto poco educativo oltretutto), non parlano e quando devono comunicare scrivono su bloc notes le loro minchiate.
La povera vittima di un gruppo di misteriosi assassini pensa bene di ricominciare a parlare per chiedere pietà.
Arrivato alla quinta puntata di questa schifezza americana inconprensibile, dico la quinta non la seconda, ho deciso che non è necessario vedere tutto in televisione e che non tutto ciò che arriva da oltre oceano deve per forza essere di buona qualità.
Qui come in Lost, che smisi di seguire per motivi analoghi, non si capisce niente, non si capisce dove sono andati a finire i poveretti che sono spariti nel nulla, non si capisce il misterioso guru di colore chi sia, si capisce ancora meno questa setta di antipaticissimi vestiti di bianco che fanno di tutto per farsi odiare dalla popolazione.
Nell'anteprima gli sceneggiatori avevano detto che più della trama avevano voluto sottolineare i personaggi, ma ve lo dice uno che per passione inventa storie, trama e personaggi vanno insieme.
Se i personaggi sono ben caratterizzati ma la trama è insensata, ti troverai con dei bei burattini che frullano in giro senza arrivare da nessuna parte, ed è ciò che accade qui con la differenza che anche i personaggi sono mediocri e inconsistenti.
L'unico personaggio che mi piace è il polizioto rude e sensibile, con la moglie che l'ha mollato insieme ai figli per seguire il suo delirio.
Basta ho parlato troppo di questa cosa.
Bocciato.
Se invece a voi è piaciuto, venite a dirmi perché.
Sono curioso.

venerdì 8 agosto 2014

Polizia Locale e Sicurezza Urbana



Si fa un gran parlare di sicurezza urbana nelle città italiane.
Da anni il tema della sicurezza, del degrado, della qualità della vita sono punti qualificanti di ogni campagna elettorale, insieme al lavoro per i giovani, la pensione e il defict pubblico.
Forse ora a causa della crisi economica la sicurezza urbana è passata in secondo piano, ma non per gli operatori delle diverse forze dell'ordine. La cosa che a me ormai fa sorridere è lo stupore del cittadino medio davanti alle unità cinofile delle diverse polizie locali e le domande di rito:
Anche i vigili hanno i cani?
Cosa ci fate con i cani?
Posso accarezzarli?
E amenità simili.
Oggi vorrei per l'ennesima volta sottolineare un fatto ormai conclamato:
Anche la Polizia Locale, in diverse città italiane utilizza quotidianamente unità cinofile:

Milano, Padova, Palermo, Vittorio Veneto, Bologna, Torino, solo per citarne alcuni, hanno costituito il loro nucleo cinofili, di solito specializzandosi per il controllo del territorio, altri anche per la ricerca di stupefacenti o di persone.

Se volete saperne di più questo è il link del mio sindacato il SULPM dove si descrivono le attività di queste unità e sotto l'articolo del Carlino Bologna dove si descrivono le ultime operazioni svolte nel capoluogo emiliano.



Non c'è cosa più mortificante per un professionista serio di non essere considerato dall'opinione pubblica, dai media e dalle stesse istituzioni, per questo motivo ogni tanto nel mio piccolo blog di periferia mi piace ricordare ai miei trecento lettori fissi (come gli spartani, ma spero più fortunati) che la Polizia Locale, ogni giorno è in strada, con le unità cinofile, con le pattuglie appiedate, con le auto per i rilievi degli incidenti, nei trattamenti sanitari obbligatori, nel controllo del territorio per prevenire i taccheggi, i furti, le rapine.
Noi ci siamo, non siamo invisibili, basta guardare i risultati, basta uscire dai luoghi comuni che ci identificano solo con la sanzione, la multa, la punizione.
Noi e i nostri cani siamo al servizio della comunità, sarebbe bello se qualcuno cominciasse ad accorgersene.

domenica 3 agosto 2014

Paulette




E dopo l'Erba di Grace ci troviamo di nuovo di fronte a un'attempata signora che per sopravvivere spaccia cannabis nella periferia parigina e il film francese ha dalla sua una maggiore attenzione alla realtà attuale che costringe etnie diverse e spesso agli antipodi a una forzata convivenza dove la parola d'ordine è sopravvivere. Paulette sembra tratto da una storia vera, ma  è in realtà un film grottesco a tratti e sicuramente divertente, dove la simpatica vecchietta che vedete nella locandina decide di spacciare hashish nella periferia parigina per potere mettere insieme i denari per la sua sopravvivenza, ha un genero poliziotto di colore, un delizioso nipotino di colore sui quali sfoga un razzismo rabbioso frutto di miseria e ignoranza.
Ma si intuisce fin dalle prime battute che il cinismo della protagonista è funzionale a fare emergere le contraddizioni del nostro sistema sociale, e la periferia di Parigi non è molto diversa dalla periferia bolognese, o di qualsiasi metropoli europea dove lo spaccio di sostanze stupefacenti è in mano ai nord africani foraggiati spesso da  etnie dell'est Europa.
Il film introduce molti argomenti attuali, sorvola sul tema del razzismo e dell'accettazione dello straniero, del diverso, lo fa con leggerezza e diverte senza angosciare.
Non ha la pretesa di educare ma come spesso avviene con il cinema francese ben fatto diverte e forse fa riflettere senza colpevolizzare o puntare il dito perché la convivenza è difficile anche quando ci si ama, figurarsi quando non ci si sopporta.
su Sky

giovedì 31 luglio 2014

Il silenzio della bassa ... nuova recensione di GIALLOECUCINA

Il silenzio della bassa. Un’indagine di Galeazzo Trebbi – Massimo Fagnoni

questo il link: GIALLOECUCINA
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Trama
Autunno 2011, dal villaggio Airone a pochi chilometri da Bologna, scompare Celeste Maccaferri, una ragazza di diciassette anni, famiglia piccolo borghese, in crisi economica ed esistenziale profonda. La sezione persone scomparse della Polizia di Stato inizia subito a investigare fra i compagni di scuola, nell’ambito familiare. Parallelamente una disinvolta conduttrice televisiva, Fiorella Benedetti, inizia una sua indagine ufficiosa entrando
prepotentemente nel ménage già sconvolto della famiglia di Celeste, ingaggiando un investigatore privato, Galeazzo Trebbi, costruendo con professionalità un caso con l’unico fine di alzare gli indici d’ascolto dell’emittente televisiva per la quale lavora, una rete privata legata alla curia bolognese. Viene rinvenuto il diario segreto di Celeste e seguendo le confessioni private della giovane inizia una caccia al tesoro fra sette sataniche di periferia, il parroco del villaggio, e infine un giovane nord africano che lavora a pochi chilometri dalla villetta Maccaferri. Solo Galeazzo Trebbi con il suo metodo di investigazione vecchio stile e la conoscenza dei luoghi e dei personaggi della città riuscirà a dare una svolta alle indagini.
Recensione a cura di Simonetta Spurio
Pur essendo pubblicato in una collana di Noir, il “Silenzio della bassa” non ha la pastosità angosciosa e la vischiosità cinica del Noir. Se proprio dovessi mettergli un’etichetta, cosa peraltro non obbligatoria e sempre arbitraria, lo definirei più un poliziesco. Si tratta di un’indagine che porta sulla scena molti personaggi e situazioni con una capacità notevole di penetrazione, sono infatti descritti in modo pulito, essenziale e rivelano un notevole spessore umano e psicologico. I protagonisti ed i personaggi secondari esordiscono e si muovono sulla scena senza pudore, come cita Fossati in apertura, ma anche senza il peso di un giudizio morale preconfezionato che piuttosto viene lasciato al lettore in base alla propria sensibilità e alle situazioni oggettive della vicenda. Non ho parlato  di “muoversi sulla scena” a caso, infatti per me il libro ha una notevole capacità di evocare immagini.
A giudicare dalla fatica che ho fatto ad abbandonare la lettura per le normali incombenze quotidiane, posso affermare che il libro ha anche un buon ritmo e una ben dosata carica di tensione. Non la tensione adrenalinica dell’azione e dei colpi di scena ad effetto, ma la capacità di far interagire vari livelli di narrazione, con i relativi protagonisti, in un intreccio serrato. Sulla vicenda non posso e non devo dire niente, se non che svolgendosi in un ambito “casalingo” svela aberrazioni che possono sembrare familiari  ma non per questo meno inquietanti.
Grazie per la bella lettura!

mercoledì 30 luglio 2014

those who kill



E' difficile inventare, specialmente in ambito poliziesco, nero, giallo.
Questa serie americana ad esempio è ancora una volta ispirata a quella europea del 2011, loro uccidono, serie danese che vidi a suo tempo e che mi piacque.
Ancora una volta la protagonista è una giovane donna attraente e disturbata e fanno tre, insieme a the bridge e profiling (francese), ultimamente la fiction utilizza questi personaggi femminili affascinanti, sensuali e disturbati, inoltre quasi sempre  positivi, che lottano per la giustizia e soprattutto la verità.
La protagonista di those who kill, ad esempio è una detective della polizia di Pittsburgh, che insieme a uno psichiatra disturbato a sua volta, svela terribili delitti e smaschera assassini seriali, ma nello stesso tempo  deve affrontare una terribile vicenda personale che si nasconde dietro la scomparsa del fratello.
Non c'è speranza, non c'è serenità, ma solo personaggi tormentati che lottano in un universo metropolitano popolato di mostri della porta accanto.
Diciamoci la verità, questi personaggi femminili sono belli, patinati, ma poco realistici, a me piacciono, ma io si sa non faccio testo.
A proposito su sky.

martedì 29 luglio 2014

band of brothers




Band of Brothers - Fratelli al fronte (Band of Brothers) è una miniserie televisiva statunitense in 10 puntate prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks con la partecipazione della rete HBO.

Ho visto stanotte la prima puntata, ed è vero forse che a noi maschietti di tutte le età piacciono i film di guerra, a me piace anche John Wayne, Tex Willer e Capitan America, e non sono del resto un pacifista per forza, credo che nonostante gli appelli del Santo Padre, la guerra sia un accadimento  ineluttabile e inevitabile, non lo dico io ma il fatto che nel mondo oggi ci siano forse più guerre che nel secolo precedente, e entrano meno nel nostro quotidiano forse perché vengono filtrate dalla televisione che tutta tritura e sminuzza anche l'orrore, del resto la guerra israeliani, palestinesi è lì bella concreta con il suo carico di odio atavico e morti in diretta, chiedetelo a loro cosa pensano della guerra.

La guerra di band of brothers è quella quasi nostalgica e color seppia del binomio Tom Hanks e Steven Spielberg, è la guerra vista con gli occhi dei paracadutisti americani  della compagnia Easy, dove potrete ammirare un nutrito numero di bravi caratteristi americani alle prese con la durezza di un conflitto all'apice dell'epicità, lo sbarco in Normandia con i suoi 6600 americani uccisi durante le operazioni e tutto ciò che seguì.

Ma l'operazione dei due  americani è vicina alle mie corde perché parla di nostalgia, di spirito di corpo, di coraggio e di tutte quelle qualità che fanno parte del patrimonio genetico  dell'uomo normale catapultato nel bel mezzo di un conflitto mondiale.

Credo alla fine sia questo l'elemento che mi conquista, la drammatica vicenda umana di tanti giovani accomunati da uno scopo, portare a termine un compito trovandovi nella sua realizzazione un motivo, uno qualsiasi, per giustificare i rischi, la sofferenza, la fatica e lo spirito di sacrificio.

Cosa rimane di quella generazione di uomini?
Credo rimanga solo il ricordo individuale e la fratellanza che li unì e li portò verso slanci di eroismo difficilmente comprensibili in questa nostra epoca di individualismo sfrenato.

lunedì 28 luglio 2014

concordia la nave che mette tutti d'accordo



Come avrete notato ho smesso di scrivere di politica o di sindacato mi annoia l'argomento e lo trovo frustrante, non sono uno di quegli italiani saggi, democratici e idealisti che dicono ai giovani bisogna partecipare per contare, io non voglio contare, al massimo mi capita di incappare in un notiziario sky o rai 3 quelli che per abitudine frequento, dove c'è un simpatico giornalista con giubbetto anti proiettile che rischia la pelle da Gaza per aggiornarci sulla conta dei morti e dei feriti.
Il telegiornale è il nostro mea culpa quotidiano dove scontiamo i nostri peccati mortali, nostri del genere umano intendo, e pace.
Fra tutte le notizie di questa estate autunnale, la più frequente di questi giorni e la più noiosa e a tratti insopportabile mi è risultata quella della  Concordia, e non commento, non mi aggiungerò al coro di chi non dimentica i morti o il comandante reo principale, o la magnifica organizzazione tecnica che ha funzionato come un orologio svizzero.
Mi limito solo a dire che secondo me si è parlato troppo di questo viaggio terminale, talmente tanto che ieri a Genova c'erano centinaia di italiani curiosi a fotografare, filmare, e bearsi dell'arrivo del cadavere della famosa nave e questa è l'Italia che canto nel mio ultimo romanzo, ma in modo troppo poco incisivo, l'Italia, che non legge, l'Italia che non pensa, l'italia che non ha pudore.

domenica 27 luglio 2014

the bridge seconda stagione



E' iniziata su fox crime la seconda stagione di The bridge remake di una serie scandinava che non ho mai visto.
Bravi i due protagonisti Diane Kruger e Demian Bichir,  questa fiction che si svolge sui confini Stati Uniti Messico ripropone con dovizia di particolari i temi tipici raccontati con passione dal grande Cormac McCarthy, la violenza insensata e gratuita che fa parte delle regole d'ingaggio nei rapporti di forza fra gruppi criminali del cartello messicano e forze dell'ordine, fra corruzione, spaccio di stupefacenti, prostituzione e le solite amenità che rendono questo mondo disgustoso.
Le donne anche nella seconda serie appaiono bellissime e tragiche vittime di uomini che non hanno nulla di umano, la vicenda si snocciola  intorno a un'indagine della Dea che vuole vendicare la morte di un loro agente, il nostro amico poliziotto messicano che ancora vuole vendicare la morte del figlio e la protagonista femminile, bella, disturbata e autistica.
Nel complesso il tutto funziona, ma soprattutto è l'atmosfera azzeccata in questa riproduzione di un inferno tanto terreno quanto senza speranza.
Vedremo come si evolve la trama.
su Sky.

mercoledì 23 luglio 2014

Pompei in 3d



Sky questa settimana offre un documentario in 3d su Pompei del quale ho potuto vedere l'anteprima di 20 minuti e un altro documentario di 45 minuti non in 3d.
Che dire, la meraviglia della tecnologia unita alla meraviglia di un luogo che ha ispirato letterati, musicisti, filosofi dalla fine del 700, da quando venne svelata.
Ci sono stato alcuni anni fa e per chi volesse andarci, dedicateci un'intera giornata e attrezzatevi perché dentro non c'è sicurezza di un luogo di ristoro, fate finta di essere Indiana Jones e procuratevi una guida ne vale la pena. Pompei è un'esperienza unica, intensa come un viaggio nel tempo ed è la dimostrazione di come un patrimonio dell'umanità nel nostro paese valga meno di un centrocampista mediocre, o di un qualsiasi losco affare dove sia possibile corrompere, rubare, speculare.
Pompei in 3d o non in 3d ha il vantaggio che non costringe ad affrontare cani randagi molto poco rassicuranti e non costa fatica e sudore, è un assaggio di cosa può offrire questo paese dal punto di vista storico e culturale e come  preferisca mandare tutto in malora.
Andateci prima che crolli definitivamente, ma prima leggetevi le informazioni sulla città scoprirete che poco prima della fine avevano raggiunto il benessere e una sorta di equilibrio oggi inimmaginabile.

martedì 22 luglio 2014

the leftovers



E' arrivata in Italia preceduta da alcune  puntate in lingua originale  The leftovers che sembra abbia fra i suoi autori, integrate se sbaglio, alcuni di Lost comunque sia una cosa accomuna le due fiction, per uno come me che per passione inventa storie.
Anche in questa vicenda tratta da un romanzo la sensazione è la solita, intensa la partenza, forti emozioni ma per andare dove? Dove mi condurrà la vicenda, dove sono spariti alcuni milioni di individui?
Inventare storie ai confini della realtà non è facile, uno dei pochi che ci riesce da sempre è il grande King, anche se non sempre mi ha incantato, perché superare certi confini è difficile senza cadere nel grottesco.
Vedremo cosa accadrà in questa nuova realizzazione televisiva, Lost non sono riuscito a seguirlo tutto perché a un certo punto mi chiedevo cosa avrebbero inventato gli sceneggiatori per costruire una nuova puntata e quando cominci a pensare in questo modo già sei fuori dal gioco.
Vedremo se in questo caso riuscirò a seguire le vicende di questa cittadina americana e dei diversi personaggi che ci vivono.
Alla prossima

lunedì 21 luglio 2014

Moon




Ieri ho visto su Sky, Moon, del quale potrete leggere le informazioni essenziali nel link relativo.
Il film è nel filone spazio, solitudine, rapporto uomo macchina, unico protagonista l'astronauta di turno che deve completare il suo ciclo lavorativo di tre anni sulla Luna per scopi energetici.
Molto bravo l'attore Sam Rockwell che domina la scena, la trama non è originale ma come al solito mi intriga, forse perché al di là del tema uomo, clone, allucinazione, innesti di memoria, ciò che mi colpisce sempre in questi film è la sconfinata possibilità del cervello umano, peraltro utlizzato solo in minima parte, di creare mondi, cancellare dati, convincersi di cose che non esistono, di dati non confermati, di vite mai vissute.
Emozionante la scoperta del protagonista relativamente alla sua vera storia, il rapporto con la moglie solo sognato, immaginato, ricordato, la sconfinata sofferenza di chi si rende conto che la propria vita è stata solo un incommensurabile abbaglio.
Come dicevo il film ripropone temi già ampiamente utilizzati, ma la realtà esistenziale dell'uomo moderno è piena di storie analoghe e drammaticamente vere. Una delle cause di tante tragedie  familiari non è forse la presa di coscienza del proprio fallimento come essere umano, e della consapevolezza che la propria vita è spesso basata su una menzogna?

venerdì 18 luglio 2014

top of the lake



Ho sempre immaginato la Nuova Zelanda come una terra selvaggia e semideserta con tanti problemi ma non quelli della convivenza civile, anche perchè ho sempre associato la scarsità demografica con un alto livello di qualità esistenziale, penso all'Australia, ci sono stato più di vent'anni fa e al di là della natura davvero pericolosa in alcuni punti gli australiani mi sembrarono allora dei simpatici e pacifici occidentali con una propensione alla vita all'aria aperta e al culto del tempo libero.
Parlo di ventidue anni fa, e forse li guardavo con gli occhi dell'europeo, però quando penso a certi luoghi la mente si apre nel desiderio di fuga, spazi enormi incontaminati, poca gente, selezionata dalla difficoltà dell'accesso, sole, e clima eccezionale gran parte dell'anno, insomma luogo desiderabile per un'ipotesi di pensione.
Poi vedo le prime puntate di Top of the lake e la prospettiva cambia, la Nuova Zelanda, nella splendida fotografia di questa breve fiction, regia e sceneggiatura della famosa neozelandese Jane Campion (lezioni di piano), è contaminata da uomini simili a selvaggi che si picchiano, stuprano ragazzine, si ubriacano e nascondono segreti indicibili.
C'è una comunità di donne perdute che vive nei pressi del lago guidate da una donna guru poco equilibrata.
E' una fiction decisamente al femminile, non ho ancora capito la conclusione che vedrò questa sera, ma mi piace, mi piace l'atmosfera, i dialoghi, la protagonista una poliziotta in crisi, e soprattutto il respiro della storia ambientata in un paradiso terrestre, la trama è poco chiara, ma non sempre deve convincere, soprattutto se sullo sfondo domina un posto come la Nuova Zelanda.

giovedì 17 luglio 2014

Ai confini della realtà






Una volta la televisione era anche questa serie storica che ho molto amato:
Ai confini della realtà.

Comparve in televisione quando nacqui io, e in una delle sue riedizioni riempì molta dalla mia fantasia di bambino perché cosa c'è di più affascinante della fantasia, del fantastico, dell'improbabile?
Ai confini della realtà molte cose si sitemavano seguendo sentieri impercorribili nella vita reale e considerate che nacque in un periodo nel quale la realtà era prepotentemente di moda, anni cinquanta, guerra fredda, il mondo si rialzava dal conflitto mondiale e c'era poco da stare allegri.
Io ricordo un'immagine che non ho rivisto, una strada buia e un bambino arrampicato su un lampione, era una delle probabili sigle di apertura, mi ricordo che amai la prima serie quella in bianco e nero, e dentro ci sono passati in tanti attori, che sarebbero diventati poi mostri sacri del cinema americano.
Avevo ricominciato a vederla sui canali sky ma qualche nostalgico Rai ha deciso di proporla dopo Blob che spesso è ai confini della realtà, a proposito auguri a Blob con i suoi 25 anni la trasmissione che non ho mai smesso di seguire, saltando magari alcune puntate più noiose, rimane il meglio del puzzle televisivo.
Tornando a bomba, ai confini della realtà aveva diversi intenti, divertire senza alienare, fare riflettere senza appesantire, proponeva temi morali interessanti, risolveva tragedie con la fantasia, faceva paura senza terrorizzare, era un altro periodo, adesso fa sbadigliare spesso, a volte sorridere, difficilmente mi diverte, rimane un pezzettino di un mondo che non c'è più.
Rimane la nostalgia di come eravamo, di come ci divertivamo, del mio essere bambino, fra tv in bianco e nero e poco più di niente.

mercoledì 16 luglio 2014

Coldplay Ghost Stories



Ho visto su sky arte il concerto che i Coldplay hanno suonato per una piccola folla di loro fans, in occasione dell'uscita dell'ultimo album.
Cerco di capire chi sono, vado a leggere cose di loro in rete, cerco di capire perché sono il gruppo musicale che meglio incarna ciò che per me da alcuni anni è l'ascolto musicale.
Io sono cresciuto come molti nell'era del consumo musicale, dove tutto andava bene doveva solo passare dallo stomaco e scaldare la pancia, un onnivoro, con grande predilezione per la canzone d'autore italiana, prima politica, poi ancora d'autore. Non sono un intellettuale, non amo la lirica, mi avvicino pochissimo alla classica, ascolto blues e jazz per caso, e infine da quando scrivo spesso ascolto musica d'ambiente che favorisce il processo creativo, o almeno non mi distrae, è buona negli stati naturalmente allucinati del mio essere.
Ma i Coldplay sono davvero magici per me, non so da dove entrano, non so come ci riescono, e non mi frega nulla se sono un prodotto commerciale, se copiano, se sono poco originali, mi accompagnano nel giorno luminoso, rendono meno cupe le giornate di pioggia e per me non sono quattro musicisti, dei quali ricordo a malapena il nome, ma solo la loro musica.
Questa è la migliore fruizione dell'arte, gustarsi il prodotto senza curarsi del creatore.

lunedì 14 luglio 2014

la follia dei coupon



Un collega mi racconta di come le sue prossime vacanze saranno splendide e risparmiose grazie a un intelligente utilizzo di coupon di quelli che in Italia trovi nei siti specializzati che ti permettono di avere sconti su tutto dal dentista, all'imbianchino, all'agriturismo, ai bagni termali etc etc.
Il collega è uno pratico, uno che sa come non farsi fregare dal consumismo.

Il consumismo ... tutti ne siamo affetti, io compreso, però gli americani sono spettacolari, c'è questa trasmissione Pazzi per la spesa su Real Time, uno dei canali che solitamente evito perché pieno di tutto ciò che per me è più difficile da guardare, non so i vestiti da sposa, le malattie terribili, la lotta degli obesi contro il loro problema e cose così.

Mi capita di guardare un pezzo di Pazzi per la spesa, la storia è più o meno così, famiglie di americani che accumulando migliaia di coupon di sconti riescono ad acquistare merce nei grandi mercati pagandola pochissimo.
Acquistano roba che poi non riescono a consumare, perché è troppa, perché non ne avevano davvero bisogno e quindi l' accumulano come formiche impazzite, non certo cicale felici.
Il loro godimento tutto intellettuale è fregare la cassa, esibendo migliaia di coupon, credo ci sia anche una gara fra questi nevrotici del risparmio, a chi riesce a comprare di più spendendo di meno, in meno tempo.
Accumulatori seriali, famiglie impegnate tutte sul fronte del coupon, uno di questi ha anche inventato un robot per schedare i coupon, per dividerli e poi raccoglierli.

La trasmissione è vera? Sembra di sì, sembra che esista questa pratica negli States.
Gli americani sono solo la massima espressione delle contraddizioni umane, consumano troppo, ingrassano troppo, bevono da enormi bottiglie di bevande gassate, si ammazzano nelle scuole con le armi che neanche Obama è riuscito a regolamentare, riempiono case di oggetti diventando accumulatori di spesa ma anche di cianfrusaglie, hanno il maggior numero di serial killer e continuano ad essere un prodotto da importare.

L'America il paese della libertà, massima espressione della nostra folle corsa verso un unico ripido dirupo dove non esiste più la coscienza ma solo un'isterica giostra di consumismo sfrenato e nevrosi collettiva, non è spettacolare?

mercoledì 9 luglio 2014

Ubuntu



Una delle ragazze di casa mi regala il suo vecchio pc, perché in realtà le abbiamo comprato un nuovo portatile in previsione dell'imminente iscrizione universitaria.
Lo accendo, mi trovo di fronte windows 7 e non riesco ad aprire la posta, il computer è pieno di file e applicazioni che non riesco a eliminare, robaccia arrivata dalla rete, spam pubblicitario, una sorta di tumore informatico che non mi permette di fare nulla in rete.
Rifletto sulla possibile decisione di portare il computer, che ha solo qualche anno, all'oasi ecologica e comprarne un altro e poi parlo con un collega e lui mi confida che esiste un sistema Linux con un nome Ubuntu che in lingua bantu significa benevolenza verso il prossimo.
Vado in rete a fatica e leggo le istruzioni,  scarico il programma di installazione qui, prima mi faccio un tour per capire il funzionamento, scarico il necessario, creo un dvd di installazione, setto il bios del mio pc e oplà mi ritrovo in un mondo nuovo, dove non esistono i virus e neanche gli antivirus, dove posso fare ciò mi piace fare con il pc, scrivere narrativa, ascoltare musica, curare il mio blog, invitare gente su facebook alle mie presentazioni, insomma le cose che facevo prima ma più velocemente senza inquinamenti, senza invasioni di campo, senza rallentamenti ... senza costi. Una filosofia di vita, un principio di ecologia della mente, e tu cosa aspetti ad abbandonare Windows e il mare di liquame che ogni giorno ti arriva dalla rete rendendoti schiavo di un sistema che ha solo costi e nessun beneficio?

sabato 5 luglio 2014

il silenzio della bassa recensione di Sara Rania




Massimo Fagnoni


Il silenzio della bassa

ebook

big: pp. 445

Fratelli Frilli Editori

L’ultima indagine di Galeazzo Trebbi, imperfetto ed affascinante investigatore nato dalla penna di Massimo Fagnoni comincia male e potrebbe anche finire peggio. Uno strano alone di ospedale ci lascia intuire immediatamente un avvenimento tragioco mentre il corso degli eventi esce dal consueto letto tranquillo e ci ricorda che la realtà spesso non si limita a superare la fantasia, ma riesce anche ad alimentarla con una costante e vivace fonte di accadimenti. Ne “Il silenzio della bassa” si cammina in terra incognita, cercando di far combaciare strane coincidenze, piste troppo prevedibili per esser vere e elementi che galleggiano nel quotidiano svuotato di senso della contemporaneità mediatica.

E la guida per districarsi nei meandri umidi della bassa è ancora lui: Galeazzo, ex-sbirro passato al privato. Uno di quei segugi vecchio stampo, fiuto fino, nessun cedimento al glamour dei novelli rampanti e metodi all’antica.

Con il sedere ben piantato sul suo maggiolone, e un’ottima dose di amarezza, nutrita dalle sue disgrazie personali (la moglie precocemente scomparsa, la figlia fragile e ridotta in stato irreversibile e una vendetta ancora da compiersi) sonda la bassa emiliana riuscendo ad interrogarne la “fauna”. Alle prese con la scomparsa di Celeste Maccaferri, diciasettenne apparentemente senza storia, darà un bel filo da torcere alla supersquadra di esperti messa in piedi per operare su casi di scomparsa di minori e si servirà delle solite armi affinate a sun di intuito, conoscenze, esperienza sul terreno e posteggi per gettareuna luce completamente nuova sull’accaduto. Perché se nulla è ciò che sembra, lo schermo per riuscire a leggere il corso degli eventi sarà in questo caso molto più deformato del previsto.
Trebbi era un poliziotto, uno di quelli bravi, aveva un intuito che nessuno gli stava dietro, altro che intercettazioni, dna e stronzate del genere, lui annusava i cadaveri, stringeva le mani dei superstiti, e sentiva la paura dei peccatori, perché chi meglio di un peccatore in fieri può intuire quelli veri, quelli che hanno fatto il salto nel vuoto? Quella sera lui vede la preda, come un gatto che incantona il ratto, uno di quelli piccoli però. Il topo è all’angolo e il gatto dondolando la testa divertito lo sbatte con una zampa da un lato all’altro dell’angolo, non decidendosi a concludere quel gioco.


Il topo in questione è una giovane tossica, magra come una lucertola, con occhiaie profonde e una bocca senza più nessuna possibilità di sorriso.

http://unlibrointasca.wordpress.com/2014/07/04/il-silenzio-della-bassa-di-massimo-fagnoni/

giovedì 3 luglio 2014

Il silenzio della bassa, nuova recensione





RECENSIONE DI MENTELOCALE.IT


Una misteriosa scomparsa nel Bolognese. Una famiglia borghese tra i morsi della crisi. E un parroco costretto a fare i conti con la sua solitudine. Un noir senza sbavature

Giovedi 3 luglio 2014



Autunno 2011 recita la scheda di presentazione, dal villaggio Airone (ridente agglomerato di villette tutte uguali a due passi da Bentivoglio, dico io) a pochi chilometri da Bologna, scompare Celeste Maccaferri.
Tutto parte di là, ne Il silenzio della bassa di Massimo Fagnoni (Frilli, 249 pp., 9,90 Eur)! Da una ragazza di diciassette anni, figlia di una famiglia borghese in crisi economica legata ai tempi, che da giorni non dà più notizia di sé. L’unica e ultima sua traccia, un coniglio spelacchiato di peluche chiuso in un sacchetto di plastica, abbandonato sotto la pioggia, viene ritrovato poco lontano da casa sua, vicino all’Hospice, il modernissimo e tecnologico centro che accoglie i malati terminali. E proprio uno di loro testimonierà di averla vista salire su un’auto…
Tutta la corposa squadra della «sezione persone scomparse» della polizia, al comando del commissario Guerra, comincia a indagare, ma in contemporanea si scatena un’impietosa, orgiastica invasione dei media.
Fiorella Benedetti, conduttrice televisiva della rete privata della curia bolognese, TV Emilia Futura, carrierista e arrampicatrice si insinua a forza nella famiglia di Celeste Maccaferri (padre, madre e sorella minore) e sguinzaglia un investigatore privato, Fabio Trebbi, un ex poliziotto in crisi esistenziale.
Viene fuori un diario privato della ragazza, si crede di rimestare nel torbido, si sospetta la commistione di sette sataniche, di un coinvolgimento del parroco, di un giovane tunisino… Ma la strada da seguire è diversa e si rivelerà molto, troppo pericolosa per protagonisti e comprimari.
Permeato da un’atmosfera di diffusa incertezza e di inquietudine, niente fila davvero nella vita di ciascuno dei personaggi e nessuno è bravo, buono o completamente a suo agio: questa storia funziona e incuriosisce anche se lascia un po’ la bocca amara. Ma tant’è, non si vive in tempi felici e bisogna accontentarsi.
Ben calibrati, credibili e senza sbavature i personaggi. Alcuni persino troppo educati come il prete bello, fragile ma forte nella sua solitudine e la povera nonna che ne ha viste e riesce a riconoscere troppe cose tristi e dure.



Patrizia Debicke van der Noot

martedì 1 luglio 2014

Il silenzio della bassa al Costarena di Bologna




         




Rubo questa bella immagine della bassa scattata da una lettrice amica del club tutto al femminile Falling Book  per dirvi che l'8 luglio alle 21 termino ufficialmente le presentazioni estive del Silenzio della Bassa, che riprenderanno in ottobre a Bologna in diversi luoghi più o meno stabiliti e anche a San Pietro in Casale.

La presentazione dell'8 luglio 2014 avverrà al COSTARENA in via Azzogardino 48 luogo storico della cultura bolognese a due passi dalla Cineteca e a cinque minuti dal centro cittadino.
Negli intenti degli organizzatori la cosa dovrebbe avvenire in questo modo:

Racconti - Biblioteca del CostArena

                                                         Presentazione del Romanzo
IL SILENZIO DELLA BASSA
Racconta l'autore Massimo Fagnoni
con gli attori TenTeatro
PRECEDE DEGUSTAZIONE DELLA "BASSA"
   Il CostArena è un giardino delle arti, dello spettacolo e della cultura, sito in Via Azzo Gardino 48 all’interno del Centro Sociale Ricreativo Culturale Giorgio Costa.

Uno spazio di programmazione culturale dove le persone s’incontrano, entro il perimetro d’una vecchia channels3 backgroundpista da ballo circolare, per assistere a momenti di varia cultura e varia umanità con la possibilità di bere o mangiare, creando piacevoli sintesi conviviali.

Che altro dire vi aspetto e poi tutti in vacanza.