giovedì 25 agosto 2016

the giver il mondo di Jonas




Tratto da un romanzo di fantascienza del 1993, il film appartiene alla classe dei romanzi distopici:

per distopia (o antiutopia, pseudo-utopia, utopia negativa o cacotopia) s’intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine, da pronunciarsi “distopìa”, è stato coniato come opposto di utopia ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici.

A me viene in mente La città e le stelle di Clarke del 1956, per esempio.

La differenza fra questo filone (3 romanzi) e altri del genere, è l'idea di base, la costruzione di un mondo residuale, in bianco e nero, dove le emozioni non ci sono, o sono ridotte al minimo.
Niente dolore, né malattie, né odio, né amore, né morte, etc etc.

L'uomo è sopravvissuto a se stesso in questa storia e ha imparato la filosofia dell'anafettività generalizzata.

Due mostri sacri a tenere in piedi il film, Jeff Bridges e Meryl Streep e uno stuolo di giovanissimi attori.
Ultima considerazione.
Fra il nostro modello sociale che definirei nuovo medioevo e quel modello cinematografico per daltonici dell'anima, quasi quasi faccio un abbonamento al secondo, davanti all'orrore quotidiano, terremoto compreso, diventa logorante aspettare sempre il peggio.

sabato 20 agosto 2016

Memorie di Adriano ... Albertazzi



Memorie di Adriano è una lettura obbligatoria per chi come me ha amato la storia e soprattutto la suggestione che una grande scrittrice può ricreare nella ricostruzione del pensiero e della vita di un  imperatore.
Albertazzi, scomparso quest'anno, è un attore che ha reso grande il nostro teatro, la sua interpretazione di alcuni brani di memorie di Adriano è uno dei tasselli che mi porto dietro per imparare a invecchiare o come recita l'attore per cominciare a simpatizzare con l'idea della morte.
Questa interpretazione racconta la riflessione di un grande vecchio a fine corsa, racconta l'amore e lo ripropone nel rapporto con Antino, dimostrazione di come al di là di ogni dubbio o illazione, l'amore sia unico, totale, immortale, al di sopra di differenze e diversità.
Alla fine cosa rimane della nostra vita? I libri immortali, le grandi interpretazioni, la filosofia che ci insegna a vivere, invecchiare, morire,  il vino che non ubriaca ma scalda lo stomaco, l'amore che fa tremare e sussultare, l'immaginazione che ci permette di distrarci dalla quotidianità.
Tutti aspetti, se ci pensate bene, che difficilmente troverete nel vostro cellulare, o in facebook, simulacri maldestri, imitazioni virtuali delle nostre emozioni.
Guardatevi Albertazzi, un'oretta di pura arte, su sky, o su you tube.
Fermatevi con Adriano a riflettere sulla vita, quella vera, quella che non concede scampo.

venerdì 19 agosto 2016

tutta colpa di Freud



Ieri sera ho guardato Tutta colpa di Freud un altro film di Genovese.
Leggero, meno drammatico di Perfetti sconosciuti e imperniato sul rapporto fra tre figlie grandi e un padre psicanalista.
Il cast è composto in parte dagli attori prediletti da Genovese, Marco Giallini e Anna Foglietta, splendidi protagonisti in Perfetti sconosciuti.
Il cast di Genovese è spesso composto da noti attori del panorama romano che alla fine troviamo in tutte le situazioni dalle fiction (Distretto di Polizia) al cinema, ma al di là di considerazioni squisitamente maligne sul fatto che nel nostro cinema lavorano sempre i soliti noti e chissà perché, il cinema di Genovese mi convince anche in questa pellicola, in maniera decisamente minore rispetto all'altro film citato ma comunque diverte e distrae dai crucci quotidiani.
Ultima riflessione.
Il rapporto padre figlie.
Quanto è difficile essere genitore oggi?
O forse lo è sempre stato.
Chissà.
Ricordo la mia adolescenza, il primo lavoro a 19 anni, l'esigenza prepotente di autonomia, il coraggio di uscire nel mondo e rimboccarmi le maniche, ricordo che i miei c'erano, non ricchi, ma presenti come potevano e che mai mi hanno impedito di fare scelte sostanziali che mi hanno condotto fino ad oggi, un presente nel quale mi riconosco con una storia e un senso nel mio stare al mondo.
Sono cresciuto credendo che ci fossero regole e persone da rispettare.
Merito loro?
Chissà.
Forse sì perché l'unico ruolo del quale non sono soddisfatto è quello di genitore, mi manca quell'autorevolezza educativa, e la forza della determinazione. Forse speravo, come il protagonista del film, che bastasse l'amore a formare il carattere dei figli.
Mi sbagliavo

giovedì 18 agosto 2016

perfetti sconosciuti



Vincitore del David di Donatello 2016.
Sicuramente Genovese è persona intelligente.
Unico suo film precedente degno di menzione a mio avviso, rimane incantesimo napoletano.
Genovese si inserisce come regista in un desolante panorama italiano rilanciando o almeno provandoci, una commedia sfilacciata e appiattita da anni di cine panettoni e porcate simili.
I suoi rimangono prodotti commerciali, ma intelligenti, dignitosi.
Perfetti sconosciuti a mio avviso rappresenta un salto di qualità.
Genovese indaga su alcuni aspetti del nostro attuale vivere e chi mi conosce, chi conosce i miei scritti, sa quanto io sia sensibile all'argomento.
Nel mio ultimo libro di racconti scrivo del rapporto attuale fra uomo e cellulare, uomo e rete, uomo e comunicazione virtuale.
Lui fa un lavoro decisamente intelligente, da bravo imprenditore della creatività per immagini.
Racconta una storia tanto surreale quanto possibile partendo da un gioco, quello della verità, che viene anche citato nel film.
Nella realtà non credo sia possibile un gioco del genere.
Il cellulare è diventato davvero per tutti la scatola nera, l'armadio delle nostre miserie quotidiane, rifugio di sogni erotici di serie b, di ricette culinarie e di vita, di immagini e video spesso di scadente qualità e in una parola il nostro diario quotidiano, testimone della nostra sconfitta rispetto alla solitudine degli affetti, all'incapacità comunicativa, alla povertà morale.
Genovese non tralascia nulla, con sapiente regia crea l'attesa e colpisce duro, dove fa male.
Unica pecca la sottolineatura sulla diversità, mi pare appena ipocrita, come al solito tesa a catturare facili consensi, ma nel complesso grande commedia, grande interpretazione di tutti da Mastandrea a Giallini, dalla Foglietta alla Smutniak.
Da non perdere e da non emulare come gioco, perché come dice uno dei protagonisti, siamo troppo frangibili per farlo.

mercoledì 17 agosto 2016

a Napoli non piove mai



C'era Edoardo, la commedia napoletana, Totò e soprattutto Troisi. Dopo la sua morte non ho più trovato un giovane comico napoletano in grado di avvicinarsi minimamente alla sua originalità e grandezza.
Questa commedia è leggera, etera, surreale come pranzo di ferragosto anzi di più, e onesta, gioca con Napoli, ne mostra alcuni angoli immutati nella loro ineguagliabile bellezza, racconta una favola moderna con protagonisti improbabili ma seducenti nella loro ingenuità.
La ragazza del nord che sviene davanti alle opere d'arte, il trentottenne  napoletano sfaccendato e sornione, il depresso a causa di un amore finito. Si incrociano i personaggi, sullo sfondo Napoli e qualche noto caratterista rendono il racconto piacevole come una sfogliatella pomeridiana.
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