sabato 9 maggio 2015

Malika Ayane ... senza fare sul serio



C'è chi aspetta un miracolo e chi invece l'amor ...

Mi rendo conto che non parlo tanto di cantanti donne italiane, e mi accorgo che Malika Ayane mi piace, non sempre ma quando accade mi piace molto, come in questa Senza fare sul serio che entra nel mio pomeriggio di un sabato di maggio e già come Figlio di un re di Cremonini, con poche battute descrive varia umanità, e la nostra vita oggi non è che questo, una carrellata continua,  colorata, dove c'è posto per tutti, eroi, insonni, disperati, mostri, tutti insieme a cercare il pulsante della sveglia, a infilarsi in una doccia per lavarsi da brutti sogni e sensi di colpa.
Il tempo entra in questa canzone che già come Il cielo è sempre più blu, gioca sul ritmo e utilizza bene le immagini della cantante in movimenti stereotipati e meccanici e  il video, essenziale,  colori attenuati, arriva, penetra lo schermo e rimane a farmi compagnia.
Brava Malika, cantante italiana, nuova generazione di autrice e interprete, figlia di due mondi diversi, e anche per questo prova vivente di come bellezza e armonia possano nascere dall'incontro di persone appartenenti a paesi tanto vicini geograficamente quanto lontani culturalmente.

martedì 5 maggio 2015

masterchef ... in questo mondo di cuochi






Nell'immagine sopra rubata dalla rete solo alcune delle trasmissioni di punta del palinsesto televisivo dedicato alla cucina, non ci credete? Fate attenzione ai titoli:
Masterchef Italia, Australia, Canada, Stati Uniti, Spagna.
Cucine da incubo America, Italia.
Il boss delle torte che perdonate l'associazione, ma sembra davvero un boss italo americano.
Cortesie per gli ospiti.
Antonella Clerici con La prova del cuoco (Rai1), Benedetta Parodi con I menù di Benedetta (La7), Tessa Gelisio con Cotto e mangiato (Italia 1), Alessandro Borghese con Cucina con Ale (Real Time) e Gianfranco Vissani con Ti ci porto io. . . In cucina con Vissani (La7) insegnano ai telespettatori, passo passo, come preparare pietanze di ogni tipo in poco tempo. 

Potrei proseguire fino in fondo alla pagina e sicuramente dimenticherei qualcuno.
e adesso è iniziato anche l'expo che guarda caso parla di cibo, poi c'è  il Papa che parla di una buona occasione per affrontare il problema della globalizzazione, c'è  Renzi che parla di grande occasione per l'italia, ma mi dicono che alla fine l'Expo sembra destinato a un grande pubblico di gente disposta a pagare 2 euro e mezzo per una bottiglietta di minerale con tutte le proporzioni che seguono.

Perché si parla tanto di cucina? Perché ha  successo.
Ma perché ha tanto successo?
E' una domanda che mi sto ponendo come fruitore del mezzo televisivo  che tanto spazio dà alle ricette e agli chef  i quali  come grandi star dominano la scena,  mentre la cultura è davvero  residuale negli interessi dei telespettatori.

Poi ieri mi è capitato questo video interpretato da Natalino Balasso al cibo e ai ristoranti e mi è venuto in mente un film apocalittico, 2023 i sopravvissuti, che vi consiglio, dove l'unico cibo rimasto era composto da tavolette proteiche in un futuro davvero pessimistico, e sapete cosa? Non siamo molto lontani da un punto di non ritorno, stiamo incollati e sedotti davanti allo schermo ad ammirare ricette che non sapremo mai cucinare, con cibi che contengono sostanze micidiali e rimaniamo incantati dalla magia.
Siamo ipnotizzati da un bel gioco di prestigio e ci dimentichiamo dell'altra parte del mondo quella che nemmeno può scegliere se avvelenarsi o digiunare ... buon appetito




venerdì 1 maggio 2015

Il silenzio della bassa a 2 euro e 99 su Amazon




Il 4 maggio 2015 va in stampa Vuoti a perdere, il mio ottavo romanzo, continua la serie dedicata al maresciallo Greco esattamente il terzo dopo Belva di città e Cielo d'agosto, edito da Eclissi di Milano.
E' una fortunata coincidenza che proprio pochi giorni prima di questa uscita Amazon abbia deciso di ribassare per la seconda volta, cosa più unica che rara, il prezzo del mio ultimo romanzo, Il silenzio della bassa in formato Kindle, a 2 euro e 99.

Il silenzio della bassa è il coronamento di un percorso editoriale iniziato cinque anni fa con Bologna all'inferno che a dispetto delle grandi case editrici, dei grandi distributori, della crisi del settore, mi sta dando grandi soddisfazioni.

I risultati di vendite del 2014 sono davvero entusiasmanti per un piccolo scrittore provinciale come me, e sapete cosa? La mia non è una dichiarazione di umiltà, mi piace la mia dimensione provinciale, mi è congeniale, mi sento bene qui nella bassa immerso in un'atmosfera che in questi anni è stata il carburante della mia creatività narrativa, insieme ad altri ingredienti.

Devo anche ammettere che grazie agli ebook il mio romanzo è entrato nelle case o perlomeno nei Kindle, kobo, tablet e computer di migliaia di persone, un'operazione impensabile da proporre anche con centinaia di presentazioni e quindi non posso che ammettere quanto il progresso e la tecnologia servano, e a me in questa particolare vicenda mi abbiano permesso di diffondere il mio stile narrativo.

Ma devo ringraziare ancora una volta Frilli, Casa editrice genovese coraggiosa e generosa che ha creduto in me, spero che questo sia solo l'inizio di un piccolo successo emiliano e ligure, razze toste le nostre altroché.


giovedì 30 aprile 2015

Squadra mobile




La cosa più bella di questa ennesima fiction marchio Tao due, è sicuramente la sigla iniziale, dove appare Roma nella sua luce migliore, immagini in movimento, a volte sfuocate ad arte, della città eterna.
Il resto è da buttare, tranne l'immortale Tirabassi, ma non si può appoggiare un intera fiction sulle spalle robuste ma non miracolose dell'ottimo attore.
Ci sono altri caretteristi noti e bravi, e c'è il solito gruppo di attori che definisco in maniera approssimativa del nucleo romano di attori storici di qualsiasi cosa si muova intorno a Cinecittà, perché nella mia esperienza di spettatore vedo sempre gli stessi attori da Boris a Distretto, orbitare sui set, sarà un caso? O semplicemente il fatto che l'ambiente è decisemente off limits per chiunque non sia conosciuto e riconosciuto? Chissà.
Ma vediamo velocemente i personaggi, c'è il vecchio sovrintendente alcolista buono ma in crisi, interpretato dal bravo Antonio Catania, c'è la giovane poliziotta che si occupa di stalking, il poliziotto bello e cattivo corrotto e criminale, il giovane agente figlio di un veterano imbranato ma che si farà, insomma una squadretta banale, talmente sottolineata da sembrare più fittizia del necessario e l'unica cosa realistica è l'età di alcuni agenti, avanzata, come l'età di molti poliziotti ancora costretti a correre dietro ai cattivi.
Ma la cosa che manca soprattutto, al di là evidenti lacune interpretative, è il ritmo, manca completamente, come un concerto dove manchi il direttore, non c'è armonia, non c'è pathos, prendete l'ultimo telefilm americano poliziesco, il più scarso e mettetelo di fianco a questo prodotto, in mezzo il mare come canta Jovanotti, l'universo, come scrivo io, e mi chiedo il perché, problema di soldi? Problema di povertà di idee?
Non lo so, ditemi voi.
Mi sorge il dubbio che anche nella fiction televisiva qualcuno tiri al ribasso, tanto il pubblico italiano, quello che non guarda sky, alla fine assimila qualsiasi cosa, la qualità? Un accessorio non indispensabile.

martedì 28 aprile 2015

Divergent



Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Divergent è un film del 20144 diretto da Neil Burger con protagonisti Shailene Woodley e Theo James, ambientato in un futuro distopico post-apocalittico.
La pellicola è la trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo del 2011, scritto da Veronica Roth, primo di una trilogia.

Fin qui le notizie.
Non capisco, quando ero un pischello e divoravo fantascienza mi piaceva perché mi stupiva, e lo stesso La città e le stelle o City avevano una capacità di stupire, di meravigliare, di incantare, per non parlare di Dune e potrei citarne tanti.
Poi arrivano ai primi posti in classifica questi due prodotti simili, affini:
Hunger games e questo Divergent.
La protagonista è simile, la seconda sembra una copia meno bella e incisiva della prima, stesso fisico atletico e un piglio meno convincente, ma simili, belle eroine diverse e coraggiose in un mondo omologato e tirannico e che palle ...
Ormai il grande pubblico ingerisce di tutto, questi eroi divergenti e unici in un mondo dove non c'è spazio per l'unicità, forse questi film hanno successo proprio perché vengono distribuiti in un mondo non totalitario ma definitivamente massificato nel quale davvero non ci sono più eroi, ma solo tanti spettatori intossicati dalla pochezza di idee, da una  totale abulia culturale.
 

domenica 26 aprile 2015

solitario bolognese ... metti una sera a cena



Il 16 maggio 2015 parteciperò a una serata davvero speciale, l' Associazione Culturale Res Aulica mi ha invitato, insieme ad altri due scrittori che dovreste leggere sopra, a una serata letteraria e culinaria, ospite a cena di persone che ancora si dilettano a leggere libri e promuoverli.
A volte penso che la cultura, in questo nostro strano mondo a rovescio, stia tornando ad essere possibilità di pochi, ma non è più come un tempo un fattore economico, più sociale direi, come se leggere narrativa, divulgarla, parlarne, trascorrerci una serata piacevole, stia diventando una cosa secondaria, superflua, vecchia, poco interessante, nell'epoca di Amazon dove un libro o un e-book è soprattutto merce da vendere, sono onorato di essere stato invitato da un' Associazione Culturale, persone che nel loro tempo libero investono tempo e denaro per parlare di libri e di narrativa.
Mi sento sempre più spesso parte di un microcosmo di visionari, appassionati di storie visive e scritte, raccontate e cantate, dove lo spazio predominante invece è quello della spettacolarizzazione dell'orrore mondiale, della crisi economica, della depressione sociale.
Ma sono sempre più convinto che la crisi si combatta con un'invenzione della fantasia e con quella alla fine del secondo grande conflitto mondiale, grandi registi italiani inventarono il neorealismo e non sarà un caso che oggi il nostro cinema in piena decadenza proponga soprattutto robaccia da quattro soldi.
Torno a parlare dei miei racconti, il mio primo libro di racconti Solitario bolognese edito dalla Giraldi piccola e grintosa Casa Editrice bolognese, e per chi ama i racconti vi anticipo che all'inizio del 2016 tornerò in libreria con una seconda raccolta,  questa volta solo racconti brevi .
I racconti sono per me una dimensione parallela e sperimentale, all'interno di un racconto di poche pagine posso inseguire emozioni intense e brevissime come quelle provocate da un brano musicale, posso solo accennare mondi e personaggi lasciando al lettore l'ultima parola, posso trovare spunto per futuri romanzi e allontanarmi una volta tanto dal nero, per cercare qualcosa di più quotidiano e alla fine  più affine alla mia realtà.
Il racconto è un gioco, un esercizio di stile, e quando funziona, quando colpisce il lettore è un piccolo intenso piacere, come una cioccolata calda con panna alla Torinese e gli amici bolognesi capiranno.

martedì 21 aprile 2015

Bianca vertigo




"Dicono che ci sono tre distanze che le persone assumono tra loro e gli altri: La zona pubblica, cioè  dai trecentosessanta centimetri in poi, la zona sociale (dal metro circa ai tre metri), la distanza a cui ci teniamo dagli estranei, la zona personale, tra i cinquanta centimetri circa e il metro ( la distanza che teniamo dagli altri quando siamo in un locale, tra amici, in chiesa).
pag. 113 tratto da Bianca vertigo di Lisa Frassi edito da Runa Editrice.

Questa cosa delle distanze mi piace perché io sono uno di quelli che ha bisogno sempre di mantenere uno spazio fra me e il mondo, faccio fatica a fare entrare gli altri, invecchiando mi rendo conto che la mia diffidenza è cresciuta, insieme alla fatica  di lasciarsi andare,  trasmettere informazioni, emozioni, sensazioni.

Infatti uno dei motivi del mio scrivere nasce dal bisogno di entrare in contatto con gli altri, una sorta di comunione che passa attraverso le parole scritte e dentro quelle parole scivolano le  emozioni, i ricordi, i frammenti di un modo di interpretare la realtà.

Lisa Frassi con questo libro gradevole, leggero, musicale, da tutti i punti di vista, mi ha aperto la testa, mi ha dato una ulteriore illuminazione sulla motivazione, su ciò che spinge le persone come me, come lei a scrivere e mi ha anche mostrato uno stile nuovo che non conoscevo.
Lisa Frassi ci racconta se stessa con una freschezza e un'autenticità disarmante, entra nel tuo salotto, nella tua camera da letto, nel tuo momento privato, quello che dedichi alla lettura, e ti rende partecipe della sua vita, della sua esperienza di giovane donna nei momenti più importanti della sua vita, i suoi amori giovanili, la gravidanza, i viaggi, la famiglia, l'amicizia.

Poi arrivo a questo brano a pag 219 Brusio dell'anima:
"Sono quello che divento", diceva Nietzsche, ebbene è così che mi sento.
Ho trovato la mia pace sentimentale ma, come il mare, l'anima affronta giorni di turbolenza e giorni di calma.
Penso al senso del tutto come non mai. Rifletto sul significato del mio lavoro, sulle energie che la gente investe per costruirsi una famiglia, una professione, un ruolo, una casa, delle amicizie vere.
Poi penso che in un attimo la vita finisce, senza possibilità di ritorno.

Questo è un libro fatto di frammenti, spezzoni di vita, riflessioni, racconti di  momenti, e ti entra dentro con delicatezza, senza violentarti, senza spaventarti, aiutandoti a dare ossigeno ai pensieri.
In questa epoca drogata da una comunicazione sempre più rarefatta e virtuale, è bello trovare una donna giovane, piena di energia vitale ancora libera da intossicazioni nevrotiche e linguaggi storpiati.
Insieme al libro troverete un cd musicale piacevole.
Un prodotto terapeutico alla fine, una buona disintossicazione dell'anima.

sabato 18 aprile 2015

Cremonini ... buon viaggio




Buon viaggio che sia un'andata o un ritorno che sia una vita o solo un giorno, che sia per sempre o un secondo.
 
 
Un volta a una presentazione di un mio romanzo Lupi neri su Bologna, ho osato dire che il primo titolo doveva essere Figlio di un Re, poi con l'editore, Minerva, decidemmo per un titolo più bolognese, ma quella canzone mi era piaciuta tanto da ispirare il cognome del protagonista: Re.
 
A me piace Cremonini, e so che molti lo giudicano superficiale, pressapochista, poco interessante, invece secondo me è bravo, anche se non ascolterei tutto un suo album, mi piacciono alcune canzoni, oltre a quella citata, mi piace Maggese, Marmellata n 25  , Il comico, Dicono di me, Mondo, e qualche altro brano e le canzoni che mi piacciono sono quasi sempre geniali,  sia musicalmente che come testi, sicuramente ha amato e ascoltato molto gli scarafaggi di Liverpool, sicuramente è molto emiliano e bolognese, con il suo cognome che devo prima o poi usare in un romanzo, e la sua vespa special che io ho posseduto e portato davvero a lungo per le colline bolognesi,
 
E quindi in finale ho ascoltato volentieri questo brano che potete vedere sopra, perché è leggero, come dovrebbe essere talvolta la musica italiana, e riporta il viaggio nella sua giusta collocazione, viaggio come aspirazione alla leggerezza, alla voglia di vivere, al ricominciare, una spinta di sano ottimismo in un momento nel quale non può fare che bene.
 
E' giusto essere arrabbiati, giusto essere preoccupati, ma se tu ci pensi come canta lui, siamo solo di passaggio e quindi:
buon viaggio

martedì 14 aprile 2015

Venditti ... cosa avevi in mente



L'ultimo disco, acquistato dal sottoscritto, di Venditti è Sotto il segno dei pesci e la mia copia deve esserci ancora, rigorosamente in vinile, imboscata insieme ad altri vinili in una casa di montagna.
Venditti è tipicamente romano e fa la sua figura come un' apparizione nel bel film La grande bellezza.  Non lo seguo da tempo però sono incappato nel bel video dove Venditti racconta una storia, e riesce a narrarla nel tempo di un video clip molto curato, con una protagonista dalla bellezza folgorante e raffinata di Giulia Elettra Gorietti.
La canzone mi piace, mi piace il video e scopro che è   dedicata, dal cantautore che ha appena compiuto 66 anni, alle donne ed è infatti uscita strategicamente fra il 7 e l' 8 marzo 2015.
E ascoltando questo brano ho pensato alle mie donne, in una vita al femminile circondato soprattutto da donne e mi sono reso conto di quanto noi uomini facciamo ogni giorno per deluderle, spaventarle, aggredirle, emarginarle, sfruttarle, e anche se non è il mio caso ho riscoperto in questo brano la profonda tenerezza che nutro per le mie donne, tutte le donne che compongono il mio presente e danno un senso alla mia vita, e anche al mio scrivere, e quindi, anche se oggi non è la festa della donna, dedico a loro, alla mia compagna, e alle donne che arricchiscono ogni giorno la mia esistenza questo brano, e spero di non dovere mai  chiedere a mia figlia un giorno ... cosa avevi in mente, tutta un'altra vita, cosa avevi in  testa una foto diversa da  questa,  spero proprio che possa trovare un suo posto nel mondo, e che riesca a realizzare almeno un sogno e che quel sogno possa accompagnarla per tutta la vita.
 

sabato 11 aprile 2015

Landini i miei primi Primo Maggio



A me piace Landini e la mia cronica diffidenza nei confronti dei pochi personaggi pubblici accettabili mi spinge a mettere la mani avanti.
E' storia conosciuta quella di sindacalisti carismatici che dopo anni di lotte in difesa dei lavoratori hanno svoltato verso la politica, penso a Cofferati che è stato grande segretario Cgil, mediocre sindaco, per poi scomparire nel parlamento europeo.
Negli ultimi anni non c'è un solo personaggio della scena politica italiana che abbia scelto di fare un passo indietro giunto al vertice della popolarità mediatica, pensate a Monti, conclusa l'esperienza del suo mediocre governo tecnico che sta affamando ancora noi dipendenti pubblici, credeva di essere così popolare da potere correre in politica, ma pensava male, piacere alle banche europee non significa piacere agli elettori.
E adesso c'è Landini, è rimasto solo lui a urlare la sua indignazione nei programmi televisivi contro il governo Renzi, contro gli evasori, contro i banchieri, contro la frammentazione del Pd e della sinistra in generale e per affrontare la crisi profonda del nostro paese, crisi morale, politica economica cosa fa? Crea o contribuisce a creare un laboratorio di idee, un nuovo guazzabuglio indefinibile e indefinito e dietro chi ha? La Fiom.
Mio padre era della Fiom e allora aveva un grande carisma come organizzazione.
Oggi rimane forse l'unica organizzazione di categoria  Cgil  ad avere una sua dignità e allora perché sprecare il suo credito sociale, la sua credibilità gettandosi in una mischia confusa e melmosa?
E adesso leggo che la Coop Adriatica comprerà 60000 copie del libro di Landini I miei primi Primo Maggio.
Dai non scherziamo.
Landini spiega ai bambini il significato della festa dei lavoratori.
Mi viene in mente Gesù che dice lasciate che i bimbi vengano a me, peccato che dietro ci sia la Coop e voglio dire, io sono socio da trent'anni, ma non mi vengano a raccontare che è ente benefico no profit, è una delle grandi realtà imprenditoriali italiane ma non regala nulla, giustamente né ai soci né ai dipendenti.
Quindi?
Anche questa mi sembra una bella iniziativa demagogica, populista, ottima per il marketing e la vendita di un prodotto, ma poco genuina.
Landini perché non continui semplicemente a fare ciò che ti riesce meglio? Il sindacalista.
Non rischiare di scomparire nella fogna di una politica che nel nostro paese tutto demolisce tutto insudicia, e il Primo Maggio difendilo in piazza non nelle scansie di un super mercato.

venerdì 10 aprile 2015

ultimo giro di bozza








E poi alla fine riscopro uno dei momenti più divertenti dello scrivere, quello che precede l'uscita del romanzo.
Mi chiama l'editor della casa editrice che conosco da anni, e la cosa bella è la confidenza che nel tempo si instaura con le persone che collaborano con lo scrittore per la migliore realizzazione possibile del suo lavoro.
Non so se sono io fortunato ad avere sempre collaborato con case editrici serie che amano il proprio mestiere, o se tutte le case editrici sono così, fatto sta che la conversazione telefonica fra me e l'editor dura circa una mezz'ora e per la prima volta una persona mi racconta cosa ne pensa del mio romanzo, mi dice che gli piace, e non è un complimento di convenienza o una concessione che ti può fare un amico per non dispiacerti, il suo è un parere tecnico, mi dice che la storia regge, funziona, buona l'ambientazione, credibili i dialoghi, potrebbe piacere a un pubblico giovanile, scivola bene, mai noioso.
Ringrazio e poi parliamo di alcune cose da mettere a punto, mi dice cosa secondo lui c'è da migliorare, cosa da limare, ridiamo parlando della trama, della mia trama, della mia invenzione e condivido, con questa persona che conosco solo attraverso il nostro comune lavoro, la mia invenzione, mi stupisco come ogni volta della mia creatività, di un mondo inventato che mi è sfuggito di mano diventando autonomo, misterioso, autosufficiente.
Alla fine ci lasciamo con i compiti rispettivi da portare a termine, devo rimmeterci le mani perché ci sono le utlime correzioni da fare, refusi da eliminare, bozze da controllare, copertine da definire e mi rendo conto che non sono solo, non  sono più solo in questa fase, ho trovato dei complici e comunque vada a finire il mio romanzo questo rimarrà probabilmente il momento più divertente, l'approvazione del mio editor, la  certezza di avere scritto un buon lavoro, il prepotente desiderio di vederlo in libreria, e la consapevolezza di essere un privilegiato.
E tutto il resto, il lavoro che mi permette di campare, la paura di invecchiare, gli acciacchi quotidiani, la crisi economica, insomma tutti i pensieri più fastidiosi finiscono all'angolo e per qualche ora sono mi sento quasi appagato, quasi definitivo, come un buon libro di carta in una biblioteca senza tempo.

lunedì 6 aprile 2015

Breva di morte



La brezza che soffia dal centro del lago di Como viene chiamata "breva". È un vento leggero che si alza al pomeriggio e porta il bel tempo. Si leva da sud quando cala il "tivano" e non supera la velocità di 28 chilometri orari. Deve il suo nome, secondo alcuni, alla sua breve durata; altri fanno risalire
l'etimologia al tedesco "brösen", che è una specie di vento, o alla radice sassone "briva", passaggio.

Edgar Faure primo ministro francese nel 1952 in un suo libro sui laghi italiani scrisse " La Breva, il vento del sud che soffia sul lago dopo la calma del mezzodì, è talvolta così tiepido che passando sulla pelle dà l'illusione di tiepide labbra".

E così leggendo il primo romanzo scritto a quattro mani da Cristina Preti ed Emiliano Bezzon ho appreso cosa sia la Breva.

I due autori appartengono alla stessa scuderia per la quale scrivo da anni Eclissi di Milano piccola e coraggiosa casa editrice e in realtà Bezzon ha una cosa ancora più importante in comune con me, indossa la mia divisa, e quindi era grande la curiosità di leggere un romanzo di un altro scrittore e agente della Polizia Locale, in questo caso addirittura Comandante della Polizia Locale di Varese.

Ma al di là della condivisione professionale, ero curioso e questo romanzo non ha deluso le mie aspettative, finalmente un'indagine seria condotta bene, scritta benissimo, precisa senza sbavature o concessioni a retorica e giri di parole.
I personaggi sono  credibili, autentici, nella loro consistenza realistica di uomini e donne in divisa che nel quotidiano della provincia italiana indagano sul ritrovamento di un cadavere sulle rive di un lago nel comune di Valsolda .
Quante volte è accaduto nella realtà della cronaca, quante volte accadrà.
In questo romanzo si racconta un'indagine con una precisione invidiabile e auspicabile in una realtà dove invece purtroppo spesso si sprecano errori, imprecisioni, grossolani inquinamenti di aree investigative, spesso colpa di  scarsa  preparazione e di una cronica insufficienza di risorse messe in campo in un settore, quello dell'indagine investigativa,  non considerato cruciale nel nostro paese.

Ma polemiche a parte la bella tenente dei carabinieri  Daria Mastrangelo sembra destinata a diventare un personaggio seriale in una, auspico, fortunata serie di gialli italiani di ottimo livello.
Non vi svelo nulla del romanzo  a tutti gli effetti  giallo puro, senza digressioni noir, ma con una pulita e precisa analisi delle indagini, e una descrizione accurata dei personaggi, senza concessioni a svolazzi esistenziali.
Piacerà ai puristi del genere, e a chi a un giallo chiede la sua essenza, omicidio, indagine, risoluzione.
Complimenti all'esordio di questa coppia di autori, dove spicca Cristina Preti che ha già pubblicato con successo nella stessa casa editrice.
Breva di morte, Cristina Preti, Emiliano Bezzon, Eclissi editrice
248 pagine.
12 euro.


domenica 5 aprile 2015

Polizia Locale ... forze dell'ordine ... magistratura



Chi difende i difensori? Seconda puntata.
Si può parlare di magistratura?
Si possono esprimere dubbi sull'operato dei giudici?
Un tempo nella mia educazione c'erano alcuni punti cardine:
Il dottore ha sempre ragione. Quando il medico condotto entrava in casa dai miei genitori quasi magicamente i miei assumevano un atteggiamento ossequioso che io allora bambino davo per scontato. Il medico era lo stregone, quello che guariva la tosse, il raffreddore, l'influenza, e anche se non ti guariva infondeva una legittima speranza di guarigione, lui ti aveva concesso il privilegio della sua salvifica presenza e io mi sentivo un bambino fortunato, il medico era venuto a casa mia per salvarmi.
Le cose sono cambiate, oggi i medici a volte pagano per i loro errori, vengono condannati penalmente, vengono indagati, pagano risarcimenti, insomma è stata riconosciuta la loro fallibilità, la loro umana imperfezione e nel tempo sono tornati ad essere essere umani e non più guaritori onnipotenti.

E i giudici?
La magistratura?
Nell' immaginazione popolare e nella cinematografia italiana degli anni sessanta, i giudici come i medici rivestivano sempre un ruolo al di sopra di tutto, vera incarnazione dell'equità della giustizia, che come un'imposizione divina era unica e insindacabile.

Assisto da tempo, silente, a un frequente lavoro di diffamazione nei nostri confronti da parte dei cosiddetti organi di informazione, e quando dico nostri in questo caso parlo anche dei colleghi della Polizia di Stato e in minore misura dei carabinieri.

Tutti contro le divise, noi siamo o quelli che fanno le multe, come nel caso della Polizia Locale, o vessano il povero migrante che come unico demerito ha quello di vendere merce contraffatta, che è un reato nel nostro paese, mentre nei confronti delle altre forze dell'ordine le accuse sono soprattutto indirizzate a violenze o prevaricazioni nei confronti di inermi cittadini.

E la magistratura?
Che ruolo ha in questa bagarre mediatica nella quale noi siamo i prevaricatori e i cittadini le vittime?
Ultimamente ho avuto notizie di alcune cause nelle quali sono coinvolti colleghi, indagati per fatti accaduti in servizio, e mi sento davvero colto nel vivo di una preoccupazione serpeggiante fra gli operatori, l'idea che troppo spesso manchino le tutele minime per potere operare con serenità, in un contesto sociale forcaiolo e intimidatorio nel quale  chiunque con un telefonino in mano diventa testimone della sua verità per poi proporla in rete su you tube con conseguenti commenti deliranti di cittadini rabbiosi che non vedono l'ora di crocifiggere la divisa di turno.

In tutto ciò mi chiedo: il magistrato può sbagliare?
E se sbaglia sarà chiamato a pagare?
Quando uno di noi è condannato in qualsiasi grado di giudizio ha già iniziato a espiare, dovendo pagare migliaia di euro di avvocato,  dovendo subire linciaggi mediatici, conseguenze lavorative, notti insonni e stress devastante, ma anche quando il caso viene archiviato le spese rimangono, rimane la gogna sociale, l'emarginazione e problemi per se stessi e per i familiari.
E se il giudice sbaglia?
Potremo un giorno chiedergli di risarcirci per i danni morali, psicologici, sociali, economici subiti o dovremo come al solito abbozzare davanti alla sua onnipotenza?
Un giorno anche loro torneranno ad essere come i medici semplici esseri umani e servitori dello Stato o continueranno come i medici della mia infanzia a incutere un timore reverenziale tipico di chi non ha da temere nulla nella totale impunità?

giovedì 2 aprile 2015

Polizia Locale ... quando le regole non esistono







E' facile in questo momento storico parlare male della Polizia Municipale, poi se si tratta di quella capitolina è ancora meglio, come sparare sulla Croce Rossa.
Quindi ecco l'ennesima polemica sull'intervento dei colleghi davanti al centro di accoglienza di La Rustica dove ci sono stati momenti di tensione fra gli agenti intervenuti e alcuni rom.
Terreno scivoloso questo, si parla di fasce marginali da una parte e Polizia Locale dall'altra.
Terreno insidioso specialmente se i rom riprendono alcune scene con il telefonino e gridano all'aggressione con tanto di pistola.
Ho guardato il video, pessima regia, brutta sceneggiatura, immagini concitate e confuse.
Solo chi si è trovato in mezzo a uno sgombero o a una situazione analoga sa cosa significa cercare di mantenere la calma, a me è capitato spesso e non è né facile, né scontato, specialmente quando una persona, minorenne o maggiorenne, poco importa, ti aggredisce a colpi di manico di scopa, mentre tutti intorno ti offendono, minacciano e mettono in pratica tutto ciò che è possibile per provocarti e costringerti alla ritirata.
La persona fermata dai colleghi è spinta nell' auto di servizio, dopo pochi istanti esce dall'altra parte quasi indisturbata mentre intorno è totale e incontrollabile la bagarre.
Nell'articolo si parla di pistole maneggiate con disinvoltura e altre cose del genere, ma la situazione così delicata, confusa e convulsa non è che la conseguenza di una totale mancanza di regole d'ingaggio.
L'amministrazione ti impone di andare in quel luogo e fare il tuo dovere, costringendoti a fronteggiare un gruppo di professionisti della disubbidienza sociale, non prendiamoci in giro, poi però davanti a una piccola sommossa quali armi puoi mettere in campo? Davanti alla ragazzina che ti percuote con il manico di scopa, davanti alla persona fermata che si dà alla fuga, cosa possono fare gli operanti per non essere tacciati di violenti, prevaricatori, e vigili inadeguati?
In parole semplici, quali armi possiamo mettere in campo per non farci picchiare e adempiere ai compiti che l'amministrazione ci impone di portare a termine?
Fino a quando lo Stato e le sue emanazioni, Regioni e Comuni, non decideranno quali sono i nostri compiti, i nostri limiti d'azione, le nostre possibilità di intervento, noi saremo sempre in balia di coloro che conoscono bene fino a dove possono spingersi, persone, gruppi, associazioni, pregiudicati, che sanno quanto in Italia un agente della Polizia Locale sia poco tutelato, e quasi sempre messo in condizioni di non potere svolgere al meglio le sue mansioni di agente di Polizia
Come fare rispettare le regole se chi è chiamato a farlo è vittima di una totale assenza delle stesse?

giovedì 26 marzo 2015

Ligabue ... c'è sempre una canzone



E dopo Jovanotti ecco il nuovo video dedicato a uno dei brani del prossimo album di Ligabue: C'è sempre una canzone .
Il video è convincente, un montaggio ineccepibile, alta qualità di immagine, ottima regia, forse la sua.
Il brano è invece inconsistente, vuoto, è tutto nel titolo.
C'è sempre una canzone, ed è vero, ma non necessariamente.
Se devo ascoltare un brano con musica già sentita e testo insignificante preferisco ascoltare musica vera, tipo questa: Arvo Part  concilia la digestione, apre la testa, dà sollievo ai nostri poveri nervi logori, e mi aiuta nella creazione di parole.
Ligabue invece è già sentito, come una minestra riscaldata, ed è vero c'è sempre una canzone ma che ci dobbiamo fare con questa musica italiana? Da tempo molti lo sostengono e comincio a pensarlo anch'io, Ligabue era interessante nel 1999, quando lo vidi nel mio ultimo concerto come spettatore a Casalecchio, da quell'anno e da quell'album niente di particolarmente nuovo, tranne i video che sono sempre di grande qualità.
Siamo il sale della terra, è vero ma la minestra rimane insipida.

  

martedì 24 marzo 2015

Lorenzo 2015 cc



E dopo avere scritto della sua canzone lancio, sabato, che mi ha colpito, e dopo avere scritto un post sul giovane Nardinocchi, due brevi considerazioni sull'ultimo album che sto ascoltando rigorosamente gratis da Spotify e alcune domande sorgono spontanee.

Chi compra musica? E soprattutto perché?

La musica è gratis, in rete puoi scaricarla, ascoltarla, guardare i video su you tube, chi compra ancora musica? Forse i cosiddetti fans e in effetti ogni pop star ha i suoi fans, basta fare un salto a Zocca e fare una passeggiata nella strada dove vive la mamma di Vasco e ti rendi conto che i fans possono fare la differenza.

Detto ciò io non sono un tifoso di nessuno nemmeno di me stesso figurarsi di un cantante di origini toscane, cresciuto come un milanese e tifoso a sua volta di Renzi, dicono le cronache.

Però oggi vi dirò solo che dopo avere ascoltato sabato ho cominciato ad ascoltare anche altri brani e Gli immortali non mi piace, procedendo in avanti senza passare dalla saggezza, in questi giorni impazziti di polvere di gloria te lo ripeto ancora fino a strapparmi le corde vocali ora che siamo qui noi siamo gli immortali.

E ho pensato che lui canta del sabato italiano di quelli che il sabato non se lo gustano perché sono disoccupati, senza prospettive, senza un futuro, e lui canta la disperazione dei sabati italiani di chi non ha speranze e penso che lui forse è davvero un immortale, uno che ha saputo riciclarsi continuando a vendere un prodotto da super mercato e continuando a sedurre migliaia di italiani.

Lui è immortale perché si spaccia per un rivoluzionario da San Patrignano a un prete di periferia,
E alla fine i compagni come lui, quelli che sanno ancora raccontare le favole e vendono la musica e riempiono gli stadi, possono piacere, a tratti, possono essere anche bravi, a tratti, ma non fatevi fregare gente, cantano solo canzonette, come diceva Bennato e magari sono grandi tifosi di Renzi, un altro immortale, e mi fanno una rabbia che mi piacerebbe davvero una musica nuova, popolare, senza essere scadente e triste, vera senza essere ambigua e collusa, ma che te lo dico a fare?

domenica 22 marzo 2015

i potenti ... voi come li immaginate?



In coda alla bella manifestazione di Bologna ieri sera riflettevo in perfetta solitudine sulla mia percezione del potere, perché è difficile per uno come me, uno di quelli che vive facendosi bastare ciò che ha, pagando le tasse, tutte le tasse, rispettando le regole, insomma comportandosi come si comporta la gente onesta, dicevo è difficile per uno come me immaginare cosa significhi essere potenti.

La potenza o il potere sono attributi abbastanza facili da trovare in molti nostri concittadini, leggevo su Repubblica delle intercettazioni a Lupi dalle quali emergeva un personaggio dal linguaggio colorito, uno che si arrabbia se il vestito fatto da un famoso sarto non è come lui desidera, vestiti regalati, per lui per il figlio Luca. Leggevo e non capivo.

Cosa significa essere così potenti da potere pretendere regali, favori, posti di lavoro, denaro, molto denaro, impunità, assoluzione, e addirittura il paradiso in terra.
Chi sono questi loschi figuri che schiacciano il futuro dei nostri figli pur di assicurare un futuro inossidabile per i loro?
Lo fanno solo per il denaro? Lo fanno per la famiglia? Lo fanno perché sono talmente inebriati dal loro delirio di onnipotenza che non possono più rinunciare  a dominare?

Dicono le leggende che Andreotti dormisse pochissimo, come Berlusconi, persone che lavorano sedici ore al giorno per dominare mondi, anche quando non hanno più bisogno di nulla.

I potenti li immagino come il presidente ipotetico di House of cards con le mani lorde di sangue intenti continuamente a complottare per rimanere in sella al proprio trono, uno che piscia sulla tomba del padre e  non ama nessuno, neanche la moglie altrettanto spietata e disumana come lui.
Credete che i nostri potenti siano molto diversi? Credete che gli assassini delle diverse mafie siano peggiori di certi nostri faccendieri?

Sono convinto che il nostro paese sia dominato da mostri, gente che ha portato il paese e l'economia mondiale a un punto di non ritorno, gente che le regole le fa e le disfa a proprio piacimento, e se avete un po' di rispetto per i vostri figli, quelli che già domani, lunedì, saranno costretti a fare i disoccupati, cominciate a cercare di capire come sono questi signori e cosa bisogna togliere loro per impedirgli di continuare a dominare il vostro mondo.

sabato 21 marzo 2015

LIBERA a Bologna





Oggi LIBERA è approdata a Bologna e non so quanti erano centomila, duecentomila, però so una cosa erano di una bellezza folgorante, erano giovani anche quelli come me che giovani non lo sono più, erano pacifici, civili, e c'erano tutti, scolaresche, boyscout, colleghi della Polizia Locale, associazioni di volontariato, parenti delle vittime di mafia, molte vittime di mafia, molti parenti.
Poi ci saranno quelli che diranno che anche dietro a LIBERA ci sono speculazioni e interessi, ci saranno quelli che cercheranno di infangare l'impegno di Don Ciotti, ci saranno, ci sono sempre stati e se fossi un fervente cattolico vi direi che ci sono e ci saranno le forze del male, quelli che stanno dalla parte sbagliata, che non hanno pietà e che ancora una volta vogliono vincere e fare prevalere diavoli e demoni, ma la realtà è quasi peggiore, perché se si muore in maniera meno spettacolare di mafia, forse è anche perché la mafia è tranquilla, occupa le stanze giuste quelle del potere, arriva ovunque, controlla appalti e consigli comunali, regionali, decide, amministra, dà lavoro e lavoro toglie.
Poi ci sono quelli come Don Ciotti che raccontano di una speranza, loro tolgono alla mafia per raccontare ai giovani che una speranza di lavoro e di riscatto esiste, espropriando alla mafia per creare lavoro, opportunità di crescita, e i giovani lo seguono, speriamo che lo Stato lo protegga.
Come diceva Dalla Chiesa, per sconfiggere la mafia bisogna scendere per le strade e Don Ciotti l'ha capito, non togliamo la speranza ai nostri figli di un Italia migliore che non ci faccia vergognare di essere italiani.





domenica 15 marzo 2015

non dico altro



E' un peccato che un attore come James Gandolfini ci abbia lasciato a 51 anni e questo forse è uno dei suoi ultimi film che oggi ho intercettato su sky scelti per te.
Una commedia americana su due cinquantenni separati che si incontrano si s'innamorano, entrambi con figlie al college e una vita normale, con le normali macerie che riempiono le vite di due persone che a cinquant'anni si ritrovano a fare i conti con un bilancio esistenziale non completamente soddisfacente e la solitudine degli affetti, con le figlie pronte per spiccare il volo e uscire dal nido.
America, Europa, Italia, in fin dei conti non siamo tanto diversi, ci separano i fusi orari, una diversa concezione di dieta e stile di vita, ma in linea di massima la classe media qui in Europa o laggiù negli States vive le stesse contraddizioni, gli stessi mal di pancia, le stesse inquietudini  e chi meglio di un cinquantenne e passa come me poteva immedesimarsi nei drammi di questa coppia casuale composta da due grandi attori.
Commedia, tenera, intelligente, scorrevole e mai banale, un omaggio a un grande attore prematuramente scomparso, e uno schiaffo al nostro niente cinematografico.
su sky

sabato 14 marzo 2015

Nardinocchi ... come M.J.



Facebook può anche servire, e mi piace avere contatti giovani, gente che mi contamina con informazioni su quell'universo sempre più remoto per me rappresentato dai tanti giovani artisti che non passano necessariamente per la televisione quella di xfactor, amici, e adesso la nuova idea (già vecchia) di Italia's got talent, dove i soliti noti, Bisio, Littizzetto e compagnia presentano talenti e saltimbanco per proporre una nuova fiera mediatica dove gli unici a guadagnare cifre da capogiro sono loro.
Poi ci sono artisti come Andrea Nardinocchi che conosco solo perché nel mio lettore mp3 ho una sua canzone "un posto per me" che ancora ascolto forse perché anch'io vorrei un posto per me, un posto dove potere sentirmi in armonia, o semplicemente non minacciato, inquinato, violentato, depredato, insultato, ma non credo che ci sia.
Poi ieri sera ho visto il suo nuovissimo video su Facebook passato da un mio giovane contatto, e provo a passarvi il link perché questo giovane di cui non so nulla, arriva, buca lo schermo, ma non quello patinato e plastificato della De Filippi o irraggiungibile e inconcludente di xfactor.
Quanti giovani talenti sono nascosti nella rete, fuori dai circuiti delle televisioni perduti in un universo parallelo, mentre la musica scompare nella rete, diventando sempre più un settore residuale, che arricchisce solo chi la presenta e pochi mostri sacri.
Ecco il nuovo video di Andrea Nardinocchi Come M.J.
 

venerdì 13 marzo 2015

il caso Ragusa ... giustizia è fatta?



Io sono uno dei tanti italiani che guardano la televisione, e mi interessano i gialli per ovvi motivi. la scomparsa di una bella donna di 44 anni in una sera d'inverno di alcuni anni fa è sicuramente uno spunto  per un giallista per caso come me.
Il prossimo romanzo in uscita, fra qualche mese con Eclissi, parte proprio dalla scomparsa di un'adolescente come avvenne nel mio primo romanzo con Frilli, Il silenzio della bassa.
La differenza è che il prossimo romanzo lo scrissi qualche anno fa e parte da uno spunto di cronaca vero, ma non svelerò altro.
Tornando al caso Ragusa adesso mi metto nei panni dell'italiano medio, quello che guarda Chi l'ha visto, Quarto grado, tutti i pomeriggi con la D'Urso, Porta a porta con Mosca (stasera parlavano del delitto di Perugia) e chi più ne ha più ne metta, e in questo gioco di immedesimazione cerco di riflettere lucidamente sulla decisione del giudice per l'udienza preliminare che in un'ora ha liquidato tre anni di indagini, 12000  pagine di indagini, diversi indizi e testimoni dei fatti e alla fine non capisco come un uomo solo, anche se giudice, possa arrivare a decidere il non luogo a procedere in un caso come questo.
Si dice, e parlo sempre da uomo della strada, che no cadavere no processo, e provate un attimo a pensare cosa può provocare nell'immaginario collettivo un dato come questo, basta fare scomparire il corpo e hai buone possibilità di farla franca.
In conclusione, quanto potere questi giudici, non trovate?
Decidono che Berlusconi deve essere perseguito per induzione alla prostituzione minorile, poi altri giudici decidono di assolverlo, in una partita che ha creato non pochi scombussolamenti nel nostro quadro politico, decidono con grande professionalità, zelo e precisione, perché sono giudici, e quando chiedo a qualche amico avvocato il perché di certe decisioni loro rispondono che la legge è materia complicata nel nostro paese e non comprensibile per noi piccoli uomini delle grandi pianure infarciti di false informazioni mediatiche, così si rimane sospesi, ancora una volta in balia di altri uomini che con un potere in mano quasi divino stabiliscono pene, assolvono potenziali criminali, decidono che (notizia di stasera) 12 martellate per uccidere la moglie non sono indizio di crudeltà e non ci rimane che sperare di non essere la prossima vittima, potremmo scomparire nel nulla di un non luogo a procedere.

mercoledì 11 marzo 2015

una app bolognese per non perdersi a Istanbul


Che cos'è il genio? Non pensate che sia semplicemente genetico, o fortuito o merito di una buona scuola, o una ricca famiglia, il genio è casuale e spesso sottovalutato, e il colpo di genio può essere finalizzato a tutto, a niente, a fondare un impero o inventare un modo per evadere dalla quotidianità.
In questo caso il genio è semplicemente frutto di coraggio e curiosità, desiderio di sfidare la sorte e di proporre un prodotto inedito. Questa è la storia tutta italiana di Roberto Condello albergatore bolognese che in giro per l'immenso bazaar di Istanbul si è perso e ha pensato che una applicazione per telefonino ad uso dei turisti sarebbe stata comoda in quel luogo.
I dettagli li potete leggere nel post allegato cliccando sul suo nome.
La favola, o la storia di questa avventura della mente, insieme a coraggio imprenditoriale e voglia di mettersi in gioco  mi ha colpito, perché un italiano ha avuto un'idea vincente, ha investito i suoi risparmi, quasi 200 mila euro, e adesso comincia a raccogliere i frutti del suo coraggio imprenditoriale.
Gli italiani sono anche questo, continuiamo a ripetercelo, per non affondare in una depressione nazionale che sembra non volerci abbandonare.
Bisogna avere il coraggio e la voglia di sognare per fare in modo che i sogni diventino progetti di vita.

domenica 8 marzo 2015

rsu 2015.la necessità di essere SULPL




Si sono chiuse le elezioni per le rappresentanze sindacali unitarie  di tutti i settori del lavoro pubblico.
non ci sono ancora risultati ufficiali nazionali, posso dire però che a Bologna il mio sindacato ha mantenuto la posizione consolidata, con due seggi e gli stessi votanti delle ultime elezioni.
Pur avendo spesso ribadito in diverse sedi la mia personale stanchezza psicologica nel dibattito sindacale dovuta all'età, alla mancata risposta dello Stato alle nostre rivendicazioni, al quotidiano sempre più pericoloso, ho deciso di spendere due parole per sottolineare la necessità per noi che indossiamo una divisa di agenti di Polizia Municipale di un sindacato di categoria vero, il SULPL.

Ne ho parlato con qualche neo assunto a Bologna e parlare con una persona è importante ma ho pensato che esprimere gli stessi concetti nel blog possa essere più funzionale.
Alla fine il sindacato oggi cosa deve essere? La risposta è semplice, deve essere l'organizzazione che tutela e rappresenta il lavoratore.

Quando sono entrato in Polizia Municipale ero iscritto alla CGIL, ero un delegato sindacale, perché prima facevo l'educatore professionale e credevo che la CGIL fosse l'unico sindacato che poteva tutelare il mio ruolo lavorativo, mio padre operaio e Fiom da sempre mi aveva insegnato l'importanza del sindacato.

Dopo un mese con la divisa mi resi conto che  la mia vita era cambiata, ed è questa la prima consapevolezza che devi avere collega, tu non sei solo un cittadino, tu indossi una divisa e puoi anche raccontarti che non sei un poliziotto, che sei solo un impiegato comunale, puoi anche denigrare il tuo ruolo sociale, e cercare a cena con gli amici di ironizzare sul tuo mestiere, perché purtroppo molti colleghi lo fanno, ma ciò non cambia la realtà dei fatti, tu indossi una divisa e la tua vita non sarà più come quella precedente, perché avrai nuove responsabilità, penali, civili, economiche, morali.

Prima entri in questo ordine di idee prima capirai la necessità di essere orgoglioso del tuo lavoro e la necessità di avere un'organizzazione alla spalle che ti possa tutelare e rappresentare.
Il Sulpl è il primo sindacato di categoria italiano, arriva ovunque, ha gli avvocati che possono difenderti, crede nella necessità di una riforma, crede nella necessità del ripristino della causa di servizio quando ti fai male e soprattutto è formato da volontari e agenti che come te lavorano per strada.

Io non mi considero un sindacalista, ma un agente che  si preoccupa di tutelare il proprio lavoro e quello dei colleghi.
Per questo motivo collega devi iscriverti al Sulpl, non ci sono alternative se vuoi fare il nostro lavoro, una necessità esistenziale, ascolta un nonno saggio

domenica 1 marzo 2015

backstrom




Guardando il trailer non riuscivo a capire dove avevo già visto il faccione in fotografia poi appena iniziata la prima puntata ho ricordato, era uno dei caratteristi della insuperabile Six feet under anche in quella serie molto divertente e molto psicotico, sto parlando di Rainn Wilson protagonista assoluto di questa nuova irriverente serie televisiva dove un tenente della omicidi esiliato per motivi vari e relegato a occuparsi di crimini stradali torna dopo cinque anni in azione.
Il personaggio può ricordare diversi modelli di poliziotto e anche cinematografici, ha la stessa auto distruttività di John Belushi  e un po' lo ricorda anche, è un antieroe per eccellenza, con una vita sgangherata e fuori da ogni regola e conduce le indagini con un intuito da cater pillar e una sensibilità da alligatore e fa molto ridere.
Anche i personaggi che compongono la sua squadra sono divertenti e originali e tutti cercano di impedire al protagonista Everett Backstrom di suicidarsi fra cattivo cibo, alcol e sigari.
Ha un medico indiano che gli prescrive un amico come terapia e un approccio con il mondo circostante assai poco formale.
E' divertente, un modo di proporre il giallo televisivo simile a serie come Bones ma con una marcia in più, i dialoghi sono veloci e intelligenti, spesso sorprendenti, una vivacità che gli sceneggiatori italiani possono solo invidiare.
La serie è ispirata ai gialli svedesi dello scrittore  Leif G. W. Persson che magari andrò a leggere.
su sky

venerdì 27 febbraio 2015

La provincia in giallo



Il silenzio della bassa parteciperà al premio letterario La provincia in giallo uno dei requisiti di partecipazione è l'ambientazione di un giallo in provincia e forse Il silenzio della bassa è il mio romanzo più provinciale in senso buono, proprio perché il mio scopo era quello di sposare le contraddizioni dell'hinterland fra Bologna e Ferrara e le contraddizioni del nostro attuale modo di vivere.
La realtà fuori dai centri abitati oggi, almeno in Emilia, è mutata, spesso si scappa dalle città soffocate dal degrado, dall'insicurezza, dai costi degli affitti e dei mutui, dal senso opprimente di lento declino che caratterizza medie e grandi metropoli italiane e purtroppo Bologna non fa eccezione.
Ma appena fuori dai grandi agglomerati urbani sta crescendo una nuova realtà esistenziale, famiglie della classe media che decidono di vivere in un paese fuori dalle proprie rotte familiari e affettive, ritrovandosi come corpi estranei in un nuovo organismo sconosciuto, come è accaduto a me.
Abbandonare la città dove si è cresciuti e alla quale si pensava di appartenere per una scelta di vita non è né facile né scontato.
Le storie dei miei neri si sviluppano fra le pieghe di queste  contraddizioni, e quindi credo che Il silenzio della bassa farà la sua figura nel contesto di questo evento anche se la gloriosa Frilli dovrà vedersela con piccoli colossi dell'editoria italiana: Guanda, edizioni e/o, Piemme edizioni, Marsilio, Baldini e Castoldi e già mi sento vacillare, ma poi penso che Frilli è la migliore casa editrice possibile per me in questo momento, soprattutto perché ha coraggio e spirito imprenditoriale e quindi comunque vada sarà un successo.
Voi però fate il tifo e se non avete ancora avuto occasione, leggetevi Il silenzio della bassa, a breve lo troverete in regione anche dentro i luoghi della grande distribuzione le Coop, i Carrefour, le Esselunga etc una novità rivitalizzante.

venerdì 20 febbraio 2015

Buk festival Modena





Buk Festival della piccola e media editoria

21 – 22 febbraio 2015, Modena

Come arrivare al Foro Boario

Via Bono da Nonantola 2 – 41121 Modena
In treno scendere alla stazione di Modena, la sede espositiva dista circa 15 minuti a piedi
In autobus dalla stazione di Modena è possibile prendere gli autobus n° 1 e n° 4.
In auto è consigliabile l’uscita Modena Nord dell’A1 per coloro che giungono dalla direzione Milano e l’uscita Modena Sud per coloro che giungono dalla direzione Bologna.
 il 21 e 22 febbraio 2015 potrete trovare i romanzi della casa editrice FRILLI di Genova e quindi anche il mio ultimo romanzo il silenzio della bassa e conoscere altri romanzi e romanzieri  di cento piccole e medie case editrici italiane.
vi aspettiamo

mercoledì 18 febbraio 2015

fortitude








Fortitude non esiste, è un'invenzione e l'investigatore Eugene Morton, interpretato magistralmente dal grande Stanley Tucci ricorda vagamente l'investigatore fbi di Twin Peaks, ed è  il mostro sacro che regge la scena in questa fiction britannica che si sviluppa fra i ghiacciai artici dove ci sono più orsi che abitanti.
L'atmosfera è glaciale da tutti i punti di vista e rarefatta, i personaggi si muovono in una natura ostile e desolata, dove anche la speranza sembra altrove e non c'è un buono, i poliziotti stessi sono ambigui, con il loro capo, un solitario disperato, accecato dal desiderio per una donna  non ricambiato.
C'è un omicidio, e l'indagine conseguente, ma è solo l'architrave che regge la trama piena di tante  situazioni   ancora indecifrabili per me.
Mi piace il pacchetto, ma ancora non voglio sbilanciarmi e spero che la trama si sviluppi su un piano di realtà e non si perda in congetture fantascientifiche.
Staremo a vedere.
Per chi ama i gialli nordici e i dialoghi essenziali,  su sky atlantic

lunedì 16 febbraio 2015

Brugola un prestigio tutto italiano








E' morto Giannantonio Brugola grande industriale della Brianza.

Essere diversi in un mondo di simili", era il suo motto. E lui c'era riuscito realizzando una vite unica e riuscendo a venderla  in tutto il mondo. Il suo nome, cosa più unica che rara, si trova persino sui dizionari d'Italiano. Alla voce "Brugola" è descritta infatti la vite a "testa incava esagonale che prende il nome dal suo inventore"  copio e incollo da Il Giorno.it

L'invenzione in realtà fu del padre Egidio che attuò una variante della vite a testa incavata esagonale con gambo a torciglione, che ne assicurava una particolare elasticità rispetto alla vite con intaglio a testa esagonale che era precedentemente stata inventata dall'americano Allen nel 1910.

Io che a stento so attaccare un quadro alla parete senza fare danni, ho imparato a conoscere le chiavi a brugola che oggi fanno parte del nostro patrimonio di termini acquisiti ed entrano nel nostro linguaggio quotidiano anche solo per montare un mobile ikea.

Eccellenze italiane, uomini che hanno trascorso la loro esistenza lavorando, sapendo creare e sfruttare un prodotto della loro inventiva, premiato nel 2008 con il titolo di cavaliere del lavoro, questo uomo fa onore al nostro paese e in un momento dove  uomini d'onore ce ne sono così pochi mi sembrava giusto rendergli omaggio, un futuro diverso è possibile, basta saperlo inventare.

domenica 15 febbraio 2015

Fargo ... fine prima stagione



La prima delle due stagioni di Fargo televisivo è conclusa ed è un cammeo del palinsesto sky per quanto riguarda la fiction nera americana, ma non è semplicemente questo, sarebbe riduttivo.
Fargo è davvero una piccola opera d'arte, a partire dalla colonna sonora, dalla fotografia, dal cast, e infine e soprattutto dalla sceneggiatura, mai scontata, sempre al limite del paradosso, con un umorismo che sfocia spesso nel grottesco e una totale libertà di espressione che permette alla storia di percorrere ed esplorare spazi sempre nuovi pure rimanendo in una situazione uguale dal punto di visto geografico, con la neve e  il freddo a dominare la scena quasi per immobilizzarla in una struttura statica dove l'uomo è il vero protagonista, l'uomo e l'intrinseca follia che lo spinge a compiere i reati più efferati senza un vero motivo plausibile.
La differenza con altri neri del genere è sicuramente l'originalità, una tale dose di genialità creativa fino ad ora l'ho trovata solo in Breaking Bad dove a un livello diverso lo sceneggiatore ha dato vita a una storia di lungo respiro riuscendo a mantenere un livello elevatissimo di tensione.
Fargo invece ha momenti quasi lirici, nei quali i personaggi mai banali riflettono, si interrogano sui quesiti fondamentali del vivere nei momenti più inopportuni, come accade ai due killer di Pulp Fiction che discorrono di fast food o massaggio plantare prima di eseguire una piccola strage in un appartamento.
Fargo è l'esempio di come una storia apparentemente banale possa diventare un piccolo capolavoro solo per il modo nel quale viene raccontata.
L'originalità del linguaggio è un obiettivo che mi piacerebbe raggiungere e il fatto che Fargo rimanga un prodotto premiatissimo ma di nicchia dovrebbe fare riflettere sulla bassa qualità dei prodotti di successo.
Attendo la seconda stagione nuova storia nuovi personaggi.
Una nota, la storia non è realmente accaduta come recita la didascalia iniziale, anche in questo caso un piccolo gioco di prestigio fra il regista e lo spettatore.
Grande Bob Odenkirk, uno dei migliori caratteristi sulla piazza, sia in Fargo che in Breaking bad.

venerdì 13 febbraio 2015

San Valentino



Domani è San Valentino e, citando il grande Roland Barthes, del quale vi consiglio Frammenti di un discorso amoroso, una breve riflessione sull'argomento  sorge spontanea. Non so voi ma con l'età, per me, diventa cruciale riflettere sugli accadimenti quotidiani, e anche, perché no, sulle ricorrenze, sui luoghi comuni.
L'amore o meglio il sentimento così denominato mi pare  abbia nel tempo cambiato i connotati.

Quando ero giovanissimo ero convinto della sua esistenza, ma ero anche convinto che il comunismo avrebbe trionfato e che il mondo fosse un luogo meraviglioso.
La scoperta dell'inevitabile connubio fra passione o desiderio sessuale e idea di sentimento poi si sono mescolati nella mia esperienza confondendo spesso la qualità del sentimento stesso.  Alla fine credo che l'amore quello totale, incondizionato, etereo e generoso, non esista, citando la recente canzone di Fabi, Silvestri, Gazzè.
Esiste qualcosa di molto più complicato o semplice che può caratterizzare la vita di una persona se è molto fortunata, ed è quell'insieme di accadimenti che lo porta a incontrare un'altra persona con la quale arrivi a desiderare di realizzare un progetto di vita insieme, e non, come alcuni sostengono, un contratto, ma la riproduzione più concreta possibile della realizzazione di un progetto esistenziale vincente dove all'interno sei al sicuro,  protetto, coccolato, apprezzato, valorizzato, gratificato e perché no amato.
Questa vicenda non è impossibile, può durare un numero limitato di giorni, mesi, anni, può durare davvero tutta la vita, non può durare per sempre, perché nulla dura per sempre.
E dentro questa vicenda, dentro la storia di una coppia che funziona ci sta tutto, attenzione, la noia, l'inevitabile diminuzione del desiderio sessuale, i litigi, le incomprensioni, in una parola il quotidiano, ed è una sfida incessante resistere al quotidiano, alla sua capacità di erosione, di dissolvimento affettivo.
Ma ... e lo dico per esperienza personale, è possibile all'interno di questa vicenda di coppia, trovare momenti di equilibrio quasi perfetti, ci sono esempi di storie d'amore durate una vita, e credo in ultima analisi che se non esiste l'amore come sentimento totale e assoluto, perfetto come un sogno ad occhi aperti, esiste senz'altro un sentimento altrettanto forte, difficilmente classificabile, ma assolutamente totalizzante, e se l'hai provato, se riesci a farlo sopravvivere almeno cinque minuti ogni maledetto o benedetto giorno della tua vita, condividendolo con la tua persona, chiunque sia, in questo caso non mi rimane che augurarti ... buon San Valentino.

domenica 8 febbraio 2015

smetto quando voglio



Giovane cinema italiano targato Fandando leggero e divertente come un aperitivo non troppo alcolico ed è fin troppo evidente la citazione a Breaking Bad che si intuisce essere idea ispiratrice dell'intera sceneggiatura, anche se con la serie tv americana ha in comune una sola cosa, l'idea che uno studioso, uno scienziato per risolvere un problema economico decida di inventare una nuova droga.
Ma se Breaking Bad, a mio avviso una delle serie televisive  più belle e originali degli ultimi anni, è drammatico, comico, grottesco e adrenalico e riesce ad esserlo in quasi tutte le puntate, questo è e rimane un filmetto, leggero, evanescente, ironico, ma non pungente, uno di quei film dei quali non rimane traccia il giorno dopo, nemmeno un leggero mal di testa,  però mentre lo vedi fa compagnia e strappa un sorriso.
Dentro c'è la frustrazione delle nuove generazioni di laureati costretti a fare i benzinai alle dipendenze di un extracomunitario pur essendo ottimi latinisti, oppure lavapiatti in una pizzeria o peggio ricercatori universitari a vita.
Alcuni aspetti antropologici del film andavano sottolineati, bisognava trasformare l'ironia in sarcasmo,  fare decollare il film in una parabola grottesca e davvero violenta dei giorni nostri per dare risalto, facendo ridere, al dramma di tante teste pensanti a spasso in un paese dominato da altrettanti delinquenti ignoranti.
La scelta della produzione invece si è fermata molto prima decidendo per una commedia leggerissima, una specie di favola surreale dove nessuno davvero si fa male e dove  la morale è relativa.
Pregevole apparizione di Neri Marcorè ex studioso a sua volta costretto a diventare boss della malavita romana.
su sky

venerdì 6 febbraio 2015

La camera chiara






La camera chiara è un saggio sulla fotografia del grande Roland Barthes che ho letto quando vendevo libri Einaudi circa 35 anni fa e che forse tornerò a leggere.
Oggi farò una breve riflessione sulla fotografia e forse chissà ci scriverò anche un racconto prima o poi.
Intanto l'immagine sopra è un quadro di un altro grande Norman Rockwell che potrete ammirare qui fino a domenica 8 febbraio 2015 e mi piaceva collocarla qui dove invece parlerò di immagini fotografiche.
Come accennavo ieri, grazie a facebook, ho recuperato alcuni contatti della mia giovinezza ultimamente, soprattutto amici d'infanzia, elementari o giù di lì, dei quali avevo ricordi sparsi alcuni di questi naufragati in un racconto all'interno della mia prima raccolta: Solitario bolognese (Giraldi editore)
Ho sempre considerato le fotografie  istantanee statiche di momenti passati, in linea di massima capaci di smuovere un commento, un sorriso, una smorfia, una piccola contrazione affettiva al massimo, ma niente di più, la pensavo così fino a pochi giorni fa.
Poi ho trovato l'immagine di una persona del mio passato, diciamo della mia giovinezza, che  considero nonostante il periodo storico una lunga adolescenza, e in quel viso, quella cornice bolognese in bianco e nero ho ritrovato un insieme di sensazioni che avevo completamente dimenticato.
Non so se vi è mai capitato assaggiate qualcosa che non mangiavate da tempo e immediatamente ritrovate non solo un sapore perduto ma anche un insieme di ricordi e perché no di emozioni, e chi segue Breaking bad sa di cosa parlo, ebbene con quell'immagine è accaduta la stessa cosa che forse ha davvero a che fare con l'ippotalamo. Per un secondo ero là in quella immagine in bianco e nero con eskimo e tutto, magari alla fine di una manifestazione o di un'assemblea ed ero giovane, pieno di idee balzane sull'amore, e con un sacco di idee sbagliate sul sesso. Ce n'è di materiale per un racconto non trovate?

mercoledì 4 febbraio 2015

l'isola dei famosi 2015



Poco tempo fa ho scritto una specie di recensione di Hunger Games una saga fantasy prima letteraria poi cinematografica che parla di un ipotetico mondo dove c'è una dittatura e i giochi dove giovani guerrieri si battono per la sopravvivenza in un unico grande show televisivo che allieta tutti gli abitanti della terra. Non è un'idea originale i più grandicelli fra voi ricorderanno la decima vittima il tema vecchio e abbastanza banale della caccia all'uomo che diventa intrattenimento, del resto nell'impero romano  non c'erano i gladiatori a battersi e morire negli stadi e i cristiani a farsi divorare dai leoni?
E arriviamo all'Isola dei famosi che come molti di voi sapranno è in realtà l'Isola di coloro che giunti a un punto indefinito della loro carriera  si buttano a capofitto in un'avventura che a differenza di altri reality comporta un reale disagio psicofisico, dure privazioni e a volte  veri e propri pericoli.
Quest'anno è iniziata in ritardo di una settimana a causa di un uragano abbattutosi nell'area designata per lo spettacolo,  una sempre affascinante Catherine Spaak ha lasciato l'isola spaventata dalle condizioni meterologiche avverse, e forse è meglio così preferisco ricordarla com'era nel film La noia di Damiani e sull'argomento della bellezza e della giovinezza perduta si potrebbe scrivere un saggio.
Ma adesso vorrei  fare una breve considerazione su playa desnuda, la vera novità di quest'anno, inaugurata da due pregevoli esemplari di bellezza maschile e femminile, la sorella di Belen e un modello Brice Martinet, che hanno dovuto spogliarsi in diretta e che dovranno vivere come Adamo ed Eva senza nemmeno la foglia di fico però, su un isola deserta, con poco più di niente per la sopravvivenza, benedetti entrambi dai propri partner in studio. La bella Cecilia Rodriguez ha deciso di rimanere su playa desnuda e di spogliarsi, scelta del resto scontata, come lei stesso ha ammesso nell' unico momento di sincero imbarazzo,  quello nel quale si è tolta i vestiti di fianco al suo compagno di avventura.
La motivazione di questa libera scelta è stata esplicitata dal fidanzato italiano della bella Cecilia, una scelta professionale, una scelta obbligata nel mondo dello show business dove se appari  facendo scalpore  buchi lo schermo e allora spogliamoci, umiliamoci, condividiamo la nostra nudità, facciamo la fame, sfidiamo le fiamme, e anche se a fine carriera avremo la possibilità di tornare di nuovo in auge, di fare qualche soldino, di apparire e quindi per alcuni di esistere.
Quest'anno siamo arrivati allo spogliarello imbarazzato in prima serata, cosa impensabile solo pochi anni fa, ve la sentite di escludere un reality  con caccia all'uomo in un futuro show televisivo?
  

lunedì 2 febbraio 2015

Agenzia letteraria cercasi ...







Con sette libri pubblicati e due in pubblicazione nel 2015 mi rendo conto che avrei davvero bisogno di un professionista che si occupasse di me, non per recensire i miei lavori, nemmeno per fare editing, magari facendosi pagare, ma soprattutto per aiutarmi nel rapporto con le case editrice che amo e ringrazio, pure  considerandole  entità parallele rispetto alla mia vita, per uno come me che scrive per passione, ma che di mestiere, per vivere, pagare il mutuo e gli studi alle figlie, fa altro.
Non so se anche a voi amici scrittori è capitato  di cercare un'agenzia letteraria, una di quelle serie, e non ricevere nessuna risposta.
A me è capitato, completamente ignorato, come se non esistessi, come se non avessi mai pubblicato, ed è un' informazione che mi spiazza, ho pubblicato con cinque case editrici, non solo locali, ma non riesco a trovare un agente,  non credo risolverebbe la mia vita, ma chissà...
Ho scritto alle migliori, a quelle che non chiedono denaro, e l'altra sera stavo cercando per la seconda volta di inviare il materiale richiesto alla Meucci  emblematica dell'idea che via via si è formata nella mia testa nei confronti di queste organizzazioni.
Ha talmente tante richieste da parte di scrittori che ogni inizio mese a mezzanotte, come Cenerentola, ogni scrittore di buona volontà deve riempire un form a tempo di record con i dati richiesti e sperare  di riuscire a conquistare il diritto di essere esaminato.
Sabato sera avevo preparato tutto come un bravo studente pronto allo scoccare della mezzanotte per cercare di inserire i dati richiesti velocemente (sinossi , prime dieci pagine, bio biblio etc), avevo già provato in passato senza riuscirci, mi ero anche allenato con il mouse e il copia e incolla,  poi dopo cena,  complice un buon lambrusco, ho riflettuto un minuto e ho pensato, alcuni editori che mi stimano e mi pubblicano li ho, perchè fare tanta fatica e inserirsi in questo gioco kafkiano? (citando breaking bad). Chi me lo fa fare?

E ho concluso che le agenzie letterarie sono per me inaccessibili,  giustamente promuovono solo prodotti sicuri, e sono sicuramente sintomatiche del momento cupo dell'editoria italiana.