martedì 24 marzo 2015

Lorenzo 2015 cc



E dopo avere scritto della sua canzone lancio, sabato, che mi ha colpito, e dopo avere scritto un post sul giovane Nardinocchi, due brevi considerazioni sull'ultimo album che sto ascoltando rigorosamente gratis da Spotify e alcune domande sorgono spontanee.

Chi compra musica? E soprattutto perché?

La musica è gratis, in rete puoi scaricarla, ascoltarla, guardare i video su you tube, chi compra ancora musica? Forse i cosiddetti fans e in effetti ogni pop star ha i suoi fans, basta fare un salto a Zocca e fare una passeggiata nella strada dove vive la mamma di Vasco e ti rendi conto che i fans possono fare la differenza.

Detto ciò io non sono un tifoso di nessuno nemmeno di me stesso figurarsi di un cantante di origini toscane, cresciuto come un milanese e tifoso a sua volta di Renzi, dicono le cronache.

Però oggi vi dirò solo che dopo avere ascoltato sabato ho cominciato ad ascoltare anche altri brani e Gli immortali non mi piace, procedendo in avanti senza passare dalla saggezza, in questi giorni impazziti di polvere di gloria te lo ripeto ancora fino a strapparmi le corde vocali ora che siamo qui noi siamo gli immortali.

E ho pensato che lui canta del sabato italiano di quelli che il sabato non se lo gustano perché sono disoccupati, senza prospettive, senza un futuro, e lui canta la disperazione dei sabati italiani di chi non ha speranze e penso che lui forse è davvero un immortale, uno che ha saputo riciclarsi continuando a vendere un prodotto da super mercato e continuando a sedurre migliaia di italiani.

Lui è immortale perché si spaccia per un rivoluzionario da San Patrignano a un prete di periferia,
E alla fine i compagni come lui, quelli che sanno ancora raccontare le favole e vendono la musica e riempiono gli stadi, possono piacere, a tratti, possono essere anche bravi, a tratti, ma non fatevi fregare gente, cantano solo canzonette, come diceva Bennato e magari sono grandi tifosi di Renzi, un altro immortale, e mi fanno una rabbia che mi piacerebbe davvero una musica nuova, popolare, senza essere scadente e triste, vera senza essere ambigua e collusa, ma che te lo dico a fare?

domenica 22 marzo 2015

i potenti ... voi come li immaginate?



In coda alla bella manifestazione di Bologna ieri sera riflettevo in perfetta solitudine sulla mia percezione del potere, perché è difficile per uno come me, uno di quelli che vive facendosi bastare ciò che ha, pagando le tasse, tutte le tasse, rispettando le regole, insomma comportandosi come si comporta la gente onesta, dicevo è difficile per uno come me immaginare cosa significhi essere potenti.

La potenza o il potere sono attributi abbastanza facili da trovare in molti nostri concittadini, leggevo su Repubblica delle intercettazioni a Lupi dalle quali emergeva un personaggio dal linguaggio colorito, uno che si arrabbia se il vestito fatto da un famoso sarto non è come lui desidera, vestiti regalati, per lui per il figlio Luca. Leggevo e non capivo.

Cosa significa essere così potenti da potere pretendere regali, favori, posti di lavoro, denaro, molto denaro, impunità, assoluzione, e addirittura il paradiso in terra.
Chi sono questi loschi figuri che schiacciano il futuro dei nostri figli pur di assicurare un futuro inossidabile per i loro?
Lo fanno solo per il denaro? Lo fanno per la famiglia? Lo fanno perché sono talmente inebriati dal loro delirio di onnipotenza che non possono più rinunciare  a dominare?

Dicono le leggende che Andreotti dormisse pochissimo, come Berlusconi, persone che lavorano sedici ore al giorno per dominare mondi, anche quando non hanno più bisogno di nulla.

I potenti li immagino come il presidente ipotetico di House of cards con le mani lorde di sangue intenti continuamente a complottare per rimanere in sella al proprio trono, uno che piscia sulla tomba del padre e  non ama nessuno, neanche la moglie altrettanto spietata e disumana come lui.
Credete che i nostri potenti siano molto diversi? Credete che gli assassini delle diverse mafie siano peggiori di certi nostri faccendieri?

Sono convinto che il nostro paese sia dominato da mostri, gente che ha portato il paese e l'economia mondiale a un punto di non ritorno, gente che le regole le fa e le disfa a proprio piacimento, e se avete un po' di rispetto per i vostri figli, quelli che già domani, lunedì, saranno costretti a fare i disoccupati, cominciate a cercare di capire come sono questi signori e cosa bisogna togliere loro per impedirgli di continuare a dominare il vostro mondo.

sabato 21 marzo 2015

LIBERA a Bologna





Oggi LIBERA è approdata a Bologna e non so quanti erano centomila, duecentomila, però so una cosa erano di una bellezza folgorante, erano giovani anche quelli come me che giovani non lo sono più, erano pacifici, civili, e c'erano tutti, scolaresche, boyscout, colleghi della Polizia Locale, associazioni di volontariato, parenti delle vittime di mafia, molte vittime di mafia, molti parenti.
Poi ci saranno quelli che diranno che anche dietro a LIBERA ci sono speculazioni e interessi, ci saranno quelli che cercheranno di infangare l'impegno di Don Ciotti, ci saranno, ci sono sempre stati e se fossi un fervente cattolico vi direi che ci sono e ci saranno le forze del male, quelli che stanno dalla parte sbagliata, che non hanno pietà e che ancora una volta vogliono vincere e fare prevalere diavoli e demoni, ma la realtà è quasi peggiore, perché se si muore in maniera meno spettacolare di mafia, forse è anche perché la mafia è tranquilla, occupa le stanze giuste quelle del potere, arriva ovunque, controlla appalti e consigli comunali, regionali, decide, amministra, dà lavoro e lavoro toglie.
Poi ci sono quelli come Don Ciotti che raccontano di una speranza, loro tolgono alla mafia per raccontare ai giovani che una speranza di lavoro e di riscatto esiste, espropriando alla mafia per creare lavoro, opportunità di crescita, e i giovani lo seguono, speriamo che lo Stato lo protegga.
Come diceva Dalla Chiesa, per sconfiggere la mafia bisogna scendere per le strade e Don Ciotti l'ha capito, non togliamo la speranza ai nostri figli di un Italia migliore che non ci faccia vergognare di essere italiani.





domenica 15 marzo 2015

non dico altro



E' un peccato che un attore come James Gandolfini ci abbia lasciato a 51 anni e questo forse è uno dei suoi ultimi film che oggi ho intercettato su sky scelti per te.
Una commedia americana su due cinquantenni separati che si incontrano si s'innamorano, entrambi con figlie al college e una vita normale, con le normali macerie che riempiono le vite di due persone che a cinquant'anni si ritrovano a fare i conti con un bilancio esistenziale non completamente soddisfacente e la solitudine degli affetti, con le figlie pronte per spiccare il volo e uscire dal nido.
America, Europa, Italia, in fin dei conti non siamo tanto diversi, ci separano i fusi orari, una diversa concezione di dieta e stile di vita, ma in linea di massima la classe media qui in Europa o laggiù negli States vive le stesse contraddizioni, gli stessi mal di pancia, le stesse inquietudini  e chi meglio di un cinquantenne e passa come me poteva immedesimarsi nei drammi di questa coppia casuale composta da due grandi attori.
Commedia, tenera, intelligente, scorrevole e mai banale, un omaggio a un grande attore prematuramente scomparso, e uno schiaffo al nostro niente cinematografico.
su sky

sabato 14 marzo 2015

Nardinocchi ... come M.J.



Facebook può anche servire, e mi piace avere contatti giovani, gente che mi contamina con informazioni su quell'universo sempre più remoto per me rappresentato dai tanti giovani artisti che non passano necessariamente per la televisione quella di xfactor, amici, e adesso la nuova idea (già vecchia) di Italia's got talent, dove i soliti noti, Bisio, Littizzetto e compagnia presentano talenti e saltimbanco per proporre una nuova fiera mediatica dove gli unici a guadagnare cifre da capogiro sono loro.
Poi ci sono artisti come Andrea Nardinocchi che conosco solo perché nel mio lettore mp3 ho una sua canzone "un posto per me" che ancora ascolto forse perché anch'io vorrei un posto per me, un posto dove potere sentirmi in armonia, o semplicemente non minacciato, inquinato, violentato, depredato, insultato, ma non credo che ci sia.
Poi ieri sera ho visto il suo nuovissimo video su Facebook passato da un mio giovane contatto, e provo a passarvi il link perché questo giovane di cui non so nulla, arriva, buca lo schermo, ma non quello patinato e plastificato della De Filippi o irraggiungibile e inconcludente di xfactor.
Quanti giovani talenti sono nascosti nella rete, fuori dai circuiti delle televisioni perduti in un universo parallelo, mentre la musica scompare nella rete, diventando sempre più un settore residuale, che arricchisce solo chi la presenta e pochi mostri sacri.
Ecco il nuovo video di Andrea Nardinocchi Come M.J.
 

venerdì 13 marzo 2015

il caso Ragusa ... giustizia è fatta?



Io sono uno dei tanti italiani che guardano la televisione, e mi interessano i gialli per ovvi motivi. la scomparsa di una bella donna di 44 anni in una sera d'inverno di alcuni anni fa è sicuramente uno spunto  per un giallista per caso come me.
Il prossimo romanzo in uscita, fra qualche mese con Eclissi, parte proprio dalla scomparsa di un'adolescente come avvenne nel mio primo romanzo con Frilli, Il silenzio della bassa.
La differenza è che il prossimo romanzo lo scrissi qualche anno fa e parte da uno spunto di cronaca vero, ma non svelerò altro.
Tornando al caso Ragusa adesso mi metto nei panni dell'italiano medio, quello che guarda Chi l'ha visto, Quarto grado, tutti i pomeriggi con la D'Urso, Porta a porta con Mosca (stasera parlavano del delitto di Perugia) e chi più ne ha più ne metta, e in questo gioco di immedesimazione cerco di riflettere lucidamente sulla decisione del giudice per l'udienza preliminare che in un'ora ha liquidato tre anni di indagini, 12000  pagine di indagini, diversi indizi e testimoni dei fatti e alla fine non capisco come un uomo solo, anche se giudice, possa arrivare a decidere il non luogo a procedere in un caso come questo.
Si dice, e parlo sempre da uomo della strada, che no cadavere no processo, e provate un attimo a pensare cosa può provocare nell'immaginario collettivo un dato come questo, basta fare scomparire il corpo e hai buone possibilità di farla franca.
In conclusione, quanto potere questi giudici, non trovate?
Decidono che Berlusconi deve essere perseguito per induzione alla prostituzione minorile, poi altri giudici decidono di assolverlo, in una partita che ha creato non pochi scombussolamenti nel nostro quadro politico, decidono con grande professionalità, zelo e precisione, perché sono giudici, e quando chiedo a qualche amico avvocato il perché di certe decisioni loro rispondono che la legge è materia complicata nel nostro paese e non comprensibile per noi piccoli uomini delle grandi pianure infarciti di false informazioni mediatiche, così si rimane sospesi, ancora una volta in balia di altri uomini che con un potere in mano quasi divino stabiliscono pene, assolvono potenziali criminali, decidono che (notizia di stasera) 12 martellate per uccidere la moglie non sono indizio di crudeltà e non ci rimane che sperare di non essere la prossima vittima, potremmo scomparire nel nulla di un non luogo a procedere.

mercoledì 11 marzo 2015

una app bolognese per non perdersi a Istanbul


Che cos'è il genio? Non pensate che sia semplicemente genetico, o fortuito o merito di una buona scuola, o una ricca famiglia, il genio è casuale e spesso sottovalutato, e il colpo di genio può essere finalizzato a tutto, a niente, a fondare un impero o inventare un modo per evadere dalla quotidianità.
In questo caso il genio è semplicemente frutto di coraggio e curiosità, desiderio di sfidare la sorte e di proporre un prodotto inedito. Questa è la storia tutta italiana di Roberto Condello albergatore bolognese che in giro per l'immenso bazaar di Istanbul si è perso e ha pensato che una applicazione per telefonino ad uso dei turisti sarebbe stata comoda in quel luogo.
I dettagli li potete leggere nel post allegato cliccando sul suo nome.
La favola, o la storia di questa avventura della mente, insieme a coraggio imprenditoriale e voglia di mettersi in gioco  mi ha colpito, perché un italiano ha avuto un'idea vincente, ha investito i suoi risparmi, quasi 200 mila euro, e adesso comincia a raccogliere i frutti del suo coraggio imprenditoriale.
Gli italiani sono anche questo, continuiamo a ripetercelo, per non affondare in una depressione nazionale che sembra non volerci abbandonare.
Bisogna avere il coraggio e la voglia di sognare per fare in modo che i sogni diventino progetti di vita.

domenica 8 marzo 2015

rsu 2015.la necessità di essere SULPL




Si sono chiuse le elezioni per le rappresentanze sindacali unitarie  di tutti i settori del lavoro pubblico.
non ci sono ancora risultati ufficiali nazionali, posso dire però che a Bologna il mio sindacato ha mantenuto la posizione consolidata, con due seggi e gli stessi votanti delle ultime elezioni.
Pur avendo spesso ribadito in diverse sedi la mia personale stanchezza psicologica nel dibattito sindacale dovuta all'età, alla mancata risposta dello Stato alle nostre rivendicazioni, al quotidiano sempre più pericoloso, ho deciso di spendere due parole per sottolineare la necessità per noi che indossiamo una divisa di agenti di Polizia Municipale di un sindacato di categoria vero, il SULPL.

Ne ho parlato con qualche neo assunto a Bologna e parlare con una persona è importante ma ho pensato che esprimere gli stessi concetti nel blog possa essere più funzionale.
Alla fine il sindacato oggi cosa deve essere? La risposta è semplice, deve essere l'organizzazione che tutela e rappresenta il lavoratore.

Quando sono entrato in Polizia Municipale ero iscritto alla CGIL, ero un delegato sindacale, perché prima facevo l'educatore professionale e credevo che la CGIL fosse l'unico sindacato che poteva tutelare il mio ruolo lavorativo, mio padre operaio e Fiom da sempre mi aveva insegnato l'importanza del sindacato.

Dopo un mese con la divisa mi resi conto che  la mia vita era cambiata, ed è questa la prima consapevolezza che devi avere collega, tu non sei solo un cittadino, tu indossi una divisa e puoi anche raccontarti che non sei un poliziotto, che sei solo un impiegato comunale, puoi anche denigrare il tuo ruolo sociale, e cercare a cena con gli amici di ironizzare sul tuo mestiere, perché purtroppo molti colleghi lo fanno, ma ciò non cambia la realtà dei fatti, tu indossi una divisa e la tua vita non sarà più come quella precedente, perché avrai nuove responsabilità, penali, civili, economiche, morali.

Prima entri in questo ordine di idee prima capirai la necessità di essere orgoglioso del tuo lavoro e la necessità di avere un'organizzazione alla spalle che ti possa tutelare e rappresentare.
Il Sulpl è il primo sindacato di categoria italiano, arriva ovunque, ha gli avvocati che possono difenderti, crede nella necessità di una riforma, crede nella necessità del ripristino della causa di servizio quando ti fai male e soprattutto è formato da volontari e agenti che come te lavorano per strada.

Io non mi considero un sindacalista, ma un agente che  si preoccupa di tutelare il proprio lavoro e quello dei colleghi.
Per questo motivo collega devi iscriverti al Sulpl, non ci sono alternative se vuoi fare il nostro lavoro, una necessità esistenziale, ascolta un nonno saggio

domenica 1 marzo 2015

backstrom




Guardando il trailer non riuscivo a capire dove avevo già visto il faccione in fotografia poi appena iniziata la prima puntata ho ricordato, era uno dei caratteristi della insuperabile Six feet under anche in quella serie molto divertente e molto psicotico, sto parlando di Rainn Wilson protagonista assoluto di questa nuova irriverente serie televisiva dove un tenente della omicidi esiliato per motivi vari e relegato a occuparsi di crimini stradali torna dopo cinque anni in azione.
Il personaggio può ricordare diversi modelli di poliziotto e anche cinematografici, ha la stessa auto distruttività di John Belushi  e un po' lo ricorda anche, è un antieroe per eccellenza, con una vita sgangherata e fuori da ogni regola e conduce le indagini con un intuito da cater pillar e una sensibilità da alligatore e fa molto ridere.
Anche i personaggi che compongono la sua squadra sono divertenti e originali e tutti cercano di impedire al protagonista Everett Backstrom di suicidarsi fra cattivo cibo, alcol e sigari.
Ha un medico indiano che gli prescrive un amico come terapia e un approccio con il mondo circostante assai poco formale.
E' divertente, un modo di proporre il giallo televisivo simile a serie come Bones ma con una marcia in più, i dialoghi sono veloci e intelligenti, spesso sorprendenti, una vivacità che gli sceneggiatori italiani possono solo invidiare.
La serie è ispirata ai gialli svedesi dello scrittore  Leif G. W. Persson che magari andrò a leggere.
su sky

venerdì 27 febbraio 2015

La provincia in giallo



Il silenzio della bassa parteciperà al premio letterario La provincia in giallo uno dei requisiti di partecipazione è l'ambientazione di un giallo in provincia e forse Il silenzio della bassa è il mio romanzo più provinciale in senso buono, proprio perché il mio scopo era quello di sposare le contraddizioni dell'hinterland fra Bologna e Ferrara e le contraddizioni del nostro attuale modo di vivere.
La realtà fuori dai centri abitati oggi, almeno in Emilia, è mutata, spesso si scappa dalle città soffocate dal degrado, dall'insicurezza, dai costi degli affitti e dei mutui, dal senso opprimente di lento declino che caratterizza medie e grandi metropoli italiane e purtroppo Bologna non fa eccezione.
Ma appena fuori dai grandi agglomerati urbani sta crescendo una nuova realtà esistenziale, famiglie della classe media che decidono di vivere in un paese fuori dalle proprie rotte familiari e affettive, ritrovandosi come corpi estranei in un nuovo organismo sconosciuto, come è accaduto a me.
Abbandonare la città dove si è cresciuti e alla quale si pensava di appartenere per una scelta di vita non è né facile né scontato.
Le storie dei miei neri si sviluppano fra le pieghe di queste  contraddizioni, e quindi credo che Il silenzio della bassa farà la sua figura nel contesto di questo evento anche se la gloriosa Frilli dovrà vedersela con piccoli colossi dell'editoria italiana: Guanda, edizioni e/o, Piemme edizioni, Marsilio, Baldini e Castoldi e già mi sento vacillare, ma poi penso che Frilli è la migliore casa editrice possibile per me in questo momento, soprattutto perché ha coraggio e spirito imprenditoriale e quindi comunque vada sarà un successo.
Voi però fate il tifo e se non avete ancora avuto occasione, leggetevi Il silenzio della bassa, a breve lo troverete in regione anche dentro i luoghi della grande distribuzione le Coop, i Carrefour, le Esselunga etc una novità rivitalizzante.

venerdì 20 febbraio 2015

Buk festival Modena





Buk Festival della piccola e media editoria

21 – 22 febbraio 2015, Modena

Come arrivare al Foro Boario

Via Bono da Nonantola 2 – 41121 Modena
In treno scendere alla stazione di Modena, la sede espositiva dista circa 15 minuti a piedi
In autobus dalla stazione di Modena è possibile prendere gli autobus n° 1 e n° 4.
In auto è consigliabile l’uscita Modena Nord dell’A1 per coloro che giungono dalla direzione Milano e l’uscita Modena Sud per coloro che giungono dalla direzione Bologna.
 il 21 e 22 febbraio 2015 potrete trovare i romanzi della casa editrice FRILLI di Genova e quindi anche il mio ultimo romanzo il silenzio della bassa e conoscere altri romanzi e romanzieri  di cento piccole e medie case editrici italiane.
vi aspettiamo

mercoledì 18 febbraio 2015

fortitude








Fortitude non esiste, è un'invenzione e l'investigatore Eugene Morton, interpretato magistralmente dal grande Stanley Tucci ricorda vagamente l'investigatore fbi di Twin Peaks, ed è  il mostro sacro che regge la scena in questa fiction britannica che si sviluppa fra i ghiacciai artici dove ci sono più orsi che abitanti.
L'atmosfera è glaciale da tutti i punti di vista e rarefatta, i personaggi si muovono in una natura ostile e desolata, dove anche la speranza sembra altrove e non c'è un buono, i poliziotti stessi sono ambigui, con il loro capo, un solitario disperato, accecato dal desiderio per una donna  non ricambiato.
C'è un omicidio, e l'indagine conseguente, ma è solo l'architrave che regge la trama piena di tante  situazioni   ancora indecifrabili per me.
Mi piace il pacchetto, ma ancora non voglio sbilanciarmi e spero che la trama si sviluppi su un piano di realtà e non si perda in congetture fantascientifiche.
Staremo a vedere.
Per chi ama i gialli nordici e i dialoghi essenziali,  su sky atlantic

lunedì 16 febbraio 2015

Brugola un prestigio tutto italiano








E' morto Giannantonio Brugola grande industriale della Brianza.

Essere diversi in un mondo di simili", era il suo motto. E lui c'era riuscito realizzando una vite unica e riuscendo a venderla  in tutto il mondo. Il suo nome, cosa più unica che rara, si trova persino sui dizionari d'Italiano. Alla voce "Brugola" è descritta infatti la vite a "testa incava esagonale che prende il nome dal suo inventore"  copio e incollo da Il Giorno.it

L'invenzione in realtà fu del padre Egidio che attuò una variante della vite a testa incavata esagonale con gambo a torciglione, che ne assicurava una particolare elasticità rispetto alla vite con intaglio a testa esagonale che era precedentemente stata inventata dall'americano Allen nel 1910.

Io che a stento so attaccare un quadro alla parete senza fare danni, ho imparato a conoscere le chiavi a brugola che oggi fanno parte del nostro patrimonio di termini acquisiti ed entrano nel nostro linguaggio quotidiano anche solo per montare un mobile ikea.

Eccellenze italiane, uomini che hanno trascorso la loro esistenza lavorando, sapendo creare e sfruttare un prodotto della loro inventiva, premiato nel 2008 con il titolo di cavaliere del lavoro, questo uomo fa onore al nostro paese e in un momento dove  uomini d'onore ce ne sono così pochi mi sembrava giusto rendergli omaggio, un futuro diverso è possibile, basta saperlo inventare.

domenica 15 febbraio 2015

Fargo ... fine prima stagione



La prima delle due stagioni di Fargo televisivo è conclusa ed è un cammeo del palinsesto sky per quanto riguarda la fiction nera americana, ma non è semplicemente questo, sarebbe riduttivo.
Fargo è davvero una piccola opera d'arte, a partire dalla colonna sonora, dalla fotografia, dal cast, e infine e soprattutto dalla sceneggiatura, mai scontata, sempre al limite del paradosso, con un umorismo che sfocia spesso nel grottesco e una totale libertà di espressione che permette alla storia di percorrere ed esplorare spazi sempre nuovi pure rimanendo in una situazione uguale dal punto di visto geografico, con la neve e  il freddo a dominare la scena quasi per immobilizzarla in una struttura statica dove l'uomo è il vero protagonista, l'uomo e l'intrinseca follia che lo spinge a compiere i reati più efferati senza un vero motivo plausibile.
La differenza con altri neri del genere è sicuramente l'originalità, una tale dose di genialità creativa fino ad ora l'ho trovata solo in Breaking Bad dove a un livello diverso lo sceneggiatore ha dato vita a una storia di lungo respiro riuscendo a mantenere un livello elevatissimo di tensione.
Fargo invece ha momenti quasi lirici, nei quali i personaggi mai banali riflettono, si interrogano sui quesiti fondamentali del vivere nei momenti più inopportuni, come accade ai due killer di Pulp Fiction che discorrono di fast food o massaggio plantare prima di eseguire una piccola strage in un appartamento.
Fargo è l'esempio di come una storia apparentemente banale possa diventare un piccolo capolavoro solo per il modo nel quale viene raccontata.
L'originalità del linguaggio è un obiettivo che mi piacerebbe raggiungere e il fatto che Fargo rimanga un prodotto premiatissimo ma di nicchia dovrebbe fare riflettere sulla bassa qualità dei prodotti di successo.
Attendo la seconda stagione nuova storia nuovi personaggi.
Una nota, la storia non è realmente accaduta come recita la didascalia iniziale, anche in questo caso un piccolo gioco di prestigio fra il regista e lo spettatore.
Grande Bob Odenkirk, uno dei migliori caratteristi sulla piazza, sia in Fargo che in Breaking bad.

venerdì 13 febbraio 2015

San Valentino



Domani è San Valentino e, citando il grande Roland Barthes, del quale vi consiglio Frammenti di un discorso amoroso, una breve riflessione sull'argomento  sorge spontanea. Non so voi ma con l'età, per me, diventa cruciale riflettere sugli accadimenti quotidiani, e anche, perché no, sulle ricorrenze, sui luoghi comuni.
L'amore o meglio il sentimento così denominato mi pare  abbia nel tempo cambiato i connotati.

Quando ero giovanissimo ero convinto della sua esistenza, ma ero anche convinto che il comunismo avrebbe trionfato e che il mondo fosse un luogo meraviglioso.
La scoperta dell'inevitabile connubio fra passione o desiderio sessuale e idea di sentimento poi si sono mescolati nella mia esperienza confondendo spesso la qualità del sentimento stesso.  Alla fine credo che l'amore quello totale, incondizionato, etereo e generoso, non esista, citando la recente canzone di Fabi, Silvestri, Gazzè.
Esiste qualcosa di molto più complicato o semplice che può caratterizzare la vita di una persona se è molto fortunata, ed è quell'insieme di accadimenti che lo porta a incontrare un'altra persona con la quale arrivi a desiderare di realizzare un progetto di vita insieme, e non, come alcuni sostengono, un contratto, ma la riproduzione più concreta possibile della realizzazione di un progetto esistenziale vincente dove all'interno sei al sicuro,  protetto, coccolato, apprezzato, valorizzato, gratificato e perché no amato.
Questa vicenda non è impossibile, può durare un numero limitato di giorni, mesi, anni, può durare davvero tutta la vita, non può durare per sempre, perché nulla dura per sempre.
E dentro questa vicenda, dentro la storia di una coppia che funziona ci sta tutto, attenzione, la noia, l'inevitabile diminuzione del desiderio sessuale, i litigi, le incomprensioni, in una parola il quotidiano, ed è una sfida incessante resistere al quotidiano, alla sua capacità di erosione, di dissolvimento affettivo.
Ma ... e lo dico per esperienza personale, è possibile all'interno di questa vicenda di coppia, trovare momenti di equilibrio quasi perfetti, ci sono esempi di storie d'amore durate una vita, e credo in ultima analisi che se non esiste l'amore come sentimento totale e assoluto, perfetto come un sogno ad occhi aperti, esiste senz'altro un sentimento altrettanto forte, difficilmente classificabile, ma assolutamente totalizzante, e se l'hai provato, se riesci a farlo sopravvivere almeno cinque minuti ogni maledetto o benedetto giorno della tua vita, condividendolo con la tua persona, chiunque sia, in questo caso non mi rimane che augurarti ... buon San Valentino.

domenica 8 febbraio 2015

smetto quando voglio



Giovane cinema italiano targato Fandando leggero e divertente come un aperitivo non troppo alcolico ed è fin troppo evidente la citazione a Breaking Bad che si intuisce essere idea ispiratrice dell'intera sceneggiatura, anche se con la serie tv americana ha in comune una sola cosa, l'idea che uno studioso, uno scienziato per risolvere un problema economico decida di inventare una nuova droga.
Ma se Breaking Bad, a mio avviso una delle serie televisive  più belle e originali degli ultimi anni, è drammatico, comico, grottesco e adrenalico e riesce ad esserlo in quasi tutte le puntate, questo è e rimane un filmetto, leggero, evanescente, ironico, ma non pungente, uno di quei film dei quali non rimane traccia il giorno dopo, nemmeno un leggero mal di testa,  però mentre lo vedi fa compagnia e strappa un sorriso.
Dentro c'è la frustrazione delle nuove generazioni di laureati costretti a fare i benzinai alle dipendenze di un extracomunitario pur essendo ottimi latinisti, oppure lavapiatti in una pizzeria o peggio ricercatori universitari a vita.
Alcuni aspetti antropologici del film andavano sottolineati, bisognava trasformare l'ironia in sarcasmo,  fare decollare il film in una parabola grottesca e davvero violenta dei giorni nostri per dare risalto, facendo ridere, al dramma di tante teste pensanti a spasso in un paese dominato da altrettanti delinquenti ignoranti.
La scelta della produzione invece si è fermata molto prima decidendo per una commedia leggerissima, una specie di favola surreale dove nessuno davvero si fa male e dove  la morale è relativa.
Pregevole apparizione di Neri Marcorè ex studioso a sua volta costretto a diventare boss della malavita romana.
su sky

venerdì 6 febbraio 2015

La camera chiara






La camera chiara è un saggio sulla fotografia del grande Roland Barthes che ho letto quando vendevo libri Einaudi circa 35 anni fa e che forse tornerò a leggere.
Oggi farò una breve riflessione sulla fotografia e forse chissà ci scriverò anche un racconto prima o poi.
Intanto l'immagine sopra è un quadro di un altro grande Norman Rockwell che potrete ammirare qui fino a domenica 8 febbraio 2015 e mi piaceva collocarla qui dove invece parlerò di immagini fotografiche.
Come accennavo ieri, grazie a facebook, ho recuperato alcuni contatti della mia giovinezza ultimamente, soprattutto amici d'infanzia, elementari o giù di lì, dei quali avevo ricordi sparsi alcuni di questi naufragati in un racconto all'interno della mia prima raccolta: Solitario bolognese (Giraldi editore)
Ho sempre considerato le fotografie  istantanee statiche di momenti passati, in linea di massima capaci di smuovere un commento, un sorriso, una smorfia, una piccola contrazione affettiva al massimo, ma niente di più, la pensavo così fino a pochi giorni fa.
Poi ho trovato l'immagine di una persona del mio passato, diciamo della mia giovinezza, che  considero nonostante il periodo storico una lunga adolescenza, e in quel viso, quella cornice bolognese in bianco e nero ho ritrovato un insieme di sensazioni che avevo completamente dimenticato.
Non so se vi è mai capitato assaggiate qualcosa che non mangiavate da tempo e immediatamente ritrovate non solo un sapore perduto ma anche un insieme di ricordi e perché no di emozioni, e chi segue Breaking bad sa di cosa parlo, ebbene con quell'immagine è accaduta la stessa cosa che forse ha davvero a che fare con l'ippotalamo. Per un secondo ero là in quella immagine in bianco e nero con eskimo e tutto, magari alla fine di una manifestazione o di un'assemblea ed ero giovane, pieno di idee balzane sull'amore, e con un sacco di idee sbagliate sul sesso. Ce n'è di materiale per un racconto non trovate?

mercoledì 4 febbraio 2015

l'isola dei famosi 2015



Poco tempo fa ho scritto una specie di recensione di Hunger Games una saga fantasy prima letteraria poi cinematografica che parla di un ipotetico mondo dove c'è una dittatura e i giochi dove giovani guerrieri si battono per la sopravvivenza in un unico grande show televisivo che allieta tutti gli abitanti della terra. Non è un'idea originale i più grandicelli fra voi ricorderanno la decima vittima il tema vecchio e abbastanza banale della caccia all'uomo che diventa intrattenimento, del resto nell'impero romano  non c'erano i gladiatori a battersi e morire negli stadi e i cristiani a farsi divorare dai leoni?
E arriviamo all'Isola dei famosi che come molti di voi sapranno è in realtà l'Isola di coloro che giunti a un punto indefinito della loro carriera  si buttano a capofitto in un'avventura che a differenza di altri reality comporta un reale disagio psicofisico, dure privazioni e a volte  veri e propri pericoli.
Quest'anno è iniziata in ritardo di una settimana a causa di un uragano abbattutosi nell'area designata per lo spettacolo,  una sempre affascinante Catherine Spaak ha lasciato l'isola spaventata dalle condizioni meterologiche avverse, e forse è meglio così preferisco ricordarla com'era nel film La noia di Damiani e sull'argomento della bellezza e della giovinezza perduta si potrebbe scrivere un saggio.
Ma adesso vorrei  fare una breve considerazione su playa desnuda, la vera novità di quest'anno, inaugurata da due pregevoli esemplari di bellezza maschile e femminile, la sorella di Belen e un modello Brice Martinet, che hanno dovuto spogliarsi in diretta e che dovranno vivere come Adamo ed Eva senza nemmeno la foglia di fico però, su un isola deserta, con poco più di niente per la sopravvivenza, benedetti entrambi dai propri partner in studio. La bella Cecilia Rodriguez ha deciso di rimanere su playa desnuda e di spogliarsi, scelta del resto scontata, come lei stesso ha ammesso nell' unico momento di sincero imbarazzo,  quello nel quale si è tolta i vestiti di fianco al suo compagno di avventura.
La motivazione di questa libera scelta è stata esplicitata dal fidanzato italiano della bella Cecilia, una scelta professionale, una scelta obbligata nel mondo dello show business dove se appari  facendo scalpore  buchi lo schermo e allora spogliamoci, umiliamoci, condividiamo la nostra nudità, facciamo la fame, sfidiamo le fiamme, e anche se a fine carriera avremo la possibilità di tornare di nuovo in auge, di fare qualche soldino, di apparire e quindi per alcuni di esistere.
Quest'anno siamo arrivati allo spogliarello imbarazzato in prima serata, cosa impensabile solo pochi anni fa, ve la sentite di escludere un reality  con caccia all'uomo in un futuro show televisivo?
  

lunedì 2 febbraio 2015

Agenzia letteraria cercasi ...







Con sette libri pubblicati e due in pubblicazione nel 2015 mi rendo conto che avrei davvero bisogno di un professionista che si occupasse di me, non per recensire i miei lavori, nemmeno per fare editing, magari facendosi pagare, ma soprattutto per aiutarmi nel rapporto con le case editrice che amo e ringrazio, pure  considerandole  entità parallele rispetto alla mia vita, per uno come me che scrive per passione, ma che di mestiere, per vivere, pagare il mutuo e gli studi alle figlie, fa altro.
Non so se anche a voi amici scrittori è capitato  di cercare un'agenzia letteraria, una di quelle serie, e non ricevere nessuna risposta.
A me è capitato, completamente ignorato, come se non esistessi, come se non avessi mai pubblicato, ed è un' informazione che mi spiazza, ho pubblicato con cinque case editrici, non solo locali, ma non riesco a trovare un agente,  non credo risolverebbe la mia vita, ma chissà...
Ho scritto alle migliori, a quelle che non chiedono denaro, e l'altra sera stavo cercando per la seconda volta di inviare il materiale richiesto alla Meucci  emblematica dell'idea che via via si è formata nella mia testa nei confronti di queste organizzazioni.
Ha talmente tante richieste da parte di scrittori che ogni inizio mese a mezzanotte, come Cenerentola, ogni scrittore di buona volontà deve riempire un form a tempo di record con i dati richiesti e sperare  di riuscire a conquistare il diritto di essere esaminato.
Sabato sera avevo preparato tutto come un bravo studente pronto allo scoccare della mezzanotte per cercare di inserire i dati richiesti velocemente (sinossi , prime dieci pagine, bio biblio etc), avevo già provato in passato senza riuscirci, mi ero anche allenato con il mouse e il copia e incolla,  poi dopo cena,  complice un buon lambrusco, ho riflettuto un minuto e ho pensato, alcuni editori che mi stimano e mi pubblicano li ho, perchè fare tanta fatica e inserirsi in questo gioco kafkiano? (citando breaking bad). Chi me lo fa fare?

E ho concluso che le agenzie letterarie sono per me inaccessibili,  giustamente promuovono solo prodotti sicuri, e sono sicuramente sintomatiche del momento cupo dell'editoria italiana.


sabato 31 gennaio 2015

le regole del delitto perfetto



Parte con energia questa nuova fiction americana in casa fox e le prime due puntate convincono. Quattro giovani studenti di legge si ritrovano alle prese con un cadavere da fare sparire in una notte molto vivace, ma la storia usa il gioco del salto temporale, che anch'io ho utilizzato con generosità in uno dei prossimi romanzi in uscita, e si vedono gli stessi giovani futuri avvocati tre mesi prima della tragica notte alle prese con un avvocato, docente, molto particolare la signora di colore che potete vedere nella locandina della fiction.
La serie si presenta molto dark, e molto spregiudicata e gli avvocati appaiono come professionisti spietati con un unico scopo nella loro vita, fare assolvere il cliente di turno anche se colpevole, anche se mostruoso, anche se indifendibile.
E gli avvocati non fanno proprio quel mestiere lì? Basta vedere chi difende chi nel nostro paese dove spesso in televisione sono gli avvocati a fare da star in trasmissioni dove si gira sempre intorno al delitto, tanto per non fare mancare al pubblico morbosodipendente la propria dose di orrore quotidiano.
E in realtà se ci pensate bene nel nostro sistema giudiziario ha più strumenti l'avvocato che l'autorità giudiziaria nei confronti dell'indiziato di turno.
Tornando al delitto perfetto esiste, eccome se esiste, intanto qualcuno ha bene appreso che basta fare sparire corpo della vittima e arma del delitto per inceppare ben bene i nostri arrugginiti ingranaggi investigativi o no?
Comunque la serie americana ve la consiglio.
Su Sky

giovedì 29 gennaio 2015

memorie di Adriano






Ho appena finito Memorie di Adriano della Yourcenar. Cosa cercavo in questo romanzo? Forse ciò che respira sotto il dato storico, come insegnava Braudel la realtà che permane sotto gli avvenimenti politici di un periodo, più banalmente la vita interpretata e tradotta da una scrittrice che ha perso tempo della propria vita per analizzare quella di un grande imperatore, forse l'ultimo vero imperatore nel periodo di passaggio fra gli dei pagani e il Dio cristiano.
Ho trovato alcune sfumature che mi hanno avvicinato il personaggio, ho trovato una nuova forma d'amore, e la consapevolezza che in tale campo erano sicuramente molto più espliciti e liberi di noi in quel periodo storico, dove la passione ha la stessa qualità e intensità della nostra anche se per Adriano fu passione per il giovane e sembra bellissimo Antinoo.
Adriano appare come un uomo di sessant'anni malato e sul punto di morire che si confida e si racconta in una immaginaria lettera al suo figlioccio e successore Marco Aurelio.
Non cercavo in questo monologo romanzato la grandezza dell'impero, ciò che fu uno dei più grandi imperi della storia, però alla fine del testo, dopo avere letto le riflessioni quasi giustificative della grande Yourcenar sul suo metodo di ricerca, una domanda mi è sorta spontanea, cosa ci rimane di tale grandezza? Solo rovine spesso incustodite? Quella potenza, fu imitata in maniera grottesca dal nostro fascismo e dallo stesso nazismo, che riuscì solo a scimmiottare certa gestualità e l'arroganza di chi credeva di potere dominare il mondo in un periodo storico nel quale qualsiasi statista assennato avrebbe deciso altrimenti.
Però il dubbio rimane, sarà rimasto qualcosa di quello spirito guerriero, della grande capacità esplorativa, del coraggio imprenditoriale, della acutezza politica ? Chissà

Infine, oltre ai due aspetti passionale e storico, oltre a una leggera rivistazione della realtà sono rimasto come mi capita in questi casi, tiepidamente intenerito dalla riflessione della Yourcenar sulla vecchiaia e sulla morte:
Cerchiamo di entrare nella morte con occhi aperti, ma io lo so, lo so già, che la maggior parte delle volte il momento del passaggio è soprattutto impregnato di terrore e inconsapevolezza.

martedì 27 gennaio 2015

Il capitale umano




Bello questo film di Paolo Virzì che ricordo soprattutto per Ovo Sodo e Caterina va in città.
Questo film espone prepotentemente la peggiore provincia italiana e in un certo senso ha delle affinità con il mio ultimo romanzo Il silenzio della bassa, in questo caso il regista entra nel cuore della media e alta borghesia italiana quella che vive su investimenti finanziari e trucchi economici.
I personaggi sono tutti credibili e Bentivoglio come sempre è bravissimo a costruire il personaggio confermandosi  uno dei migliori attori italiani del momento.
Anche in questo caso, come nel mio romanzo, la verità del giallo non andrà a braccetto con la verità che piacerebbe  al pubblico, ma in realtà in questo dramma dell'ipocrisia, e dell'Italia non più da bere ma da buttare, non ci sono innocenti, solo macchiette grottesche delineate con discreta professionalità dal bravo Virzì. Non è un capolavoro, ma almeno è interessante, bene interpretato dalla Golino e dalla Bruni e dà un'immagine impietosa dell'Italia provinciale attuale e la conclusione  non è del tutto priva di una qualsiasi speranza.
su sky

sabato 24 gennaio 2015

Polizia Locale ... il mestiere inesistente



La stampa italiana ... e un sospiro esce ogni volta che leggo di noi, di voi cari colleghi e fratelli.
Il problema non è solo la stampa ma anche la politica, un paese dove i politici spesso non conoscono nemmeno gli articoli della Costituzione, possono sapere quali sono le competenze di un agente della Polizia Municipale? Questo simpatico Luigi Spezia su Repubblica Bologna il 22 gennaio 2015 ha scritto qualcosa di sacrosanto, ma si sa oggi un giornalista sottolinea una criticità costruttiva, la nostra impossibilità di avere accesso alle banche dati delle forze dell'ordine, quelle vere, come spesso il cittadino ci ricorda magari mentre lo stiamo arrestando, domani invece un altro giornalista ci bastonerà  chiamandoci fannulloni, fancazzisti, perché la stampa oggi è soprattutto legata ai clic che riesce a ottenere in rete e si sa per indurre un utente medio a cliccare la notizia per dedicarvi qualche millesimo di secondo  bisogna spararle grosse.
E' vero e chi fa il mio mestiere lo sa, ti capita di fermare una o più persone, magari sono molesti, ubriachi, fatti di qualche sostanza, magari non vogliono farti sapere cosa si nasconde nel loro passato, comunque sia ti tocca controllare, magari perché sei su un incidente stradale con un morto o un ferito, com'è successo a Bologna pochi giorni fa, magari sei in zona universitaria, o in una qualsiasi periferia una di quelle da paura, e decidi che la persona è pericolosa, o potrebbe esserlo.
Cosa fa l'agente della Polizia Locale? Chiede in centrale i precedenti, e i colleghi della centrale educatamente e umilmente passano la richiesta alla centrale della Polizia di Stato,  a volte la risposta arriva nel giro di dieci minuti, venti minuti, quando sei fortunato, a volte arriva dopo ore, a volte non arriva, perché giustamente la centrale della Questura ha altre priorità.
E noi in divisa lo sappiamo cosa significa rimanere in strada, in un locale rumoroso e minaccioso, dentro un appartamento, con persone potenzialmente pericolose, spesso agitate, che giustamente chiedono la ragione di attese a volte imbarazzanti.
Questo è solo un aspetto del nostro lavoro inesistente, perché la legge ci impone di agire come agenti di polizia giudiziaria, ma poi ci relega al ruolo di impiegati con la pistola, perché tanto alla fine il lavoro lo fai per senso del dovere, perché ci credi, perché quello che controlli non vuoi mandarlo in giro tranquillo a fare danni altrove.
Cavalieri inesistenti come nel romanzo di Calvino mandati in giro per le nostre città a rischiare la faccia e la pelle per uno Stato che spesso non sa nemmeno che lavoro facciamo.






domenica 18 gennaio 2015

Sabato ... Jovanotti ... il suo sabato del villaggio



Jovanotti mi piace. Non vado a cercare dietro la sua musica le strategie commerciali, il marketing indispensabile per arrivare alla platea sparpagliata che ormai scarica  musica dalla rete gratis e affossa giorno dopo giorno l'industria discografica.
Secondo me Jovanotti è bravo perché arriva al punto e riesce a coniugare immagini e musica in un unico lavoro artistico che colpisce duro allo stomaco e il sabato di Jovanotti che potete vedere e ascoltare cliccando sopra molto ricorda i sabati della mia giovinezza e adolescenza in serate fumose e pericolose, marginali e periferiche, fra luna park e autoscontri, gente scura dentro e fuori e poche donne, remote e irraggiungibili.
Nel video di Jovanotti c'è la nuova marginalità fatta di giovani nord africani o dell'est europa mescolati a giovani italiani spesso disoccupati e rabbiosi, intossicati da nuove droghe e vecchio alcool.
Il sabato  per me era sempre disatteso e deludente, intossicato e malinconico, frustrato e represso, sempre a rischio di esplosione, sempre alla fine del mondo, sempre senza speranza.
Se ci penso la mia vita,  i miei sabati sono molto meglio da quando ho raggiunto la maturità, primo perché non ho più aspettative misteriose, mangio meglio, bevo meglio e sto con le persone che mi sono scelto.
E il sabato italiano?
Poveri giovani in giro come randagi senza speranza, fra disoccupazione e nuovi nemici alle porte, povero paese fra stragi del sabato sera e quel maledetto lunedì che non offre mai un vero cambiamento.
Povera Italia, sembra tutto finito poi ricomincia.



domenica 11 gennaio 2015

american sniper



Mi piace Clint Eastwood, mi piaceva come attore, mi piace come regista, ha un comune denominatore come artista, l'essenzialità, non è persona ridondante, non indulge in retorica e buonismi melensi, non ti racconta favole a lieto fine, non blatera di integrazione a tutti i costi e nemmeno di uguaglianza obbligatoria, lui racconta storie, come cerco di fare io, e rimane in parte distaccato, a lato, o dietro come dovrebbe fare ogni buon regista, ogni buon scrittore,  ogni buon affabulatore.

American Sniper è storia vera tratta dall'omonimo romanzo autobiografico di Chris Kyle uno dei migliori cecchini dei Navy Seals durante il conflitto in Iraq.

In questo momento di  contrapposizione culturale fra occidente e oriente questa vicenda si colloca al centro del dramma della guerra senza indicarti da che parte stare, è storia di uomini, di soldati, di guerrieri, non di gloria onore e fortuna, ma solo guerra, uomini che uccidono uomini  a volte bambini, donne, anziani.

Questa è la realtà, noi siamo in guerra, il mondo è in guerra, guerra di religione, dietro alla quale probabilmente ribolle un conflitto economico  per aggiudicarsi le risorse,  alla fine  guerra di interessi come al solito, ma in prima linea ci sono loro, i moderni gladiatori  in giro per i diversi scenari a fare ciò che meglio conoscono ... combattere.

Il problema di questi uomini è fare la guerra e riconciliarsi con la quotidianità dei loro paesi d'origine, questi uomini partono spinti da una qualsiasi motivazione e se sono fortunati diventano leggende come Chris Kyle  e disadattati appena rientrati a casa.

La guerra, non riusciremo a liberarcene, fa parte del nostro destino, fa parte della nostra natura, e se non è possibile vivere in pace allora è meglio cercare di vincerla, e questa credo sia la vera morale del film, anche se nessuno la sottoscriverà mai.
A proposito mi è piaciuto.


venerdì 9 gennaio 2015

Parigi ... i nostri morti


E’ morta mentre stava imparando il mestiere che sognava di fare.
Clarissa Jean-Philippe aveva 27 anni e stava facendo il tirocinio da vigilessa da 15 giorni. 
Ieri ha perso la vita nella sparatoria di Montrouge, nella periferia sud di Parigi.
L’omicida, descritto come «un uomo con la testa rasata, e con indosso un giubbotto antiproiettile», aveva la pistola, Clarissa no.
A Parigi in poche ore sono esplose numerose contraddizioni, ma io come al solito cercherò di stare al di sopra dei commenti, delle idee geniali per risolvere  i conflitti culturali e religiosi, delle strategie dall'integrazione a tutti i costi alla ghigliottina.

Io oggi sto con lei con Clarissa.
Sto con lui con Ahmed.



Entrambi stranieri entrambi morti sulla strada nella quale lavoravano e morti per permettere a tutti di godere del diritto di avere un'opinione fosse anche diversa dalla loro e non pensate che non pianga per tutti gli altri, vittime innocenti, ma quando uccidono uno di noi, uno che fa il mio mestiere,  che magari anche in Francia è considerato un macina multe, o un agente del traffico, quando uccidono una divisa uguale alla mia  svaniscono le differenze, si sciolgono le ambiguità, oggi, in questo momento,  non siamo più impiegati erroneamente armati, ma professionisti che rischiano la vita per difendere il principio della legalità in Francia come in Italia, come in America.

Questi due eroi della quotidianità falciati come ostacoli sacrificabili siamo noi, e domani potrebbe capitare anche qui, su un incidente stradale che diventa improvvisamente un agguato.
Quando si renderanno conto nel nostro paese che anche noi siamo importanti nel gioco delle parti là fuori dove le contraddizioni sociali stanno esplodendo e se ne fregano se il nostro paese non vuole fare il salto di qualità?

Oggi siamo in lutto, perché uccidendo  Clarissa e Ahmed hanno ucciso due colleghi
e non dobbiamo dimenticarli, non dobbiamo lasciarli indietro.




martedì 6 gennaio 2015

the butler un maggiordomo alla casa bianca



The butler è un film che parla di diritti civili.
Se le masticate un poco queste due parole senza inghiottirle come fate di solito velocemente, ne potrete sentire il sapore, sembrano vecchie parole d'ordine, ma in realtà sono sempre buone. Diritti, se ci pensate è una parola che ci tira dentro tutti, diritto al lavoro, alla casa, alla famiglia, alla dignità di padre e madre, diritto di essere anziano senza essere eliminato, diritto alla salute etc etc.

Questo film tratto da un articolo del Washington post è tratto da una storia vera quella di un afro americano che per tutta la vita ha servito l'uomo bianco soprattutto dentro la casa bianca come maggiordomo.

Il cast è impressionante si va dal protagonista Forest Whitaker  eccezionale conosciuto come personaggio di diverse fiction americane come Criminal Mind molti film e quell'occhio sinistro socchiuso che lo rende più credibile in diverse interpretazioni.

Poi ci sono mostri sacri dal compianto Robin Williams, Cuba Gooding J,Lenny Kravitz, John Cusack e la lista è davvero lunga come cospicuo il costo della produzione, circa 25000000 di dollari.

Attraverso la vita di questo longevo maggiordomo di colore si ripercorrono diversi anni di presidenze americane, in maniera veloce e abbastanza intensa, i film storici spesso pagano lo scotto della necessaria superficialità per comprendere grossi spicchi temporali, questo non fa eccezione, ma comunque realizza il suo obiettivo primario, fare riflettere.

Diritti civili è qui che bisogna fermarsi a pensare, a tutti quegli uomini e donne che in America, in sud africa e tuttora in diverse parti del mondo soffrono per la totale assenza di tali diritti, schiacciati, torturati, violentati, massacrati dai diversi regimi non sempre necessariamente totalitari.

Non è questione di garantismo spicciolo o di buonismo della domenica è questione essenziale di cultura applicata alla storia, e questo film insegna tante cose, come dall'esempio spesso si arrivi all'educazione dell'altro, anche il più caparbio, il più bastardo, prima o poi dovrà arrendersi dinanzi all'esempio di chi con la volontà, il lavoro, il sacrifico dimostra di meritarsi un posto  nel mondo.

Io non vedrò il mondo perfetto e forse non esiste, ma di strada ne abbiamo fatta dalle croci in fiamme del ku  klux klan, molta strada è ancora da fare, perché comunque vada il mondo, con i seri problemi di migrazione verso nord, noi non dobbiamo mai dimenticarci il rispetto del quale tutti hanno diritto, compresi noi stessi.
E' un film emozionante, forse retorico, ma ripetere i concetti serve a volte per insegnare una lezione di civiltà
su sky


domenica 4 gennaio 2015

Italy in a day




Ho visto due sere fa Italy in a day su un canale Rai alle 23 circa e mi è piaciuto.

Non sono un tifoso di Salvatores, alcuni dei suoi film non li ho amati, altri li ho trovati addirittura inutili come Educazione Siberiana,anche se a suo tempo dissi che mi era piaciuto, altri brutti,  Come Dio comanda ad esempio, tratto da un romanzo davvero intenso, ma non voglio parlare del regista, solo del prodotto, anche perché in questo caso Italy in a day è un lungo video clip realizzato con il contributo di tanti italiani.

Non voglio entrare nel merito della selezione degli spezzoni, nei criteri, nella necessaria eliminazione di video che magari erano interessanti ma non ce l'hanno fatta a vedere la luce.
Voglio solo dire che il prodotto finale è efficace, perché in questi 70 minuti di blob italiano arriva nei nostri salotti una parte della nostra essenza, quella degli italiani che solitamente non sono in televisione o sulle prime pagine dei giornali, se non in percentuali statistiche.

Ci sono i fornai e altri lavoratori che si muovono di notte, c'è un giovane che ci trasmette immagini straordinarie di un oceano spaventoso e magnifico dalla nave mercantile dove lavora carica di container, raccontandoci una solitudine nuova quella di un giovane uomo che lavora altrove e che per qualche motivo assolutamente individuale e personale ha deciso di intraprendere quell' avventura.

C'è il nostro astronauta preferito dalla sua navicella, bambini che nascono, che si svegliano, che mangiano, che dormono, coppie che si baciano, si accarezzano, si raccontano, solitudini anziane irrimediabili, medici al lavoro, quotidiani che corrono sulle rotative, e vita pura in movimento, vita italiana, vita di tutti quelli come me e te che ogni giorno devono lavorare per vivere e per fare fronte, per mantenere i figli magari lontani, per pagare il mutuo, per portare a casa ogni fine giornata con la massima dignità possibile.

L'Italia dei normali, di quelli che non hanno  vinto nessuna lotteria e  non rubano per vivere, pagando magari le tasse e continuando a crederci, nonostante tutto, non si sa bene a che cosa, forse al fatto che comunque vada merita esserci e trovare l'entusiasmo per raccontarsi.
Per questo motivo mi è piaciuto l'esperimento di Salvatores, sa di ottimismo, e di creatività popolare, e mi sono sentito siciliano, napoletano, emiliano, piemontese, romano, del nord, del sud, italiano finalmente, una volta tanto solo italiano.

venerdì 2 gennaio 2015

a proposito di Vigili, assenteismo, Roma e capodanno



Andiamo con ordine.
Questa mattina sfoglio il Carlino Bologna giorno 2 gennaio 2015 e nella parte centrale trovo le brutte fotografie delle belle centrali radio operative che a capodanno hanno vegliato sulla città turrita e come al solito ci sono tutte,  carabinieri,  poliziotti dello Stato, i cugini vigili del fuoco e gli angeli del 118, e già mi scappa un'imprecazione a fior di labbra perché noi della Polizia Municipale non ci siamo. La nostra Centrale Radio Operativa funziona 365 giorni l'anno 24 ore su 24 e ascolta tutti pazientemente, provare per credere, invia le pattuglie su incidenti stradali, trattamenti sanitari obbligatori, furti, fughe di gas, perdite d'acqua, risse e scoppi di petardi, ma il Resto del Carlino con precisione ineccepibile come ogni anno ci ignora, chissà quali colpe dobbiamo espiare per essere continuamente ignorati dai mass media.

Poi stasera accendo il televisore e miracolo ... siamo in prima pagina anche su sky tg 24, anche su Rai tre, quella democratica e antifascista, siamo ovunque.

La notizia è succulenta:

Roma, 4 vigili su 5 malati a Capodanno. 


Scoppia il caso politico dice il giornalista e giù i commenti.
Il presidente del consiglio, perdonate il minuscolo, tuona come un Giove collerico da twitter:

Roma, vigili malati a Capodanno
Renzi: "Ecco perché ora si cambia"


La ministra Madia promette azioni disciplinari:

Madia: pronti ad azioni disciplinari - "Ispettorato ministero Funzione Pubblica subito attivato per accertamenti violazioni e sollecito azioni disciplinari". Così il ministro della P.a., Marianna Madia, in un tweet preceduto dagli hashtag "#Roma #vigiliassenti". 

La Cgil loda chi ha lavorato condanna gli assenteisti.

E finalmente siamo finiti in prima serata, nessun politico si degna di rispondere alle nostre richieste di aiuto, alle nostre esigenze di cambiamento, al fatto che l'ultima riforma di legge che ci riguarda risale al 1986, al fatto che lavoriamo insieme alle forze dell'Ordine, facciamo le stesse cose che fanno loro, rischiamo, crepiamo, ci ammaliamo per strada, ma non abbiamo nessuna tutela,  e improvvisamente Renzi e la Madia si ricordano di noi, ci mettono in croce come i famosi ladroni, e i mass media vanno a nozze, finalmente i vigili sono scivolati su una bella buccia di banana.
Scoppia il caso politico.
Non serve più ricordare il nostro quotidiano sacrificio, i morti, i feriti, le notti per strada, gli arresti, i sequestri, la viabilità, l'onestà di tanti lavoratori, perché a capodanno i vigili di Roma si sono resi colpevoli di grave assenteismo.

Spengo la televisione, vorrei spegnermi la testa, ma non si può, perché domani si torna in strada, fra l'indifferenza dei politici e dei giornalai e  un incremento di odio da parte dei cittadini.

Forse verrà un giorno nel quale ci si renderà conto che il nostro lavoro è importante e che meritiamo rispetto, ma io sicuramente sarò altrove, intanto che dire grazie Roma, grazie Italia.