giovedì 29 gennaio 2015

memorie di Adriano






Ho appena finito Memorie di Adriano della Yourcenar. Cosa cercavo in questo romanzo? Forse ciò che respira sotto il dato storico, come insegnava Braudel la realtà che permane sotto gli avvenimenti politici di un periodo, più banalmente la vita interpretata e tradotta da una scrittrice che ha perso tempo della propria vita per analizzare quella di un grande imperatore, forse l'ultimo vero imperatore nel periodo di passaggio fra gli dei pagani e il Dio cristiano.
Ho trovato alcune sfumature che mi hanno avvicinato il personaggio, ho trovato una nuova forma d'amore, e la consapevolezza che in tale campo erano sicuramente molto più espliciti e liberi di noi in quel periodo storico, dove la passione ha la stessa qualità e intensità della nostra anche se per Adriano fu passione per il giovane e sembra bellissimo Antinoo.
Adriano appare come un uomo di sessant'anni malato e sul punto di morire che si confida e si racconta in una immaginaria lettera al suo figlioccio e successore Marco Aurelio.
Non cercavo in questo monologo romanzato la grandezza dell'impero, ciò che fu uno dei più grandi imperi della storia, però alla fine del testo, dopo avere letto le riflessioni quasi giustificative della grande Yourcenar sul suo metodo di ricerca, una domanda mi è sorta spontanea, cosa ci rimane di tale grandezza? Solo rovine spesso incustodite? Quella potenza, fu imitata in maniera grottesca dal nostro fascismo e dallo stesso nazismo, che riuscì solo a scimmiottare certa gestualità e l'arroganza di chi credeva di potere dominare il mondo in un periodo storico nel quale qualsiasi statista assennato avrebbe deciso altrimenti.
Però il dubbio rimane, sarà rimasto qualcosa di quello spirito guerriero, della grande capacità esplorativa, del coraggio imprenditoriale, della acutezza politica ? Chissà

Infine, oltre ai due aspetti passionale e storico, oltre a una leggera rivistazione della realtà sono rimasto come mi capita in questi casi, tiepidamente intenerito dalla riflessione della Yourcenar sulla vecchiaia e sulla morte:
Cerchiamo di entrare nella morte con occhi aperti, ma io lo so, lo so già, che la maggior parte delle volte il momento del passaggio è soprattutto impregnato di terrore e inconsapevolezza.

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