giovedì 2 gennaio 2020

Pinocchio 2019



Lo so che queste quattro righe non piaceranno ai tanti amanti di Pinocchio.
Ho letto Pinocchio quando ero "cinno", e mi è rimasta questa sensazione di angosciata attesa della tragedia incombente che in Pinocchio spesso arriva a sconvolgere la vita del pezzo di legno fatto uomo.
Ho visto a suo tempo il Pinocchio televisivo con la fata turchina Gina Lollobrigida che aveva poco di fatato e molto di sensuale per il periodo nel quale fu trasmesso lo sceneggiato di Comencini che rimane un capolavoro assoluto.

Pinocchio è stato rivisitato, analizzato, americanizzato, santificato.
Era proprio necessario fare l'ennesimo film?
Con Benigni trasformato in Geppetto?

Non vedrò il film nemmeno per sbaglio, nemmeno se pagato per vederlo.
Sarà sicuramente bellissimo, ma a me personalmente esce dagli occhi e dai sentimenti.

Sa di vecchio, sa di legno consumato e vecchio, buono per il camino.
Poi come sempre è solo una opinione di un vecchio televisionomane ma meglio molto meglio il nuovo io preferisco fare voli diversi con la fantasia, verso mondi mai immaginati prima, come in The Witcher.
Il futuro è qui, il passato lasciamolo al passato

mercoledì 1 gennaio 2020

L'anno è arrivato




Siamo nel 2020
vi regalo questo video che celebra il vecchio anno e saluta il nuovo con le parole di Lucio Dalla, buone per tutte le stagioni.
Sono arrivato alla conclusione che il passaggio fatidico a un nuovo anno sancisce semplicemente la velocità del nostro tempo mortale e mi torna in mente 2001 Odissea nello spazio dove verso la fine del film il personaggio diventa vecchissimo  per poi tornare in una fase prenatale e il tutto nell'arco di tre minuti di film, La nascita della nuova era.

Mi sento spesso come il personaggio del film, avvolto da una solitudine luminosa corredata  dagli avvenimenti del quotidiano, dalla comunicazione con il mondo, dai libri letti, da quelli scritti in un'avventura velocissima con un'unica incognita, la fine del viaggio.

La scrittura in tutto ciò mi conforta e mi accompagna.

Scrivere significa determinare il tempo, scolpire i momenti, fermare le riflessioni e trasformarle spesso in romanzi, una sorta di diario immaginario dove ogni storia è legata a un momento della mia vita.

Scrivere come amare è un buon antidoto agli effetti collaterali del invecchiamento, aiuta a non dimenticare chi siamo.

Buon 2020

domenica 29 dicembre 2019

il traditore







Ho visto Il traditore, ennesimo film su Cosa nostra.
Che dire, grande Favino, molto somigliante allo storico Buscetta, molto attendibile la ricostruzione di fatti e avvenimenti, ma qualcosa non funziona.
Nel grande elenco di opere, film, scritti, documentari su mafia e derivati non credo che questo film rimarrà come pietra miliare.
Penso più banalmente a un film meno pretestuoso come La mafia uccide solo d'estate di Diliberto che arriva più profondamente dove deve arrivare, fino a commuovere, fino a smuovere ciò che davvero deve essere sollecitato nello spettatore, che non è solo esigenza di informazione, di quella ne siamo pieni, ma moto della coscienza.
Nel film del grande Bellocchio non c'è pathos e Buscetta viene rappresentato solo nella parte della sua vita dedicata al suo riscatto nei confronti di coloro che gli avevano sterminato la famiglia.

Per arrivare alla critica, per vincere un premio, forse era necessario qualcosa che in questo film non c'è, manca una sorta di coraggio interpretativo, manca una sceneggiatura d'effetto.
Se paragoniamo questo film al Padrino, ad esempio, Il traditore scompare.
Il padrino è tratto da un romanzo ma arriva dove vuole, è sconvolgente, travolge lettore e spettatore, fa paura, suscita i giusti sentimenti che ogni forma di mafia dovrebbe smuovere nell'opinione pubblica, il desiderio risoluto  di dissociarsi da una tale forma di barbarie.

Il traditore invece racconta timidamente la storia di un uomo che decise per sue esigenze personalissime di parlare, film dignitoso ma a mio umile parere dimenticabile.

martedì 24 dicembre 2019

Succession




Ho seguito i consigli di radio Due e non so se è stato Federico Bernocchi o Matteo Bordone a parlare di questa serie televisiva ma credo si tratti del secondo che mi piace molto perché è bravo a parlare di cinema, fiction, videogiochi e tutte le cose che il sottoscritto ama da sempre.
Mi sono fidato e ho fatto bene.
Succession è un prodotto curato, interpretato magistralmente da un vecchio leone come Brian Cox affiancato da un ottimo cast fra i quali spicca Jeremy Strong.
La trama è semplice, un vecchio e potente imprenditore dell'informazione americano deve scegliere un successore  in conseguenza di un grave problema di salute, ma in realtà le due stagioni andate in onda fino ad ora sono improntate su una lotta al vertice dell'azienda dove i figli di Logan Roy, (Brian Cox) si scannano allegramente per succedere al trono che il vecchio leader non sembra intenzionato a lasciare.
La trama sembra semplice ma in realtà la scrittura della sceneggiatura è magistrale.
Gli autori hanno creato un universo parallelo dove lo spettatore si ritrova in un mondo inavvicinabile ai comuni mortali, ville da sogno, elicotteri, grandi imbarcazioni, droga e sesso, ma soprattutto una cupa infelicità di tutti i personaggi che rincorrono potere e denaro senza un momento di reale riflessione o una motivazione condivisibile.
Nel 2020 dovrebbe arrivare la terza stagione.
Da non perdere su sky Atlantic

domenica 22 dicembre 2019

the Irishman







Il cinema è morto?
O è morto un certo modo di concepirlo?
Questo film che Scorsese sconsiglia di guardare sul cellulare o in una piattaforma diversa da quella cinematografica, è davvero molto lungo e a tratti mortalmente noioso, ma io l'ho gradito guardandolo a tratti, mentre correvo sul tapis roulant della palestra, piuttosto che nel piccolo schermo del mio hauwei.
E' un film sulla vecchiaia, sulla percezione che noi anziani abbiamo della realtà, rallentata, condizionata dai ricordi, dai fantasmi, dagli insuccessi e dai lutti.
E' un film sula mafia.
Su come la mafia abbia condizionato la nostra vita.
E' un film sull'amicizia, e sull'amicizia tradita.
E' un film sull'ineluttabilità degli accadimenti umani.
Scorre lento come un grande fiume limaccioso, ma arriva al mare e non è questo forse l'unico obiettivo di un grande fiume?

sabato 21 dicembre 2019

La confraternita dei Sikuri ... firmacopie natalizio



Il firmacopie è un' esperienza articolata.
Sono indispensabili alcuni presupposti:
Umiltà, senso dell'umorismo, un fisico allenato e una buona capacità comunicativa.
Un po' commerciante, un po' istrione.

Nella mia esperienza sono stato scambiato nell'ordine per :
Un commesso, un addetto alla sicurezza, un cliente pigro, una persona sospetta; quasi mai gli avventori leggono la locandina esposta accanto a una ventina di copie del mio ultimo romanzo che spiega il motivo della mia presenza in quel punto della libreria.

Le persone sono distratte, specialmente a Natale, corrono alla ricerca di un pensiero per l'amico, la suocera, il nipote, l'amante occasionale, il marito o la moglie, il collega o il superiore.

Nelle grandi librerie di catena ormai puoi comprare quasi tutto oltre i libri, giocattoli, lettori digitali, calendari, puzzle, etc etc.

Nonostante tutto però impegnandosi si riesce a incuriosire il lettore di passaggio, e in questo modo ho venduto diverse copie anche quest'anno e ho acquisito, spero, nuovi lettori.

Alla fine è un'esperienza vivificante, faticosa, creativa, mi ricorda due cose.
Uno,  non sono nulla nel mondo, uno sconosciuto scrittore in un universo editoriale tanto variegato quanto non imbrigliabile in una qualsiasi definizione.
Due, sono uno scrittore che vive e ha un senso, in quanto scrittore, nel sorriso di un solitario fan che mi aspettava alle 14 davanti alla libreria, lui li ha letti tutti i miei romanzi e continuerà a leggerli, quindi fosse anche l'unico dà un senso a tutto il resto.

Buone feste gente.

martedì 10 dicembre 2019

La confraternita intervista di Radio Budrio





Un'intervista radiofonica dalla bassa intorno al mio ultimo romanzo, dura qualche minuto ma può servire per farsi un'idea, se avete 5 minuti di tempo potete ascoltarla qui

lunedì 9 dicembre 2019

Il silenzio della bassa ... recensione




Vi consiglio l' esaustiva recensione a cura del Centro di lettura L'isola del tesoro.

Per chi non conosce Trebbi è una buona occasione per scoprirlo.

Trovate la recensione qui

sabato 7 dicembre 2019

Pezzi unici




Quanto mi piace Castellitto che come il buon vino invecchiando migliora, in questo caso un buon Chianti, con le fave magari e una Firenze spettacolare, che devo dire trovo davvero bellissima nella fotografia di un prodotto tutto italiano sorretto dalla professioalità del bravo Castellitto, con una simpatica partecipazione di Panariello e corredato da un gruppo di giovani attori dignitosi, che spero cresceranno perché il nostro paese sottosviluppato culturalmente ha bisogno di giovani che ancora ci credano nella possibilità di vivere di un mestiere creativo e immaginifico come quello dell'attore.
Io scrivo,  ma vi confesso che non ho mai ipotizzato di potere campare di scrittura, in altri paesi probabilmente è possibile, qui ci riescono davvero in pochissimi, ma per fortuna un mestiere ce l'ho.
Credo invece che fare l'attore non possa essere professione secondaria, richiede anni di studio, dedizione e ... sto divagando.

Castellitto interpreta Vanni un artigiano vecchia maniera che lavora il legno a Firenze, perde un figlio apparentemente suicida, educatore ex tossico, e perde così la moglie e la pace interiore, si ritrova in negozio 5 giovani squinternati che vivono nella comunità dove lavorava Lorenzo, il figlio di Vanni, e che la sanno lunga sulla sua morte.  Le prime 6 puntate, sono a metà stagione, avvicinano progressivamente lo spettatore allo svelamento della verità.

Con il pretesto del nero metropolitano si parla di mestieri residuali, dell'importanza del lavoro artigianale, della bellezza del lavoro creativo, e quindi si parla anche di scrittura e invenzione.

Lo consiglio, potete trovarlo su Rai play on demand o settimanalmente sulla Rai.

giovedì 5 dicembre 2019

le sardine natalizie



Colleghi e amici prima di andare in piazza in quello che probabilmente è stato il primo raduno sardinesco italiano, a Bologna, sono passati in libreria al Secondo rinascimento  a una mia presentazione e dopo, a duecento metri, hanno raggiunto una folla numerosa e festosa in piazza Maggiore.

Alcune banali considerazioni da uno che le piazze le ha frequentate molto negli anni 70.

Non capisco il movimento, mi piace è festoso, allegro, pacifico, educato, ma a cosa serve?
Ha un valore preventivo come l'anti influenzale? Nasce dalla paura della Lega? Nasce per prevenire il contagio, dissuadere gli elettori dubbiosi, fare crescere la consapevolezza? Fare ragionare i potenziali elettori indecisi? Includere? Escludere?

Non mi ero mai soffermato seriamente sul fenomeno perché pensavo che avrebbe trovato un suo percorso di crescita e di affermazione nel tempo, con calma, poi ieri, in auto, sono incappato in un giorno da pecora dove ho avuto il piacere di ascoltare il loro inventore, Mattia Santori, 32 anni, analista di politiche energetiche e istruttore sportivo.
La faccia pulita di un movimento trasparente come acqua di un torrente alpino, ma alle domande simpatiche dei due conduttori di un giorno da pecora, Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, non ha risposto male, però ha detto le cose che potrebbe dire uno dei miei amici in palestra durante una sessione di ginnastica dolce, banalità, mezze affermazioni, generiche prese di posizione, come del resto mi aspettavo.

E la conclusione è tutta qui, come lui stesso ha intuito, nel vuoto terribile di contenuti della nostra politica che spinge in piazza migliaia di persone e relative sardine per un generico e confuso bisogno di giustizia sociale, solidarietà e tutte le consuete parole d'ordine che trovate nella fotografia che ho incollato.

Ricordo le manifestazioni degli anni 70, eravamo di più, eravamo arrabbiati, ce l'avevamo con il governo, con la democrazia cristiana, con i poteri oscuri, con la violenza di uno Stato che covava nell'ombra e schiacciava la classe operaia.

Nel bene e nel male avevamo ottime ragioni da spendere.

Il movimento delle sardine invece sembra inconsistente nella sua grandezza, come un mare quieto e vasto in un giorno d'estate, bello da guardare come un'immagine statica.
Spero che il movimento delle sardine non diventi un altro 5 stelle, non abbiamo bisogno di dilettanti,
per andare a fondo bastano quelli che già governano.

lunedì 2 dicembre 2019

A proposito di Burnout




Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo).

Vi incollo sopra una delle tante definizioni.
Quando scrissi il romanzo, nel 2009, avevo in testa due cose, raccontare del mio precedente lavoro di educatore professionale nel sociale, e togliermi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di un ambiente lavorativo che avevo lasciato sbattendo la porta e lasciandomi alle spalle un bel pezzo di vita, quasi vent'anni.

Oggi a 17 anni di distanza scopro che un'educatrice ha letto e apprezzato quel romanzo riconoscendosi in situazioni e analisi, una giovane educatrice che ha un marito educatore e che ha apprezzato Burnout a tal punto da scriverlo sul mio profilo facebook.

Sinceramente, non credevo possibile un tale miracolo.
Giovani educatori che si riconoscono e che condividono analisi, vissuto, aneddoti e vita.

Due considerazioni.

1. Il lavoro educativo è bellissimo, crudele, ti prende tutto e ti lascia spesso esausto e svuotato.
Dovrebbe essere pagato di più, supportato psicologicamente, valorizzato dallo Stato in un paese davvero Europeo, ma a distanza di 17 anni nulla è cambiato, il personale è pagato poco, sfruttato molto,  spesso mandato allo sbaraglio.

2: Scrivere mi ha permesso di riconciliarmi con quel passato, con quella esperienza e mi ha permesso di comunicare, per un attimo, con giovani professionisti, forse perché i vecchi come me  hanno rinunciato a crederci e a lottare per il cambiamento o semplicemente non hanno letto Burnout perché gli stavo troppo sulle palle.

Forse ha avuto un senso scrivere quel romanzo, forse scrivere è davvero il modo migliore per riconciliarsi con il passato e dare un senso al presente.
Comunque sia grazie ancora a chi si è riconosciuto nella mia storia, non smettete di lottare come ho fatto io, forse un giorno, in un italia diversa, davvero europea, qualcuno saprà riconoscere il valore del vostro lavoro.


sabato 30 novembre 2019

la musica moderna




L'immagine sopra è di un giovane contante rapper, ho inserito la sua immagine solo per dare un'idea di ciò che voglio raccontarvi, una considerazione che mi frulla in testa da tempo.
Ma attenzione non voglio parlare di rapper o trap, sottogenere dell' hip hop, o di cantautori come Mahmood, o Calcutta, quello della tachipirina, per intenderci, ma del variegato universo musicale giovanile che attualmente ci tocca di subire quando accendiamo la radio.

Ascolto musica da sempre, mi piace qualsiasi genere musicale, tranne forse il rap americano/italiano e la musica neo melodica regionale, riesco ad ascoltare quasi tutto, ascolto musica in auto, quando scrivo, quando corro o mi alleno in palestra, insomma spesso e volentieri.

Devo ammettere che da qualche anno comincio però  a fare fatica di fronte ai nuovi fenomeni musicali, partendo dalla vittoria di Mahmood a Sanremo dove i giornalisti osannarono il giovane cantautore e la sua canzone, soldi.

A me non piace, non mi piace il ritmo, il testo, l'autotune, e i nuovi effetti sonori che compaiono in tanta musica oggi.
Non mi piace il messaggio di tante canzoni di questi giovani protagonisti trap o rapper, non mi piacciono i video, non mi riconosco in nulla di ciò che vedo o ascolto e credo che la musica apprezzata tanto dai giovani italiani oggi sia quanto di più lontano dal mio sentire, non propone esempi edificanti, non affronta tematiche in modo critico o minimamente costruttivo, e soprattutto è tutta musica per me inascoltabile.

Sono vecchio?

Probabilmente e ora capisco come si fa a disaffezionarsi al futuro, basta analizzare la realtà quotidiana e rendersi conto che la musica si è fermata agli anni 80, e in parte anche la mia vita.

mercoledì 20 novembre 2019

la confraternita ... dicembre 19... firmacopie




Iniziamo con i firmacopie dell'avvento.
Mi troverete senza difficoltà nel pomeriggio di domenica 1 dicembre 2019 nella bella libreria Feltrinelli a Casalecchio, Euromercato.
Vi aspetto per due chiacchiere e se poi volete una copia del mio ultimo romanzo ve la firmo volentieri.

domenica 17 novembre 2019

La nera ... sbirri e giornalisti a confronto




In occasione di Giallo Festival ho avuto la fortuna e l'onore di partecipare al seguente incontro:

CRONISTI IN NOIR
Incontro con giornalisti e poliziotti scrittori.
Nicoletta Tempera del Carlino e Luca Ponzi della Rai.
Io ero presente come scrittore e poliziotto locale.
Alessandro Maurizi come scrittore e ispettore di Polizia.

Mi sono divertito perché una volta tanto sono riuscito a conciliare il mio mestiere di poliziotto locale con il mio mestiere di scrittore, e non solo, ho sentito che le persone impegnate insieme a me a parlare di nera, di noir, di lavoro di strada, di quotidianità vera erano realmente vicine, capivano il mio linguaggio e la condivisione è tutto nella vita di uno che scrive e racconta storie.

Anche noi della Locale abbiamo storie vere, crude, dolorose e dinamiche da condividere e per una volta nessuno fra il pubblico ha avuto nulla da eccepire.
Grazie quindi all'amico Maurizi della Polizia di Stato, al giornalista Ponzi, alla giornalista Tempera e soprattutto agli organizzatori della due giorni bolognese:

Edizioni del Loggione-Damster, Katia Brentani, Massimo Casarini, l'amico giornalista Stefano Zanerini, Lorena Lusetti e tutti quelli che hanno reso possibile l'evento.



venerdì 15 novembre 2019

martedì 12 novembre 2019

grantchester



Ogni tanto scopro una serie vecchia ma che non conoscevo e quindi per me inedita.
Molto gradevole Granchester, su prime tv amazon.
Le indagini umanissime e per questo quasi plausibili di un poliziotto burbero e autodidatta e un prete bellissimo e curioso, nell'Inghilterra del dopoguerra, quando anche essere poliziotti era un mestiere quasi da reinventare, niente dna, pochissimi dati sui quali lavorare e molta miseria.
Invecchiando subisco il fascino del passato prossimo, in un'Europa che funzionava a giradischi, jazz, e molto alcool molte sigarette.
I due protagonisti sono sopravvissuti al secondo conflitto e hanno entrambi cicatrici interiori difficilmente sanabili e insieme affrontano la realtà, si sorreggono, sbagliano ma vanno avanti con coraggio e una dose interessante di follia e anticonformismo.
Davvero interessante, divertente e a tratti commovente.
Su Prime

sabato 2 novembre 2019

Sei anni di Trebbi







E così arrivato alla soglia dei 60 inverni non faccio bilanci ma vi mostro alcune delle mie creature più riuscite, le indagini di Galeazzo Trebbi, investigatore.
Vi lascio con una breve clip che vi presenta molto sinteticamente i sei romanzi