mercoledì 31 agosto 2016

Gene Wilder


La sua fama si consolidò con uno dei capolavori della comicità americana, Frankenstein Junior.
Film della mia adolescenza e della mia vita, la leggerezza, l'intelligenza della sceneggiatura, la bellezza del bianco e nero, l'inarrestabile capacità di fare ridere e sorridere fanno di questo film uno dei miei preferiti.
Gene Wilder è un pezzo della mia vita di cinefilo che se ne va, i film sono parte della vita, come i libri, come i brani musicali.
Ti distrai un secondo e scopri che Gene Wilder aveva 83 anni, che Mel Brooks ne ha 90, ma i loro film, la loro comicità continuerà a conservare intatta la freschezza dei vent'anni, quando la leggerezza e l'allegria dovrebbero comporre la vita di chiunque.



martedì 30 agosto 2016

zona d'ombra



Storia vera, bella interpretazione di Will Smith che non disdegna pellicole impegnate e invecchiando migliora come il buon vino.
La storia è semplice, un neuropatologo nigeriano si trova a indagare sulla morte di un ex giocatore di football e scopre danni causati da una patologia degenerativa cerebrale causata dai numerosi traumi subiti nel gioco più amato dagli americani. Inizia una battaglia con la NFL, la lega nazionale football e nonostante i tentativi di insabbiamento la verità viene a galla, dietro alle numerose morti di giocatori professionisti si annida una scomoda verità.
Però una considerazione finale merita sottolineatura.
Nulla è cambiato, questi moderni e pagatissimi gladiatori continuano a scendere in campo e a farsi massacrare per la gloria e per il denaro, unica differenza è che adesso sanno di rischiare una fine dolorosa e indecorosa.
La storia della civiltà occidentale si ripete, quando in ballo ci sono poteri forti (monopolio tabacco, armi, petrolio e sport professionistico) non c'è scampo, prima gli interessi economici e poi la salute.
Imploderemo, vittime della innata smania di potere e ricchezza di pochi.
film pregevole.
su sky


lunedì 29 agosto 2016

la memoria ritrovata



Mi scrive su facebook un messaggio privato, dice di conoscermi, di avermi ritrovato in una libreria, prima ha visto i libri, poi ha collegato il nome, li ha comprati (Il silenzio della bassa, Bologna non c'è più) poi ha deciso di contattarmi, eravamo amici di villeggiatura, ci si incontrava a Gaggio Montano, avevo 13, 14 anni, la puzzolente adolescenza quella dei brufoli e dei primi amori. Ci siamo rivisti per un caffè, l'ho trovato uguale, solo appena ingrigito dopo 40 anni ma sempre identica simpatia e grinta, come se il tempo non fosse trascorso.

Ieri mi scrive un altro lettore, sempre bolognese, stessa storia ha comprato i miei ultimi due romanzi, li ha letti e ha collegato il nome alla sua storia, eravamo insieme al corso ufficiali in artiglieria da montagna, adesso è un collega, lavora in comune e ricorda particolari di quel periodo remoto (1982) che avevo dimenticato.
Forse ci vedremo per rimembrare pezzi di passato comune.

Mi chiedono perché scrivi?
Non sarebbero già due motivi sufficienti?
Noi siamo il nostro passato, bello o brutto che sia ha formato il nostro presente, è rimasto incastrato fra stomaco e cuore e ogni tanto torna a chiederti se sei  abbastanza lucido per ricomporlo, istantanee in bianco e nero dell'esistenza.

giovedì 25 agosto 2016

the giver il mondo di Jonas




Tratto da un romanzo di fantascienza del 1993, il film appartiene alla classe dei romanzi distopici:

per distopia (o antiutopia, pseudo-utopia, utopia negativa o cacotopia) s’intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine, da pronunciarsi “distopìa”, è stato coniato come opposto di utopia ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici.

A me viene in mente La città e le stelle di Clarke del 1956, per esempio.

La differenza fra questo filone (3 romanzi) e altri del genere, è l'idea di base, la costruzione di un mondo residuale, in bianco e nero, dove le emozioni non ci sono, o sono ridotte al minimo.
Niente dolore, né malattie, né odio, né amore, né morte, etc etc.

L'uomo è sopravvissuto a se stesso in questa storia e ha imparato la filosofia dell'anafettività generalizzata.

Due mostri sacri a tenere in piedi il film, Jeff Bridges e Meryl Streep e uno stuolo di giovanissimi attori.
Ultima considerazione.
Fra il nostro modello sociale che definirei nuovo medioevo e quel modello cinematografico per daltonici dell'anima, quasi quasi faccio un abbonamento al secondo, davanti all'orrore quotidiano, terremoto compreso, diventa logorante aspettare sempre il peggio.

sabato 20 agosto 2016

Memorie di Adriano ... Albertazzi



Memorie di Adriano è una lettura obbligatoria per chi come me ha amato la storia e soprattutto la suggestione che una grande scrittrice può ricreare nella ricostruzione del pensiero e della vita di un  imperatore.
Albertazzi, scomparso quest'anno, è un attore che ha reso grande il nostro teatro, la sua interpretazione di alcuni brani di memorie di Adriano è uno dei tasselli che mi porto dietro per imparare a invecchiare o come recita l'attore per cominciare a simpatizzare con l'idea della morte.
Questa interpretazione racconta la riflessione di un grande vecchio a fine corsa, racconta l'amore e lo ripropone nel rapporto con Antino, dimostrazione di come al di là di ogni dubbio o illazione, l'amore sia unico, totale, immortale, al di sopra di differenze e diversità.
Alla fine cosa rimane della nostra vita? I libri immortali, le grandi interpretazioni, la filosofia che ci insegna a vivere, invecchiare, morire,  il vino che non ubriaca ma scalda lo stomaco, l'amore che fa tremare e sussultare, l'immaginazione che ci permette di distrarci dalla quotidianità.
Tutti aspetti, se ci pensate bene, che difficilmente troverete nel vostro cellulare, o in facebook, simulacri maldestri, imitazioni virtuali delle nostre emozioni.
Guardatevi Albertazzi, un'oretta di pura arte, su sky, o su you tube.
Fermatevi con Adriano a riflettere sulla vita, quella vera, quella che non concede scampo.

venerdì 19 agosto 2016

tutta colpa di Freud



Ieri sera ho guardato Tutta colpa di Freud un altro film di Genovese.
Leggero, meno drammatico di Perfetti sconosciuti e imperniato sul rapporto fra tre figlie grandi e un padre psicanalista.
Il cast è composto in parte dagli attori prediletti da Genovese, Marco Giallini e Anna Foglietta, splendidi protagonisti in Perfetti sconosciuti.
Il cast di Genovese è spesso composto da noti attori del panorama romano che alla fine troviamo in tutte le situazioni dalle fiction (Distretto di Polizia) al cinema, ma al di là di considerazioni squisitamente maligne sul fatto che nel nostro cinema lavorano sempre i soliti noti e chissà perché, il cinema di Genovese mi convince anche in questa pellicola, in maniera decisamente minore rispetto all'altro film citato ma comunque diverte e distrae dai crucci quotidiani.
Ultima riflessione.
Il rapporto padre figlie.
Quanto è difficile essere genitore oggi?
O forse lo è sempre stato.
Chissà.
Ricordo la mia adolescenza, il primo lavoro a 19 anni, l'esigenza prepotente di autonomia, il coraggio di uscire nel mondo e rimboccarmi le maniche, ricordo che i miei c'erano, non ricchi, ma presenti come potevano e che mai mi hanno impedito di fare scelte sostanziali che mi hanno condotto fino ad oggi, un presente nel quale mi riconosco con una storia e un senso nel mio stare al mondo.
Sono cresciuto credendo che ci fossero regole e persone da rispettare.
Merito loro?
Chissà.
Forse sì perché l'unico ruolo del quale non sono soddisfatto è quello di genitore, mi manca quell'autorevolezza educativa, e la forza della determinazione. Forse speravo, come il protagonista del film, che bastasse l'amore a formare il carattere dei figli.
Mi sbagliavo

giovedì 18 agosto 2016

perfetti sconosciuti



Vincitore del David di Donatello 2016.
Sicuramente Genovese è persona intelligente.
Unico suo film precedente degno di menzione a mio avviso, rimane incantesimo napoletano.
Genovese si inserisce come regista in un desolante panorama italiano rilanciando o almeno provandoci, una commedia sfilacciata e appiattita da anni di cine panettoni e porcate simili.
I suoi rimangono prodotti commerciali, ma intelligenti, dignitosi.
Perfetti sconosciuti a mio avviso rappresenta un salto di qualità.
Genovese indaga su alcuni aspetti del nostro attuale vivere e chi mi conosce, chi conosce i miei scritti, sa quanto io sia sensibile all'argomento.
Nel mio ultimo libro di racconti scrivo del rapporto attuale fra uomo e cellulare, uomo e rete, uomo e comunicazione virtuale.
Lui fa un lavoro decisamente intelligente, da bravo imprenditore della creatività per immagini.
Racconta una storia tanto surreale quanto possibile partendo da un gioco, quello della verità, che viene anche citato nel film.
Nella realtà non credo sia possibile un gioco del genere.
Il cellulare è diventato davvero per tutti la scatola nera, l'armadio delle nostre miserie quotidiane, rifugio di sogni erotici di serie b, di ricette culinarie e di vita, di immagini e video spesso di scadente qualità e in una parola il nostro diario quotidiano, testimone della nostra sconfitta rispetto alla solitudine degli affetti, all'incapacità comunicativa, alla povertà morale.
Genovese non tralascia nulla, con sapiente regia crea l'attesa e colpisce duro, dove fa male.
Unica pecca la sottolineatura sulla diversità, mi pare appena ipocrita, come al solito tesa a catturare facili consensi, ma nel complesso grande commedia, grande interpretazione di tutti da Mastandrea a Giallini, dalla Foglietta alla Smutniak.
Da non perdere e da non emulare come gioco, perché come dice uno dei protagonisti, siamo troppo frangibili per farlo.

mercoledì 17 agosto 2016

a Napoli non piove mai



C'era Edoardo, la commedia napoletana, Totò e soprattutto Troisi. Dopo la sua morte non ho più trovato un giovane comico napoletano in grado di avvicinarsi minimamente alla sua originalità e grandezza.
Questa commedia è leggera, etera, surreale come pranzo di ferragosto anzi di più, e onesta, gioca con Napoli, ne mostra alcuni angoli immutati nella loro ineguagliabile bellezza, racconta una favola moderna con protagonisti improbabili ma seducenti nella loro ingenuità.
La ragazza del nord che sviene davanti alle opere d'arte, il trentottenne  napoletano sfaccendato e sornione, il depresso a causa di un amore finito. Si incrociano i personaggi, sullo sfondo Napoli e qualche noto caratterista rendono il racconto piacevole come una sfogliatella pomeridiana.
Su Sky

martedì 16 agosto 2016

pranzo di ferragosto



Non so se esiste il cinema minimalista.
Questo sarebbe un buon esempio.
Il film ha vinto diversi premi come opera prima nel 2008, ed è davvero gradevole, appena surreale, ma neanche tanto a volere scavare un poco, esordio alla regia di uno sceneggiatore romano.
Il film non si pone, grazie al cielo, obiettivi contenutistici o morali, racconta la storia banale nella sua concretezza di un ferragosto romano dove un attempato uomo che vive con l'anziana madre si trova costretto,suo malgrado, a trasformare l'appartamento in una sorta di bed and breakfast per anziane signore parcheggiate dai parenti che in un modo o nell'altro hanno altri progetti per la settimana più vacanziera dell'anno.
Il film è leggero, scivola via bene come un vino dei colli romani e anche la vecchiaia vista con lo sguardo disincantato di Gianni Di Gregorio, sembra quasi una stagione affrontabile, basta incontrare il personaggio giusto.
Su Sky

domenica 14 agosto 2016

Vite in divisa ...servizio di una giornata di mezza estate


Fotografia tratta da Brescia oggi del 16 giugno 2015. Agente della Polizia Locale che insegue uno dei responsabili della maxi rissa scoppiata sabato sera in piazza Vittoria.

E la chiamano estate.
Tutti gli anni arriva puntuale ferragosto e i quotidiani più per abitudine che per malafede, ritraggono le diverse centrali radio operative dimenticandosi quasi sempre della nostra.
Ma cosa fanno i "vigili" d'estate?
Le multe ai turisti, diranno i più, mentre succhiano un ghiacciolo sotto l'ombrellone.
I controlli dei mercati.
Danno le informazioni ai turisti.
Si imboscano negli angoli d'ombra risparmiati dal sole.
Si nascondono negli uffici.

Vi racconto cosa facciamo.
Basta ascoltare la radio in una qualsiasi giornata, a Bologna!
E' scoppiato un incendio in centro e i primi ad arrivare sul posto sono quelli della municipale, erano in zona, perché presidiano il territorio, cercano l'origine dell'incendio, chiudono la strada, collaborano con i vigili del fuoco...
Un'altra pattuglia è su una copiosa perdita d'acqua, la strada rischia di sprofondare bisogna deviare gli autobus e il traffico, attendere il pronto intervento Hera, utilizzare la propria pazienza per smontare la rabbia di alcuni automobilisti che non vogliono sentir ragione e vogliono passare per forza...
Una pattuglia è andata a prendere due migranti presunti minorenni, bisogna affidarli ai servizi sociali, appurare l'età, accudirli e nutrirli e questa banale operazione può durare tutto il giorno protraendosi a volte anche per parte della notte (e ormai avviene quasi settimanalmente)...
Una pattuglia interviene su un sinistro stradale, sembra routine ma improvvisamente i ''contendenti'' si insultano e vengono alle mani ed i colleghi stendono sul cofano quello più facinoroso, rischiando di prendersi un cazzotto destinato all'avversario...
Un cittadino segnala cattivo odore  dall'appartamento di un  vicino, un anziano, uno di quelli dimenticati, bisogna chiamare i vigili del fuoco e buttare giù la porta...
C'è un trattamento sanitario da fare, perché i nostri anziani spesso sono soli, come i nostri malati di mente, dimenticati nel paese dell'accoglienza a tutti i costi, perché i nostri marginali non fanno notizia, non riempiono i notiziari...
Due agenti si avvicinano a un giovane straniero che sta importunando dei negozianti e dei passanti, gli chiedono i documenti e questo (ubriaco o impasticcato o tutti e due), improvvisamente, tira un pugno e afferra alla gola uno dei due...

Nella città di metà estate ci siamo noi, e di notte siamo ai telefoni, alla radio, e ascoltiamo i cittadini che spesso chiamano perché non hanno altre persone con le quali parlare, malati di una solitudine talmente amara che meglio parlare con un vigile piuttosto che rimanere da soli con i propri fantasmi.

Perché noi ci siamo, a volte siamo nervosi, a volte stanchi, delusi da uno stato che ci ignora e talvolta da un'amministrazione locale che ci osteggia e denigra... ma chi ci cerca, chi ci infama e chi ci telefona, sa che in un modo o nell'altro noi ci siamo, controlliamo il territorio e la nostra città, che tanto amiamo in quanto, spesso, è quella in cui siamo nati.
Molti cittadini lo sanno.
Chissà se i giornalisti e i politici se lo sono dimenticato?


Massimo Fagnoni delegato SULPL Bologna

sabato 13 agosto 2016

azzurro




Era il 1968 io avevo 9 anni e il ricordo di un'estate è tutto in questa canzone.
Non mi ricordo di com'ero, immagino un ragazzetto carino, magro, molti capelli ricci e castani, pantaloni corti e una vaga idea di estate.
Ricordo una casa nel verde di Porretta Terme sopra la piscina olimpionica, gli zii più giovani che vivevano in quel luogo e una stanza fresca nell'ombra di un pomeriggio estivo e poi ricordo il mangiadischi, un ordigno misterioso e affascinante che sapeva di possibilità, di benessere, di anni sessanta.
Infilavo il 45 giri nel mangiadischi e all'improvviso la magia dell'estate era tutta lì, nelle parole di Paolo Conte, nella voce roca di Celentano.
Non conoscevo Paolo Conte, conoscevo Celentano, già un'icona nell'immaginario collettivo.
Quel brano mi pare ancora di vederlo più che ascoltarlo, perché il racconto dell'estate di Paolo Conte era tanto vivido quanto condivisibile.
Immaginavo me stesso passeggiare in quel giardino fra   oleandro e baobab, inventandomi un'Africa o un paese esotico come immaginavo  Mompracem leggendo Salgari.
Rivivo ancora la noia e la solitudine dell'infanzia e tutto quell'azzurro di cui non sapevo che fare.
Quella era l'estate degli anni sessanta,  nostalgia leggera e quieta di una stagione nella quale il discrimine fra essere poveri o ricchi  era tutto nel possedere o meno un mangiadischi.


mercoledì 10 agosto 2016

Vite in divisa ... da Ventimiglia a Pompei




Morire in divisa, morire in agosto, mentre la gente è in vacanza... gli altri, quelli che passandosi il piatto della grigliata in un qualsiasi luogo di vacanza e masticando allegramente, commentano:
è morto un poliziotto cinquantenne, a Ventimiglia, dove i no borders manifestavano per i diritti dei migranti.

Morire in divisa d'agosto a Pompei, 55 anni, agente della Municipale, mentre rincorreva alcuni extra comunitari che vendevano merce contraffatta, anche in questo caso infarto.

Casi simili, colleghi anziani, come lo sono io che di anni ne ho 56 e so cosa significa correre dietro a qualcuno, affrontare situazioni a rischio, fra illegalità, trattamenti sanitari obbligatori, sgomberi, viabilità, conflitti umani e follie improvvise.
Noi non facciamo ordine pubblico, ma mi immagino a 55 anni nel calore opprimente di un qualsiasi confine a sostenere lo stress, con casco, e tutta l'armatura, perché devo fare il mio dovere, perché l'età media dei lavoratori in divisa è sempre più elevata per tutti! E noi della Polizia Locale non abbiamo nemmeno la speranza di potere andare in pensione prima, condannati come in un girone dantesco a indossare dei panni sempre più stretti, con una microcriminalità sempre più dilagante e le nuove emergenze sociali e terroristiche.

Non entro nel merito delle questioni, non mi dilungo a parlare di migranti, ho le mie idee e me le tengo.

Io sto dalla parte dei miei colleghi, fratelli, compagni.
Loro, che siano colleghi della Municipale o poliziotti o carabinieri, loro sono la mia gente, sarei ipocrita se mi schierassi diversamente e forse il problema in questo paese è proprio questo.
Se muore uno sbirro di  infarto, era un vecchio, doveva stare a casa, in fin dei conti stava facendo il suo lavoro lo sapeva cosa rischiava.

Ma la gente che non indossa la divisa, quelli di prima che mangiano carne alla griglia e brindano all'imminente ferragosto e quelli che giocano in parlamento con la vita delle persone, si dimenticano come al solito che è per permettere loro di godersi le ferie che in giro ci sono divise sotto il sole che fanno il loro dovere con armi spuntate, pochi strumenti ed ancor meno tutele.

Io penso ai due colleghi, morti in contesti diversi, gente come me, persone che lasciano famiglie, e il mio pensiero è solo per loro e per quelli che in questi giorni controllano le strade, le piazze, gli accessi, i confini.
Non dimentichiamoci di loro.
Nessuno deve restare indietro.


Massimo Fagnoni delegato SULPL Bologna

lunedì 8 agosto 2016

Bologna non c'è più e il silenzio della bassa 1,99 euro su IBS e Amazon





Settimana che precede ferragosto svendita di metà estate #bolognanoncepiu e #ilsilenziodellabassa


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domenica 7 agosto 2016

Lebowitz vs Lebowitz



Pregevole serie francese che racconta le cause intraprese dalla studio Lebowitz dove convivono forzatamente le due avvocate dell'immagine sopra, coproduzione belga, svizzera, francese, commedia brillante a tratti gialla, adatta a un pomeriggio agostano come questo

sabato 6 agosto 2016

le osterie di fuori porta






Pomeriggio di agosto, Bologna, un bel vento leggero e primaverile spazza la città e oggi faccio pace con Guccini, tanto l'ho ascoltato, tanto l'ho cantato, molto l'ho amato e poi dimenticato.
Ma oggi ve lo regalo in una canzone che noi bolognesi  cinquantenni conosciamo bene.
Si parla delle osterie di fuori porta.
Non credo ne siano rimaste molte e le poche non saranno più quelle della mia giovinezza.
Nessuna nostalgia le cose andate sono andate e ho per unico rimorso le occasioni che ho perduto.

Ma in una giornata di agosto in città si può fare pace con Guccini e con il passato e con la giovinezza perduta, perché io ci credevo, non chiedetemi in cosa, poco importa, ma avevo gli occhi spalancati e pensavo prima di agire. I giovani di oggi, e non è solo lo sproloquio di un vecchio, spesso in testa hanno solo il mare e ci affogano dentro senza neanche accorgersene.


giovedì 4 agosto 2016

i bambini oggi ... questi sconosciuti




Sto entrando in piscina quella dove solitamente nuota anche Trebbi, giornata estiva, periodo nel quale le piscine si riempiono  di minori accompagnati da educatori più o meno preparati, sono i cosiddetti centri estivi che radunano i bambini nel periodo in cui la scuola è chiusa e i genitori non sapendo dove collocarli li inseriscono in queste situazioni comunali o private, poco importa. La speranza dei genitori è che i loro pargoli possano divertirsi facendo attività ludico sportive in compagnia.

Mentre vado verso l'ingresso vedo un bambino, uno scarabocchio magro e saltellante che sta facendo versi e gesti verso una  educatrice bionda e giovane, potrà avere vent'anni al massimo e potrebbe essere una discreta pallavolista giudicando dal fisico, dietro alla educatrice una bambina sta piangendo a dirotto.
Si intuisce che la causa di tanto sconforto è il marmocchio saltellante che irride educatrice e coetanea e fa gestacci espliciti con il dito medio.
L'educatrice sta separando i contesti, sta tenendo fuori dal gruppo l'elemento disturbatore, e si vede che fatica a gestire la situazione, si vede che è arrabbiata e impotente, mentre il bambino indisciplinato continua a offendere senza un argine, senza un minimo timore.

Stessa piscina pochi giorni dopo, due bambini sotto le docce, forse fratelli, forse no, si lanciano i costumi bagnati da un capo all'altro del locale, ridono urlano, sembrano scimmie in libertà, sono nudi, quando la regola prevederebbe l'utilizzo del costume sotto le docce, devo chiedere loro di interrompere il gioco per permettermi di fare la doccia senza essere colpito dai loro costumi, generosamente interrompono il loro gioco per pochi istanti per poi ricominciare appena esco di scena.

Bambini ...
Io non ero così, rispettavo le regole, temevo la punizione e non solo dai miei genitori, dalla maestra, dall'educatore di turno in colonia, dal poliziotto municipale (allora vigile), dal carabiniere, dal passante, dall'adulto.

Questi minori cosa hanno da temere?
L'educatrice non può intervenire in nessun modo, rischierebbe una denuncia, o l'ira di genitori subito pronti a difendere il loro piccino, poco importa che sia l'enfant sauvage di Truffaut, poco importa che non rispetti regole, coetanei, istituzioni, adulti.
Il bimbo può tutto, al bimbo tutto è dovuto, il minore spesso lo sa, lo sanno i minori che stuprano in branco, lo sanno i criminali che li utilizzano per i reati, lo sanno i bulli nelle scuole.
Ma noi adulti lo sappiamo?
E di chi è la colpa? come sono strutturate le famiglie oggi, con figli spesso unici cresciuti a playstation e facebook, senza controllo, senza argine.
Quali adulti diventeranno questi bambini totalmente privi di regole, viziati, anestetizzati da una virtualità che riempie le loro vite e i loro giorni?
E non ditemi che non mi piacciono i bambini, mi piacciono molto, visti da lontano.


mercoledì 3 agosto 2016

Jesse Stone - delitti irrisolti




Nono episodio per Jesse Stone su Sky, produzione 2015 che vede la partecipazione economica di Tom Selleck che sembra avere trovato la sua dimensione di nicchia, ma dignitosa,  in questa interpretazione del vecchio poliziotto metropolitano sbarcato a Paradise, località nebbiosa e depressa,  il quale, arrivato alla pensione, decide di collaborare con la polizia di Boston su alcuni casi irrisolti.
Come già scritto, nella narrativa di genere e non, fondamentale diventa la descrizione dei personaggi, lo sviluppo dell'intreccio, e in questo caso la sceneggiatura, essenziale e funzionale alla definizione del personaggio principale, il poliziotto duro e puro, alcolista  con moderazione, che ama ed è amato dal genere femminile, ma che si ritrova regolarmente solo con un nuovo cane e con le sue malinconie.
Mi piace il personaggio, il film è piacevole, buoni spunti per la mia narrazione, alla fine un simpatico intermezzo estivo.
su sky.

martedì 2 agosto 2016

2 agosto 1980 ... 2 agosto 2016



Questa bambina scomparve il 2 agosto 1980 nella esplosione avvenuta alla stazione di Bologna.
La strage del 2 agosto rimane l'atto di terrorismo più grave avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra e noi bolognesi ogni anno scendiamo in piazza per non dimenticare.
Conosco personalmente almeno un sopravvissuto e quella giornata è  incisa nella nostra memoria collettiva e individuale di bolognesi e italiani.
Allora si parlò di strategia della tensione, ancora oggi abbiamo dubbi e sospetti su quanti e quali poteri fossero dietro a quella strage, a tutte le stragi, che in quel periodo insanguinarono l'Emilia e l'intero paese.
Sono state spese milioni di parole, girati film, inchieste televisive e documentari, mobilitate le coscienze e nonostante l'alternarsi dei governi rimangono ancora dubbi e lati oscuri.

Adesso il terrorismo ha cambiato aspetto, ha cambiato matrice, è diventato internazionale.
Ci sono alcune differenze sostanziali.
Allora i terroristi appoggiavano una valigetta in una stazione, in un treno, in una piazza e poi se ne andavano.
Adesso i terroristi si fanno saltare in aria, investono la gente con i camion, sparano in un locale affollato e alla fine si fanno uccidere.
Ciò che rimane oscuro allora come adesso è la motivazione.
I terroristi di allora erano probabilmente italiani e seminavano morte e distruzione per una motivazione politica, ideologica, magari erano pagati per compiere le loro nefandezze.
Quelli attuali uccidono nel nome di una religione, la stessa religione che sembra smentire le loro azioni.
Chi sono questi mostri?
Chi erano i mostri di allora?
Da dove nascono persone come queste, stessa matrice marcia, stesso buio nel cervello.
Perché non esiste motivazione plausibile che può giustificare la morte di persone innocenti, innocenti come Angela Fresu dissolta nel calore intollerabile di una esplosione terribile che distrusse una stazione, uccise 85 persone, cercando di piegare Bologna e il paese.
Chi uccide persone indifese nei luoghi dove ci si incontra per vivere insieme, per condividere, non può rientrare in nessuna categoria umana o animale, sono ed erano mostri.
Noi bolognesi lo sappiamo.
Siamo sopravvissuti a tutto quell'orrore, non ci hanno piegati, siamo ancora qui ogni anno per non dimenticare e se ci pensate bene la ricetta bolognese è esportabile anche contro il nuovo orrore.
Bisogna scendere nelle piazze in tanti, devono capire, coloro che seminano il terrore, che non ci possono piegare allora come oggi.
Forse un giorno scopriremo che dietro a questi mostri suicidi c'è qualcuno di potente, oscuro, con una motivazione legata a potere e denaro, come al solito.
Non importa.
Qualunque sia la logica noi dobbiamo continuare a mobilitarci per dimostrare che non esiste terrorismo vincente di fronte alla forza della ragione.
Non possono ammazzarci tutti, non devono piegarci.
Nessuno deve rimanere indietro.


domenica 31 luglio 2016

polizia locale ... i soliti fannulloni



Sabato pomeriggio 30 luglio 16 devo fare una telefonata di lavoro per accertarmi della avvenuta ricezione di una mail, dall'altra parte mi risponde cortese un signore che mi chiede candidamente:
"Ma come lavorate anche oggi pomeriggio?"
Tranquillamente gli rispondo che lavoriamo sempre noi della municipale.
Come quelli che lavorano negli ospedali,
Come i vigili del fuoco.
Come tutte le forze dell'ordine.
Noi ci siamo, non solo per le strade, ma nelle centrali radio operative, nelle segreterie dei reparti, sulle spiagge, nelle piazze.
Quando c'è un incidente stradale.
Quando bisogna fare un trattamento sanitario obbligatorio.
Quando un anziano si sente male e bisogna entrare nel suo appartamento perché magari tutti lo hanno dimenticato, ma noi abbiamo il dovere di non farlo.
Noi ci siamo.
Insieme a tutti gli altri.
365 giorni all'anno.
24 ore su 24.
Noi lo sappiamo quando lasciamo a casa o in vacanza i nostri cari per andare a fare il nostro dovere.
Gli altri lo sanno?
Voi lo sapete?
Non dateci per scontati, perché in un paese che non rinnova i contratti dei dipendenti pubblici dal 2009, lasciandoci in mutande, di scontato c'è solo il rosso in banca e la fatica di arrivare alla fine del mese.

Massimo Fagnoni delegato SULPL Bologna

sabato 30 luglio 2016

Castle ... fine serie



Ho visto oggi, in una calda mattinata di fine luglio 2016, l'ultima, spero, puntata di Castle.
Le ho viste tutte le 8 stagioni di Castle, senza eccezione, magari non sempre concentratissimo, ma sempre affezionato tifoso dello scrittore nerd, e della bella detective con i tacchi vertiginosi.
Castle discende da un genere che definirei commedia gialla brillante e la prima coppia che potrebbe avere delle forti affinità è senz'altro quella dell'Uomo ombra.



Fantastica coppia di investigatori per gioco nata dalla penna di Dashiell Hammet.
da questa coppia brillante e cinematograficamente alcolizzata discendono diversi stereotipi di coppie in giallo, da cuore a batticuore a Mcmillan e signora e probabilmente altre che ora mi sfuggono.

Castle era diventata una simpatica consuetudine, un giallo d'azione ma senza l'angoscia della tragedia incombente, ma devo ammettere che 8 stagioni al ritmo di 22 puntate a stagione ha superato la soglia di vivibilità di qualsiasi serie e finalmente si è conclusa.
Non credo ci sarà una nona serie e me lo auguro, perché continuava a perpetrare se stessa, come sta accadendo con Scandal, in misura qualitativa diversa e con tutte le serie che non vogliono sapere di estinguersi.
Non vi racconto la conclusione, vi anticipo solo (SPOILER) che sarà in sintonia con tutta la serie, senza infamia ma anche senza lode.
E Castle? E Beckett?
Che fine faranno i due attori canadesi che interpretano dal 2009 i due protagonisti?
Sapranno riciclarsi e uscire dai rispettivi ruoli? E noi riusciremo a vederli in ruoli diversi?
Rimane poca da aggiungere, ho voluto bene alla coppia leggiadra e investigatrice come si può volere bene a un vecchio abito che non si vuole dismettere nonostante le troppe toppe.
Le serie devono concludersi e possibilmente lasciare l'amaro in bocca per la nostalgia che proveremo per loro, come mi è accaduto con six feet under o breaking bad.
Altrimenti rischiano davvero di non lasciare quel buon ricordo che ci deve accompagnare per sempre.

venerdì 29 luglio 2016

Bologna non c'è più ... riflessioni estive



Per te che sei già in fila in autostrada per le località marittime italiane,  quest'anno molto gettonate causa paura collettiva, eccoti alcuni consigli di lettura, ma soprattutto di riflessione.
Bologna non c'è più non parla solo della mia città ma di un modello sociale, di un modello culturale.
Lo stesso modello è entrato in crisi e si sta sgretolando sotto i nostri piedi.
Vale per tutte le città italiane che rappresentavano un idea quasi perfetta di convivenza sociale, vale quindi anche per l'Europa più moderna e progressista.
Troverai i dubbi di un'intera generazione nel mio racconto e un test.
Quel test è per te, sono 10 domande che Pietro, il protagonista del romanzo, rivolge ai suoi studenti atipici, dieci domande dirette alla pancia e al cuore relativamente alla loro indole rivoluzionaria.
Quando ti capiterà di leggere la seconda avventura di Galeazzo Trebbi, magari sotto l'ombrellone,  non dimenticarti quelle domande e cerca dentro di te le risposte, magari rimarrai sorpreso.

Bologna non c'è più, Frilli editore, lo puoi trovare qui.

In autunno uscirà il terzo romanzo sempre con il nostro amico Galeazzo Trebbi investigatore.
Buone vacanze

domenica 24 luglio 2016

polizia locale e paradossi italiani ... l'arma fuori servizio





La foto è di Repubblica, 5 ottobre 2015, festa per i 155 anni della fondazione del Corpo della Polizia Municipale di Milano


Attentati in Europa e l'Italia


Dopo i recenti tragici fatti di Nizza il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha diramato l’invito a tutti gli agenti della Polizia di Stato di circolare con l’arma in dotazione anche fuori servizio, in un’ottica di prevenzione di eventuali attacchi terroristici

E in Europa invece che accade?

Guardiamo la Francia:

Già dopo la strage di Charlie Hebdo/negozio Kosher di Parigi (dove tra gli altri morì una donna della Police Municipale e un suo collega fu gravemente ferito, entrambi disarmati) e i successivi attentati, sono aumentati vertiginosamente i comuni transalpini, grandi e piccoli, che hanno dotato di armi da fuoco gli agenti della polizia municipale, potendo attingere anche dalle armerie di Police Nationale e Gendarmerie.

E da noi?
Nulla, deserto, silenzio.
Una delle poche  risposte è quella del ministro degli Interni Alfano che invita poliziotti e carabinieri a portare l'arma anche fuori servizio.

E LA POLIZIA LOCALE ITALIANA? SILENZIO ...
Non si vuole riconoscere il nostro ruolo, noi ora più che mai siamo a presidio delle città, dei luoghi dove la gente si incontra, fa la spesa, passeggia in riva al mare, acquista presso i mercati dei paesi e delle città. A Bologna, ad esempio, la Polizia Municipale, in borghese, in divisa,e con il prezioso aiuto delle unità cinofile del Corpo, presidia e controlla da sempre la Piazzola, il mercato storico della città (nasce nel 1219), dove 30000 tra bolognesi e turisti visitano circa 400 banchetti commerciali, e la municipale è lì per fornire informazioni, ausilio, prevenzione e repressione di diversi reati (abusivismo commerciale, borseggiatori, scippatori, reati sessuali) con numerosi arresti.
Un prezioso punto di riferimento, ma ancora una volta ci sentiamo snobbati e ignorati dallo Stato.

Oltre al mancato riconoscimento di tutele,non abbiamo nessuna possibilità di accedere alla banca dati per sapere chi abbiamo davanti se fermiamo una persona, così come sottolineato dal Procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini in un articolo di gennaio 2015.

Nelle piazze affollate, sulle spiagge dei nostri mari, sulle trafficate strade di città e paesi, troverete spesso gli agenti della municipale a vigilare, eppure sembra che il nostro ruolo debba rimanere marginale, etereo, inconsistente, impotente di fronte alle minacce e aggressioni quasi quotidiane in Europa.
Cosa serve a questo Stato per accorgersi che ci sono quasi cinquantamila uomini e donne che possono fare la differenza nel campo della sicurezza dei luoghi di socializzazione?
Ci si gingilla in Parlamento con la legge di Riforma della Polizia Locale rischiando di commettere lo stesso tragico errore francese di arrivare solo dopo che il disastro è capitato.
Questa è una guerra non convenzionale e colpisce la gente comune nei luoghi più affollati, è quindi necessario diventare più dinamici, utilizzare tutte le risorse, valorizzare le competenze, rassegnarsi a riconoscere il nostro ruolo, prima che sia troppo tardi.
Massimo Fagnoni, delegato SULPL Bologna



giovedì 21 luglio 2016

American Psycho ... riletture estive



Complice la programmazione estiva di sky ho rivisto American Psyco, dignitosa trasposizione del romanzo  di Bret Easton Ellis record di incassi quando uscì nel 1991 e record di polemiche che suscitò in tutti gli ambienti culturali dell'epoca.
Il film del 2000 rende in maniera intelligente l'assoluta freddezza del personaggio, la sua incapacità di provare il minimo sentimento:

Ho tutte le caratteristiche di un essere umano: sangue, carne, pelle, capelli; ma non ho una singola, chiara, identificabile emozione, a parte l’avidità e il disgusto

Emerge il distacco psicotico dal contesto sociale nel quale vive immerso in un'ossessiva ricerca della perfezione estetica in un mondo dove solo la superficiale soddisfazione dei bisogni materiali detta le leggi del vivere comune.
Estremamente indicativa dell' intenzionalità del film è la nevrotica ostentazione dei biglietti da visita, oggi ormai quasi vintage, per affermare attraverso la loro perfezione lo status symbol dei diversi protagonisti, ed è per un biglietto da visita, nel film, che il protagonista decide di uccidere uno dei suoi colleghi.
Il libro e in maniera minore il film suscitarono polemiche a non finire sull'ostentazione della violenza, ma in realtà il romanzo fu come non mai profetico dell'attuale modo di vivere, comunicare, socializzare e interiorizzare la realtà.
Tutto allora passava attraverso l'esplicitazione dell'apparire piuttosto che dell'essere, non era importante avere un'anima, ma un Armani, un Gucci, un Rolex, il taglio di capelli all'ultima moda, l'occhiale di marca, gli addominali scolpiti, l'alimentazione equilibrata.
Oggi se ci pensate, basta avere una buona connessione, un numero decente di mi piace nella pagina di facebook, un numero accettabile di contatti, l'ultimo modello di iphone, e adesso l'app per andare a caccia di pokemon.
La violenza invece è in espansione più che mai, dentro e fuori la famiglia, in qualsiasi contesto sociale, dallo stadio alla scuola, è senza limiti, senza confini, si bruciano ex fidanzate, si ammazzano i figli e si buttano nei cassonetti, si stupra in gruppo o in solitaria e il povero Bateman fa quasi tenerezza nella sua totale indifferenza nei confronti degli altri esseri umani.
Oggi si butta l'acido in faccia a quasi sconosciuti, così per noia, si decide di uccidere un compagno di giochi erotici per sfizio e potrei andare avanti fino a stancarmi nell'elencazione dell'orrore, con la nuova moda, infine, dei kamikaze islamici spesso prodotti anch'essi del nulla che pervade la rete.
American Psyco, rimane un romanzo interessante perché descrive i tempi moderni sempre più pervasi dal male che ci sta portando alla rovina, una totale perdita di passione per la vita, la nostra e quella degli altri.


mercoledì 20 luglio 2016

Bolognesi per caso ... commenti di un lettore sincero, terza e ultima parte





Cosa significa scrivere narrativa? Per chi si scrive? Per se stessi, per la consorte, per un amore finito, per i soldi che non ci sono, per la fama e la gloria, per il narcisismo?
Questa volta ho scritto sicuramente per Luca che ringrazio dei suoi commenti, e delle sue riflessioni, anche se fosse l'unico ad avere letto i miei bolognesi per caso, sarebbe valsa la pena scrivere. L'editore non credo la pensi come me, ma sappiamo entrambi che questi brevi pezzi di vite bolognesi, per caso, stanno andando bene, quindi, grazie a tutti i lettori, grazie a Luca.


"Lo spirito del Natale": secondo una storia di Lupo Alberto, materialmente parlando è fare e ricevere i regali, mangiare il panettone. Spiritualmente parlando è mostrare ciò che si è, non ciò che si ha. Anche se in Lupo Alberto si imbastisce una gara di alberi finti. Non di plastica, ma fatti con le cose che si hanno in casa: fiammiferi attaccati col Vinavil, fucili e tagliole, scope e fiocchi, ritagli di carta, scatole di biscotti, il papero Glicerina con uno sturalavandini in testa. Alberi che sono un vero schifo 
Finora io un tagliatore di teste non l'ho ancora incontrato, e non riesco a immaginarmelo facilmente nella sua mansione. Però la storia del racconto ha un che di double face: può sembrare un inizio di redenzione, di addolcimento, poiché il protagonista si rende conto di avere a che fare con uno che ha il figlio diventato (ritardato va bene come termine?) per un incidente, e tenta di fare un atto di generosità... e poi si scopre che forse non va a trovare questo figlio. Forse sì, ci va per lui, ma chi mi dice che più che per vedere lui va nella sua casa per incontrare quella 35enne? E chi mi dice che con quella 35enne vuole solo divertirsi, o vuole ricominciare dopo la separazione dalla moglie? Non ti sto contestando, sia chiaro, vorrei solo prendermi la libertà di vederla in tutte le versioni. O nella versione che preferisco. Se qualcosa non è specificato, tanto meglio, stuzzica la fantasia del lettore. 

Ho appena finito di leggere "Colpo di Fulmine". Vedere com'è andata a finire e cos'ha fatto il cavallo a Rudy è stato fantastico. Davvero un colpo di Fulmine nel vero senso della parola. Temevo che Andrea venisse di nuovo costretto a fare qualcosa... qualcosa che credevo essere le scommesse, invece i soldi dati a Rudy. Che è l'unico malato di gioco del racconto, o c'è anche Andrea? Nelle tue intenzioni erano tutti e due? 

Semmai mi hanno colpito "Pronto soccorso" e "Piazza Verdi". Sono entrambi presi da episodi veri, presumo. Il primo piacerebbe a Stephen King, tra un dialogo e l'altro ci sono tanti di quei pensieri interiori dei personaggi, e come sempre, sono tutti pensieri negativi, pieni di insulti, è normale. Ognuno dentro di sè, per un qualsiasi motivo, si ritrova sempre sinceramente a pensar male del prossimo che gli capita, notandone i difetti, concentrandosi sui problemi personali. E purtroppo quel che si pensa male della gente è sempre la verità, quando si pensa bene, o si dice bene, non è quasi mai così, io stesso mi colpevolizzo parecchio

sabato 16 luglio 2016

Nizza ... la Police




Abbiamo perso le parole.
Non ne esistono di adeguate.
Ai commenti e alle soluzioni ci penseranno i politici, gli statisti, i giornalisti, i cronisti.

Noi non possiamo che stringerci ai genitori dei bambini che non cresceranno e non avranno l'opportunità di vedere altri fuochi artificiali. Quei bambini erano in una città civile e multietnica insieme ai genitori a festeggiare il 14 luglio, una festa che ricorda la volontà di un popolo di ribellarsi alla tirannia, che diventa un monito a ribellarsi a qualunque tirannia, anche a quella che tenta di imporre un gruppo di demenziali estremisti religiosi. 
Ci stringiamo ai tanti morti, ai tanti feriti, e ci rendiamo conto che non c'è luogo veramente sicuro...
siamo in una guerra lunga e difficile contro un nemico disumano e privo di scrupoli, una guerra che in fondo conosciamo bene per averla vissuta in prima linea, dal momento che nella nostra città la follia omicida uccise 85 persone e ne ferì più di 200, nella Stazione di Bologna il 2 agosto 1980. 

Ieri sera c'erano i nostri colleghi francesi in prima linea a presidiare il territorio, così come noi agenti municipali e statali nel nostro Paese, a definire i confini durante le feste di paese, a regolare gli accessi, a garantire il rispetto delle regole di convivenza,  cittadini in divisa che anche ieri sera erano lì a cercare di rendere una festa accessibile a tutti, sicura per tutti.
I colleghi forse non erano preparati a una tale follia, è umanamente impossibile esserlo, ma si sono comportati da eroi, hanno neutralizzato il criminale, hanno inseguito il camion a piedi, si sono arrampicati sulla cabina di guida, rischiando la vita, ma sono riusciti a fermarlo.

La speranza sembra svanita, ma nelle strade, nelle piazze d'Europa, ci sono uomini e donne in divisa a controllare il territorio.  Il nostro pensiero, in questa Europa senza navigatore, è rivolto a tutti coloro che ci sono e ci saranno  per strada a difendere e servire.
Questa è la sola certezza, noi continueremo a fare il nostro dovere.
Un abbraccio ai colleghi francesi e alle vittime dell'ennesima barbarie.

GLI OPERATORI DELLA POLIZIA MUNICIPALE DI BOLOGNA


venerdì 15 luglio 2016

bolognesi per caso ... commenti di un lettore sincero: seconda parte




















Ho appena letto il racconto di Flaminio Verzocchi. Che dire? Mi è piaciuto anche questo. Se costui si ritrova presso il CSM di via Tiarini. Non vorrei fare paragoni azzardati, però capisco bene Flaminio e ciò che ha fatto, per quanto possa essere crudele, o crudo. Semmai trovo grottesco, surreale, quel che si fa nel mondo moderno alle persone che fanno qualcosa di orribile, di inaccettabile nella società, come un atto di violenza. Per evitare che il colpevole finisca in carcere, o subisca una pena durissima, si imbastisce una serie di azioni che portano la persona a essere incapace di intendere e di volere. Forse può essere così nella frazione di secondo in cui si fa l'atto di violenza (che non si riesce a spiegare perché non è permesso nemmeno provarci), però a volte può essere atto premeditato. Come nel caso di Flaminio. Di mio preferirei venir punito ma potermi spiegare piuttosto che avere una punizione e una correzione blanda corroborata con una cura psichiatra e farmacologica. Comprensibile anche il modo in cui si sente Flaminio alla fine del racconto. Sente di aver fatto bene. Moglie e genero erano proprio antipatici. Tanto che mi viene da pensare a un personaggio cattivo dei "Pilastri della Terra", che sposa una per fare un dispetto a un altro, la intrappola in un matrimonio infelice, un giorno l'aggredisce, il cognato lo uccide ed è poi costretto all'esilio per evitare l'arresto (e visto che la storia è ambientata nel Medioevo, va a combattere in Terrasanta). Nel tuo racconto egli si chiama Walter, nei "Pilastri della Terra" si chiama Alfred.




"Chissà i ragazzi" e "Primavera" trovo che siano molto poetici. Oggi pomeriggio ero sicuro quale dei due lo fosse di più, ora ho il dubbio. Di sicuro "Primavera" parte da qualcosa di reale, ma è anche sognante. Più di quello di "Chissà i ragazzi". Ebbene sì, confermo: l'aria di una città è impregnata di chi l'ha abitata e costruita. E lo sarà anche se come in "Io sono leggenda" dovesse essere disabitata. Con le edere che spuntano sulle mura coprendole. Mi incuriosisce sapere quanto c'è di vero in "Chissà i ragazzi" e "Uccello del malaugurio". C'è stata ispirazione per qualcuno di reale? Il primo racconto non mi dava subito l'impressione che si parlasse di due ragazzi di ieri, invece che di oggi... e "Uccello del malaugurio" non pensavo fosse ambientato a Milano. Almeno così pare.

mercoledì 13 luglio 2016

Up&Up Cold Play




Molti giudicano i Cold Play un prodotto commerciale puro, musica da poco, molto ben confezionata e poco originale.
Io non giudico, io ascolto e quando sono di buon umore mi sento meglio ascoltandoli, quando sono triste mi faccio coraggio ascoltandoli, quando ho tempo mi guardo uno dei loro coloratissimi video a casa e mi rilasso.
Perché la musica leggera dovrebbe servire anche a questo, alleggerire la vita specialmente in giornate cupe e piene di disastri come oggi ad esempio, 13 luglio 2016.
Quindi vi lascio in compagnia del loro video, un piacere per gli occhi e per la testa

domenica 10 luglio 2016

Natale col boss



Fra le proposte estive di sky c'è anche Natale col boss  e l'ho guardato ieri pomeriggio soprattutto perché i protagonisti sono Lillo e Greg che mi fanno molto ridere specialmente con la loro trasmissione radiofonica Seiunozero.

Non mi aspettavo un capolavoro di comicità, in fin dei conti è un cinepanettone, produzione De Laurentiis, regia e sceneggiatura  Volfango De Biasi, che ammetto di non conoscere, distribuzione Filmauro, unica nota buffa la partecipazione di Peppino Di Capri.
E torno al solito adagio, ormai un tormentone per chi mi legge per abitudine e affetto.
Cosa deve avere come caratteristica principale un film comico? Uno di questi commerciali, popolari, natalizi?
Deve fare ridere.
 Io non sono un intellettuale e lo sapete non ho pregiudizi, guardo tutto e di tutto, ma questo film non fa ridere, è brutto di una bruttezza definitiva, quasi avvilente.
Due comici spesso irresistibili, come Lillo e Greg, scompaiono in un nulla di battute banali, una sceneggiatura triste dove mancano i tempi quasi musicali della comicità.
Non critico nessuno, ognuno a Natale ha diritto di portarsi a casa la tredicesima che riesce a guadagnare, se fossi uno qualsiasi degli attori protagonisti di questo progetto sicuramente avrei accettato il contratto perché mai buttare via un lavoro facile, specialmente oggi e specialmente se non sei un attore di quelli americani che nuotano nell'oro, e anche loro di film brutti ne interpretano senza problemi.
Però questo è davvero un filmetto e se guardo invece sul sito coming soon le valutazioni di pubblico e critica trovo 4 stelle su 5 del pubblico e 3 e mezzo di coming soon.
Che dire in tendenza con il livello culturale del paese.
Come ricordo sempre:
Ve lo meritate Alberto Sordi recitava Moretti in un suo film.
E io concludo:
Averne di Alberto Sordi in questo deserto.

giovedì 7 luglio 2016

Saldi Frilli di inizio estate da 1,99 a 2,40 euro




Se non conoscete Galeazzo Trebbi investigatore privato ex poliziotto e avete in casa un lettore kindle o un kobo è il momento giusto di acquistare i due titoli che vedete sopra e leggerli in ordine cronologico prima Il silenzio della bassa, poi Bologna non c'è più.
Di seguito i link utili per l'acquisto con lo sconto estivo fino al 10 luglio:
Link amazon per i kindle qui dove troverete Il silenzio della bassa a 2 euro e 45 e Bologna non c'è più a 1 euro e 99
Link Ibs per i Kobo qui stessa cifra.
Mi raccomando, fino al 10 luglio 16, con meno di 5 euro portate a casa i miei primi romanzi Frilli e un bel pezzo di Emilia, bassa compresa.

mercoledì 6 luglio 2016

Primavera bolognese a Lucidamente


L'amico Rino Tripodi ha pubblicato uno dei 21 racconti che compongono la mia ultima raccolta Bolognesi per caso e se volete leggerlo (sono tre paginette) lo trovate qui

lunedì 4 luglio 2016

The Doors- When you're Strange




Ho iniziato a vedere il bel documentario su sky arte dedicato a uno dei gruppi musicali più rivoluzionari di tutti i tempi. Diretto da Tom De Cillo, presentato al Sundance Film Festival nel 2009, The Doors - When you're strange è  una finestra su alcuni aspetti dello show business anni sessanta e su quanto in quel glorioso periodo fosse importante la creatività pura e il desiderio di rompere con i vecchi schemi mentali. Questo gruppo nato dal niente e proiettato verso la gloria eterna nell'arco di pochissimi anni è la dimostrazione di come le cose siano effettivamente cambiate se pensate che oggi il mercato discografico è quasi tutto in rete, i nuovi talenti, che durano spesso meno di un anno, escono dai talent show e non c'è quasi più nulla di  dirompente o realmente rivoluzionario.
Jim Morrison era e  rimane davvero leggendario e maledetto, icona di uno stile di vita autodistruttivo e attraverso le immagini inedite di questo documento potrete capire quanto siano cambiate le cose nel mondo della musica e nella società in generale.
Su sky arte

domenica 3 luglio 2016

stand up comedy


« La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere. Ciò che dovrebbe essere è una sporca bugia »
Lenny Bruce

Ricordo un giovane Dustin Hoffman nel ruolo di uno degli inconsapevoli padri della comicità contro corrente americana degli anni 50/60 Lenny Bruce, bruciato dalla censura e dal destino e prematuramente scomparso. Fu sicuramente il precursore di una forma di comicità aggressiva e irriverente che avrebbe aperto la strada a una schiera di comici che attraverso la satira mettono in evidenza le contraddizioni del nostro vivere.

Stand up Comedy rifacendosi alla tradizione anglosassone ha proposto alcune serate con sette comici che in un certo senso mi ricordano il grande Lenny,spero non come stile di vita.
Ho scaricato da my sky tutte le serate e le ho viste quasi in sequenza e tre di questi comici mi sono particolarmente piaciuti:
In ordine di gradimento:

Francesco De Carlo primo per simpatia, propone un personaggio al limite, autodistruttivo, auto ironico, ti spiazza con la sua fragilità e con una comicità giocata quasi sempre con il suo personalissimo modo di analizzare la realtà.

Pietro Sparacino incline a ogni tipo di dipendenza, vegano per necessità, proveniente dalle iene , unico lato negativo, e bello oggettivamente, 

Mauro Fratini fra i tre comici ha il ruolo dell'intellettuale del gruppo, la sua analisi sociale è tanto feroce quanto accurata, scava a fondo, parte dalla collettività e arriva all'individuo, spietato con tutti e soprattutto con se stesso.

Questi tre comici insieme agli altri bravi ma per me meno interessanti, esprimono una forma d'arte diversa da tutti gli altri ambiti satirici in essere o finiti dal grande circo di Zelig, al carrozzone mediocre di Colorado cafè, fino a made in sud.

Stand up è un'altra cosa, non necessariamente fa ridere, spesso fa male, infila il dito in pieghe oscure del nostro vivere, spazia da sessualità a rapporti genitori figli, da alimentazione a evacuazione, da politica a morte e lascia spesso la bocca amara ma ha una virtù, smuove la testa, costringe la riflessione e mai come adesso ne abbiamo bisogno, non credete?

sabato 2 luglio 2016

bolognesi per caso ... commenti di un lettore sincero: prima parte




Il miracolo dello scrivere avviene quando arrivi a toccare un'altra sensibilità e questa reagisce con un cenno. In questo caso il giovane amico Luca mi ha inviato alcuni commenti sui miei racconti e io ve li passo nella loro genuinità. Chi li ha letti capirà, chi non li ha letti magari proverà curiosità.
Rimane un fatto Luca e non è il solo, li ha graditi e questo per me equivale a un successo di vendite.
Grazie giovane amico.
Chiaramente Luca è stato prima informato della mia volontà di divulgare i commenti e mi perdonerà se in alcuni passaggi mi sono permesso di omettere dati sensibili che riguardano la sua identità.

Ciao Massimo, oggi ho letto i primi due racconti. Niente male! Preferisco più "Nessun dolore" a "Ero comunista", però. Ammetto di essere ignorante in merito a Warcraft, e di non aver trovato su Google la principessa Lorenz di cui parli. Però il modo in cui la storia è narrata, il commesso protagonista che va a comprare il pupazzetto che desidera tanto, poi viene tallonato da due che vogliono Lorenz, e il modo in cui lui finisce il lavoretto è coinvolgente. Non ho capito subito che il bloccasterzo è stato usato per finire uno dei due aggressori, ma è stato bello leggere di uno che fino a quel momento non aveva emozioni di nessun tipo. 
"Ero comunista" non è meno bello, comunque. Non è facile spiegare a un giovane d'oggi cos'è il comunismo vissuto sulla propria pelle, sentito dire dai media, esperito... e voglio provarci io parodiando in chiave animalesca la Guerra Fredda vista dai russi come ha fatto Orwell a suo tempo negli anni '40? Io, che sono pure ignorante in fatto di agraria? A quanto pare, il vero comunismo non è solo manifesti, giornali, lotta e ideali, ma anche modo di essere, di pensare. Che puntualmente vengono traditi quando la rivoluzione viene tradita anche essa, come è successo in molti Paesi comunisti. Io inseguo il sogno della parodia già citata da 5 anni, e credo di poterne dire qualche cosa. Anche se è chiaro che di alcune pagine di storia sono ignorante. Come le peripezie di Lorusso, anche se ne comprendo le conseguenze (cioè abbandonare la FGCI). Capisco un po' di più Impastato, avendo visto "I cento passi" ed essendomi fatto dire che a lui hanno dedicato un misero trafiletto a fondo pagina. Quando "L'Unità" è temporaneamente scomparso per mancanza di fondi, io ci sono rimasto un po' male, ma mi hanno detto che era destino, come poteva continuare a esistere un giornale che è la testata di qualcosa che non c'è più? Ma trovo bello, anzi pieno di speranza, dire che nel 2016 le persone sole nonostante le comunità, l'informatica e cose simili, possono essere padroni del loro destino se vogliono, e che questa è davvero una potenziale rivoluzione. Del resto siamo in un mondo senza speranza, ma piena di persone che sperano (parole che non sono mie, ma di Xavier Dolan, regista canadese).



venerdì 1 luglio 2016

Nicolò Fabi. Ha perso la città




Bravo Nicolò Fabi, devo cominciare ad ascoltarlo con più attenzione perché la delicatezza e l'eleganza sono valori aggiunti e lui ti entra nella testa e ti racconta una storia mai  o scontata, le sue canzoni sono riflessioni e le sento vicine alle mie.
Bologna non c'è più, perché non c'è più la città come la si intendeva in un tempo nel quale le città progressiste erano modelli culturali, sociali, le città emiliane quelle dei migliori asili del mondo.
La città, la nostra idea di città perfetta o perfettamente in armonia con le nostre idee, sta scomparendo, si sta giustamente globalizzando, uniformandosi alla melma mondiale e allora la ristorazione va bene basta che ti riempia la pancia, bene i ristoranti giapponesi che poi sono gestiti da cinesi e ti propongono un menù che va dalle lasagne al sushi, e puoi trovare tutto nei wako con pochi euro, a volte anche un bel mal di pancia.
Le nostre città sempre meno nostre, i luoghi di incontro, il modo di concepire la socializzazione, la scomparsa dei cinema nei centri storici sostituiti dalle multisala, la scomparsa dei negozi sostituiti dai centri commerciali.
La città ha perso, noi abbiamo perso e forse è per questo motivo che ho deciso di vivere nella bassa.
Vi consiglio video e canzone merita.