venerdì 31 gennaio 2014

Amanda e Sollecito




Nel mio prossimo imminente romanzo, il settimo per l'esattezza, compaiono anche i due giovani bianchissimi protagonisti di questa strana vicenda giudiziaria, sono citati  soprattutto perché in questa storia ci sarà spazio per i media, mia ossessione e mia fonte di ispirazione.
Perché uno come me, che ama scrivere nero e non solo, deve sguazzarci nella cronaca, è quasi scelta obbligata e quindi mi faccio scorpacciate di Chi l'ha visto, Quarto grado, Linea gialla, fox crime ci.
E' una violenza che a volte mi devo infliggere  guardare certe trasmissioni intrise di curiosità morbose, dove il pubblico è indotto a spiare dal buco della serratura le vite degli altri, di quelli che non ce l'hanno fatta a superare le contraddizioni quotidiane, cadendo sul traguardo della coesistenza con l'orrore di oscure dinamiche familiari, sedotti da rapporti di coppia dominati da sopraffazione e violenza, proiettati verso crisi di aggressività omicida dettate da ignoranza, scarso equilibrio, perdita di punti di riferimento morali.
Chissà.
Fatto sta che la cronaca è piena di episodi simili, il femminicidio in Italia ha costretto il governo a prendere provvedimenti.
Io ho impostato il mio prossimo romanzo soprattutto su questa mia ossessione, repulsione sull'utilizzo della cronaca nei media.
Spero vi piacerà.
Tornando alla cronaca, i due giovani bianchi protagonisti di questa triste vicenda sono stati di nuovo condannati, la vittima non lo saprà, i suoi parenti faranno fatica a gioire, però la bella Amanda è oltre oceano e se ne guarda bene dal tornare in Italia dove a questo punto rimane solo la cassazione fra lei e 28 anni di condanna, Sollecito invece è in Italia, gli toglieranno il passaporto, forse, ma intanto è ancora a piede libero.
Due considerazioni veloci.
Amanda ha visto allungarsi la pena perché condannata  per avere calunniato un uomo di colore che inizialmente era stato arrestato, Patrick Lumumba che ha definito la ragazza un lupo travestito da agnello.
L'altro uomo di colore invece è in carcere, Rudy Guede unico condannato a 16 anni per l'omicidio di Meredith Kercher.

Le chiacchiere in rete sono tante, hanno fatto un film sicuramente brutto sulla vicenda, dicono che Amanda si sia arricchita moltissimo con i derivati dalla cronaca, non so se sia vero, ma se così fosse non trovate tutta la storia immorale?
Questi due giovani bianchi e benestanti sembra quasi impossibile possano essere condannati definitivamente, e sarà dura nel caso di condanna fare tornare nella nostra italietta la bella americana.
Perché sembrano così potenti questi due giovani imputati, perché sembra così naturale invece additare solo il cattivo Rudy, "l'uomo nero" dell'omicidio della povera Meredith?

In questa Italia dove ogni giorno ci si impegna per accusare chiunque di razzismo, non suona strano che nel momento più alto della giustizia i due ricchi ragazzi bianchi siano così strenuamente difesi?

Possibile che ancora una volta il popolo deve sempre essere tollerante, antirazzista, e sottomesso, e solo chi detiene il potere può permettersi di essere ciò che preferisce, innocente suo malgrado, divorziare per poi magari risposarsi in chiesa, andare con le minorenni e fare ancora politica.

E l'America?
Sarà da ridere costringere il democratico popolo americano a rispedirci qui una delle sue perle migliori.
Mentre in India invece, dove bruciano le donne dopo averle violentate, i nostri due marò rischiano la pena di morte e da due anni attendono.
Non è un pò tutto orribilmente unilaterale?



giovedì 30 gennaio 2014

il mistero della loggia perduta






Ho letto Il mistero della loggia perduta in occasione dell'incontro di boxe letteraria nel quale ho affrontato lo scrittore bolognese Matteo Bortolotti perdendo ai punti ma con onore :-)
Volevo solo sottolineare che il suo romanzo, pur lontano dalla narrativa che prediligo, mi è piaciuto.
Ha quella leggerezza che solo certa fiction o certa giallistica riesce a donare.
I personaggi sono bene caratterizzati, alcuni sono   macchiette, sembrano  personaggi di un telefilm americano, ricordano a tratti i vecchi telefilm di Ellery Queen che amavo da ragazzo, o addirittura più vicini a noi cronologicamente ma altrettanto divertenti quelli dalla signora in giallo.
Matteo Bortolotti che non conoscevo prima dell'incontro, l'ho incontrato  per la prima volta nel romanzo,  perché in questa storia c'è proprio lui come protagonista, un Matteo Bortolotti scrittore e investigatore, che supporta e sopporta un commissario con grossi problemi cognitivi.
Poi c'è tutta una squadra di personaggi esilaranti, a tratti grotteschi, e in alcuni casi inquietanti che compongono il cast di questa vicenda e sullo sfondo una Bologna centrale, misteriosa, sotterranea come nella migliore tradizione investigativa.
Matteo Bortolotti scrive con grande professionalità, è un veterano della narrativa di genere ed è stato divertente scoprire che pur piccolo genio nel suo genere è persona gradevole, con un notevole senso dell'umorismo e  grande capacità comunicativa.
Se volete leggere una storia leggera, divertente, bolognese e piacevolmente gialla, vi consiglio Il mistero della loggia perduta Felici Editore 

mercoledì 29 gennaio 2014

I segnati



In febbraio ed esattamente il 25 febbraio 2014, se non succede nulla, come ama sempre dire l'amico Mingoia, ci troveremo in mediateca a San Lazzaro per parlare delle solite cose che amiamo e frequentiamo, narrativa, noir, e scrittura in genere, oltre a me ci sarà l'amico Nicola Arcangeli  e la scrittrice e non solo Emanuela Monti,

Noi tre abbiamo un denominatore comune, abbiamo pubblicato un romanzo con la Casa Editrice Giraldi.

Il romanzo di Arcangeli lo conoscevo già e ho scritto a suo tempo una recensione, non conoscevo il romanzo di Emanuela e ho deciso di leggerlo anche in previsione della prossima presentazione.

Il romanzo mi è piaciuto, è breve, 136 pagine, se l'avessi scritto io lo definirei quasi una novella, ma ha un respiro diverso, è scritto in prima persona ed è un romanzo al femminile, sia la protagonista che racconta la vicenda sia le vittime del misterioso assassino sono donne.

L'atmosfera è sfumata, crepuscolare, delicate le caratterizzazioni dei personaggi, interessante la voce narrante, il suo modo di farti entrare nella vicenda e il suo punto di vista nei confronti delle diverse categorie di persone che la circondano.
Interessante Bluto, così  ribattezzato dalla protagonista, il commissario incaricato dell'indagine per alcuni omicidi avvenuti nell'ambiente termale di una località romagnola a pochi passi dall'appennino in un'immaginario territorio di confine fra Romagna e Toscana.
Leggendolo mi è tornato in mente, anche se non credo centri nulla, Castrocaro e le colline vicine di Dovadola, dove mi capitò in passato di mangiare ottimi piatti a base di cinghiale e porcini.

Forse questo romanzo mi è piaciuto anche per questo, ho riassaporato profumi di sottobosco che per uno come me, con le radici fra Granaglione e Gaggio Montano, fa parte del patrimonio genetico, ricordi di atmosfere svanite seppellite da un  quotidiano vissuto fra la bassa  ferrarese e Bologna, ma sempre presente in una parte della memoria, quella più remota, carica di rimpianti,  scelte sbagliate,  rapporti familiari segnati.

Questo è un romanzo dedicato ai segnati della vita e non solo nel corpo, e ti entra dentro con delicatezza lasciandoti un retrogusto amaro, ma senza provocarti dolore, ed è un piccolo gioiello nero, anche se non credo che la trama investigativa fose il principale obiettivo della scrittrice.
Come dicevo all'inizio mi è piaciuto, e la recensione è come al solito sincera, un consiglio di lettura che fa bene a chi frequenta narrativa, perché fra le altre cose è ben scritto, e lo stile oggi è perla rara.


domenica 26 gennaio 2014

Prima presentazione del 2014



Anno nuovo, nuove presentazioni.
Mercoledì 29 gennaio alle 19 
sarò in via Boldrini 16, a Bologna presso il Bar Pocket insieme all'amico Nicola Arcangeli a chiacchierare dei nostri scritti targati Giraldi e di narrativa in generale.

Art for art's sake - Literary souls al Bar Pocket il 29 gennaio

Il ciclo Art for Art's Sake presenta: Literary Souls - Words, Thoughts, and Dreams, a cura di Massimo Fagnoni e Nicola Arcangeli
Arriva il primo appuntamento della stagione 2014 targato Art for Art's Sake, il 29 gennaio il progetto che mira a dar voce al talento degli artisti emergenti del bacino bolognese, nonché a favorire il dibattito e la diffusione dell'arte e della cultura.
Punto focale di questo incontro è la letteratura, vista attraverso le parole degli ospiti della settimana: gli scrittori Massimo Fagnoni e Nicola Arcangeli.
Massimo Fagnoni e Nicola Arcangeli presentano le loro ultime fatiche, tutte targate "Giraldi Editore": 'Solitario bolognese' e 'Lo specchio delle sue brame'. Storie diverse eppure uguali, dove il mistero non è sempre un gioco a indovinare il colpevole, ma soprattutto le dinamiche con cui le vite si sviluppano, si incontrano e si lasciano. Si parlerà di giallo, di noir e di molto altro ancora in una serata di parole, sogni e riflessioni.
Un'occasione tutta da gustare, accompagnata dai migliori cocktail in circolazione e da un ricco buffet.



sabato 25 gennaio 2014

intervista a massimo fagnoni









Per chi non mi conosce ed è curioso.
Per chi mi conosce e vuole saperne di più.
Per chi vuole sapere qualcosa dei miei progetti editoriali, creativi, narrativi.
Per chi vuole mandarmi qualche accidente in differita  o vuole semplicemente decretare quanto sono invecchiato dall'ultima volta che ci siamo incontrati.
Per gli amanti delle interviste brevi.
Per i miei amati editori.
Per gli amici di  Bologna Inside.


martedì 21 gennaio 2014

The Counselor, il procuratore






Per il compleanno, e non vi dirò quando capita, mi hanno regalato l'ultimo scritto di Cormac McCarthy, The Counselor, dal quale è stato tratto il film che in questi giorni sta dando buoni risultati al botteghino.
Mi hanno regalato il romanzo perché sanno che amo particolarmente l'autore, mio riferimento, mio modello, etc etc.
Il problema è che il romanzo non è un romanzo, ma una sceneggiatura, o la cosa che si avvicina di più a una sceneggiatura di tutti i romanzi che abbia mai letto, è talmente ascitta ed essenziale da dovere essere riempita e interpretata dal lettore, è talmente sceneggiatura che sembra di essere nel film, però manca qualcosa, manca il respiro di un romanzo, mancano le descrizioni chiaramente che in questo autore sono essenziali, e manca lo spessore dei personaggi.
Rimane la  consueta ruvidezza, la crudeltà della realtà solo immaginata, la bellezza di alcuni tratti e il messaggio: ogni azzardo comporta dei risvolti inaspettati, dietro ogni obiettivo che travalichi i confini (anche geografici) della legalità e del buon senso si aprono scenari terrificanti.
Azzeccata la citazione di due protagonisti relativa a Brivido Caldo.
Il film deve essere interessante se non altro per il cast.
Il libro è un'opera incompiuta, operazione  Einaudi davvero incomprensibile, ormai sembra che si butti tutto nel calderone pur di vendere.

lunedì 20 gennaio 2014

Lord of Dogtown






 Uno della mia generazione cresciuto con il mito dei giovani californiani di Un mercoledì da leoni non poteva rimanere indifferente a un altro film cult del 2005 che racconta le avventure vere, questa volta, di un altro gruppo di giovani californaniani che negli anni 70 mescolarono la loro passione per il surf a quella per lo skateboard inventando uno stile che fece la loro fortuna diffondendo  questa follia dinamica e cementosa che si muove su 4 ruote di uretano nelle piste più o meno improvvisate di tutto il mondo.
Il gruppetto di giovani scocomerati, fumatori di maria e perditempo professionisti aveva come complice la California, le onde dell'oceano,  poca paura di farsi male, una giovinezza deviata e molta adrenalina in circolo.
Complice della genialata che fece la loro fortuna fu un'estate particolarmente secca e le piscine di tanti ricchi americani vuote, in quelle piscine i ragazzi sperimentarono le evoluzioni con lo skate che avevano appreso sulle onde dell'oceano.
Nacque una passione, una moda, un' energia che ha trasformato alcuni di loro in ricchissimi imprenditori e personaggi mito per la loro generazione e per quelle successive.
Nota finale, il personaggio che creò il team di professionisti dello skate è interpretato dal rimpianto Heath Ledger  in questo film  scoppiato come non mai.
Consigliatissimo per gli amanti della California e dello skate acrobatico, su sky.

domenica 19 gennaio 2014

incontri ravvicinati del terzo tipo



Cosa ci salva? Direte voi ci salva da cosa?
Dal nulla quotidiano, dalla miseria, dal piattume, dalla stanchezza, dai lutti, dalla mancanza di speranza, dalla noia, etc etc.
Cosa ci salva?
La creatività, la voglia di cercare e trovare nuove strade, e le fantastiche ossessioni.
Io mi salvo nella scrittura, e non è operazione scontata, perché scrivere è anche e soprattutto fatica, ma la montagna che scorgo all'orizzonte dei miei pensieri, la conclusione del sogno è il mio obiettivo.
Ed è quella montagna che salva il protagonista Richard Dreyfuss in uno dei capolavori dell'immaginario cinematografico che ho rivisto ieri sera.
Incontri ravvicinati per me è soprattutto questo, la storia di un'ossessione, in questo caso indotta, ma comunque diretta ad alcuni eletti per caso, e quel personaggio che non si arrende, ma insegue il sogno e alla fine parte con gli alieni, potresti essere tu.
Io tifo per lui, durante tutto il film e quella paziente consorte che lo sopporta fino a non sopportarlo più, quando perde il lavoro e caparbiamente continua  ad indagare per capire cosa ci sta a fare quella montagna fissa nei suoi pensieri, dicevo la donna, rappresenta la parte razionale del nostro vivere quotidiano, quella che ci frena, ci dice di non sognare, di non desiderare, di non progettare, di rimanere con i piedi bene ancorati per terra, talmente ancorati da indurti a scavartela da solo la fossa inevitabile per ognuno di noi.
Questo film è un'iniezione di coraggio insensato, di creatività allucinata, di desiderio infantile puro, e a distanza di 37 anni io continuo a perdermi con quell'uomo dietro ai sogni, con quel bambino che scappa dalle braccia della madre, alla ricerca di qualcosa che esiste, e non sono gli alieni, è la parte migliore di noi quella che ignoriamo tutta la vita a volte, perché considerata superflua, la fantasia.

sabato 18 gennaio 2014

e tu la metti la freccia?






C'è una nuova moda a Bologna, non so dire se sta diventando italiana, è la consuetudine di non utilizzare il cosidetto INDICATORE DI DIREZIONE, chiamato volgarmente freccia.
E' uno dei misteri per noi operatori della strada, insieme a quello che induce i motociclisti a indossare il casco senza allacciarlo. Sono misteri quasi insolubili, bisogna ricorrere forse alla psicologia o all'antropologia per svelarli, non ho ancora trovato il tempo di chiederlo a un qualsiasi automobilista indisciplinato cosa sia la molla che lo spinge a non utilizzare il ditino per azionare la freccia.
Ho ipotizzato che alla base ci sia una sorta di ribellione allo stato delle cose, un segnale di disagio, tipo:
Io mi ribello a questo sistema, giro a destra, o a sinistra, ma non te lo dico, a te che sei dietro di me, ti faccio un dispetto, ti metto alla prova.
Un'altra interpretazione è che l'automobilista medio bolognese sia convinto di non avere bisogno da indicare la direzione, forse convinto che basti un gesto, un'oscillazione del veicolo, un pensiero, e spesso infatti mi ritrovo a cercare di capire in un millesimo di secondo la direzione dell'automobile davanti a me, chiaramente quando sono fuori servizio.
Alcuni danno la colpa alle rotonde, confusiva la freccia in rotonda alla fine è stata eliminata anche da altri contesti.
Cosa davvero si nasconde dietro a questa nuova moda?
Forse il desiderio di vedere se poi è così difficile morire? Come cantava il rimpianto Battisti? Rimango a disposizione per qualsiasi chiave di lettura. 

giovedì 16 gennaio 2014

Cloud Atlas



Cloud atlas pur avendo diversi punti deboli, mi è piaciuto, solo perché affronta due temi che per me sono fondamentali il destino e la reincarnazione. Non sono un seguace della reincarnazione, ma credo fermamente nella capacità dell'essere umano di reinventarsi, a me è capitato, più volte, quindi immagino possa capitare a chiunque.
Il film si dipana attraverso storie fantastiche, fantascientifiche e a tratti terribili fra diverse dimensioni, attinge a piene mani a tanta letteratura e cinematografia, ma non mi ha deluso perché l'amore quello fuori dalle rotte e dalla retorica dei linguaggi regala davvero alcuni momenti alti, belle le musiche, belle le citazioni fuori campo, belli alcuni personaggi.
E' un film che pur non essendo un capolavoro mi ha incantato regalandomi più di due ore di astrazione totale dietro alle avvnture dei diversi personaggi.
Non a caso il cattivo è quasi sempre impersonato dal cattivo per eccellenza di Matrix, Huho Weaving.

Su sky

domenica 5 gennaio 2014

Detrazioni fiscali sui libri ... un tiepido segnale dallo Stato








In decreto una norma che prevede sgravi fiscali del 19% sulle spese sostenute per l’acquisto di testi. Ma non in formato elettronico.

 

 - L’Italia prova a premere l’acceleratore sulla diffusione della lettura con una legge che rende i libri detraibili dalle tasse. La nuova misura formulata nell’articolo 17 del DDL Sviluppo e poi ribadita nell’articolo 9 del Dl 145/2013, prevede sgravi fiscali pari al 19% sulle spese sostenute per l’acquisto di libri. La detrazione è valida fino a un tetto di duemila euro a persona per anno solare e durerà per tre anni, fino al 2016, permettendo a chiunque di detrarre fino a mille euro per i libri in generale e altri mille per i testi scolastici. Il problema però è cosa si intende per libro. Il comma 3 del testo infatti non ammette gli ebook nelle detrazioni con un netto «sono esclusi gli acquisti di libri in formato digitale». 

Io scrivo da ormai otto anni in maniera organizzata, e in questi otto anni ho visto insieme a una progressiva erosione del potere d'acquisto del mio salario anche una progressiva demolizione economica e a seguire culturale e sociale del nostro paese.

Sono convinto che la disaffezione in atto da parte del mondo politico derivi in buona parte da una indiffereneza di chi da sempre detiene il potere economico.

In soldoni e recuperando in maniera semplicistica una riminiscemza della mia storia politica, l'ignoranza e la povertà intellettuale fa bene a chi detiene le redini di un paese, affossa ancora di più chi sta in basso.

Il popolo oggi in Italia legge pochissimo, i giovani sono intossicati da un utilizzo spasmodico di accessori elettronici e informatici e se è vero che la cultura passa dalla rete, è anche vero che bisogna avere la voglia di andarla a cercare, senza rimanere in supeficie come spesso accade ai giovani e ai meno giovani.

Ora lo Stato fa un gesto, un piccolo gesto, ma simbolico, permette alla gente di detrarre il costo dei libri, come ho scritto all'inizo, spero sia un segnale di ripresa, spero che aiuti il moribondo universo editoriale italiano, spero aiuti la cultura, e spero che le persone, anche quelle che non hanno soldi non dimentichino di leggere, ci sono le bibliotehe, ci sono diverse possibilità di leggere senza spendere, non permettiamo a chi detiene il potere di toglierci anche la voglia di crescere, di creare, di sognare.

giovedì 2 gennaio 2014

Il movimento 5 stelle ... e se avessero davvero ragione?




31 dicembre 2013 cerco di ascoltare Napolitano, mentre mi accingo a festeggiare l'ultimo giorno di un 2013 infausto e chiuso come un cielo d'inverno.
Non riesco a seguirlo fino in fondo, le sue parole non arrivano da nessuna parte né al cuore né alla testa, legge alcuni brani di lettere di cittadini in difficoltà, mi annoio, anch'io sono in difficoltà, la sua voce è la voce di un uomo politico anziano, molto anziano, costretto da una classe politica vecchia e compromessa a sedere ancora, suo malgrado, al posto del presidente di tutti noi.

Una carica, quella di presidente della Repubblica, tanto prestigiosa quanto debole nel nostro paese. Cerco di non pensare alle ombre sulla sua figura politica, cerco di pensare positivo, è un uomo coraggioso, un servitore delle stato (e le minuscole non sono errori di battitura) infine sbadiglio e cerco Grillo in rete, lo trovo e ascolto anche lui. La scenografia mi ricorda certi guerriglieri arabi, scarna e leggermente grottesca, con quella specie di Garibaldi con il suo faccione.

Lo ascolto, senza aspettative, e finalmente non urla, vedo che si sforza di non inveire, tira per le orecchie tutti noi, quelli come me che non hanno seguito il suo movimento e alla fine non hanno seguito nessuno rimanendo alla finestra, e ci ricorda che se non scegliamo non possiamo lamentarci del nostro destino. Lo ascolto fino alla fine e lo trovo simpatico, stanco, forse con la pressione alta, ma sicuramente più convincente di Napolitano.

Poi vagando in rete fra i video più cliccati del 2013 trovo l'intervento di Di Battista del M5S del 23 dicembre 2013, e lì scatta qualcosa, finalmente mi gusto l'antipasto di pesce che ho appena preparato e mi diverto con quelle paginette scritte bene e lette bene.
Il ragazzo non incespica mentre legge, è arrabbiato ma lucido, è chiaro e duro, ma mai volgare, presenta dei dati, racconta dei fatti, sconcertanti, paurosi ( pensate alla terra dei fuochi), lo ascolto fino alla fine, lo applaudo e guardo la presidente della camera che non mi è piaciuta dal primo giorno, penso a tutti gli altri e quando dico tutti non escludo nessuno, penso che è una giunta PD che mi sta togliendo 300 euro dalla busta paga da questo mese e arrivo alla conclusione, che ormai non ho più scuse, né giustificazioni, se fossi più giovane li andrei a cercare questi giovani movimentisti e cercherei di capire se posso rendermi utile, perché in questo paese ormai abbiamo toccato il fondo e continuiamo a scavare, e forse questi giovani sono la strada, spero solo che smettano di urlare e imprecare e offendere, non serve a nulla solo a renderli antipatici. Loro devono fare come in questo video, portare avanti le loro istanze con la forza della ragione, rimanendo onesti, un'impresa titanica, fino a quando lo faranno io voterò per loro ... altroché.

mercoledì 1 gennaio 2014

Il grande e potente Oz




Prequel del film del 1939 Il mago di Oz che adesso ho voglia di rivedere, Il grande e potente Oz è in realtà un film Disney che ricorda a tutti noi come la magia sia insita nell'essere umano, ed è la capacità di superare ostacoli apparentemente insormontabili usando ciò che solitamente sfruttiamo meno, la creatività.

Noi siamo un popolo di navigatori santi e sicuramente filibustieri, e abbiamo perso nei secoli il desiderio di sperimentare, osare, inventare, ci siamo arenati in un medioevo mediocre, persi in un individualismo sterile, ognuno a rincorrere un quotidiano zeppo di parole storpiate che corrono sulla superficie dei nostri desktop, dei nostri palmari, dei nostri cellulari.

La miseria incalza, come le due sorelle streghe del film e noi siamo chiamati a fare una magia che metta in salvo la parte buona della nostra umanità.
Ma come nel film siamo consapevoli di essere solo  illusionisti,  coscienti del fatto che la magia non esiste esistono solo i giochi di prestigio e la professionalità è tutta lì, nel riuscire a sconfiggere la miseria, materiale e morale, con la creatività.

Noi piccoli prestigiatori dilettanti non possiamo competere con le streghe cattive, quelle che muovono in rete milioni di euro, solo sfiorando un computer,  non possiamo competere con i grandi maghi della finanza, con i politici corrotti, con chi se ne frega di fare ripartire l'economia, ma nella realtà, come nel film, è possibile almeno provarci a reinventarsi un modo diverso di coesistere.

Il mago di Oz, imbroglione,  seduttore, bugiardo, inaffidabile,  alla fine decide di schierarsi dalla parte migliore, e usando l'illusione cinematografica vince la sua battaglia.
Illusione, cinema, creatività, magia.
Chissà che nel nuovo anno appena iniziato non sia possibile ripartire dalla parte più colorata di noi, quella incastonata nella porzione di cervello più vicina al cielo.

martedì 31 dicembre 2013

Fabio Volo ... l'arte della leggerezza quotidiana




Concludo l'anno in leggerezza, come pare a me, nell'intimità della mia tana, mangiando cose scelte da me, bevendo buon vino e rilassandomi con molto cinema.

Oggi ho visto un film tratto da un romanzo di Fabio Volo, Il giorno in più.

E per coloro che lo trovano banale, commerciale, superficiale, e tutte le definizioni che volete dargli, io non posso che dire due cose, non ho mai letto i suoi libri, ma da Wikipedia apprendo che Il giorno in più ha venduto un milione di copie e le ha vendute in parecchi paesi del mondo, quindi visto che io vivo in questo mondo, e pubblico i miei romanzi presso case editrici di questo mondo, e non ho mai neanche per un attimo sperato di arrivare al successo con i miei scritti, devo affermare che sicuramente i suoi romanzi devono avere una ricetta al suo interno che li fa esplodere rendendoli appetibili per il grande pubblico.

Lui è uno scrittore di successo, e lo è fino a quando riuscirà a vendere i suoi romanzi che come in questo caso addirittura diventano un film.

Io sono diverse cosucce, fra le quali uno scrittore, ma sicuramente lontano anni luce da lui e da chiunque abbia mai raggiunto tali numeri, e quindi mi inchino davanti al suo talento e vorrei avere in tasca la sua ricetta,  la vorrei avere come avviene nelle favole o nelle leggende per trasmissione diretta, magari telepatica, ma so già che non avverrà.

Non leggo i suoi libri ma guardando il film che mi è piaciuto e mi ha allietato, pur non essendo un capolavoro, ho ripensato alle considerazioni di una giovane lettrice che descriveva i romanzi di Volo come romanzi della superficialità quotidiana, ed è lì secondo la ragazza che risiede il segreto del suo successo.

Il quotidiano di cui parla Volo nel film in realtà non è tanto banale, stiamo parlando di personaggi che vivono in un ambiente che ha poco a che fare con la quotidianità vera, quella che sa di miseria e puzza di minestrone e rate del mutuo, ma però è leggero.

Il film è leggero, ricorda vagamente certe commedie americane, un po' il Woody Allen anni 80, un po' Harry ti presento Sally, e funziona, perché dà respiro ai buoni sentimenti, senza diventare melenso, fa ridere senza essere volgare, parla d'amore senza parlare di eternità, lascia la speranza che la vita possa essere migliore, senza raccontare bugie eccessive, e compie il suo dovere, quello di intrattenere.

In conclusione non leggerò Volo domani, e non perché penso che sia spazzatura, ma perché devo leggere tante cose prima di lui, e so già che non imparerò dai suoi scritti il segreto del successo, ma penso che abbia ragione la ragazza, qualsiasi cosa scriva evidentemente funziona, almeno la sceneggiatura è davvero piacevole.

Io continuerò a scrivere con il mio stile, e se devo avere successo deve avvenire per ciò che mi piace, certe ricette a volte rimangono segrete per sempre inutile copiare, pensate alla Coca Cola, o alla Nutella.

A proposito buon 2014  e tanto cinema, tanta narrativa a tutti voi, non c'è niente di meglio per alimentare i sogni e scacciare la malinconia.

venerdì 27 dicembre 2013

Vigile urbano o agente della Polizia Locale? La potenza del luogo comune








Poesia di Gianni Rodari
Il vigile urbano
Chi è più forte del vigile urbano? 
Ferma i tram con una mano.
Con un dito, calmo e sereno, 
tiene indietro un autotreno:
cento motori scalpitanti 
li mette a cuccia alzando i guanti.
Sempre in croce in mezzo al baccano:
chi è più paziente del vigile urbano?


Bella la poesia di Rodari, nasceva per i bambini, ed è l'unica cosa che forse può mettere d'accordo tutti, perché per quanto mi sia sforzato in questi anni di spiegare al mondo che il nostro lavoro è cambiato ogni volta che succede qualcosa di clamoroso ecco che tutto si ferma, e la pietra sospinta a fatica fino in cima alla collina rotola nuovamente a valle in un eterno e frustrante gioco di ruoli. 


Rodari  prima di me aveva intuito che il nostro ruolo sociale era importante già in quel semplice compito, semplice nella comprensione sociale non nel suo adempimento.

Noi,  agenti della Polizia Locale siamo lì, in mezzo a un crocevia ormai infernale, dove insieme ai tram, agli autotreni, e ad un traffico sempre più caotico e veloce ci scivolano accanto tutte le contraddizioni del nostro vivere, ed ecco che un mestiere tanto complesso, quanto pericoloso, scompare dalle scene. 

Noi non esistiamo, e in una dolorosa vertenza sindacale a Bologna, come a Roma, o in qualsiasi città o regione nella quale il nostro lavoro, il nostro stipendio e il nostro ruolo vengono messi improvvisamente in discussione ci si ritrova soli.

Mi arrivano voci isolate dal coro che cercano di convincermi che la gente è solidale con noi, ma permettetemi di avere dei dubbi, perché la gente, l'opinione pubblica, è spesso condizionata dai luoghi comuni e cerchiamo per una volta di guardare la realtà in faccia, senza paura. 

Non ho mai pensato in questi fantastici undici anni di fare un mestiere amato, ma ogni giorno di più sento di amarlo. 

Pensate che io facevo un mestiere apparentemente opposto, ero un educatore, mi occupavo di persone in difficoltà fisica e psichica, ma mi sento più utile oggi con una divisa addosso, forse perché in questo buffo paese che finge di essere europeo occuparsi di persone in difficoltà non rappresenta un valore  e si capisce dalle retribuzioni percepite ancora oggi dagli operatori del settore sociale. 

Un solo comune denominatore fra i due mestieri me li fa apprezzare entrambi, la necessità del rispetto della regola. 

Senza regole non puoi instaurare un corretto approccio educativo con un paziente psichico, senza regole non puoi fermare un autotreno. 

Ma le regole in Italia danno fastidio e noi agenti della Polizia Locale, nonostante i morti, e la perdita progressiva di diritti sindacali e di stipendio, rimaniamo sempre la divisa meno amata. 

Non importa cosa facciamo di buono, nei trattamenti sanitari obbligatori, nelle scuole ad educare i vostri figli, negli incidenti stradali dove siamo i primi ad arrivare spesso prima delle ambulanze, nelle piazze delle nostre città piene di telecamere, noi rimaniamo nell'immaginario collettivo la divisa più odiata, quella che merita di essere punita, sanzionata, dileggiata.

La potenza del luogo comune ancora una volta ci definisce vigili urbani a dispetto di una legge che dovrebbe essere cambiata tanto è vecchia e che già ci definiva nel 1986 agenti della Polizia Municipale.

A volte penso a un'Italia diversa, più colta, più matura, più rigorosa, dove a fianco di un garantismo a volte incomprensibile ci sia spazio anche per chi umilmente ogni giorno è pagato poco e male solo per consentire al cittadino normale di vivere in una società governata dalle regole.

Senza le regole che speranza avreste voi cittadini di sopravvivere alla strada, dove ogni giorno si consuma un bollettino di guerra senza precedenti?
So già che solo alcuni leggeranno questo post, e alcuni mi malediranno, altri rideranno, altri addirittura non capiranno, e allora non mi resta che sussurrarvi amici concittadini:

Se il mio post non riuscite a capirlo, rileggetevi la poesia del grande Rodari, lui non era un vigile urbano ma aveva capito l'essenza del nostro mestiere, un mestiere che davvero non possono fare tutti ...per fortuna.


giovedì 19 dicembre 2013

Che ne sai tu di un campo di grano?


Poche sere fa ero a cena al Cucco agriturismo dal 1999, ma come sapete io non scrivo per pubblicizzare nessuno, scrivo di ciò che mi piace, di ciò che conosco, e il Cucco lo conosco perché una o due volte l'anno mi ritrovo a cena con alcuni vecchi amici, compagni della gloriosa sezione G del liceo Righi di Bologna, pensate un po', ci incontriamo ancora, e io sono uno dei meno assidui.

Il Cucco è un bel posto, si mangia bene e chi vuole saperne di più clicchi sul link sopra.
Alessandra e Angelo li conosco dai tempi del liceo o giù di lì, amici di amici e un po' amici miei ormai dopo tante cene  a un tiro di schioppo da casa mia.

Ma non voglio parlare più del Cucco, bensì del libro che Alessandra ha scritto, Che ne sai tu di un campo di grano mitica canzone di Battisti, mio amore giovanile, in senso musicale chiaramente.

Ho letto il libro in un paio di giorni, l'ho gustato come uno dei loro piatti, come uno dei loro vini, e ho compreso meglio la loro storia, e quando tornerò lì a mangiare osserverò meglio gli arredi, le persone.
E' un libro autentico, racconta una storia buona, una storia coraggiosa, fatta di scelte, di sacrifici, e di ottimi risultati. Io non avrei mai potuto fare ciò che Alessandra e Angelo hanno fatto, mollare la città e decidere di vivere vicino ad Altedo, fra Bologna e Ferrara, imparando un mestiere difficile, complicato dalla burocrazia del nostro paese malsano, soffocato da tasse, balzelli, ostacoli, insidie umane e della natura.
Loro ce l'hanno fatta, vivono del loro lavoro, hanno creato un luogo magico, l'hanno riempito di una buona atmosfera e sanno accogliere, nutrire e coccolare le persone che transitano da quelle parti.
Il libro è asciutto, non indulge a sentimentalismi campestri, non è retorico, racconta la loro storia, storia non definitiva ma in divenire, come tutte le imprese nel nostro paese.
Per chi volesse provare, per chi come me fa altro ma apprezza il coraggio, e per chi vuole leggere in poche pagine un'avventura concreta e positiva, consiglio questo libro della Maglio editore.
Io sono uno che racconta storie, quasi sempre nere, lo ammetto, ma a modo mio vitali,  sono convinto che sia un bel modo per riempire gli spazi, una sorta di terapia contro il male di vivere e una professione no profit in conclusione. Pensavo fosse difficile coniugare pragmaticità a creatività narrativa, mi sbagliavo. Alessandra ha fatto bene a raccontarsi, rende ancora più credibile la loro avventura.




martedì 17 dicembre 2013

BOXE




BOXEO LITERARIO
MATTEO BORTOLOTTI vs MASSIMO FAGNONI

sabato 21 dicembre 2013 - ore 21:30
MACONDO - via del Pratello, 22 - Bologna
INGRESSO GRATUITO

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Tra pochi giorni ci sarà il grande incontro di boxeo literario. Come sono andati gli allenamenti dei due pugili? Massimo Fagnoni si è ritirato nei boschi dell'Appennino bolognese, dove ha curato la preparazione fisica e tecnica ed ha seguito una dieta iperproteica. Matteo Bortolotti si è invece allenato nel silenzio e nella concentrazione, privandosi di qualsiasi distrazione mediatica e pubblica. Impossibile dunque valutare i risultati di questi due percorsi atletici così diversi. Solo il ring di sabato prossimo darà una risposta certa e definitiva.

Nel frattempo, nella sua dimora di Barcellona, l'arbitro Steven Forti ha lavorato alla scaletta dei round, in attesa di prendere il jet della Boxeo Literario Airways per arrivare a Bologna. Il giudice Dr. Cimatti è impegnatissimo nella stiratura della toga, mentre il broker Mr. Rap sta già raccogliendo le prime scommesse su chi si aggiudicherà il match. La ring-girl Paola Sini minaccia di scompaginare completamente gli equilibri dell'incontro con una mise pazzesca e tacchi spaziali.

Se ne vedranno delle belle, insomma. Per non perderne neanche una, partecipa su Facebook e, soprattutto, vieni ad assistere all'incontro. Ci sarà da ridere.


sabato 14 dicembre 2013

x factor 2013 fine



Vedete quel cinno, diciamo noi a Bologna, che alza le braccia in segno di giubilo per la vittoria? Si chiama Michele e ha appena vinto l'edizione x Factor 2013.
Non credo arrivi a vent'anni e ha cantato un bel brano, fra le altre cose, scritto per lui da Tiziano Ferro.

Questa è stata una bella edizione, divertente, spettacolare, ben confezionata, quattro presentatori bravi, specialmente Mika che ha portato una ventata di freschezza alla trasmissione, bravo il presentatore, bravi i tecnici, i coreografi, coloro che hanno costruito le scenografie sempre varie, sempre fantasiose.

Per uno come me che ascolto musica da quando ho l'età della ragione e che la divoro ogni giorno come fosse un nutrimento, senza soffermarmi sui generi o sugli stili, ma consumandola, come si fa con il buon vino, dicevo per un amante della musica e della canzone come me, lo spettacolo è stato davvero gradevole, è mancata solo una componente per realizzare la perfezione, i cantanti.

Non dico che non erano bravi, dico che non erano l'elemento fondamentale, altrimenti non riuscirei a capire questa vittoria, Michele è stato coccolato, vezzeggiato, osannato dai giudici fin dalla prima sera, ma io tutto questo fascino, tutta questa bravura, non l'ho vista, non mi ha emozionato, non come ha fatto con gli altri, non mi ha convinto, non mi sembra abbia particolari doti canore, mi sembra un bravo cinno, che magari si farà, che magari riuscirà a costruirsi un  percorso ... magari no.

Non è paragonabile ad Aba (nome d'arte), non ha il carisma del gruppo che ha perso per un soffio (Ape Escape), insomma per me è una vittoria incomprensibile, ma si sa il verdetto del giudizio finale deve essere accettato.
Michele a parte e vedremo la sua carriera dove decollerà, tanti auguri chiaramente per lui e la sua purezza, dicevo Michele a parte, questi dovevano essere i migliori, selezionati fra migliaia di candidati.
Concludo ... delle due l'una o non ci sono cantanti particolarmente interessanti nel nostro paese, o è necessario rivedere i criteri selettivi.
Volete ascoltare cantanti incredibili e giovani? Guardatevi una puntata qualsiasi di Glee, e poi fate il confronto.

mercoledì 11 dicembre 2013

boxeo literario al Macondo




Boxeo literario©. La presentazione di due libri secondo le regole del pugilato. Un’idea di Emanuele Memè Cimatti Steven Forti.

In questo quarto incontro di boxeo literario, Matteo Bortolotti sale sul ring indossando i guantoni de "Il mistero della loggia perduta" (Felici) per sfidare Massimo Fagnoni e il suo romanzo "Lupi neri su Bologna" (Minerva). Boxeo literario si tinge così di giallo e noir, rendendo ancora più intrigante e coinvolgente questo imperdibile match pre-natalizio.

Giudice d'eccellenza: Dr. Cimatti
Arbitro primo (e unico): Steven Forti
Ring-girl guest-star: Paola Sini
Broker loschissimo: Mr. Rap

L'evento è promosso dal progetto “Bolonia enamora Barcelona... y viceversa" (http://boloniaenamorabarcelona.blogspot.com/), è sponsorizzato dal ristorante naturale Biogustaio (www.biogustaio.it) e dalla società sportiva Sempre Avanti (www.sempreavanti.it), ed è realizzato in collaborazione con il Macondo (https://www.facebook.com/macondobolognaclub?ref=ts&fref=ts) e l’associazione culturale Vitruvio (www.vitruvio.emr.it).

Boxeo literario©. Informazioni e proposte sul sito www.boxeoliterario.com
























martedì 10 dicembre 2013

intervista di QUIBOLOGNA.TV



Avrei voluto inserirla nel blog ma non ce l'ho fatta, quindi se cliccate qui potrete vedere la breve ma interessante intervista di Stefano Zanerini trasmessa su QUIBOLOGNA.TV.http://www.quibologna.tv/ in previsione dell'evento di giovedì 11 dicembre al Divinis