mercoledì 1 maggio 2019

1 maggio



La festa dei lavoratori nel paese del lavoro nero.
Retorica? Chi se ne frega, leggo di quei laureati siciliani costretti a lavorare in un call center per 600 euro al mese.
Non è cambiato nulla, nulla potrà mai cambiare.
Penso ai contratti di apprendistato a 5 anni per permettere alle aziende di sfruttare manodopera a prezzi minimi retribuendo una miseria per apprendistati di lavori che si potrebbero imparare in 5 mesi.
Penso ai tanti che fanno lavori indispensabili come gli educatori professionali, gli operatori socio sanitari,  che però sono pagati con stipendi che non permettono loro di comprarsi una casa di costruirsi un futuro.
Il nostro è un paese arretrato e per certi versi sottosviluppato in un contesto europeo dove il lavoro ha un valore non solo quando produce beni di consumo ma anche e soprattutto quando è al servizio della società.
Ma chi se ne frega, l'importante è super pagare i calciatori e il loro mondo fittizio e non perdersi una puntata di Grande Fratello, questo è il nostro modello culturale vincente.
In questa giornata della retorica obbligatoria e delle piazze piene di niente io dedico un pensiero commosso e riconoscente ai tanti colleghi che sono in giro a metterci la faccia e la pelle per permettere a tutti gli altri di festeggiare.
Buon primo maggio colleghi e fratelli e attenzione là fuori è pieno di imbecilli.



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