martedì 22 febbraio 2011

Codice genesi ... la bibbia ci salverà?

La bibbia ci salverà? O noi salveremo la Bibbia? Ho finalmente visto Codice Genesi con il carismatico Denzel Washington. Mi piacciono i film apocalittici e post nucleari deve avere a che fare con il mio inguaribile ottimismo, il film però non è particolarmente originale, né particolarmente intrigante, ci sono alcuni colpi di scena interessanti e due belle scene di combattimento che mi piacerebbe inserire in un mio romanzo, sono troppo veloci, ma esteticamente efficaci. Denzel aveva bisogno di soldi o credeva davvero nel progetto? Chissà, il film strizza un pò troppo l'occhio al memorabile romanzo La strada di Cormac Mccarthy del quale aspetto il film sulla piattaforma, comunque l'ho visto volentieri anche se alla fine mi chiedo dove andrà la ragazzina con la spada (giapponese?) dell'eroe? Mistero. Buona interpretazione del grande Gary Oldman e una fuggevole apparizione del grande Malcolm Mcdovell.

domenica 20 febbraio 2011

Luther poliziesco contro ogni regola

E' terminata la prima serie su Sky, sei puntate belle dense e prima considerazione, la forza di Luther è il personaggio che da il titolo alla serie, non c'è niente da fare questo attore di colore  oltre che affascinante è anche bravo. Non fatevi idee sbagliate sul suo fascino ho mia moglie e una schiera di  amiche a ricordarmelo. Premesso questo asso vincente, Luther è il classico poliziotto duro, con una discreta abilità investigativa, passionale e generoso, in un certo senso riprende tratti dell'hard boiled americano, anche nel suo abbigliamento sempre uguale, sdrucito e tipico, cappottino e camicia con cravatta allentata.
Luther è un'icona del genere e strizza l'occhio a diversi generi, però l'originalità entra attraverso il personaggio femminile deviante, attrice attraente con occhi da psicopatica che ho già visto ma non ricordo dove, altra originalità, il capo di Luther è una poliziotta che sembra più una preside di liceo mentre il collega tipicamente inglese e slavato è una delle poche caratteristiche estetiche che ricordano come il telefilm sia ambientato a Londra.
Londra fa da sfondo con le sue strade bagnate e illuminate sapientemente e insieme alla città scivolano le indagini  muovendosi veloci fra i drammi esistenziali e sentimentali del protagonista e le finali implicazioni drammatiche che chiudono la prima serie.
Che dire in conclusione?
Mi è piaciuto anche se la sceneggiatura si arrampica sugli specchi ed è veramente poco realistica.
Non vi svelerò nulla perché credo valga la pena vedere almeno queste prime sei puntate.
Un nuovo modo di fare fiction televisiva?
Un nuovo modo di intedere il noir?
Non so.
Io mi pongo sempre, nei miei romanzi, il problema di scrivere storie credibili, agganciate alla realtà.
Lo sceneggiatore di Luther non mi pare si sia posto minimamente il problema e comunque ha creato un prodotto di buon livello.
C'è sempre qualcosa da imparare dalla televisione e dalle immagini, questa è la lezione che  porto a casa io.
buona visione.

sabato 19 febbraio 2011

Mi sono perso San Remo ... che peccato!

Ho pensato a lungo nei momenti morti, quelli che si possono sprecare, a cosa dire a proposito di San Remo e alla fine penso che la soluzione adottata sia la più soddisfacente. Il grande e inarrivabile Gaber parlava in un suo monologo della soddisfazione di perdersi alcuni spettacoli, chi lo conosce bene si ricorderà anche il titolo e mi piacerebbe andare a riscoltarlo, lo troverò in uno dei miei cd. Per San Remo è la stessa cosa, con quale soddisfazione sono riuscito a non vederne neanche un minuto, neanche un secondo.
Mi sono perso la bellezza delle due presentatrici, la grandi mani di Gianni Morandi, la comicità scontata dei due istrioni delle iene di cui non ricordo i nomi e neanche voglio ricordare.
Mi sono perso le canzoni ... che peccato.
Mi sono perso Benigni sul cavallo bianco con la bandiera italiana a commuoversi sull'inno nazionale ... che scherziamo?
Abbiamo bisogno di questa gente noi?
Sono uscito una sera con gli amici a cena.
ho guardato alcuni film che avevo  in arretrato.
Ho scritto le mie cose e letto romanzi.
Ho passato le mie serate con le persone che amo.
Non ho dato la possibilità a un qualsiasi comico strapagato di ricordarmi cosa devo sognare e quando.
Non dategliela neanche voi.
Questa sera perdetevi San Remo, domani sarete poveri uguale ma più leggeri.

mercoledì 16 febbraio 2011

La Salaborsa di Bologna

Ci sono luoghi magici per ognuno di noi, a volte appartengono al passato a volte sono solo sognati, emergono da un romanzo, affiorano da un film, sono luoghi mitici, immobili nel tempo e nello spazio e ci coccolano nei momenti grigi e ci scaldano nei momenti gelidi. La Salaborsa di Bologna appartiene a questo genere di luoghi per me, è la collisione festosa di cultura e bellezza, è piena delle cose che amo di più libri e tempo per leggerli e annusarli e contarli in un posto fuori dalle rotte e dentro la realtà. In Salaborsa ci passa molta umanità in sintonia con i tempi che mutano, ma rimane perfetta per me e da oggi un pezzettino di me appartiene a lei, sono stato inserito fra gli scrittori e poeti bolognesi, nel loro archivio che vi linko sotto, che dire se non grazie di essere insieme al grande Benni, all'eterno Guccini ad Albanese e a Lucarelli e al molto ascoltato Claudio Lolli etc etc.
Mi hanno regalato un pezzetto di eternità e mi è costato talmente poco che mi sembra davvero un sogno.
Grazie!

http://www.bibliotecasalaborsa.it/content/autori/autori.php?ID=765&gruppoID=1

lunedì 14 febbraio 2011

Il favoloso mondo di Nicole ovvero Biancaneve e le altre

Leggo il blog dove interviene Nicole Minetti
http://affaritaliani.libero.it/rubriche/mondo_nicole/

con  una serie di considerazioni sull'universo femminile e sulle scelte giuste da fare per realizzare i propri sogni.
La bella Nicole nel suo articolo molto prudente scrive che le donne non devono andare in piazza a riaffermare un'identità a difendere un principio, a sancire una differenza, ma devono riprendere a comunicare fra loro.
Mi piace il suo desiderio di comunicazione e la difesa della femminilità e citandola " Non cediamo alla banale uniformità bella/stupida, è un risultato parziale".
Il problema però nell articolo di Nicole è la pochezza, non dice nulla, non è neanche provocatoria, si limita a dire che la manifestazione   che ieri ha riempito le piazze italiane è cosa evitabile e che la bellezza è una risorsa femminile insieme alla seduzione per riaffermare davvero il ruolo della donna nella società.
Andandole dietro nel ragionamento mi soffermo solo sul concetto di bellezza.
E' bella una donna giovane che decide con il consenso dei genitori di andare da un chirurgo estetico e farsi modellare il seno, i glutei, le labbra, il naso, sottoponendosi a sofferenze indicibili e spendendo migliaia di euro per una carriera, per apparire, per sedurre?
E' bella la ragazza che deve a tutti i costi entrare nella casa del Grande Fratello, o diventare una velina, o partecipare a un qualsiasi reality pur di avere il suo quarto d'ora di celebrità?
Sono questi i modelli femminili alternativi alle migliaia di donne che ieri erano nelle piazze italiane?
Sono le signorine che pur di vivere alla grande sono pronte a concedersi, a vendere il proprio corpo, a svendere la propria femminilità al migliore offerente?
Sono questi i modelli alternativi a coloro che ieri urlavano nelle piazze il loro desiderio di vera femminilità, di rispetto e di vere opportunità di vita?
Perché il modello femminile che viene quotidianamente veicolato dalla televisione, negli scandali, nelle intercettazioni, e nelle trasmissioni televisive dove regna il reality e l'oscenità è chiaro, non è importante essere l'importante è apparire, avere un involucro rotondo e tonico poco male se gonfio di silicone, basta fare finta di non saperlo.
Io che sono un maschio e nemmeno giovane ricordo le prime femministe, erano arrabbiate assai, erano eccessive forse, feroci talvolta, ma avevano un risultato da ottenere, sapevano che la posta in gioco era alta, c'era in gioco la loro vita.
Oggi non è tanto diverso, stiamo perdendo su tutta la linea, stiamo perdendo potere d'acquisto, dignità, unità nel paese e identità,   l'unica cosa che conta sembra sia il conto in banca e arraffare il più possibile.
E' meglio che le donne di potere, quelle con un ruolo politico, facciano un bell'esame di coscienza, e la smettano di lanciare messaggi ambigui. Le belle favole che cita Nicole sono vecchie e sono appunto favole, ma per strada, là fuori, domani ci andranno le nostre figlie a cercare un lavoro e  la loro strada, ed io spero con il corpo integro e gli accessori originali e la testa pulita e lucida, perché se è vero che non esiste il principe azzurro sicuramente ci sono molti orchi là fuori, e solo tutte insieme le donne potranno spiegare loro che è finito il tempo dei festini.

sabato 12 febbraio 2011

Recensione di Ermes Esposito

Belva di città, ultimo lavoro edito di Massimo Fagnoni, è un lungo racconto dai risvolti fortemente psicologici. In questo noir si apprezza il lavoro dell’autore, cesellatore che con mano sapiente lavora col suo bulino la psiche dei personaggi che racconta.

Uno dei protagonisti, il maresciallo dei carabinieri Greco, nostra vecchia conoscenza, è un personaggio alla Serpico, almeno esteriormente. Dell’altro personaggio forte, Alex, dirò in seguito per determinare invece subito l’ambientazione del romanzo.

L’azione si svolge a Bologna e nel suo immediato hinterland. Che dire ancora di questa Bologna apparentemente allegra e buontempona ma lacerata da profonde ferite esistenziali? Non voglio dire che si riscontrino in Bologna problematiche esclusive, assenti da altre città italiane. Però a Bologna, serena e paciosa nell’immaginario collettivo, i fatti ivi narrati sorprendono e sembrano fuori luogo.

L’autore, in questo racconto, mescola con maestria un forbito linguaggio letterario con espressioni e frasi gergali. Slang di quei piccoli personaggi che brulicano attorno ai protagonisti, immersi in un mondo spesso violento ma anche godereccio dove i profumi e i sapori prevalgono; il mondo dei forni notturni e delle trattorie periferiche presso cui proletari, eversivi, militari, discotecari, facinorosi, convergono per dare piccole soddisfazioni al loro sbiadito quotidiano.

Ed eccoci ad Alex. E’ l’altro protagonista che richiama alla mente con forza un altro personaggio: Silas, il frate massone albino di Dan Brown nel Codice da Vinci. Silas e Alex a confronto. Entrambi dispongono di un appartamento lussuoso e centrale. L’uno dedito al cilicio e alla penitenza; l’altro, di formazione epicurea, gode dei benefici che la ricchezza gli concede. Entrambi hanno una loro fede, una propria religione cui si sono votati incondizionatamente. Silas serve, o crede di servire la causa del Signore e, in suo nome uccide; Alex serve la causa di un principio naturale di gerarchia sancita dalla forza sia fisica che mentale e, anch’egli, uccide e imperversa sui deboli. Ecco, tutto questo troviamo nel romanzo e posso dire che esso mi sorprende per altre tre considerazioni.

Prima fra tutte: a volte, più che effettuare la traslazione dei pensieri dei protagonisti, si ha l’impressione che l’autore ne faccia una profonda analisi psicologica e forse anche psichiatrica. La seconda considerazione riguarda la buona conoscenza delle arti marziali. La terza, la più importante, è al tempo stesso una conclusione; con questo lavoro l’autore ha spiccato un balzo: partendo dai precedenti scritti che risentono molto della cronaca, è atterrato nel campo del romanzo di largo respiro, nel quale la cronaca è un puro pretesto per raccontare l’uomo, la sua anima e con essa la sua miseria e la sua grandezza.

Ermes Esposito, intellettuale e poeta

mercoledì 9 febbraio 2011

Quando ci scappa il morto

Che spettacolo d'ipocrisia il nostro paese, ci accorgiamo dei campi rom solo quando ci scappa il morto e questa volta sono morti quattro minori.
Ne parlo con il collega Belli uno che conosce i campi rom abusivi, lui ci entra spesso quando lo sgombero è necessario.
Adesso attaccano Alemanno, ancora una volta non si vuole risolvere un problema ma usarlo, strumentalizzare il dramma per fini politici.
Belli scuote la testa e ricorda di quando il sindaco di Bologna si chiamava Cofferati, ribattezzato dalla sinistra radicale lo Sceriffo.
Cofferati aveva capito che non c'era ipocrisia possibile, che non c'erano i se o i ma, i campi rom abusivi andavano smantellati, senza perdere tempo. Lui attuò un piano che non era di sinistra o di destra ma semplicemente necessario, e nonostante la burocrazia, l'ipocrisia, e l'ostruzionismo demagogico e populista lui  contribuì a cancellare luoghi dove la civiltà non poteva entrare.
Certo Bologna non è Roma, ma io non me la sento di criminalizzare un sindaco, e  ne faccio un problema politico etico, di civiltà e di giustizia.
I campi abusivi sono un segno d'inciviltà, vanno semplicemente chiusi, chiedete a Cofferati lui se ne ha voglia vi racconterà come è andata a Bologna.
I responsabili della morte dei quattro minori vanno indagati e sono i genitori i primi responsabili della vita dei loro figli, in una società dove a pari diritti corrispondono pari doveri.
Un'ultima nota, la madre dei poveri bambini ha detto oggi in un'intervista che le hanno promesso una casa.
Perfetto, ma a quale titolo?
Niente ipocrisie e regole chiare signori o finisce tutto male, come al solito.

martedì 8 febbraio 2011

Il "Grande Fratello" ovvero l'apologia dei topi di laboratorio

Riprendo la foto da un blog del 2009 che analizzava sociologicamente il perché di tanto successo
del più famoso reality italiano.
A me interessa ora un altro aspetto e per un motivo molto semplice, sto "organizzando" un nuovo romanzo che inizierò solo fra qualche mese, spero, e mi interessa ascoltare i dialoghi dei farneticanti ospiti della casa più famosa d'Italia.
Non temete non scriverò un giallo sul Grande Fratello è già stato scritto qualcosa dal bravo Pederiali e chissà in quanti  si sono sbizzarriti sull'argomento.
Io ho altri progetti che non svelerò chiaramente.
Ascoltando e guardando una qualsiasi puntata, come quella del 7 febbraio 2011 mi sono fermato a riflettere su come deve essere rimanere dentro quella bella casa per quasi 4 mesi.
Perché alcune di quelle persone sono dentro dall'inizio, senza un libro, senza un film, senza la musica se non quella somministrata dallo staff, senza un reale momento di intimità, senza sesso,  quello privato e libero intendo  e senza privacy.
Quale essere vivente può sopportare una simile situazione e non impazzire?
una bella collezione a quanto pare.
A quale fine?
500 mila euro.
Sono tanti, è vero, finirei di pagare il mutuo della mia casa e potrei fare viaggi,  cambiare guardaroba e auto e fare molti regali a mia moglie e poi?
Poi mi ritroverei senza anima, perché quella non sarebbe più mia ma dei milioni di voyeur che come me ieri sera hanno spiato dal buco della serratura la vita simulata di quei topi da laboratorio.
Ogni tanto la Marcuzzi, ma sarà vera la Marcuzzi o bionica? Dicevo ... ogni tanto lei ricorda con grande professionalità ai topini della casa più spiata dagli italiani che non devono mettere su il muso, o lamentarsi, o impuntarsi per nascondere i propri reali sentimenti, perchè in effetti loro hanno fatto un patto con il diavolo, no ... scusate volevo dire con il Grande Fratello.
Quale patto?
La loro anima, il loro tempo, i sentimenti, il pudore, le emozioni,  il sudore e la carne in cambio della possibilità di vincere 500 mila euro o in subordine la possibilità di essere famosi per un tempo relativo e in luoghi evitabili come discoteche o riviste scandalistiche.
Ne vale la pena?
Evidentemente sì, visto il successo della trasmissione.
Sono i nostri nuovi gradiatori, sono esseri superiori, non temono nulla, non leggono nulla non ne hanno bisogno, bastano a loro stessi e a quella massa informe e senza volto che non si perde nulla delle loro giornate.
Fa paura un pò ... no?

domenica 6 febbraio 2011

Villaggio a Zelig ... perché?

Tutti gli italiani amano Paolo Villaggio io stesso sono cresciuto a Nutella e Fantozzi, ma ve lo devo confessare a me Fantozzi, i film, i libri, la comicità di Villaggio non sono mai piaciuti.  Quando ero piccolo mi faceva un pò pena e un pò tristezza quel piccolo impiegato sempre in difficoltà in un mondo spietato fatto di impiegati brutti e meschini e di capi ufficio dispotici e aggressivi, ricordo in particolare una ottima spalla di Villaggio televisiva Gianni Agus splendido attore purtroppo scomparso. Ho sempre pensato che non avevamo bisogno  di un altro prototipo negativo, di un' altra macchietta che ci ricordasse la fatica di vivere in una società dove l'equità non esiste.
Vedevo mio padre ridere a crepapelle di quel piccolo uomo mediocre e codardo e poi lo spiavo la mattina quando partiva in bicicletta per andare in fabbrica.
So di essere in netta minoranza, so che Villaggio ha inventato un personaggio perfetto che lo ha portato al successo, ma era necessario farlo partecipare a Zelig?
Si è presentato sul palco con i suoi 79 anni e un enorme pancione a masticare qualche frase in maniera poco comprensibile. Il bravo Bisio e la brava Cortellesi (pagatissimi ho scoperto) mi sembravano quasi in imbarazzo, ma forse ero io che mentre lo guardavo provavo imbarazzo per quell'uomo anziano e grasso che non fa più ridere non solo me ma neanche gli altri.
Infine mi chiedo ... perché? Un omaggio alla carriera? 
Penso ai colleghi che vorrebbero andare in pensione per potere almeno recuperare un pò del tempo perduto ma non possono andarci perché lo Stato non lo permette e poi penso a tutti questi personaggi della politica e dello spettacolo che ancora non sono stanchi di entrare in scena.
Non lo sanno che a volte è meglio ritirarsi per lasciare un migliore ricordo di sé?
Ma forse sono come spesso accade in splendida solitudine a non capire i passaggi, l'unica cosa certa è che a me non fa ridere, mi lascia solo imbarazzato e malinconico a chiedermi ... perché?

venerdì 4 febbraio 2011

Premio letterario Lomellina in giallo

Grazie  Giallomania
http://www.giallomania.it/index.php
Partecipo a un premio letterario con Belva di città, non ho dovuto iscrivermi, me l'ha comunicato Riccardo Sedini che immagino sarà il patron dell'iniziativa.
Che dire sono contento.
ci sarà anche il romanzo di Carboni.
Che vinca il migliore.
Per me è già incredibile che qualcuno mi abbia preso in considerazione

mercoledì 2 febbraio 2011

Enrico Berlinguer, il sogno di un'altra Italia"

A volte basta una fotografia, accidenti a me, per smuovere ricordi, forse io cinquantenne che ha schivato le guerre, le lotte giuste, e la storia italiana più pulita, quella del grande sogno se mai c'è stata, sono rimasto legato a poche immagini che nei momenti bui, come il nostro, diventano  un faro nella nebbia.  Domani sera alla Feltrinelli di Bologna presentano un libro memoria su Enrico Berlinguer.Non conosco l'autore e non ci andrò, preso come sono dal vortice nevrotico del mio presente non ce la posso fare, e poi che ci vado a fare, lui non ci sarà, ci sarà solo qualcuno che in maniera esemplare e commovente lo ricorderà, ma io il suo ricordo ce l'ho incastonato dentro, come si usa fare con i miti quelli sopravvalutati sempre ma importanti. Il suo sorriso che ho appiccicato in una fotografia in bianco e nero davanti al  computer insieme a tante immagini del mio passato mi ricorda che è possibile una politica diversa, dipende dagli uomini non solo dai tempi, è possibile essere segretari di un grande partito popolare, che faceva paura alla parte conservatrice del mondo, ed essere comunque rispettati da tutti. E' possibile un dibattito politico pulito, e finalmente privo  di urla sovrapposte, insulti, querele e minacce, dove tutti sono contro tutto in una stupida lotta al massacro.
E' possibile un modo diverso di convivere e comunicare.
Lui ce l'ha insegnato, e me lo ricorda con quel sorriso di  piccolo grande uomo.
Non è possibile oggi incontrarne uno minimamente paragonabile in giro per i palazzi della nostra sgangherata politica, quindi  mi tengo il suo ricordo e aspetto, alla finestra, di riconoscere  un giorno un uomo come lui, allora finalmente forse tornerò a votare.

martedì 1 febbraio 2011

Avatar una seconda possibilità

Finalmente ho visto Avatar. Nella mia giornata di ferie pregresse ho trovato il tempo per gustarmi il film, con poche interruzioni e quasi d'un fiato. Mi è piaciuto e non avevo dubbi, avevo anche dato un'occhiata allo speciale  sky cinema che spiegava gli effetti specialissimi che lo hanno tanto premiato. Un amante  di giochi virtuali non può non aprezzare la pellicola, mi sono perso nelle spiegazioni fantascientifiche dei tecnici che hanno ridisegnato i volti degli attori nelle loro espressioni facciali  riprodotte con la  grafica virtuale. Unica citazione al passato l'ho trovata all'inizio dove per qualche strana alchimia ho trovato qualche affinità con l'inizio di Apocalypse now, chissà se ha un senso. Dentro il film ci sono i soliti miti, i buoni (ricordano molto i pellerossa) i cattivi ma seducenti nella loro semplice crudeltà (il colonnello) e la bellezza allo stato puro di un mondo reinventato per noi. Ma la conclusione, prevedibile, è la cosa più bella.
Rinascere in un altro corpo, più bello, più forte, con  gambe funzionanti e una splendida femmina al tuo fianco.
Una vera rinascita.
Una seconda chance, che meraviglia. Solo il grande cinema può regalartela

sabato 29 gennaio 2011

Al di là del bene e del male

Da quando scrivo, circa sei anni, ho cambiato atteggiamento nei confronti della narrativa diventando più selettivo e maniacale.
Inseguo una formazione da autodidatta della scrittura.
Studio saggi di critica letteraria con la speranza di trovare conferme, complicità intellettuali.
Leggo scrittori americani e pochissimi italiani contemporanei.

Detto ciò con l’ultimo romanzo di Roberto Carboni

Per i buoni sentimenti rivolgetevi altrove
Dalila Sottani editrice

mi sono riconciliato temporaneamente con la narrativa contemporanea e conterranea, affrontando di corsa lo scritto, divorandolo.
Non è stato faticoso perché il romanzo scorre veloce come ogni buon noir dovrebbe fare.
Non indugerò sulla trama, quella dovrete svelarla voi.
La magia di questo romanzo, la magia che in ogni romanzo dovrebbe avverarsi per essere dichiarato vincente, avviene appena cominciate a leggerlo, vi prende, vi spinge a sfogliare le pagine ovunque voi siate, per cercare di capire cosa accadrà subito dopo, senza potere assolutamente prevedere come finirà.
La conclusione del giallo diventa quasi irrilevante proprio perché non troverete buoni o cattivi, né l'esigenza di una giustizia risolutrice e salvifica.
La realtà spesso è così, senza pietà, senza ragione, e spesso senza speranza.
Nel romanzo di Carboni invece troverete la leggerezza di alcuni personaggi, una sorta di istintiva e naturale comicità, un amore per il grottesco e per i colpi di scena, tutti elementi che arricchiscono la trama di una freschezza che non lascia ombre e cattivi pensieri alla fine della lettura ma solo il divertimento.

Due associazioni di idee per un cinefilo come me, Brivido Caldo di Kasdan remake del più grande La fiamma del peccato e La casa dei giochi di Mamet.
Aggirandovi in una Bologna sfumata e notturna incontrerete femmine fatali e giocatori disperati ma non date nulla per scontato e aspettatevi di tutto.
Non rimarrete delusi.

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fcarboniroberto.blogspot.com%2F&h=a5ab5

mercoledì 26 gennaio 2011

Posso dire che non mi piace Ruby?

Posso dichiarare che non mi piace Ruby?

Lasciamo stare il cavaliere, un paradosso degli ultimi 15 anni italiani, ma noi ci siamo abituati ai paradossi.
Non scherziamo, abbiamo avuto il fascismo per vent'anni, ci siamo fotturi il futuro di chissà quante generazioni con quel regime da avanspettacolo, perciò, come direbbe Moretti ce lo meritiamo Berlusconi.
Detto ciò a me non piace Ruby, non conosco la sua storia e neanche mi interessa conoscerla.
Però stasera su Rai tre, telegiornale "alternativo", andavano quasi in diretta le sue contraddizioni, i suoi non so, le smentite, le conferme di una ragazzetta poco attraente e da poco maggiorenne che sembra divertirsi un sacco nel suo nuovo ruolo di centro dell'universo.
Del resto basta guardare il Grande Fratello dove le ragazze fanno a gomitate per contendersi una notte con i maschi espulsi dalla casa.
Non importa essere, basta apparire, fare soldi, estorcere denaro, ricattare, speculare , perché di essere non se ne parla più.
E' vero, colpa nostra, colpa delle voglie dei nostri potenti, colpa del mercato, però non è un pò colpa anche loro, di queste Ruby da quattro soldi?
Guardo due splendidi occhi di un viso nascosto da un velo azzurro e improvvisamente penso, non avrà un senso quel velo di fronte a tanta miseria morale?

domenica 23 gennaio 2011

Apologia di Socrate e apoteosi di Berlusconi

 Per motivi familiari ho dovuto riprendere in mano la splendida  apologia di Socrate scritta da Platone in difesa del settantenne filosofo.
l'ho riletta a distanza di tanti, troppi anni perché legata  ai tempi scanditi dagli studi filosofici che ormai sono solo un dolce ricordo.
Ho trovato alcune affinità fra la difesa di uno dei padri della filosofia e la nostra attuale concezione di etica e morale e inauguro oggi le mie considerazioni inattuali con la sorpresa di scoprire che anche Socrate fu accusato di corrompere i giovani con le sue idee, troppo rivoluzionarie e di seguire falsi dei.
La sua difesa davanti ai suoi accusatori rimane un esempio di rettitudine e di coerenza, prima smontò le accuse più antiche e poi affrontò quelle più recenti relative alla corruzione dei giovani, e in prima battuta venne condannato con solo 30 voti di scarto e dinanzi alla proposta dei suoi amici di fuggire per salvarsi da tutte le accuse rispose:

<< Non voglio scappare, non bisogna mai commettere un'ingiustizia nemmeno quando la si riceve>>

Per farla breve, a seguire rifiutò il carcere o in alternativa l'esilio facendo molto arrabbiare chi lo doveva giudicare proponendo come pena di essere eletto e mantenuto a spese dello stato nel pritanèo, onore concesso alle personalità più illustri di Atene.

Evitò di fuggire, accettò la condanna a morte tramite la famosa cicuta, smantellò le accuse con la forza della sua potente dialettica, invitando gli accusatori al confronto che peraltro venne rifiutato, non scelse l'esilio o la fuga perché comunque dichiarò il suo profondo amore per Atene la sua patria.

Un uomo dello Stato, coerente, saggio, considerato da molti il primo martire del pensiero occidentale, di lui si parla ancora, lo si studia, ed è necessario superare una verifica al liceo per sperare di non essere rimandati a settembre in filosofia.

Dall'altra parte mi è apparso Berlusconi che è stato accusato da molti dati oggettivi ( così ci raccontano le fonti d'informazione, quelle ancora libere) di avere a sua volta pagato giovani donne ed in un certo senso a sua volta di credere in Dei molto particolari, il potere a tutti i costi, il denaro, e come ha dichiarato Fini nel diritto all'impunità, costi quel che costi.

Ce la farà a sfangarla anche questa volta?

Per me è poco importante, oggi a distanza di trent'anni ho dovuto rileggere l'Apologia di Socrate che consiglio a tutti voi e mi sono nuovamente commosso  e fra trent'anni qualche altro genitore la leggerà su carta o in un computer poco importa per spiegarla al proprio figlio, ma sono altrettanto convinto che fra trent'anni sui libri di storia non ci sarà che un piccolo trafiletto per ricordare Berlusconi, un dato statistico per sottolinerae uno dei periodi più tristi della nostra storia economica e nonostante il suo impegno in tal senso non sarà ricordato come responsabile delle nostre disgrazie, perché i primi responsabili signori siamo purtroppo sempre noi.

lunedì 17 gennaio 2011

Questa è la cultura alternativa-mente? ma dai!

Premetto ... a me piace Albanese, è uno di quei professionisti che sembra nato per fare il suo mestiere ... la sua fisicità è talmente seducenti che alla fine sembra davvero in grado di trasformarsi, di divenire il personaggio che intrepreta nel bene e nel male.

Detto ciò, venerdì prossimo esce il suo nuovo film Qualunquemente.
Senza essere un genio predico fortuna e successo al bravo Albanese che ieri sera era da Fazio, suo grande amico e sostenitore.

Albanese ha parlato della questione morale, tema diventato un tormentone per noi italiani grazie anche al presidente del consiglio più chiaccherato della comunità europea.
Il film, che guarderò in televisione,  da quel che ho capito è una fotografia impietosa della situazione italiana.

Quindi dopo il grande successo di Zalone

con il suo nuovo film, una commedia sicuramente più leggera che sta portando a casa 14 milioni d'incasso surclassando Avatar ed Harry Potter, ecco una nuova commedia italiana che si propone di fare riflettere gli italiani divertendoli.

Bravo anche Zalone   intervistato su Sky dal grande Gianni Canova che è stato al gioco presentando un attore  molto più furbo di quello che dà da vedere, un giovane pugliese che ce l'ha fatta inventando un personaggio che piace agli italiani, con la sua volgarità leggera, la sua comicità di pancia che arriva a tutti, senza sbagliare un colpo.

Ora le note dolenti, un dubbio.
Questa è l'alternativa futura alla commedia dei cine panettoni natalizi che mi dicono i dati sembra siano in deciso declino?
Questa di Albanese e Luca Pasquale Medici (Checco Zalone) sarà la nuova commedia all'italiana?

Sono convinto della bravura e dell'intelligenza dei due attori, sono anche convinto che la formula inventata da Zalone sia vincente per arrivare al successo, nello stesso tempo sono sempre meno convinto degli italiani che sembra vadano al cinema e si entusiasmino solo davanti al grottesco, alla comicità graffiante, semplice, immediata, che riempie prima la pancia poi arriva al cervello.

Bravi i due attori a trovare nuove formule per il loro personale successo, ma che non venga in mente a nessuno di chiamare questi prodotti cultura perché quella insieme alla bellezza è migrata altrove.

sabato 15 gennaio 2011

La ragazza del fiume in audio book

Sto lavorando nei ritagli di tempo all'audio book della Ragazza del fiume, Perché? Non lo so di preciso, me l'hanno chiesto i ragazzi  collegati alla 0111 e mi sembra un'idea carina, quando avrò terminato l'impresa titanica e quando saprò che esiste anche una versione ebook del libro ve lo dirò, intanto ciao

venerdì 14 gennaio 2011

L'uomo che verrà ... che sia emigrato altrove?

Pensieri "a proposito":  L'uomo che verrà

Nel mio ultimo romanzo Belva di città cito esplicitamente lo splendido film di Giorgio Diritti inventandomi una scena  solo immaginata, una festa conclusiva del cast  del film  ambientata nel paese di Calderino (Bologna).
La citazione ha qualche riferimento alla realtà perché conosco il paese e conosco personalmente una comparsa che ha partecipato alla realizzazione del film.
Per questa banale ragione non ho ancora trovato il coraggio di guardare L'uomo che verrà.
Si svolge nella mia terra, è parlato nel nostro antico dialetto e riapre vecchie ferite mai completamente sanate.
Tutte quelle vite spezzate, quel sacrificio collettivo di un popolo piegato da un regime demenziale.
Nel periodo storico più vuoto che mi sia capitato di vivere, nell'era dei grandi fratelli, dei legittimi impedimenti e dei killer seriali sponsorizzati penso con tenerezza a quell'uomo che è arrivato, ha vissuto ed è sopravvissuto in un'Italia priva di rotta o intenta ancora a cercarla.
Lui ha vissuto e forse vive ancora, ma tutti gli altri morti più o meno inconsapevolemente ... perché?
Forse solo per questo motivo troverò il coraggio di guardare in faccia per l'ennesima volta l'orrore, per cercare di convincermi che quel sacrificio non è stato inutile, rimanendo conficcato come un chiodo nel mio piccolo residuo di coscienza.



18 gennaio 2011

Ieri mi sono deciso e ho guardato L'uomo che verrà.

Mi è piaciuto molto, e non essendo un critico cinematografico la cosa che mi ha colpito di più è chiaramente il contesto e la lingua. Le mie origini si perdono sull'Appennino fra Gaggio Montano e Granaglione e quel dialetto che per molti ha reso necessario i sottotitoli per me era comprensibile.
Ho riconosciuto qualcosa della mia storia, ho ritrovato l'immagine della mia terra d'origine, e dopo tanto tempo mi sono riconosciuto in una situazione a dispetto della mia vita e della mia quotidianità.
Detto ciò un'altra riflessione ha fatto capolino fra le diverse e contrastanti emozioni, i partigiani, i ribelli, ricostruiti con un'oggettività che travalica analisi di destra o di sinistra.
Anche quei partigiani che in maniera approssimativa, disorganizzata e incosciente scelsero la guerriglia ad una disperata accettazione della dominazione nazi fascista mi hanno dato una diversa chiave di lettura degli avvenimenti che portarono alla morte circa 700 persone.
Non sempre e non necessariamente la lotta partigiana è stata eroica o indispensabile.
Non sempre è stata pianificata o costruttiva.
Nel caso di Marzabotto sembra quasi la causa principale dell'eccidio, un gruppo di partigiani che prima compiono alcune azioni abbastanza irrilevanti e poi addirittura decidono di sparire, spaccando il gruppo di combattenti in due piccoli gruppi e lasciando la popolazione, i loro stessi parenti in balia delle bestie naziste.
Ancora una volta l'uomo non ce la fa a  fare la cosa giusta neanche quando la sua sete di libertà è legittima e alla fine nel film sembra che solo le donne conservino fino ala fine la dignità della consapevolezza.
Ci sono voluti cinquant'anni e un bel film per mutare l'idea che avevo in merito alla lotta partigiana tanto idealizzata in gioventù.
Meglio tardi che mai ...

Nell'inverno 1943-1944 sull'appennino emiliano, la piccola Martina, di otto anni, vive con i  genitori e con la numerosa famiglia contadina, che fatica ogni giorno per sopravvivere. Dalla morte del fratello più piccolo Martina ha smesso di parlare e questo la rende oggetto di scherno da parte dei coetanei. Tuttavia il suo sguardo sul mondo che la circonda è molto profondo: la seconda guerra mondiale arriva anche sulle sue colline ricoperte di neve, con la presenza sempre più invadente di soldati tedeschi e squadre di partigiani. Lena, la madre della bambina, resta nuovamente incinta e Martina segue con attenzione i nove mesi della gestazione, mentre le complesse vicende della guerra si intersecano con la quotidianità della vita contadina: il bucato, le ceste intrecciate nella stalla, la macellazione del maiale, gli amoreggiamenti dei giovani, la Prima Comunione. Il fratellino di Martina nasce in casa, a fine settembre del 1944. Allo spuntar del giorno le SS arrivano nelle campagne bolognesi, mettendo in atto un feroce rastrellamento, che verrà ricordato come strage di Marzabotto: vecchi, donne e bambini vengono trucidati, dopo esser stati raccolti nei cimiteri, nelle chiese, nei casolari. Martina, che era riuscita a fuggire, viene scoperta e rinchiusa in una piccola chiesa insieme a decine di altre persone. Dopo aver chiuso le porte, i soldati tedeschi lanciano all'interno, attraverso le finestre, delle bombe a mano che fanno strage. La bambina resta miracolosamente illesa e torna a casa, trovando solo stanze vuote e silenzio: prende la cesta con il fratellino e si rifugia nella canonica di don Fornasini, uno dei parroci della zona. La vicenda si conclude con il ritorno di Martina al casolare di famiglia, dove si prende cura del fratellino e finalmente, cantando per lui una ninna nanna, ritorna a parlare.

Lingua originale: Emiliano, italiano, tedesco
Paese: Italia
Anno: 2009
Durata: 117 min
Genere: Drammatico, storico
Regia: Giorgio Diritti
Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Tania Pedroni, Giovanni Galavotti
Produttore: Simone Bachini, Giorgio Diritti
Casa di produzione: Aranciafilm, Rai Cinema
Fotografia: Roberto Cimatti
Musiche: Marco Biscarini, Daniele Furlati

Interpreti e Personaggi
Maya Sansa: Lena
Alba Rohrwacher: Beniamina
Claudio Casadio: Armando
Greta Zuccheri Montanari: Martina
Maria Grazia Naldi: Vittoria
Stefano "Vito" Bicocchi: Signor Buganelli
Eleonora Mazzoni: Signora Buganelli
Orfeo Orlando: Il mercante
Diego Pagotto: Pepe
Bernardo Bolognesi: Il partigiano Gianni
Stefano Croci: Dino
Zoello Gilli: Dante
Timo Jacobs: Ufficiale medico SS
Germano Maccioni: Don Ubaldo Marchioni
Raffaele Zabban: Don Giovanni Fornasini

martedì 11 gennaio 2011

Tanto amabili da bruciarti il cuore ...

Recensione al film Amabili resti

Io non sono quello che la gente definirebbe una persona sensibile, non più di Jack lo squartatore, forse perché a mia volta sono stato sezionato e sbocconcellato qua e là e di me è rimasto ciò che scrivo, ciò che sono e lo sono per pochissime persone, ma ho dei dubbi sulla mia quotidiana ruvidezza quando riesco a commuovermi per un film, un libro, una canzone e penso ... forse c'è ancora qualcosa di buono in me, di salvabile.
Questo ho pensato davanti al  romanzo di Alice Sebold per la quale, pur non sapendo chi sia, provo una forte ammirazione, perché è riuscita a perforare la realtà, a donarmela bella terrificante e a trasfigurarla attraverso gli occhi di una adolescente perfetta che racconta l'orrore della sua prematura dipartita.
Il film non ha deluso le mie aspettative perché mescola l'orrore con il sogno e io che nei miei romanzi spesso sogno o racconto sogni non potevo non apprezzare la visione onirica e incantata che il regista Peter Robert Jackson quello del Signore degli anelli per intenderci, riesce a dare.
Io ero lì al cinema con mia figlia adolescente a spiegarle che là fuori è pieno di stronzi pronti a farle del male, a educarla al male che tutti i giorni mi tocca  affrontare per dovere e non certo per piacere e travolto dal dolore mi sono ritrovato a sognare con la bellissima ( per me) ragazzina del film, un' adolescente che tutti vorrebbero come figlia, una sognatrice, l'essenza stessa dell'innocenza, forse tanto perfetta quanto inesistente.
Come avrete capito il film e il romanzo mi hanno toccato, sono un toccasana per la nostra parte buona e il cattivo del film è talmente bravo nella sua turpitudine Stanley Tucci  che valorizza e impreziosisce il film.
Se non volete ritrovarvi a scrivere post demenziali come questo,un consiglio:
Non guardate Amabili resti e barricatevi in casa.
Il mondo fuori è freddo e ostile.


La trama del film:
Il film ruota intorno a Susie Salmon, brutalmente assassinata a soli 14 anni, mentre torna a casa da scuola un pomeriggio di dicembre, nel 1973. Dopo la morte, Susie continua a vegliare sulla sua famiglia mentre il suo assassino è ancora libero. Intrappolata in una dimensione onirica fra cielo e terra, Susie si ritrova a dover scegliere fra la sete di vendetta e il desiderio di vedere guarire i suoi cari. Uno sconvolgente omicidio diventa un viaggio ricco di suspense e immaginazione nei meandri della memoria, dell’amore e della speranza, fino allo struggente finale.

Il trailer del film sul mio canale Youtube.

Scheda del Film


Titolo originale: The Lovely Bones
Lingua originale: Inglese
Paese: USA, UK, Nuova Zelanda
Anno: 2009
Durata: 136 min
Genere: Drammatico, thriller
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
Produttore: Marc Ashton, Philippa Boyens, Anne Bruning, Carolynne Cunningham, Peter Jackson, Aimée Peyronnet, Fran Walsh
Produttore esecutivo: Ken Kamins, Tessa Ross, Steven Spielberg, James Wilson
Casa di produzione: WingNut Films, Film4, Key Creatives
Fotografia: Andrew Lesnie
Musiche: Brian Eno

Interpreti e Personaggi
Saoirse Ronan: Susie Salmon
Rachel Weisz: Abigail Salmon
Mark Wahlberg: Jack Salmon
Rose McIver: Lindsey Salmon
Stanley Tucci: George Harvey
Susan Sarandon: Nonna Lynn
Jake Abel: Brian Nelson
Charlie Saxton: Ronald Drake
Michael Imperioli: Len Fenerman
Amanda Michalka: Clarissa
Reece Ritchie: Ray Singh
Thomas McCarthy: Principal Caden
Nikki SooHoo: Holly

Doppia presentazione a Casalecchio di Reno

Anno nuovo,
prima presentazione e un nuovo esperimento
due presentazioni nella stessa serata:

Ci sarò io con l'ultima mia creatura
e uno scrittore bolognese

 con il suo ultimo romanzo
 Per i buoni sentimenti rivolgetevi altrove
Dalila Sottani editrice

Abbiamo pensato di fare ognuno la propria presentazione e alla fine una chiaccherata su Bologna, lo scrivere, e su cosa significa lavorare per strada per un pulismano e un taxista bolognesi.

Alla fine un brindisi al nuovo anno con vini locali

Ecco il trafiletto di presentazione ... linkato nel titolo di questo post.
"Venerdì 21 Gennaio, alle ore 21.00
presso la Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno,
gli autori Roberto Carboni e Massimo Fagnoni presentano i loro romanzi
"Per i buoni sentimenti rivolgetevi altrove" (Dalila Sottani, 2010)
"Belva di città" (Eclissi, 2010):
due sguardi sulla Bologna del passato e del presente attraverso le lenti del giallo e del noir.
Info: 051/598300."

Teatro Casa della Conoscenza  Biblioteca Cesare Pavese
Via Porrettana, 360 - Casalecchio di Reno - Bologna

sabato 25 dicembre 2010

Belva di città - Recensione "Giallo e Dintorni"

Massimo Fagnoni è un agente della Polizia Municipale, laureato in filosofia, che da qualche tempo ha deciso di cimentarsi con la scrittura di romanzi gialli.
Belva di Città è la sua ultima fatica, un noir ricco di suspense e di tensione, scritto in un linguaggio tirato, essenziale e senza fronzoli, che si snoda per i luoghi e le vie di una Bologna prevalentemente notturna, dalle atmosfere cupe e angoscianti, dove il tradizionale senso di accoglienza e di ospitalità della popolazione sembra essersi smarrito.
Secondo Fagnoni, pare che solo le forze dell’ordine, qui personificate magnificamente dalla figura del maresciallo dei carabinieri Greco, siano in grado di porre un argine non solo alla criminalità dilagante, ma anche al degrado del tessuto civile e dei rapporti umani. Greco e i suoi collaboratori, infatti, nella loro opera quotidiana, tentano costantemente di riannodare i fili di un senso di appartenenza alla città e al territorio che appaiono compromessi da una crescita economica che ha inaridito le fonti della convivenza civile.
In questo contesto, i soggetti già marginali, appartenenti a generazioni diverse di immigrati, vengono presi di mira da una banda di nazi skin composta da ragazzi fragili e facilmente manipolabili, e per ciò stesso capaci di sviluppare verso le proprie vittime una violenza bestiale e inarrestabile.
Dopo le prime trenta-quaranta pagine di carattere introduttivo, la narrazione spicca il volo con l’entrata in scena del grande manipolatore, il capo branco, e riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’inquietante finale.

Belva di Città è edito da Eclissi Editrice.

mercoledì 22 dicembre 2010

Maresciallo antispaccio diventa protagonista di un romanzo.

Per comodità di lettura riporto l'articolo apparso su "Il Resto del Carlino" - Martedì 21 dicembre 2010

La storia un carabiniere vero in un libro scritto da un vigile

Mi sono ispirato al nucleo dell'Arma perché mi è capitato dì lavorare con quei ragazzi

L'autore è un vigile urbano, Massimo Fagnoni, e il protagonista del romanzo è un maresciallo dei carabinieri che i frequentatori dei vicoli del centro conoscono bene: quasi ogni notte, infatti, è in strada a caccia di spacciatori, col suo look alla Serpico che ben poco ha di militare. Fagnoni 50 anni, dopo il fortunato volume 'Bologna all'inferno', ha dato alle stampe con la “Eclissi editrice” una nuova storia dal titolo “Belva di città”.
Chi è la belva?
«E' un cattivo per eccellenza, uno psicotico che si aggira per Bologna e che si svelerà solo nel corso del romanzo».
E il cacciatore?
«Il protagonista è il maresciallo Greco del nucleo operativo dei carabinieri di Bologna, che coordina un gruppo di militari in borghese che indaga intorno agli omicidi che avvengono in città. Greco è il personaggio principale ma ogni componente della squadra investigativa ha un ruolo e un carattere precisi che crescono. Questo è il primo di una serie di sei romanzi che hanno come protagonista il nucleo operativo».
Quindi si tratta di personaggi reali.
«Mi sono ispirato al vero nucleo dei carabinieri bolognesi, poiché nel mio lavoro di poliziotto municipale mi è capitato e mi capita di lavorare con loro. Conosco davvero il maresciallo che ha ispirato il personaggio del leader. Le indagini, i nomi e la stessa sede del gruppo sono invece opera di fantasia».
Ma il diretto interessato lo sa?
«Il maresciallo in questione non è contrario ai miei romanzi, sa che si ispirano alla sua squadra, ma sa anche che sono soprattutto frutto dell'immaginazione. Spero solo che un giorno li legga».
Come è nota l'idea?
«Anni fa scrissi un racconto che inviai al “Carabiniere in giallo”, premio letterario organizzato dalla rivista “II carabiniere”. Il racconto s'intitolava “Pioggia sulla città” e, dovendo per forza inventare un investigatore dell'Arma, pensai al maresciallo che coordinava i carabinieri del nucleo operativo, in virtù del suo naturale carisma. Il mio racconto non arrivò neanche fra i primi 10, ma il personaggio mi piaceva e ho deciso di costruire una intera serie su di lui».

Enrico Barbetti

giovedì 16 dicembre 2010

Recensione di "Belva di città" sul sito Giallomania.


Ricevere complimenti fa sempre piacere ......
l'immagine è linkata.

Conoscevo Giallomania solo di fama, tutto ciò che è giallo è per me affascinante, contrasta con il nero della mia anima, illumina le notti grigio asfalto della città.

è la prima recensione, e penso sia sincera. grazie muy obrigado



sabato 4 dicembre 2010

Presentazione a Bentivoglio

Dopo le emozioni della Feltrinelli gioco in casa ... al centro culturale "Il Temporale" di Bentivoglio (Bologna).
I particolari nella locandina.

Si mangia ... dopo.
Offro io.
Vi aspetto

domenica 28 novembre 2010

Presentazione alla Feltrinelli


Finalmente entro alla Feltrinelli, luogo mitico per me,
dove trascorrevo ore durante i miei vagabondaggi
in fuga  dal liceo o dopo una manifestazione
e ogni volta che volevo perdermi nelle copertine dei libri.
Non è proprio la Feltrinelli sotto le due torri
 ma è quella di Via dei Mille
dove la notte escono per primi i nuovi quotidiani del giorno dopo.
Vi aspetto numerosi e speriamo che non nevichi.

martedì 16 novembre 2010

Prima presentazione di Belva di città

Ho sbagliato a segnare l'indirizzo della prima presentazione che si svolgerà
a Funo di Argelato

presso la Biblioteca Centro culturale
In via Don Pasti 80
alle ore 18,00
segue aperitivo con i vini della
cantina di Argelato




L'evento s' intitola aperitivo con l'autore e quindi forse si beve qualcosa in compagnia.
Io sarò accompagnato dal fido Piselli, collega e criminologo che leggerà brani scelti da lui.
Questa presentazione è per gli amici e colleghi che come me vivono nella bassa fra Bologna e Ferrara,  per i bolognesi anticipo che la settimana dopo ci sarà una molto cittadina presentazione alla Feltrinelli  ... segue locandina.