lunedì 18 marzo 2013

presa diretta



Presa diretta è la dimostrazione che il buon giornalismo esiste, gode di buona salute e può avere una pulsante funzione sociale e quindi politica, io non lo guardo sempre perché mi crea più ansia di Walking Dead.

Ieri sera è andata in scena la vita tragica dei nostri precari e quando ti ritrovi alla mia, età con figli in procinto di iscriversi all'università, può essere educativo guardare certe trasmissioni.
Il 17 marzo 2013 sono andati in scena i liberi professionisti,   nuovi schiavi: architetti, laureati in Legge, medici, poi mi sono fermato perché ne avevo abbastanza.

Sapevo che i laureati in legge erano condannati a anni di tirocinio gratuito lavorando come schiavi per 8-10-12 ore al giorno e passa senza una reale speranza di impiego per studi legali a volte in difficoltà  a causa  di un mercato già saturo di avvocati.

Non conoscevo la realtà dei medici, arruolati come liberi professionisti  dalle unità sanitarie locali con contratti rinnovati di sei mesi in sei mesi sempre sul filo del rasoio, senza tutele, senza garanzie.
Stiamo parlando di medici e infermieri che spesso lavorano in reparti nevralgici della nostra sanità, reparti d'eccellenza, come la pediatria d'urgenza a Roma e bazzecchole di questo tipo.

Questa è l'Italia, altro che Grillo, Bersani e Monti e Berlusconi.

L'Italia vera  che tutti i giorni scende nell'arena della precarietà è quella,  in quel paese  si muovono milioni di giovani e dietro  genitori costretti a mantenere i figli a tempo indeterminabile.
Milioni di uomini e donne che non hanno più nessun motivo per fare figli, o costruire famiglie. Con quali prospettive?

Il governo? Sicuramente è indispensabile un nuovo governo, con senso di responsabilità e maturità, e indicativa è la leggerezza con la quale invece le diverse forze in campo si stanno muovendo.
Ma quale  governo riuscirà a fermare la deriva pericolosa e melmosa nella quale le migliori risorse del paese si devono dibattere tutti i giorni?
Morale? Se avete un figlio/a costringeteli, dopo le scuole medie, a frequentare una bella scuola professionale:
a Bologna c'è l'Itis o le Aldini ottime fucine di periti e operai. E' possibile che un giorno trovino una occupazione, mandateli a fare scuole professionali per imparare a cucinare o per imparare a usare di nuovo le mani: idraulici, imbianchini, falegnami.
Perché crisi o non crisi la gente avrà sempre bisogno di qualcuno che ripari le cose e convinceteli ad abbandonare sogni di gloria: le facoltà di Giurisprudenza e Medicina dovrebbero chiuderle in attesa di tempi migliori, ma dopo gli stessi baroni che lì dentro ingrassano e comandano come potrebbero continuare a dominare il loro piccolo miscrocosmo?

Un'ultima cosa, complimenti a Riccardo Iacona e alla sua squadra, guardate ogni tanto la sua trasmissione, è amara come una medicina cattiva di quelle che aiutano a  ritrovare il senno.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

aldini e itis NON sono scuole professionali. sono istituti tecnici industriali, c'è la stessa differenza tra un vigile urbano e un maresciallo dei carabinieri. NON preparano imbianchini o cuochi ed in questo momento i loro diplomati soffrono la crisi nera che avviluppa l'economia industriale nostrana perchè ne sono i quadri. una parte dei periti diplomati invece va all'università per laurearsi e fare quella trafila che la indigna, la domenica sera davanti alla tv.
quindi se volete che vostro figlio/a impari un mestiere NON mandate vostro figlio/a all'istituto tecnico ed informatevi sul sistema scolastico statale, provinciale, comunale.

Massimo Fagnoni ha detto...

bene ... dopo avere contato fino a dieci le rispondo, simpatico anonimo.

Intanto le comunico che ho deciso di pubblicare il suo commento, potendo scegliere, perché è giusta la sua precisazione: Itis e Aldini sono istituti tecnici e non credo che sicuramente agevolino i giovani a trovare lavoro, ma sicuramente di più che alcune facoltà universitarie.
Le scuole professionali sono un'altra cosa, lo so, di seguito un sito del Comune di Bologna che ne fa un elenco.
http://www.comune.bologna.it/lavoro/servizi/119:10968/6688/

Ma il mio scopo non era inneggiare agli istituti tecnici bolognesi o non bolognesi a discapito di altri indirizzi, il mio scopo era sottolineare l'utilità di certe trasmissioni televisive.

Rispetto alla differenza fra vigili urbani e carabinieri, per prima cosa le vorrei ricordare, a lei persona così precisa, che i vigili urbani nel nostro paese da terzo mondo, non esistono più dal 1986,(legge n° 65 del 07 marzo 1986) ma lei evidentemnete non se n'è accorto, non deve avere letto la legge relativa e vorrei visto che conosce così bene le forze dell'ordine che mi illustrasse e illustrasse agli altri lettori le differenze di competenze fra i due professionisti in questione, così mi faccio una cultura.

e della crisi che mi indigna la sera davanti alla tv io ne sono vittima, come tutti gli altri ma non le racconto le mie beghe personali, perché sono noiose e soprattutto perché non sono affari suoi.