giovedì 26 marzo 2015

Ligabue ... c'è sempre una canzone



E dopo Jovanotti ecco il nuovo video dedicato a uno dei brani del prossimo album di Ligabue: C'è sempre una canzone .
Il video è convincente, un montaggio ineccepibile, alta qualità di immagine, ottima regia, forse la sua.
Il brano è invece inconsistente, vuoto, è tutto nel titolo.
C'è sempre una canzone, ed è vero, ma non necessariamente.
Se devo ascoltare un brano con musica già sentita e testo insignificante preferisco ascoltare musica vera, tipo questa: Arvo Part  concilia la digestione, apre la testa, dà sollievo ai nostri poveri nervi logori, e mi aiuta nella creazione di parole.
Ligabue invece è già sentito, come una minestra riscaldata, ed è vero c'è sempre una canzone ma che ci dobbiamo fare con questa musica italiana? Da tempo molti lo sostengono e comincio a pensarlo anch'io, Ligabue era interessante nel 1999, quando lo vidi nel mio ultimo concerto come spettatore a Casalecchio, da quell'anno e da quell'album niente di particolarmente nuovo, tranne i video che sono sempre di grande qualità.
Siamo il sale della terra, è vero ma la minestra rimane insipida.

  

martedì 24 marzo 2015

Lorenzo 2015 cc



E dopo avere scritto della sua canzone lancio, sabato, che mi ha colpito, e dopo avere scritto un post sul giovane Nardinocchi, due brevi considerazioni sull'ultimo album che sto ascoltando rigorosamente gratis da Spotify e alcune domande sorgono spontanee.

Chi compra musica? E soprattutto perché?

La musica è gratis, in rete puoi scaricarla, ascoltarla, guardare i video su you tube, chi compra ancora musica? Forse i cosiddetti fans e in effetti ogni pop star ha i suoi fans, basta fare un salto a Zocca e fare una passeggiata nella strada dove vive la mamma di Vasco e ti rendi conto che i fans possono fare la differenza.

Detto ciò io non sono un tifoso di nessuno nemmeno di me stesso figurarsi di un cantante di origini toscane, cresciuto come un milanese e tifoso a sua volta di Renzi, dicono le cronache.

Però oggi vi dirò solo che dopo avere ascoltato sabato ho cominciato ad ascoltare anche altri brani e Gli immortali non mi piace, procedendo in avanti senza passare dalla saggezza, in questi giorni impazziti di polvere di gloria te lo ripeto ancora fino a strapparmi le corde vocali ora che siamo qui noi siamo gli immortali.

E ho pensato che lui canta del sabato italiano di quelli che il sabato non se lo gustano perché sono disoccupati, senza prospettive, senza un futuro, e lui canta la disperazione dei sabati italiani di chi non ha speranze e penso che lui forse è davvero un immortale, uno che ha saputo riciclarsi continuando a vendere un prodotto da super mercato e continuando a sedurre migliaia di italiani.

Lui è immortale perché si spaccia per un rivoluzionario da San Patrignano a un prete di periferia,
E alla fine i compagni come lui, quelli che sanno ancora raccontare le favole e vendono la musica e riempiono gli stadi, possono piacere, a tratti, possono essere anche bravi, a tratti, ma non fatevi fregare gente, cantano solo canzonette, come diceva Bennato e magari sono grandi tifosi di Renzi, un altro immortale, e mi fanno una rabbia che mi piacerebbe davvero una musica nuova, popolare, senza essere scadente e triste, vera senza essere ambigua e collusa, ma che te lo dico a fare?

domenica 22 marzo 2015

i potenti ... voi come li immaginate?



In coda alla bella manifestazione di Bologna ieri sera riflettevo in perfetta solitudine sulla mia percezione del potere, perché è difficile per uno come me, uno di quelli che vive facendosi bastare ciò che ha, pagando le tasse, tutte le tasse, rispettando le regole, insomma comportandosi come si comporta la gente onesta, dicevo è difficile per uno come me immaginare cosa significhi essere potenti.

La potenza o il potere sono attributi abbastanza facili da trovare in molti nostri concittadini, leggevo su Repubblica delle intercettazioni a Lupi dalle quali emergeva un personaggio dal linguaggio colorito, uno che si arrabbia se il vestito fatto da un famoso sarto non è come lui desidera, vestiti regalati, per lui per il figlio Luca. Leggevo e non capivo.

Cosa significa essere così potenti da potere pretendere regali, favori, posti di lavoro, denaro, molto denaro, impunità, assoluzione, e addirittura il paradiso in terra.
Chi sono questi loschi figuri che schiacciano il futuro dei nostri figli pur di assicurare un futuro inossidabile per i loro?
Lo fanno solo per il denaro? Lo fanno per la famiglia? Lo fanno perché sono talmente inebriati dal loro delirio di onnipotenza che non possono più rinunciare  a dominare?

Dicono le leggende che Andreotti dormisse pochissimo, come Berlusconi, persone che lavorano sedici ore al giorno per dominare mondi, anche quando non hanno più bisogno di nulla.

I potenti li immagino come il presidente ipotetico di House of cards con le mani lorde di sangue intenti continuamente a complottare per rimanere in sella al proprio trono, uno che piscia sulla tomba del padre e  non ama nessuno, neanche la moglie altrettanto spietata e disumana come lui.
Credete che i nostri potenti siano molto diversi? Credete che gli assassini delle diverse mafie siano peggiori di certi nostri faccendieri?

Sono convinto che il nostro paese sia dominato da mostri, gente che ha portato il paese e l'economia mondiale a un punto di non ritorno, gente che le regole le fa e le disfa a proprio piacimento, e se avete un po' di rispetto per i vostri figli, quelli che già domani, lunedì, saranno costretti a fare i disoccupati, cominciate a cercare di capire come sono questi signori e cosa bisogna togliere loro per impedirgli di continuare a dominare il vostro mondo.

sabato 21 marzo 2015

LIBERA a Bologna





Oggi LIBERA è approdata a Bologna e non so quanti erano centomila, duecentomila, però so una cosa erano di una bellezza folgorante, erano giovani anche quelli come me che giovani non lo sono più, erano pacifici, civili, e c'erano tutti, scolaresche, boyscout, colleghi della Polizia Locale, associazioni di volontariato, parenti delle vittime di mafia, molte vittime di mafia, molti parenti.
Poi ci saranno quelli che diranno che anche dietro a LIBERA ci sono speculazioni e interessi, ci saranno quelli che cercheranno di infangare l'impegno di Don Ciotti, ci saranno, ci sono sempre stati e se fossi un fervente cattolico vi direi che ci sono e ci saranno le forze del male, quelli che stanno dalla parte sbagliata, che non hanno pietà e che ancora una volta vogliono vincere e fare prevalere diavoli e demoni, ma la realtà è quasi peggiore, perché se si muore in maniera meno spettacolare di mafia, forse è anche perché la mafia è tranquilla, occupa le stanze giuste quelle del potere, arriva ovunque, controlla appalti e consigli comunali, regionali, decide, amministra, dà lavoro e lavoro toglie.
Poi ci sono quelli come Don Ciotti che raccontano di una speranza, loro tolgono alla mafia per raccontare ai giovani che una speranza di lavoro e di riscatto esiste, espropriando alla mafia per creare lavoro, opportunità di crescita, e i giovani lo seguono, speriamo che lo Stato lo protegga.
Come diceva Dalla Chiesa, per sconfiggere la mafia bisogna scendere per le strade e Don Ciotti l'ha capito, non togliamo la speranza ai nostri figli di un Italia migliore che non ci faccia vergognare di essere italiani.





domenica 15 marzo 2015

non dico altro



E' un peccato che un attore come James Gandolfini ci abbia lasciato a 51 anni e questo forse è uno dei suoi ultimi film che oggi ho intercettato su sky scelti per te.
Una commedia americana su due cinquantenni separati che si incontrano si s'innamorano, entrambi con figlie al college e una vita normale, con le normali macerie che riempiono le vite di due persone che a cinquant'anni si ritrovano a fare i conti con un bilancio esistenziale non completamente soddisfacente e la solitudine degli affetti, con le figlie pronte per spiccare il volo e uscire dal nido.
America, Europa, Italia, in fin dei conti non siamo tanto diversi, ci separano i fusi orari, una diversa concezione di dieta e stile di vita, ma in linea di massima la classe media qui in Europa o laggiù negli States vive le stesse contraddizioni, gli stessi mal di pancia, le stesse inquietudini  e chi meglio di un cinquantenne e passa come me poteva immedesimarsi nei drammi di questa coppia casuale composta da due grandi attori.
Commedia, tenera, intelligente, scorrevole e mai banale, un omaggio a un grande attore prematuramente scomparso, e uno schiaffo al nostro niente cinematografico.
su sky

sabato 14 marzo 2015

Nardinocchi ... come M.J.



Facebook può anche servire, e mi piace avere contatti giovani, gente che mi contamina con informazioni su quell'universo sempre più remoto per me rappresentato dai tanti giovani artisti che non passano necessariamente per la televisione quella di xfactor, amici, e adesso la nuova idea (già vecchia) di Italia's got talent, dove i soliti noti, Bisio, Littizzetto e compagnia presentano talenti e saltimbanco per proporre una nuova fiera mediatica dove gli unici a guadagnare cifre da capogiro sono loro.
Poi ci sono artisti come Andrea Nardinocchi che conosco solo perché nel mio lettore mp3 ho una sua canzone "un posto per me" che ancora ascolto forse perché anch'io vorrei un posto per me, un posto dove potere sentirmi in armonia, o semplicemente non minacciato, inquinato, violentato, depredato, insultato, ma non credo che ci sia.
Poi ieri sera ho visto il suo nuovissimo video su Facebook passato da un mio giovane contatto, e provo a passarvi il link perché questo giovane di cui non so nulla, arriva, buca lo schermo, ma non quello patinato e plastificato della De Filippi o irraggiungibile e inconcludente di xfactor.
Quanti giovani talenti sono nascosti nella rete, fuori dai circuiti delle televisioni perduti in un universo parallelo, mentre la musica scompare nella rete, diventando sempre più un settore residuale, che arricchisce solo chi la presenta e pochi mostri sacri.
Ecco il nuovo video di Andrea Nardinocchi Come M.J.
 

venerdì 13 marzo 2015

il caso Ragusa ... giustizia è fatta?



Io sono uno dei tanti italiani che guardano la televisione, e mi interessano i gialli per ovvi motivi. la scomparsa di una bella donna di 44 anni in una sera d'inverno di alcuni anni fa è sicuramente uno spunto  per un giallista per caso come me.
Il prossimo romanzo in uscita, fra qualche mese con Eclissi, parte proprio dalla scomparsa di un'adolescente come avvenne nel mio primo romanzo con Frilli, Il silenzio della bassa.
La differenza è che il prossimo romanzo lo scrissi qualche anno fa e parte da uno spunto di cronaca vero, ma non svelerò altro.
Tornando al caso Ragusa adesso mi metto nei panni dell'italiano medio, quello che guarda Chi l'ha visto, Quarto grado, tutti i pomeriggi con la D'Urso, Porta a porta con Mosca (stasera parlavano del delitto di Perugia) e chi più ne ha più ne metta, e in questo gioco di immedesimazione cerco di riflettere lucidamente sulla decisione del giudice per l'udienza preliminare che in un'ora ha liquidato tre anni di indagini, 12000  pagine di indagini, diversi indizi e testimoni dei fatti e alla fine non capisco come un uomo solo, anche se giudice, possa arrivare a decidere il non luogo a procedere in un caso come questo.
Si dice, e parlo sempre da uomo della strada, che no cadavere no processo, e provate un attimo a pensare cosa può provocare nell'immaginario collettivo un dato come questo, basta fare scomparire il corpo e hai buone possibilità di farla franca.
In conclusione, quanto potere questi giudici, non trovate?
Decidono che Berlusconi deve essere perseguito per induzione alla prostituzione minorile, poi altri giudici decidono di assolverlo, in una partita che ha creato non pochi scombussolamenti nel nostro quadro politico, decidono con grande professionalità, zelo e precisione, perché sono giudici, e quando chiedo a qualche amico avvocato il perché di certe decisioni loro rispondono che la legge è materia complicata nel nostro paese e non comprensibile per noi piccoli uomini delle grandi pianure infarciti di false informazioni mediatiche, così si rimane sospesi, ancora una volta in balia di altri uomini che con un potere in mano quasi divino stabiliscono pene, assolvono potenziali criminali, decidono che (notizia di stasera) 12 martellate per uccidere la moglie non sono indizio di crudeltà e non ci rimane che sperare di non essere la prossima vittima, potremmo scomparire nel nulla di un non luogo a procedere.

mercoledì 11 marzo 2015

una app bolognese per non perdersi a Istanbul


Che cos'è il genio? Non pensate che sia semplicemente genetico, o fortuito o merito di una buona scuola, o una ricca famiglia, il genio è casuale e spesso sottovalutato, e il colpo di genio può essere finalizzato a tutto, a niente, a fondare un impero o inventare un modo per evadere dalla quotidianità.
In questo caso il genio è semplicemente frutto di coraggio e curiosità, desiderio di sfidare la sorte e di proporre un prodotto inedito. Questa è la storia tutta italiana di Roberto Condello albergatore bolognese che in giro per l'immenso bazaar di Istanbul si è perso e ha pensato che una applicazione per telefonino ad uso dei turisti sarebbe stata comoda in quel luogo.
I dettagli li potete leggere nel post allegato cliccando sul suo nome.
La favola, o la storia di questa avventura della mente, insieme a coraggio imprenditoriale e voglia di mettersi in gioco  mi ha colpito, perché un italiano ha avuto un'idea vincente, ha investito i suoi risparmi, quasi 200 mila euro, e adesso comincia a raccogliere i frutti del suo coraggio imprenditoriale.
Gli italiani sono anche questo, continuiamo a ripetercelo, per non affondare in una depressione nazionale che sembra non volerci abbandonare.
Bisogna avere il coraggio e la voglia di sognare per fare in modo che i sogni diventino progetti di vita.

domenica 8 marzo 2015

rsu 2015.la necessità di essere SULPL




Si sono chiuse le elezioni per le rappresentanze sindacali unitarie  di tutti i settori del lavoro pubblico.
non ci sono ancora risultati ufficiali nazionali, posso dire però che a Bologna il mio sindacato ha mantenuto la posizione consolidata, con due seggi e gli stessi votanti delle ultime elezioni.
Pur avendo spesso ribadito in diverse sedi la mia personale stanchezza psicologica nel dibattito sindacale dovuta all'età, alla mancata risposta dello Stato alle nostre rivendicazioni, al quotidiano sempre più pericoloso, ho deciso di spendere due parole per sottolineare la necessità per noi che indossiamo una divisa di agenti di Polizia Municipale di un sindacato di categoria vero, il SULPL.

Ne ho parlato con qualche neo assunto a Bologna e parlare con una persona è importante ma ho pensato che esprimere gli stessi concetti nel blog possa essere più funzionale.
Alla fine il sindacato oggi cosa deve essere? La risposta è semplice, deve essere l'organizzazione che tutela e rappresenta il lavoratore.

Quando sono entrato in Polizia Municipale ero iscritto alla CGIL, ero un delegato sindacale, perché prima facevo l'educatore professionale e credevo che la CGIL fosse l'unico sindacato che poteva tutelare il mio ruolo lavorativo, mio padre operaio e Fiom da sempre mi aveva insegnato l'importanza del sindacato.

Dopo un mese con la divisa mi resi conto che  la mia vita era cambiata, ed è questa la prima consapevolezza che devi avere collega, tu non sei solo un cittadino, tu indossi una divisa e puoi anche raccontarti che non sei un poliziotto, che sei solo un impiegato comunale, puoi anche denigrare il tuo ruolo sociale, e cercare a cena con gli amici di ironizzare sul tuo mestiere, perché purtroppo molti colleghi lo fanno, ma ciò non cambia la realtà dei fatti, tu indossi una divisa e la tua vita non sarà più come quella precedente, perché avrai nuove responsabilità, penali, civili, economiche, morali.

Prima entri in questo ordine di idee prima capirai la necessità di essere orgoglioso del tuo lavoro e la necessità di avere un'organizzazione alla spalle che ti possa tutelare e rappresentare.
Il Sulpl è il primo sindacato di categoria italiano, arriva ovunque, ha gli avvocati che possono difenderti, crede nella necessità di una riforma, crede nella necessità del ripristino della causa di servizio quando ti fai male e soprattutto è formato da volontari e agenti che come te lavorano per strada.

Io non mi considero un sindacalista, ma un agente che  si preoccupa di tutelare il proprio lavoro e quello dei colleghi.
Per questo motivo collega devi iscriverti al Sulpl, non ci sono alternative se vuoi fare il nostro lavoro, una necessità esistenziale, ascolta un nonno saggio

domenica 1 marzo 2015

backstrom




Guardando il trailer non riuscivo a capire dove avevo già visto il faccione in fotografia poi appena iniziata la prima puntata ho ricordato, era uno dei caratteristi della insuperabile Six feet under anche in quella serie molto divertente e molto psicotico, sto parlando di Rainn Wilson protagonista assoluto di questa nuova irriverente serie televisiva dove un tenente della omicidi esiliato per motivi vari e relegato a occuparsi di crimini stradali torna dopo cinque anni in azione.
Il personaggio può ricordare diversi modelli di poliziotto e anche cinematografici, ha la stessa auto distruttività di John Belushi  e un po' lo ricorda anche, è un antieroe per eccellenza, con una vita sgangherata e fuori da ogni regola e conduce le indagini con un intuito da cater pillar e una sensibilità da alligatore e fa molto ridere.
Anche i personaggi che compongono la sua squadra sono divertenti e originali e tutti cercano di impedire al protagonista Everett Backstrom di suicidarsi fra cattivo cibo, alcol e sigari.
Ha un medico indiano che gli prescrive un amico come terapia e un approccio con il mondo circostante assai poco formale.
E' divertente, un modo di proporre il giallo televisivo simile a serie come Bones ma con una marcia in più, i dialoghi sono veloci e intelligenti, spesso sorprendenti, una vivacità che gli sceneggiatori italiani possono solo invidiare.
La serie è ispirata ai gialli svedesi dello scrittore  Leif G. W. Persson che magari andrò a leggere.
su sky

venerdì 27 febbraio 2015

La provincia in giallo



Il silenzio della bassa parteciperà al premio letterario La provincia in giallo uno dei requisiti di partecipazione è l'ambientazione di un giallo in provincia e forse Il silenzio della bassa è il mio romanzo più provinciale in senso buono, proprio perché il mio scopo era quello di sposare le contraddizioni dell'hinterland fra Bologna e Ferrara e le contraddizioni del nostro attuale modo di vivere.
La realtà fuori dai centri abitati oggi, almeno in Emilia, è mutata, spesso si scappa dalle città soffocate dal degrado, dall'insicurezza, dai costi degli affitti e dei mutui, dal senso opprimente di lento declino che caratterizza medie e grandi metropoli italiane e purtroppo Bologna non fa eccezione.
Ma appena fuori dai grandi agglomerati urbani sta crescendo una nuova realtà esistenziale, famiglie della classe media che decidono di vivere in un paese fuori dalle proprie rotte familiari e affettive, ritrovandosi come corpi estranei in un nuovo organismo sconosciuto, come è accaduto a me.
Abbandonare la città dove si è cresciuti e alla quale si pensava di appartenere per una scelta di vita non è né facile né scontato.
Le storie dei miei neri si sviluppano fra le pieghe di queste  contraddizioni, e quindi credo che Il silenzio della bassa farà la sua figura nel contesto di questo evento anche se la gloriosa Frilli dovrà vedersela con piccoli colossi dell'editoria italiana: Guanda, edizioni e/o, Piemme edizioni, Marsilio, Baldini e Castoldi e già mi sento vacillare, ma poi penso che Frilli è la migliore casa editrice possibile per me in questo momento, soprattutto perché ha coraggio e spirito imprenditoriale e quindi comunque vada sarà un successo.
Voi però fate il tifo e se non avete ancora avuto occasione, leggetevi Il silenzio della bassa, a breve lo troverete in regione anche dentro i luoghi della grande distribuzione le Coop, i Carrefour, le Esselunga etc una novità rivitalizzante.

venerdì 20 febbraio 2015

Buk festival Modena





Buk Festival della piccola e media editoria

21 – 22 febbraio 2015, Modena

Come arrivare al Foro Boario

Via Bono da Nonantola 2 – 41121 Modena
In treno scendere alla stazione di Modena, la sede espositiva dista circa 15 minuti a piedi
In autobus dalla stazione di Modena è possibile prendere gli autobus n° 1 e n° 4.
In auto è consigliabile l’uscita Modena Nord dell’A1 per coloro che giungono dalla direzione Milano e l’uscita Modena Sud per coloro che giungono dalla direzione Bologna.
 il 21 e 22 febbraio 2015 potrete trovare i romanzi della casa editrice FRILLI di Genova e quindi anche il mio ultimo romanzo il silenzio della bassa e conoscere altri romanzi e romanzieri  di cento piccole e medie case editrici italiane.
vi aspettiamo

mercoledì 18 febbraio 2015

fortitude








Fortitude non esiste, è un'invenzione e l'investigatore Eugene Morton, interpretato magistralmente dal grande Stanley Tucci ricorda vagamente l'investigatore fbi di Twin Peaks, ed è  il mostro sacro che regge la scena in questa fiction britannica che si sviluppa fra i ghiacciai artici dove ci sono più orsi che abitanti.
L'atmosfera è glaciale da tutti i punti di vista e rarefatta, i personaggi si muovono in una natura ostile e desolata, dove anche la speranza sembra altrove e non c'è un buono, i poliziotti stessi sono ambigui, con il loro capo, un solitario disperato, accecato dal desiderio per una donna  non ricambiato.
C'è un omicidio, e l'indagine conseguente, ma è solo l'architrave che regge la trama piena di tante  situazioni   ancora indecifrabili per me.
Mi piace il pacchetto, ma ancora non voglio sbilanciarmi e spero che la trama si sviluppi su un piano di realtà e non si perda in congetture fantascientifiche.
Staremo a vedere.
Per chi ama i gialli nordici e i dialoghi essenziali,  su sky atlantic

lunedì 16 febbraio 2015

Brugola un prestigio tutto italiano








E' morto Giannantonio Brugola grande industriale della Brianza.

Essere diversi in un mondo di simili", era il suo motto. E lui c'era riuscito realizzando una vite unica e riuscendo a venderla  in tutto il mondo. Il suo nome, cosa più unica che rara, si trova persino sui dizionari d'Italiano. Alla voce "Brugola" è descritta infatti la vite a "testa incava esagonale che prende il nome dal suo inventore"  copio e incollo da Il Giorno.it

L'invenzione in realtà fu del padre Egidio che attuò una variante della vite a testa incavata esagonale con gambo a torciglione, che ne assicurava una particolare elasticità rispetto alla vite con intaglio a testa esagonale che era precedentemente stata inventata dall'americano Allen nel 1910.

Io che a stento so attaccare un quadro alla parete senza fare danni, ho imparato a conoscere le chiavi a brugola che oggi fanno parte del nostro patrimonio di termini acquisiti ed entrano nel nostro linguaggio quotidiano anche solo per montare un mobile ikea.

Eccellenze italiane, uomini che hanno trascorso la loro esistenza lavorando, sapendo creare e sfruttare un prodotto della loro inventiva, premiato nel 2008 con il titolo di cavaliere del lavoro, questo uomo fa onore al nostro paese e in un momento dove  uomini d'onore ce ne sono così pochi mi sembrava giusto rendergli omaggio, un futuro diverso è possibile, basta saperlo inventare.

domenica 15 febbraio 2015

Fargo ... fine prima stagione



La prima delle due stagioni di Fargo televisivo è conclusa ed è un cammeo del palinsesto sky per quanto riguarda la fiction nera americana, ma non è semplicemente questo, sarebbe riduttivo.
Fargo è davvero una piccola opera d'arte, a partire dalla colonna sonora, dalla fotografia, dal cast, e infine e soprattutto dalla sceneggiatura, mai scontata, sempre al limite del paradosso, con un umorismo che sfocia spesso nel grottesco e una totale libertà di espressione che permette alla storia di percorrere ed esplorare spazi sempre nuovi pure rimanendo in una situazione uguale dal punto di visto geografico, con la neve e  il freddo a dominare la scena quasi per immobilizzarla in una struttura statica dove l'uomo è il vero protagonista, l'uomo e l'intrinseca follia che lo spinge a compiere i reati più efferati senza un vero motivo plausibile.
La differenza con altri neri del genere è sicuramente l'originalità, una tale dose di genialità creativa fino ad ora l'ho trovata solo in Breaking Bad dove a un livello diverso lo sceneggiatore ha dato vita a una storia di lungo respiro riuscendo a mantenere un livello elevatissimo di tensione.
Fargo invece ha momenti quasi lirici, nei quali i personaggi mai banali riflettono, si interrogano sui quesiti fondamentali del vivere nei momenti più inopportuni, come accade ai due killer di Pulp Fiction che discorrono di fast food o massaggio plantare prima di eseguire una piccola strage in un appartamento.
Fargo è l'esempio di come una storia apparentemente banale possa diventare un piccolo capolavoro solo per il modo nel quale viene raccontata.
L'originalità del linguaggio è un obiettivo che mi piacerebbe raggiungere e il fatto che Fargo rimanga un prodotto premiatissimo ma di nicchia dovrebbe fare riflettere sulla bassa qualità dei prodotti di successo.
Attendo la seconda stagione nuova storia nuovi personaggi.
Una nota, la storia non è realmente accaduta come recita la didascalia iniziale, anche in questo caso un piccolo gioco di prestigio fra il regista e lo spettatore.
Grande Bob Odenkirk, uno dei migliori caratteristi sulla piazza, sia in Fargo che in Breaking bad.

venerdì 13 febbraio 2015

San Valentino



Domani è San Valentino e, citando il grande Roland Barthes, del quale vi consiglio Frammenti di un discorso amoroso, una breve riflessione sull'argomento  sorge spontanea. Non so voi ma con l'età, per me, diventa cruciale riflettere sugli accadimenti quotidiani, e anche, perché no, sulle ricorrenze, sui luoghi comuni.
L'amore o meglio il sentimento così denominato mi pare  abbia nel tempo cambiato i connotati.

Quando ero giovanissimo ero convinto della sua esistenza, ma ero anche convinto che il comunismo avrebbe trionfato e che il mondo fosse un luogo meraviglioso.
La scoperta dell'inevitabile connubio fra passione o desiderio sessuale e idea di sentimento poi si sono mescolati nella mia esperienza confondendo spesso la qualità del sentimento stesso.  Alla fine credo che l'amore quello totale, incondizionato, etereo e generoso, non esista, citando la recente canzone di Fabi, Silvestri, Gazzè.
Esiste qualcosa di molto più complicato o semplice che può caratterizzare la vita di una persona se è molto fortunata, ed è quell'insieme di accadimenti che lo porta a incontrare un'altra persona con la quale arrivi a desiderare di realizzare un progetto di vita insieme, e non, come alcuni sostengono, un contratto, ma la riproduzione più concreta possibile della realizzazione di un progetto esistenziale vincente dove all'interno sei al sicuro,  protetto, coccolato, apprezzato, valorizzato, gratificato e perché no amato.
Questa vicenda non è impossibile, può durare un numero limitato di giorni, mesi, anni, può durare davvero tutta la vita, non può durare per sempre, perché nulla dura per sempre.
E dentro questa vicenda, dentro la storia di una coppia che funziona ci sta tutto, attenzione, la noia, l'inevitabile diminuzione del desiderio sessuale, i litigi, le incomprensioni, in una parola il quotidiano, ed è una sfida incessante resistere al quotidiano, alla sua capacità di erosione, di dissolvimento affettivo.
Ma ... e lo dico per esperienza personale, è possibile all'interno di questa vicenda di coppia, trovare momenti di equilibrio quasi perfetti, ci sono esempi di storie d'amore durate una vita, e credo in ultima analisi che se non esiste l'amore come sentimento totale e assoluto, perfetto come un sogno ad occhi aperti, esiste senz'altro un sentimento altrettanto forte, difficilmente classificabile, ma assolutamente totalizzante, e se l'hai provato, se riesci a farlo sopravvivere almeno cinque minuti ogni maledetto o benedetto giorno della tua vita, condividendolo con la tua persona, chiunque sia, in questo caso non mi rimane che augurarti ... buon San Valentino.

domenica 8 febbraio 2015

smetto quando voglio



Giovane cinema italiano targato Fandando leggero e divertente come un aperitivo non troppo alcolico ed è fin troppo evidente la citazione a Breaking Bad che si intuisce essere idea ispiratrice dell'intera sceneggiatura, anche se con la serie tv americana ha in comune una sola cosa, l'idea che uno studioso, uno scienziato per risolvere un problema economico decida di inventare una nuova droga.
Ma se Breaking Bad, a mio avviso una delle serie televisive  più belle e originali degli ultimi anni, è drammatico, comico, grottesco e adrenalico e riesce ad esserlo in quasi tutte le puntate, questo è e rimane un filmetto, leggero, evanescente, ironico, ma non pungente, uno di quei film dei quali non rimane traccia il giorno dopo, nemmeno un leggero mal di testa,  però mentre lo vedi fa compagnia e strappa un sorriso.
Dentro c'è la frustrazione delle nuove generazioni di laureati costretti a fare i benzinai alle dipendenze di un extracomunitario pur essendo ottimi latinisti, oppure lavapiatti in una pizzeria o peggio ricercatori universitari a vita.
Alcuni aspetti antropologici del film andavano sottolineati, bisognava trasformare l'ironia in sarcasmo,  fare decollare il film in una parabola grottesca e davvero violenta dei giorni nostri per dare risalto, facendo ridere, al dramma di tante teste pensanti a spasso in un paese dominato da altrettanti delinquenti ignoranti.
La scelta della produzione invece si è fermata molto prima decidendo per una commedia leggerissima, una specie di favola surreale dove nessuno davvero si fa male e dove  la morale è relativa.
Pregevole apparizione di Neri Marcorè ex studioso a sua volta costretto a diventare boss della malavita romana.
su sky

venerdì 6 febbraio 2015

La camera chiara






La camera chiara è un saggio sulla fotografia del grande Roland Barthes che ho letto quando vendevo libri Einaudi circa 35 anni fa e che forse tornerò a leggere.
Oggi farò una breve riflessione sulla fotografia e forse chissà ci scriverò anche un racconto prima o poi.
Intanto l'immagine sopra è un quadro di un altro grande Norman Rockwell che potrete ammirare qui fino a domenica 8 febbraio 2015 e mi piaceva collocarla qui dove invece parlerò di immagini fotografiche.
Come accennavo ieri, grazie a facebook, ho recuperato alcuni contatti della mia giovinezza ultimamente, soprattutto amici d'infanzia, elementari o giù di lì, dei quali avevo ricordi sparsi alcuni di questi naufragati in un racconto all'interno della mia prima raccolta: Solitario bolognese (Giraldi editore)
Ho sempre considerato le fotografie  istantanee statiche di momenti passati, in linea di massima capaci di smuovere un commento, un sorriso, una smorfia, una piccola contrazione affettiva al massimo, ma niente di più, la pensavo così fino a pochi giorni fa.
Poi ho trovato l'immagine di una persona del mio passato, diciamo della mia giovinezza, che  considero nonostante il periodo storico una lunga adolescenza, e in quel viso, quella cornice bolognese in bianco e nero ho ritrovato un insieme di sensazioni che avevo completamente dimenticato.
Non so se vi è mai capitato assaggiate qualcosa che non mangiavate da tempo e immediatamente ritrovate non solo un sapore perduto ma anche un insieme di ricordi e perché no di emozioni, e chi segue Breaking bad sa di cosa parlo, ebbene con quell'immagine è accaduta la stessa cosa che forse ha davvero a che fare con l'ippotalamo. Per un secondo ero là in quella immagine in bianco e nero con eskimo e tutto, magari alla fine di una manifestazione o di un'assemblea ed ero giovane, pieno di idee balzane sull'amore, e con un sacco di idee sbagliate sul sesso. Ce n'è di materiale per un racconto non trovate?

mercoledì 4 febbraio 2015

l'isola dei famosi 2015



Poco tempo fa ho scritto una specie di recensione di Hunger Games una saga fantasy prima letteraria poi cinematografica che parla di un ipotetico mondo dove c'è una dittatura e i giochi dove giovani guerrieri si battono per la sopravvivenza in un unico grande show televisivo che allieta tutti gli abitanti della terra. Non è un'idea originale i più grandicelli fra voi ricorderanno la decima vittima il tema vecchio e abbastanza banale della caccia all'uomo che diventa intrattenimento, del resto nell'impero romano  non c'erano i gladiatori a battersi e morire negli stadi e i cristiani a farsi divorare dai leoni?
E arriviamo all'Isola dei famosi che come molti di voi sapranno è in realtà l'Isola di coloro che giunti a un punto indefinito della loro carriera  si buttano a capofitto in un'avventura che a differenza di altri reality comporta un reale disagio psicofisico, dure privazioni e a volte  veri e propri pericoli.
Quest'anno è iniziata in ritardo di una settimana a causa di un uragano abbattutosi nell'area designata per lo spettacolo,  una sempre affascinante Catherine Spaak ha lasciato l'isola spaventata dalle condizioni meterologiche avverse, e forse è meglio così preferisco ricordarla com'era nel film La noia di Damiani e sull'argomento della bellezza e della giovinezza perduta si potrebbe scrivere un saggio.
Ma adesso vorrei  fare una breve considerazione su playa desnuda, la vera novità di quest'anno, inaugurata da due pregevoli esemplari di bellezza maschile e femminile, la sorella di Belen e un modello Brice Martinet, che hanno dovuto spogliarsi in diretta e che dovranno vivere come Adamo ed Eva senza nemmeno la foglia di fico però, su un isola deserta, con poco più di niente per la sopravvivenza, benedetti entrambi dai propri partner in studio. La bella Cecilia Rodriguez ha deciso di rimanere su playa desnuda e di spogliarsi, scelta del resto scontata, come lei stesso ha ammesso nell' unico momento di sincero imbarazzo,  quello nel quale si è tolta i vestiti di fianco al suo compagno di avventura.
La motivazione di questa libera scelta è stata esplicitata dal fidanzato italiano della bella Cecilia, una scelta professionale, una scelta obbligata nel mondo dello show business dove se appari  facendo scalpore  buchi lo schermo e allora spogliamoci, umiliamoci, condividiamo la nostra nudità, facciamo la fame, sfidiamo le fiamme, e anche se a fine carriera avremo la possibilità di tornare di nuovo in auge, di fare qualche soldino, di apparire e quindi per alcuni di esistere.
Quest'anno siamo arrivati allo spogliarello imbarazzato in prima serata, cosa impensabile solo pochi anni fa, ve la sentite di escludere un reality  con caccia all'uomo in un futuro show televisivo?
  

lunedì 2 febbraio 2015

Agenzia letteraria cercasi ...







Con sette libri pubblicati e due in pubblicazione nel 2015 mi rendo conto che avrei davvero bisogno di un professionista che si occupasse di me, non per recensire i miei lavori, nemmeno per fare editing, magari facendosi pagare, ma soprattutto per aiutarmi nel rapporto con le case editrice che amo e ringrazio, pure  considerandole  entità parallele rispetto alla mia vita, per uno come me che scrive per passione, ma che di mestiere, per vivere, pagare il mutuo e gli studi alle figlie, fa altro.
Non so se anche a voi amici scrittori è capitato  di cercare un'agenzia letteraria, una di quelle serie, e non ricevere nessuna risposta.
A me è capitato, completamente ignorato, come se non esistessi, come se non avessi mai pubblicato, ed è un' informazione che mi spiazza, ho pubblicato con cinque case editrici, non solo locali, ma non riesco a trovare un agente,  non credo risolverebbe la mia vita, ma chissà...
Ho scritto alle migliori, a quelle che non chiedono denaro, e l'altra sera stavo cercando per la seconda volta di inviare il materiale richiesto alla Meucci  emblematica dell'idea che via via si è formata nella mia testa nei confronti di queste organizzazioni.
Ha talmente tante richieste da parte di scrittori che ogni inizio mese a mezzanotte, come Cenerentola, ogni scrittore di buona volontà deve riempire un form a tempo di record con i dati richiesti e sperare  di riuscire a conquistare il diritto di essere esaminato.
Sabato sera avevo preparato tutto come un bravo studente pronto allo scoccare della mezzanotte per cercare di inserire i dati richiesti velocemente (sinossi , prime dieci pagine, bio biblio etc), avevo già provato in passato senza riuscirci, mi ero anche allenato con il mouse e il copia e incolla,  poi dopo cena,  complice un buon lambrusco, ho riflettuto un minuto e ho pensato, alcuni editori che mi stimano e mi pubblicano li ho, perchè fare tanta fatica e inserirsi in questo gioco kafkiano? (citando breaking bad). Chi me lo fa fare?

E ho concluso che le agenzie letterarie sono per me inaccessibili,  giustamente promuovono solo prodotti sicuri, e sono sicuramente sintomatiche del momento cupo dell'editoria italiana.