giovedì 13 giugno 2013

solitario bolognese



Il mio sesto lavoro in pubblicazione, se me lo  avessero raccontato 3 anni  fa, quando iniziai a pubblicare, sarei scoppiato a ridere. Cinque diverse case editrici, nessuna a pagamento chiaramente, cinque diversi modi di  produrre cultura, con cataloghi diversi, differenti priorità, ma tutte mi hanno dato fiducia, mi hanno pubblicato.
Torno al primo amore Giraldi editore che ha mantenuto lo stesso nome ma ha cambiato proprietari, però l'editor è rimasto lo stesso che curò Bologna all'inferno, e ringrazio molto Silvia che ha curato con passione i miei racconti, scrivendo una bellissima quarta di copertina che potete leggere sopra.

Il disegno è dell'amico Trabucchi e il titolo gioca sul doppio senso, Solitario bolognese potrebbe essere un gioco di carte, ma è soprattutto una storia di diverse solitudini in movimento perpetuo all'interno di una città come Bologna che  potrebbe essere Milano, Vienna, Zurigo, Padova.
Città europee, quelle che conosco meglio.
Solitudini al maschile, che conosco benissimo.
Perché chi non si è mai sentito solo almeno una volta in mezzo alla gente, nel centro esatto della propria città o del proprio habitat, racconta una bugia.
Per me la solitudine è una condizione esistenziale essenziale, mi serve per scrivere alle 4 e 19 del mattino questo post sul mio ultimo libro, mi serve insieme al silenzio,  per ricaricarmi e permettermi di uscire di nuovo fra la gente per lavorare, per interagire.

Queste storie sono così, c'è dentro una parte del mio lavoro, nella novella più lunga (circa un centinaio di pagine) poi si sviluppano   7 storie brevi e diverse che parlano d'altro.

Lo so i racconti non vanno tanto nel mondo dell'editoria italiana.
Ma cosa in realtà funziona oggi?
In attesa di essere scoperto  e fare il grande e agognato salto di qualità, continuo a scrivere le cose che mi piacciono nella speranza che piacciano anche a voi.
Solitario bolognese 12 euro e cinquanta da oggi in tutte le librerie bolognesi e in tutto il nostro paese lungo e stretto.


ps:

Per il lettore  che sta preparando una tesi sul noir sociale anni novanta si spieghi meglio che sono curioso, e mi scriva ad una e-mail delle mie
maxfag@inwind.it
sono assai curioso.

2 commenti:

Nadia ha detto...

Nonostante la settimana di ferie, non l'ho finito.
Il motivo? avevo bisogno di qualcosa di più leggero e meno "triste". Direi che lo tengo da parte per le ferie d'agosto. Non vuole essere una critica, ma una constatazione di fatto. Personaggi ben delineati e "purtroppo" molto reali. Uomini di cui la città è piena.

Massimo Fagnoni ha detto...

La novella iniziale è abbastanza impegnativa lo ammetto, scava, per la prima volta in totale libertà, l'ho scritta per un premio letterario ma pur sapendo che non avrei vinto dentro ci ho messo diversi ingredienti che possono risultare faticosi. i racconti brevi sono una sorta di estratto puro di quotidianità lacerata, a volte tristi, a volte grotteschi, sicuramente rubati alla realtà quella che la sera rimani a rimirare nel buio della tua camera prima di addormentarti. sicuramente sotto l'ombrellone è meglio leggere delle avventure di Massimiliano Re, a proposito parteciperà a un premio letterario, ma ti dico quale solo quando so di potertelo dire, buona estate