mercoledì 7 marzo 2012

8 marzo


Quando le femministe gridavano io sono mia avevo 17 anni, ero comunista e credevo che prima venissero le donne, il loro diritto all'autodeterminazione.
Non ero un grande seduttore, non ero leader di un qualsiasi collettivo, amavo disperatamente da lontano ragazze bruttine che neanche mi filavano e passavo lunghe serate a ciclostilare volantini impregnati e puzzolenti fumando Nazionali senza filtro.
Da allora cosa è cambiato?
La rete non esisteva, allora non avrei potuto mai scrivere un post dedicato all' 8 marzo, perché era festa femminista per eccellenza, gli uomini erano out.
Adesso a distanza di 35 anni azzardo un pensiero all'altra parte del mio essere.
Le donne sono sempre state, nel mio immaginario, la parte buona, più intelligente, più forte, punto di riferimento e consolazione.
Poi  ho scoperto, invecchiando, che non esistono donne e  uomini ma  individui, tutti diversi, tutti vulnerabili; sono stato ferito a morte da donne per le quali avrei messo la mano sul fuoco e salvato da uomini con i quali non avrei bevuto il caffé.
Non sono ancora giunto alla piena consapevolezza.
Oggi mi limito a vivere, cercando di non investire troppo sulle etichette, sui luoghi comuni.
La festa della donna  rimane luogo d' incontro importante, domani comprerò fiori e non  mimose che non amo,  li regalerò a una donna,  dedicherò un pensiero, un gesto di buona volontà a tutte le donne, quelle  offese, rapite, uccise, umiliate, violate da bestie che nulla hanno di umano, e quelle che ogni giorno crescono figli, lavorano a casa e fuori, ancora oggi le meno garantite, ancora oggi  le meno tutelate.
Non amo le feste istituzionali, ma trasformiamo questa festa in un momento di riflessione per donne e uomini di buona volontà, quelli che tutti i giorni mandano avanti il nostro scalcinato paese.

2 commenti:

Nadia ha detto...

Mi piacerebbe che queste considerazioni giustissime e che approvo in pieno le leggesse Belen con la sua farfallina...
Nadia

massimo fagnoni ha detto...

Belen non ha un gran bel rapporto con le divise, raccontano le cronache, quindi non credo verrà mai a leggere il mio blog :-)