venerdì 15 luglio 2011

editoria: promozione, distribuzione ... dissoluzione


Serata d'estate, grigliata di carne e chiacchiere in libertà nel giardino di casa di un collega.
Il collega mi presenta un suo amico di liceo, e brindando con un bicchiere di Pignoletto scopro che il suo ex compagno di classe lavora per una grande azienda che si occupa di promozione e distribuzione editoriale.

In vino veritas e lui mi racconta la sua verità o la sua opinione. Mi parla di una crisi strutturale dell'editoria italiana causata da troppi emergenti come me, troppi esordienti allo sbaraglio che con i loro risparmi arricchiscono case editrici che pubblicano a pagamento saturando un mercato editoriale che a fatica pubblica i grandi nomi.

Mi confida che oggi si vendono bene solo i libri di ricette di cucina, quelli che compri al supermercato davanti al banco dei salumi o i libri per bambini quelli con i quadretti da colorare.
Io rimango indeciso se ubriacarmi subito o dopo a casa e annuisco come un deficente davanti alla sua disarmante demolizione di sogni di gloria.

E' talmente diretto e tranquillo, come tutti gli uomini d'esperienza che quasi quasi gli credo.
Smaltita la sbornia da sabato sera in campagna mi siedo davanti al mio personal e penso che scrivere è e rimane attività individuale, si scrive per un bisogno, per un piacere, per una ricerca e per tutti i motivi che ognuno può decidere di abbracciare.

Ho in mente un progetto interessante per l'autunno e non rinuncerò perché il mercato è saturo.
Non ho mai pagato per pubblicare nulla tranne la tesi di laurea, per quella ho dovuto pagare il rilegatore.
Sono contro l'editoria a pagamento, ma detto fra noi ... credo che come al solito la causa dei nostri mali non sia da ricercare nei piccoli scrittori ma nella grande editoria, ma forse come al solito le mie sono considerazioni inattuali.

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